Agosto 1903. Un corteo funebre attraversa Roma nel cuore della notte. Trasporta le spoglie di Menotti Garibaldi, primogenito dell’Eroe dei Due Mondi. Ma la destinazione non è un pantheon né un cimitero monumentale: è Carano, un borgo dimenticato dell’agro pontino, terra di febbri e di morte.
Lungo la via Appia, ad attendere il feretro, c’è Gabriele D’Annunzio. La sua orazione trasforma un funerale in un gesto pubblico, un’epopea civile.
Menotti Garibaldi lega il proprio destino a una delle zone più malariche d’Italia, scegliendo di viverci con la famiglia e di affrontare una sfida che supera l’impresa agricola.
Questa è la storia della sua ultima battaglia: non combattuta con le armi, ma contro un nemico invisibile. Un conflitto tra ideali risorgimentali, una scienza ancora disarmata e una campagna “divina e terribile” che non fece sconti a nessuno.