Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Il rischio più grande non è non credere in Dio. È pensare di conoscerlo già. Venerdì 20-3-26
    Nella liturgia di oggi c'è una bella premessa nel Libro della Sapienza, questa prima lettura, che sembra quasi descriverci quello che già sappiamo di Gesù a posteriori, ma questa è una profezia di un paio di secoli prima. Ed è, come spesso accade nel rapporto con la parola di Dio, un leggere, rileggere, presumendo di sapere, ma forse non sappiamo. Che è proprio il tema che vorrei evidenziare nel Vangelo di oggi.
    I movimenti di Gesù. Sembra che non vadano nella direzione che noi vogliamo. Ecco, lui si muove quasi di nascosto. Prima aveva detto ai suoi parenti, il vostro tempo è sempre pronto, voi andate. Sembra quasi non voler andare alla festa delle capanne a Gerusalemme, ma una volta che gli altri sono andati lui ci va. Dice il testo quasi di nascosto. La presenza di Gesù è una presenza che noi non possiamo gestire né controllare. Possiamo accoglierla o non accoglierla. E questo ci riguarda veramente tutti, perché viene attraverso la sua presenza il Padre stesso. Cioè il rapporto con Dio, con quel Signore che ci ama, ci ha creati e continua a sostenere la nostra vita, non è un rapporto che noi possiamo gestire, possiamo aprirci. Se hai la presunzione di conoscerlo, troverai sempre un imbarazzo. È quello che Gesù evidenzia. Voi mi conoscete, pensate di conoscermi, ma alla fine che cosa conosciamo di lui? E c'è questo volere addirittura a mettere le mani su di lui, che questo mi sembra abbia a che fare proprio con il voler gestire la presenza di Dio nella nostra vita, ma non possiamo farlo. L'unico momento in cui si potrà fare è quello in cui lui lo deciderà. Ed è l'ora, il tempo opportuno, il momento in cui lui si metterà nelle nostre mani.
    Ma anche nella nostra vita, tante volte, lui sceglie di mettersi nelle nostre mani. Ma noi che cosa facciamo della presenza di Gesù? Quello che faremo potrà essere a motivo di una comunione ancora più profonda, oppure a questo sgomento che abbiamo escluso il Signore dalla nostra vita, l'abbiamo buttato fuori, l'abbiamo maltrattato. Forse può succedere con la sua parola, forse può succedere con i sacramenti, in cui non corrispondiamo all'amore con cui siamo amati.
    Lui ce lo permette quando, e questo è il mistero, quando a volte addirittura lui si dona e noi gli diciamo di no. Ce lo permette. Oggi chiediamo al Signore questa grazia Proviamo a accorgerci che i movimenti con cui il Signore entra nella nostra vita sono proprio perché la nostra vita possa essere piena della sua presenza luminosa, cioè una disponibilità a corrispondere all'amore con cui siamo amati. E questo implicherà poi il rapporto anche con gli altri. È un dono a cui ciascuno di noi può dire di sì o anche di no.
    4 min
  • Non tutti i padri parlano, ma quelli che custodiscono nel silenzio segnano nel profondo. Giovedì 19-3-26
    La festa di San Giuseppe ci dice subito due cose. Da una parte c'è una paternità che custodisce la nostra vita. In tutti i Vangeli non c'è una parola di San Giuseppe, neanche una, ma è presentissima. Perché in momenti come questi noi abbiamo bisogno di essere custoditi. Custoditi da una paternità e da una maternità. Che è proprio l'essere nella Chiesa che ci dà una certezza.
    Che nella nostra vita possiamo essere belli, bravi, buoni, ma possiamo essere anche brutti e cattivi. Ma il Signore ci considera tutti figli. Tutti. E non è che uno lo sia di più o di meno. Lo siamo. Per Lui siamo tutti. Ci guarda tutti in faccia e dice tu sei mio figlio. Ed è quello che oggi possiamo non soltanto sentire personalmente per ciascuno di noi, ma credere e vivere anche per Carmela. È una figlia amata, Custodita. C'è una paternità che come avete sentito nel Vangelo è una paternità, anche lui la chiama surrogata oggi. In realtà è proprio una paternità di chi accoglie e custodisce. Perché per essere padri o madri la fertilità dura poco e la fecondità è quella che conta. C'è un amore che continua a generarti. E questo è possibile a chiunque si rende disponibile innanzitutto ad accogliere l'amore con cui è amato.
