Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta

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Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta episodes

  • Dio come Simbolo (Paul Tillich) | La crisi del linguaggio religioso 2 di 7

    ✴️ Dio come simbolo: oltre il linguaggio letterale

    Se Dio non può essere descritto letteralmente, significa che Dio non è reale?

    Molti pensano che un simbolo sia semplicemente qualcosa di meno vero. Una metafora. Un modo poetico di parlare della realtà.

    Ma è davvero così?

    Quando diciamo che Dio è Padre, Pastore, Roccia o Luce del mondo, stiamo usando immagini perché non sappiamo descriverlo meglio? Oppure il linguaggio simbolico è il modo più autentico con cui la fede può parlare di Dio?

    In questo secondo episodio del ciclo dedicato alla crisi del linguaggio religioso entreremo nel pensiero di Paul Tillich, uno dei più importanti teologi protestanti del Novecento.

    Attraverseremo:

    – il fallimento del linguaggio letterale su Dio – il problema dell'antropomorfismo – la differenza tra segno e simbolo – perché il simbolo partecipa alla realtà che indica – Dio come "fondamento dell'essere" – la critica al Dio concepito come un oggetto del mondo – il limite della proposta di Tillich

    Per Tillich il simbolo non serve a nascondere la realtà.

    Serve a renderla accessibile.

    Il linguaggio religioso non funziona come quello della scienza.

    Non descrive Dio come si descrive un pianeta o una molecola.

    Cerca invece di aprire uno spazio attraverso il quale il mistero di Dio possa essere realmente incontrato.

    Forse il problema non è che usiamo troppi simboli.

    Forse il problema è che li prendiamo troppo alla lettera.

    👉 Dio non è un oggetto tra gli altri oggetti del mondo 👉 il linguaggio letterale non è sufficiente per parlare di Dio 👉 un simbolo non è una semplice convenzione, ma partecipa alla realtà che indica 👉 il linguaggio religioso apre una profondità di significato che il linguaggio descrittivo non raggiunge 👉 Tillich propone di comprendere Dio come il fondamento dell'essere 👉 questa prospettiva libera la fede dall'antropomorfismo, ma apre nuove domande sul Dio della Bibbia 👉 resta aperta la questione se il Dio simbolico sia ancora il Dio vivente che parla nella storia

    Questo episodio prosegue il percorso dedicato a una delle grandi domande della teologia contemporanea:

    ha ancora senso parlare di Dio?

    Dopo aver esplorato i limiti del linguaggio con Wittgenstein, scopriamo ora che il problema non è soltanto ciò che possiamo dire.

    È anche il modo in cui le nostre parole rimandano a una realtà che le supera.

    Perché forse Dio non è meno reale delle nostre parole.

    È semplicemente più grande.

    🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta

    📚 In questo episodio: – Paul Tillich – il linguaggio simbolico della fede – simbolo e segno – antropomorfismo – Dio come fondamento dell'essere – il limite del linguaggio letterale – il significato della parola "Dio" oggi – simbolo, fede e verità

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    13 min
  • Bonus · Seminario | Quando la fede cambia forma: crisi, dubbio e ricostruzione della fede

    Che cosa accade quando la fede che ci ha accompagnato per anni non riesce più a contenere ciò che stiamo vivendo? Una crisi di fede significa necessariamente perdere Dio, oppure può diventare l’inizio di una trasformazione?

    In questo episodio bonus di Riflessioni Teologiche ascoltiamo la registrazione integrale del seminario “Quando la fede cambia forma”, dedicato alla trasformazione della fede cristiana adulta.

    Nella prima parte vengono presentate alcune coordinate per comprendere le crisi spirituali e i cambiamenti della fede: il modello dello sviluppo della fede di James Fowler, la distinzione tra Dio e le nostre immagini di Dio, il rapporto tra teologia, psicologia ed esperienza spirituale e il dialogo con prospettive come quelle di Giovanni della Croce e Carl Gustav Jung.

