Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • La tua vita oggi cosa racconta: una fatica… o una risurrezione? Giovedì di Pasqua 9-4-26
    Siamo testimoni? Mi sembra che Pietro e Giovanni lo siano subito. Gli Atti degli Apostoli pongono, come avete notato, una continuità rispetto al Vangelo di Luca e la conseguenza di questa ascesa al cielo del Risorto e la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli è che li pone come testimoni. Ma che vuol dire essere testimoni? C'è un processo in corso, c'è una storia che è il processo in corso, la nostra storia.
    Fate caso perché ciascuno di noi nella sua vita sta vivendo qualcosa che, potrei tradurre, ha interpretato la sua vita in un certo modo e sta testimoniando, dice, con la propria vita quello in cui crede. Si capisce? Uno crede di essere la sua professione e fa quello. Uno crede di essere il clone di qualcuno e imita quello che crede opportuno.
    Ma come Cristiani guardate la testimonianza di Pietro oggi. Dice, ma vi state meravigliando di questo (della guarigione del paralitico)? Bene. Ma Dio, quello che aveva già stretto l'alleanza con Abramo e Isacco… adesso nella persona di Gesù che voi avete consegnato, lui che era il Santo e il Giusto, ne dà a tutti testimonianza che l'ha costituito Signore Cristo. Come? Risuscitandolo dai morti.
    Allora, questa potrebbe sembrare semplicemente una riflessione, ma lo sta dicendo mentre quello che prima era paralitico si è rialzato, cioè è risorto anche lui, è risorto dal suo essere paralitico. Adesso salta, cammina, avete presente, di quest'uomo.
    Ma noi siamo risorti dai morti? Cioè la nostra vita testimonia di avere rapporto con questo Signore che è il Signore, il risorto e proprio per il legame che abbiamo con Lui, ci fa vivere da risorti? O ci stiamo soltanto appiattendo sulle situazioni, cercando di sbarcare il lunario, andare avanti giorno per giorno, accumulando le nostre lamentele quotidiane che non servono a niente, se non a togliere, fateci caso, togliere verità e vigore all'annuncio che il Cristo è risorto. Ogni volta che diamo più importanza a tutte le nostre lamentele rispetto al fatto che Lui è risorto e il nostro legame mi fa vivere da risorto, bene, stiamo facendo una scelta.
    Ci conceda oggi il Signore di renderci conto, non soltanto come concetto, ma come presenza di vita, come relazione con il Signore risorto che anche noi siamo chiamati ad essere testimoni della sua vita e della comunione a cui ci sta chiamando.
    4 min
  • La risurrezione non è solo qualcosa da credere: è uno sguardo nuovo da imparare. Mercoledì di Pasqua 8-4-26
    Le letture che abbiamo ascoltato oggi, proprio letture di Pasqua. Mi verrebbe da dire che anche una persona tempo fa mi disse, “il giorno del mio funerale vorrei che si leggesse quel Vangelo lì”. Perché abbiamo bisogno di aprire il cuore e gli occhi del cuore per vedere bene come stanno le cose. E uno dice questo non semplicemente per sé, perché adesso gli occhi sono già aperti in cielo. Il passaggio dalla terra al cielo ha questo vantaggio, che non vediamo più le cose secondo la cecità di questo momento. Ma si aprono gli occhi in cielo. Per questo l'annuncio della risurrezione serve proprio per aiutarci a entrare, già da adesso, cercare di lasciarci aiutare dal Signore in quello che ci dice, a guardare le cose alla luce della risurrezione. Perché se noi le guardiamo nella prospettiva della morte, come erano quei due discepoli, che cosa succede? Si allontanano dalla comunità, vanno via da Gerusalemme, si allontanano. E discutono tra di loro. E si raccontano le cose, ma con una prospettiva di morte. Io su questo veramente invito a riconsiderare qual è il centro della nostra fede. Perché finché non ascoltiamo il Signore che ha vinto la morte e ci dice che semplicemente la morte è il momento di un passaggio, non è la fine, è un momento di passaggio.
