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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
[…] Moltissimo tempo fa, negli abissi del mare vivevano dentro la stessa tana tre piccoli pesci. Essi erano grandi amici, pur avendo caratteri e nature diversi. Infatti, uno era assai sveglio e scaltro, un altro sapeva osservare e valutare le cose attraverso un pensiero saggio, tant’è che lo chiamavano il pesce filosofo; e il terzo, invece, ahimé era troppo babbeo, per niente intelligente, tant’è che o chiamavano per canzonarlo, Sciansòn Babaluc. […]
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
[…] Ed ecco che quel giorno, appunto, la volpe che stava proprio a non poterne più d’avere la pancia vuota, entrò coraggiosamente in un piccolo villaggio alla disperata ricerca di qualcosa da mettere nella pancia, qualsiasi cosa.
Dal meraviglioso e affascinante continente d’Africa ci giungono antiche fiabe, favole, e leggende.
(Puoi anche leggere la versione testo in lingua inglese di Joshua Farley)
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
C’era una volta un cieco molto ricco, che possedeva molte monete d’oro. La notte non riusciva a dormire perché aveva paura di un ladro che viveva nei paraggi. Costui era solito rubare le pecore belle grasse e le capre che appartenevano agli abitanti del villaggio, e tutto questo faceva sì che il cieco avesse sempre più paura per il suo oro. Un giorno questo cieco portò con sé nella foresta tutto il suo tesoro, scavò una fossa e ce lo seppellì. Sfortunatamente il ladro era nelle vicinanze e così vide tutto quello che il cieco stava facendo. […]
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Dal meraviglioso e affascinante continente d’Africa ci giungono antiche fiabe, favole, e leggende.
Un giorno il cane e l’asino decisero di lasciare i loro padroni e di andarsene in cerca di libertà. Dopo qualche giorno di cammino giunsero in una foresta. Era un posto pieno d’erba fresca e con rivoli d’acqua limpida che scorevano in ogni luogo. All’asino sembrò un posto meraviglioso, il cane, invece, non riusciva a trovare cibo per sé. Ben presto il cane cominciò a sentir fame, ma l’asino, che si trovava assai bene, chiese di poter ragliare al cielo la sua felicità…
Dal meraviglioso e affascinante continente d’Africa ci giungono antiche fiabe, favole, e leggende.
C’era una volta un uomo ricco, che aveva come amici altri uomini ricchi. Grazie alla sua grande fortuna negli affari, era così ricco che ogni settimana era solito dare una grande festa nella sua lussuosa abitazione. A queste feste invitava sempre tutte le persone più importanti della città, che partecipavano a quei festini che duravano tutta la notte. Nessuno sapeva il motivo per cui non invitava mai alle sue feste i suoi fratelli, che erano molto poveri. Nessuno, nemmeno i suoi più stretti familiari, glielo avevano mai rimproverato, anzi i suoi fratelli dicevano che se il loro ricco fratello avesse avuto un qualsiasi problema, loro si sarebbero precipitati al suo fianco,e avrebbero sofferto con lui.
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Dal meraviglioso e affascinante continente d’Africa ci giungono antiche fiabe, favole, e leggende.
C’era una volta un gruppo di asini che viveva nella foresta. Questa era ricchissima di erba novella ed era attraversata da numerosi corsi d’ acqua fresca. Grazie a tutti questi doni della natura, gli asini erano ben nutriti e vivevano felicemente. Ogni giorno ballavano ragliavano, al colmo della gioia. Ma anche se la vita era così generosa con loro, uno del gruppo non riusciva a essere felice. Quello che lui voleva ere un bel paio di corna sulla testa, come quelle che hanno il toro o il bufalo d’acqua. Gli sembrava che la vita senza un bel paio di corna sulla testa non fosse degna di essere vissuta.
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Dal meraviglioso e affascinante continente d’Africa ci giungono antiche fiabe, favole, e leggende.
Una volta un leopardo stava per essere ucciso da un gruppo di cacciatori. Fortunatamente per lui, nella sua fuga trovò un monaco che si stava recando a un monastero. “O Monaco! Sant’uomo, salvami tu! Salvami, ti scongiuro! La mia vita è in pericolo! I cacciatori sono sulle mie tracce” disse il monaco. L’umile monaco aprì la sua sacca e permise al leopardo di nascondersi. Poi legò l’imboccatura del suo sacco e riprese il cammino, con il leopardo che gli ballonzolava…
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