Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Se Dio ha perdonato tutto a me, cosa mi impedisce di perdonare? Lo sguardo nuovo cresce lì. Martedì 10-3-26
    Bellezza e grande fatica, questo potrebbe essere un po' la sintesi di queste parole del Vangelo oggi, un brano che non soltanto ci interpella tutti, perché ci siamo dentro tutti, ma che dà la possibilità di avere uno sguardo diverso su noi stessi e sugli altri. Mi verrebbe quasi da dire però di cominciare con prudenza, con un pizzico di umiltà, sapendo anche di far fatica a perdonare, perché la parabola che Gesù racconta è un paradosso quasi, perché uno che possa contrarre un debito di 10.000 talenti, è un debito di uno Stato praticamente, forse dice un po' la misura che ciascuno di noi deve scoprire, la misura di un perdono che non lascia intentato da parte di Dio nessun aspetto della tua vita, tutta la tua vita è perdonata. Però c'è questo passaggio che ciascuno di noi deve fare nei confronti degli altri e forse lì c'è qualcosa che ancora non riusciamo a perdonare.
    Allora questo è l'invito, scopri il perdono che hai ricevuto, scopri che veramente ti hai condonato, perché se no lo sguardo sugli altri non impara da Dio. Mi verrebbe da dire partiamo con oggi, perdoniamo oggi: cosa c'è di sospeso oggi, perché se si parte da oggi forse sarà più semplice anche farlo domani e poi il giorno seguente, ogni giorno dacci oggi il nostro pane quotidiano, forse anche questo è un pane da gustare, da sperimentare. Il perdono di Dio è un pane che può saziarci e può diventare anche pane per i fratelli.
    Credo che tutti abbiamo dei bei passi da compiere in questa direzione e che possa essere anche la scoperta del cuore del Vangelo che è questo, perché la vita da risorti è proprio una vita di chi, come Gesù, sa perdonare anche quel giorno in cui sarai messo in croce e gli altri non saranno tuoi nemici ma tuoi fratelli.
    3 min
  • Sto davvero ascoltando Dio o sto solo aspettando che dica quello che voglio sentire? Lunedì 9-3-26
    Liturgia che oggi ci porta veramente ad un ascolto più profondo di che cosa stiamo facendo nel rapporto con Dio, perché possiamo avere anche la presunzione così intima di sapere già quello che ci vuole dire, di sapere come stanno le cose, fino a tenerlo fuori dalla nostra vita. Guarda Naaman il Siro, per fortuna aveva dei servi che l'hanno aiutato a ragionare, ma guarda anche quello che hanno fatto gli abitanti di Nazareth. Guarda cosa stiamo facendo oggi nella nostra vita, nelle nostre scelte.
    Se c'è una presunzione tale da dirgli, guarda che stai sbagliando, guarda che le cose non stanno così, fino a tenerlo fuori, anzi a volerlo eliminare dalla nostra vita. Oggi un interrogativo grande è:  forse c'è qualche aspetto delle mie scelte quotidiane che sta escludendo al Signore la possibilità di parlarmi? Forse sto chiudendo la parola di Dio semplicemente in un fatto liturgico, ma non entra nella mia vita. Allora, se è così, forse capisci perché la Quaresima ci parla ancora di conversione, di cambiamento, di una relazione che ha qualcosa che trasforma anche qualche aspetto della vita che forse non si lascia toccare dalla grazia di Dio. E se è così, proviamo a ringraziare (e a lasciarci toccare).