    È come dire prima stavi poco bene, adesso stai bene. Sì, vabbè, ci credi? Sì, ci credo. Allora, questo è un passaggio, ma guardiamo come per noi che siamo in cammino adesso sia un passaggio possibile, perché Gesù si fa compagno di viaggio, come sempre, non riconosciuto. Anche su questo io spererei che tanti momenti della nostra vita abbiamo il coraggio di fermarsi e riconsiderare come in certi momenti, in alcuni passaggi della nostra vita, in un qualche modo il Signore si è fatto vicino e ci ha consolato, ci ha parlato. Come a questi discepoli. Non è che li tratta dolcemente, non gli fa due carezzine. Dice che sono stolti e lenti di cuore nel credere alla parola dei profeti, insomma, non è un complimento questo. Poi gli dice ma non era scritto così nei profeti, nelle scritture, Non si diceva che il Cristo doveva patire per entrare nella sua gloria? Vuol dire che se è successo a lui, nella persona di Gesù, poi di conseguenza sarà anche il nostro cammino, di tutti noi. Allora questi riconoscono poi Gesù nello spezzare il pane e dicono quello che spererei ciascuno di noi sperimentasse: cioè, mentre il Signore ci parla, le Scritture sono Dio che ci parla, allora, mentre ci parla il cuore, attese, speranze, fatiche, tribolazioni, ma il nostro cuore, ciò che sentiamo veramente, inizia a scaldarsi, ad ardere. Che vuol dire che il nostro desiderio non è semplicemente, ma speriamo di cavarcela, rimandiamo le nostre fatiche, no, la prospettiva è una comunione con il Signore che entra nella nostra vita e ci illumina, ci fa vedere le cose in un modo diverso. È come dire, se una persona la ami, desideri il suo bene, non desideri il tuo bene, il suo star bene sarà per te bene. Allora, vedere che questa persona adesso è nella gioia, nella luce, nella pace, tu dici, allora sono contento. E questa è la prospettiva. Ma vorrei dirvelo con un'ulteriore cosa che il Vangelo ci sottolinea, che dopo aver riconosciuto Gesù, non è che si brindano, prendono una coppa di champagne, e dicono, adesso allora siamo a posto. Corrono verso Gerusalemme, perché la vita cristiana è sempre un cammino, dove stiamo andando? Allora, loro ritornano sui loro passi, ritornano verso la chiesa, la comunione, la comunità, ritornano a dire, abbiamo visto il Signore. Allora, se così sarà un po' il sentire della nostra vita, un riconoscere come il Signore si prende cura di noi. L'amore con cui ci ama è un amore che non ci scarica, anzi, Lui si fa carico di noi. È quello che diciamo anche nella liturgia. Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. In realtà lo toglie perché lo prende di sé. Allora, accettiamo che si faccia carico della nostra vita, ci prenda un po' come il buon pastore quando ha perso la pecorella e l'ha ritrovata. Se la carica sulle spalle, la riporta. Si fa carico. Credo che questo possa essere per noi motivo di grande pace, sapere che anche gli esiti di tante tribolazioni nella vita e di tante fatiche non vanno in vano, non ti consumano per il nulla. Ma se veramente ci mettiamo alla scuola del Signore, impariamo anche a fare semplici atti d'amore in ogni situazione che non fanno altro che manifestare cosa ci dice il Vangelo. Amarci come lui ci ha amati. E così troviamo luce e pace perché dalla risurrezione del Signore venga anche a noi la vita nuova.
    8 min
  • Vivere il Battesimo: la conversione nelle scelte quotidiane Martedì di Pasqua 7-4-26
    Una grande forza oggi possiamo trovare nelle parole ascoltate, soprattutto mi fa veramente specie come sia nel Vangelo che nella Prima Lettura, negli Atti degli Apostoli, che ci accompagneranno tutto il tempo della Pasqua, c'è un invito alla conversione. Dice no, ma nel Vangelo non c'è un invito alla conversione. Sì, sì, si dice che due volte al parlare di quest'uomo a Maria lei si convertì, si voltò, ma letteralmente dice che si convertì.
    Per riconoscere il Signore risorto abbiamo soltanto la strada della conversione, ma non è un fatto intellettuale, sì, no, ho capito che c'è il Signore risorto, no, la conversione della vita. Non possiamo pensare di fare quello che ci pare e di vivere da risorti, non funziona, proprio non funziona, anzi andiamo in una contraddizione così forte che sentiamo, ci rendiamo conto e tante volte ci viene anche la rabbia, perché la contraddizione della vita con il Vangelo ci mette in una situazione di grande inquietudine. Allora, la gente alle parole di Pietro chiede che cosa dobbiamo fare fratelli e l'invito è a cambiare vita, il battesimo, ma sostanzialmente vivere il battesimo, non soltanto ricevere, è vivere il battesimo che si è ricevuto, per cui ci si renderebbe conto, se volete su questo si può anche ulteriormente approfondire, ma che vivere il battesimo ha a che fare non soltanto con la vita di preghiera, nel senso di relazione con il Signore, la partecipazione alla liturgia, ma ha a che fare con le scelte quotidiane.
