IL MIO NOME
Una favola sul potere dell’identità
In questo episodio leggo una delle storie più intime e simboliche che io abbia mai scritto: “Il mio nome”. È una favola, sì, ma anche un piccolo viaggio dentro qualcosa che diamo spesso per scontato: il nostro nome. Quell’insieme di lettere che ci accompagna ogni giorno, che ci identifica, che ci rappresenta e che — a volte — può diventare un peso. Soprattutto quando siamo piccoli, quando tutto è più grande di noi, anche le parole. Il protagonista si chiama Filippo. O almeno così inizia la storia. Ha nove anni, una famiglia che gli vuole bene, amici che giocano con lui, una vita “normale” come quella di tanti bambini. Eppure, dentro di lui, c’è un fastidio che lo tormenta e che nessuno sembra comprendere: Filippo detesta il suo nome. Ogni volta che lo sente pronunciare — a scuola, in casa, persino nei vezzeggiativi della madre — qualcosa si accende dentro di lui, come una scintilla di rabbia, di rifiuto. Ma che succede quando si desidera così tanto che qualcosa sparisca… e quel desiderio si avvera davvero? Una notte, con la forza di un pensiero gridato alla luna, Filippo esprime un desiderio semplice e potente: vuole che il suo nome scompaia. E il giorno dopo, succede. Nessuno lo chiama più. Le maestre lo ignorano, gli amici non gli parlano, la famiglia non lo guarda nemmeno. È come se, senza il suo nome, lui non esistesse più. E all’inizio, paradossalmente, è felice. Ma ben presto la realtà lo colpisce: essere senza nome significa non essere riconosciuti, non essere chiamati, non essere amati. La favola entra allora in un registro più profondo, più emotivo, e ci accompagna nel risveglio interiore del protagonista. Filippo si accorge che quel nome che tanto odiava era in realtà il filo che lo legava agli altri. Un filo invisibile fatto di relazioni, di ricordi, di affetto. Senza quel nome, lui non era più “lui”, non era più nessuno. E quando trova una vecchia lettera scritta da sua madre il giorno della sua nascita, tutto si illumina. Scopre che quel nome è un’eredità, una memoria viva. Filippo era il nome di suo nonno, un uomo amato, un artista, una presenza luminosa che ha lasciato tracce nel cuore della madre. Quel nome era un dono. Un gesto d’amore. Questa favola nasce da un pensiero che mi accompagna da sempre: la fantasia è un dono enorme, ed è ancora più potente quando riesce a parlare delle cose semplici, quotidiane, che toccano ognuno di noi. I nomi, per esempio. Siamo abituati a usarli ogni giorno senza pensarci. Ma dietro ogni nome si nasconde una storia, un legame, una radice. Ed è questo che ho cercato di raccontare con dolcezza, ironia e un pizzico di magia. “Il mio nome” è una favola adatta a tutti, bambini e adulti. I più piccoli si ritroveranno nelle emozioni di Filippo, nella rabbia confusa e nella scoperta meravigliosa. I grandi, invece, potranno vedere riflessa quella sensazione che ogni tanto ci prende: il bisogno di sparire, di essere altrove, per poi scoprire che siamo già dove dobbiamo essere… anche grazie a quel nome che portiamo. Ti invito ad ascoltare questo episodio con il cuore aperto. A lasciarti trasportare nella storia. A pensare al tuo nome, a chi te lo ha dato, a come ti accompagna. E, magari, a condividerlo con qualcuno che ami. Perché il nome, come la fantasia, cresce quando lo regaliamo agli altri.
Buon ascolto,
Giorgio La Marca
Favolista e sognatore