    2 min
  • Porta l’esperienza che hai di Cristo: l’incontro accende la fede. Domenica 8-3-26 3Q
    Parto da questa attenzione che Gesù ha verso la donna.   Poteva essere una situazione sconveniente come il testo evidenzia, lei è una donna samaritana, ma l'attenzione è dammi da bere. glielo chiede perché vuole attivare in lei una sete, anzi vuole fargliela scoprire la vera sete che ha, ed avrà veramente un effetto a cascata. Lo dico soprattutto per tutti noi che desideriamo trovare un senso ancora più profondo a quello che stiamo vivendo e non lo possiamo trovare semplicemente per noi stessi. Lo capirai sempre meglio quanto più, come questa donna, non ti fermi ad una prima impressione, ad un primo contrasto, anche ad un'incomprensione, ma vuoi andare oltre e proprio questo procedere nel rapporto con Cristo ti inizia a dissetare, tanto che dopo questo dialogo lei lascia anche lì l'anfora con cui tirava sull'acqua. ormai avere avuto un rapporto vero con Cristo, avere sentito che lui ti conosce, conosce in profondità la tua storia, diventa il motivo di annuncio agli altri. Ha fatto un itinerario di conoscenza sempre più approfondito fino a sentire da lui: credimi sono io che ti parlo. È quando ha avuto questa percezione che inizia la sua missione, non vive più per se stessa e la sua sete non è più soltanto la sua sete, ma è la sete del mondo, è per questo che ne diventa annunciatrice. questo mi fa pensare perché come tutta questa gente di Sicar che va poi da Gesù e lo ascolta, e Gesù rimane con loro due giorni, questa gente le dice non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questo è veramente il salvatore del mondo, cioè è arrivato veramente un mistero di salvezza che ha avvolto tanta gente a partire da questa donna.  Forse anche la nostra umanità, l'umanità di ciascuno di noi ha bisogno di mettersi in questo rapporto vivo con Cristo perché non soltanto trovi soddisfazione la tua sete, ma perché tu possa essere anche uno strumento di salvezza per tutti e alla fine tutti riconosceranno il salvatore, avranno un rapporto personale con lui ma tutti entriamo perché qualcuno ha attinto a quest'acqua, ha bevuto di quest'acqua viva, e Gesù è una sorgente zampillante, è sorgente viva. allora abbiamo bisogno di farne esperienza personale e comunitaria. Proviamo a vedere, non soltanto chi mi ha fatto conoscere questo, è un motivo di gratitudine sul momento, poi dopo viene un po' inglobato in questo mistero di salvezza ma è molto interessante capire come ciascuno di noi diventa un discepolo missionario, un discepolo di Gesù che ha fatto esperienza del salvatore e che per questo diventa una sorgente zampillante anche per altri, perché altri possano poi incontrare lui, sorgente d'acqua viva, ma anche attraverso di noi. Chiediamo grazia al Signore di essere autentici e disponibili a vivere il nostro mistero di salvezza, partecipi della sua salvezza.
    5 min
  • Il desiderio del Padre non è avere figli perfetti, ma figli che tornino a casa. È il tuo? Sabato 7-3-26
    La delicatezza di un Gesù che continua a parlare in parabole perché non vuole essere così ingombrante, così di spigolo anche alle nostre mormorazioni, però questa potrebbe essere anche una strada da percorrere noi, cioè nel momento in cui veniamo accusati, giudicati, malvisti, anziché prendere in spigolo tutto questo. Perché non far vedere che la strada migliore da percorrere è proprio quella dell'accoglienza, della benevolenza e che c'è sempre un padre che accoglie tutti? Accoglie perché desidera che nella diversità ciascuno possa trovare il suo luogo, nella comunione. È chiaro che per arrivare alla comunione ognuno dovrà fare dei passi di conversione, chi da più lontano, chi da più vicino, come questi due figli hanno bisogno però entrambi di riscoprire il padre.
    2 min
  • La storia di Dio con l’uomo è una storia di fiducia che non si stanca Venerdì 6:3:26
    È un tempo opportuno per scoprire i frutti della nostra vita, di chi sono. Perché finché vogliamo fare le cose e approfittarcene, forse la stessa vita diventerà un'occasione per contrastare, per dominarsi a vicenda. Ma molto bella l'espressione di fiducia che ha questo padrone della vigna che manda tutti i suoi servi, manda anche il suo figlio, lo manda perché crede che avranno rispetto.
    Lo considereranno questo figlio, lo accoglieranno. Invece c'è un vero contrasto. Gesù dice che la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo.
    È quello che anche oggi possiamo scartare. Invece il Signore lo accoglie e lo mette come pietra fondamentale in quello che sta costruendo. Sta costruendo un progetto di salvezza universale.
