Hugh Jackman è un Robin Hood in là con gli anni, con un passato tutt'altro che poetico o romantico. La storia, tratta da una ballata, ci presenta un bandito assassino e privo di scrupoli, che non regalava denaro ai poveri, ma saccheggiava per il puro gusto di farlo, assieme ai briganti dei quali era il capo.
La terza opera di Sarnoski, bistrattata e demolita da tutti i cosiddetti critici titolati, per me finisce dritta dritta nei migliori film del 2026.
Ambientazione suggestiva, una reinterpretazione cruda, violenta e realistica che il regista mette in scena in maniera perfetta, con una piccola scintilla di redenzione, che però non cancella le gravi colpe del passato. Una delle migliori performance di Jackman, seguito a ruota dalla Comer e da altri personaggi davvero interessanti e sfaccettati, in un film dove i dialoghi sono di una profondità rara e non c'è mai un momento banale o noioso. Un Robin Hood inedito, con il quale empatizzare è difficile, ma che non mancherà di lasciare il segno. Recuperatelo in sala, se potete, perché merita davvero tanto... almeno secondo il mio ottuso e inutile parere.