Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Speranza è vivere oggi sapendo che nulla di ciò che è fatto per amore andrà perduto. Mercoledì 3-6-26 9o
    Se non fosse ancora chiaro la prospettiva è la risurrezione! Ma uno si può chiedere, risurrezione, ma che c'entra? Se noi pensiamo alla nostra vita soltanto come a un consumarsi dei giorni e poi una volta finito niente più, abbiamo una tristezza di fondo perché tutto quello che fai è vano, finisce tutto. Attraverso questa domanda finta, è soltanto una domanda che fanno a Gesù per cercare di coglierlo in difetto, per avere di chi accusarlo, Gesù invece molto liberamente ci apre lo scenario di che cos'è la vita, dono di Dio. Lui che è il Dio dei viventi, non dei morti, ricorda l'evento come abbiamo ascoltato di Mosè che è al “roveto ardente” (Es 3) quando gli chiede, vado dagli israeliti ma mi diranno chi ti ha mandato, e lui deve dire il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che erano vissuti centinaia di anni prima, ma come sono morti? No, la morte è semplicemente una porta da attraversare, si entra in una nuova condizione, per questo anche su questa domanda di chi sarà moglie, dice saranno come angeli, annunciatori.
    Adesso si tratta di capire: annunciano che cosa? Qual è la speranza che ci muove nella vita? Oggi volendo proprio rendere grazie al Signore per la vita di Gian Paolo diciamo che lui per lunghi anni ha vissuto questo annuncio semplicemente mettendosi a servizio fuori di casa e in casa, in tutti i rapporti, avendo colto che il servizio era il suo modo di continuare ad annunciare quale speranza aveva nel cuore. Ma alla risurrezione dei morti cosa sarà? Forse oggi possiamo chiederci se la risurrezione fa già parte delle nostre scelte, cioè se vogliamo soltanto irridere il pensiero che ci sarà una ulteriorità, ognuno è libero di fare delle scelte, oppure sentire che in questa promessa, in questo annuncio che ci è stato dato riguardo al senso della nostra vita, tutti quelli che ci hanno preceduto nella vita terrena ora sono in una condizione di vita e di vita nuova. E questo annuncio non è soltanto un motivo di fiducia, di speranza per qualcuno, è l'attesa più profonda del cuore dell'uomo che tu non sia vanificato, reso inutile e scomparire come se niente fosse. Se, come chi ci ha preceduto, rimane nel cuore, nelle scelte, nella tua persona rimane presente, allora forse l'annuncio della risurrezione può costituire anche per noi un motivo di vera scelta.
    Pensate a cosa dice nella prima lettura Paolo a Timoteo. Dice non soltanto di non vergognarsi di dare testimonianza al Signore, né di Paolo che gli ha trasmesso questo e che ora è prigioniero, ma l'invito è di soffrire insieme per il Vangelo. Cioè che quello che stai attraversando fa parte di un annuncio che ha a che fare con il Cristo risorto.
    Cioè nel Vangelo, nella buona notizia, c'è una gioia che attraversa il tempo, i secoli, e già guarda non quello che verrà, quello che ti è già anticipato adesso e tu lo vivi nel tuo servizio. Ti ha anticipato qualcosa che sarà eterno, poi è chiaro arriverà il momento in cui ci sarà pienamente questa realtà, ma adesso ti è anticipato nella gioia. E questo credo e spero che possa essere per ciascuno di noi un vero motivo di riflessione e gratitudine, che qualche d'uno ci abbia anticipato nella vita e nell'amore, possa essere per noi come una strada abbattuta, un vero Angelo che ci indica la strada.
    Lo è stato con le parole, con le scelte della vita, adesso forse lo sarà come un testimone che rimane presente nel nostro cuore. Per questo, come abbiamo detto nel Salmo, a te Signore innalzo la mia preghiera, oggi il cuore sia così, disposto ad alzarsi, a guardare le cose in una luce nuova, una luce che solo se guidati da Lui e da qualche testimone che ci precede, ci aiuterà a non perderci, a non distrarci nelle fatiche della vita, ma ad affrontarle sempre con infinito amore.
    Possa essere per noi oggi una nuova scoperta, una nuova vocazione anche per ciascuno di noi, corrispondere all'amore con cui siamo amati.
    7 min
  • Chi vive di approvazione diventa il riflesso degli altri. Se vivi dell'amore di Dio diventi te stesso e si vedrà. Martedì 2-6-26 9o
    Ci si può avvicinare al Signore in tanti modi, lo sappiamo, ma sarebbe già solo questo interessante. Quali sono le vere motivazioni con cui io mi avvicino al Signore? È soltanto qualcosa di occasionale, di funzionale? È qualcosa di vitale? Beh, forse il modo con cui ci avviciniamo dice che cosa ci muove dentro, ed è per questo che alla domanda fatta con malizia a Gesù nel Vangelo, Gesù risponde con una sapienza che forse non soltanto a quel tempo ma anche adesso può destare non soltanto ammirazione di Lui, ma anche conversione a Lui. Perché la domanda sul pagare le tasse o meno per cercare di coglierlo in fallo a noi oggi può servire veramente per fare un passo diverso.