    Proviamo a fare un attimo i conti con come stiamo custodendo i doni che Dio ci ha fatto, la vita che ci ha dato. Se è nell'ottica di un servizio perché porti frutti secondo il suo volere, lo stiamo prendendo per noi come possesso, cosa nostra. Forse questo farà la differenza anche nella gioia che abbiamo nel corso della vita e nella pace quando questa vita raggiunge il suo compimento, quando saremo chiamati a partire per essere con Lui nel Regno.
    Ci conceda il Signore un atto di fiducia profondo perché dal dono che ci fa ci insegni a fare dono di noi stessi.
    3 min
  • La vita eterna sarà relazione piena. Se non impariamo ad amare ora, l’eternità fa paura. Giovedì 5-3-26
    Penso alla volontà, all'intenzione di questo testo del Vangelo, supportato dal testo del profeta Geremia e dal Salmo. L'intenzione è una, mi sembra. Le scelte che stiamo facendo, e le facciamo con intenzione, possono essere quelle che ci allontanano dal rapporto con Dio. Detto in un modo diverso, dalla salvezza. Che cos'è la salvezza? Non è una cosa che noi possiamo produrre. Mi salvo da solo. Se ho le cose di cui ho bisogno, io sono salvo. Non funziona così. Quindi c'è una volontà, attraverso questa parabola, di farci vedere una prospettiva diversa. Come addirittura con quello che tu hai puoi procurarti una distanza abissale. Ma è veramente una cosa impressionante detta così. Una distanza abissale.
    Qual è la distanza abissale? Tenere fuori dalla porta: chi? Che cosa? La salvezza. E chi è la salvezza? La salvezza è uno, è Gesù Cristo. Uno è la salvezza. La salvezza è una relazione con chi ci ama e ci salva. Attraverso l'amore di chi ci ama possiamo imparare ad amare gli altri. Che è l'unico comando che abbiamo. Non ne abbiamo altri. Se voi fate la ricapitolazione di tutta la rivelazione in Cristo, abbiamo un solo comando. Uno. Di amare il prossimo. E come fai ad amarlo? Dall'amore con cui sei amato impari ad amare il prossimo. Ma se tu lo tieni fuori dalla porta di casa o del cuore, che è lo stesso, tenere fuori dal cuore vuol dire creare una distanza abissale a Dio che ti sta cercando.
    E qui c'è una specie di dramma che si sta consumando perché la parabola è volutamente iperbolica, come si può vedere nel nostro abside. E cioè, chi è il povero? Un affamato, un bisognoso, chi è? Ma è una persona. Ma in quel momento è il tuo prossimo? L'intenzione quale dovrebbe essere dentro di noi? Renderlo persona, considerarlo persona, oppure tenerlo fuori. E volutamente, sembra metterci lì, vale meno di un cane. I cani lo considerano invece migliore perché vanno a leccargli le piaghe. Cioè, i cani sono “i pagani", sono quelli che non conoscono né Dio né la legge, non conoscono la rivelazione, non ne sanno niente, eppure se ne prendono cura.
    Allora, così riassumo. Pensava attraverso il potere di poter disporre di tutto. Questa era la sua certezza. Lauti, banchetti, grandi feste, e pensa che anche dopo funzioni così. Ma, non so se avete notato, vuole comandare ad Abramo quello che deve dire, fare. Allora manda Lazzaro qui, fai colà.
    Continua ad essere uno che comanda. E noi pensiamo che questa sia la via della salvezza? Abramo gli fa vedere che non è questa. Questa è la via che, se non la usi per il bene, per l'amore del prossimo, crea in te una distanza dalla salvezza, dall'amore che abbiamo gli uni per gli altri.
    Allora, sembra avere a un certo punto un'intuizione, allora bisogna che lo dica agli altri, ai miei fratelli. Ma c'è il modo, e il Vangelo di Luca in particolare ce lo mette dall'inizio alla fine, è che proprio ascoltare la rivelazione, Mosè e i profeti. Lui dice no, ma se uno va dai morti crederanno. E qui c'è un po' la sintesi.
