Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Sibari! - IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari - «Cicloturisti in Calabria» di Bertarelli
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari

    Immagina un piano tutto verde che finisce al mare: di qua e di là due catene di montagne, verdi alla base, grigie di rocce a mezzo, bianche di neve sulle più alte vette, i due fianchi picchiettati di paesi e cittadine solitarie; il piano sbocca al mare che incontra con un arco di cerchio regolarissimo di 50 km: e un mare di un azzurro intenso d'acciaio temperato, di cui da qui si vede l'orlo bianco della mareggiata sulla sabbiosa sponda. 
    Né pur mancano i ricordi che ci fanno pensosi: laggiù dove Crati e Coscile confondono le acque fu un tempo Sibari!

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    2 min
  • Due fabbri e un carretto - IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari - «Cicloturisti in Calabria»
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari

    Arrivano di corsa, trafelati, due giovani fabbri che stanno trasognati a toccare e contemplare la macchina.
    La gomma per loro «di pesce» al tatto; li colpisce la sottigliezza dei raggi; chiamano briglie il manubrio.
    Un carretto con un povero mulo e cinque persone sopra, corre davanti a me.
    Avverto perché sorveglino la bestia, ma non se ne danno per intesi: non sanno neppure che i muli si spaventano con la bicicletta!
    Invece gridano e sghignazzano allegramente nel vedermi passare a fianco.
    Ma dietro di me odo il mulo, restato un momento indeciso, lanciarsi un galoppo scomposto, mi arrivano delle grida di spavento, un urlo di donna, poi un tonfo sordo.
    Mi volto: il carretto è rovesciato in un piccolo fosso sul fianco della strada, col mulo e le persone a rifaccio.
    Chi lo avrebbe pensato?
    Qui la buona gente visto che nulla c'era di rotto, né carro, né bestia, né persone, neppure inveiscono con male parole, ma si contentano di guardarmi trasognate come a dire: Ma che diavolo c'è capitato?

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    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
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    5 min
  • Una scena nella macchia. La pietà di un medico - IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari - «Cicloturisti in Calabria»
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari

    La ferrovia corre anch'essa sul piano.
    Ad un passaggio a livello una carrozzella è ferma e un tipo di buon amicone che è dentro, grosso e rubicondo, mi interpella porgendomi un bicchiere di vino.
    Alla vostra salute!
    È il medico della ferrovia, che attende un malato.
    - Ora non vi sono febbri qui, mi dice, vengono solo dopo luglio e allora sono terribili.
    Ma intanto dalla macchia ecco sbucare un triste corteo.
    Sono quattro uomini che portano una barella; su questa dello strame, sullo strame un'ombra d'uomo che batte i denti e trema tutto come paralitico.

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    3 min
  • Un paese per Buffalo Bill - IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari - «Cicloturisti in Calabria»
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari

    Dei cavallini, saltellanti sulle lunghe gambe magre graziose, il collo irsuto per l’incolta criniera nascente, si affacciano curiosi e buoni, come bambini sorpresi, alla proda del bosco.
    Più lontano, in una radura aperta, pasce una mandria di buoi dalle lunghissime corna divergenti. 
    Poi ecco una distesa d'acqua pantanosa: dalla melma emergono teste colossali di bufali, che se ne stanno a ruminare, il corpo nascosto nella mota, teste sciocche e spaventose che si direbbero di bisonte, corpi neri, gibbosi e glabri; che paiono degli ippopotami.
    E guardano la bicicletta a venti, cento, immobili, le corna avvolte in avanti, forse innocenti ma che danno l'ali alle ruote.

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    5 min
  • Cosenza - IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari - «Cicloturisti in Calabria» di Luigi Vittorio Bertarelli
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari

    Rieccomi in paese civile. 
    Me ne accorgo subito: chiedo l’albergo dei Lionetti; un giovinotto si proferisce e mi conduce francamente.
    Là domando la mia posta e i miei telegrammi ma non c'è nulla: mi hanno condotto - e a bella posta si intende - in un altro sito.
    Cosenza, come tutte le città calabresi, offre ben poco di interessante.
    Nella mia fermata di un'ora, facevo però in tempo a notare questo: la pavimentazione è quasi dappertutto orribile: il bicicletto non vi può procedere che lentissimo.
    Macchine ve ne saranno ma non ne ho viste, certo non sono in quantità ingombrante.