    Anche a noi oggi chiede il Signore, ma non della moneta, ma di quello che abbiamo dentro il cuore. Tu, di chi porti l'immagine e quali parole hai nel cuore? Tu, perché questo dice davanti a chi stai vivendo, qual è la vita che ti interessa, quale volto hai? Un volto che semplicemente sta cercando di essere accolto da altri, allora cerchi di essere specchio di quello che ti si avvicina, oppure dentro di te hai colto il dono immenso di essere figlio amato, per cui quello che ti interessa è scoprire profondamente il volto di Dio che c'è dentro di te e ritrovare le parole che Lui ha detto a te, trovarle dentro. Perché sinché questo non accade forse non diamo valore a ciò che Dio continuamente vuole donarci e ravvivare nella nostra vita.
    Se abbiamo scoperto qual è il volto di Cristo, non è semplicemente per sapere come girerà il mondo, ma per sentire che quel mondo lì ha a che fare con il tuo mondo interiore, e allora quell'amore che è in Cristo, quella benevolenza che è in Cristo, quelle parole che Cristo dice a te sono vero riferimento per il tuo cuore, sono quelle che tu dici, sono il volto che tu sei pronto a porgere ai tuoi fratelli?
    4 min
  • “Partecipi…” La gratitudine non nasce dal dovere, ma dalla scoperta di un dono. Lunedì 01-06-26 9o
    Parlare oggi di questa parabola di Gesù, i vignaioli omicidi, può sembrare un discorso proprio che non c'entri niente con la nostra vita. Però, se facciamo due conti, la vita che abbiamo da dove viene, chi ce l'ha data? Fosse anche soltanto un regalo di papà e la mamma, sarebbe un po' una fregatura perché sappiamo semplicemente che arriva la fine. Ma, se iniziamo a intravedere che c'è un dono più grande in questo, un dono che ha a che fare con chi ci precede tutti, e ci viene chiesto conto di come hai pensato di viverla? Cosa ne fai di questa vita? Allora, forse diventerà più chiaro che uccidere potrebbe essere buttare fuori dalla vigna, vuol dire forse semplicemente eliminare tutto ciò che per la nostra coscienza ha a che fare con quel dono ricevuto e che chiede semplicemente quel filo di relazione che è intimo a quel dono, ma non nel senso del dovere, devo rendere conto della mia vita, devo.
    Questo potrebbe essere più psicologico. Ma se mi hai fatto un dono di questa vita, verso dove? Cioè a quale frutto porta? Che forse potrebbe essere semplicemente declinato come: l'amore con cui mi hai amato, che amore porta alla mia vita? Dov'è il dono? C'è un dono di cui io sento gratitudine, tanto da dire non come senso del dovere, ribadisco, ma come sovrabbondanza del cuore, sento la gioia di volerlo donare?
    Allora si capisce che forse quei tanti inviati, come se fossero tanti annunci che in vario modo ci sono arrivati, ma noi possiamo averli semplicemente eliminati dalla nostra vita, metodicamente.
    Mi piacerebbe in questo cogliere un aspetto che abbiamo ascoltato nella prima lettura, la seconda lettera di Pietro non si legge spesso, allora vorrei cogliere un aspetto che dice così, egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi affinché per loro mezzo diventiate partecipi, letteralmente (greco: metochoi) compartecipi, cioè sapere che riguardano lui e adesso anche noi partecipi della natura divina.
    Se solo ci fermassimo su questo versetto, partecipi della natura divina, ma non riguarda chissà quando in futuro, riguarda la nostra esistenza, già da prima, adesso e sempre. Questo dovrebbe essere per noi un vero motivo di riflessione perché altrimenti ci riempiamo la vita di un sacco di cose, ma forse per stordirci (e non soffrire di) questa incomprensione che la natura divina ci riguarda. vorrei dire che non sto diventando panteista in questo momento, come se ognuno di noi fosse un dio, partecipe della natura divina, ma piuttosto come quell'elemento che tutti ci rende veramente fratelli, figli, tanto che anche tutto ciò che anche la liturgia fa non è altro che un renderci sempre un po' alla volta, con pochi elementi che però sono parte di un tutto molto più grande, capaci di riconoscere, accogliere e rendere luminosa la nostra esistenza. Partecipi della natura divina!
    A
    llora anziché diventare i persecutori, forse innanzitutto di un dio che pensiamo come uno che venga a toglierci anziché a donarci e poi di relazioni che sentiamo faticose quindi vanno prese un po' con le pinze, perché dobbiamo difenderci, l'essere partecipi della natura divina forse ci aiuterà anche a cogliere ogni giorno come un nuovo dono per acquisire dimestichezza con le grazie che il Signore sta già dando ma che vuole darci sempre più in pienezza e forse di questo abbiamo bisogno di indagare personalmente con sempre maggior interesse: quale dono Dio mi sta facendo oggi?
    7 min
  • Il perdono non cancella la verità. Cancella la distanza. 31-5-26 Trinità A
    Qualcuno sicuramente si sarà chiesto, ma la festa della Santissima Trinità, che c'è da dire oggi? Eh, la Trinità c'è sempre. Vi assicuro che tante grazie ci sono sempre, ma non sempre le cogliamo, non le sappiamo riconoscere e accogliere. Quindi, potremmo dire la stessa cosa, la festa della mamma, la festa del papà, non c'è sempre? Se è vero, tutti i giorni dovremmo averne un po' di riconoscenza e di presenza. La stessa cosa potremmo dirla oggi, perché conoscere Dio da quello che Lui dice di sé, perché noi possiamo dire quello che vogliamo di Lui, ma da dove l'ho imparato, chi te l'ha detto? Piuttosto proviamo a fare un piccolo sforzo di ascolto, di considerazione di quello che è la rivelazione di Dio a noi, di chi è Lui.