    Oggi abbiamo proprio bisogno di sentire questo perché forse anche a causa di una fatica che la malattia genera ci si può sentire in tanti momenti abbandonati, soli, ci si sente sfiniti. E invece c’è. È proprio nella Croce di Cristo e nell'Eucaristia che stiamo celebrando che questo noi lo rendiamo presente. Cioè l'amore con cui Dio ci ama non è a distanza, è vissuto personalmente. E la Croce è il segno di chi anche nella sofferenza continua ad amare. Gesù poteva scendere dalla Croce? Sì. Perché non è sceso? Perché Carmela non poteva scendere dalla Croce. E quando ci tocca la Croce o la prendi oppure vivi arrabbiato, vivi senza senso. Invece anche il momento del dolore è un momento di grande senso perché puoi fare della tua vita un dono, ed è quello che impariamo in Cristo. Un dono d'amore che non si ferma davanti a nulla. È per questo che la Chiesa continua a vivere l'Eucaristia.
    Perché qui è la sorgente, è un amore che è continuamente offerto e irrora la nostra vita. Per questo la figura di Giuseppe può aiutare anche in questo momento il nostro cammino. Perché è sapere che stiamo vivendo nel tempo ma c'è un amore che ci precede, ci sta accompagnando e noi ne stiamo facendo un pezzetto insieme. Ma per essere poi nell'eterno. Chiediamo al Signore di saper cogliere questo dono e viverlo fino in fondo perché questa custodia nell'amore fa sentire che tra cielo e terra la comunione continua. Non c'è la visibilità come prima ma c'è una presenza nuova, anzi ancora più facile per comprenderci perché non ci sono più i fraintendimenti. Adesso è nella pienezza e chiediamo al Signore di saper vivere anche noi in questo amore imparando da Lui come il custodirci a vicenda, accoglierci, perdonarci, dare segni di quell'amore che sempre ci genera e proprio la via della salvezza che ciascuno di noi già può scegliere e percorrere in questo mondo.
    5 min
  • La crisi non è un fallimento, ma il luogo che trasforma la vita vecchia in nuova. Mercoledì 18-3-26
    La preziosità dei testi di questi giorni, del Vangelo di Giovanni, che accompagna la lettura, è molto preziosa perché ci mette un po' in crisi. E di solito, quando siamo messi in crisi, noi vorremmo fuggire, e invece sono sempre dei doni che il Signore sta facendo per il nostro cammino. La crisi serve per superare una situazione vecchia verso una condizione nuova.
    È chiaro che uno non vorrebbe andare in crisi, vorrebbe fare solo dei passaggi in avanti. Come diceva San Paolo, noi non vorremmo essere spogliati di questa vita, ma vorremmo essere sopravvestiti della vita nuova. E invece, guardate un po' il cammino che Gesù ci fa fare. Oggi, questo passaggio in cui ci sta dicendo quanto sia prezioso vivere da figlio amato. Per lui è tutto. Ed è questa, credo, una comunicazione, una comunione a cui ci sta invitando. Lui sa di esserlo e vuole esserlo, semplicemente facendo quello che fa il Padre. Penso quanto storicamente questo abbia fatto parte della vita degli uomini. Perché un tempo ci si tramandava anche il mestiere di padre in figlio. E il linguaggio paterno e materno era quello che era la vita quotidiana di tutti. Oggi invece c'è una specie di rinnegamento della nostra situazione, perché vorremmo sempre sopravanzare, essere altro. Gesù ci introduce in una novità, però lo fa attraverso una manifestazione di come lui è l'evidenza del Padre. Lui vuole fare quello che fa il Padre. Lui è qui e continua ad essere nel cuore e nell'azione di tanti discepoli che hanno cercato di amare come ama lui. Allora si capisce anche perché non vuole giudicare, ma vuole porre la propria vita.
