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✴️ Una parola fragile: il linguaggio della fede adulta
Dopo Wittgenstein, Tillich, Jüngel, Ricoeur, Barth e Vattimo, che cosa rimane da dire su Dio?
In questo episodio conclusivo di Riflessioni Teologiche non incontriamo un nuovo autore.
Proviamo invece a raccogliere il percorso sulla crisi del linguaggio su Dio e a formulare una posizione.
Il limite delle nostre parole non nasce con la filosofia contemporanea. È già dentro l’esperienza biblica: Dio si lascia conoscere e, nello stesso tempo, continua a eccedere ciò che possiamo dire di lui.
Attraverseremo:
– perché il limite del linguaggio su Dio appartiene già alla Scrittura – che cosa possiamo raccogliere dai sei autori incontrati nel ciclo – perché la rivelazione precede le nostre parole su Dio – il Sabato Santo come immagine di una fede tra Parola ricevuta e pienezza non ancora posseduta – che cosa significa parlare di una fede adulta – quattro resistenze: fondamentalismo, nichilismo, Dio-oggetto e puro soggettivismo
La questione decisiva diventa allora:
Possiamo confessare una verità senza pretendere di possederla?
La fede cristiana non nasce dalla pretesa di raggiungere Dio attraverso il proprio linguaggio.
Nasce dalla convinzione di essere stata raggiunta da una Parola che la precede.
Le nostre parole rimangono fragili, storiche, interpretate e correggibili.
Ma proprio per questo possono continuare a essere una risposta.
Non crediamo perché possediamo la verità. Crediamo perché siamo stati raggiunti da una verità che continua a eccedere le nostre parole — e che proprio per questo continua a chiamarci.
🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta
📚 In questo episodio: linguaggio religioso · fede adulta · rivelazione · Sabato Santo · verità · interpretazione · Wittgenstein · Tillich · Jüngel · Ricoeur · Barth · Vattimo · teologia contemporanea
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Può un re essere prigioniero e un prigioniero essere libero?
In questo episodio bonus di Riflessioni teologiche condivido la registrazione della predicazione tenuta l'11 ottobre 2026 presso la Chiesa Oikos di Milano.
Attraverso il racconto della morte di Giovanni Battista (Marco 6,14-29), esploriamo il rapporto tra potere, libertà, verità e testimonianza, fino a riconoscere come questo drammatico episodio anticipi la rivelazione di Dio nella croce di Cristo.
Una riflessione esegetica, teologica ed esistenziale per una fede adulta.
Davide Galliani · Teologia per una fede adulta
davidegalliani.it
✴️ Credere senza certezze: Gianni Vattimo e il pensiero debole
È possibile credere dopo la crisi delle verità assolute? In questo episodio di Riflessioni Teologiche incontriamo Gianni Vattimo e una delle proposte più provocatorie della filosofia contemporanea: il pensiero debole.
Per Vattimo, la crisi delle verità forti non rappresenta necessariamente la fine del cristianesimo. Potrebbe persino essere interpretata alla luce di una categoria profondamente cristiana: la kenosi, lo svuotamento di Dio nell’incarnazione.
Attraverseremo:
– che cosa significa davvero “pensiero debole”
– perché non coincide semplicemente con il relativismo
– il rapporto tra cristianesimo e secolarizzazione
– la kenosi come indebolimento delle strutture forti
– la caritas come criterio dell’interpretazione
– il punto in cui la proposta di Vattimo incontra una resistenza teologica
La domanda decisiva diventa allora: Cristo è il criterio con cui comprendiamo la kenosi, oppure è l’idea dell’indebolimento a determinare come interpretiamo Cristo?
Dopo Wittgenstein, Tillich, Jüngel, Ricoeur e Barth, il percorso sulla crisi del linguaggio su Dio arriva così a uno dei suoi passaggi più radicali. Forse la fede non ha bisogno di possedere la verità. Ma la verità cristiana deve ancora poterci raggiungere come qualcosa che non abbiamo prodotto noi.
🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta
📚 In questo episodio:
Gianni Vattimo · pensiero debole · cristianesimo · kenosi · secolarizzazione · verità · relativismo · carità · filosofia contemporanea · teologia contemporanea
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✴️ Dire Dio dopo la crisi: fede e verità
Se il linguaggio umano è fragile, chi può ancora parlare di Dio?
Dopo Wittgenstein, Tillich, Jüngel e Ricoeur, arriviamo a una domanda decisiva:
come possiamo sapere che stiamo davvero parlando di Dio e non semplicemente di noi stessi?
In questo quinto episodio del ciclo sulla crisi del linguaggio religioso entriamo nel pensiero di Karl Barth.
La sua risposta rovescia la prospettiva:
non siamo noi a raggiungere Dio.
È Dio che raggiunge noi.
Per Barth la teologia non può partire soltanto dall’esperienza religiosa, dalla cultura o dalla coscienza umana.
Deve partire dalla rivelazione.
Dio non è anzitutto qualcosa che scopriamo.
Dio si rende conoscibile.
E il centro di questa rivelazione è Gesù Cristo.
Da qui nasce anche una diversa idea di verità.
La verità cristiana non è semplicemente qualcosa che possediamo attraverso formule e dottrine.
È una realtà che ci raggiunge e alla quale siamo chiamati a rispondere.
Ma il problema non è risolto.
Se diciamo che Dio ha parlato:
– come distinguiamo la rivelazione dalla nostra interpretazione?
– come impediamo alla Chiesa di identificare la propria voce con quella di Dio?
– come dialoghiamo con chi non riconosce quella rivelazione?
Non parliamo di Dio perché siamo riusciti a raggiungerlo con le nostre parole. Parliamo di Dio perché crediamo che Dio abbia parlato per primo.
⚠️ CORREZIONE IMPORTANTE
Durante l’esposizione orale, in un passaggio della puntata, dico per lapsus:
“Per Barth il cristianesimo non è una religione rivelata”.
La formulazione corretta è:
“Per Barth il cristianesimo non è una religione naturale”.
Il senso del passaggio è che, nella prospettiva barthiana, il cristianesimo non nasce dal tentativo umano di raggiungere Dio, ma dall’iniziativa di Dio che si rivela all’essere umano.
Mi scuso per l’errore verbale.
🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta
📚 Temi: Karl Barth, teologia liberale, rivelazione, Parola di Dio, Gesù Cristo, Scrittura, predicazione, fede e verità, ermeneutica, Paul Ricoeur, teologia contemporanea.
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✴️ Interpretare Dio: il ruolo dell’ermeneutica
Possiamo comprendere Dio senza interpretare?
Molti credenti pensano che interpretare sia pericoloso.
Interpretare sembrerebbe significare modificare il testo. Adattarlo alle proprie idee. Allontanarsi dal suo significato originario.
Per questo si sente spesso dire:
“Non bisogna interpretare la Bibbia. Bisogna semplicemente leggere ciò che è scritto.”
Ma è davvero possibile leggere senza interpretare?
Ogni volta che incontriamo un testo, lo comprendiamo attraverso una lingua, una cultura, una tradizione e una determinata esperienza della realtà.
Non leggiamo mai da un luogo neutrale.
In questo quarto episodio del ciclo dedicato alla crisi del linguaggio religioso entreremo nel pensiero di Paul Ricoeur, uno dei più importanti filosofi dell’ermeneutica contemporanea.
Attraverseremo:
– il limite della conoscenza umana a partire da Kant
– la distinzione tra fenomeno e noumeno
– perché ogni conoscenza passa attraverso una mediazione
– il significato della formula “il simbolo dà da pensare”
– la distanza tra autore, testo e lettore
– il ruolo della tradizione nell’interpretazione
– la differenza tra mito, falsità e verità narrativa
– il problema della pluralità delle interpretazioni
– il limite della proposta ermeneutica di Ricoeur
Questo episodio prosegue il percorso dedicato a una delle grandi domande della teologia contemporanea:
ha ancora senso parlare di Dio?