    È Lui che ce lo dice. Per questo partirei un attimo dall'attenzione che il libro dell'Esodo fa, proprio sul fatto che Dio si faccia conoscere. Mosè parlava con Dio, posso dire la stessa cosa anche di noi, chi è che non parla con Dio? Sì. Lui parlava faccia a faccia. Diamo un po' che cosa significa questo. Perché il popolo tante volte tentennava, anzi, lì proprio ripetutamente è caduto anche nell'idolatria, pur essendo stato liberato dalla schiavitù. potremmo dire la stessa cosa di noi. Abbiamo ricevuto il battesimo, abbiamo ricevuto i sacramenti, riceviamo il perdono di Dio ogni volta che lo chiediamo, eppure c'è tanta distanza tra il rapporto con Dio a cui siamo chiamati e quello che viviamo. Per questo c'è questa presenza di Dio davanti a Mosè, dice che si ferma in una nube, quindi in una situazione non perfettamente comprensibile, una nube, e presso di Lui proclama il suo nome. Il nome è sempre un segno della presenza, dell'identità. Il Signore passa davanti a Mosè e proclama, il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. Questa è una dichiarazione non soltanto di identità, ma di relazione: Lui ci dice chi è nel rapporto con noi, dice che è misericordioso e pietoso. Mi permetto di dire rispetto a tanti che hanno manifestato un Dio giudice, un Dio sempre lì pronto a prenderti in fallo, un Dio che appena sbagli, tac, chissà cosa mi capita. Se ti dai una martellata sul piede, chissà cosa ti capita? Ti capita che ti farà male la martellata che ti sei data. Perché Dio è misericordioso e pietoso, lento all'ira. Mi piacerebbe dire la stessa cosa di noi, come Suoi figli, misericordiosi, pietosi, che vuol dire che stiamo vicini, siamo intimi, proprio attraverso un amore che sa perdonare ci facciamo intimi gli uni agli altri, lenti all'ira e ricchi di amore e di fedeltà.
    E' come se avessi mangiato, non so, un babà adesso. Senti che gusto che c'ha. E' il gusto del sentirsi da parte di Dio chiamati ad una bellissima intimità e non ad una critica o a un giudizio.
    Cosa che ce l'abbiamo sempre lì, pronte a dire ma adesso che succederà? Succede che Mosè ci dà un suggerimento, come si sta davanti a Dio. Si sta in un atteggiamento non di pretesa, ma di venerazione della sua presenza. Certe volte ci mettiamo sull'attenti semplicemente perché passa, non so, il Presidente della Repubblica, rispettabilissimo, però era il Presidente della Repubblica. Per il Papa c'è gente che (è pronta a fare chissà cosa) certo è il Papa, persone che svolgono dei compiti e dei ruoli e io li ringrazio con il cuore. Ma permettetemi, davanti a Dio, come stiamo adesso, come si sta in chiesa, come si sta nell'atteggiamento della preghiera, della relazione con Dio. Si sta nell'umiltà anche nella richiesta e qui Mosè ce lo dice: Signore, se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi tu cammina in mezzo a noi. Siamo di dura cervice, continuiamo a non capire, ma tu perdona. Tu il nostro peccato mettilo via, facci tua eredità. Questa è una bellissima dichiarazione d'amore. Vorremmo che tu sia sempre in mezzo a noi. Allora, se è vero diventa anche più semplice ascoltare il Vangelo di oggi.
    Vorrei dare semplicemente una nota, perché c'è un'ulteriore dichiarazione di Dio riguardo all'amore che ha per gli uomini. Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, darlo. E il motivo per cui lui dà il Figlio è che si capisce che se dà la cosa più preziosa che ha insieme a quello che è la cosa più grande e più preziosa che ha, ci darà tutto il resto. Non è che ci dà quello ma non ti do nient'altro. Ti do la cosa più preziosa quindi ti do tutto. Ti do me stesso.
    Allora, sembra una bella dichiarazione ma andiamo a vedere perché. Se abbiamo dei dubbi riguardo a che cosa voglia Dio nel rapporto con noi allora fa capire che la presenza del Figlio amato proprio nella natura umana è perché ogni uomo attraverso il Figlio possa iniziare a fare esperienza di che cosa voglia dire essere figli nel rapporto con Dio. Gesù gli dice io sono il Figlio ma tu sei con me.
    Io sono con te perché anche tu viva da figlio. Ecco il dono dello Spirito Santo. E che cosa fa questo dono in noi? Ci aiuta a credere in questo amore.
    Vorrei attualizzare un attimo questa cosa perché credere uno pensa semplicemente e dice sì so che Dio c'è. Attenzione anche il diavolo lo sa che Dio c'è, il diavolo lo sa benissimo. E il diavolo c'è sapete.
    Basta pensare all'ultima volta che hai criticato qualcuno, hai giudicato qualcuno, hai capito cosa vuol dire fare esperienza che il diavolo c'è, c'è. Ogni volta che siccome non ti stanno andando le cose come tu spereresti sei triste, sei deluso, sei arrabbiato, c'è. Ok? Allora, davanti a questo dice che chi crede in lui non è condannato.
