Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Maria condivide Gesù che custodisce come dono, non solo per sé. E tu? Giovedì 14-5-26 BV S. Luca
    Cosa può significare per noi questa festa? La Madonna di San Luca a Bologna è un'istituzione, è così importante che forse per tanti versi nel Signore si fa fatica a credere, ma nella Madonna si crede sempre. Pensavo ad una cosa molto concreta per noi, che cosa può significare per noi oggi, non soltanto sapere che abbiamo una Madre in cielo pronta ad accoglierci sempre, ma adesso? Questo come muove, mi piacerebbe dire come com-muove, cioè muove insieme a, come muove insieme all'opera di Maria anche la nostra vita? perché se non ci dice niente, come molte pagine del Vangelo a cui non diamo tanto spazio, cioè disponibilità del cuore, il rischio è che rimaniamo a bocca asciutta. Cioè vorrei che fosse un attimino più chiaro che il Signore non è che ha bisogno di una mano per salvare il mondo, l'ha già fatto lui, è bravo e lo sa cavare benissimo, quindi non abbiate questa preoccupazione. La vera preoccupazione è come posso entrare nella sua azione di salvezza sentendo che questo mi trasforma la vita, mi rende cittadino del cielo e della terra, cioè mi anticipa, e questa è la vita nello Spirito Santo, mi anticipa il dono di quell'amore che sarà pieno quando arriveremo in cielo, ma intanto c'è già. Allora vorrei proprio coglierlo attraverso questo segno che la liturgia ci dona, perché un po' per il motivo per cui la Madonna di San Luca dal colle veniva portata giù in città era chiedere una sua mediazione per un momento, le alluvioni, le piogge torrenziali eccetera, dalle quali non siamo mai scampati del tutto, ma questo chiedere di essere vicina alla nostra vita è stato associato al Vangelo della visitazione. Maria che, ricevuto l'annuncio dell'angelo, non è che inizia a dirsi sulla sua pancia che bello che sei qui con me, stiamo io e te e basta: si mette in movimento! perché la verità della fede non è semplicemente sapere che Dio c'è, ci ama, vuole la nostra salvezza e siamo già tranquilli, è volere entrare nella stessa dinamicità che lo spirito pone, tant'è che noi ci prendiamo cura. Pensate, lo associo semplicemente come flash, quando Maria unge i piedi di Gesù con quest'olio profumatissimo, il Vangelo di Giovanni dice che tutti sono un po' sgomenti, soprattutto Giuda perché teneva la cassa e diceva che potevamo venderlo per fare dei soldi. E lui dice che i poveri li avete sempre con voi, non sempre avete me.
    Questa ricchezza della Chiesa, che sono i poveri, che sono le situazioni di povertà, non pensate semplicemente chi non ha dei soldi, perché anche un'umanità povera ha bisogno di essere soccorsa, una povertà spirituale, una povertà umana, una povertà nelle sue tante espressioni. Bene, guardate che anche questo per noi è un vero appello per dire, bene, se tu hai qualche cosa che puoi condividere, lo fai o no? E questo riguarda anche i nostri beni spirituali, non dobbiamo farci belli davanti a nessuno, si tratta di diventare, come ha fatto Maria, compartecipi di quel dono con chi forse non ce l'ha. Allora, questo dovrebbe almeno aiutarci a mettere a fuoco un aspetto.
    Maria, che accoglie l'annuncio, che accoglie la parola viva di Dio, tanto che Cristo è presente nella sua vita, nella sua esistenza nel grembo, lei subito si mette in movimento per andare ad aiutare questa parente, Elisabetta, che ha saputo che è incinta. Questo muove, addirittura anche Elisabetta diventa una profetessa, ma mi piace pensare che questo può succedere a tutti noi se diamo spazio e credito a Dio che ci parla, cioè alle parole che continua a dirci nello Spirito Santo perché questa parola possa muovere la nostra vita, la nostra vita cristiana sia veramente sorgiva nello Spirito, pullulante, veramente lo possa esprimere in tante azioni. A ciascuno di noi è un po' il compito di mettersi in ascolto, di provare a capire cosa mi sta dicendo il Signore oggi e come sono pronto a condividerlo.
    Perché Maria ha fatto semplicemente così, è la corsa del verbo, il Gesù che portava nel suo grembo e nella sua anima è arrivato a rendere lieta la casa di Elisabetta, avete sentito anche il sussulto di Giovanni nel grembo di Elisabetta che vuol dire che a volte si stabiliscono poi delle comunioni che noi non immaginiamo neanche, ma che lo Spirito attende di voler realizzare proprio attraverso degli atti di fede che ciascuno di noi può concretamente fare. Il Signore ce ne dia la luce e la gioia.
