Quinto giorno in cui i quartieri autogovernati a maggioranza curda – Sheikh Maqsoud, Ashrefye e Bani Zeid – sono sotto attacco da parte delle milizie salafite ora inquadrate nell’esercito di Damasco. Particolarmente intensi i bombardamenti su Sheikh Maqsoud. Tra gli obiettivi colpiti, ancora una volta, l’ospedale Sehid Xelid Fecir, già preso di mira nei giorni scorsi e ormai quasi completamente fuori servizio. Negli ultimi giorni i centri sanitari sono stati presi di mira con carri armati, artigleria e razzi. Il personale medico riferisce che alcuni colleghi sono stati uccidi, mentre altri feriti. Decine di ferite anche tra i pazienti.
Le Forze di Sicurezza Interna di Aleppo continuano a resistere agli attacchi, il Consiglio del popolo dei tre quartieri, organizzati secondo il confederalismo democratico, ha infatti comunicato la decisione di rimanere, resistere e difendere la popolazione civile.
Testimonianza di un signore anziano curdo in partenza con uno dei convogli di civili che stanno partendo dalle città del Rojava per cercare di raggiungere i quartieri curdi di Aleppo sotto attacco Ascolta o scarica
La risposta non è solo militare. A Suwayda, a sud, si sono svolte manifestazioni di solidarietà. Nei territori dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est, da Raqqa e Kobane, centinaia di persone sono partiti con convogli civili diretti ad Aleppo, sul modello delle mobilitazioni che lo scorso inverno avevano difeso la diga di Tishreen. Aleppo, tuttavia, rimane per ora irraggiungibile.
Aggiornamento da “Una compagna internazionalista dal Rojava” Ascolta o scarica
Come durante la resistenza di Tishreen, gruppi di civili da tutto il Nord-Est si stanno recando a Deir Hafer, l’area della Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est più vicina ad Aleppo. Le milizie di Damasco hanno sparato diversi colpi d’artiglieria a pochi metri dal presidio civile che si sta formando. Colpito nuovamente l’ospedale Khalid Fajr, ormai quasi fuori servizio: L’agenzia stampa ANHA conferma l’assassinio del direttore dell’Ospedale Osman e suo nipote ad Ashrafieh. I mercenari del cosiddetto governo ad interim, sostenuti dallo Stato occupante turco, hanno ucciso il direttore dell’Ospedale Osman, Adnan Osman, e suo nipote, il farmacista Ali Osman, all’interno del quartiere di Ashrafiyeh ad Aleppo.
L’aggiornamento del pomeriggio con una compagna della Comune Internazionalista del Rojava Ascolta o scarica
AGGIORNAMENTO DOMENICA 11 GENNAIO
Le Forze Democratiche Siriane a guida curda hanno dichiarato di aver concordato, nell’ambito di un cessate il fuoco, il ritiro dei loro combattenti dai due quartieri di Aleppo che controllavano dopo gli scontri in città, secondo quanto riportato da Afp. “Abbiamo raggiunto un’intesa che ha portato a un cessate il fuoco e ha garantito l’evacuazione dei morti, dei feriti, dei civili intrappolati e dei combattenti dai quartieri di Ashrafiyeh e Sheikh Maqsud verso la Siria settentrionale e orientale”, hanno scritto le Sfd in un comunicato. L’agenzia di stampa ufficiale siriana SANA ha riferito che “gli autobus che trasportavano l’ultimo gruppo di membri dell’organizzazione Sdf hanno lasciato il quartiere di Sheikh Maqsud ad Aleppo, diretti verso la Siria nord-orientale”.
Comunicato del comando Asayîş
A partire dal 6 gennaio 2026, bande mercenarie affiliate al Governo ad interim di Damasco, con il supporto di aerei da ricognizione dello Stato turco, e utilizzando carri armati, artiglieria, veicoli blindati e ogni tipo di arma pesante, insieme a migliaia di miliziani armati, hanno lanciato un brutale attacco contro i nostri quartieri.
Questi attacchi miravano a sottomettere la nostra popolazione allo sterminio, a modificare la composizione demografica dell’area e a spezzare la dignità del nostro popolo.
Tuttavia, le nostre forze, sulla base di una decisione del Consiglio Popolare dei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah, hanno deciso di resistere e di difendere la propria dignità.
Su questa base è stata avviata una resistenza, e i nostri combattenti non hanno esitato a offrire le proprie vite in difesa dei quartieri e della dignità del nostro popolo. Non vi è stata alcuna ritirata e la resa non è stata accettata. Le informazioni riguardanti l’identità dei martiri saranno rese pubbliche in un secondo momento.
Durante questa fase della guerra, la nostra popolazione è stata sottoposta ad attacchi barbari e violenti, che hanno causato numerose vittime e martiri. I feriti si sono radunati per ricevere cure nell’unico ospedale del quartiere, l’Ospedale Khalid al-Fajr. Le bande hanno preso di mira questo ospedale decine di volte con armi pesanti, oltre che con droni turchi Bayraktar, nel tentativo di compiere un massacro al suo interno.
Alla fine, per prevenire massacri e garantire l’evacuazione sicura dei feriti, dei civili, delle donne e dei bambini dall’ospedale e il loro trasferimento in aree sicure, è stato dichiarato un cessate il fuoco parziale. Le nostre forze hanno affrontato il cessate il fuoco con un alto senso di responsabilità fino a quando l’ospedale è stato sgomberato e i feriti evacuati.
D’ora in poi, le nostre forze continueranno, senza esitazione e fino alla fine, a seguire le orme dei loro martiri nella difesa della libera volontà e della dignità del nostro popolo. La resistenza e la lotta delle nostre forze proseguiranno attraverso diversi mezzi e modalità.
Forze di Sicurezza Interna – Sheikh Maqsoud