    Adesso cercheremo di capire, ma chi non crede è già stato condannato. Da chi? Da chi è stato condannato? Perché non ha creduto nel nome dell'unigenito figlio di Dio. Da chi è stato condannato? E proprio la condanna è un qualche cosa a cui a volte non ci accorgiamo ma ci disponiamo noi stessi.
    Nel momento in cui tu litighi con una persona e poi gli pianti un muro davanti alla faccia e basta, cosa hai fatto? Cos'è? E va proprio capita questa cosa perché rinunciare all'amore con cui siamo amati e perdonati semplicemente perché vuoi avere ragione su qualcuno o su qualcosa, la domanda è ma ti rendi conto? Vale la pena? Veramente desideri questo? E vuol dire non credere all'amore con cui sei amato e è come se uno ti dicesse guarda, tutto l'amore è per te, lo desideri? E tu gli dici sì però lui no, lei no. Perché se c'è lei io non vengo. Vi piace questa proposta? Allora, chi non crede si condanna a questa lontananza che tu impedisci allo spirito di fare della tua vita una comunione.
    Per questo la festa della Santissima Trinità ci fa vedere come all'interno, dentro la vita di Dio c'è questo amore che tutto è capace di armonizzare. Addirittura tu puoi essere in una condizione anche di sofferenze fisiche grandi ma rimanere sempre in pace perché? Perché hai l'amore che ti accompagna all'interno della tua sofferenza. Per cui sembra una situazione di contraddizione assurda ma in realtà non lo è perché nella relazione d'amore tu sei pronto a portare quello che c'è, tutto quello che c'è.
    L'amore che sempre accoglie e perdona Dio misericordioso e pietoso. A quel punto sarà anche l'uomo a immagini di Dio misericordioso e pietoso ed è quello che chiediamo oggi al Signore. Di aiutarci a non sentirci condannati a motivo della nostra poca fede ma a riaprirci a questo amore che crede e che quindi sperimenta proprio le parole che lui ci dice. Il mondo sia salvato per mezzo di lui. Quella parte del mondo che tu porti dentro il cuore e che contraddice a volte la presenza di Dio senti che è salvata. Cioè che l'amore entra lì dentro e trasforma in dolcezza ciò che prima sembrava soltanto durezza e chiusura.
    A questa grazia di Dio rispondiamo con il nostro cuore veramente disponibile alla novità di vita.
    14 min
  • Gesù non ha paura di purificare il Tempio, noi spesso abbiamo paura di lasciarci purificare. Venerdì 29-5-26 8o
    La parola di Dio, come vedete, è sempre immensa, dà nutrimento e spazio per tutta la nostra vita, e proprio partendo da questa espressione della lettera di Pietro, ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio, cioè quello che sei non lo sei solo per te, ricordando che poi la carità copre una moltitudine di peccati, è un'espressione che dovremmo capitalizzarla questa, conservate tra voi una carità fervente perché la carità copre una moltitudine di peccati. Pensate a quante applicazioni possa avere questa espressione, peccati i miei, i peccati degli altri, la carità copre, tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Vi ricordate anche San Paolo ha queste espressioni riguardo alla carità (1Cor 13).
    Io già soltanto su questo mi potrei fermare per dire che forse tutto ciò che non viene dalla fede e dalla carità serve? Sì a dividerci, si presta molto a dividerci, però se viene dalla fede e dalla carità, la fede che sposta le montagne, diceva il Vangelo di oggi, e la carità che tutto copre, direi che non ci saranno mai problemi, cioè i problemi che vengono sono delle opportunità, delle occasioni per dire, bene, mettiamo subito in pratica la fede e la carità. Se non lo facciamo, capite che cos'è il Vangelo di oggi: pensate che botta, Gesù entra, ormai è sera, vede il Tempio, e niente, torna via a Betania. La mattina dopo si avvicina a questo fico non c’è nessun frutto, lo maledice, dopo un attimo è seccato. Va nel Tempio che cosa fa? Continua a maledire? No, semplicemente dice che cosa state facendo, scaccia tutti fuori quelli che stanno facendo altro riguardo a quello che è il Tempio, ed è un segno profetico: Tempio di Dio che siete voi, che cosa sta al centro della vita di ciascuno di noi? Se poco poco facciamo entrare Cristo si capisce che tutto ciò che non ha a che fare realmente con una vita che viene, dono suo, vissuta con amore e con fede, allora ha bisogno di essere veramente purificato, ma guardate che non c'è problema, non lo fai tu, lo fa lui, tu fai entrare lui, ci pensa lui a buttare fuori quello che non c'entra, perché altrimenti iniziano dei volontarismi, delle voglie di fare noi delle cose che facciamo dei danni immensi a noi stessi e agli altri, perché non verranno né dalla fede né dalla carità. Su questo vorrei che ponessimo un attimo di attenzione, altrimenti nella nostra vita chi abita? chi stiamo servendo con la nostra vita? Prima chiediamoci chi e secondo che cosa, di conseguenza, che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo mettendo al centro? Se ci facciamo due domande e proviamo a darci due risposte, tante cose diventeranno luminose e altre scompariranno.
