L'io narrante (Umberto Zanotti Bianco) si reca nel 1928 ad Africo, un paese dell'Aspromonte - dove si era già recato in seguito al terremoto di Messina del 1908 - sollecitato da una lettera di un cappuccino al quale l'ANIMI aveva affidato una scuola serale per adulti analfabeti.
L'inchiesta, di cui sopra, viene effettuata a settembre e dura quattro giorni, lo accompagna il neolaureato in agronomia Manlio Rossi Doria, la vera anima della spedizione, che ebbe il compito di rifare il catasto, che ad Africo è ancora quello borbonico.
Africo è una località di montagna isolata e su territorio franoso, presenta un'altissima mortalità soprattutto infantile, è privo di medico (l'offerta di un giovane medico confinato politico in una località vicina, presentata dall'ANIMI, è stata rifiutata dal commissario governativo locale perché il medico era antifascista) e ha un altissimo tasso di analfabetismo; il telegrafo è stato portato soprattutto per combattere il brigante Musolino.
La maggior parte del territorio comunale è inadatto alla coltura; la nutrizione è insufficiente per qualità e scarsità di cibo.
La "tassa sulle capre", l'introduzione di zone boschive vincolate e la soppressione dei mulini a palmenti hanno impoverito ancora di più la popolazione.
Per mancanza di frumento, spesso il pane è fatto con farina di lenticchie, di cicerchie e d'orzo, dal gusto acido e amaro.
L’automobile si fermò d’improvviso.
- È qui, signor ingegnere - disse il conducente mettendo il capo fuori del finestrino e scrutando nella notte il profondo scoscendimento che interrompeva la strada da Bova marina a Bova superiore e che la luce dei fanali rendeva più pauroso.
L’assistente del Genio Civile ch’era ad attendere il suo superiore con tre muli, immobili nella notte, si fece innanzi frettoloso.Fatte le presentazioni, il nuovo arrivato aiutò i mulattieri a caricare sulle bestie il bagaglio: una grande tenda, una valigia e scatole di viveri e medicinali per l’asilo e l’ambulatorio di Africo.
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Una raccolta di impressioni di viaggi nel cuore dei Sud - dal 1916 al 1928 - da cui si capisce che Zanotti Bianco è stato un uomo straordinario, per cultura, sensibilità, spessore umano.Con questo libro Zanotti Bianco rivela anche la sua straordinaria capacità narrativa che si plasma agli eventi, fa parlare gli uomini con la loro lingua.
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