Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Esercizio pratico di oggi: ascolta qualcuno senza anticipare mentalmente la risposta. Sembra banale ma prova. Venerdì 1-5-26 S. Giuseppe
    E' particolarmente stimolante per me oggi ascoltare la parola perché è così esplicito e manifesto che anche le domande che questa gente si fa non sono domande, anche se c'è il punto interrogativo alla fine, non sono domande, sono presunzioni. E dove ci sono delle presunzioni agli altri non diamo spazio, glielo chiudiamo. Fateci caso, tutti abbiamo delle relazioni dove abbiamo conoscenze e familiarità.
    Se abbiamo relazione con l'altro solo a partire da quello che io so già, all'altro non gli do possibilità di fare altro che quello che ho già pensato. Ma il Signore con noi come fa? Perché anche lui vi avrebbe potuto dire, lì sono già prevenuti, non ci vado. Avrebbe fatto come facciamo noi, ma lui non fa così.
    Allora oggi vorrei cogliere questo come una proposta, come un regalo ulteriore a quello che noi viviamo sia nel rapporto con lui che nel rapporto con gli altri. Perché le domande possano essere veramente domande e perché le presunzioni possono diventare una storia che mi sta al passato, cioè mi sta dietro, non mi sta davanti, cioè non mi impedisce di accogliere l'altro e di accogliere Dio. Altrimenti lo scandalo rimane e lo scandalo, che vuol dire l'inciampo, che abbiamo forse sperimentato tante volte, è quello che ci impedisce di procedere, quello ci fa cadere.
    Allora l'unica cosa vera alla fine di tutte quelle domande è da dove gli vengono tutte queste cose. Questa è una vera domanda e questa la vorrei proporre anche a ciascuno di noi. Nella nostra vita diamo la possibilità a Dio di fare cose nuove o deve fare soltanto le cose che abbiamo già pensato noi? Perché questo sarà motivo della differenza se avere rapporto con Dio o soltanto chiedere a Dio di fare la nostra volontà. Però a quel punto faremo fatica a dire anche il Padre Nostro, che è la preghiera che Gesù ci ha consegnato proprio in ordine alla nostra libertà. È la possibilità di vivere da figli, quando pregate di te così, se volete vivere da figli, altrimenti... Beh, oggi sento questa come una grande opportunità vera, una nuova opportunità che il Signore mi dà e la dà a tutti noi. Gesù nella nostra incredulità rimane bloccato, lo possiamo impedire, ma nella nostra fede è lì che nascono le cose nuove.
    Quindi abbiamo davanti nuove occasioni, nuove opportunità per vedere come la Sua grazia nella nostra vita fa veramente cose nuove.
    5 min
  • Non tutto quello che ti è successo viene da Dio. Ma Dio può passare anche da lì. Giovedì 30-4-26 4P
    E' sempre una scuola di vita la Parola, perché, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, il modo di rileggere anche i fatti che sono successi con una prospettiva di fede ti porta a reinterpretare le situazioni e a leggerle come un'occasione di incontro con Dio, di custodia da parte di Dio, di promozione, di correzione. Insomma, rimettersi anche davanti ai fatti con una prospettiva di fede ti cambia il modo di starci. Prima questione, lo stiamo facendo? Cioè, quando Paolo rilegge gli eventi di Israele e diventa in questo modo un maestro, ci insegna, lo fa come l'ha fatto lì dove erano a Gerusalemme, a Perge, in tutti questi luoghi in cui lui è passato, diventando per ogni comunità veramente un padre nella fede. Ma quello che è stato allora continua ad essere per noi un motivo di rigenerazione nella fede? Questa lettura della storia la facciamo anche nella nostra storia? Perché a volte mi verrebbe da dire che questo lo possiamo fare in un modo anche fin troppo sfrontato, esagerato, perché Dio non è un Dio che distrugge i popoli. Quando la lettura degli eventi del popolo, questi sette popoli che sono stati scacciati davanti a Israele, mi sembra una lettura a volte faziosa, cioè condizionata da un fatto: Israele si è conquistato questa terra e dice Dio mi ha dato questa terra. Quindi potremmo anche rileggere un atto di forza e di prepotenza, mi sembra che ci sia un presidente che faccia delle cose del genere in questo periodo, anche più di uno, come una lettura della storia guidata da Dio. Ma io vorrei andare anche oltre questo, perché il fatto che Gesù Cristo, e il Vangelo di oggi comincia proprio ricordando che dopo che ebbe lavato i piedi, cioè dopo che lui si è fatto servo e strumento della salvezza dell'umanità, ricorda che un buon discepolo non è più del maestro, ma un buon discepolo è quello che fa come fa il suo maestro, cioè si mette a servire, a dare la vita. A quel punto forse il nostro modo di reinterpretare gli eventi della storia, passata, presente e anche