    7 min
  • Dio non costringe i tempi del cuore, li accompagna con misericordia. Mercoledì 13-5-26 6P
    Partirei dalla delicatezza con cui Gesù si rivolge ai discepoli. Ci sono molte cose che vuole dire loro, ma rispetta la loro incapacità a portare i pesi. Penso che tutti abbiate davanti agli occhi qualche immagine degli anni 40, 50, quando anche i bambini molto piccoli li mettevano a lavorare e li caricavano di pesi anche imponenti.
    C'è poco da dire, era un momento difficile, si faceva fare fatica tutti, anche i piccoli. Gesù dice no, riconosce la piccolezza dei discepoli e la rispetta. Ma questo dovrebbe farci un po' veramente porre delle belle domande e delle attenzioni, perché anche noi che sappiamo che Gesù è morto e risorto, siamo stati battezzati, partecipiamo alla messa, ma quanto di questa rivelazione è presente tanto da alimentare le scelte, e dirigere le scelte della nostra vita?
    Vi faccio l'esempio attraverso la prima lettura, che credo sia un esempio veramente luminoso. Paolo, immaginatelo, mentre si aggira per l'areopago e vede statue a tanti tipi di dèi, idoli. Secondo me gli bolliva il sangue nelle vene. Ma ne vede una al Dio ignoto e cavalca la situazione. Quello che voi adorate senza conoscere io ve l'annuncio, e tutti lo ascoltavano. E quindi nella rivelazione arriva a parlare di Gesù fino al fatto che lui è morto ed è risorto.
    Su questo ti ascolteremo un'altra volta, basta, stai esagerando. Guardate che questa cosa è attualissima, anche adesso, oggi tra i cristiani, quando si inizia a parlare di resurrezione chiudono l'orecchio. Cioè finché ci si accontenta di una buona morale, più o meno siamo d'accordo, più o meno, perché su tutto si possono fare delle tare, lo sapete. Ma sulla resurrezione? Ma allora aggiusta un po' il tiro, non parlare di resurrezione, parla di qualcos'altro. No, parla di resurrezione, perché dobbiamo parlare del nostro essere in questo mondo. Gesù lo fa anche con i suoi discepoli, con gradualità ma lo fa.
    Tant'è che poi lì c'è qualche d'uno che aderisce, Dionigi, Damaris e altri di cui non fa il nome. Qualcuno crede e diventa discepolo. Ma guardate come Gesù però accompagna questi discepoli. Dice che quando verrà lo spirito della verità, lo spirito cioè colui che è verità, perché dice l'amore di Dio, vi guiderà a tutta la verità. Perché non farà altro che annunciare quello che ha udito dal padre e dal figlio, cioè lo spirito santo è proprio il sentore dell'amore di Dio che può abitare nella nostra vita. È per questo che dice che annuncerà quello che è proprio di Gesù.
    E noi non smettiamo di annunciare questo, che cos'è proprio di Gesù. Il prenderci così come siamo, amarci davvero così come siamo, non ci dà delle martellate in testa per farci cambiare, però ci dice che cosa lui sceglie e vive, in modo da indicare la strada su cui possiamo mettere anche i nostri piedi. E voi sapete che innanzitutto c'è un amore che è accoglienza e perdono, quello che noi chiamiamo la misericordia di Dio.
    Ci crediamo nella misericordia di Dio? Ma se ci crediamo per noi stessi, come non farla diventare stile di vita? È per questo che possiamo attingere proprio allo Spirito Santo, chiedendo questo dono di poter mettere in pratica, attualizzare, proprio nelle situazioni in cui siamo, quest'amore che è misericordia.
    6 min
  • La salvezza potrebbe essere permettere a Dio di amare attraverso di noi quando cantiamo nella prova? Martedì 12-5-26 6P
    Oggi dovremmo fare proprio come questo carceriere di Filippi, avete sentito la situazione paradossale, vengono presi, bastonati, cacciati nella parte più interna del carcere e loro cosa fanno? Cantano, cantano. Non so voi cosa fate quando siete tribolati, cantate? Loro cantano e questo canto è il vero terremoto, perché è il ribaltamento della situazione.
