Crisi climatica. In Europa 35 gradi oggi, martedì 30 giugno 2026, per almeno 90 milioni di persone, in particolare nelle zone centro-orientali, con punte sopra i 40 gradi tra Repubblica Ceca e Germania. Oltre 1300 i morti accertati nell’ultima decade di giugno: “l’Europa si scalda a velocità doppia del resto del mondo”, denuncia l’Oms.
La situazione dell’Europa occidentale a giugno 2026 sarebbe stata impossibile solo 50 anni fa, nel 1976, e altamente improbabile anche in qualsiasi altro periodo dell’anno. Anche nel 2003, prima grande ondata di calore del XXI secolo, temperature diurne simili a quelle raggiunte ora sarebbero state 10 volte meno probabili e temperature notturne oltre 100 volte meno probabili. È quanto emerge dallo studio condotto dall’organizzazione meteorologica World Weather Attribution, che individua il responsabile principale di questo rapidissimo cambiamento nel riscaldamento globale causato dalle attività umane e in particolare ai combustibili fossili.
L’analisi guidata da Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra mostra che “questa ondata di calore è la più intensa mai registrata, nonostante i fenomeni atmosferici alla base siano essenzialmente uguali a quelli di altri casi simili avvenuti in passato. Il riscaldamento del clima, tuttavia, determina oggi temperature significativamente più elevate rispetto alla metà del XX secolo. In gran parte dell’Europa occidentale, giugno si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro mese. Sia le temperature giornaliere che notturne stanno crescendo a un ritmo molto più sostenuto di quello tenuto dal riscaldamento globale: le temperature massime diurne registrate a giugno aumentano a un ritmo triplo, mentre quelle notturne a un ritmo circa doppio. Inoltre, per molte città, questo non è stato solo il giugno più caldo, ma il periodo più caldo in assoluto dal 1950″.
In Italia da un lato aumentano le città da bollino rosso, da 22 a 25 – su 27 in totale -, mentre dall’altro arrivano i temporali, con tantissima energia in ballo e il rischio eventi estremi. Ieri nubifragio sul Milanese, con 16 gradi in meno in un’ora, alberi divelti e un capannone parzialmente crollato in via Locarno. Allagamenti e danni nel Pisano, con 50 millimetri di pioggia nel giro di poche ore e una trentina di interventi dei Vigili del Fuoco.
Ancora crisi climatica, ma dal mondo del lavoro. A Magnocavallo, nel Mantovano, ha invece perso la vita nel pomeriggio di lunedì 29 giugno un bracciante, Haddad Taher, 55enne di nazionalità marocchina residente nella non distante provincia di Rovigo. Il lavoratore era intento a raccogliere angurie per l’azienda Fondo Gonzaga, in una zona – la Bassa Lombardia – dove si veleggia da giorni attorno ai 40 gradi.
La Cgil virgiliana denuncia come siano “ormai 3 i lavoratori morti più un quarto in coma per il caldo in pochi giorni. Ci sono sacche di schiavismo agrario e le ordinanze contro il caldo non funzionano: non ci sono controlli sufficienti in generale. Si muore come un secolo fa nei campi, in mezzo all’indifferenza, normalizzando il fatto che si possa morire di lavoro in giornate in cui c’è un’allerta sanitaria” per temperature ben oltre il torrido.
Su Radio Onda d’Urto Ivan Papazzoni, segretario Flai Cgil a Mantova. Ascolta o scarica
Dalla Lombardia al Veneto: all’Electrolux di Susegana (Treviso) i lavoratori hanno incrociato le braccia, su indicazione della Rsu; nei capannoni ieri pomeriggio, lunedì 29 giugno, si sono superati i 36 gradi, motivo per cui anche stamattina – martedì 30 giugno – c’è stata un’altra ora di sciopero.
Su Radio Onda d’Urto Antonio Rinaldo, rsu Fiom Electrolux a Susegana. Ascolta o scarica