futura, non parte più da una supremazia sugli altri, su un affermare se stesso sugli altri, ma piuttosto dire come posso essere discepolo di questo maestro qua? Perché questo non va in contraddizione con quello che ha fatto Paolo, spero che ci capiamo bene, ma se Paolo rivede nella storia di questo popolo comunque una scelta o una elezione da parte di Dio, è sempre nella prospettiva di una piena rivelazione di chi è questo Dio nella persona di Gesù Cristo, questo riguarda a ciascuno personalmente, perché per essere veramente discepoli di questo maestro, colui che continua ad essere quello che lava i piedi a chi alza contro di lui il suo calcagno, a chi dà il boccone preferito e gli lava i piedi che è lo stesso che lo tradirà. Allora a me interpella questo sia come cristiano sia come pastore, perché che tipo di Gesù Cristo, di salvezza e di salvatore abbiamo davanti? Qual è la salvezza nella quale il Signore Gesù ci sta introducendo? È una salvezza di imporsi sugli altri o una salvezza che parte da un amore che si mette a servizio? Da questo ci sarà una scelta di campo decisiva, perché il modo di stare con gli altri dipenderà da come sappiamo, riconosciamo e serviamo il Signore, colui che viene anche oggi come il servo di tutti, come colui che ci lava i piedi, ci perdona, colui che diventa il nostro pane, il motivo stesso della nostra vita, perché anche noi possiamo amare come lui ha scelto di farlo, anche davanti ad un esplicito e riconosciuto tradimento. Ma a questo Signore oggi diamo credito?
    7 min
  • Dio non ha bisogno della tua perfezione, ma forse della tua piccolezza sì! Mercoledì 29-4-26 S. Caterina
    La piccolezza, spesso temuta, perché anche chi è più piccolo cerca di alzare la voce per farsi sentire da chi è più grosso, più grande, la piccolezza è una cifra a cui tutta la rivelazione fa riferimento. Forse ricorderete per esempio Davide, era il più piccolo dei suoi fratelli, basso di statura, però aveva begli occhi. Allora, la grandezza di Davide non è la sua statura come Saul, il re che lo precede, ma è il suo sapersi prendere cura.
    Prendo questo come aiuto per comprendere meglio anche attraverso la persona di Caterina da Siena, illetterata, eppure capace di richiamare con grande intensità, quindi con una forza che non è semplicemente una forza umana, una forza che le viene proprio dal coraggio della fede, di richiamare anche il Papa dalla sua cattività avignonese, dalla sua fuga, la ricerca di protezione umana, lo riporta, lo invita a vivere la sua responsabilità. E qui spero che il Vangelo ci possa essere veramente d'aiuto, perché in un momento, chiamiamolo di difficoltà, nel ministero che stava svolgendo Gesù nel suo essere annunciatore, profeta, si stava vivendo un momento di crisi, c'è questa preghiera, questa esultanza nello Spirito, questa benedizione al Padre, perché ai piccoli, non ai dotti e  ai sapienti di questo mondo, dà di comprendere la sua volontà, quello che sta compiendo, dà di comprendere qualcosa di più profondo. Per questo l'invito che è rivolto a tutti, perché ogni tanto poi ci accorgiamo che siamo piccoli, non sempre, ogni tanto però ce l'accorgiamo, la nostra piccolezza, la nostra incapacità in alcuni momenti ci è evidente. Bene, quel momento può essere la scintilla giusta per ascoltare questo invito, venite a me, venite a me, perché ogni stanchezza, oppressione, ogni difficoltà possa trovare il giusto ristoro, che non è la pacchetta sulla spalla dai tanto poi passa. Il ristoro è proprio il vedere nello spirito come non è né la tua forza né la tua capacità a cambiare la sorte degli eventi, ma è una grande fiducia sapendo che il Padre è sempre presente ed è questo che ci fa sentire anche insieme a Gesù, con lo stesso giogo di Gesù, che a differenza dei gioghi umani, delle oppressioni, il giogo di Gesù è vivere con amore anche ciò che sarebbe soltanto fatica, metterci l'amore con cui siamo amati ed è quello che chiediamo al Signore, perché in ogni nostro servizio, in ogni attività possiamo sempre rendere Lui il vero protagonista del nostro cuore, della nostra relazione e quindi anche della nostra salvezza.
    5 min
  • La fede vissuta è forza contagiosa, perché non obbliga, ma affascina. Martedì 28-4-26 4P
    Se la fede fosse soltanto un'idea da comunicare, vi dico una cosa, la sapete, abbiamo già la fede, senza che comporti nient'altro che una conoscenza, un dato da riconoscere, la fede sarebbe qualcosa di molto semplice. Informazione pubblicitaria, più o meno: Sappiamo che è successo questo. Ma può bastare? Per cambiarci la vita non basta sapere una cosa, si tratta proprio di viverla, di farla propria, che entri nelle scelte, nelle decisioni.