    Sentite la forza di queste parole di Pietro, salvatevi da questa generazione perversa. Perversa è il contrario di convertita, la perversione è essersi girata da un'altra parte. Allora, bisogna stare attentissimi, ma non a vivere nell'inquietudine, attentissimi a dire ma io nel rapporto con il Signore adesso che sto facendo, la mia vita da risorto in che cosa consiste oggi? Perché se non consiste niente già avete una risposta, no? D'altro canto è così il riferimento al Vangelo perché Maria, Santa Maria Maddalena adesso, in quel momento non era Santa, cioè non so se avete notato ma pensava di gestire, lei non si staccava dall'idea del suo Signore che voleva stare lì, almeno il corpo, per cui il fatto della resurrezione non c'è. Allora, alle parole di Gesù per due volte si dice che si volta verso di Lui, ma quando si volta le parole di Gesù, il famoso “Noli me tangere”, avete presente, è tradotto non mi trattenere perché si vede che voleva, ma non lo prendi più così Gesù, c'è un modo nuovo, la vita da risorti è diversa e Gesù risorto è per la relazione con il Padre, è uno stare con noi in un modo diverso.
    Allora su questo bisogna un po' mettersi in gioco perché il modo diverso di stare con Gesù per Maria Maddalena è andare sulle parole di Gesù: va dai miei fratelli e di loro, salgo il Padre mio e il Padre vostro, Dio mio e Dio vostro, ha una missione sulla parola di Gesù. Se volete, questo ci riguarda. Che parola di Gesù sto custodendo nel cuore e sto vivendo? Va chiesto, ciascuno a se stesso se lo deve chiedere, perché altrimenti a volte diciamo delle preghiere, una specie di ruzzola di parole, però poi faccio la mia vita, faccio i fatti miei. Non entro nella missione alla quale sento che il Signore mi ha chiamato per il sacramento che ho ricevuto, per il mio essere testimone del suo amore. Cosa sto vivendo? Su questo vi inviterei a trovare il tempo di fermarvi, di riflettere e di provare a rispondere.
    6 min
  • Della Risurrezione c’è chi “gestisce” la verità per convenienza e chi si lascia trasformare da essa. Tu con chi stai? 6-4-26 Lunedì Pasqua
    C'è un aspetto che mi piacerebbe considerare oggi, perché la Resurrezione passa attraverso una consegna che Dio ha fatto a noi del suo Figlio: lo ha consegnato all'umanità. Ma guardate che cosa dice Pietro nel discorso degli Atti degli Apostoli, perché dice che c'era un disegno prestabilito secondo il quale Dio consegnò nella sua prescienza, vuol dire che aveva già prestabilito di fare questa consegna, di suo Figlio all'umanità, e dice: cosa ne ha fatto l'umanità? L'ha tolto di mezzo, l'ha ucciso per mano di pagani, ma dice voi l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Qui mi vorrei fermare un momento, perché anche dell'annuncio cristiano di cui la Chiesa vive, che cosa ne stiamo facendo? Perché potremmo tornare a ucciderlo quanto a noi, cioè eliminarlo.
    C'è un disegno prestabilito da Dio che l'umanità si salvi attraverso il dono del suo Figlio. Lo era allora, lo è oggi. E questa consegna però implica una nostra responsabilità, ci è consegnato.
    Vorrei che ciascuno facesse un attimo mente locale su come il fatto della risurrezione che ti è consegnato ti sta cambiando la vita. Cioè ti basta sapere che Gesù è risorto, però poi la vita è un'altra cosa, oppure quel fatto ti cambia la vita? Perché, così arrivo velocemente al Vangelo, perché guardate la consegna stupefacente, e uno potrebbe pensare inefficiente che Gesù fa del fatto della sua risurrezione.
    Poteva scegliere persone autorevoli, i capi, i sommi sacerdoti, invece chi sceglie? Persone che socialmente non contavano nulla, le donne. Poi uno pensa anche le donne che seguivano lui, cioè gente totalmente di parte. Ma che cosa c'è in questa consegna? C'è un amore totale, perché c'era un desiderio grande della presenza del Signore Gesù nella loro vita, quindi o ha scelto di drogare il mercato in questo modo, vado dalle persone che mi aspettano, l'idea è che Lui è risorto perché è risorto nel cuore delle donne, è risorto nei desideri. Allora uno potrebbe pensare sì, vabbè, se la sono raccontata! però guardate la bellezza di questa consegna, che appunto sembra inefficace perché dall'altra parte c'è chi invece è pronto a tirare fuori i soldi per gestire le cose. Sembra inefficace, ma fa parte di quella piccolezza che Gesù ha scelto fin dall'inizio, cioè non un'evidenza schiacciante, ma una verità incontenibile. Una cosa piccola come un granello di senape, come un chicco di grano caduto in terra che se non muore rimane solo, ma se muore porta molto frutto e il frutto lo porta nella vita di chi è disponibile, tant'è che le guardie pur avendo visto prendono i soldi e se ne vanno. Le donne che si vedono addirittura correre incontro il Risorto non fanno altro che adorarlo. E questa era la seconda cosa che volevo dire: a noi, il fatto della resurrezione che cosa comporta? Cioè, vogliamo semplicemente usare e gestire questo riguardo alle scelte che abbiamo già fatte? Oppure siamo pronti a rivedere, a ripensare, a partire da questa relazione con Gesù vivo la nostra vita, perché da questo deriverà il resto? Vedete, c'è sempre chi è pronto ad accomodare le situazioni, oppure anche nelle situazioni apparentemente accomodate secondo il potere di chi sceglie c'è sempre un fermento incontenibile. Ed è bello che parta da chi effettivamente non ha nessun potere, le donne, ma queste donne di fede che incontrano il risorto riescono a mettere in moto un grande risveglio, una grande resurrezione di tutti i discepoli di Gesù fino ad oggi. Quindi questa potrebbe essere anche un'occasione per ciascuno di noi, a me che è affidato il fatto della resurrezione, che cosa cambia e come sono pronto a impastarlo nella società, nelle situazioni in cui sto vivendo?