    Il Padre gli ha manifestato come amare e lui cerca di manifestarci come amare. Questo forse rispetto a quello che tante volte pensiamo essere la via giusta. Come amare prima me stesso, quelli di casa mia, poi gli altri. È un sistema che quindi scricchiola facilmente. Quello che ci sta ponendo è un esempio di come la vita veramente va spesa e donata. Mentre Gesù viene considerato già qualcuno da eliminare, perché tu che sei uomo ti fai Dio, lui invece sta compiendo la sua missione che aveva da principio. Lui che è Dio si è fatto uomo. Ma questo per dare ad ogni uomo la certezza che attraverso un amore, un dono di sé, che come lui è venuto a compiere, così anche noi possiamo compiere, vivere da figli diventerà sempre più la nostra gioia. C'è un'espressione che forse può sembrare paradossale. Io non posso fare nulla da me stesso, dice Gesù. Come? Ma se è figlio di Dio, se è il Signore, come che non può fare niente da se stesso? Questo ci manifesta che cuore ha Gesù. E credo che potremmo prenderlo un attimo in prestito per rivisitare alcuni nostri pensieri e sentimenti anche verso gli altri.
    Il volersi muovere a partire dalla comunione con il Padre e non poter fare niente al di fuori di questo non è una paura, è una scelta consapevole che manifestare l'amore di Dio è manifestare una comunione, scegliere il dono di sé che Dio vuole fare a ciascuno di noi, lo dico con le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato: Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da commuoversi per il figlio delle sue viscere.
    Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Continua, ti ho scritto sul palmo delle mie mani, sei in tutto quello che io faccio. Allora, forse questo è ciò di cui dovremmo prendere sempre più consapevolezza: Gesù vuole vivere in questa relazione. Allora proviamo un attimo a ripensare anche come stiamo vivendo, le nostre scelte, in base a quali criteri funzionano, perché in questo forse potremmo veramente chiedere e rinnovare la nostra preghiera del dono dello Spirito, perché vogliamo fare come Gesù. Vogliamo essere mossi da questo Spirito filiale e scegliere di amare proprio come fa il Padre.
    7 min
  • il primo passo della salvezza è alzarsi, poi imparerai a camminare nella fede. Martedì 17-3-26
    Il contesto di questa giornata è la grande fragilità di uomini che giacciono, come questo infermo, da 38 anni lui era malato e giaceva, cioè è una situazione in cui forse si è proprio bloccato, bloccato interiormente, per questo questa domanda è centrale, vuoi guarire?  Vuoi guarire? Chieditelo anche tu, riguardo a tante situazioni della tua vita nelle quali sei bloccato, vuoi guarire? Quest'uomo trova delle scuse, non ho nessuno che mi immerga nella piscina, forse anche noi abbiamo delle scuse per non rialzarci dai nostri giacigli, dalle condizioni in cui forse ci siamo abituati all'essere bloccati. Forse anche al nostro peccato ci siamo abituati, ci siamo abituati a non star bene, e forse non vogliamo uscirne, è una zona di confort anche la nostra malattia, la nostra fragilità, anche il nostro peccato può diventare una zona di confort. Allora il Signore comunque fa un gesto, il gesto è una parola, una parola che ancora oggi è rivolta ad ogni uomo: alzati, prendi la tua barella e cammina. C’è un modo di prendere e di portare nella vita che diventa fondamentale, chiediamo questo al Signore oggi, di non adeguarci né al peccato né alle infermità di nessun tipo, ma apriamoci con grande fiducia ad una salvezza che anche oggi viene a bussare alla nostra vita.
    2 min
  • La fede non è capire tutto. È mettersi in cammino sulla parola di Gesù. Lunedì 16-3-26
    Abbiamo iniziato da ieri, da quella domenica così speciale che viene chiamata Laetare, cioè che invita la Letizia perché la Pasqua si avvicina, una lettura continuata del Vangelo di Giovanni, anche nei giorni feriali, non solo la domenica, che ci porterà fino a Pentecoste. Quindi questo è un invito: gustiamolo. Il Vangelo di Giovanni ha una ricchezza immensa, tutti i Vangeli lo sono, certo, ma c'è nel Vangelo di Giovanni una risorsa immensa, perché parla a partire da una manifestazione, è un Vangelo che vuole semplicemente dirci quanto è manifesto: che il Signore sia la presenza di quella salvezza che cerchiamo anche nella nostra quotidianità, nella piccolezza delle cose che facciamo.