Dopo aver esplorato i limiti del linguaggio con Wittgenstein, la forza del simbolo con Tillich e Dio come evento nel pensiero di Jüngel, incontriamo ora il problema inevitabile dell’interpretazione.
Non possiamo parlare di Dio senza parole.
Non possiamo leggere la Bibbia senza interpretarla.
Non possiamo comprendere un simbolo senza entrare nel mondo di significato che esso apre.
Il problema, quindi, non è scegliere se interpretare oppure no.
Il problema è imparare a interpretare responsabilmente.
Perché interpretare non significa necessariamente allontanarsi dalla verità.
Significa cercarla senza confondere mai Dio con la nostra comprensione di Dio.
🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta
📚 In questo episodio: – Paul Ricoeur – Immanuel Kant – fenomeno e noumeno – ermeneutica e fede – il simbolo dà da pensare – autore, testo e lettore – il mondo del testo – mito e verità narrativa – interpretazione della Bibbia – pluralità delle interpretazioni – ermeneutica e relativismo – il significato della parola “Dio” oggi
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Cosa succede quando Gesù non corrisponde più all’immagine che ci eravamo costruiti di lui?
In Marco 8,27-38 Pietro riconosce Gesù come il Cristo, ma deve ancora comprendere che cosa significhi davvero quella confessione. Da qui nasce un percorso che attraversa esegesi, teologia e vita: il fraintendimento di Pietro, la logica della sequela, la teologia della croce e la distanza tra Dio e le immagini che costruiamo di lui.
Una riflessione sulla fede quando le aspettative vengono contraddette, quando la preghiera non produce il risultato sperato e quando siamo chiamati non a possedere Cristo, ma a seguirlo.
Predicazione registrata presso la Chiesa Cristiana Brianza di Lissone.
Davide Galliani Teologia per una fede adulta davidegalliani.it
✴️ Dio come evento: quando Dio smette di essere un oggetto
E se Dio non fosse una cosa da definire, ma un evento che accade?
Per secoli la teologia ha cercato di spiegare chi fosse Dio.
Ha parlato dei suoi attributi. Della sua onnipotenza. Della sua eternità.
Ma siamo sicuri che questo sia il modo migliore per conoscerlo?
Forse il problema non è che sappiamo troppo poco di Dio.
Forse il problema è che continuiamo a cercarlo come si cerca un oggetto da osservare.
In questo terzo episodio del ciclo dedicato alla crisi del linguaggio religioso entreremo nel pensiero di Eberhard Jüngel, uno dei più originali teologi protestanti del Novecento.
Attraverseremo:
– la crisi del Dio concepito come un oggetto – il limite della metafisica tradizionale – cosa significa dire che Dio è un evento – perché la rivelazione è un incontro prima che un'informazione – la parola di Dio come parola che crea realtà – la croce come linguaggio con cui Dio racconta sé stesso – il limite della proposta di Jüngel
Per Jüngel Dio non è un oggetto che possiamo osservare.
È il soggetto che prende l'iniziativa.
Non lo conosciamo perché siamo riusciti a definirlo.
Lo conosciamo perché si è fatto incontrare nella storia.
Per questo la fede cristiana non nasce da un concetto.
Nasce da un evento.
Forse il problema non è trovare la definizione perfetta di Dio.
Forse il problema è riconoscere quando Dio accade nella nostra vita.
👉 la modernità ha messo in crisi il Dio ridotto a oggetto del pensiero 👉 Jüngel propone di comprendere Dio come evento che si comunica nella storia 👉 la rivelazione non è anzitutto un insieme di informazioni, ma un incontro 👉 la parola di Dio non descrive soltanto la realtà: la trasforma 👉 la croce diventa il luogo in cui Dio racconta sé stesso 👉 questa prospettiva restituisce dinamismo alla fede, ma apre la domanda sulla continuità dell'identità di Dio 👉 resta aperta la questione di come tenere insieme il Dio che accade nella storia e il Dio che rimane fedele a sé stesso
Questo episodio prosegue il percorso dedicato a una delle grandi domande della teologia contemporanea:
ha ancora senso parlare di Dio?
