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Un brano che unisce l’amore per chi ci ha cresciuto con quello per il pianeta che ci ospita ogni giorno. In un mondo che corre veloce, questa canzone vuole fermarsi un attimo e ricordare ciò che conta davvero: le radici, la cura, la protezione… proprio come farebbe una madre.
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TAREK FROM GAZA TO ITALY
"100 Harbors – 100 Cities" is an initiative of Freedom Flotilla Italia. Since it is not possible to reach Gaza because of the illegal Israeli blockade, the idea of the campaign is to do the opposite, bringing Gaza into different Italian cities through the Flotilla.
On 27 May 2026 the boat named after Ghassan Kanafani arrived in Naples. There we met with Tarek AlFarra, a student from Khan Yunis and survivor of the ongoing genocide in Gaza. He arrived in Italy six months ago, after completing a bachelor’s degree in English language in the midst of the war. During the genocide he taught English to children in the Strip, allowing them not only to further—or even start—their education, in one of the most highly educated areas in West Asia, but also providing them a way to escape from the harshest reality. Building the schools upon the rubble of the destroyed city, with those children hungry to study also because at home they had to do their parents’ jobs, is one of Tarek’s dearest memories.
‘Gaza was like a five-star prison’ before being subjected to the fury of the peak of the incremental genocide, starting in 1948: ‘we had 8 hours of electricity, universities, schools, hospitals... But at the same time everything was limited: all the necessities, food, supplies, everything was controlled by the occupation. At any time you could find the borders closed and yourself trapped. We were living in instability: you could wake up in the morning to find your neighborhood bombed for no reason’.
Violations of international law and the restrictions on the movement of people and essential goods started way before 2023. To be specific, after the agreement between Egypt and Israel in 1979, the most recent and decisive restrictions to close and isolate Gaza formally started in 1991, after the First Intifada, a largely peaceful popular mass uprising preceding the Oslo agreements.
Then, after October 2023, they systematically used ‘the excuse of the political party’ (meaning Hamas) ‘to destroy everything and to kill anybody, without caring if they were children or old people’. We have seen how those excuses were pushed beyond imagination: just think of the sadistic traps for human beings sold as “humanitarian distribution centers”. And also the ceasefire is ‘fake, an excuse to keep killing’.
But the occupation's death-laden intentions did not stop the desire to live. Proof of that is the children to whom Tarek taught English in schools built on the rubble of destroyed lives. But the desire to live does not suffice: we need justice! That is why ‘a strategy to stop the occupation all over the world, not only in Palestine’ is needed. Otherwise the violations of the most basic rights we have seen in Gaza ‘will reach you’, Tarek warns. And even if this gloomy prediction does not spread beyond the borders of West Asia, stopping this massacre is still a moral imperative, before being a pragmatic one. ‘It is not a political question anymore, it is about humanity. You cannot stand between justice or injustice, between black or white. There is no gray in this area now’.
At the end of the interview I felt an urgency to say to Tarek that I was sorry because, as an Italian, I had failed personally and collectively to put sufficient pressure on my government to stop funding the genocide. That is why we need to multiply our efforts and to experiment with new tactics or strategies, so that the minimum legal safeguards are restored: they are not a destination for our society, but rather a necessary starting point.
#FanrivistaEnglish
🇮🇹 Qui l'articolo e l'altro video dell'evento in italiano🇮🇹
https://peertube.uno/w/6Wzvfe7wBLuJBGDKPDkSpA
https://www.fanrivista.it/2026/05/da-gaza-allitalia.html
I GAZAWI IN ITALIA PARLANO GRAZIE A '100 PORTI 100 CITTÀ', INIZIATIVA DI 'FREEDOM FLOTILLA ITALIA'.
Freedom Flotilla Italia è sbarcata a Napoli il 27/05/2026 con la Ghassan Kanafani, una delle barche delle varie flotillas, ‘sopravvissuta’ ai pirati israeliani per un’avaria che l’aveva bloccata in Grecia. Della campagna, intitolata "100 Porti 100 Città", ne avevamo parlato tra queste pagine digitali: visto che non si riesce a raggiungere Gaza a causa del decennale blocco illegale, lo scopo è inverso, ovvero portare Gaza nei porti italiani.