    Proprio oggi si comincia con il secondo segno, viene richiamato il segno di Cana quando Gesù trasforma l'acqua in vino, forse ricorderete, che vuol dire non semplicemente dobbiamo adempiere la legge, ma la pienezza della legge sta proprio in una nuzialità, in una gioia immensa, e questo è il segno del vino. Ma oggi si parla di un secondo segno che penso possa essere veramente una risorsa per tutti noi, quale? C'è un ammalato a morte, un figlio. Molti dei motivi per cui andiamo a messa spesso sono questi, siamo toccati nel vivo perché una persona cara viene a mancare o è ammalata. Allora cosa facciamo? Andiamo dal Signore. Anche quest'uomo lo fa. Appena sente dire che Gesù sta da quelle parti, va da lui e gli dice scendi, il mio figlio è malato, curalo.
    E Gesù dice se non vedete segni non credete. E poi gli dà una parola, una parola che viene ripetuta per tre volte. Va tuo figlio vive. L'avete notato? Tre volte viene ripetuto. Di solito quando ci sono delle ripetizioni alzate le orecchie. Deve essere una cosa importante quella. Sì, non si ripetono se non le cose importanti. Fate caso alle cose che ripetete nella vostra vita. Alla fine sono delle cose che avete scelto e che sono importanti.
    Qui l'importanza non sta semplicemente nella ripetizione del dire che tuo figlio vive, ma che c'è un motivo per me di considerare il fatto della sua vita un motivo di fiducia su cui fare delle scelte. Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Cos'è la vita di fede? È fare un cammino sulla parola di Gesù.
    Allora, non voglio stancare la vostra pazienza, ma vorrei soltanto buttare dei raggi di luce. Avete presente come si fa nelle mostre? C'è uno con il laser che ti fa vedere. Guarda lì, guarda là. Allora, oggi vorrei lasciarvi questi due segni. Tuo figlio vive, quindi il fatto che il Signore venga nel mondo è per indicarci da quale parte dover guardare. E ce lo indica come? Dandoci un orientamento, cioè rimettendoci in cammino. Se camminiamo, ascoltando sulla Sua parola, ascoltandola e vivendola questa parola che ci consegna, possiamo fare esperienza, non soltanto di aver creduto, ma di riconoscere poi attraverso questa parola come il Signore entri nella nostra vita per la salvezza. Come lo facciamo a capire? Un po' come ha fatto quest'uomo. Quando è successo? A che ora è successo? Un'ora dopo mezzogiorno. Eccola!
    Allora, non abbiamo a volte degli strumenti, semplicemente perché non ci stiamo mettendo in cammino, in ascolto. Oggi, se volete, è un giorno di grazia se al Signore diamo ascolto e ci rimettiamo in cammino.
    6 min
  • Luce vieni, perché la mia vita non sia sopravvivenza ma meraviglia. Domenica 15-3-26 4Q
    Questa domenica ci vuol dare luce e speranza perché, non so se avete notato, ma anche il profeta Samuele forse era un po' cieco l'abbiamo ascoltato nella prima lettura, mentre sfilano davanti a lui i figli di Jesse dice, sicuramente davanti al Signore il suo consacrato perché Eliab era bello grande, grosso dice sicuramente… che cosa guardava? lo dice chiaramente il Signore a Samuele l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore. E non ha perso il vizio, continua a fare così quindi pare che questo essenziale ci debba interessare, perché avere occhi per vedere le cose come stanno le cose giuste, le cose da scegliere; e sì, ma come si fa? In questo ci viene in aiuto la lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato come seconda lettura fratelli, un tempo eravate tenebra pensate che persona libera è Paolo per dire una roba del genere perché se io mi dicessi una cosa del genere mi togliereste il saluto dice vada ad un'altra parrocchia, lì non ci vado più, perché se la prendi come un insulto e non come quel passaggio che è accaduto nella tua vita e ti ha trasformato di cui ringrazi e continuerai a ringraziare allora dipende se ti vuoi difendere o se ti vuoi lasciare trasformare, convertire cioè permettere a Dio di farti grazia. diceva così, un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore comportatevi perciò come figli della luce: pensate di quante cose tutti i giorni diventano una tenebra coltivata nella nostra vita di quante cose ci difendiamo ci giustifichiamo le nascondiamo