    Loro che sono dentro prigionieri sono liberi e proprio questo carceriere che sembra avere il potere di tutto, chiede un lume per entrare a vedere come stanno le cose. E noi siamo qui anche noi a chiedere un lume, abbiamo proprio bisogno del lume dello spirito, abbiamo bisogno di entrare nella vita cristiana in un modo diverso dal semplice gestire le cose. E l'atto di fede che porta Paolo e Sila a cantare, tanto che tutti li ascoltavano nel mezzo della notte, quindi nel mezzo della tribolazione, cantare di fede proprio perché il lume ce l'hai dentro.
    Ma a questa situazione il ribaltamento è bellissimo perché non è distruttiva degli altri, ma guardate la domanda che spero ogni tanto vi venga anche nel cuore, perché la domanda del carceriere è signore che cosa devo fare per essere salvato? Che cosa devo fare? Noi pensiamo che la salvezza sia frutto di un qualche strana congerie oppure sentiamo che la salvezza è un dono che Dio vuole farci. Questa domanda è opportuna perché dovremo cercare almeno di non impedirla. Quanto a me, posso impedire che il Signore mi salvi? Adesso sì perché posso usare la mia libertà in un modo diverso e vedete come quest'uomo crede, lui e tutta la sua famiglia sono battezzati, si prende cura dei due apostoli bastonati e gli prepara da mangiare, prepara un banchetto.
    Forse questa è la diversa prospettiva di fede a cui in vari modi nella vita siamo chiamati tutti. Il cambiamento, la conversione è veramente frutto di quel lume con cui guardi le cose in un modo diverso. Lo Spirito Santo ci fa questo dono ed è lo Spirito che il Signore ci manda dal Padre.
    Lui va al Padre e per questo che viene lo Spirito. Lo Spirito Santo continua ad essere il compagno di viaggio di quanti desiderano per mezzo della fede dire di sì al Signore della vita. La resurrezione comincia qua, lo Spirito ci fa vivere una vita diversa già adesso, per questo chiediamolo, non solo diventa consolazione, forse anche, e questa potrebbe essere la vera conversione, il cambiamento da carceriere addirittura a infermiere degli apostoli, si mette a servirli.
    Anche noi possiamo diventare veramente, se guidati dallo Spirito, servi di questa parola e di questa salvezza, ma dobbiamo cercarla, cioè esserne partecipi, esserne attenti. La salvezza non è un frutto di uno strano impegno o dobbiamo conoscere tante altre cose, è proprio permettere allo Spirito di amare attraverso la nostra vita, a quel punto tutto avrà una luce diversa.
    5 min
  • Quando Dio agisce davvero nel cuore, non senti di perdere la libertà, ma di aver finalmente trovato la direzione. Lunedì 11-5-26 6P
    È lo Spirito che dà testimonianza, ma anche noi, dice Gesù, lo Spirito dà testimonianza. Lo Spirito che dice procede dal Padre, avete sentito, sentite in sottofondo le parole del Credo? che procede dal Padre e noi diciamo e dal Figlio, il famoso Filioque, ma adesso non ci entro in questo. Questo dono che il Padre ci dà, che dà testimonianza, ma come funziona? Nulla è a caso, quindi partirei proprio dal viaggio, il secondo viaggio missionario di Paolo, mentre leggevamo questo testo io vedevo questi, i vari luoghi dove siamo passati durante il pellegrinaggio che abbiamo fatto lo scorso marzo in Grecia, proprio tutte quelle città le abbiamo passate tutte, anche lì dove si ritene che ci fosse la casa di Lidia, siamo stati proprio lì. E pensavo come alle parole di Paolo apre il cuore tanto che succede quello che vorremmo che succedesse a tutti noi, e cioè diventa una luce nel cuore, chiede il battesimo, lei e tutta la famiglia. Poi pare che da queste parti ci fossero delle famiglie matriarcali per cui è Lidia che sceglie, tutti quanti si adattano. Ma la cosa meravigliosa è che, non so se avete notato le parole che usano gli Atti degli Apostoli, lei si rende conto di qualcosa e dà veramente fiato a partire da quello che lo Spirito soffia dentro di lei. E questo da che cosa si capisce? E ci costrinse ad accettare, ma non Lidia.
    La vita di fede non fa altro che modellarsi a partire da ciò che lo Spirito soffia. Diventa sempre più chiaro che qualunque cosa ti accada dopo ti va bene, ti costringe in un certo senso ma ti va bene proprio perché senti che c'è lo Spirito che muove, che dirige, che ti fa incontrare, che ti fa fermare. C'è un'azione che è propria di Dio alla quale tu, anziché resistere, collabori.
