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Giuseppe Venuti (1903-1978) detto “Joe”, di chiare origini italiane, è stato il pioniere del violino jazz.
Fu notissimo a cavallo tra anni ’20 e ’30, quando si esibiva soprattutto con il chitarrista Eddie Lang ma anche con gente quale Bing Crosby, Bix Beiderbecke, Jack Teagarden, Benny Goodman.
Gli anni ’40 e ’50 lo videro poco attivo, mentre tornò in auge sul finire dei Sessanta, tra l’altro con le collaborazioni con Zoot Sims. Si stabilì per un certo periodo a Milano nel decennio successivo e fece visita in alcune occasioni alla RSI.
Marcello Lorrai ripercorre una carriera straordinaria proponendoci anche inedite chicche.
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.
Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.
Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la prima parte.
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.
Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.
Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la prima parte.
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.
Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.
Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la prima parte.
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.
Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.
Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la prima parte.
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.
Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.
Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la prima parte.
Nelle sue divagazioni blues, Riccardo Bertoncelli ci fa incontrare il leggendario Son House, chitarrista e cantante che molti indicano come il maestro di un gigante del genere quale è stato Robert Johnson.
Dopo un periodo di marcata attività – pur se interrotto qua e là da noie giudiziarie – tra la metà dei ’20 e fino ai primi anni della Seconda Guerra mondiale, Son House sparì poi completamente dalle scene musicale per riapparire e riaffermarsi soltanto più di vent’anni dopo, nel 1964. Durante questa vera e propria rinascita incise per la CBS e fu invitato a grandi festival in America - tra i quali Newport - e in Europa: l’American Folk Blues Festival, che circolò nel Vecchio Continente nei secondi ’60, a Londra e Montreux nel 1970.
Nelle sue divagazioni blues, Riccardo Bertoncelli ci fa incontrare il leggendario Son House, chitarrista e cantante che molti indicano come il maestro di un gigante del genere quale è stato Robert Johnson.
Dopo un periodo di marcata attività – pur se interrotto qua e là da noie giudiziarie – tra la metà dei ’20 e fino ai primi anni della Seconda Guerra mondiale, Son House sparì poi completamente dalle scene musicale per riapparire e riaffermarsi soltanto più di vent’anni dopo, nel 1964. Durante questa vera e propria rinascita incise per la CBS e fu invitato a grandi festival in America - tra i quali Newport - e in Europa: l’American Folk Blues Festival, che circolò nel Vecchio Continente nei secondi ’60, a Londra e Montreux nel 1970.
Nelle sue divagazioni blues, Riccardo Bertoncelli ci fa incontrare il leggendario Son House, chitarrista e cantante che molti indicano come il maestro di un gigante del genere quale è stato Robert Johnson.
Dopo un periodo di marcata attività – pur se interrotto qua e là da noie giudiziarie – tra la metà dei ’20 e fino ai primi anni della Seconda Guerra mondiale, Son House sparì poi completamente dalle scene musicale per riapparire e riaffermarsi soltanto più di vent’anni dopo, nel 1964. Durante questa vera e propria rinascita incise per la CBS e fu invitato a grandi festival in America - tra i quali Newport - e in Europa: l’American Folk Blues Festival, che circolò nel Vecchio Continente nei secondi ’60, a Londra e Montreux nel 1970.
Ispirato da un dipinto di una donna bianca visto in una galleria d’arte – come rivelato da Ornette Coleman stesso – Lonely Woman è forse il brano più noto del sassofonista americano. Pezzo dalla forma e dalla struttura molto libera, armonicamente “aperto”, fu pensato - come peraltro gran parte del suo repertorio di fine anni ’50 - per il suo storico quartetto dove militavano Don Cherry, Charlie Haden e Billy Higgins.
Riccardo Bertoncelli in queste due puntate di Birdland ce ne fa ascoltare alcune versioni molto diverse una dall’altra: dal Modern Jazz Quartet a Lester Bowie, da quella cantata con testo aggiunto di un Chris Connor (una chicca, 1962) su su fino ai Naked City di Zorn.
In questa particolare doppia serie di Birdland in dieci puntate, Claudio Sessa traccia una breve storia del jazz delle piccole formazioni, una specie di bignami del "suono jazzistico", dagli Hot Five di Louis Armstrong ai giorni nostri, dal trio al sestetto. Un percorso che terrà in considerazione tra gli altri Benny Goodman e il Modern Jazz Quartet, Jimmy Giuffrè e Jimmy Smith, su su fino ai gruppi di Davis, Coltrane, Wayne Shorter.
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