Dopo aver scoperto con Wittgenstein i limiti del linguaggio e con Tillich la forza del simbolo, compiamo un ulteriore passo.
Forse il punto non è soltanto come parliamo di Dio.
Forse il punto è che Dio non aspetta di essere descritto.
Prende lui stesso la parola.
Perché il Dio della fede cristiana non è semplicemente qualcosa di cui si parla.
È qualcuno che continua ad accadere.
🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta
📚 In questo episodio: – Eberhard Jüngel – Dio come evento – la crisi del Dio-oggetto – rivelazione e storia – la parola che crea realtà – la croce come linguaggio di Dio – fede e linguaggio – il significato della rivelazione oggi
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Cristo non aspetta che abbiamo capito tutto per mandarci.
In Marco 6,6b-13 Gesù invia i Dodici quando ancora non hanno compreso fino in fondo chi lui sia, senza offrire loro molte delle garanzie che normalmente cercheremmo e contemplando persino la possibilità del rifiuto.
Questa predicazione, registrata il 13 settembre 2026 presso la Chiesa Oikos Milano, riflette sulla missione cristiana come esperienza di vulnerabilità, responsabilità e fiducia: la Chiesa non possiede Cristo, non possiede il Vangelo e non controlla il risultato della propria testimonianza. Eppure viene chiamata e mandata.
Una riflessione su cosa significhi vivere la fede senza trasformarla in possesso, certezza o garanzia di successo.
Testo biblico: Marco 6,6b-13 Predicazione: Davide Galliani Titolo: Chiamati dentro qualcosa che non controlliamo
Questa è una puntata bonus di Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta, il formato che raccoglie registrazioni di predicazioni, seminari, incontri ed eventi dal vivo.
Altri contenuti e approfondimenti su davidegalliani.it.
✴️ Dio come simbolo: oltre il linguaggio letterale
Se Dio non può essere descritto letteralmente, significa che Dio non è reale?
Molti pensano che un simbolo sia semplicemente qualcosa di meno vero. Una metafora. Un modo poetico di parlare della realtà.
Ma è davvero così?
Quando diciamo che Dio è Padre, Pastore, Roccia o Luce del mondo, stiamo usando immagini perché non sappiamo descriverlo meglio? Oppure il linguaggio simbolico è il modo più autentico con cui la fede può parlare di Dio?
In questo secondo episodio del ciclo dedicato alla crisi del linguaggio religioso entreremo nel pensiero di Paul Tillich, uno dei più importanti teologi protestanti del Novecento.
Attraverseremo:
– il fallimento del linguaggio letterale su Dio – il problema dell'antropomorfismo – la differenza tra segno e simbolo – perché il simbolo partecipa alla realtà che indica – Dio come "fondamento dell'essere" – la critica al Dio concepito come un oggetto del mondo – il limite della proposta di Tillich
Per Tillich il simbolo non serve a nascondere la realtà.
Serve a renderla accessibile.
Il linguaggio religioso non funziona come quello della scienza.
Non descrive Dio come si descrive un pianeta o una molecola.
Cerca invece di aprire uno spazio attraverso il quale il mistero di Dio possa essere realmente incontrato.
Forse il problema non è che usiamo troppi simboli.
Forse il problema è che li prendiamo troppo alla lettera.