    Neanche se uno risorgesse dai morti, per esempio, Gesù Cristo è risorto dai morti, no? Ecco, neanche se uno risorgesse dai morti, saranno persuasi, cioè crederanno. Allora, questo ci fa capire. Se non ascoltiamo la rivelazione, è chiaro che, anche se Cristo è risorto, non sentiamo che la salvezza è vicina. Non sentiamo che ci sta interpellando. Non sentiamo importante tutta la rivelazione che si può riassumere nel ama il tuo prossimo, chi ti è vicino, consideralo persona come te, e tu creerai ancora una distanza dal prossimo, da Dio, quindi dalla salvezza. Che cosa sarà la vita eterna? Sarà una comunione. Ma se non impariamo a vivere la comunione, che cosa sarà? E lì ci sono le fiamme, il tormento. Perché il tormento sarà proprio ciò che ha evitato, cioè la relazione. Invece la vita eterna sarà relazione.
    Chiediamo quindi al Signore di avere un po' di luce su come stiamo vivendo le nostre relazioni, se lo facciamo a partire da questa rivelazione che tutte le Scritture ci danno. Pensate al Salmo, questo albero trapiantato, dice letteralmente, presso le correnti d'acqua, verso queste Scritture che come acqua vengono a dissetarci. Guardiamo se questo sta diventando veramente la nostra vita e il nostro alimento, o se stiamo cercando più nei beni materiali quello che dovrebbe essere per noi salvezza.
    8 min
  • Seguire Cristo è assumere la sua prospettiva: il servizio che genera vita è fecondità! Mercoledì 4-3-26

    Proviamo a fare un piccolo passaggio, perché la posizione in cui Gesù si pone davanti ai discepoli può essere anche un motivo di riflessione su che cosa stiamo scegliendo adesso. Mentre Gesù sta parlando di quello che gli sta per succedere, e cioè è stato usato dove era opportuno, ma era una persona scomoda, hanno deciso di toglierlo di mezzo. Forse questo non è finito con la vita biologica dell'uomo Gesù, il Cristo, ma forse anche oggi ci sono varie cose che ci sono scomode della presenza di Dio e che le possiamo eliminare dalla nostra vita.
    Gesù dice, per esempio, che dove c'è una persona povera c'è anche lui, dove c'è qualcuno che non rientra nei nostri schemi lo possiamo eliminare. Allora, anche oggi si può ripresentare alla nostra vita questo mistero in cui Gesù dice che sarebbe stato eliminato, ma il terzo giorno sarebbe risolto. Tant'è che noi in questo momento stiamo celebrando un passaggio.
    Per noi morte ha a che fare con la Pasqua, con il passaggio da questo mondo al Padre, come per Cristo anche per noi. E in questa situazione, che noi chiameremmo molto delicata, c'è una donna che si preoccupa dei suoi figli e li vuole sistemare. Ci sono gli altri 10 discepoli che pensano, perché loro sì io no, e quindi invidie, gelosie, protagonismi.
    Tutto questo mentre Gesù sta annunciando la sua morte e risurrezione che forse ci dovrebbe interessare al vivo se non vogliamo pensare alla nostra vita semplicemente come un cercare di accaparrare qualcosa per poi lasciarla ad altri. In questo contesto pensiamo a chi invece è diventato soltanto bisognoso di cura, di qualcuno che si curasse anche della sua morte e sepoltura. Ma se non pensiamo alla nostra vita come a un mondo di relazioni, pensiamo soltanto a primeggiare e a sgomitare su chi è primo, o a trovare una nostra collocazione.
    Gesù rimette a posto questa mamma parlando ai figli direttamente. Siete disposti a bere il calice, quello che io devo bere? A ricevere quel battesimo con cui io sarò battezzato? Non lo chiede la mamma, lo chiede a ciascuno di noi. Se siamo disposti a metterci nella sua prospettiva del servizio, perché Gesù ci introduce attraverso il suo mettersi a servizio, che è un servizio per la vita, è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Quindi la sua vita, motivo di vita, oggi celebriamo la vita. Oggi possiamo però anche ripensare la nostra vita in questa chiave, e non semplicemente ad essere dei consumatori di giorni, di tempo e di cose, ma ad essere nella prospettiva di un servizio che dà vita. Forse in questo modo, anche quando vediamo una persona che è nella difficoltà, anziché pensare solo a che problema possa essere, potremmo pensare che dono di Dio c'è nella sua vita, e che eredità ci sta lasciando, perché nessuno di noi passa da questo mondo senza essere un segno del Cristo.