    E le due letture di oggi ce ne danno proprio una chiara immagine, non so se avete notato, e ci può essere anche del desiderio da parte di questa gente che chiede a Gesù non tenerci nell'incertezza. E su questo vi invito a riflettere perché su tante cose nella nostra vita rimaniamo incerti e lì diventa difficile e vorremmo qualcuno che in un certo senso ci forzasse un po' la mano con una cosa che è proprio evidente da far superare quel momento di stallo. E invece Gesù dice io ve l'ho detto ma voi non credete, cioè non mi date fiducia tanto da cambiare, vuol dire da iniziare a vivere questa verità. Pensate questo nella prima lettura che sembra quasi un po' simpatica l'espressione con cui dice, guarda, questi sono stati dispersi, quindi una situazione di persecuzione, un dramma. E invece in questa situazione di dispersione si inizia a trasmettere con la vita il fatto di Gesù. Trasmettere con la vita vuol dire che ne fai il motivo delle tue scelte, rientra il tuo modo di rapportarti con gli altri, il tuo modo di lavorare, il tuo modo di essere famiglia, ha a che fare con il fatto che Gesù veramente è morto ed è risorto, è vivo, e noi siamo in cammino verso il suo regno. Se questo non è soltanto una conoscenza di un dato, un'informazione, oggi funziona molto, le notizie sono informazioni, ma se a quell'informazione tu cambi la tua vita e qualcuno lo fa, anche straniero, non aveva la tradizione delle scritture, era di lingua greca, tanta gente inizia a dire ma vogliamo vivere così, cioè questo vogliamo che faccia parte della nostra vita. E qui c'è un po' un appello: ma tu di che cosa ti stai facendo testimone con la tua vita? A che cosa stai dedicando le tue energie? Perché tante volte a noi basta avere un po' una sicurezza, sappiamo che il Signore è buono, ci perdona, ci accoglie, ma non entra nelle nostre opportunità quotidiane, nel modo in cui facciamo le scelte. Allora lì ci troveremo sempre imbarazzati, allo scoperto. Invece guardate la bellezza di Barnaba, va per rendersi conto di che sta succedendo e c'è una grande gioia che cresce dentro di lui, perché vede che questa gente realmente ha a che fare con ciò che lo Spirito Santo fa e dice, cioè inizia un cammino di vera vita, di una vita che si riconosce da come ci si rapporta con gli altri, e in questo poi inserirà anche questo nuovo convertito, Saulo, che poi diventerà l'Apostolo Paolo, diventerà come nome e come azione. Anche lui entra in quest'azione del Vangelo. Tutto questo per dire che dovremmo sentirci sempre invitati. Oggi questa parola alla mia vita che cosa dice? Che cosa sento di rispondere al Signore che mi mette davanti questa realtà, nelle situazioni che sto vivendo, nelle mie convinzioni del cuore? Credo che questo potrebbe essere il motivo della nostra gioia e di una comunione approfondita con il Signore e con i fratelli, anziché lasciarci solo nell'incertezza di quello che accadrà e forse in una indecisione continua riguardo alla nostra vita.
    6 min
  • Immagina una porta aperta e qualcuno ti dice: “Se vuoi, entra.” La fede inizia con un invito. Domenica 26-4-26 4P
    Gesù parla, parla ma non viene compreso, se ne accorge. Chissà quante volte avremo fatto questa esperienza. Tu parli e poi vedi che l'altro ti guarda, ma non fa bella, non parte la scintilla, non ci si intende. Continua la difficoltà, perché riconoscere vuol dire che ripartiamo da una conoscenza che ci è chiara, ma a volte non ce l'abbiamo. Allora vorrei parlare di questo guardiano di cui oggi Gesù parla. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce, perché mentre spiega che lui è la porta, lui è il buon pastore, il guardiano chi è? Come possiamo interpretare? Tante volte ci sono queste similitudini che Gesù fa che lasciano un ampio margine di vago, di scelte, di approfondimenti. Ma per capire questo vorrei proprio ripartire dal fatto che c'è una vocazione che ciascuno di noi è chiamato a vivere. Quando si parla di vocazione si pensa di solito subito ai preti, le suore, i frati, e qualcuno dice che è peggio per loro, tra parentesi, oppure gli è capitato. Ma in questo ci stiamo dimenticando la cosa veramente essenziale. Vocazione chiamata riguarda il nostro battesimo. Non so se per voi questa è una buona notizia, ma io spero proprio di sì. Perché finché non ci rendiamo conto di questa buona notizia rimaniamo nell'incomprensione.