    7 min
  • Dio ci lascia liberi davanti alla risurrezione:
puoi vivere come se non fosse mai accaduta o lasciare che cambi tutto. Pasqua 5-4-26
    Abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, nella prima lettura: Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea dopo il battesimo predicato da Giovanni? Questa è una bella domanda: ma lo sapete, lo sappiamo che cosa è successo? Perché per lo più mi sembra che la nostra fatica grande nel vivere la vita quotidiana, sia nel distaccare come se fosse un pensiero che esista la resurrezione, un pensiero. Tu ce l'hai, io non ce l'ho, invece l'importanza che dà Pietro a questo fatto che è accaduto è che è una situazione nella quale o ti accorgi o vivi in questa grande inconsapevolezza che rischia di creare una voragine nella vita che risucchia tutto. Avete presente le voragini, vero? Abbiamo appena vissuto la settimana santa e il fatto veramente impressionante è che da una grande esaltazione di questo uomo che faceva un po' il taumaturgo, cioè arrivavano con tanti tipi di problemi e dopo se ne andavano a posto, risanati. Pensare che nel giro di un attimo, neanche ci fosse stato Whatsapp a quei tempi, tutto viene ribaltato, è partito un flash mob come dicono i giovani, un accordo, sono stati lì crocifiggilo, crocifiggilo e non se ne è capito più niente. Avete presente quando c'è una ruzzola un po' strana, ti inizia a girare tutto storto e sembra che sia inesorabile, vada a finire male, punto, non c'è nient'altro da dire. E guardate, il cammino che il Vangelo fa fare non soltanto ai discepoli di allora ma ai discepoli di tutti i tempi è rileggere tutta la storia alla luce di questo fatto.
    Perché non è indifferente che il Cristo sia risorto con la sua vera carne, col suo corpo, non è indifferente che quel sepolcro fosse vuoto. Tant'è che se qualcuno questa notte è andato alla veglia o ha letto le letture della veglia, visto che il Vangelo di Matteo lo metteva proprio in evidenza, che i farisei, i capi avevano detto: sigilliamo bene la porta, mettiamo la guardia, casomai lo rubano e poi parte una diceria che chi li ferma più questi. Non c'è mai questa morte che sigilla, a meno che quella morte non la scelga tu.
    Ci tengo a dire questo perché per molte persone non si salta fuori dal venerdì santo. Tutta la vita si ferma al venerdì santo, cioè alla passione e morte, come se fosse l'ultima parola. Ma mi verrebbe quasi di invitarvi oggi, registrate un audio, fatevi qualche foto, ricordatevi di che cosa sta succedendo, mettetelo in una memoria positiva da recuperare costantemente. Perché quello che adesso sapete non vada a finire nei pensieri di quel momento o al massimo in una nostalgia. Ti ricordi quando…? Perché se era vero allora non è vero anche oggi? Se Cristo è veramente risorto duemila anni fa, non continua ad essere il risorto, il vivente oggi? E questo alla tua vita che cosa dice? Perché l'amore con cui il Signore ha dato la sua vita non è sottoposto a condizione di morte adesso a meno che tu non lo scelga, tu non lo voglia. In questo vi pregherei, cercate un momento oggi, sono sicuro che ci saranno dei pranzi di ore oggi e dei pomeriggi spensierati finché uno si stanca di essersi riposato troppo, è già stanco. Ma cercate nella giornata almeno dieci minuti in cui fare proprio questa scelta di intesa. Signore, attualizziamo la Pasqua nella mia vita adesso. Dimmi Signore, dove ho messo una pietra così grossa come quella messa davanti al sepolcro che sembra dire da qui non esce niente di vivo? In che situazione ho chiuso la mia vita come fosse morta? Perché se tu ci sei e sei risorto chiami anche me a vivere una vita nuova, a risorgere con te. C'è quell'espressione che usa, l'abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Fratelli, se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! C'è una parte che è morta, ma per la comunione che noi abbiamo con Lui c'è anche la risurrezione. Ma a meno che tu dica di no. Pensate questa cosa. Il Signore ci lascia liberi di continuare a pensarci per la morte. Ci lascia liberi. Il fatto della risurrezione è opinabile. Uno può dire: sì è risorto, ma sai io no. Perché? Perché tu no? Perché la risurrezione non tocca la tua vita? Per dire che ci lascia sempre una responsabilità personale. Mi verrebbe quasi da dire quello che succederà l'ultimo giorno della nostra vita. Io non lo so, il Signore lo sa. Ma nel frattempo che vuoi fare? Vuoi stare nella morte? Vuoi stare sulla croce senza speranza? Oggi è il segno che non c'è croce senza risurrezione. Non c'è negazione se non davanti ad un fatto che tu dici no, non lo voglio. Però a un certo punto questo fatto accade. È accaduto e accadrà. E ci interpella.
