(voce di SopraPensiero)
Nella poesia di Caterina Trombetti pensieri e sensazioni scorrono tra i versi, dettati da un’ispirazione che descrive l’esistenza senza esitazione, rivelando il cuore sincero e impegnato dell’autrice. Lontana da ogni forma di intellettualismo, l’arte della poetessa fiorentina esprime il sopraggiungere dei sentimenti, senza però permettere alla loro intensità di svilire il contenuto, che resta ricco di riflessioni sulla condizione umana e sui messaggi che trasmettono le componenti della natura. È questa totalità e pienezza di concetti elaborati da un’ispirazione che raggiunge l’empatica con l’oggetto poetico, caratteri sempre presenti nelle poesie di Caterina Trombetti, che aveva colpito il maestro Mario Luzi, legato a lei fin da quando lesse la sua prima raccolta “Il pesce nero” (Poggibonsi, Lalli Editore, 1990). Un’amicizia sopravvissuta con il passare degli anni, fino alla morte del poeta nel 2005, caratterizzata da un continuo rapporto intellettuale non solo nella poesia (Luzi dal 1990 ha scritto tutte le prefazioni delle raccolte della Trombetti), ma nell’interesse in generale per ogni forma d’arte.
Professoressa Trombetti, cosa le ha dato l’amicizia intellettuale con Mario Luzi? «La frequentazione di Mario Luzi ha certamente sviluppato le mie capacità poetiche, mi ha permesso di prendere piena padronanza della forma e dei contenuti delle mie opere. Attraverso la sua valorizzazione ho imparato a crescere condividendo con lui pensieri e emozioni, per raggiungere la maturità poetica.»
Qual era la personalità di Luzi? «Era un uomo molto attivo. Corridore negli anni dell’università, fino a che ha potuto non ha mai rinunciato a fare attività fisica. Chiunque lo conosceva rimaneva colpito dal suo portamento nobile e dalla sua grande disponibilità, che lo spingeva a prendere a cuore i problemi degli altri.
La sua dialettica era essenziale, ma estremamente comunicativa; di fronte a ogni argomento o discussione arrivava sempre al nucleo del tema, per elaborarlo con poche parole, ma sufficienti ad aprire una prospettiva completa e originale.
A livello letterario la sua poesia, dagli esordi alla piena maturità e agli ultimi lavori, come i suoi lettori sanno, è stata caratterizzata da una costante crescita, un continuo potenziamento delle capacità espressive e della finezza stilistica.
Il suo rapporto con Luzi si esauriva all’interesse per l’arte? «Direi di no. Oltre a frequentare spesso in mia compagnia mostre e ambienti culturali, era nata l’abitudine di festeggiare con me e i miei familiari le festività e in molte occasioni veniva a trovarci a Montalcinello, dove ho una casa di campagna adatta per rilassarsi e riflettere e dove è stata apposta una targa nel Vicolo dei Poeti nel centenario della sua nascita, in omaggio alla sua presenza in quei luoghi. Mario Luzi era di origine senese e nel borgo medioevale con il suo carattere rurale ritrovava l’essenzialità del paesaggio della sua terra.
Insieme a lui e al pittore Ugo Maffi nel 2001 ho realizzato il volume “Montalcinello. I tuoi cieli, i tuoi ruscelli”, edito da Il bracconiere, di Milano. L’opera comunica la freschezza della natura del luogo e le profonde emozioni che trasmette.»
Lei è stata un’insegnante, quindi sa bene quanto sia importante trasmettere i valori della poesia. Continua ancora a lavorare nelle scuole? «Porto avanti un progetto nelle scuole secondarie di primo grado. È un’età, quella dei preadolescenti, in cui non è facile far accogliere la poesia e con i metodi tradizionali, quindi facendo imparare le liriche a memoria o lavorando solo sulla struttura metrica, non si riesce a colpirli. Ho maturato un’esperienza di queste difficoltà e preferisco lavorare prevalentemente sui contenuti, perché comprendano che la poesia è l’espressione dei sentimenti di chi scrive, nasce dal cuore e ha come intento comunicare la totalità delle emozioni. Se gli studenti lo capiscono, imparano ad apprezzare la poesia, fino a sentire la necessità di provar[...]