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Or


EMANUELE FIANO del PD e di SINISTRA PER ISRAELE...(che è un pò come "vegani per gli allevamenti intensivi") è stato interrotto ad un convegno alla Ca'Foscari e ha pensato bene di paragonarsi a suo padre, vittima della soluzione finale nazi-fascista.
Ora, "Sinistra per Israele", capitanata da Piero "diabolik" Fassino, sono 2 anni che passa il tempo a organizzare conferenze e convegni per protestare contro la presunta deriva "antisemita" della "sinistra" solo perchè qualche pezzo del centro-sinistra alla fine ha timidamente protestato contro il genocidio.
E ora Fiano dà dei "fascisti" a chi boicotta i suoi incontri pro-colonizzazione? A noi non ci torna tanto sta cosa...e quindi vi beccate un nuovo spin8ff
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Come scrive Fulvio Scaglione su Insideover la propaganda atlantista fatta da Calenda nel confronto televisivo con Jeffrey Sachs è “perfettamente esemplare della distorsione ideologica che subiamo da anni e che ha portato l’Europa nel vicolo cieco in cui ora si trova.”
Sachs, 70 anni, ha un importante passato come consulente di Governi e capi di Stato: lo è stato per il Governo polacco nel 1989, per Mikhail Gorbaciov nel 1990-1991, per il team economico del presidente russo Boris Eltsin nel 1991-1993 e per quello del presidente ucraino Leonid Kuchma nel 1993-1994. Poi dal 2001 al 2018 è stato consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, prima con Kofi Annan e poi con Antonio Guterres.
Insomma, è uno che si è occupato di Russia ad altissimo livello.
Calenda invece è semplicemente Calenda, e come vedremo in questo video al di là di qualche importante raccomandazione ha davvero poco da offrire all’almanacco degli statisti occidentali.
In un passaggio del confronto Sachs critica giustamente l’assenza di una diplomazia europea, la quale si è schiacciata su quella americana e ha rinunciato a ogni forma di rapporto costruttivo con Russia e Cina condannandosi alla servitù volontaria e all’irrilevanza geopolitica.
Ma nella visione di Calenda va bene così, è giusto così.
Anche se poi dice che la trattativa Ue sui dazi con Trump è stata un disastro. Ma come sarebbe potuta andare diversamente, caro Carlo, dopo che i tuoi amici non hanno mai detto una parola sulla presenza militare americana in Europa, hanno fatto la guerra alla Russia e snobbano la prima potenza industriale e già forse militare del pianeta?
Insomma, è abbastanza paradossale che un atlantista fanatico come te se la prenda con la Von Der Leyen per questo fallimento
Ma è quando si parla del colpo di Stato ucraino del 2014 che Carlo Libro cuore dimostra tutta la propria ignoranza o malafede, o, come è più probabile, ignoranza e malafede.
Buona visione!
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La Cina fallisce in continuazione, almeno due volte l'anno e almeno da trent'anni…
Ma da dove nascono le "teorie del collasso cinese"?
Tutto comincia con Gordon Chang, l’autoproclamato profeta del disastro, autore del libro "The Coming Collapse of China" del 2001. La sua previsione era netta: “La Cina crollerà entro dieci anni.” Poi arriva il 2011, e non crolla niente. Chang allora rilancia: “Ok, entro il 2012!” E ancora una volta, niente.
Anzi, proprio mentre lui profetizzava il tracollo, la Cina superava gli USA (a parità di potere d’acquisto).
Eppure la "profezia del crollo cinese" diventa virale. Dal New York Times a Bloomberg, da Forbes alla CNN, per anni è un fiume di titoli: "La Cina è sull’orlo del collasso!", "Arriva lo hard landing!", "È finita per Pechino!"
Nel frattempo, la Cina continuava a crescere, mentre in occidente si verificava una crisi dopo l'altra: dal 2008 americano alla crisi del debito europeo del 2010.
Poi arriva un nuovo mantra: la Middle Income Trap — "ok, non crolla subito, ma si bloccherà presto!". E anche questa, per ora, non si è avverata.
Oggi le nuove "quattro D dell’Apocalisse cinese" sono: Deflazione, Debito, Demografia e Disaccoppiamento.
Ma secondo l’istituto economico americano Levy, è tutto un gigantesco fraintendimento.
Se ne parla nell'ultimo imperidbile video di Dazibao, il canale della famiglia Ottolina specializzato in questioni cinesi ed asiatico e diretto da Davide Martinotti
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In tempo di guerra non si può agire e pensare come in tempi di pace.
Qui non servono più le idee maturate durante la lunga, ipocrita e sanguinosa “pace occidentale”, ma servono analisi ed idee nuove e soprattutto efficaci, che prendano atto del fatto che gli stati capitalistici si stanno militarizzando verso l’esterno e verso l’interno, e che non possiamo più cavarcela con qualche post su facebook o litigata al bar con l’amico meloniano.
In questo periodo storico, andarsene a giro a ribadire al mondo la propria identità politica è un esercizio del tutto inutile, e anzi un massimo segno di impotenza.