    Mi piacerebbe che ciascuno sentisse in quei dieci minuti oggi, ma nel corso della sua vita, crescere dentro il proprio cuore la voce che nello spirito il Signore ci continua a dire: tu con me. Tu con me. Questa è la comunione, questa è la vita nuova per essere già da questo tempo, dalla nostra quotidianità, dei figli e dei fratelli risorti con Cristo e con Lui in cammino nel regno che si è fatto vicino a noi.
    10 min
  • Non serve una luce esagerata, basta una candela, una fede piccola, ma accesa. Veglia di Pasqua 4-4-26
    Ha qualcosa di stoico questa notte per qualcuno, perché già solo resistere al sonno sembra un vero combattimento, ma vorrei provare almeno a cogliere un aspetto dopo questa lunghissima liturgia della parola. Qualcuno si sarà detto, ma chi me l'ha fatta fare stasera? Eppure quando ci immergiamo, siamo battezzati, perché questo vuol dire battesimo, immersione, e starci dentro completamente nella vita cristiana, la parola è quella luce che non ti abbaglia, cioè non ti impedisce di vedere, ma ti permette di vedere. Come ricorda un salmo, lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. E poi c'è un giuramento: ho giurato e lo confermo di custodire i tuoi precetti di giustizia, cioè adesso che vedo come camminare, beh, adesso voglio camminare così. Quindi proverei attraverso questa luce a cogliere almeno un aspetto delle tante cose che abbiamo ascoltato, perché forse qualche d'uno ci avrà pensato, ma questo Dio e questo popolo, trionfatori che distruggono gli altri popoli, ma sono veramente quel Dio in cui credo io? Perché, diciamocelo serenamente, alla luce anche dei fatti che stanno accadendo adesso, uno potrebbe anche dire ma quasi quasi sto con gli egiziani, un po' come un tempo quando c'erano i cowboy e gli indiani, io voglio fare il tifo per gli indiani ogni tanto… Cioè, per questo vorrei uscire da questa metafora perché ci sta stretta, e perché nella verità anche di quello che abbiamo appena vissuto nella Settimana Santa e nel Triduo, il modo con cui Gesù vince è un altro. Gesù non umilia. Il modo con cui il Signore vince rimane quello della mitezza. Guardate, ancora oggi noi possiamo anche scegliere di non credere. Se fosse un Dio che si impone sarebbe impossibile, sarebbe così evidente che tu non potresti scegliere di credere o non credere perché è evidente che è così. Invece guardate che ancora oggi, anzi ancora di più oggi, la scelta di fede non è semplice perché sembra contro ogni evidenza, l'evidenza è che la prepotenza vince, non la mitezza. Quindi anche il modo della resurrezione di Gesù che è discreto sì, per quelli che sono lì, il Vangelo di Matteo abbiamo appena ascoltato questa pietra rotolata via, le guardie come morte e Gesù che era morto è come vivo. Spero che si capisca la contrapposizione. Cioè chi è morto è vivo e chi è vivo è morto, non si capisce? No, no, si capisce perché qual è la prospettiva? La prospettiva nella quale il Vangelo ci sta mettendo è che c'è un ribaltamento delle cose che ci sembrano ovvie.