    Nella seconda parte il percorso entra nel concreto attraverso 12 passi per una spiritualità cristiana adulta, articolati nei movimenti di decostruzione, sedimentazione e ricostruzione. Preghiera, grazia, dubbio, vulnerabilità, silenzio di Dio, crisi delle certezze e speranza diventano così luoghi attraverso i quali interrogarsi su una domanda decisiva: che forma può assumere la fede dopo la crisi?

    Un seminario rivolto in particolare a chi sta attraversando una trasformazione della propria spiritualità e sente che continuare a credere come prima non è più possibile, senza per questo voler smettere di credere.

    Davide Galliani · Teologia per una fede adulta

    2 hr 4 min
  • Possiamo ancora parlare di Dio? (L. Wittgenstein) | La crisi del linguaggio religioso 1 di 7

    ✴️ Possiamo ancora parlare di Dio?

    E se il problema della fede contemporanea non fosse anzitutto l'esistenza di Dio, ma il significato delle parole che usiamo per parlarne?

    Per secoli parole come Dio, fede, preghiera, grazia e salvezza hanno abitato il linguaggio delle persone con apparente naturalezza.

    Oggi non è più così.

    Molti non si chiedono soltanto se Dio esista. Si chiedono qualcosa di ancora più radicale:

    quando diciamo “Dio”, stiamo davvero dicendo qualcosa?

    Oppure stiamo utilizzando parole che hanno perso il loro significato?

    In questo primo episodio del nuovo ciclo dedicato alla crisi del linguaggio religioso entreremo nel pensiero di Ludwig Wittgenstein.

    Un filosofo che ha profondamente influenzato il modo in cui il Novecento ha pensato il rapporto tra linguaggio, realtà e verità.

    Attraverseremo:

    – la crisi moderna del linguaggio religioso – il problema della verificabilità – i limiti del linguaggio umano – il celebre “su ciò di cui non si può parlare si deve tacere” – la teoria dei giochi linguistici – la fede come forma di vita – la domanda sulla verità del cristianesimo

    Per Wittgenstein non tutte le parole funzionano allo stesso modo.

    Il linguaggio della scienza descrive fatti.

    Ma il linguaggio della fede, dell'etica, della speranza e del senso della vita potrebbe seguire regole differenti.

    Forse il problema non è che Dio sia diventato meno reale.

    Forse il problema è che continuiamo a cercare di parlare di Dio come se fosse un oggetto da osservare e misurare.

    👉 la crisi della fede contemporanea è anche una crisi del linguaggio 👉 non tutto ciò che è reale può essere detto nello stesso modo 👉 Wittgenstein mostra i limiti del linguaggio descrittivo 👉 il significato di una parola dipende dal suo uso 👉 la fede non è soltanto una teoria sul mondo ma una forma di vita 👉 comprendere il linguaggio religioso richiede comprendere la pratica della fede 👉 resta aperta la domanda sulla verità di ciò che il linguaggio religioso afferma

    Questo episodio inaugura un percorso dedicato a una delle grandi domande della teologia contemporanea:

    ha ancora senso parlare di Dio?

    Una domanda che attraverserà Wittgenstein, Tillich, Jüngel, Ricoeur, Barth e Vattimo.

    Perché forse il problema non è che Dio sia scomparso.

    Forse il problema è che dobbiamo imparare di nuovo a comprendere le parole con cui cerchiamo di nominarlo.

    🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta

    📚 In questo episodio: – Ludwig Wittgenstein – la crisi del linguaggio religioso – il problema della verificabilità – i limiti del linguaggio – il Tractatus – i giochi linguistici – la fede come forma di vita – linguaggio e verità – il significato della parola Dio oggi

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    14 min
  • Bonus · Predicazione | Quando pensiamo di conoscere già Gesù: Marco 6,1-6

    È possibile conoscere Gesù così bene da non riuscire più a riconoscerlo?

    In Marco 6,1-6 Gesù torna a Nazaret, nel luogo in cui è cresciuto. Le persone conoscono la sua famiglia, il suo mestiere, la sua storia. Proprio questa familiarità, però, diventa un ostacolo: il Gesù che hanno davanti non corrisponde più all’immagine che si sono costruiti di lui.