    E lui, nella sua piccolezza, ha dato la vita. Allora anche noi oggi attingiamo alla vita del Cristo, sia per il nostro fratello Sauro, ma anche per il nostro cammino di fede, perché possa essere un cammino in cui impariamo che servire è veramente partecipare a quella missione che Gesù ha vissuto e ci ha consegnato come strada privilegiata per essere segni d'amore di Dio nel mondo.
    6 min
  • Il servizio è la grandezza scelta da Gesù. E tu cosa scegli? Martedì 3-3-26
    Proviamo a vedere cosa provoca dentro il nostro cuore ascoltare questo Vangelo. Perché i modi per togliere la parola al Signore possono essere diversi. Uno è dire non capisco. A volte significa non voglio capire. Altre volte non farmi capire. Ma è molto interessante, soprattutto quando diventa così esplicito e in uno stile che sembra quasi ridondante, ripetitivo. Ma perché? Di solito quando le cose si ripetono è perché sono particolarmente importanti. Allora, l'aspetto primo su cui Gesù riprende gli scribi e i farisei, le guide, oggi in un certo senso non caviamocela semplicemente (pensando sia riferito a) chi ha delle responsabilità molto in alto, che ne ha di più. Però tutti abbiamo delle responsabilità, tutti.
    Allora, in questo caso gli scribi e i farisei gli dicono vi siete seduti sulla cattedra di Mosè, il luogo da cui Mosè parlava come insegnamento divino. Voi l'avete fatto proprio, ma in che modo? Perché il modo con cui Mosè ha camminato davanti a Dio è quello che ha trasmesso al suo popolo. Il modo di stare davanti a Dio. Espressione che usa San Francesco in una lettera scritta a un ministro: “Tanto vale un uomo quanto vale davanti a Dio, non di più". Allora, torniamo subito su questo aspetto perché scribi e farisei vogliono sembrare, apparire, dice Gesù, ma non apparire dalle opere, ma dalle parole che dicono.
    “Dicono e non fanno”, questa sembra la sintesi. Cioè vogliono essere ammirati, ma non per le opere. Cioè la tentazione della facciata, dell'essere dei teatranti, degli attori. Ricordate che abbiamo cominciato la Quaresima con quel testo sempre di Matteo capitolo 6, quando diceva, quando tu preghi, quando fai l'elemosina, quando digiuni, davanti a chi lo fai? da chi vuoi essere riconosciuto, davanti agli uomini? hai già ricevuto la tua ricompensa, ti avranno detto bravo, sei a posto. Davanti a Dio? lì cambia tutto. Allora, questo forse è un suggerimento, Gesù dice, facciamolo subito così, andiamo subito sul punto: chi conta di più, chi è più importante? E lui dice, chi serve, chi serve conta di più.
    Ma lo dice con delle buone ragioni, sapete, perché lui è venuto in mezzo agli uomini per servire, conta di più. Cioè lui conta, infatti dice, non farti guida, maestro, padre, ogni tanto qualcuno mi chiama padre, dico: su una cosa penso di essere sicuro, non ho messo al mondo dei figli. Il padre è quello dei cieli, ma capisco che c'è sempre la voglia di una specie di riconoscimento in base a quello che ti dico, ma Gesù ci riporta subito sulla questione, chi tra voi è più grande sarà vostro servo.
    Questo Gesù l'ha fatto, si è fatto servo di tutti sino a dare la vita, ma questo rimane anche una provocazione per la nostra vita di tutti i giorni. Oggi sarà più grande chi si fa vostro servo. Continua ad essere vero, ma non perché ha più importanza e perché fa più cose, perché ha capito il cuore di Dio che è il servo di tutti, è il servo della vita, è il servo della salvezza.