    Il Vangelo ci dà una luce in cui anche in una notte così, mentre suonavano le campane del Gloria (molto rumorose), c'era tranquillamente qualcuno che dormiva, perché c'è un sonno (di pace) che è invincibile. Cioè non c'è rumore o clamore che lo possa svegliare. Ma proviamo a vedere se c’è anche una vigilanza interiore che è capace di saper stare svegli quando tutto ti dice dormi, cioè non ci pensare, tanto non puoi farci niente, tanto soccombi. C'è una sfiducia che ti mangia la carne, ti mangia i giorni, il futuro, ti mangia la speranza, dall'altra invece c'è un germoglio di bene che è fragilissimo e piccolissimo e che tiene la tua attenzione lì perché sai che è fedele.
    E forse questo potrebbe essere quello spunto di cui abbiamo bisogno perché anche in mezzo ad un mondo che fa guerra a tutti i livelli, politico, economico, sociale, dove sembra che sia meglio disperare così non hai niente da perdere, invece a noi basta la luce di una candela, cioè la fede, accesa a quel cero pasquale, cioè a Cristo risorto, per dire con questa fede possiamo attraversare anche questo tempo di prova, di scoraggiamento, di insicurezza, perché abbiamo una certezza che il modo con cui il Signore risorto continua ad essere presente nel mondo non è quello della prepotenza, sarà sempre quello della benevolenza, di un amore che volendo bene sa far crescere bene. Quindi senza quasi rumore come fosse un fiorellino continua a crescere perché anche il nostro domani sappia guardare con fiducia a quel fiorellino dicendo ancora una volta spunta e vince. Di questo in ogni alleluia che accompagnerà questo tempo pasquale chiediamo al Signore di rinnovare la nostra fiducia e la nostra speranza.
    8 min
  • La mitezza non perde. Disarma. 3-4-26 venerdì Santo
    Poiché abbiamo un sommo sacerdote grande che è passato attraverso i cedi, Gesù figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Così iniziava la lettera agli Ebrei, il piccolo brano che abbiamo ascoltato. Abbiamo un sommo sacerdote grande, ma dopo aver ascoltato la Passione, questi due capitoli del Vangelo di Giovanni che, come tante cose, sì, li conosciamo, però quando ascolti così in modo consecutivo il racconto della Passione, delle domande vengono: perché Gesù ha affrontato così la Passione? Perché si è lasciato così maltrattare? Vedete come la tradizione ha accostato a questo brano del Vangelo e alla lettera agli Ebrei il quarto canto del Servo di Yaveh, un testo di Isaia, quello della prima lettura, che soprattutto nei primi anni della vita della Chiesa era uno dei testi più letti, più conosciuti, lo sapevano a memoria questo cantico. E riconoscevano in questo uomo mite, mansueto, il Cristo nella sua Passione e morte. Perché non ha fatto niente? Perché non ha reagito? Ci viene da reagire per cose molto più piccole. Pensate a quante volte andiamo in escandescenze per cose che non hanno senso e perdiamo il controllo, ci arrabbiamo, scancheriamo. Perché Gesù non l'ha fatto? Non è la facile soluzione, sai, lui è il figlio di Dio, io no. No, dobbiamo andare un po' in più in profondità. La mansuetudine con cui Gesù ha vissuto la sua Passione fa parte di questo essere il vero Sommo Sacerdote di un popolo che è chiamato a fare lo stesso, di tutti noi. Per questo non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze, le ha vissute tutte. Permettetemi, qui troviamo l'argomento che ci aiuta a superare tutte le nostre scuse di rabbia, ira, maldicenza, qui si dovrebbero fermare tutte. Il nostro essere polemici è una parola greca, la traduco in italiano, o la sapete?  ma polemico è italiano? Sì, ma cosa significa? Che siamo dei battaglieri, polemos, battaglia, guerra.
    Noi ci facciamo guerra. Ma questo ci dovrebbe far venire un po' di mal di pancia, o almeno mal di stomaco, un pochettino. Cioè, perché releghiamo soltanto all'ambito chiesa e preghiera, o peggio, preghierina, il momento di avere rapporto con Gesù e non diventa il Cristo Signore che affronta la passione e la morte perché io sappia affrontare così la vita? Io possa affrontare così le vere difficoltà della vita! Allora le grida di Gesù, che la lettera agli ebrei dice, nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere, suppliche, conforti, grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e per il suo pieno abbandono a Lui venne esaudito.
    Alt. Come venne esaudito? Gesù è stato esaudito? Non come vorremmo noi. Noi vogliamo essere esauditi nel senso, Signore, non farmi vivere questa prova. E invece Gesù viene esaudito perché vive con il Padre dentro la prova, perché anche noi impariamo a vivere dentro la prova e a risultare vincitori. E come? Con la mitezza, con la mansuetudine, con la benevolenza, perché questa è possibile, questa sembra la vera arma vincente disarmata e disarmante. Dice, no, ma l'hanno ucciso. Riesce a spegnere come quell'uomo che gli ha dato uno schiaffo la violenza. Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male? Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti? (Cfr. Gv 18,23). Allora vorrei con voi oggi provare a mettermi così in questa stazione, cioè in questo momento di stasi, di ferma, di silenzio per riguardare come sto vivendo la mia vita? Ha qualcosa a che fare con quello che Gesù ha detto e fatto e continua a proporci come stile di vita?