    In questa predicazione riflettiamo sul rischio di trasformare la fede in qualcosa di familiare ma non più vivo, sul rapporto tra incredulità e libertà di Cristo e sulla possibilità che le nostre stesse immagini di Dio finiscano per impedirci di riconoscerlo quando ci viene incontro in modo inatteso.

    Un invito a tornare al testo biblico non per trovare soltanto conferme a ciò che sappiamo già, ma per lasciarci ancora interrogare e sorprendere.

    La registrazione è stata realizzata domenica 30 agosto 2026 presso la Chiesa Evangelica Oikos di Milano.

    Testo biblico: Marco 6,1-6

    Questa è una puntata bonus di Riflessioni Teologiche, dedicata a registrazioni dal vivo di predicazioni, incontri e altri contenuti che possono contribuire al percorso di una teologia per una fede adulta.

    Davide Galliani Teologia per una fede adulta

    Altri podcast, video e contenuti su davidegalliani.it.

    26 min
  • Bonus · Predicazione | Lì dove tutti diventiamo uguali: un'esposizione di Mc 5, 21-43

    Sesta puntata bonus della seconda stagione di Riflessioni Teologiche.

    In questo episodio condivido la registrazione della predicazione che ho tenuto il 19 luglio 2026 presso la Chiesa Oikos di Milano, sul racconto di Marco 5,21-43.

    A differenza delle puntate regolari del podcast, che prendono spesso avvio dal dialogo con la filosofia e la teologia sistematica, questa riflessione nasce direttamente dall'esegesi del testo biblico. Attraverso l'intreccio delle vicende di Giairo e della donna affetta da perdite di sangue, il Vangelo ci invita a guardare al tempo, alla sofferenza, alla speranza e alla presenza di Cristo nelle nostre storie.

    Una predicazione espositiva-esistenziale che prova a mostrare come l'esegesi biblica e la riflessione teologica possano illuminarsi reciprocamente, aiutandoci a leggere la nostra esperienza alla luce dell'annuncio cristiano.

    Buon ascolto.

    Riflessioni Teologiche è il podcast di Davide Galliani, dedicato al dialogo tra fede cristiana, filosofia e teologia contemporanea: alla teologia per una fede adulta.

    🌐 Sito: https://davidegalliani.it 📚 Altri contenuti e percorsi di approfondimento: https://davidegalliani.it

    35 min
  • Dalla notte del silenzio al cristianesimo adulto | Il silenzio di Dio 6 di 6

    ✴️ Dalla notte alla fede adulta

    E se la fede più matura non fosse quella che elimina il silenzio di Dio, ma quella che impara ad attraversarlo?

    Per tutto questo ciclo abbiamo incontrato il silenzio di Dio. Lo abbiamo trovato nei Salmi. Nella notte dell’anima. Nella crisi delle immagini religiose. Nella croce. Nel Sabato Santo. Ma allora resta una domanda. Che cosa rimane della fede quando Dio non risponde più come ci aspettavamo? Molti credenti attraversano momenti in cui le certezze si incrinano. Le parole che prima sembravano solide non bastano più. Le formule religiose perdono forza. Le risposte diventano insufficienti. E proprio qui nasce una domanda decisiva: è la fine della fede? Oppure può essere l’inizio di una fede più adulta?

    In questo sesto e ultimo episodio del ciclo dedicato al silenzio di Dio entreremo nel pensiero di Dietrich Bonhoeffer.

    Un teologo che, dal carcere nazista, ha provato a pensare la fede dentro un mondo che non aveva più bisogno di Dio come spiegazione immediata di ogni cosa.

    Attraverseremo:

    – la crisi delle illusioni religiose

    – il significato del «mondo divenuto adulto»

    – la fede come fiducia senza garanzie

    – la responsabilità come forma concreta della fede

    – il contributo di Bonhoeffer alla teologia contemporanea

    Per Bonhoeffer il problema non è semplicemente l’ateismo. Il problema è che molte immagini religiose non riescono più a parlare all’uomo contemporaneo. Per questo la fede non può limitarsi a difendere vecchie certezze. Deve imparare a vivere anche quando gli appoggi religiosi vengono meno. Non una fede fondata sulla sicurezza. Non una fede costruita sul controllo. Ma una fede capace di affidarsi. Capace di camminare. Capace di assumersi responsabilmente la propria esistenza davanti a Dio.

