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Un volo, turbolenze vere (non metaforiche, per una volta), un bambino di cinque anni che consiglia di pensare al gusto di gelato preferito per calmare la paura. E poi, chiudendo gli occhi, la scoperta di quale sia — davvero — il proprio posto felice.
Un racconto su come a volte basti un ricordo, un colore, uno sguardo, per farci atterrare più leggeri di quando siamo partiti.
Romanticast: dove i silenzi contano più delle parole.
Un gesto qualunque — sciogliere i capelli, sistemare una ciocca ribelle — diventa il centro di tutto. C'è una linea invisibile tra chi guarda e chi è guardato, e a volte basta un dettaglio piccolissimo per non riuscire più ad attraversarla.
Un racconto su quel tipo di desiderio che non passa mai all'azione, e su quanto, a volte, il silenzio dica più di ogni parola.
Romanticast: dove i silenzi contano più delle parole.
C'è un momento preciso in cui inizia: un mal di stomaco, una forchetta che gira a vuoto, un like che non dovrebbe significare niente e invece significa tutto.
Questo episodio è una lettera — a chi sta per innamorarsi, a chi lo è già stato, a chi si guarda allo specchio e si chiede se ne sia valsa la pena. Non c'è una risposta facile. Forse non c'è proprio una risposta.
Romanticast: dove i silenzi contano più delle parole.
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