    A questo punto vorrei che ciascuno di voi si sentisse un po' autorizzato proprio dallo Spirito Santo a dire e a percorrere questo come quel Vangelo che anche oggi il Signore sta scrivendo nella vita attraverso i credenti, attraverso di noi. Perché lo Spirito ancora dia testimonianza, ancora agisca, ancora sia il Signore che muove, che guida, che tocca i cuori, che a volte costringe a fare delle scelte, ma soprattutto che ti persuade al bene e alla verità. E le parole che usano gli atti degli Apostoli sono delle parole non di costrizione, se mi avete giudicata fedele al Signore, che parole di costrizione sono queste? È un desiderio che si muove a partire da quello che lo Spirito sta suscitando in quel momento.
    Per questo il tempo speciale che stiamo vivendo, caratterizzato continuamente da questi riferimenti allo Spirito, è veramente un suggerimento dato ad ogni coscienza che non vuole imporre la propria volontà, ma che vuole lasciarsi persuadere dallo Spirito al bene a dire eccomi Signore, agisci, apri strade, chiudi quelli che non servono, illumina il cammino, si tu la guida della mia vita e io ti seguirò.
    6 min
  • Comandamento indica movimento: vieni nel mio cammino. Non è una catena, ma comunione. Domenica 10-5-26 6P
    Siamo in giorni speciali perché quest'ultimo tempo di Pasqua, tempo pasquale, ha un'insistenza che a volte non capiamo sulla presenza dello Spirito Santo, tant'è che culminerà proprio con la Pentecoste questo tempo e abbiamo bisogno proprio di cogliere il significato di questo perché è molto concreto. Vorrei partire semplicemente da quello che gli Atti degli Apostoli ci pongono davanti. Filippo, che è sceso in queste città della Samaria, predicava Cristo, ma la sua predicazione non sono soltanto parole, parole che trasformano, gesti che rialzano, che guariscono, che fanno uscire da noi gli spiriti impuri perché la genuinità del Vangelo caccia via gli altri spiriti divisivi.
    Questo ci dovrebbe aiutare tante volte a capire che se abbiamo gesti e parole di divisione non è lo Spirito Santo che ci guida, anzi. Quindi attraverso Filippo la notizia arriva a Gerusalemme per cui Pietro e Giovanni scendono in Samaria e pregano proprio lo Spirito Santo perché era evidente, un po' forse come la nostra situazione, abbiamo ricevuto il Battesimo ma spesso viviamo come se lo Spirito Santo non ci fosse. Se avete fatto caso sembra quasi che assomigli alla scelta della Chiesa Cattolica di fare la Cresima non insieme al Battesimo, come fa la Chiesa Orientale, ma in un secondo momento con una maggiore possibilità di decidersi per vivere dello Spirito Santo c'è questa imposizione delle mani.
    Dice che imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo. Il gesto dice qualcosa che dovrebbe aiutarci per fare dei veri passaggi. I passaggi non sono semplicemente ce l'ho, ce l'ho, ce l’ho. I passaggi sono una volta che riceve lo Spirito e perché possa vivere di questo Spirito. Per questo credo che le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci possono guidare a fare veramente anche noi un passaggio perché dice Gesù che lo Spirito viene chiamato “Paraclito”. Uno potrebbe dire traducono tutto quanto dal greco perché questo termine l'hanno lasciato così? Io ho una predilezione per questo termine perché il Paraclito può essere tradotto il difensore, l'avvocato per intenderci, ma anche colui che ti esorta, colui che ti consola, quindi colui che viene dentro di te per farti sentire quello che è proprio dentro di Dio. Per questo dice che rimane presso di voi ma sarà in voi. E allora sarà sì, ma quando? Abbiamo già ricevuto lo Spirito Santo. Ogni volta che facciamo la comunione riceviamo un nuovo dono dello Spirito. Quindi la vita di fiducia nel Signore e nella sua azione passa proprio da questa parola. Una parola che facendola, ascoltandola e accogliendola nel cuore, permette allo Spirito di essere attore con noi nella vita, come Filippo.
    Decidersi per vivere di fede non è semplicemente adesso mi sforzo, non è questa la strada. Io lo penso perché a volte un po' come dei giocatori incalliti che sbagliamo e facciamo sempre le stesse cose, sempre uguali. Ma come si fa a cambiare? Guardate che c'è una scioltezza interiore che nasce proprio dall'ascolto di Dio che ci parla. Per questo Gesù ha questa bellissima espressione che vorrei sottolineare. Lo dice di questo piccolo brano sia all'inizio che alla fine. Se mi amate osserverete i miei comandamenti.