non vogliamo che si vedano perché? forse perché non sono visitate e per questo se ci consideriamo persone chiamate dal Signore a fare un cammino con Lui è proprio perché Gesù si fa vicino, avrete forse visto. È una caratteristica del Vangelo di Giovanni: non c'è mai qualcuno che vada al Signore a chiedere un miracolo, un segno, e Gesù lo compie ma sono sempre degli atti liberi che il Signore fa. Vedono questo uomo che era nato cieco mendicante i discepoli chiedono a Gesù è per colpa sua che è nato così per colpa dei genitori? Voi non immaginate ancora oggi quanta gente faccia questo cortocircuito “ah, il Signore mi ha punito!” no, guarda, sei bravo da sola a punirti, il Signore non è uno che punisce. Che cosa succede nella nostra vita quando succedono certe situazioni come le interpretiamo l'interpretazione di Gesù è meravigliosa: è così perché si manifesti in Lui la gloria di Dio. Tu dici non è possibile da una sfortuna da una situazione così possiamo dire che è una situazione invidiabile? no ma finché non vediamo quello che Gesù ci sta dicendo siamo tutti in quella situazione ciechi che continuano ad essere ciechi anche se apparentemente si vede ma forse si continua a vedere non l'essenziale solo apparenza. Siccome forse questa è proprio la storia dell'umanità che nasce cieca, tutti nasciamo ciechi. A proposito mentre parlavo ieri con i bimbi parlando di questo Vangelo avete presente che ci sono delle cose che ci fanno un po' senso pensate se vedeste anche il sangue del parto di una nascita direste subito alcuni che schifo, non voglio vedere e si dicono ma quel bambino sei tu quella meraviglia di Dio quel dono immenso sei tu! e cambia tutto, nel momento in cui senti che in una situazione che apparentemente è impressionante è meglio non vederla ma se quella meraviglia, quella novità di vita quella bellezza sei tu e lì cambia tutto ed è questo il cammino che il Signore sta facendo e sta proponendo ad ogni uomo, di ogni tempo per cui sarebbe bello che ogni famiglia non soltanto in alcuni momenti particolari ma ci si riguardasse in faccia per chiedersi: dove stiamo andando, che stiamo facendo adesso? non accontentiamoci dei giorni che scorrono cerchiamo di vederne la bellezza, trasformiamoli adesso in una opportunità di grazia perché lo sono solo che non è detto che siamo disposti a guardarli così forse ci stiamo accontentando di sopravvivere ma la vita è molto di più è per questo che l'uomo che era nato cieco, ogni battezzato nel momento in cui scopre che è proprio nel fatto che Gesù si fa vicino a lui che inizia a vedere la vita in un modo nuovo, a quel punto questa luce non può essere spenta, deve solo essere vissuta, comunicata. se così è credo che realmente la nostra vita si trasformerà e diventeremo sempre più quello che l'antico ritmo del battesimo anche per gli adulti lo ripropone ancora, i “fotismoi” parola greca che vuol dire gli illuminati, quelli che hanno ricevuto la luce, la luce di Cristo in te sia una luce che guida la tua vita. Se così anche noi accetteremo di fare un cammino, di non rimanere in quella ignoranza in quella in quel dominio che certi poteri di questo mondo continuano a far incombere sulla nostra vita, ma recupereremo la nostra vera luce, la vera identità di figli, credo che tutto il mondo diventerà più luminoso e non soltanto non ci saranno più le macro-guerre ma smetteranno anche le micro-guerre quelle che ci continuiamo a fare tra di noi in casa, nelle piccole situazioni che sono appunto il segno della cecità di un occhio che non si lascia illuminare dall'amore di Cristo. Ci conceda il Signore di poter camminare con Lui in questa novità di vita.
    9 min
  • Quando davanti a Dio guardi dentro il cuore, senza confronti inutili, la preghiera trasforma. Sabato 14-3-26

    Piccolo brano del Vangelo, ma ricco perché c'è un grande insegnamento di Gesù sulla preghiera, tutto il capitolo 18 di Luca lo è. Qui c'è uno specifico, l'insegnamento di Gesù guarda l'intima presunzione di essere giusti e disprezzare gli altri. Fa un approfondimento su come la nostra preghiera può non essere relazione con Dio. Quest'uomo vive in se stesso e oltretutto si mette come in una competizione con gli altri, si paragona gli altri.