La radicalità di questa fase e la radicalità delle trasformazioni sociali richieste prima che sia troppo tardi, e la guerra capitalista deflagri senza più rimedio, dovrebbe indurci a vivere con una sola domanda fissa in testa:
"Come rimanere fedele ai propri principi di trasformazione radicale del sistema esistente, e al tempo stesso convincere chi la pensa diversamente da noi?"
Ecco, chi è stato maestro in questo, e cioè a pensare politicamente in tempi di guerra e a riuscire a convincere milioni di persone a seguire i propri principi, se pur tra mille compromessi e mediazioni, è sicuramente Vladimir Lenin.
Ci sarebbero mille cose del pensiero di Lenin di cui si potrebbe parlare, ma visto ciò che si sta consumando intorno a noi è soprattutto sul nesso tra guerra e capitalismo e tra guerra e rivoluzione che dobbiamo soffermarci.
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oooh, finalmente
contro le gufate dei rosiconi, tornano un po’ di sani investimenti produttivi
“STELLANTIS INVESTIRA’ 13 MILIARDI”, titola il Sole
“NEGLI USA”, però
E’ “l’iniezione di capitali “più grande” della storia dle gruppo
“un passo decisivo per i prossimi cent’anni di Stellantis”
che “servirà ad aumentare la produzione negli Stati Uniti del 50%”
e creare, sempre negli Stati Uniti, 5 mila posti di lavoro
perché, ha dichiarato l’amministratore delegato Antonio Filosa, “accelerare la crescita in America è stato il mio obiettivo fin dal primo giorno”
nel frattempo, però, nella sua madrepatria, le cose non vanno esattamente benissimo
due anni fa Stellantis era riuscita a farsi dare qualche altra mancetta dal governo italiano con la promessa di raggiungere il milione di veicoli
come denunciavamo a suo tempo, si fermarono a poco più di 700 mila
e quelli erano “bei tempi”
l’anno scorso Stellantis, infatti, non ha raggiunto nemmeno quota 500 mila
e nei primi 9 mesi di quest’anno, la produzione è scesa di un altro 30% abbondante
nel frattempo è stato rimandato a data da destinarsi il lancio delle nuove Stelvio e Giulia
e da poco è stato annunciato che la nuova Alfa Romeo Junior non verrà prodotta in italia, ma in Polonia
l’automotive italiano non è in crisi, è finito. kaputt
e non è un fulmine a ciel sereno
ma una lunga eutanasia prevista e programmata, con la complicità di tutti
oggi vogliamo ripercorre insieme alcune delle tappe che, in modo del tutto prevedibile e ineluttabile, c’hanno portato a questo risultato
BUONA VISIONE
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ma te guarda a volte le coincidenze
il 20 ottobre il consiglio d’Europa ha deciso di anticipare di alcuni anni il divieto totale di comprare altro gas russo
la sera stessa, due impianti che hanno a che fare con il petrolio russo, uno in romania e uno in ungheria, esplodono e prendono fuoco
è l’unione europea che dichiara guerra ai suoi membri più indisciplinati?
d’altronde, che, se è per la giusta causa, far saltare in aria cose è più che legittimo, ormai è stato sdoganato
anche dai tribunali
è successo in Polonia
la Germania aveva chiesto l’estradizione di un sospettato membro della squadra che 3 anni fa ha fatto saltare il nord stream
i giudici polacchi hanno risposto che, in realtà, non era un reato, perché era servito a indebolire Putin
e l’ex ministro degli esteri sikorski ha augurato agli ungheresi che gli ucraini facciano altrettanto con l’oleodotto che usano per importare greggio russo
meno male che almeno c’è Trump che continua a trattare
beh, insomma
il dipartimento del tesoro USA ha dichiarato che se non c’è la pace è tutta colpa di Putin, e ha introdotto sanzioni nuove di pacca contro le due principali aziende petrolifere russe
nel frattempo, dopo 6 mesi di pausa, gli USA sono tornati ad autorizzare l’utilizzo di Storm Shadow guidati dall’intelligence USA per colpire fino a 200 chilometri oltre il confine russo
e il tutto perché Lavrov ha detto a Rubio che Putin era si disposto ad andare a Budapest, ma le condizioni rimanevano le stesse identiche che la Russia pone da ormai tipo 15 anni
certo che è proprio permaloso Forrest Trump eh
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ma te guarda
chi l’avrebbe mai detto
gli economisti intervistati da Bloomberg avevano previsto per la germania un aumento degli ordini industriali dell’1,2%
c’è stata una diminuzione dello 0,8
Merz a giugno aveva promesso che “famiglie e aziende avvertiranno una ripresa entro l’estate”
siamo a ottobre, e l’unica cosa che è ripresa sono gli annunci di licenziamenti
35 mila volkswagen
18 mila bosch
10 mila continental
i 500 miliardi messi sul tavolo per ricostruire l’esercito del Reich non sembrano dare grandi frutti
la soluzione?