    Comandamenti? Cosa vuol dire la parola comandamenti? Credo che letteralmente in questo caso significhi proprio le indicazioni che sono le mie scelte di vita e siccome vogliamo essere in sintonia con lui quello che ci indica dice aspetta lo voglio fare anch'io. Quindi non considerateli delle imposizioni, perché per imposizione uno regge per un po' poi molla. Invece l'indicazione chiama in ballo la tua libertà. Il decidersi per la comunione con il Signore passa da un'indicazione nella quale tu dici ma anche a me interessa e quindi mi muove, co-mando: io ti indico quello che è il mio cammino per questo vuol dire ti mando a fare questa cosa ma insieme a me. I comandamenti, le indicazioni del Signore sono il modo concreto per essere in comunione con Lui e quindi vivere quello che Lui stesso vive.
    Su questo vi invito a farlo un po' vostro, cioè a meditarlo nel cuore perché Gesù lo specifica subito dopo. Chi accoglie i miei comandi e li osserva questo qui mi ama. Mi ami se entri nel mio in sintonia con me, lasci che queste parole continuino a parlarti nel cuore. Infatti dice non soltanto mi ama ma sarà amato dal Padre mio e anch'io mi manifesterò a Lui. Il Signore si manifesta proprio in quella vita d'amore che scaturisce da questa sequela, da questo ascolto che diventa desiderio, che diventa scelta di vita.
    Ci aiuti il Signore a rendercene conto perché Lui infatti non è più qui come era duemila anni fa ma lo Spirito Santo sì, c'è come duemila anni fa e ancora agisce se glielo permettiamo. Ci sta invitando a usare la nostra libertà, ci indica, ci parla, continua a farlo perché ciascuno liberamente ascolti, accolga e scelga.
    9 min
  • “Non esiste amore più grande di questo.” Era la parola che stavo aspettando? Venerdì 8-5-26 5P
    Pare che qui Gesù raggiunga il top della rivelazione. Pare che qui ci sia la rivelazione massima. Più di così non ce n'è.
    E in questa rivelazione ci dice qualcosa che ciascuno di noi può fare ma ci ha anche avvisati che per riuscirci dobbiamo ripartire dal rapporto con Lui, cioè dall'essergli amici. In quanto amici ci dice il modo per affrontare le cose. Specifica, non servi. Il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi chiamo amici. Perché dico che qui dentro c'è il top della rivelazione? Perché il comando che vuol dire quello che io faccio e che ti invito a fare perché tu sia con me sempre, facendo questo tu sei con me sempre perché questa è la mia vita, bene, il comando ha a che fare, ricordate la rivelazione massima in Gesù Cristo che abbiamo avuto tutti i comandamenti sono raggruppati semplicemente in due per non dire in uno.
    Uno sarebbe ama, due sarebbe ama Dio, ama il prossimo. Tutta la legge sta qui, la legge. Se vuoi la comprensione della legge devi partire da questo. Se metti qualche cosa al posto di questo sei presuntuoso. Pensi di sapere meglio di Dio cos'è bene, ma questo lo lascio alla coscienza di ciascuno, uno può pensare quello che vuole, ce lo permette il Signore, mi metto io a dire che non bisogna fare così, fate quello che volete, ma l'indicazione che ci dà però è esplicita. Ed è un'indicazione che riguarda quello che scegliamo, continuamente.
    Qualunque cosa tu metti in pratica nella tua giornata ha a che fare con questo. Perché? Perché semplicemente tu dici vado a lavorare, ma perché? Faccio da mangiare, pulisco la casa, ma perché? Ma per chi? Uno lo può fare per sé e basta, sarà contento per conto suo. Uno lo può fare in un rapporto d'amore e sarà contento molto di più.
    Guardate che potremmo addirittura dire che questo comandamento riguarda la vita di Gesù come lui ha inteso la sua vita e l'ha vissuta. Mi spiego meglio, spero. Gesù dice: nessuno ha un amore più grande di questo. Cioè, questo è la rivelazione. Lui dice, non esiste amore più grande di questo. Qual è l'amore? Dare la sua vita per i propri amici.
    Cosa ha fatto Gesù? Ha dato la vita per l'umanità intera. E ci dice con questo che lui si pone verso di noi e ci invita ad essere amico. Amico, (mi piacerebbe dire un po' sulla scia delle donne della Bibbia, no?) L'amico è un altro te stesso, è uno per cui sei pronto a dare la vita.