    Tutti i nostri orgogli, permalosità, li mettiamo subito da parte perché si concentra l, è Cristo? L'ho messo fuori per mettere al centro la mia idea, me stesso in questo, queste cose che io penso siano opportune e facciamo i nostri macelli. Lasciamo che veramente Cristo sia al centro del tempio della nostra vita e tutto per noi sarà un mondo. Credo che a quel punto si capisce meglio che i frutti vengono da qui, altrimenti ci saranno soltanto tante tribolazioni che ci ricorderanno che quello che manca è proprio questo.
    Quindi con gratitudine oggi accogliamo queste parole, fonte di vita e di libertà.
    5 min
  • La fede non è avere tutte le risposte, è continuare a chiamare Gesù anche quando gli altri ti dicono che non serve. Giovedì 28-5-26 8o

    Oggi il maestro teologo è un cieco, cieco non vedente, ma sappiamo che la cecità non riguarda semplicemente gli occhi, ma gli occhi del cuore, cioè cosa vede il tuo cuore, la tua intelligenza, il centro della tua persona, che cosa vede? Perché se non riesce a vedere come accade per quest'uomo, giace lungo la strada, nel cammino della vita giace, è fermo lì. D'altronde chi non vede come fa ad andare se nessuno gli indica la strada? Però questa è anche la condizione dell'umanità nel momento in cui pensa di sapere e ripetutamente cade e si fa male. Dopo che ti sei fatto male un po' di volte stai fermo. Quelli che vengono chiamati i blocchi interiori, è bloccato interiormente, cosa possiamo fare? Beh, io dico che questo è veramente un teologo oggi perché fa una professione di fede, e la fa mentre tutti gli dicono taci, che è la cosa ancora più difficile, perché avessi il sostegno degli altri, l'aiuto, allora tu dici, anche se sono un po' incerto, ma gli altri mi aiutano. No, gli altri addirittura gli danno contro. Taci.
    Però, come le vere comprensioni che abbiamo nella fede, anche se qualcuno cerca di farci tacere, non possiamo tacere. Perché nel momento in cui la tua speranza, il Dio della speranza che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo sia con tutti voi, ricordate la preghiera iniziale di oggi nella messa, cioè la speranza ti fa vedere ciò che è invisibile. Però è veramente un motore interiore che ti spinge, tant'è che nel momento in cui continui a gridare e a fare quella professione di fede riconoscendo in Gesù il figlio di Davide, cioè il Messia atteso, Gesù si ferma, chiamatelo, e lui butta via tutto pur di andargli incontro.
    E anche su questo, secondo me, dovremmo fare verifica, perché a volte non siamo capaci di buttare via niente, neanche le robe ormai inutilizzabili. Allora lui il suo mantello, che vuol dire forse l'unica cosa che aveva, il mantello era quello che ti serviva anche per coprirti alla notte, ma vabbè, è anche il segno della sapienza il mantello, però è pronto a buttare via la sua sapienza pur di andare incontro a Gesù che gli fa una sola domanda, cosa vuoi che io faccia per te? Come ti giochi questo Jolly?  Lui ha capito una cosa soltanto, che è il bisogno di vedere, vedere che senso ha la sua vita, vedere che scelte fare. Non so se oggi ci avete pensato, stamattina, ma io cosa desidero veramente? cosa vedo come direzione della mia vita? l'opportunità, e che cosa sono pronto a mettere in gioco per andare in questa direzione? perché questo il Signore lo vede come un atto di fede.
    La tua fede ti ha salvato, è certo che il Signore ci salva, ma ci salva in base alla fede che abbiamo, se non abbiamo fede anche i doni che ci fa noi li lasciamo cadere.  Penso a come tante volte anche il dono di essere un'umanità che potrebbe camminare insieme per un bene comune venga messo da parte perché ci sono altri interessi, e noi per interessi particolari siamo pronti a fare dei danni immensi, anche i capi di Stato oggi hanno delle grandi responsabilità in questo senso. Però noi dovremmo continuare a pregare proprio perché a un certo punto anche i più ciechi facciano un atto di fede e vedano.
    Tant'è che Gesù non gli dice neanche seguimi, è lui che a un certo punto si rende conto e lo segue, subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada, adesso vede davvero.  Allora proprio per fare delle scelte di fede luminose proviamo a ripartire dalla luce che il Signore ha messo già nella nostra vita per farla diventare un atto di fede, non contro gli altri, non perché ho ragione io, no, un atto di fede perché davvero la luce del Signore sia guida ai nostri pensieri, parole, opere e sappiamo veramente viverla nella prospettiva in cui ce la dà, come quell'opportunità di creare nuove strade nelle quali camminare insieme.
    6 min
  • Il problema non è desiderare qualcosa di grande, ma voler essere grandi senza imparare a servire. Mercoledì 27-5-26 8o
    Io vi chiedo solo pochi istanti, però sapete che su queste letture ci sarebbe da respirare a lungo. Un po' come quando uno arriva lì nella pineta, sente il profumo, respira, sente che i polmoni proprio ringraziano. Allora, qui c'è una scuola di vita, partiamo dal Vangelo, una scuola di vita immensa.
