Poesie Dolenti

Poesie Dolenti

By AtomundusArtsBooks
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Poesie Dolenti episodes

  • Visioni Aliene di Atomundus
    Il tempo delle mele è terminato, il fuoco ardente ha bruciato intere foreste. L’estate torrida di tempi pronti alla memoria, si ma di chi? Di chi resterà vivo, tra il cemento e rimasugli sbrindellati di ricordi infranti. Come vetri di uno specchio, l’immagine ora rotta, la rotta del terzo millennio. C’è chi da stagno si crede un pozzo, chi da pozzo si immagina stagno. Ma chi ha affluente e defluente resta nascosto a se stesso, fino al giorno Ultimo. L’era delle bombe, benvenuti avventurieri! La voce di Nonno riecheggia nelle membra, ora ricordo, ora soffro nel muto accordo con la pioggia. Non è solo la distruzione a portare disperazione. Chi resiste muore lentamente, con occhi spenti come gli amati. Ora sono qui sulla Terra e osservo. Non resta che dire:

    Scritto e Narrato da Atomundus
    2 min
  • Le iridi di Falena Bianca di Atomundus
    Sono la chiazza dentro il tuo dipinto.
     La testa in una nuvola, ed il corpo immobile al suolo.
     Falena Bianca sapeva, e mi ha protetto fino all’ultimo spiraglio di vita.
     Sono morto, non ho finto.
     Come una nave che anela, durante la tempesta, il suo molo.
     Costruisco recipienti di anime, ma si sgretola la creta.
     Orpelli di ossidiana, a decorare il mio elogio.
     Pitture rupestri, a ricordami le mie radici.
     Le iridi che lentamente ti sfoggio.
     Ho imparato una regola, conoscere i propri nemici.
     Se solo sussulto, in compagnia mi zittisco.
     Se la luce è solo immaginazione, i colori sono nei miei occhi.
     Divelto il primo ricordo, ne accolgo un altro e lo finisco.
     L’orologio ha conosciuto il mio tempo, sono terminati i rintocchi.


    Atomundus (Scrittore e Narratore di questa Poesia)
    2 min
  • X Agosto Giovanni Pascoli lettura di Atomundus
    Giovanni Pascoli, X Agosto, Narrato da Atomundus

    San Lorenzo, io lo so perché tanto
    di stelle per l'aria tranquilla
    arde e cade, perché si gran pianto
    nel concavo cielo sfavilla. Ritornava una rondine al tetto:
    l'uccisero: cadde tra i spini;
    ella aveva nel becco un insetto:
    la cena dei suoi rondinini. Ora è là, come in croce, che tende
    quel verme a quel cielo lontano;
    e il suo nido è nell'ombra, che attende,
    che pigola sempre più piano. Anche un uomo tornava al suo nido:
    l'uccisero: disse: Perdono;
    e restò negli aperti occhi un grido:
    portava due bambole in dono... Ora là, nella casa romita,
    lo aspettano, aspettano in vano:
    egli immobile, attonito, addita
    le bambole al cielo lontano. E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
    sereni, infinito, immortale,
    oh! d'un pianto di stelle lo inondi
    quest'atomo opaco del Male!
    2 min

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Sentite e narrate con passione poiché amo la poetica che esprime le emozioni ed i pensieri in modo armonico e profondo,…