    Non mi sembra che qui ci sia spazio per Dio, se non che ti debba fare un applauso perché sei bravo. Per carità, sta facendo anche delle cose buone, ma perché prendere gli altri per innalzarsi su di loro? Essere giusti è frutto del proprio sforzo o perché c'è una relazione con Dio che ti lavora nel cuore e che diventa anche il tuo agire? Qui c'è un agire che disprezza gli altri. Dalle parole di Gesù capiamo che in realtà quest'uomo non sta vivendo il rapporto con Dio. Dice semplicemente sono bravo io, ma per quello che posso fare, per quanto mi doni da vivere, io non dico grazie a te, sto dicendo guardami. Forse davanti a questo atteggiamento uno non ha neanche il gusto di vivere il rapporto con Dio, perché si è messo già al posto di Dio.
    Mi sembra che da questa presentazione che Gesù fa possiamo trarre tanti insegnamenti perché stare davanti a lui può aiutarci a rimettere intanto il nostro cuore nella disponibilità. Ce lo insegna proprio il pubblicano, è un uomo che è consapevole del peccato, consapevole che forse aveva sbagliato anche gravemente, ma ha fiducia in Dio e sta davanti a lui.
    A volte se guardiamo soltanto le cose che abbiamo fatto bene e non abbiamo neanche la percezione di cosa possiamo aver sbagliato, forse è semplicemente perché ci stiamo paragonando più agli altri che allo stare alla presenza di Dio. E qui c'è una domanda: lui non viene ascoltato, il pubblicano invece viene ascoltato. E  tu vuoi essere ascoltato?
    4 min
  • La fede è lasciare che l’amore diventi il criterio di tutto. Venerdì 13-3-26
    Nella sintesi che oggi chiede questo scriba a Gesù, possiamo vedere qualcosa di molto interessante anche per noi, soprattutto quando vediamo che abbiamo poco tempo.  In sintesi, che cosa è bene fare? Stringi, stringi, qual è il motivo per cui oggi mi metto in gioco, metto fuori energie, risorse, mi spendo? Beh, la forza che Gesù riesce a esprimere con queste poche parole è proprio quella che stava cercando quest'uomo. Si è attivato, tant'è che avrete notato, dice delle parole che avrebbe dovuto dire Gesù, ha risposto bene, dice alla fine Gesù, ma ha risposto bene a che cosa? Ha fatto una domanda, ma è Gesù che ha risposto. Però lui continua la risposta di Gesù, cioè che l'amore, mettere la propria vita nella prospettiva del dono di sé, compie più degli olocausti e sacrifici. E noi quello che pensiamo è che sì, attraverso la liberazione dall'Egitto, attraverso il percorso che Dio ha fatto con questo popolo, ha dato gli elementi essenziali, ma per arrivare a vedere come Lui ci dà il compimento, che è proprio Gesù. E allora, come dice il profeta Osea oggi, sarò come rugiada per Israele. Cioè per quanto tu possa essere desertico, cioè sembra che niente di buono possa avvenire, ci sarà sempre il Signore e la Sua parola, che su di te saranno come rugiada, cioè saranno capaci di farti fiorire. E credo che questo sia anche il senso di ogni passo della nostra vita. Sentiamo che siamo limitati, siamo a tempo, siamo incapaci di tante cose, però possiamo metterci in ascolto perché il Signore agisca. Possiamo permettergli di agire nella nostra vita, e non sarà soltanto nella nostra vita. Quindi, oggi possiamo anche vedere, a conclusione di questo cammino, come il Signore continua ad essere il Signore: il Signore della storia, del tempo, ma anche il Signore della nostra vita. Il Signore che mi ama, e ascoltandolo trovo sempre quella luce e quell'energia per essere anch'io un dono d'amore insieme con Lui.