    Perché la gara per essere primi di solito porta a delle pugnalate in qua in là, in vario modo. Non entro perché queste le sappiamo già, ma la gara a cui il Signore Gesù ci sta invitando, quella che è la sua vita, l'avete sentito esplicitamente, che il figlio dell'uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Di solito per chi vuole servire non c'è molta coda da fare, molta fila, devi aspettare chissà quanto. Avete presente? Servire è sempre possibile!  Allora la domanda è di che spirito sei, da che cosa sei motivato nelle cose? Perché Noi possiamo partire anche con i migliori auspici di metterci a servizio e poi invece vogliamo fare il nostro regno, vogliamo la nostra gloria. Qualunque sia, non mi interessa.  Qua il Signore dice attento perché ne perdi la gioia, ne perdi la pace, perdi la prospettiva. E guardate, non è che Gesù sta parlando a gente che non va mai a messa, lo sta dicendo ai dodici, all'élite, alla crème, a noi che desideriamo vivere il Vangelo e andiamo a messa tutti i giorni. Casomai uno pensi no, questo lo sta dicendo ad altri: no, a noi.
    Allora, riprendo dalla prima lettera di Pietro perché c'è un'espressione che secondo me è fondamentale per la vita cristiana. Perché dice così Pietro, dopo aver purificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità, già qua diamo una bella scremata, tutti i nostri pensieri ne avanzano poco, l'obbedienza alla verità mette già via un sacco di cose, ma superato questa fase, dice, per amarvi sinceramente come fratelli, vi fa pensare a qualcosa questa espressione? Per amarvi sinceramente come fratelli, è il primo comando che ci ha dato, amare i fratelli, amare il prossimo. Amare, questo è il comando che Dio ci ha dato. Ecco, per amare veramente cosa dobbiamo fare? Amatevi intensamente di vero cuore gli uni agli altri, rigenerati, non da seme corruttibile, che vuol dire da tutti i nostri pensieri, no, ma per mezzo della parola di Dio, viva ed eterna, quindi siamo al posto giusto. La parola di Dio ci dà la luce con cui vedere come stanno veramente le cose. Quando ce la raccontiamo nella nostra testa, la realtà è diversa.
    Allora, io questo ve lo consiglio come un testo di meditazione che purifica il cuore in tanti momenti della vita, ma quando poi ti trovi davanti al fatto che, come i discepoli, anche nella nostra vita, poi ci sono le fatiche relazionali, perché gli altri dieci si arrabbiano con Giacomo e Giovanni che hanno fatto questa richiesta, che vogliono sedersi nella gloria di Gesù a destra e a sinistra, perché si arrabbiano? Perché? Perché loro sì e io no? E io ritorno alla cosa iniziale. Se vuoi servire, partecipi nella vita del Cristo, perché lui è venuto per questo, ma servire non vuol dire avere gloria dagli altri, ma partecipare, permettetemelo, del disprezzo di Dio. Cioè, un Dio che si mette a servire, un Dio crocifisso, non è amato né rispettato.
    Se tu stai nella passione con lui capisci di che sto parlando, se invece cerchi la gloria non capisci, continuerai a non capire. Però non capisci neanche la vita. E non capisci perché dovremmo essere contenti a un certo punto che anche la vita si compie, semplicemente perché è finita le forze e le energie, oppure per avere il vero coronamento.
    Cioè che noi qui stiamo imparando ad amare, ma per arrivare veramente a partecipare dell'amore di Dio in modo pieno. Quindi è anche normale che a un certo punto passiamo le consegne alle nuove generazioni, che di solito le prendono e le mettono da parte, perché dicono vabbè, grazie, adesso però voglio scegliere io. Avete presente, l'abbiamo fatto tutti questi errori. Questo ci riguarda a tutti. A suo tempo diciamo no, adesso devo subire, ma appena possibile… Poi arriviamo noi a fare le stesse cose di prima, riprendiamo effettivamente a fare quello che anche altri hanno fatto prima e a non essere considerati dalle nuove generazioni. E sembra che la cosa rigiri sempre così.
    Beh, scusate la lungaggine, ma qui Gesù dice ma tu vuoi veramente partecipare della mia vita? Bere il calice che io bevo? Essere immerso, battesimo no? Essere immerso nella vita in cui io sono immerso. Perché lui è battezzato nel suo sangue, ha dato la vita. Bene, questo sarà possibile se lo vuoi. Non è detto in modo cruento come Gesù, ma a volte in modo incruento come succede nella vita fraterna. Perché nella vita fraterna chi non soffre vuol dire che sta facendo i fatti suoi. Solo chi ama e continua ad amare sta facendo proprio la volontà di Dio. E in questo abbiamo tutti grandi possibilità.
    7 min
  • La persecuzione a volte viene dal Vangelo che combatte in tuo volerti imporre, e ti libera. Martedì 26-5-26 8o
    Credo possa essere veramente di consolazione oggi ascoltare questo brano del Vangelo, anche aiutati dal testo di Pietro. La prima lettera di Pietro è una bellissima catechesi, sono cinque capitoli che vogliono dare ai nuovi battezzati tutti gli elementi per vivere la vita cristiana. E qui l'invito è appunto a cingere i fianchi della mente, che vuol dire essere obbedienti, perché si è obbedienti con la testa.