    👉 il silenzio di Dio può distruggere illusioni religiose senza distruggere la fede

    👉 Bonhoeffer interpreta la modernità come un mondo divenuto adulto

    👉 la fede cristiana non coincide con il possesso di certezze assolute

    👉 fidarsi non significa eliminare il dubbio, ma attraversarlo

    👉 la responsabilità diventa una forma concreta della fede

    👉 la maturità spirituale nasce quando Dio smette di essere un oggetto da possedere

    Questo episodio conclude il ciclo sul silenzio di Dio. Non offrendo una soluzione semplice. Ma proponendo una possibilità. Che la fede adulta non nasca quando il silenzio finisce. Ma quando impariamo a vivere anche dentro il silenzio. Perché forse il contrario della fede non è il dubbio. Forse il contrario della fede è l’illusione di possedere Dio.

    E forse la maturità spirituale comincia proprio quando lasciamo andare questa illusione.

    🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta

    📚 In questo episodio:

    – Dietrich Bonhoeffer e il mondo divenuto adulto

    – la crisi delle illusioni religiose

    – fede e responsabilità

    – fiducia senza garanzie

    – il silenzio di Dio e la maturità spirituale

    – fede adulta e modernità

    – il compimento del percorso sul silenzio di Dio

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    18 min
  • Il silenzio di Dio nella croce (Moltmann) | Il silenzio di Dio 5 di 6

    ✴️ Il silenzio di Dio nella croce

    E se il luogo in cui Dio sembra più assente fosse proprio il luogo in cui il cristianesimo afferma che Dio si è rivelato nel modo più profondo?

    Molti pensano che il silenzio di Dio sia il contrario della fede.

    Pregano. Aspettano. Cercano una risposta.

    E quando quella risposta non arriva, pensano che Dio si sia allontanato.

    Ma il cuore della fede cristiana racconta qualcosa di sorprendente.

    Racconta di Gesù sulla croce.

    Racconta del Figlio di Dio che grida:

    «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»

    Il silenzio di Dio non rimane fuori dal Vangelo.

    Entra nel centro stesso della storia di Gesù.

    In questo quinto episodio del ciclo dedicato al silenzio di Dio entreremo nel cuore della cristologia cristiana e nel pensiero di Jürgen Moltmann.

    Un teologo che ha provato a prendere sul serio una domanda radicale:

    che cosa significa affermare che il Crocifisso è davvero uno della Santa Trinità?

    Questo episodio non cerca di eliminare il mistero del silenzio di Dio.

    Prova piuttosto a guardarlo dal luogo più inatteso.

    La croce.

    Perché forse il cristianesimo non risponde al silenzio di Dio con una teoria.

    Risponde con il Crocifisso.

    E forse proprio lì, dove tutto sembra perduto, si apre una comprensione più profonda della fede.

    🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta

    📚 In questo episodio: – il grido di abbandono di Gesù – la formula «Uno della Trinità ha sofferto nella carne» – il Concilio di Costantinopoli II – Jürgen Moltmann e il Dio crocifisso – il Sabato Santo come categoria teologica – il silenzio di Dio e la fede adulta – croce, sofferenza e speranza cristiana

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    Nota autoriale

    In questo episodio ho richiamato la formula cristologica recepita dal Concilio di Costantinopoli II secondo cui il Crocifisso è «uno della Santa Trinità». Desidero precisare che il mio intento non era offrire una ricostruzione storico-dogmatica dettagliata del concilio, ma sviluppare una riflessione teologica sul silenzio di Dio alla luce della tradizione cristiana e della teologia contemporanea.

    La formulazione conciliare afferma che il soggetto della croce è il Verbo incarnato, uno della Trinità, pur mantenendo la distinzione classica secondo cui la sofferenza e la morte appartengono alla natura umana di Cristo e non alla natura divina in quanto tale.