    E anche il guardiano, cioè ciò che lo Spirito continua a suggerire al nostro cuore, rimane incompreso. Eppure nella parabola sembrerebbe che invece se ascolti la voce del guardiano ti introduci ad una grande libertà, perché entreranno, usciranno e troveranno Pasqualo. Questa libertà di entrare e uscire seguendo il guardiano e attraversando la porta.
    Perché ci tengo a sottolineare che questa vocazione comune è fondamentale per capire poi anche le vocazioni particolari. Sì, se non ci accorgiamo dell'importanza del seguire la voce dello Spirito nella nostra vita non riusciremo neanche a capire, a riconoscere, anche nelle varie fasi della vita, perché la nostra vita, a seconda dell'età e delle situazioni che vive, ha bisogno di ulteriori approfondimenti e risposte.
    Allora, sinché non ci accorgiamo che è proprio lo Spirito che ci introduce in questo, anche la nostra preghiera e quindi anche la nostra risposta a Dio che ci parla, preferiamo metterle sotto la categoria “formula”. Come se ci fosse una formula magica, come se ci fosse una formula matematica, chimica, anche psicologica. La conoscete la più famosa formula psicologica che potremmo vivere? Ave Maria piena… (a gran velocità!). Questa è una formula che, ripetiamo così, uno non sa neanche cosa sta dicendo, però c'è quell'accompagnamento, di per sé sarebbe una preghiera contemplativa, ma a noi ci piace quella “contempla-attiva”, nel senso che mentre facciamo le cose diciamo dell'Ave Maria, no? Tanto male non fa! ma fa bene? Allora ritorno perché non mi sono perso: Se c'è una vocazione comune a vivere attraverso lo spirito che ci introduce in Cristo, attraverso di Lui, nel rapporto con il Padre, allora potremo anche scoprire meglio le nostre vocazioni particolari.
    Per esempio, la vocazione matrimoniale oggi, che cos'è? Perché è una vocazione. Chiamati a vivere un amore verso Dio e verso il prossimo, in una relazione particolare che si chiama coniugale, coniuge, colui che con te porta il peso nella vita, diventa, “ah chissà, vediamo”. E ci perdiamo l'essenziale, cioè che il Signore con te e il tuo coniuge è pronto a portare il giogo. Il giogo, il peso della vita, ma non è semplicemente un peso da subire. Un peso da portare è riuscire ad attraversare situazioni, storie, condizioni con una ricchezza. Perché quello che hai sopra, quel peso lì, se passatemi, visto che siamo nelle similitudini, le tue pecorelle, se è un forziere pieno di monete d'oro, se è la gioia dell'essere con, certo che avrà un suo peso ma accompagnerà la tua vita. Se invece pensi soltanto a te stesso, si smonta qualunque cosa.
    La porta che Gesù si propone di essere per ciascuno di noi è l'entrare nella relazione con il Padre sentendosi come Lui, Figlio amatissimo. Ma questo sta succedendo. Riusciamo ciascuno di noi ad autenticare la nostra affiliazione nelle condizioni che stiamo vivendo, sul lavoro, nei rapporti familiari, nei rapporti con gli altri. Nel senso delle cose che stai vivendo, nella tua salute, nella tua malattia, si sta realizzando questa vocazione, perché se non capiamo questo, cosa che poi è diventata abbastanza evidente, non ci saranno neanche delle vocazioni, non ci saranno neanche le vocazioni particolari. Quando uno dice, ma preghiamo perché il Signore mandi numerosi operai nella sua messa, è come prima li hai scacciati via e adesso li stai richiamando. Sì, perché non insegnare a prendersi cura gli uni degli altri, ma insegnare ad essere egoisti è scacciare via. “Mi raccomando, ti ho dato la merendina, è solo per te, non la condividere con nessuno”, e gli altri sono tutti brutti e cattivi, ladri e briganti, oppure sono i tuoi fratelli, i tuoi amici, condividila. Insegna ad essere generoso, insegna ad essere altruista, altrimenti stai creando il prototipo dell'egoismo che arriverà il giorno giusto per metterti in una bella gatta buia, qualunque sia. Sì, perché se i genitori e i figli insegnano ad essere egoisti, a un certo punto i figli che ti avranno sul groppone si ricorderanno che cosa gli hai insegnato. È così! Allora, in tutto questo il Signore ci continua a dare una bella notizia. Buongiorno, io sono il Buon Pastore, io sono la Porta, se vuoi ti insegno come vivere la tua vocazione ad essere insieme a me, ad entrare nella stessa generosità, a fare della tua vita un dono, se vuoi tu con me. Come abbiamo ascoltato nel Salmo, anche se dovessi attraversare una valle dalle ombre di morte non temerò alcun male perché tu con me, non ci sarà situazione della vita in cui questo non accadrà, come Gesù stesso ha vissuto e come l'ha chiamata per ognuno di noi. Allora al Signore affidiamo questo nostro desiderio di imparare da Lui a vivere la nostra vocazione filiale e ad essere testimoni del Suo amore.