    Cingere i fianchi della mente sobri, restando sobri, cioè senza inebriarsi di tante cose che poi ti fanno perdere il lume delle cose che stai facendo, per porre la speranza in quella grazia che il Signore ci darà, ma già ci dà. Ecco perché è così importante questo brano, accanto a questo brano del Vangelo, perché la domanda che fa Pietro, e Pietro probabilmente aveva veramente lasciato non soltanto le reti, le barche, ma anche la famiglia, dice ma noi che abbiamo lasciato tutto, che cosa ne abbiamo? E questa è una domanda che forse può riguardare anche tanti di noi nelle scelte di vita che stiamo facendo. Noi abbiamo probabilmente lasciato tante cose per intraprendere un cammino di fede in cui cerchiamo di seguire il Signore dedicando energie, tempo, cose materiali. E Gesù risponde che chi ha lasciato riceve cento volte tanto sia in rapporti sia in cose materiali, e devo dire che cento non vuol dire semplicemente moltiplicare per cento, cento vuol dire una totalità. Tutto quello che sei, tutto quello che hai, ce l'hai totale insieme a persecuzioni. E mi vorrei fermare un attimo su questo insieme a persecuzioni, che noi spesso pensiamo che siano le persecuzioni di qualcuno che non accetta Cristo, cioè di qualcuno che non vive di fede, qualcuno che ci osteggia per cose, perché proprio è fuori.
    In realtà possono essere proprio quei fratelli e quelle sorelle che ci aiutano a vivere nella persecuzione, cioè nel contrasto tra il mio punto di vista e il loro, mi aiutano veramente a lasciare la mentalità di prima: come figli obbedienti non conformatevi ai desideri di un tempo quando eravate nell'ignoranza, ma come il santo che vi ha chiamati diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto sarete santi perché io sono santo, diceva la 1Pietro. Che vuol dire? Che lasciare la mentalità di prima dove io mi approprio di cose, di situazioni e lì vivo secondo la mentalità di questo mondo.
    Lui dice di lasciarla. Per avere veramente una novità di vita nel Vangelo, nel rapporto con Cristo, nel rapporto con i fratelli, l'altra mentalità in un certo senso è sempre lì, sbisciante come un serpente, si insinua. Allora bisogna dire no, non è roba mia, non sono cose mie.
    Cioè non mi approprio effettivamente nella prospettiva dell'essere nel rapporto con Cristo il cento volte tanto e veramente il sentire la libertà di partecipare del dono che il Signore mi fa, lì dove me lo fa, che non è fatto più di cose ma di quelle relazioni nelle quali tutto ricevo in un modo nuovo. Allora la persecuzione forse potrebbe essere anche un'opportunità, e mi sembra di poterlo dire tante volte. Perché stando dentro la vita cristiana questo si capisce, che man mano che sei veramente in dei rapporti di fede, tante tue presunzioni le devi lasciare, altrimenti la nostra presunzione ci mette l'uno contro l'altra, e lì finisce tutto. Invece il Signore dice guarda con me, cento volte tanto. E questo ti dà la possibilità di capire come la vita eterna è già iniziata. Perché quando vivi così senti che tutto è per te anche se tu non te ne appropri. Lo vivi come se fosse appunto partecipato, ne partecipi anche tu, ma non è roba tua, non sono cose tue, sono cose che comunque hanno a che fare con questo mondo, quindi le lasciamo qua. Ma abbiamo un'appartenenza, è quel rapporto che fa per noi la salvezza, il rapporto con Cristo, come abbiamo ricevuto la vita in Cristo così quella vita in Cristo ci porta avanti, ci fa camminare.
    Così arriveremo alla fine dei nostri giorni, che siano pochi o tanti, non importa, ma arriveremo liberi dalle cose e pieni di Cristo. Il Signore ci conceda di entrare così in questa giornata con una grande gratitudine perché anche oggi ce ne dà la possibilità di essere veramente come Lui, figli amati e pronti a farsi dono.
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  • La cosa più difficile del Vangelo non è capire Dio. È perdonare. Perché il perdono ti fa assomigliare a Lui. Domenica 24-5-26 Pentecoste
    La Pentecoste è sempre una festa particolare, intanto perché non viene mai quando fa freddo, quindi questo è già... Ma la sua bellezza sta proprio nel dirci, in modi diversi, qual è il progetto di Dio. Perché chi in tanti momenti della vita non si è fermato dicendo: ma io sto capendo qual è la volontà di Dio sulla mia vita, qual è il progetto? E potremmo sentire a volte appunto lo smarrimento. Non so, sto facendo bene, non sto facendo bene?
    Il progetto che Dio ha è abbastanza chiaro, almeno in alcuni punti, che se li teniamo uniti ci aiutano molto. Per esempio, Gesù lo stesso giorno in cui è risorto e si presenta ai discepoli dà lo Spirito Santo e dà una missione. Intanto è lo stesso giorno, nel Vangelo di Giovanni è molto chiaro, lo stesso giorno della sua resurrezione dà lo Spirito.
