Non ricordo dove l'ho letto, sempre che lo abbia letto, o visto, da qualche parte, e non me lo sia immaginato: Fabrizio Clerici in giro per una assonnata via Giulia a prendere apunti e schizzi su un taccuino.
Ma sia sogno mio, o sonnambulismo mattutino realmente accaduto il suo, devo dire che non sono più passata per via Giulia senza vedere con la coda dell'occhio una figura un po' allampanata, attenta a restare immersa nei suoi pensieri, ma forse, chi lo sa, anche lui con la coda dell'occhio a guardare te.
Fabrizio Clerici è stato in mostra alla Galleria Nazionale, L'Atlante del Meraviglioso si chiamava la mostra, ed è ben presente nelle gallerie di Monica Cardarelli e di Marco Fabio Apolloni. Che, poco meno di un anno fa, mi hanno davvero cortesemente aperto le porte di quelle gallerie, e soprattutto le "braccia" di una disponibilità davvero tanto competente quanto piacevole, per raccontare un po' di questo architetto pittore, surrealista o forse, come diceva lui, appassionato di irrealismo reale.
Vissuto tra il il 1913 ed il 1993, nato a Milano, trasferito a Roma da bambino e sempre rimastovi - senza però assumerne l'intercalare, ci avverte Marco Fabio Apolloni - Fabrizio Clerici offre a chi ha la fortuna di starlo a guardare la sua concretissima e lucida visione da dietro un sottilissimo velo, quello di un pensiero profondo e sensibile, appena nascosto da una di quelle maschere di sapore settecentesco che amava indossare.
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