Appuntamento special delle Recensioni CaRfatiche che, come accade ogni tanto, vede la partecipazione di un ospite gradito, che interagisce direttamente nella recensione della pellicola proposta dal sottoscritto.
Questa volta, ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Simone Hebara, regista del bello e sorprendente Cattivo Sangue, lungometraggio d'esordio del giovane regista romano. Una storia di amicizia, mafia e vendetta semplice, eppure raccontata e messa in scena con professionalità, estro e realtà, mostrando una capitale decadente, sporca, quasi distopica, nella quale i personaggi si muovono come anime perse, cercando una redenzione ed una giustizia che forse non raggiungeranno mai.
Ottimo dal punto di vista tecnico e con una fotografia davvero degna di nota, Hebara racconta la genesi di questa pellicola, le difficoltà e gli aneddoti della sua avventura, evidenziando un approccio con il genere noir che poco ha da invidiare con grandiose pellicole americane, dalle quali Cattivo Sangue trae evidente ispirazione, senza però mai snaturare una propria identità di cinema di genere italiano indipendente che rinasce.