    E qualcuno penserà, ma scusa, la prima lettura, gli Atti degli Apostoli, sono passati 50 giorni. È una contraddizione o ci sta dicendo una stessa realtà in modi diversi? E' importante tenerne conto perché altrimenti a volte andiamo un po' in confusione, in conflitto, boh, come stanno le cose? Giovanni ha questa attenzione, farci capire che il dono dello Spirito del risorto è proprio perché ogni uomo possa avere una certezza nella vita, che la missione che Gesù ha vissuto sulla terra è diventata anche poi una missione per noi, per ciascuno di noi, per ogni battezzato, secondo il suo stato di vita. Ma a tutti ha affidato una missione. Se vi volessi mettere in difficoltà vi chiederei subito qual è, no vii lascio star tranquilli… Poco. Perché la missione è proprio avendo accolto il suo Spirito, questo è proprio il dono del battesimo, già partiamo da lì, c'è questo soffio. Il soffio, spero che vi ricordi quella prima pagina del libro della Genesi, quando Dio crea l'uomo dalla terra e soffia nelle sue narici, cosa soffia? Il suo alito vitale, la sua vita. L'uomo vive della vita di Dio. E mi perdonerete, non è un fatto scientifico, sta narrando come l'esistenza dell'uomo ha a che fare con l'esistenza di Dio. Possiamo in questo riconoscere che non siamo semplicemente degli esseri viventi animali, certo, siamo tutti quanti del genere umano, animali come gli altri, ma abbiamo una particolarità, abbiamo questo soffio che ci rende sua immagine e somiglianza. Cioè se viviamo la nostra immagine e somiglianza sua, possiamo fare quello che fa Lui, cioè, questo è l'insegnamento che ci ha dato soprattutto Gesù, e qui arriverei al Vangelo. Perché Gesù dice che come Lui è stato mandato dal Padre, così ci manda, e ci manda a fare che cosa? A perdonare, perdonare i peccati. Dice mandami a fare un'altra cosa, questa è troppo difficile. No, no, no, è questo che ci caratterizza come partecipi del suo Spirito. Coloro che perdonerete saranno perdonati e coloro a cui non perdonerete, ahimè, non saranno perdonati. Uno potrebbe pensare, questo qua lo mettiamo all'inferno, questo non lo perdono. No, questo si chiama cortocircuito, non significa questo. Perdonare è proprio di Dio, Lui è così.
    Se vivremo anche noi questo mandato, faremo conoscere al mondo chi è Dio. Annunciare chi è Dio lo fai se partecipi alla sua azione, e Lui è colui che ama e perdona. Per questo se a qualcuno non perdoni è come se tu gli stessi negando di conoscere Dio, di fare esperienza di Dio, che perdona.
    Ma vorrei anche dirvi che chi chiude il cuore e non perdona si priva, priva se stesso della vita di Dio, si blocca. Allora, oggi la dinamicità dello spirito, e per questo vorrei fare anche un piccolo accenno alla prima lettura, perché diceva l'autore degli Atti degli Apostoli, pare per tradizione sappiamo che è Luca, l'autore anche del Vangelo di Luca, e lui ci propone un Gesù che per 50 giorni si manifesta ai discepoli. A volte ho pensato ma mi sarebbe piaciuto stare lì 50 giorni con Gesù a fare catechesi tutti i giorni, sai quante cose impari.
    Poi dico ma è un cortocircuito anche questo. Lui ormai ci ha parlato, si è donato non soltanto attraverso la parola e l'Eucaristia, ma si è donato attraverso la Chiesa che ti fa fare esperienza del suo amore e del suo perdono. Sì o no? Guardate che è questo che ci porta ad andare ancora a Messa, perché sennò avremmo finito.
    Se non avessimo conosciuto che Dio è colui che ti ama, che ti riaccoglie sempre, che ti perdona e che ti fa camminare con lui attraverso la Chiesa con tutte le sue imperfezioni, perché la Chiesa ha il suo Spirito ma è fatta da noi, quindi anche dai nostri peccati, allora chiedere al Signore che continui a farci dono del suo spirito, che possiamo fare esperienza del suo amore è quello che ci fa parlare la lingua materna. Veniva detto tutti quanti sentiamo parlare nella nostra lingua nativa, nativa vuol dire quella che ti ha parlato la mamma, e cosa ti diceva la mamma? Quanto sei brutto? O ti diceva amore mio? Quanto sei bello? E ti mangiava di baci? Allora, quell'amore lì è proprio quello di cui abbiamo bisogno per capire chi è Dio. Per questo diciamo che Dio è padre e madre, a somiglianza noi abbiamo dei genitori che ci hanno voluto bene con tutti i loro difetti, ma ci hanno voluto bene, ci hanno messi al mondo, e in questo dare la vita, in quel parlare una lingua diversa, che è la lingua di chi ti ama, ci hanno fatto conoscere già da piccolissimi che questa è la nostra vocazione, siamo chiamati ad essere amati da Dio in un modo totale.
    Per questo anche noi possiamo rinnovare oggi la nostra partecipazione allo Spirito Santo, il nostro battesimo, quello che rinnoviamo in ogni Eucarestia, in ogni appartenenza, situazioni in cui sentiamo che siamo cristiani, siamo suoi, e lui dice io sono tuo. Allora questo è quel fuoco di cui il mondo deve essere acceso, acceso da persone che credano nell'amore con cui Dio li ama e siano pronti, mandati da lui, ad esserne testimoni. Forse oggi si può rinnovare questa Pentecoste, dipende anche da noi se faremo spazio a tanto amore da parte di Dio.
    Il mondo lo desidera, lo attende, anche se contraddice, un po' come se fossimo dei bambini capricciosi che dobbiamo contraddire per vedere che cosa veramente sta a cuore all'altro. E il Signore anche oggi ce lo dice, tu mi stai a cuore, ciascuno di noi, per questo rinnoviamo il nostro sì all'amore con cui Dio ci ama e sentiamo che questa è la missione che anche ci affida nel mondo.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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