Mancano tanti luoghi, in questa topografia, ma la delusione e la pena civile dell'autore abbondano.
Oggi, con un inasprimento di essenza e i nuovi intrecci di circostanze, io di oltre un trentennio più vecchio, amaro sopravvissuto, l'occhio del riguardante mi suggerirebbe tutt'altre osservazioni e visioni.
Del resto, non intendevo, come in un reportage fotografico, in un vagabondaggio alla Magnum, stella polare, che fermare istanti, impressioni, respirazione, in quel passare e ripassare, e sparire inghiottiti, di ombre, di viventi umanità innanzitutto, fughe ed incontri, dentro paesaggi mutevoli, cronache, voci dai muri, e un po' di natura superstite.
A poco a poco avevo capito quale senso avrebbe potuto avere questo viaggiare impreciso, con trasporti pubblici sempre, di un Io narrante non immaginario nell'Italia del suo tempo - l'Italia senza più guerre, né grandi e vere lotte sociali, oltrepassata dalla storia, e da fantasmi politici agonizzanti tinta di sangue.
Turistica, dunque di finzione, facciata, imbruttimento, afflussi di scemenze.
E poteri in aumento, sordidi, invisibili, con legislazione propria, dove vige la sanzione unica della pena capitale, di organizzazioni criminali.
Un passo al di là di tanto banale indurito, o poco di sotto, l’inalterabilità di un Enigma.
Il senso era lo stesso che, indenne davanti da anni, il nuovo lettore ritroverà: l'aspettarsi il riemergere di una iniziazione. [1° gennaio 2014]
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A volte a piedi, a volte in treno, a volte in corriera, sempre con gli scrittori amati nella valigia: così Guido Ceronetti viaggiò in Italia in un periodo di circa due anni, fra il 1981 e il 1983, ispirato dall’editore Giulio Einaudi che aveva intuito sposarsi molto bene la sua indignazione satirica con il resoconto di viaggio.Ceronetti attraversa grandi città e piccole località di provincia, visita piazze, monumenti, musei, ma anche carceri, cimiteri, distretti di polizia, manicomi.Annota i manifesti affissi sui muri, le insegne dei negozi, e denuncia le volgarità che lo feriscono.Ma il libro non è solo un reportage splendidamente fazioso.E’ anche un taccuino affollato di pensieri, di citazioni, di idiosincrasie.
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