    3 min
  • il male è vinto da persone che amano la verità più di se stessi. Giovedì 12-3-26
    Mentre Gesù libera dal male, opera per il bene delle persone, viene accusato addirittura di essere un operatore di male, un indemoniato, un capo dei demoni, e chiedono insistentemente un segno. Ma sappiamo che l'incredulità neanche davanti ai segni viene vinta. Ma che cosa può vincere l'incredulità? Intanto vedete come i profeti sono sempre un dono di Dio per la conversione del nostro cuore, per l'incredulità del nostro cuore. Però finché non li ascoltiamo non succede nulla.  Allora Gesù ci parla di una logica dell'unità. Dice semplicemente, i vostri figli in nome di chi li scacciano i demoni? Che vuol dire? Confrontatevi con loro, li giudicheranno loro. Perché c'è una forza che vince il male anche quando sembra perdere, e questo lo vediamo continuamente, perché noi abbiamo miriade di testimoni che hanno dato la vita lungo i secoli e che sono ancora eloquenti, parlano ancora. Sono testimoni che c'è un amore che vale di più, è più forte della logica della violenza. Forse questo è un tempo opportuno per tutti noi, perché ci possa essere una forza diversa, quella della fede, in cui chiediamo insieme anche la fine della guerra, sapendo che può costarci anche caro, ma dobbiamo chiederlo con fiducia, con fede, con una grande forza: è la forza di chi è pronto per amore a dare la vita. Forse è quello che manca in una società in cui ognuno pensa per sé. Nel momento in cui ci riuniamo, ci compattiamo, abbiamo una logica di comunione, è questa che butterà fuori le divisioni proprie dell'odio dei fratelli, dell'odio che diventa poi guerra ai fratelli.
    Allora sarà vinto così il male, il maligno. Forse questo è uno dei motivi per cui le nuove generazioni non capiscono quello che le vecchie generazioni gli hanno consegnato, non si ritrovano (orientano). Allora forse sono proprio loro a giudicare che cosa stiamo facendo ora nel nostro mondo (e insorgeranno).
    3 min
  • La legge senza amore è spietata. L’amore senza concretezza sono parole. Il Vangelo le unisce con senso. Mercoledì 11-3-26
    Che ci sia Gesù stesso a darci la luce opportuna per guardare tutta la rivelazione di Dio dall'inizio alla fine. E' proprio Lui che ce la spiega perché mette subito il fuoco al posto giusto. Sta proprio nel dirci che quello che Lui non soltanto ha detto e fatto, ha vissuto personalmente, ma ha voluto incarnare con il suo essere nel mondo, era farci vedere come solo un amore che in tutte le situazioni della vita cerca di esprimersi come dono di sé dà compimento alla legge. Questo è il centro. Allora, proviamo a farne tesoro perché non si capisce neanche che non è un abolire le vecchie leggi, le vecchie norme. Come qualcuno voleva anche eliminare l'Antico Testamento, tanto abbiamo un nuovo. No, non si tratta di eliminare né di abrogare, ma dire significa questo. Tutta la legge significa questo.
    Allora, in ogni situazione, anziché cercare di evitarla, vedere che cosa significa l'amore di Cristo in questa situazione, come si può concretizzare con questo aspetto della mia vita, con questa difficoltà che ho nel rapporto con la legge, con alcuni impegni, alcuni doveri. Che c'entra con l'amore di Cristo? Allora, questo mi interpella e io come gli voglio rispondere? Beh, forse possiamo riprendere proprio con quell'espressione finale che c'è nella prima lettura del Libro del Deuteronomio che dà anche un grande sostegno perché dice: ascolta bene tutte le leggi e le norme perché credo perché mettendole in pratica potrai vivere di queste. Dici ma come delle norme? No, il cuore abbiamo detto che è l'amore che Cristo ci ha insegnato e guarda come nell'ultimo versetto non riguarda semplicemente qualcuno, ma addirittura anche i nonni vengono compresi in questo: “Le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”. Quindi anche nonni coraggio perché riguarda proprio la trasmissione dell'amore e forse con i nipoti è un po' più semplice che con i figli. Ci si può permettere di viziarli mentre i figli vogliamo sempre educarli con una certa rigidità, o meglio fermezza. Chiediamo al Signore adesso di avere la fermezza nell'avere l'amore come vero riferimento e categoria con cui leggere tutta la rivelazione, la storia degli uomini e forse anche quelle vicende che ancora non stiamo capendo tanto da farci guerra gli uni gli altri. Trasformiamoli in nuove capacità di amore.
    4 min

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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