    Pensate quanto ha da fare oggi perché noi passiamo il tempo a farci le guerre, e lui è il Dio della vita. Quanto ha da fare oggi per farci capire quanto siamo fuori con i nostri ragionamenti, pensieri, con la dinamica proprio del cuore, ma per chi pensasse soltanto alle guerre in Medio Oriente o in Ucraina, io lo invito semplicemente a riguardare i propri pensieri di oggi, quante volte abbiamo avuto polemica, “polemos” vuol dire guerra, ogni polemica è un atto di guerra, facciamo i conti? Bene, davanti a tutto questo il Signore dice che chi si umilierà sarà esaltato, cioè chi metterà la propria vita nella condizione del servo, di colui che anziché mettersi sopra, anziché cercare di fare guerra e di primeggiare sugli altri, si mette a servizio, ecco quello lì sarà esaltato, cioè quello è colui che gli assomiglia di più, vuoi una bella facciata? Fai come lui, sei pronto a salire sulla croce? Perché c'è sicuramente qualcuno che è pronto a inchiodarti, ma tu come ci vai? Bene-dicendo o male-dicendo? Questo lo puoi scegliere tu.
    8 min
  • Diventa un recipiente di Misericordia! La vita è più grande di ciò che riesci a trattenere. Lunedì 2-3-26
    La preziosità di questo Vangelo oggi ci può veramente prendere per mano perché si comprenda meglio sia come orientare il nostro cammino, perché questa è la meta, ma anche sentire che, per quanto tu possa essere affaticato e zoppicante, c'è chi ti piglia sotto braccio. Credo che questo sia un dono veramente speciale che Dio ci fa. Il Vangelo di Luca ha molta attenzione alla misericordia di Dio, è uno degli annunci fondamentali di questo Vangelo.
    Ma se avete notato, oggi lo voglio tradurre un po' più letteralmente, questo primo versetto, perché dice “diventate materni”, Misericordiosi vuol dire avere quelle viscere materne, quelle che concepiscono la vita. Diventate così materni come il padre vostro è materno.
    Cioè sappiate avere una vita così piena d'amore, non di giudizio, infatti poi dopo mette le quattro colonne su cui poter costruire la nostra vita. Non giudicate, le prime due sono in negativo. Non giudicate, non sarete giudicati, non condannate, non sarete condannati. Poi ce ne sono due positive: Perdonate, date.
    E credo che con questi quattro presupposti si capisce come possiamo veramente avere una vita secondo il cuore di Dio. Perché anche i lunghi giorni di Cesare, perché possiamo anche notarlo, ormai vicino ai 92, il lungo tratto di vita che ha vissuto è proprio il voler più volte ripercorrere questo ciclo. Perché se pensiamo ad ogni anno come un ciclo, ne ha fatti di giri!
    Ma a tutte le età possiamo scoprire in un modo specifico, secondo quello che sei in quel momento, la verità di queste parole, per cui lo sei in una vita da sposo in cui impari ad accogliere quotidianamente la tua sposa, lo sei da padre, lo sei da nonno, cioè lo sei secondo quello che man mano la vita ti ha donato. E qui c'è forse quel fondo di speranza che ciascuno di noi ha proprio bisogno di riscoprire, che non partiamo da zero, ma da una misura stracolma. Questa misura che dice buona, pigiata, colma e traboccante.
    Tu non vuoi riempire semplicemente le mani, sei un recipiente per accogliere tutto quello che questa vita meravigliosa può darti. E credo che questo sia il rendersi conto dell'amore di Dio che passa poi nelle nostre relazioni umane. E per questo che la lettura precedente come il salmo avevano un centro: sì, spesso siamo acciaccati a motivo dei nostri peccati, ma abbiamo fiducia in te.
    Non considerare il peccato, considera il tuo cuore misericordioso, perché è quello che desidero anch'io. Quindi oggi con questa certezza stiamo davanti al Signore e di questo vogliamo ringraziare anche il dono che ha fatto con Cesare. Credo che Cesare abbia vissuto il donato a sua volta, perché dove c'è un cuore che si lascia amare diventa più facile poter amare ciascuno, mettersi in gioco nello stesso modo.
    Alla grazia del Signore noi oggi vogliamo corrispondere pienamente con questo affidamento. Certi che non tarderà a dare le sue consolazioni a Cesare in Cielo e a noi sulla terra.