    Nell'episodio, tuttavia, il dato conciliare viene letto anche alla luce di autori contemporanei come Eberhard Jüngel e Jürgen Moltmann, che si interrogano sulle conseguenze teologiche di questa affermazione per la nostra comprensione di Dio. In questo senso, alcune formulazioni presenti nell'esposizione appartengono più al campo della teologia sistematica contemporanea che alla semplice esposizione della dottrina del VI secolo.

    Si tratta quindi di una rilettura teologica della tradizione, non di una sua ricostruzione storica neutrale. Del resto, ogni teologia vive nel dialogo tra il dato ricevuto e le domande del proprio tempo.

    18 min
  • Il silenzio di Dio come crisi delle immagini | Il silenzio di Dio 4 di 6

    ✴️ Quando Dio tace oltre le nostre immagini

    E se il problema non fosse semplicemente che Dio tace… ma che le parole e le immagini con cui abbiamo imparato a pensarlo non bastano più?

    Molti credenti sperimentano il silenzio di Dio come un'assenza.

    Pregano. Aspettano. Cercano una risposta.

    E quando quella risposta non arriva, pensano che Dio si sia allontanato.

    Ma esiste anche un'altra possibilità.

    Forse il silenzio non nasce sempre perché Dio è assente.

    Forse nasce perché le nostre immagini, le nostre definizioni, le nostre parole su Dio sono diventate troppo piccole per contenere ciò che stiamo vivendo.

    In questo quarto episodio del ciclo dedicato al silenzio di Dio entreremo nel pensiero di Eberhard Jüngel.

    Uno dei più importanti teologi protestanti contemporanei.

    Un autore che ci aiuta a comprendere una verità spesso dimenticata:

    Dio può essere conosciuto, ma non può essere posseduto.

    Attraverseremo:

    – il bisogno umano di parlare di Dio attraverso immagini e metafore – la crisi del linguaggio religioso nelle esperienze di sofferenza – il pensiero di Eberhard Jüngel sul mistero di Dio – il silenzio come eccedenza del mistero e non soltanto come assenza

    Per Jüngel il problema non è che Dio abbia smesso di parlare.

    Il problema è spesso la pretesa umana di racchiudere Dio nelle proprie definizioni.

    Di trasformarlo in un oggetto.

    In una certezza.

    In una spiegazione disponibile.

    E forse proprio qui il silenzio di Dio assume un significato nuovo.

    Non come vuoto.

    Non come abbandono.

    Ma come segno che Dio eccede le nostre parole, le nostre immagini e persino le nostre migliori formulazioni teologiche.

    👉 ogni discorso su Dio utilizza immagini umane 👉 il silenzio può nascere dalla crisi del nostro linguaggio religioso 👉 Dio è sempre più grande delle nostre definizioni 👉 il mistero non coincide necessariamente con l'assenza 👉 una fede adulta accetta i limiti delle proprie parole

    Questo episodio non prova a spiegare il silenzio di Dio una volta per tutte.

    Prova piuttosto a comprendere cosa accade quando le nostre parole diventano insufficienti e il mistero di Dio supera ciò che siamo capaci di dire.

    E forse proprio lì, dove finiscono le nostre spiegazioni, può iniziare una comprensione più profonda della fede.

    🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta

    📚 In questo episodio:

    – Eberhard Jüngel e il linguaggio su Dio

    – immagini, metafore e teologia

    – il limite delle parole religiose

    – il silenzio di Dio nella crisi della fede

    – mistero e trascendenza

    – fede adulta e teologia contemporanea

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    16 min
  • Bonus · Predicazione | La fede come orientamento nel mistero: una rilettura di Ebrei 11

    Che cos'è la fede quando le certezze vacillano?

    In questo quinto episodio bonus della seconda stagione di Riflessioni Teologiche condivido la registrazione di una predicazione espositiva ed esistenziale tenuta il 21 giugno 2026 presso B.Church a Busalla (GE).

    Il testo di riferimento è Ebrei 11, uno dei capitoli più conosciuti del Nuovo Testamento. Attraverso il contesto della Lettera agli Ebrei, l'analisi dei termini greci hypostasis ed elenchos e il percorso dei grandi testimoni della fede ricordati dall'autore, questa riflessione propone una rilettura di un tema centrale dell'esperienza cristiana.