    Amico non è uno ciao ciao per strada, quello al massimo è un conoscente. Amico è uno che è di casa per te. In questa rivelazione ci permette di capire umanamente quello che sarà la vita eterna. Di capirlo secondo i nostri criteri, secondo le nostre sensibilità. Tanto che mi verrebbe da specificare: se uno non ha un amico, metta in gioco tutto ciò che è e tutto ciò che ha pur di trovarlo, perché ne va della sua vita. Gesù l'ha fatto anche quando un amico l'ha tradito.
    Amico per questo sei qui, ricorderete nel Getsemani. Bene, è l'amico a cui ha dato il boccone, è l'amico per cui ha dato la vita. Adesso quell'amico, se volete, siamo ciascuno di noi. Tanto che possiamo partecipare all'Eucarestia e lui ci dà il boccone che è lui stesso. Chi mangia me vivrà per me. Sentiamoci chiamati così: Amico partecipe della vita di Cristo perché non sono più io che vivo ma Cristo vive in me, dice San Paolo nella Lettera ai Galati. Cioè questa esperienza che a un certo punto Paolo sente nella sua vita è perché ha dilatato così profondamente il suo cuore, che vuol dire pensieri, sentimenti, scelte, l'intelligenza stessa della sua vita è diventata essere amico di Cristo per l'umanità. Forse se ci fermeremo un pochettino su questo ritroveremo qualunque sia la nostra situazione di vita il vero senso per cui vivere ancora.
    8 min
  • Pregare è come lasciare accesa dentro di te una luce che il buio prova continuamente a spegnere. Giovedì 7-5-26 5P
    Questi giorni di rivelazione di ciò che è proprio di Dio, perché entrare nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni è entrare in una contemplazione e anche in un'esperienza. Partiva ieri dicendo io sono la vita e voi i tralci… state attaccati… se vi staccate vi seccate. Direi che sia un ragionamento comprensibile da tutti, ma è una premessa fondamentale per quello che voleva dirci poi dopo.
    E oggi stiamo arrivando proprio a questo cuore. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi, rimanete nel mio amore. Allora, dalla vita ai tralci, al rapporto che lui ha con il Padre e che noi abbiamo con lui. Ed è importante anche capire come fare, perché del Signore non abbiamo un'esperienza così quotidiana, andiamo dal panettiere, andiamo in chiesa, lo troviamo lì. Come si fa a stare in rapporto con il Signore? Come ne faccio esperienza? E qui ce lo dice: se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore. Allora dici ma devo osservare degli ordini? No, i comandamenti del Signore sono le cose che lui vive e che ci comunica, ci comunica quello che ha a cuore, come fa un padre e una madre. Alla fine possiamo pensare che tutto quello che ci dicano sia sbagliato, perché? Perché voglio fare di testa mia, non so se avete presente quella fase della vita. Ma sono le persone sulla terra che più ti amano e non diranno mai niente contro di te. Lo stesso fa il Signore. Ci dice che il modo proprio di amare è quello di muoversi sulla sua scia, mettere i piedi dove li ha messi lui. Addirittura lasciarsi crocifiggere per amore è possibile soltanto se hai fatto esperienza che l'amore di Dio è un amore invincibile, cioè tu lo puoi crocifiggere ma continuerà ad amarti. E se siamo in chiesa è solo per questo. Siamo qui perché tutte le fatiche e le croci della vita, più tutte quelle che abbiamo aggiunto ciascuno di noi perché siamo bravissimi ad aggiungerne delle altre, il Signore le accoglie e le trasforma in ulteriore amore. Cioè non ti amo perché sei bravo, ti amo perché ho scelto d’amarti. Quindi qualunque cosa tu abbia fatto, anche di male, anche contro di lui, si va a infrangere contro la scelta dell'amore fedele di Dio.
    Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Quindi per chi pensi eventualmente che ci stia fregando, qui c'è la dichiarazione perfetta e piena che la volontà di Dio per noi è introdurci nella sua gioia. E questo accade, può cadere già adesso, ma sicuramente accadrà. Accadrà vorrei dire se glielo permettiamo già adesso. Il sapere che non c'è nulla che possa spegnere l'amore, anzi che proprio questa volontà di Dio per noi è darci il suo Santo Spirito, per questo continuiamo a meditare la sua Parola, per questo celebriamo l'Eucaristia, questo dovrebbe accendere dentro il cuore di ciascuno di noi quella luce di speranza che per quanto potrà succederci di tutto nella vita, dolori di ogni genere, davanti a questo fatto recupereremo sempre luce e forza e la gioia del Signore si compirà. Ci prenderà per mano anche nei momenti più bui, in altri momenti ci prenderà sulle sue spalle e ci porterà, però una cosa è certa, lui non ci abbandonerà mai.
