Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Dio guarda il cuore, se lo fai per amore, non guarda i like. Ceneri 18-2-26
    Alcune riflessioni oggi, su una cosa molto semplice, perché partirei da una domanda: noi, il Signore, lo possiamo incontrare? se c'è in chiesa e lo vogliamo incontrare, come facciamo? ascoltare la parola di Dio, prima cosa giusta, poi quando facciamo qualcosa di buono e di bello, c'entra il Signore, entra dal nostro cuore! il Signore passa proprio attraverso il nostro cuore, anche in tutte le belle cose che facciamo. il nostro cuore può essere aperto al bene e al male, questo lo sappiamo e ogni volta che il nostro cuore è disponibile a vivere il bene, è come se gli dicessimo, Signore, passa attraverso il mio cuore per arrivare a questa persona, in questa situazione, vieni tu! Ok, ma a questo punto mi scatta la domanda, nel Vangelo oggi mi sembra che Gesù dicesse, Quando tu fai certe cose, di chi cerchi lo sguardo? Per esempio, dei tuoi amici, così dicono, guarda quanto è bravo, quanto è buono, quanto è bello. Oppure cerchi lo sguardo degli amici quando fai qualche bricconata, avete presente quando facciamo un po' gli sciocchi, semplicemente perché gli altri ci guardino? Attenzione, dice Gesù, quando fai l'elemosina, quando preghi, quando fai un digiuno, adesso cercheremo di capire che cos'è, dice, se tu cerchi lo sguardo degli altri perché ti dicano che sei bravo o che sei tremendo, è lo stesso più o meno anche se è l’opposto, hai già ricevuto la tua ricompensa, se invece ti interessa che io passi da quello che tu stai dicendo, da quello che stai facendo, allora fallo nel segreto. Cosa vuol dire nel segreto? senza mostrarti a tutti, senza che gli altri se ne accorgano. Nel segreto: e chi vede nel segreto? Dio, perché Dio guarda il cuore.
    Allora, pensavo sicuramente molti quando ascoltano queste tre opere, l'elemosina, la preghiera e il digiuno, dicono, beh l'elemosina la fa qualcun altro, la preghiera ogni tanto faccio il segno della croce; il digiuno poi, io devo mangiare, devo crescere. Infatti per molti bambini, devo dire che per molti ragazzi, il sacrificio è scegliere di mangiare, non schifezze magari. Allora, quando si capisce che il digiuno, non è quello alimentare, quale potrebbe essere? Per esempio, se non è il mangiare, potrebbe essere della televisione, questo sarebbe da consigliare a tutti. Oppure fare il digiuno di certe parole per dire invece le parole di Dio, bello, mi piace questo digiuno. Per esempio, nessuno ha detto il digiuno dal cellulare, come mai? Quelli sono digiuni che contano, perché? Perché abbiamo bisogno di non avere tante distrazioni, ma invece qualcosa che ci aiuti a essere più attenti, a usare bene il nostro cuore. Mi ricordo che da bambino si parlava di fare i fioretti, qualche impegno ci vorrebbe. So che adesso alcune persone diranno che quaresima è se non fai un fioretto, se non fai un impegno di conversione, per esempio di rinunciare ai dolci.
    Molti fanno questo fioretto di rinunciare ai dolci, però poi ammazzano qualunque persona che gli passa vicino perché sono nervosissimi. Allora, piuttosto mangia i dolci e cerca di essere un po' più buono con gli altri, anche se peserai un po' di più. Sarebbe bello accorgerci degli altri con uno sguardo che vuole bene. Il Signore che guarda il cuore e passa dal tuo cuore vuole bene agli altri attraverso di te. Sì. Allora, qualche iniziativa ci vorrebbe per questo.
    ho bisogno di scoprire se i vostri cuori sono disponibili a questo, a pensare agli altri come a se stessi. Cioè, per esempio io avrei voglia di una bella torta, se ho questo desiderio, potrei pensare che anche qualcun altro ce l’abbia, allora la regalo a lui, perché sono contento della sua gioia. E io se ne sarei contento. E non ci distraiamo. Ma questo può essere fatto in tanti modi, tutti i giorni.
    Allora è un'attenzione. Anche se non regalate un pasticcino di quelli buoni. Però potete dargli una mano, condividere.
    L’elemosina a volte può essere soltanto condividere un po' del nostro tempo. La preghiera potrebbe essere dire, Signore ho visto quella persona in difficoltà. Allora ogni giorno avere un momento in cui, condividere qualcosa.
    Sicuramente poter affidare al Signore qualcuno che vediamo in difficoltà. So che ci sono delle persone che in questo momento si stanno curando, io ne conosco tante. Allora io tutti i giorni un momento lo dedico a queste persone, affidandole al Signore.
