Proseguono nel Mediterraneo orientale le operazioni della Marina israeliana contro la Global Sumud Flotilla. Diverse imbarcazioni, rendono noto gli organizzatori sui canali social, sono state intercettate nelle ultime ore. Secondo il sito ufficiale della spedizione umanitaria sarebbero al momento dieci le barche che hanno superato il blocco e sono in navigazione verso Gaza. I partecipanti dichiarano di voler rompere l’assedio di Gaza e denunciare i crimini commessi contro la popolazione palestinese.
Da una delle barche in navigazione verso Gaza l’aggiornamento con Antonella Bundu Ascolta o scarica
Ancora Antonella Bundu. Aggiornamento delle 11.30 Ascolta o scarica
Da una delle imbarcazioni dirette verso Gaza sentiamo Dario Salvetti Ascolta o scarica
Decine gli attivisti fermati, tra i quali 12 dei 35 italiani che partecipano all’iniziativa per Gaza (fonte Ansa). Anche la sorella della presidente irlandese Catherine Connolly è tra gli attivisti bloccati, molti trasferiti a bordo di una nave partita alla volta del porto israeliano di Ashdod. ‘Abbiamo visto navi da guerra e subito dopo abbiamo perso la connessione internet’, racconta il deputato M5s Carotenuto che fa parte della spedizione.
Sei cittadini tunisini che partecipavano alla nuova missione della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza sono stati fermati dopo l’intercettazione in mare da parte delle forze israeliane. Lo ha annunciato il Comitato tunisino della flottiglia nel comunicare i nomi dei fermati. Secondo il Comitato tunisino, l’operazione avrebbe riguardato 39 imbarcazioni della flotta e i partecipanti sarebbero stati “rapiti” dopo l’abbordaggio. La stessa struttura ha chiesto alle autorità tunisine di assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei cittadini fermati e di intervenire per ottenerne il rilascio. Nel comunicato, il Comitato collega la vicenda anche alla detenzione in Tunisia di altri attivisti della rete Sumud. La vicenda rischia ora di alimentare nuove mobilitazioni in Tunisia, dove la causa palestinese continua a essere uno dei pochi temi capaci di aggregare sensibilità politiche, associative e militanti diverse. Il Comitato tunisino ha già chiamato alla pressione popolare per ottenere il rilascio dei connazionali fermati e degli attivisti detenuti in Tunisia.
Con noi Majdi Karbai deputato della corrente democratica di opposizione Ascolta o scarica
Il ministero degli Esteri portoghese ha convocato l’ambasciatore di Israele in seguito all’arresto di due medici portoghesi che viaggiavano a bordo della Global Sumud Flotilla. “Questa azione di Israele, così come quella precedente di alcune settimane fa, è stata compiuta in acque internazionali e, pertanto, in violazione del diritto internazionale”, ha dichiarato il ministro Paulo Rangel. “Vogliamo garantire un trattamento che rispetti pienamente l’integrità e i diritti fondamentali dei cittadini coinvolti” e ancora “il ripristino della legalità internazionale il prima possibile”. I portoghesi catturati in acque internazionali sono due giovani medici e anche l’Ordine dei medici portoghesi ha manifestato la sua protesta e la preoccupazione per la loro sorte. In un comunicato si chiede “il rispetto della legislazione internazionale, ai sensi della Convenzione di Ginevra e delle norme dell’Associazione Medica Mondiale”.
CIVILI DISARMATI E NON VIOLENTI DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA SFIDANO LE INTERCETTAZIONI ILLEGALI: CIRCA 10 PICCOLE IMBARCAZIONI CONTINUANO AD AVANZARE ATTRAVERSO IL BLOCCO DELLE NAVI DA GUERRA ISRAELIANE PER ROMPERE L’ASSEDIO DI GAZA ED ESPORRE I CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ DI ISRAELE.
Circondata in alto mare, una flotta eterogenea di imbarcazioni civili si erge come una barriera umana di coscienza contro un enorme blocco militare e il genocidio e la pulizia etnica in corso della Palestina.
19 maggio 2026
Mar Mediterraneo – Circa 10 imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla stanno mantenendo la rotta verso Gaza, continuando ad avanzare in acque internazionali nonostante un’aggressiva operazione di intercettazione da parte della Marina dell’occupazione israeliana. Disarmate, non violente e circondate, un insieme eterogeneo di piccole barche a vela, imbarcazioni in legno e modesti motoscafi prosegue il viaggio attraverso uno schieramento imponente di navi da guerra israeliane grigie, corvette pesantemente armate e imbarcazioni militari ad alta velocità (RIB).
La strategia di israele ha fallito Ogni tentativo di terrorizzare questa missione fino alla resa ha invece rafforzato la determinazione di chi si trova a bordo e il loro impegno per la liberazione palestinese. Per ogni barca abbordata, sabotata o rimorchiata via, altre sono riuscite a superare il perimetro, utilizzando il peso del numero, una formazione strategica e una determinazione incrollabile per creare e mantenere un corridoio umanitario e affermare la sovranità palestinese. La presenza di circa 10 imbarcazioni ancora operative in mare rappresenta una storica smentita a un assedio illegale che per decenni si è basato su una totale impunità militare mentre opprimeva, occupava, genocidava e praticava la pulizia etnica contro il popolo palestinese. Schierando un’enorme forza navale contro una manciata di piccoli motoscafi civili, il regime di Netanyahu ha mostrato la propria disperazione strategica. Questo uso sproporzionato della forza tradisce una profonda paura della società civile indipendente e dello stato di diritto, comprese le leggi marittime e umanitarie. Un promemoria per il mondo. Questo momento ricorda ciò di cui le persone comuni sono capaci contro una potenza militare enorme e smisuratamente finanziata. L’orizzonte non è più soltanto un punto di riferimento per la navigazione: è diventato la rappresentazione della volontà umana. Ogni comandante navale e ogni commando coinvolto in questa operazione viene documentato. Queste informazioni vengono trasmesse direttamente a team legali internazionali che stanno guidando procedimenti penali in venti giurisdizioni, con una dichiarazione chiara: la liberazione collettiva include il popolo palestinese e l’impunità di Israele ha una data di scadenza. L’impegno di chi è a bordo è assoluto, ma questa flotilla fa parte di una più ampia sollevazione globale per la liberazione della Palestina. Per due anni e mezzo, milioni di persone si sono mobilitate in ogni angolo del mondo. La flotilla ha riacceso una recente ondata di azioni dirette di solidarietà, riportando Gaza al centro del ciclo mediatico globale. Mentre si diffonde la notizia dell’intercettazione, decine di mobilitazioni d’emergenza via terra stanno esplodendo in quasi tutti i continenti. Oltre 61.000 persone hanno inviato lettere ai propri governi chiedendo un’azione urgente dall’inizio dell’intercettazione, appena poche ore fa. Contrastare la complicità, in modo continuo e strategico, via terra e via mare, è il modo in cui questo movimento vince e con cui sostiene il popolo palestinese. Navighiamo con l’eredità di un popolo che resiste da otto decenni, radicato nella fermezza, nel Sumud. Non ci fermeremo finché l’assedio non sarà spezzato e finché la Palestina sara’ libera.