    5 min
  • Cos’è la fede? Permettere alla luce dell’Eterno di entrare nella tua storia per viverla diversamente. Domenica 1-3-26 2 Q
    Cosa è la festa della trasfigurazione? Ma oggi per la verità è la seconda domenica di quaresima. Sì, è vero, seconda domenica di quaresima, ma c'è una bomba dentro, perché ogni seconda domenica di quaresima c'è il testo della trasfigurazione nei vari anni. Però c'è sempre questo testo, come nella prima c'erano sempre le tentazioni per entrare nella quaresima.
    Ma cos'è sta trasfigurazione? Partirei dalla prima lettura. Abram. Non si chiamava Abramo dopo, per adesso si chiama soltanto Abram. Nel momento in cui è stato chiamato da Dio, Abram, ha sentito un'irruzione nella sua vita. Età, 75 anni.
    Uno potrebbe, ormai, gliela dà da su. No. Non aveva figli, morto il padre. Quello che noi potremmo dire oggi, ma insomma è una famiglia sfortunata. Vattene dalla tua terra. Questa è la chiamata. Vattene da quella terra, dalla tua parentela, dalla tua casa. Sono delle parole che voi forse sentirete nel rito del matrimonio, no? Che lascerà suo padre e sua madre, i due diventeranno una carne sola. Ma lui era già sposato. Sì, ma doveva compiere un esodo, un'uscita, da quello che era semplicemente umano verso qualcosa di diverso, che era la chiamata di Dio, a diventare qualcos'altro, qualcun altro. Doveva essere trasfigurato. Ah, non ci avevo mai pensato, però. Beh, cominciamo. Cominciamo perché Giuseppe e Marcella, 50 anni fa, si sono lasciati trasfigurare la vita nel matrimonio e oggi sono per tutti una testimonianza. 50 anni, che ormai dici ma è come cercare l'ago in un pagliaio. no, no, ce n'è, ce n'è. Ce n'è di testimoni che hanno creduto ad un amore che li avrebbe accompagnati trasfigurando la loro vita. Dove c'era una consapevolezza che l'amore umano arriva fino a un certo punto e poi ha bisogno, però, di essere continuamente alimentato e trasfigurato dall'amore di Dio.
    Allora, partirei da qui, poi di Abraham ne parleremo più avanti, sennò faremo dei corsi serali, perché è un personaggio che diventa veramente una luce su chi voglia che la propria vita sia una vita di comunione con Dio. Ma anche i discepoli di Gesù avevano accettato di stare con lui nei versetti precedenti. Pietro si era preso, una di quelle strigliate, pelo e contropelo, quelle che fanno un po' male, insomma, perché quando Gesù gli aveva annunciato che stava arrivando il tempo della sua passione, morte e risurrezione, Pietro si è arrabbiato come una iena, avete presente? Perché ha detto, signore, questo non ti capiterà mai. Era proprio arrabbiato Pietro. E ci sono dei momenti nella vita di ciascuno di noi in cui le cose vanno in un modo in cui ci arrabbiamo anche con il Signore, perché succedono delle cose che non dovrebbero succedere. E Pietro però sta a questo incontro/scontro con Gesù in cui gli dice, vai, dietro a me è Satana.
    Perché se pensi così non pensi, secondo quello che dico io, ma secondo gli uomini. Cioè, stai pensando soltanto di farti a posto col conto corrente e con la ciccia che c'hai addosso fino al muro davanti al quale ti vai a stampare che si chiama morte, e io invece ti sto parlando di qualche cosa che oltre questo muro: ti va? E Pietro si è ammutolito. Cioè, anche in questa situazione abbiamo proprio bisogno di essere presi per mano e condotti, infatti un po' oggi tutti noi siamo come questi tre discepoli di cui parla il Vangelo.
    Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, li portò sul monte, perché sono sicuro che tutti avevano delle cose importanti da fare adesso, ma l'hanno messe da parte e hanno scelto di essere qui oggi come Pietro, Giacomo e Giovanni. Perché? Perché il Signore ci ha chiamato a stare con lui. Ed è una chiamata per poter considerare nella nostra vita quello che è successo a lui e sta succedendo a noi. Se lo permettiamo. Perché, bisogna dirla tutta, il Signore, se noi non glielo permettiamo, attende. Attende. Non è prepotente con noi, attende. Arriverà il momento in qualche situazione della nostra vita che ci permetterà di capire in un modo nuovo come lui c'è e c'è da Signore. E a noi, a volte, un po' come Pietro, ci piace, ma allora fermiamoci qua, vuole fare tre capanne, vuole far diventare degli scout, stiamo qua. No. C'è una parola che adesso c'è, non soltanto per loro tre, ma c'è per tutti noi. Ed è la parola che viene proprio da Dio: Questi, questo qua, è il figlio mio l'amato. In lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo.
    Questa frase, se ce la scriviamo da qualche parte e ce la ricordiamo, ogni tanto ci potrebbe essere utile, perché? Sia per ascoltare, che non vuol dire semplicemente sentire, nonostante sia un miracolo l'orecchio umano, tutto pieno di ossicini, di cose, che ti fa sentire le cose in un modo o in un altro, è un miracolo l'orecchio, come un po' tutto l'uomo, ma sta parlando non di queste orecchie, ma delle orecchie del cuore. Ascoltatelo vuol dire senti con il cuore che cosa ti ho detto? Che vuol dire fallo, cammina così, camminiamo insieme così, credimi, e questa è la luce della trasfigurazione che entra nella nostra vita, e noi la chiamiamo fede. Cos'è la fede? È permettere alla luce di Dio, l'Eterno, di entrare nella nostra storia e di illuminarla, facendoci vedere che non arriviamo semplicemente fino alla morte, la nostra vita è chiamata all'eternità.
    Allora, questo è il passaggio che oggi ci viene proposto come una possibilità, che ciò che stiamo scegliendo sia carico di vita, carico di luce, sia anticipo, e questo nella fede è possibile, di una vita eterna, cioè nella vita di Dio. La fede è anticipare già in questo tempo qualcosa che è proprio della vita di Dio, e questo dice tantissimo. Ve lo vorrei dire in un altro modo.
    Ogni tanto sento dire ma ormai… ma caccia nel ruscus tu ormai, cos'è? Se Abramo avesse detto ormai, se i discepoli avessero detto ormai, ormai che? Ormai è l'atto di scomunica, di mancanza di fede, di esclusione a Dio dalla nostra vita, buttarlo fuori, questo è ormai. Noi siamo nella condizione in cui se permettiamo a Dio l'impossibile, può accadere. Se gli permettiamo di essere il Signore della nostra vita, può accadere, e può accadere qualcosa che noi non controlliamo, non capiamo, non gestiamo soprattutto, non gestiamo, ma possiamo servire con amore.
    Bene, credo che questa sia l'opportunità che oggi il Signore ci dà ed è un'opportunità che cerca un compimento, una coniugazione per cui anche coloro che si stanno preparando a diventare coniugi “cum iugum”, vuol dire che sono pronti a portare il giogo insieme a camminare nella gioia e nel dolore, nelle fatiche e nei momenti esilaranti della nostra vita. Camminare insieme vuol dire che stanno permettendo alla luce dell'Eterno di fargli vedere la vita in un altro modo. Allora, non è detto che si capisca, ma arriva il momento in cui il Signore stesso si farà capire.
    E noi allora a quel punto semplicemente lo loderemo, lo ringrazieremo, lo esalteremo come il Signore, colui che ha fatto della nostra vita una cosa meravigliosa. Adesso, nel tempo possibile, nella fede, arriverà poi il momento della visione totale. Per questo Gesù ai discepoli e a tutti noi continua a proporci un cammino di fede e di libertà, dove ciascuno potrà dire il suo sì, maturandolo nel tempo, nelle situazioni, ma perché diventi presenza luminosa di Dio nella vita quotidiana.
    E quando questo accade, se ne vedono i frutti. Quindi ringraziamo il Signore per quello che già ci ha fatto vedere e rendiamoci disponibili per il molto di più che ancora vuole donarci.
    12 min

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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