Radio Dante

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Radio Dante episodes

  • Radio Dante Racconta - 6. L'omino di niente

    "L'omino di niente" è  una storia per bambini tratta dalle famosissime Favole al Telefono di di Gianni Rodari.

    C’era una volta un omino di niente che in un paese di niente un giorno incontrò  un topo di niente che non  aveva per niente paura dei gatti e a cui piaceva mangiare i buchi di formaggio..

    Lettura di Gilda Notarbartolo

    2 min
  • Radio Dante Racconta - 5. Il palazzo di gelato, di Gianni Rodari

    Il palazzo di gelato è una divertente favola scritta da Gianni Rodari  che racconta di uno palazzo fatto di gelato costruito nella città di Bologna. Quando cominciò  a sciogliersi tutti gli abitanti, grandi e piccini iniziarono a leccare  per assicurarsi che nessuna goccia andasse perduta!

    Lettura di Gilda Notarbartolo




    2 min
  • Radio Dante Racconta - 3. Gianni Rodari, Il topo dei fumetti

    Letto da Gilda Notarbartolo

    Trascrizione di seguito:
    Un topolino dei fumetti, stanco di abitare tra le pagine di un giornale e desideroso di cambiare il sapore della carne con quello del formaggio, spiccò un bel salto e si trovò nel mondo dei topi di carta e d’ossa.

    “Squash!” esclamò subito, sentendo odor di gatto.
    “Come ha detto?” bisbigliarono gli altri topi, messi in soggezione da quella strana parola.
    “Sploom, bang, gulp!” disse il topolino, che parlava solo la lingua dei fumetti.

    “Dev’essere turco,” osservò un vecchio topo di bastimento, che prima di andare in pensione era stato in servizio nel Mediterraneo. E si provò a rivolgergli la parola in turco.

    Il topolino lo guardò con meraviglia e disse: “Ziip, fiish, bronk”.
    “Non è turco”, concluse il topo navigatore.
    “Allora cos’è?”
    “Vattelapesca”.

    Così lo chiamarono Vattelapesca e lo tennero un po’ come lo scemo del villaggio.
    “Vattelapesca”, gli domandavano, “ti piace di più il parmigiano o il groviera?”
    “Spliiit, grong, ziziziir”, rispondeva il topo dei fumetti.
    “Buona notte”, ridevano gli altri.

    I più piccoli, poi, gli tiravano la coda apposta per sentirlo protestare in quella buffa maniera: “Zoong, splash, squarr!”

    Una volta andarono a caccia in un mulino, pieno di sacchi di farina bianca e gialla. I topi affondarono i denti in quella manna e masticavano a cottimo, facendo: crik, crik, crik, come tutti i topi quando masticano. Ma il topo dei fumetti faceva: “Crek, screk, schererek”.

    “Impara almeno a mangiare come le persone educate”, borbottò il topo navigatore.
    “Se fossimo su un bastimento saresti già stato buttato a mare. Ti rendi conto o no che fai un rumore disgustoso?”
    “Crengh”, disse il topo dei fumetti, e tornò a infilarsi in un sacco di granturco.
    Il navigatore, allora, fece un segno agli altri, e quatti quatti se la filarono, abbandonando lo straniero al suo destino, sicuri che non avrebbe mai ritrovato la strada di casa.

    Per un po’ il topolino continuò a masticare. Quando finalmente si accorse di essere rimasto solo, era già troppo buio per cercare la strada e decise di passare la notte al mulino. Stava per addormentarsi, quand’ecco nel buio accendersi due semafori gialli, ecco il fruscio sinistro di quattro zampe il cacciatore. Un gatto!

    “Squash!” disse il topolino, con un brivido.
    “Gragrragnau!” rispose il gatto. Cielo, era un gatto dei fumetti! La tribù dei gatti veri lo aveva cacciato perchè non riusciva a fare miao come si deve.

    I due derelitti si abbracciarono, giurandosi eterna amicizia e passarono tutta la notte a conversare nella strana lingua dei fumetti.
    Si capivano a meraviglia.

    4 min
  • Radio Dante Racconta - 2. Gianni Rodari, Il Paese senza punta

    Letto da Gilda Notarbartolo

    Trascrizione di seguito:
     Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore.

    Viaggia e viaggia, una volta capitò in un paese dove gli spigoli delle case erano rotondi, e i tetti non finivano a punta ma con una gobba dolcissima. Lungo la strada correva una siepe di rose e a Giovannino venne lì per lì l’idea di infilarsene una all’occhiello. Mentre coglieva la rosa faceva molta attenzione a non pungersi con le spine, ma si accorse subito che le spine non pungevano mica, non avevano punta e parevano di gomma, e facevano il solletico alla mano.

    “Guarda, guarda” disse Giovannino ad alta voce. Di dietro la siepe si affacciò una guardia municipale, sorridendo.
    “Non lo sapeva che è vietato cogliere le rose?”
    “Mi dispiace, non ci ho pensato”.
    “Allora pagherà soltanto mezza multa,” disse la guardia, che con quel sorriso avrebbe potuto benissimo esser l’omino di burro che portava Pinocchio al Paese dei Balocchi.

    Giovannino osservò che la guardia scriveva la multa con una matita senza punta, egli scappò di dire:
    “Scusi, mi fa vedere la sua sciabola?”
    “Volentieri,” disse la guardia. E naturalmente nemmeno la sciabola aveva la punta.

    “Ma che paese è questo?” domandò Giovannino.
    “Il Paese senza punta,” rispose la guardia, con tanta gentilezza che le sue parole si dovrebbero scrivere tutte con la lettera maiuscola.

    “E per i chiodi come fate?”
    “Li abbiamo aboliti da un pezzo, facciamo tutto con la colla. E adesso, per favore, mi dia due schiaffi”.
    Giovannino spalancò la bocca come se dovesse inghiottire una torta intera.

    “Per carità, non voglio mica finire in prigione per oltraggio a pubblico ufficiale. I due schiaffi, semmai, dovrei riceverli, non darli”.
    “Ma qui usa così”, spiegò gentilmente la guardia, “per una multa intera quattro schiaffi, per mezza multa due soli”.
    “Alla guardia?”
    “Alla guardia”.
    “Ma è ingiusto, è terribile”.
    “Certo che è ingiusto, certo che è terribile”, disse la guardia. “La cosa è tanto odiosa che la gente, per non essere costretta a schiaffeggiare dei poveretti senza colpa, si guarda bene dal fare niente contro la legge. Su, mi dia quei due schiaffi, e un’altra volta stia più attento”.

    “Ma io non le voglio dare nemmeno un buffetto sulla guancia: le farò una carezza, invece”.
    “Quand’è così”, concluse la guardia, “dovrò riaccompagnarla alla frontiera”.

    E Giovannino, umiliatissimo, fu costretto ad abbandonare il Paese senza punta.

    Ma ancor oggi sogna di poterci tornare, per viverci nel più gentile dei modi, in una bella casetta con tetto senza punta.

     

    3 min

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