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    2 min
  • Meglio Calabria o Svizzera? - IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari - «Cicloturisti in Calabria»
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari

    Stupendo l'intreccio ad andirivieni dei turnichè, i quali a dozzine si inseguono fino al basso ad un gran ponte sul Savuto. 
    Mi ricordano la Maloja sopra Casaccia o lo Stelvio a Franzenshohe.
    Quanto lontani, quanto diversi e quanto diversamente belli!
    Là, diligenze Chalet e rompiscatole coi mazzetti di edelweiss, e alberghi sontuosi e abeti e ghiacci e lunghe sfide di alpinisti e di Tartarini: qui la solitudine: qualche donna con l'anfora in capo, che si può scambiare per una statua greco romana; qualche lavoratore dei campi col pizzutello in testa qualche pastore severo, il corpo raccolto di pelli come un precursore, e i chilometri che si devono divorare per non rimanere basiti di fame in strada.

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    4 min
  • Grattacapi mattutini - IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari da «Cicloturisti in Calabria»
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    IIIa Tappa - Da Soveria Mannelli a Castrovillari

    Giù nel fondo della valle, a un gomito della strada, nascosto tra gli annosi alberi, ecco un gruppo di 7 carabinieri intorno a un brigadiere che impartisce ordini.
    Diavolo! C'è qualche cosa. Mi fermo e interrogo.
    Mi rispondono che sono matto, che il paese è sicurissimo.
    Forse che lei viaggia armato? - Certo, rispondo, ho il revolver.
    - Allora avrà anche il relativo porto d'armi? - Certo che sì. - Ce lo faccia vedere!
    In sostanza l'individuo più sospetto nei dintorni pare che fossi io stesso, perché subii un interrogatorio in piena regola.

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    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    4 min
  • Il prete e la montagna da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Montagna: Testimonianze di vita contadina

    Don Aurelio Martini, nato a Sampeire, classe 1914, parroco di Vinadio. 

    Ho preso la messa nel 1940, sono quasi sempre vissuto in mezzo alla gente di montagna, prima a Valdieri, poi nel Vallone dell'Arma, poi a Madonna Bruna in Valle Gesso, poi qui a Vinadio. 
    Dalle frazioni i giovani sono partiti, i vecchi sono morti, le frazioni oggi sono deserte.
    A Neraisa vivevano 300 persone, st’inverno c'erano ancora due vecchietti, il padre e la madre di Estienne.
    Oggi questo fenomeno dello spopolamento si sta già verificando nei paesi, non solo Vinadio, ma a Aisone a Demonte, noi parroci ne siamo all'atto pratico.
    Vinadio non ha più di 600 persone contate, con tutte le frazioni arriviamo a 1.000, nel lontano passato erano 3.000.
    Nel 1969 abbiamo avuto 12 matrimoni, dieci coppie giovani sono andate via col matrimonio, e le altre due coppie non è detto che restino qui per sempre.
    78 battesimi, e 20 sepolture. Se andiamo avanti di questo passo...
    Aisone ha 350 persone, in gran parte anziani e vecchi.
    Anche là gran sepolture e battesimi pochissimi.
    Qui la religione è nel tradizionalismo di famiglia, se i genitori sono religiosi anche i figli lo sono, altrimenti no.
    Della parte vecchia di Vinadio, dove vive il vecchio vinadiese, quasi nessuno frequenta la chiesa. Le vocazione qui sono rarissime, qui come in tutta la Valle Stura.
    Qui la politica è un caos, nei paesi prevale l'interesse personale, familiare, e la politica vera diventa meno che zero.
    La vita è cambiata, la società è cambiata.
    Oggi c'è contrasto, rottura, tra i vecchi e i giovani.
    Nel passato la gente viveva e moriva nelle stalle.
    Oggi i giovani guardano l’avvenire in un altro modo, ed è umano che sia così.