    Oppure ho altri insegnamenti più importanti. Tu sei violento con me, allora aspetta che io sono un po' più violento così ti faccio stare buono. Abbiamo un vero esempio di amore e di signoria, la signoria a cui siamo chiamati a partecipare.
    Oggi accogliamo questo invito, proviamo a calarlo nelle situazioni che stiamo vivendo e aiutiamoci a dare la risposta, la vera risposta cristiana, la mano che non offende ma si tende verso il fratello.
    9 min
  • Vuoi cambiare il mondo? Lava i piedi a qualcuno, ama senza condizioni. 2-4-26 Giovedì Santo
    Solennemente inizia il triduo pasquale, questi tre giorni che liturgicamente sono uno solo. Noi stiamo entrando nell'ora di Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre. L'ora di Gesù è l'ora che, da questo capitolo 13 di Giovanni fino alla fine sarà quest'ora qui che affronteremo, fino alla sua resurrezione sarà come un'unica ora. E forse in questo inizio solenne possiamo trovare proprio il centro di quello che Gesù, non soltanto sapeva, ma ha voluto trasmettere in modo che di generazione in generazione questo fosse il centro. E che cosa c'è al centro? C'è una lavanda dei piedi, che è qualcosa di fuori di testa. Perché? Lui si presenta e i discepoli lo riconoscono come il Signore e il Maestro. Allora capirete subito perché Pietro si ribella. Ed è una ribellione che Pietro ha contagiato più o meno a tutti gli uomini, sapete. La maggior parte di noi sente una certa ritrosia davanti a questo gesto di Gesù. Però, se non capiamo questo, non si capirà il resto. Quindi mi permetto di fermarmi su questo aspetto. Cos'è la lavanda dei piedi? Ma è un gesto dei servi. Appunto, Gesù è venuto per farci vedere chi è Dio. Dio si propone all'umanità come colui che lava i piedi. È lui.
    È colui che si mette nella condizione di essere servo dell'umanità. Ma come facciamo ad accettare un Dio così? Noi ci aspetteremmo. Anzi, spesso lo invochiamo in questo modo. Il Signore è onnipotente. Poi non capiamo perché non tira i pugni in testa a quelli che fanno le guerre in giro. Perché mi è sembrato di sentirlo proprio come preghiera, tante volte. Un'invocazione a Dio perché facesse morire qualche capo di Stato, insomma, eliminasse i violenti, facendo il più violento di tutti. Può essere il nostro Dio il più violento di tutti? No. E questo però ci spiazza.
    Allora Gesù indossa, si spoglia, depone le vesti. Dice che è proprio uno spogliarsi che anticipa quello che accadrà sulla croce. Si riveste di questo grembiale, se lo cinge attorno ai fianchi, versa l'acqua nel catino e lava i piedi. Sta facendo quello che Dio vuole fare e sempre farà, a tutti gli uomini per sempre. Non è un Dio che pretende, è un Dio che serve. Servo per amore.
    Ma Pietro resiste. Questa resistenza assomiglia un po' a quella che negli altri Vangeli forse ricorderete, quando Gesù inizia a parlare della sua passione Pietro se lo prende da parte e lo sgrida. Pietro sgrida Gesù dicendo Signore questo non ti accadrà mai. E' proprio arrabbiato. Allora Gesù con molto garbo gli dice vai dietro a me Satana.
    Non è che vada tanto leggero neanche negli altri Vangeli. E qui gli dice se non ti laverò non avrai parte con me. A questo a questo punto Pietro come forse tutti noi continua a non capire però dice beh allora fammi anche lo shampoo, lavami tutto. Il mio pensare, il mio agire. Lava tutto. E pensiamoci bene su questo aspetto perché non capiamo perché Gesù ci dice di fare certe cose. La maggior parte delle volte non capiamo. E' un po' come i bambini che non capiscono perché i genitori continuano a portarli a messa. Perché dicono vabbè perché devo andare anch’io, vacci tu!
    Più o meno però noi lo facciamo con più garbo facciamo gli adulti composti, paghiamo lo scotto il meno possibile.