    12 min
  • Non tutto ciò che è velenoso ti ucciderà, se dentro hai qualcosa di più forte. Sabato 25-4-26 S. Marco
    Parleranno lingue nuove, diceva il Vangelo, infatti Italo-Polacco oggi, una celebrazione che ci immerge in questo santuario dall'ampio respiro nella festa di San Marco con un annuncio, una comunicazione di grande libertà. E se non fosse così i discepoli che erano rinchiusi nel Cenacolo, timorosi, sarebbero rimasti lì, sarebbero morti di inedia, invece il risorto trasforma. Allora, se non vogliamo perdere l'essenziale, andiamo all'essenziale.
    Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo, questo è l'essenziale. Domanda: ma il tuo Vangelo qual è? Perché per qualcuno, per esempio, potrebbe essere il male alle ginocchia dopo essere arrivati qui. Annunciate a tutti che è meglio non andare lì perché viene il male alle ginocchia.
    Uno tre volte operato di ginocchia vi dice non è vero, sono arrivato fin qua. Quindi bisogna stare attento che il Vangelo non è il secondo me, ma secondo Gesù. Qual è il Vangelo? Che non c'è male che possa fermare il bene a meno che tu non lo scelga.
    E' questo che ha trasformato la vita dei discepoli timorosi in annunciatori di una vita nuova. Per questo dice, i segni che accompagneranno quelli che credono scacceranno demoni. Non pensate a quello con le corna, con la coda. Scacciare i demoni vuol dire scacciare i motivi di divisione. Perché c'è un motivo di comunione che è molto più forte, più interessante, permettetemi, più bello. Una vita di comunione rispetto a una vita arrabbiata e di divisione. Forse bisognerebbe iniziare a togliere i telegiornali però. Poi c'è un parlare lingue nuove, sì, perché se non sei più per la divisione, ma per la comunione, la gente ti guarderà dicendo, beh ma com'è? Da dove hai imparato questa cosa? Come si fa a vivere questo? La lingua nuova è una lingua che è capace di dire all'altro che è fratello e non è nemico. Che c'è una bellezza nella vita, nella comunione, che è frutto di un dono di sé. Ecco perché dal Vangelo, dalla buona notizia che Gesù è il Vivente, il Risorto, inizia la vita dei discepoli, del Signore, come una vita di libertà. Per questo anche se maneggi dei serpenti, cioè se in situazioni, qualcuno di voi avrà pensato alla suocera in questo momento, no non sto parlando di lei, parlo di quelle situazioni che sono pericolose, velenose, che però avendo nel cuore una grande gioia e libertà, tu non ti fai avvelenare, non ti intossica. Per questo non hai paura neanche di ciò che normalmente t’ammazza. E soprattutto ai malati, agli infermi, a quelli che sono traballanti, tu sarai un motivo di solidità. Ci sarà una guarigione che parte dall'essere l'uno per l'altro, l'uno a sostegno dell'altro. E detto questo su un valico, insomma, questo santuario messo sulla roccia un po' ci fa credere, ma è un po' precaria la situazione. La parete della Chiesa è una roccia, non è neanche un muro, ma la nostra solidità nella fede, nella speranza e nell'amore da dove parte? Dalla certezza che siamo amati non perché abbiamo detto, fatto, obbligato, siamo amati perché siamo figli. Allora dall'essere figli amati possiamo essere portatori del Vangelo ai fratelli in quanto ci riconosciamo insieme a loro in un cammino meraviglioso. La scoperta continua di essere preziosi agli occhi di Dio.
    Questo è uno dei motivi per cui Marco, un ragazzetto che ha seguito in qualche modo Gesù, è diventato evangelista. E non si aspettava che per i secoli si sarebbe letto il suo Vangelo. L'ha trasmesso dicendo, io ho trovato una cosa bellissima, ma voi siete pronti a diventare evangelisti con la vostra vita? Perché credo che da qui dipenda quel Vangelo che sta bussando la buona notizia che è arrivata al nostro cuore come dono per tutti.
    E allora lasciamoci condurre, trasformare e anche rallegrare da questa buona notizia che vuole continuare a correre nel mondo anche attraverso la tua vita.
    6 min
  • Vero miracolo è guardarci gli uni gli altri come fratelli. Venerdì 24-4-26 3P
    La meraviglia che oggi possiamo ascoltare sia nel testo degli Atti dove per me si parla chiaramente non semplicemente della conversione di San Paolo, ma della luce che San Paolo ha acquistato. Pare nel modo di sentire comune che sia caduto da cavallo, però secondo me non era a cavallo, era piedi. Ma dici da che cosa lo capisci? Beh intanto non so se è importante questo, però perché si rialza e poi viene condotto per mano, se no tiravano il cavallo, non tiravano mica lui per mano.
