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Un negozio che va bene. Una famiglia. Una vita apparentemente in ordine. Poi, un bel dì, arrivano un cantiere, uno sfratto e il pavimento che scompare sotto i piedi.
Il racconto di una caduta che, quasi contro ogni logica, diventa musica, libertà e un modo nuovo di guardarsi dentro.
Perché sentiamo il bisogno di fotografare, dipingere, scrivere e lasciare qualcosa dietro di noi?
Una riflessione sulla vecchiaia, sulla mortalità e sull’arte come tentativo ostinato di ribellarsi al tempo e sopravvivere a noi stessi.
Non tutte le fotografie vengono cercate. Alcune sembrano venirci incontro nel breve spazio tra un treno e una metropolitana.
Una riflessione sulla street photography, sull’invisibilità, sulla bellezza inconsapevole delle persone e sul desiderio impossibile di attraversare tutte le vite che scorrono fuori da un finestrino.
La gente mi affascina e mi spaventa. La osservo, la fotografo e provo a immaginarne le storie.
Una riflessione sul bisogno di guardare gli altri, di comprenderli e, forse, di riconoscersi nei loro gesti e nelle loro vite.
La strada è stata paura, umiliazione e solitudine. Poi è diventata musica, libertà e fotografia.
Dalla periferia romana degli anni Settanta agli anni trascorsi cantando nel centro di Roma, fino al ritorno con una fotocamera tra le mani: il racconto di un luogo odiato e amato con la stessa intensità.
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