Khawla Zuiter, donna gazawa da qualche mese rifugiata in provincia di Avellino, era all’iniziativa. Ha fatto cenno all’orrifica esperienza del genocidio, vissuta in prima persona, raccontando che di uno dei suoi figli hanno trovato solo dei frammenti. Insieme agli attivisti della flottiglia, ha denunciato il sistema di accoglienza che divide le famiglie all’interno e all’esterno dei singoli nuclei familiari. In pratica, alcune famiglie sono “spezzate” perché molti membri sono ancora bloccati a Gaza, mentre le famiglie gazawi che sono riuscite ad arrivare nella penisola sono isolate tra di loro, perché sparpagliate per l’intero paese e "accolte" in luoghi remoti. “Il governo italiano non ci ha accolto davvero”, ha affermato durante la conferenza stampa ai giardini del Molosiglio, lamentandosi del fatto che anche solo per fare la spesa deve percorrere 4 km.
Più esplicite le critiche al governo del Centro Culturale Handala Ali: ‘l’Italia è complice del genocidio perché invia le armi a Israele, l’accoglienza in queste condizioni, che non permettono nemmeno l’integrazione, non può servire a lavarsi la faccia’.
Don Rito Maresca della “Rete Preti contro il genocidio” ha citato il vangelo di Luca, ‘quello più socialmente impegnato’, collegando le flottiglie alla barca di Pietro. Ha citato anche Pizzaballa: ‘non bisogna fare una graduatoria dei dolori, ma va distinto l’oppresso dall’oppressore (...) tutti noi possiamo fare la nostra parte, a partire da chi ha responsabilità più grandi come il nostro governo (...) basta alla complicità’.
‘Gaza era una prigione a cinque stelle’ prima di essere investita dalla furia all’apice del genocidio incrementale del popolo palestinese, iniziato nel 1948: ‘avevamo 8 ore di elettricità al giorno, le università, le scuole, gli ospedali... ma allo stesso tempo tutto era limitato: il cibo, le scorte, tutto era controllato dall’occupazione. In qualunque momento ti trovavi i confini chiusi ed eri intrappolato. Vivevamo anche un’instabilità per cui la mattina potevi svegliarti e scoprivi che avevano bombardato il tuo quartiere senza ragione’.
Le violazioni del diritto internazionale, le restrizioni dei movimenti di persone e di beni essenziali sono iniziate molto prima del 2023. Per essere precisi, le prime restrizioni per chiudere e isolare Gaza in maniera più decisiva, attuate dopo l’accordo tra Egitto e Israele nel ‘79, sono formalmente iniziate nel ‘91, dopo le proteste della Prima Intifada, un sommovimento di massa largamente pacifico a cui seguirono gli accordi di Oslo.
Poi, dall’Ottobre 2023, hanno usato sistematicamente ‘la scusa del partito politico’, ovvero di Hamas, ‘per distruggere qualunque cosa e uccidere chiunque, non importava se c’erano bambini o anziani’. Quelle scuse per giustificare l’occupazione illegale sono state spinte oltre l’inverosimile, basti pensare alle sadiche trappole per esseri umani spacciate come punti di distribuzione degli aiuti. E anche il cessate il fuoco è “finto, è una scusa per continuare a uccidere”.
Ma le mortifere intenzioni dell’occupazione non hanno fermato la voglia di vivere, come dimostrano quei bambini a cui Tarek insegnava inglese in delle scuole costruite sulle macerie di vite distrutte. E la voglia di vivere non basta: bisogna anche fare giustizia! Per questo ‘serve una strategia per fermare l’occupazione in tutto il mondo, non solo in Palestina’ altrimenti le violazioni dei diritti più basilari che vediamo a Gaza ‘arriveranno anche da voi’, avverte Tarek. E anche se la tetra previsione non dovesse uscire fuori dai confini dell’Asia Occidentale, fermare questo scempio resta comunque un imperativo morale, prima ancora che pragmatico. ‘Oramai la questione non è più politica, ma è una questione di umanità. O sei con l’ingiustizia o con l’ingiustizia, è bianco o nero, non ci sono sfumature di grigio adesso’.
Alla fine ho sentito l’urgenza di chiedere scusa a Tarek perché, come italiano, personalmente e collettivamente, ho fallito nel fare pressione sul mio governo affinché smettesse di finanziare e permettere il genocidio. Per questo dobbiamo moltiplicare i nostri sforzi e tentare nuove tattiche o strategie, e ristabilire quelle tutele minime legali che non sono di certo una meta, piuttosto un necessario punto di partenza.
Prossima tappa della Freedom Flotilla italiana è Procida.
"Prendete Vertigo, mischiatela con Colazione da Tiffany ed avrete la vaga idea di cosa c'è dietro la messa in scena di Sciarada e al genio di Stanley Donen..."
Nel quinto episodio di Dominion - Cinema Senza Copyright ti racconto qualcosa su SCIARADA, diretto da Stanley Donen nel 1963.
Sai che questo film avrà un ruolo importantissimo nel corso delle produzioni future note come Nuova Hollywood?
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