    E poi l'ultima cosa è il digiuno: io ho detto dal tablet, del cellulare, ma sono sicuro che ciascuno di voi sa che forse se facesse digiuno da certe parole che non sono bellissime… E' un bel digiuno quello, fa bene a tutti.
    In questo modo, anche se non ci mettiamo in mostra con altri, forse però vedranno qualcosa di molto bello attraverso il cuore che state mettendo voi. Il vostro cuore, le vostre parole, i vostri gesti. così forse la quaresima inizia in un modo speciale. E ciascuno di noi, un po' golosi, potrà dire, sto rinunciando a qualcosa ma perché desidero che la mia amica o il mio amico possa averla insieme a me. La condividiamo e credo che questo ci aiuterà a conoscere sempre meglio sia il cuore di Dio sia il cuore dei nostri fratelli. Un cuore capace di voler bene.
    13 min
  • Il problema non è che ho poco, ma che dimentico chi è con noi. Martedì 17-2-26
    Proviamo a entrare in questo testo del Vangelo veramente stimolante, perché che Gesù faccia una raffica di domande così: l'avete mai viste? Sei domande consecutive, e mi verrebbe subito da domandare: ti sei mai sentita, o sentito, interrogare così da Gesù? Sei domande consecutive incalzanti, perché? La forza della parola agisce proprio così, ti ricordi o dimentichi quanto il Signore ha fatto per te? Gesù semplicemente invita i suoi discepoli a rendersi conto che, sì non hanno più che un solo pane, sì, ma hanno Lui, e questa è la dimenticanza prima su cui forse ciascuno di noi può rimettersi in gioco. Ma mi mancano tante cose, tanti problemi, tante questioni: ma dov'è il Signore nella mia vita? Quanto ha fatto il Signore per te? Non è ancora in grado di farlo, e di fare ancora di più. E qui c'è un avviso.
    Che lievito hai dentro? Guardatevi dal lievito dei farisei. Quali sono i pensieri che dentro di te crescono e diventano per te vita? Quali pensieri? Se facciamo un'indagine anche così, un po' nell'opinione pubblica, si fa presto a capirlo, perché basta guardare le notizie di un telegiornale e si capisce qual è l'orientamento a cui ciascuno di noi è spinto. Innanzitutto tutte le cose che non vanno. Poi ogni tanto mettono una caramellina perché non ti vada proprio tutto di traverso, ma stiamo facendo anche noi nello stesso modo. Proviamo a capire perché se il mio cuore, a motivo delle tante situazioni che non vanno, le tante ferite, se il mio cuore si indurisce, e qui c'è la domanda di Gesù, anche voi avete il cuore indurito, non capite? Il cuore indurito è quello che porta a delle relazioni in cui giudichiamo, ci giudichiamo a vicenda, in cui ci raffreddiamo, ci chiudiamo. Questa è una parola che torna anche nel finale del Vangelo (cap. 16), quando Gesù rimprovera i suoi discepoli che non avevano creduto a quelli che l'avevano visto risorto, erano stati, dice, sclerocardici, duri di cuore, la sclerocardia.
    Il problema della durezza di cuore deriva proprio dal fatto che non abbiamo nel cuore la parola che il Signore ci dice come interprete della realtà. Quindi questo è proprio il luogo in cui possiamo chiedere a Dio di venire, di farmi grazia, cioè di insegnarmi ad avere quella compassione che Lui ha non soltanto per me, una compassione che è proprio di Dio verso ogni uomo. Questo mi aiuta a superare non soltanto la durezza di cuore per una volta, ma ogni volta. Se lo vogliamo questo è il dono dell’avere Gesù con noi: non avevano che un solo pane, è colui che è il nutrimento della nostra vita, è colui che rende il nostro cuore simile al suo.
    6 min
  • Il problema non è che Dio non dà segni, ma che non riconosciamo quelli che sempre ci dà. Lunedì 16-02-26
    Prenderei sul serio l'invito di Giacomo: Considerate perfetta Letizia miei fratelli quando subite ogni sorta di prove. Proviamo a prenderlo sul serio, perché tanto ce l'abbiamo tutti le prove. Perché considerare la perfetta Letizia? Ce l'avete già nell'orecchio, è San Francesco, perfetta Letizia, vero? È il luogo della pazienza, non nel senso della sopportazione. Uno ha pazienza nel senso ti sopporta. No, mi piacerebbe invece proprio guardarlo nella prospettiva dell'amore. Avete presente quando si ama qualcuno e si ha pazienza nel ridirgli le cose, riporre le situazioni in una condizione vivibile? Ma non per costrizione, per mal sopportazione, ce l'abbiamo anche quelle. Abbiamo chiesto perdono all'inizio della messa, mica per niente. Cosa abbiamo detto? Pietà di noi, Signore, contro di Te abbiamo peccato. Mostraci, Signore, la Tua misericordia e donaci la Tua salvezza. E noi stiamo vivendo in questo momento la misericordia che ci dà salvezza.