    In realtà questo per dire l'importanza di avere dei fratelli, perché siamo tutti ciechi, soprattutto nel rapporto con Cristo, partiamo tutti da una cecità, cioè ognuno vede Cristo a modo suo, che vuol dire che siamo ciechi, ma man mano che anche con l'aiuto dei fratelli ci mettiamo in relazione con Cristo iniziamo a vedere, finché, è molto bella anche sintomatica questa situazione in cui Anania cerca di spiegare a Gesù che gli appare, guarda che questo qui, cioè Anania vuole spiegare a Gesù chi è, l'avete capito no? Come nelle nostre preghiere, signore mi raccomando fai così, fai colà, saprà bene lui che cosa deve fare, tu che cosa desideri lo puoi dire però dicendo se è fatta la tua volontà, questa è l'intelligenza di chi è il Signore. Ma anche in quella situazione Anania scoprirà una cosa, Saulo, fratello, prima signore di quello lì io ho paura, dopo fratello, torna a vedere e in realtà si capisce che Saulo per tre giorni è un po' il mistero di Cristo se volete, cioè lui prima era morto poi è iniziato a vivere, iniziato a vivere una vita nuova, da persecutore e violento a annunciatore del Vangelo. Ma questo vorrei proprio farlo nostro, mio, nostro, cioè l'importanza che abbiamo rapporti di fraternità che ci aiutino a trovare Cristo e penso che anche 60 anni di matrimonio siano un bel aiuto per questo, per la coppia ma non soltanto. Di conseguenza vorrei fare solo un accenno, ma c'è questa insistenza in questo bellissimo capitolo 6 di Giovanni, un'insistenza che Gesù ha affinché lui diventi nostro cibo: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, spesso noi riduciamo tutto all'Eucarestia, il corpo e il sangue di Cristo, ma il corpo e il sangue di Cristo non è soltanto quello sull'altare, anche i fratelli fanno parte del corpo di Cristo.
    Fratelli, a volte non li consideriamo neanche fratelli, figuriamoci se li possiamo considerare il corpo di Cristo, ma guardate come Gesù voglia veramente prenderci per mano e condurci davanti a questo mistero, di nutrirci di Lui, Lui è il cibo per la vita del mondo, Lui è l'inviato del Padre perché il mondo possa avere rapporto con Lui. Ma nutrirsi di Cristo, come dicevo prima, non solo Eucarestia, ma del mistero di Cristo, dell'amore che Dio ha per il mondo tanto che dà suo Figlio, nutrirsi di Cristo vuol dire guardare tutto con gli occhi nutriti dall'amore di Dio per l'umanità, tanto da non avere più dei nemici, tanto da non sentire più gli altri come avversari, ma il pane che scende dal cielo anche oggi è veramente l'amore con cui siamo amati perché diventi per noi l'alimento per amarci, per essere anche noi in questa prospettiva del dono. L'obiezione che spesso, e anche qui c'è nel Vangelo, come può Costui darci la sua carne da mangiare? E questo lo potremmo pensare anche andando a messa, eppure ci dà la sua carne da mangiare, cioè ci dà il suo essere vivo perché anche noi viviamo, come Lui ama così possiamo amare anche noi. Ma questo contrasterà con un sacco di pensieri, come abbiamo visto, riguardo al nostro modo di pensare ridotto, al nostro modo di pensare di chi ha la presunzione di sapere e di capire. Oggi mi piacerebbe che anche noi ci sentissimo un po' come Saulo, spiazzati, praticamente morti, caduti per terra ma rialzati da questa fraternità che percorre il tempo e aggancia la nostra umanità in vario modo portandoci a Cristo, portandoci a colui che è il nostro nutrimento, a colui che ci fa risorgere, vedere le cose in un modo nuovo. Credo che se così sarà, la gioia sarà così forte che anche in tutte le incomprensioni e persecuzioni varie della vita, come è successo per Paolo, non soltanto non ci fermeremo e non ci scoraggeremo, ma come si celebra appunto una lunga vita insieme, non semplicemente una convivenza, una sopportazione reciproca, no, un amore che si dona continuamente, credo che lì ritroveremo una sorgente, una fonte.
    Lì Cristo è presente e ama e questo è il dono che anche oggi il Signore fa alla sua Chiesa, a ciascuno di noi, a quanti si disporranno semplicemente con cuore lieto per accoglierlo.