    6 min
  • Non tutto ciò che cresce è frutto. Non tutto ciò che viene tolto è perdita. Mercoledì 6-5-26 5P
    Da una parte si parla di circoncisione, dall'altra di potature. È una giornata un po' particolare questa. La circoncisione era il segno dell'alleanza.
    Che cosa succede all'interno della Chiesa nel momento in cui c'è qualcuno che dice no, dobbiamo fare la circoncisione, dobbiamo rispettare tutta la legge, l'alleanza. E avete sentito che Paolo e Barnaba dicono no! C'è una novità, perché adesso l'unico che taglia è Gesù Cristo, non altre mani. Cioè avete sentito come nel Vangelo dice rimanete in me, poi ci saranno le potature, ma non ti preoccupare, ci penso io. Saranno delle potature perché possa portare più frutto.
    Il vero impegno è rimanere in Cristo. Tant'è che quando raccontano quello che stava accadendo a motivo di Cristo, avete sentito come la conversione dei pagani sia motivo di grande gioia per tutti i fratelli. Io non so se questa gioia ci appartiene, perché al momento attuale mi sembra che per lo più ognuno pensi per sé, alla sua spiritualità io, io, io, che è tutt'altra cosa rispetto al Vangelo e alla vita della Chiesa.
    Ogni volta che ci sono delle singolarità bisogna piuttosto temere, perché forse c'è un'operazione diversa rispetto a quella che proprio compie il Cristo, dove l'invito è a rimanere in Lui. Allora se così sarà, se rimanete in me le mie parole rimangono in voi, che vuol dire se avrete a cuore quello che ho a cuore io, chiedete quello che volete e vi sarà dato. Siccome è questo che dà gloria a Dio, che il rimanere per noi in Cristo vuol dire lasciare che lo Spirito porti dei frutti nella nostra vita, la cosa che dobbiamo verificare è come sto attaccato a Cristo, come appartengo alla Chiesa, perché a volte abbiamo un'idea di Chiesa molto divisiva, che non è quella di Cristo.
    Allora lo chiediamo a Lui, come grazia dello Spirito, diventare discepoli per noi significhi questo, lasciare che Lui operi potature dove è opportuno nella nostra vita, ma che ci custodisca perché il suo Spirito possa veramente dare frutti nella sua Chiesa di cui ciascuno di noi fa parte.
    4 min
  • Non è la morte che inquieta davvero, ma una vita senza senso: sentirsi soli mentre si vive. Martedì 5-5-26 5P
    I momenti dei saluti sono quelli più tribolati, sempre, soprattutto se la nostra fiducia parte dai nostri mezzi e non dal fatto che il Signore apre la strada. Per questo, quando Gesù dice che Lui ci lascia una pace che non è la pace di questo mondo, sarebbe meglio che approfondissimo. Qual è la pace che mi dà il Cristo? Perché questo mondo nasconde, dietro alla parola pace, una specie di ricerca di sicurezza e motiva in questo desiderio e bisogno di sicurezza per avere pace, per esempio, il riarmo, che è l'assurdo.
    La pace che ci dà il Cristo, invece, è un'altra pace che sa attraversare tutte le situazioni perché parte da una relazione. Lui sta compiendo le opere che il Padre gli ha affidato. La vera pace deriva da questa relazione che parte da Dio, è fedele, e il Padre dice che è più grande di me. Sembra quasi che ci voglia dire proprio da un uomo come noi che possiamo trovare una protezione nel Padre, un po' come i bambini piccoli, no? Il mio papà è più grande, per cui se vado nei guai mi salva lui, un po' così. Ma lo dice perché l'umanità intera abbia nelle parole del Padre, non devo fare così. E si capisce anche da questa espressione finale del Vangelo, dove Gesù dice bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e come il Padre mi ha comandato così io agisco. Ma cosa vuol dire mi ha comandato, me l'ha imposto? No, nient'altro che dire andiamo da questa parte qui. E il comando è un'indicazione di chi sta vivendo in un modo e tu scegli di fare come fa lui. Non è un'imposizione, è una disposizione, si dispone così e il figlio si dispone come il Padre. A partire da questa relazione tu trovi veramente pace, perché l'inquietudine più grande che dovrebbe toccarci non è il fatto che si muoia, perché non so se ve l'hanno detto, passiamo tutti da là. Ma la vera inquietudine è la solitudine in questo, cioè il sentire che questo non ha senso e che la vita non ha senso. Invece, come avevo detto poco prima, vado a prepararvi un posto dove vado io, sarete anche voi e c'è indicato la via.