    La fede è davvero certezza?

    Oppure la fede biblica è qualcosa di diverso dalla semplice sicurezza psicologica, dal controllo del futuro o dal possesso anticipato delle promesse di Dio?

    Partendo dalla storia di Abramo, Sara, Mosè e degli altri protagonisti di Ebrei 11, la predicazione esplora il rapporto tra fede, tempo, promessa e compimento, introducendo temi come il "non ancora", il Sabato Santo e la speranza cristiana.

    Una riflessione che dialoga anche con alcune intuizioni della teologia protestante contemporanea, in particolare con Karl Barth e Jürgen Moltmann, per riscoprire la fede non come eliminazione del mistero, ma come orientamento dentro di esso.

    Temi trattati:

    • Introduzione alla Lettera agli Ebrei

    • Ebrei 11 e la definizione della fede

    • Hypostasis ed elenchos

    • Fede, promessa e compimento

    • Il tempo del "non ancora"

    • Il Sabato Santo come categoria teologica

    • Karl Barth e Jürgen Moltmann

    • La fede come orientamento nel mistero

    Riflessioni Teologiche è un podcast dedicato alla teologia evangelica contemporanea, alla storia del cristianesimo e al dialogo tra fede, cultura e vita quotidiana.

    Davide Galliani

    52 min
  • La crisi moderna e il silenzio di Dio | Il silenzio di Dio 3 di 6

    ✴️ Quando Dio smette di funzionare

    E se il problema non fosse semplicemente che Dio tace… ma che certe immagini di Dio non riescono più a parlare all’uomo contemporaneo?

    Per secoli Dio è stato il centro simbolico dell’intero mondo. Dio spiegava il cosmo, la morale, la storia, il significato della vita.

    Ma la modernità ha incrinato questa struttura. Scienza, secolarizzazione, critica filosofica, psicologia moderna: il mondo ha iniziato a funzionare anche senza Dio.

    E allora nasce una domanda radicale: quando la fede entra in crisi, sta davvero crollando Dio… oppure stanno crollando alcune rappresentazioni religiose di Dio?

    In questo terzo episodio del ciclo dedicato al silenzio di Dio entreremo nel pensiero di Ludwig Feuerbach e Friedrich Nietzsche.

    Due autori spesso ridotti a semplici critici della religione, ma che in realtà hanno posto domande profondissime sulla fede moderna, sulle immagini di Dio e sul rapporto tra religione e desiderio umano.

    Attraverseremo: – la religione come proiezione nell’analisi di Feuerbach – il significato reale della “morte di Dio” in Nietzsche – la crisi delle immagini religiose nella modernità – la differenza tra critica della religione e negazione di Dio

    Per Feuerbach il rischio è trasformare Dio in uno specchio dei nostri desideri. Per Nietzsche il problema è ancora più radicale: il mondo moderno continua a usare valori cristiani… dopo aver perso il Dio che li fondava.

    E forse proprio qui il silenzio di Dio assume un significato nuovo. Non solo come assenza. Ma come crisi delle immagini religiose troppo piccole, troppo controllabili, troppo funzionali ai nostri bisogni.

    👉 la modernità non produce solo ateismo

    👉 alcune immagini di Dio possono diventare idolatriche

    👉 la “morte di Dio” è anche una crisi culturale

    👉 il silenzio di Dio può distruggere gli idoli religiosi

    Questo episodio non prova a “difendere Dio” contro la modernità. Prova piuttosto a comprendere cosa accade alla fede quando Dio smette di coincidere con le nostre certezze religiose.

    E forse proprio qui può nascere una fede più adulta: meno centrata sul bisogno di controllo… e più aperta al mistero del Dio vivente.

    🎙 Riflessioni Teologiche | Teologia per una fede adulta

    📚 In questo episodio:

    – Ludwig Feuerbach e la religione come proiezione

    – Friedrich Nietzsche e la morte di Dio

    – crisi della modernità e secolarizzazione

    – immagini religiose e idolatria

    – silenzio di Dio e fede adulta

    – filosofia moderna e teologia contemporanea

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    25 min

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