    9 min
  • C’è un pane che non si vede, ma sostiene ogni passo: è l’amore che ricevi, e quello che scegli di dare. Giovedì 23-4-26 3P
    La preziosità del Vangelo di oggi non posso descriverla, ma posso contemplarla con voi. Sapete, nella contemplazione tu stai alla presenza di Dio. Nella descrizione uno chiude gli occhi e dice quello che sa, quello che vuole raccontare. Ma qui abbiamo proprio bisogno che il Signore stesso ci introduca. Quando lui dice io sono il pane della vita, io sono il pane, cioè la vita. Il pane è quello che ci fa vivere. Intendo con pane l'alimento, quello che tu mangi e che ti fa vivere. Se non mangi… muori. Pensate questo anche riguardo a ciò che ci fa andare avanti nella vita, cioè la speranza che abbiamo nel cuore, il nostro alimento. Noi ci alimentiamo. Di che cosa ti nutri? Per esempio, Carlo si è nutrito di 70 anni di matrimonio, o no? Nutrito. Cioè erano l'uno per l'altra alimento, cioè la vita. Per cui anche nella semplicità della vita, perché nella vita non è che servivano tante cose. Noi un po' ce la complichiamo, ma non è che servivano tante cose. Però alcune cose sono fondamentali. Qual è il tuo alimento? E quando hai trovato che l'alimento sta nel poter amare qualcuno e lasciarti amare da qualcuno, tu hai trovato il vero motivo per vivere. Allora, a queste parole di Gesù vorrei semplicemente rimandare quello che ciascuno di noi ha conosciuto, ha saputo, ha potuto sperimentare e cosa lo continua ad alimentare nella vita? Anche perché a volte non è detto che proprio ci prendiamo. Nel senso che anche se gli anni passano, a volte abbiamo delle scelte che più che nutrirci ci indeboliscono. Più che darti la forza, cioè l'amore con cui ami, puoi cercare semplicemente di essere un po' egoista nei rapporti. Allora, credo che il dono di una lunga vita d'amore testimoni anche come c'è una pace che poi vivi nell'essere famiglia. Cioè ci si può allargare, essere ancora più numerosi perché ciò che alimenta ciascuno è ciò che alimenta anche gli altri e quindi si crea l'unità. A questo Gesù ci porta, perché ogni liturgia ha sempre una parola con cui lui si consegna a noi, come per dire io ci tengo a te, mi dono a te, mi accogli, perché uno può anche chiudere l'orecchio e basta. Invece attraverso il dono che lui ci fa di sé, impariamo ciascuno a fare dono di se stesso. Questo mi porterebbe anche nella prima lettura con questa storia di Filippo che è molto interessante. Io mi vedo sempre Filippo correre dietro a questo carro per sentire quello che sta leggendo l’eunuco. Voi ve lo immaginate che corre dietro a un carro per sentire quello che sta leggendo ad alta voce.
    Ma il bello di quella situazione è che c'è una persona che è desiderosa, legge il profeta Isaia e non capisce. Me lo puoi spiegare? Vedete, alla spiegazione di Filippo lui dice, se così stanno le cose, qui c'è dell'acqua, battezzami, voglio essere parte della vita di Cristo.
    Allora chiediamo per ciascuno di noi oggi, anche nella certezza che Carlo è nella vita, di essere sempre alimentati da questa luce, da questa speranza che diventa l'energia del nostro cammino. Così sentiremo che non finisce il dono dell'amore, si trasforma ma non finisce. E la comunione che unisce cielo e terra, anche con i nostri cari, chi è già in cielo, ma è parte della nostra vita, del nostro modo di pensare, di parlare, di agire, continua ad essere vero alimento, proprio come fa il Signore Gesù. Insegnandoci ad amare ci dice semplicemente che ogni volta che facciamo la scelta di amare qualcuno non facciamo altro che attuare la sua vita. Per questo anche in questo tempo di Pasqua non possiamo essere tristi per il fatto che nella terra ogni uomo è di passaggio, ma possiamo chiedere al Signore luce per poter camminare così ogni giorno, sapendo che il nostro cammino non è come chi non ha speranza né meta, ma abbiamo una speranza certa e una meta sicura. Dall'amore con cui siamo amati saremo sempre nutriti e in quell'amore troveremo insieme pienezza.
    7 min
  • Fai una preghiera onesta: Gesù non perdere nessuno, nemmeno me! Mercoledì 22-4-26 3P
    Credo che il punto di partenza oggi sia molto consolante, ma esige una risposta, è consolante se accettiamo l'invito. Cioè, la scelta della vita di fede è un invito formale, a partire dal fatto che Gesù veramente ha incarnato la presenza di Dio per la salvezza del mondo. E questo è successo nel tempo che continua però a portare alcuni segni della sua presenza.