    Ma cos'è questo lavare i piedi però perché dobbiamo passare attraverso questo gesto di Gesù?  è un gesto che faremo anche tra poco che dice non soltanto chi è lui, ma chi è Dio. E continua a dire all'umanità che Dio è onnipotente proprio perché ama senza fermarsi. Allora è bello sentire che queste parole si accostano a quelle di Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura e che poi ritroveremo al momento della consacrazione. Che questo è il suo corpo e il suo sangue. Perché e questo è l'unico mistero è di un Dio che continua a mettersi nella condizione di accessibilità. E' accessibile come un pezzo di pane intinto in un calice ed è per la nostra salvezza. Cioè non ti salvi da solo stai tranquillo. Ti stai sforzando? Non ti sforzare. Guarda piuttosto l'amore con cui sei amato. Cerca di considerare che quell'amore è quello che può aiutarti a vedere le cose in un modo totalmente diverso. Come dirà poi dopo Gesù ai discepoli: Capite quello che ho fatto per voi? dopo che ha lavato i piedi e riprende le vesti. Vi ho dato l'esempio perché facciate così anche voi gli uni agli altri.
    Guardate qui c'è tutta la vita cristiana in queste parole. Tutta. Mi piacerebbe che ciascuno questa sera riconsiderasse anche il momento di preghiera successivo all'Eucarestia. Ci sarà anche un momento di adorazione se qualcuno lo vorrà. Ma si fermasse a considerare come se nella vita non impara da questo gesto di Gesù a fare della propria vita un dono d'amore e quindi a essere disposto disponibile al perdono, non riuscirà a vivere una vita insieme ad altri. Senza perdono gli altri sono un problema, un peso, un carico.
    E guardate non soltanto quando crescono, cioè quando i problemi diventano sempre più grandi, nel momento in cui non ti accorgi che solo nell'amore l'altro lo rispetti per quello che è, solo nell'amore, altrimenti anche se non litighi l'altro ce l'hai lì perché? Perché ne hai bisogno tu, perché lo vuoi tu. Si potrebbe dire in un altro modo, un termine unico per egoismo. Per egoismo capite che l'amore non funziona.
    Allora proprio dal gesto di Gesù possiamo invece cogliere come il dono che ci fa di sé: Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. Dall'amore con cui siamo accolti anche oggi facciamo anche noi storia di salvezza perché sinché non saremo disposti ad amare e quindi ad accogliere e perdonare nelle varie situazioni della vita, se questa parte manca forse siamo cristiani nella camicia, siamo cristiani di etichetta, ma non lo siamo nel cuore, cioè non diamo spazio a Cristo nel nostro cuore, perché amare e perdonare non è frutto di una tua abilità, è frutto dell'amore con cui sei amato. Si vede che non ti stai sentendo amato da Cristo. Solo chi si sente come Giuda che era lì a lasciarsi lavare i piedi, come Pietro che era lì a lasciarsi lavare i piedi e gli altri dieci che nel momento della prova che fine fanno scompaiono tutti, tutti quanti. Gesù è colui che ha lavato i piedi a tutti e continua a farlo. Consideriamo questo dono che sinché non lo metteremo in pratica vuol dire che non lo stiamo accogliendo. Così ho suggerito anche qualche materia di confessione per i prossimi giorni se qualcuno per esempio non ci avesse pensato.
    Chiediamo quindi al Signore grazia perché anche oggi l'amore con cui ci sta amando diventi per noi una sorgente viva, capace di accogliere, amare e perdonare come lui fa a noi.
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  • Cosa fai quando qualcuno non capisce il tuo amore, chiudi? Gesù continua ad amare, se vuoi con te. Martedì santo 31-3-26
    Martedì Santo è una giornata all'insegna dell'incomprensione e del tradimento.  Il Vangelo è caratterizzato da questa presenza di Gesù profondamente turbato. Avvisa: uno di voi mi tradirà. Uno, ma il tradimento quello più totale è quello di Giuda, totale nel senso di una consegna esplicita. Gli altri hanno un altro tipo di tradimento, perché le parole di Gesù a Pietro sono chiare. Quando Pietro dichiara che è pronto a dare la propria vita, Gesù replica che non canterà il gallo prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte.
    C'è un rinnegare, un tradire, un non capire che continua e crea turbamento nell'umanità di Gesù. Come lo crea alla nostra umanità sentire che gli altri non comprendono, non capiscono l'amore con cui viviamo, con cui doniamo la vita, con cui siamo qualcuno che non comprende il tuo amore.
    Cosa fai? Smetti di amare? e invece Gesù glorifica il Padre dando la vita. Questo passo del Martedì Santo ci aiuti ad avere una comprensione più profonda di come l'amore non è semplicemente un corrispondere l'amore dell'altro, è un attingere all'amore fedele di Dio per cui sai continuare ad amare anche quando l'altro tradisce, non capisce o rinnega.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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