    Proprio la sua via, che è una vita filiale, è una via aperta a tutti, questo dovrebbe rincuorarci tanto. Il Signore l'ha percorsa e se lo prendessimo sul serio tante cose smetterebbero di essere motivo di inquietudine, ma diventerebbero veramente pace. Un po' questa amicizia che ha voluto stabilire con noi.
    Non si impone né ci impone, semplicemente dice così, tanto su di Lui il male non ha potere, ma neanche su di noi nel momento in cui camminiamo con lo stesso spirito. Per questo lì dove invece stiamo coltivando divisioni e polemiche è lì che dobbiamo lavorare. Proprio nella prospettiva del Cristo, colui che viene ad essere pace con il dono di sé.
    Chiediamo quindi al Signore di sapere entrare così, un po' come hanno fatto i discepoli, abbiamo sentito negli atti degli Apostoli poco fa, loro ripercorrono anche i vari luoghi dove sono andati ad annunciare il Vangelo per confermare quella parola che già avevano donato. Perché abbiamo bisogno di essere tutti ritrovati, confermati in quella parola, una parola che ci congiunge, ci mette in comunione con il Padre e tra di noi.
    6 min
  • Non manca Dio a manifestare il suo amore, siamo noi che spesso manchiamo di interesse. Lunedì 4-5-26 5P
    Guardate come Gesù oggi, nel brano del Vangelo, vada un po' a sfatare quella che è una tentazione che spesso abbiamo, cioè “se lui manifesta chiaramente che è lui, è il Signore, a quel punto io credo”. Ne siete proprio sicuri? Perché dico che va a sfatare quest'idea? Perché in questo non c'è una libertà che possa essere espressa, c'è una costrizione e voi sapete che nelle costrizioni non stiamo mai bene, anzi, troveremo sicuramente qualche altro motivo per dire no. Perché il modo con cui veramente si può stare a largo nelle relazioni è la fiducia e l'amore.
    E allora Gesù spiega a uno dei dodici, si chiamava Giuda, ma il Vangelo sottolinea, non l’Iscariota, l'altro Giuda, Giuda Taddeo, quello per cui facciamo festa alla fine di ottobre. Ma come mai non ti manifesti al mondo ma solo a noi? E lui lo dice perché voi mi amate. Le cose, quelle veramente preziose, si capiscono sempre all'interno dei rapporti d'amore. Fuori dal rapporto d'amore. Insomma, alla fine sentiresti soltanto una coercizione, una costrizione, ma tante volte c'è proprio il nostro disinteresse. Guardate che questo ci dovrebbe interpellare profondamente perché all'interno di quello che noi spesso intendiamo per fede è una specie di contenuto o ideale o anche scientifico, gnoseologico, cioè come se fosse una conoscenza davanti alla quale tu non ti puoi sottrarre.
    Ma moltissima gente vive senza nessuna idea su Dio perché gli basta la propria vita biologica, le proprie relazioni e punto. Sapendo che a un certo punto finisce il gioco, come veniva fuori nei giochi elettronici, game over, basta, senza nessuna attesa e speranza. Noi siamo quelli che hanno un'attesa e una speranza a partire da che cosa? Da un amore che ci ha preceduto, da una rivelazione che ci ha fatto conoscere il Signore, non soltanto che non siamo nati per caso, ma che c'è su ciascuno di noi un'attesa infinita perché vuole essere lui il testimone che come è morto e risorto, così ciascuno di noi entra nella relazione con il Padre attraverso di lui nello Spirito Santo, Spirito Paraclito viene sottolineato oggi nel Vangelo. è una parola greca che uno forse non sa neanche cosa significa, paraclito, vuol dire che consola, che esorta, che ci difende. Il paraclito è anche l'avvocato, visto che ci sono degli avvocati presenti, l'avvocato, cioè colui che ci difende, ma ci difende da che cosa? Dalla disperazione, dal pensare che non possiamo sperare niente di buono nella vita. E questo cosa fa il Signore? Nella relazione che abbiamo con lui, se appunto al suo amore consentiamo, sentiamo che all'interno di questa relazione cresce questa presenza d'amore che consola, esorta, difende, illumina, ci rende sempre più figli amati, proprio come lui.
    In questo chiediamo anche noi del Signore di crescere in questa relazione, perché il nostro non sia un costrutto di idee, ma sia una forza d'amore che ci attrae, che ci motiva e che ci porta a compimento.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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