    E voglio essere molto concreto. Partiamo dalla vita sacramentale, anche soltanto la messa che stiamo celebrando. E' un'occasione perché permettiamo a Dio di parlarci, ma anche, ecco il Vangelo di oggi in modo particolare, di poter mangiare. Cioè, lui si propone a noi come pane. Il pane non è per farti la scarpetta, il pane è il cibo. Il cibo è quello che ti fa vivere, senza cibo non vivi. Allora, la proposta è vivi di me, vivi con me. A un certo punto ti renderai conto che vivi per me. Se tu non vivi in me, Signore, io sono già morto, carne da macello! Allora, in questo mondo ci rendiamo conto che le parole di Gesù, che sono delle parole pesantissime, ma dice una cosa molto semplice, che Lui è venuto non per escludere, dicendo tu no, tu no, tu no. No, è venuto per prendere tutti, per accogliere tutti.
    Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me. Quello che viene a me io non lo caccerò fuori. Allora, c'è un mandato ricevuto dal Padre che Gesù porta avanti. Il mandato è accogli tutti, ama tutti. Cosa ha fatto Gesù con la sua vita? Un amore per tutti, sino alla fine, anche di chi l'ha tradito, anche di chi l'ha crocifisso. Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno.
    E nella resurrezione si capisce che non stava scherzando, faceva sul serio, ha dato veramente la vita. E quello lì che è morto è proprio quello che è risorto. Allora, se questa è la volontà, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato, proviamo a sentirci oggi chiamati personalmente a dire, per quanto poco lo conosciamo, per quanto poco sentiamo di amarlo, insisti tu con me, Signore, amami tu, spero di venirti dietro, aiutami, vieni mi incontro.
    Noi in tanti momenti non sapremmo neanche che cosa dire, che cosa fare. Però qui c'è una dichiarazione esplicita che non vuole perdere nessuno. Quindi anche chi si sente il più perso di tutti sappia che invece è figlio amato. Addirittura per Lui Gesù dice io do la mia vita per te. Allora, per questo è venuto, proviamo a rendere anche attuale questo continuo venire di Gesù nel mondo, anche attraverso questi segni sacramentali che la Chiesa continua a vivere, come un'occasione, ci sta provando a contattare. Spesso noi lo lasciamo squillare il telefono, ci contatta ma noi non rispondiamo.
    Forse anche oggi qualche elemento in più per potermi dire sì, eccomi, forse lo possiamo mettere. Lui c'è, proviamo a dire anche noi il nostro sì.
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  • Ci sono momenti in cui chiediamo segni, conferme, prove anche se ci sono già. Continui a chiedere… per non scegliere? Martedì 21-4-26 3P
    Da una parte oggi vediamo come Stefano sia sferzante ma misericordioso. Si permette di dire delle parole che sono molto forti, testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie. Voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. E questo fa parte un po' di questo lungo discorso che ha preceduto. Ma mentre da una parte cerca di mettere davanti come è proprio il nostro contraddire e contrapporci all'agire di Dio che ci esclude, dall'altra perdona anche chi lo lapida, dall'altra usa la stessa misericordia di Gesù. Quindi mentre si crea questa situazione, stranissima forse, dove la lapidazione di Stefano inizia a spargere questo sangue prezioso, questo seme di nuove filiazioni, di nuovi cuori filiali, lì c'è Saulo che diventerà Paolo.
    E dall'altra abbiamo nel brano del Vangelo della gente che continua a chiedere dei segni pur avendoli visti. Non so se è chiara la situazione, avevano visto poco prima questo moltiplicarsi del pane e dei pesci, una moltiplicazione che era un segno evidente, tanto che lo volevano fare re e ancora chiedono segni. Come a dire se non credi i segni non basteranno mai.
    Fateci caso quando avete sfiducia verso qualcuno nonostante possa argomentarti e mostrarti tante cose, alla fine il tuo cuore rimane incredulo. Gesù però non si ferma a questo e anche se porterà molte persone davanti ad una scelta, tanto che sceglieranno di andarsene, però non tira indietro questo braccio teso, questa mano verso ogni uomo e quindi anche oggi verso di noi. Ed è una proposta, il pane che lui dà è per la vita del mondo.
    E qui c'è la richiesta che spero faremo anche noi oggi, lo diremo nel Padre Nostro, dacci oggi il nostro pane quotidiano. Qui dicono Signore dacci sempre questo pane, un po' come la donna samaritana ricorderete che dice dammi di quest'acqua, quest'acqua che Tu vuoi donarmi, quest'acqua che è zampillante per la vita eterna, la desidero. Arriva sempre il Signore a farci un'offerta che è così straordinaria che diventa irresistibile.
    Allora proviamo anche noi a vedere le nostre resistenze dove sono oggi, mettiamole davanti a questo mistero, davanti all'Eucaristia perché lui lo dice Io sono il pane della vita. Proviamo a mettere lì adesso le nostre resistenze perché dalla sua benevolenza ne risulti una novità di vita, un'energia nuova e anche una scelta sempre più conforme alla sua perché noi stessi diventiamo come lui, pane per la vita.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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