The Crown mi è piaciuta fin dall'inizio.
La storia già la conoscevo quindi cosa aspettarmi?!
Ma fin dal primo episodio sono rimasto subito affascinato dalla fotografia: l'atmosfera e i colori di Londra erano come me li sono sempre immaginati, erano più veri della realtà.
E poi la regia, gli attori, la storia, gli intrecci familiari e non.
Una serie che puoi definire tranquillamente bella senza dover aggiungere altro.
Così arriva la terza stagione, ho modo di vederla dopo un po'.
Pensi che la vedrai perché una serie bella va così. La vedi e basta, tanto è bella!
Te la devi godere ma sei anche un po' rammaricato perché sai che le serie belle, e di cui in più già conosci la storia, non possono darti nient'altro di quello che ti stanno già dando.
E allora inizi la terza stagione ma subito rimani sorpreso e ti dici: "Cavolo, non è possibile!".
E invece è proprio così, alla bellezza si è aggiunta altra bellezza: le emozioni, le riflessioni, la profondità con cui i protagonisti si interrogano sul loro ruolo e sul perché e il senso delle istituzioni che rappresentano.
E ancora: i sentimenti, le lacrime, i dubbi, gli amori.
E poi: vogliamo parlare della bravura dei nuovi attori!
La regina ci ha finalmente mostrato la sua umanità e la terza stagione ci ha portato nella modernità: la corona sarà sì di ispirazione divina ma ha ritrovato un cuore.
Nel podcast qui di seguito, approfondisco questi temi e parlo un po' di quello che è stato per me questa terza stagione.
Così inganniamo un po' il tempo, nell'attesa di domenica quando uscirà la quarta.
Un'avvertenza prima dell'ascolto: se al minuto 11 e 23 secondi doveste trovare una discrepanza di audio e di parlato, non è una vostra sensazione, è proprio così poiché il podcast è stato registrato in 2 momenti e condizioni differenti.
Detto questo, buon ascolto...