spingere gli anziani a rimanere a lavorare anche dopo la pensione, in cambio di qualche regalino fiscale
non mi pare abbia molto senso
a meno che l’idea non sia che i giovani saranno troppo occupati in trincea
a quanto pare però che qualcosa non torni qualcuno comincia a capirlo
nelle elezioni comunali della Renania Settentronale-Vestfalia, il più grande laender tedesco, tutti si aspettavano di dover assistere all’ennesimo trionfo di quei simpatici turbotrumpiani dell’Afd
in pochi si aspettavano un’altra sorpresa
Die Linke + il partito della Wagenknecht hanno raddoppiato i voti, sforando il tetto del 10% in molte città
perché chi lotta, è vero, può perdere
ma chi non lotta ha già perso
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E’ l’uomo più amato dal popolo palestinese
e il nemico numero 1 di chi vuole negargli il diritto all’esistenza
in 23 anni di carcere, buona parte dei quali in isolamento, il regime terrorista di Tel Aviv ha cercato in ogni modo di relegare Marwan Barghouti in soffitta
come gli Afrikaner avevano fatto con Nelson Mandela
uscì di carcere nel 1990, alla tenera età di 71 anni, dopo 27 anni di reclusione
e la campagna per la sua liberazione divenne la spallata definitiva che mise fine a quasi 50 anni di apertheid
Barghouti di anni in carcere ne ha passati 23, ed ha 66 anni
abbiamo 4 anni di tempo per fare della sua liberazione la battaglia definitiva che metterà fine all’apertheid sionista
e dimostrargli che si, avevano ragione a temerlo ancora, e torto su tutto il resto
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I Tomahawk dovevano essere la 276esima arma fine di mondo, frutto del superiore ingegno dell’Uomo Bianco, in grado di ribaltare i rapporti di forza sul fronte ucraino
Gli effetti dei precedenti 275 sono sotto gli occhi di tutti
Quello dei Tomahawk, probabilmente, speriamo, non si sapranno mai
Forrest Trump non ha fatto in tempo a fare le sue solite dichiarazione da Sborone in Capo, che è stato redarguito da Putin: “caro Forrest, i tuoi Tomahawk non avranno nessun impatto di rilievo sul conflitto, in compenso però potrei facilmente farteli saltare tutti per aria, e potrei anche prenderlo come un segnale negativo, e agire di conseguenza. Sei proprio sicuro?”
Poche ore dopo Trump era di nuovo a bullizzare Zelensky alla Casa Bianca
E non solo sui Tomahawk
Secondo una ricostruzione del Financial Times, Forrest si è sostanzialmente rimangiato tutte le minkiate sciorinate in quello storico post su Truth del 23 settembre scorso
ve lo ricordate?
“La Russia è una tigre di carta”, aveva urlato col CAPSLOCK. E “la loro Economia è in grossi guai”
ecco, a quanto pare, ha cambiato idea
l’economia russa “sta andando alla grande”, avrebbe detto a Zelensky, mentre gli urlava contro e lanciava per aria le cartine che il presidente ucraino aveva preparato diligentemente
e “Se Putin vuole, ti distruggerà”
i sovranelli per Trump, che paradossalmente la pensano come Carlo Cacarellando Calenda, sono convinti che sia tutta una messa in scena di Trump, che in fondo in fondo è un alleato di Putin, del Mondo Multipolare, della Pace e del Proletariato
Potrebbe non essere un’analisi proprio accuratissima
e se semplicemente Forrest non sapesse che pesci prendere perché l’occidente è stato preso a sberle ed è destinato a giocare di rimessa?
o se addirittura non facesse altro che prendere tempo per permettere all’impero di riorganizzare le fila e tornare più aggressivo che mai appena se ne ripresenterà l’occasione?
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Che il tuo padrone sia Amazon, Stellantis, Draghi o Bill Gates, Santanché o Brunetta , il risultato non cambia: ti sfrutta.
E non è un errore del sistema. È il sistema stesso.
Ma c’è stato un tempo in cui il cinema italiano sapeva dirlo, senza paura, e senza filtri.
Un tempo in cui un regista come Luigi Magni non si piegava né ai partiti né ai festival , e raccontava la rivoluzione, l’amore e il tradimento come nessun altro.
In “La Tosca” — non quella di Puccini, ma quella popolare e giacobina di Magni — il popolo si armava, e Monica Vitti e Gigi Proietti diventavano i volti di un’Italia che non aveva paura di ridere, amare e lottare.
E in “Giù la testa” Sergio Leone urlava la stessa verità : la rivoluzione non è un pranzo di gala, è sangue, amicizia, e l’unico modo per restare vivi.
Due film che la critica ha come minimo ignorato, anzi di cui si è vergognata, e che oggi, nell’epoca del cinema “moderato”, delle star woke, dei registi falliti di successo e delle mezze opinioni, ci ricordano cosa significa essere vivi, artisti, rivoluzionari.
Perché l’arte vera non fa like. Fa paura. Fa male. E fa ruzzicare tiranni giù dal piedistallo.
Questo è Desaparecinema, e questa è OttolinaTV, la nonTV del 99%. E chi non guarda il video intero... è un regista fallito di successo.
👉 Acquista il libro tratto da Desaparecinema, CINEMA e POTERE: https://poetsandsailors.com/shop/cinema-e-potere/
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