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    11 min
  • Ero la maestra delle mie marmotte da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Montagna: Testimonianze di vita contadina

    Giovanna Giavelli, nata a Ferriere, classe 1886, contadina. 

    Io non sapevo né leggere né scrivere, per mia disgrazia sono mai andata a scuola.
    Eravamo sette di famiglia, solo il più vecchio sapeva un poco a leggere e a scrivere, ma gli altri niente, tutti alfabeti.
    Padre e madre un po' sapevano per l'uso di famiglia, per fare qualche documento, qualcosa.
    Ho solo frequentato un po' la prima, tra vecchie giovani eravamo sempre una quarantina a scuola. Mia madre è morta quando avevo 7 anni, ha lasciato 5 bambini.
    Da allora ho incominciato a far ballare le marmotte.
    All'autunno mio padre andava a scavare sotto terra, tirava fuori le marmotte, tre o quattro, e le metteva in una cassetta.
    Ero io la maestra delle marmotte, con un bastoncino le addestravo, le facevo ballare e fischiare.
    Le battezzavo anche, ogni marmotta aveva il suo nome.
    Da mangiare da loro delle mele, cavoli, erba, e del pane.
    Le marmotte a colpi di bastoncino ballavano, se le toccavo più forte, fischiavano, non volevano che le picchiassi.
    Facevo presto ad ammaestrare le marmotte, con l'autunno avanzato le marmotte erano già ammaestrate.
    Arrivati a Nizza o a Cannes mio padre si cercava un lavoro, e noi bambini andavamo in giro a chiedere l'elemosina. Io e un mio fratello, il più giovane, lavoravamo con la marmotta.
    La marmotta ballava mentre io cantavo la canzone in francese, una canzone fatta da me.
    Soldi non ne davano mica tanti, un soldo o due.
    Andavo sempre a Cannes che là c'erano i signori, ci conoscevano da un anno all'altro, come si vedevano dicevano: «Ecco quelli delle marmotte che arrivano».

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    13 min
  • Tornare a casa era l'entusiasmo del nostro pensiero da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Montagna: Testimonianze di vita contadina

    Pietro Bagnis detto Pierotu, nato a Pianche (Vinadio), classe 1890, contadino. 
    Caterina Arnaudo in Bagnis, nata a Pianche (Vinadio), classe 1890, contadina.

    Pietro Bagnis: 
    Come vivevamo nel 1900? Di miserie.
    Non parliamo della miseria che io ho visto in mia gioventù, la fame che ho visto.....
    Eravamo quattordici in casa, nonno e nonna, zii e zie....., si viveva su due vacche e un po' di capre e pecore.
    La guerra ‘15-’18? Quello che ho passato, signore ...
    Quindici giorni a Cuneo, poi subito al fronte con il 33° reggimento fanteria, e poi con il 74°. Noi non capivamo niente, andavamo al comando come un gregge, «Tu mi comandi e io obbedisco».
    E quando mi hanno fatto prigioniero, ferito sul campo di battaglia, sul Montebello di Asiago?
    La prima medicazione da parte dei tedeschi è stato un colpo con il calcio del fucile nella schiena, un austriaco mi ha puntato la baionetta contro la fronte e un altro mi ha dato il colpo nella schiena.
    Ero ferito a una gamba e a un braccio.
    Mica per niente avevo pianto quando ero partito per la guerra, sapevo che cosa era la guerra.
    Noi soldati cosa capivamo?
    Ci hanno portato a combattere, si combatteva senza sapere perché, si combatteva per vincere e tornare a casa, tornare a casa era l'entusiasmo del nostro pensiero. 

    Caterina Bagnis: 
    Noi invece non ne abbiamo fatta della fame.
    Eravamo undici tra fratelli e sorelle.
    Avevamo una vacca e qualche pecora e abbastanza terra, tante castagne, e l'essiccatoio, vendevamo le castagne a 40 soldi al miriagrammo.
    Una volta una nostra manza è stata puntata da uno sciame di vespe, aveva una testa così, e l'ho guarita.
    Un'altra volta ho guarito una donna di Sambuco.
    Tolgo anche il veleno delle vipere, ma soltanto alle bestie, alle persone non mi fido.    

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    17 min

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