👉 Dio non è un oggetto tra gli altri oggetti del mondo 👉 il linguaggio letterale non è sufficiente per parlare di Dio 👉 un simbolo non è una semplice convenzione, ma partecipa alla realtà che indica 👉 il linguaggio religioso apre una profondità di significato che il linguaggio descrittivo non raggiunge 👉 Tillich propone di comprendere Dio come il fondamento dell'essere 👉 questa prospettiva libera la fede dall'antropomorfismo, ma apre nuove domande sul Dio della Bibbia 👉 resta aperta la questione se il Dio simbolico sia ancora il Dio vivente che parla nella storia
Questo episodio prosegue il percorso dedicato a una delle grandi domande della teologia contemporanea:
ha ancora senso parlare di Dio?
Dopo aver esplorato i limiti del linguaggio con Wittgenstein, scopriamo ora che il problema non è soltanto ciò che possiamo dire.
È anche il modo in cui le nostre parole rimandano a una realtà che le supera.
Perché forse Dio non è meno reale delle nostre parole.
È semplicemente più grande.
🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta
📚 In questo episodio: – Paul Tillich – il linguaggio simbolico della fede – simbolo e segno – antropomorfismo – Dio come fondamento dell'essere – il limite del linguaggio letterale – il significato della parola "Dio" oggi – simbolo, fede e verità
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Che cosa accade quando la fede che ci ha accompagnato per anni non riesce più a contenere ciò che stiamo vivendo? Una crisi di fede significa necessariamente perdere Dio, oppure può diventare l’inizio di una trasformazione?
In questo episodio bonus di Riflessioni Teologiche ascoltiamo la registrazione integrale del seminario “Quando la fede cambia forma”, dedicato alla trasformazione della fede cristiana adulta.
Nella prima parte vengono presentate alcune coordinate per comprendere le crisi spirituali e i cambiamenti della fede: il modello dello sviluppo della fede di James Fowler, la distinzione tra Dio e le nostre immagini di Dio, il rapporto tra teologia, psicologia ed esperienza spirituale e il dialogo con prospettive come quelle di Giovanni della Croce e Carl Gustav Jung.
Nella seconda parte il percorso entra nel concreto attraverso 12 passi per una spiritualità cristiana adulta, articolati nei movimenti di decostruzione, sedimentazione e ricostruzione. Preghiera, grazia, dubbio, vulnerabilità, silenzio di Dio, crisi delle certezze e speranza diventano così luoghi attraverso i quali interrogarsi su una domanda decisiva: che forma può assumere la fede dopo la crisi?
Un seminario rivolto in particolare a chi sta attraversando una trasformazione della propria spiritualità e sente che continuare a credere come prima non è più possibile, senza per questo voler smettere di credere.
Davide Galliani · Teologia per una fede adulta
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Riflessioni Teologiche è il podcast di approfondimento teologico di Davide Galliani, concepito come una vera e propria audioteca tematica: un progetto strutturato…
Il podcast è organizzato in cicli monografici progressivi che affrontano i grandi nodi della teologia contemporanea: cristologia, dottrina di Dio, etica della responsabilità, fede e modernità, dubbio e ricostruzione, chiesa e cultura. Ogni ciclo sviluppa un percorso coerente, unendo rigore teologico e chiarezza espositiva.
La riflessione si colloca in dialogo con la tradizione protestante e con il pensiero teologico del Novecento e contemporaneo — da Karl Barth a Dietrich Bonhoeffer, da Jürgen Moltmann a Hans Jonas — con attenzione alle sfide culturali del XXI secolo.
È uno spazio rivolto a: pastori e predicatori che cercano strumenti per un annuncio consapevole; studenti di teologia che desiderano integrare studio accademico e vita ecclesiale; credenti in ricerca che vogliono abitare il dubbio senza abbandonare la fede.
Le puntate “Bonus” raccolgono seminari e interventi pubblici, offrendo materiali utili anche per la formazione personale e comunitaria.
Il podcast si inserisce in un più ampio percorso di ricerca teologica promosso dall’autore, con articoli e progetti editoriali disponibili su 👉 davidegalliani.it
Una riflessione teologica progressiva. Un archivio in crescita. Un cammino per chi desidera una fede capace di reggere il tempo.