Scipio Sighele, psicologo e criminilogo italiano, scrive in Mondo Criminale Italiano, nel capitolo ‘I delitti di superstizione’, di alcuni terribili eventi che ebbero luogo a Mezzojuso, piccolo paese siciliano vicino Palermo, nel 1890. Al crocevia tra misticismo, mondo occulto, e isteria, i fatti di Mezzojuso si svolgono sullo sfondo di un’Italia politicamente unificata ma socialmente, economicamente, e culturalmente precaria. Al centro dei fatti di Mezzojuso, così come riportati da Sighele, si trova la rispettabile famiglia Carnesi, composta da nove membri, tra cui Biagio, uno dei figli che comincia a pregare insistentemente con lo scopo di purificare la propria anima, alternando digiuni e abbuffate e divenendo preda di allucinazioni mentali che contagiano anche i suoi fratelli. Sperando di liberare Biagio dai suoi disturbi, la sorella Lucia, prima chiama un esorcista e poi inizia lei stessa a esorcizzare Biagio. Inizialmente pacifiche, le sue azioni diventano sempre più aggressive e violente. Il dramma si conclude con l’arresto immediato dei presenti e, in seguito alla perizia clinica delle autorità scientifiche, il ricovero di Lucia, Salvatore e Tommaso in un manicomio. I professori Silvio Tonnini e Annibale Montalti impiegano poco tempo a identificare il disordine patologico dei membri della famiglia Carnesi, producendo una perizia clinica volta a contenerlo e reprimerlo e che, commenta Sighele, “onora la scienza psichiatrica italiana.”