    E vado subito al punto. Dov'è che manca la nostra fiducia? Proprio nel fatto che noi chiediamo continuamente al Signore altri segni perché quelli che già ci ha dati non ci bastano mai. E a chi è che viene dato il segno? A nessuno. Perché il fatto stesso che tu ci sei è un segno della Tua misericordia.
    Ma se non ti rendi conto di questo… questa gente aveva visto moltiplicazioni dei pani, guarigioni degli storpi, dei ciechi, avevano visto di tutto. E cosa fanno? Chiedono degli altri segni. Ma a chi non crede, che segni puoi dare? Invece, guardatela positivamente: Per chi ama e ha fiducia in Te, il segno è che Ti sta accanto.
    E su questo vorrei fermarmi un attimo, poi chiudo. Noi siamo continuamente immersi in un mistero d'amore proprio perché rimaniamo nelle situazioni in cui siamo, nei rapporti in cui siamo. Quelli sono il segno. È il segno dell'amore fedele. Innanzitutto di Dio a te. È il segno fedele di Dio a Te.
    Se non ti accorgi di questo, non ti accorgerai di nient'altro. Quello che possiamo chiedere quindi al Signore è proprio questa fiducia. La fiducia che anche oggi, le cose che abbiamo vissuto, le fatiche che abbiamo provato, non sono che un'occasione concreta per vivere l'amore con cui siamo amati.
    Perché se ci siamo dentro, quello è il segno che lo possiamo vivere. E quando lo Spirito ci darà di accorgerci che è proprio così, ringraziamo. Ma ringraziamo davvero, con il cuore. Perché quella sarà la risposta che liberamente ciascuno di noi può dare. E che neanche gli angeli possono dare, solo gli uomini lo possono dare.
    6 min
  • La relazione profonda con Dio vede nelle regole strade custodite per la libertà. Domenica 15-2-26 6Ord
    Vi confesserò che sono pagine che destano tantissimi desideri, spunti di approfondimento, perché ci stiamo giocando la vita, nella misura in cui crediamo che queste parole non siano semplicemente dei buoni insegnamenti, delle esortazioni, qualche pacca sulla spalla come per dire dai, fai come puoi, non ti preoccupare. Sono invece strade che se le percorri arrivi lì dove eri intenzionato di andare quando sei partito, non ti sei perso. Partirei proprio da questa espressione che c'è nel libro dei Siracide che abbiamo ascoltato: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
    Davanti a un'espressione del genere molti fanno un po' spallucce come per dire ma che stai dicendo? Allora i comandamenti,  che sono nel cuore dell'uomo sempre una grande tentazione, in questo senso: o sono il migliore, le faccio tutte, so fare tutto, così sono a posto. Oppure dire visto che non sono capace almeno la facciamo grossa, che vuol dire non aver capito nell'una o nell'altra cosa. Allora, i comandamenti che sono? Perché se non capiamo questo non riusciamo ad entrare nel Vangelo di oggi.
    Gesù ci dice qual è la prospettiva dei comandamenti. La prospettiva è, sono delle parole che Dio ci dà per custodirci, come fa un padre e una madre. A un bambino piccolo un padre e una madre non è mai contento di sgridare, di riprendere, mai. E se lo fa è sempre nella prospettiva del suo bene, mi sembra. Perché se è frustrato è meglio che vada a sbattere lui la testa da qualche parte perché è meglio così. Ma l'intenzione che c'è dentro ad ogni indicazione verso i figli amati, è dargli quella strada per il loro bene nel quale anche il padre e la madre si compiacciono, cioè cercano, desiderano starci.
    Gesù è la rivelazione del cuore del padre, lui con la sua stessa vita ci rivela il padre. E come ce lo rivela? Come uno che ti ama, ti ama tanto da dirsi e darsi a te. Questa è la prospettiva.
    Allora uno oggi già si potrebbe fermare qui dicendo: come penso che il Signore mi guardi, come mi guarda Dio? Cosa guarda di me? Perché a volte pensiamo che, insomma, qua mi fulmina, qui, se abbiamo questo tipo di conoscenza, di presunzione nel cuore, ho capito che Dio è così, oggi abbiamo abbastanza materia per dire riguarda il tuo punto di vista, riconsideralo. Gesù ci sta facendo andare in una profondità, c'è una bella espressione che usa anche San Paolo nella lettura che abbiamo ascoltato oggi. Parliamo della sapienza di Dio che è nel mistero, che è rimasta nascosta, dice, ma nascosta fino a quando? Beh, finché nello spirito Dio ce l'ha rivelata, lo spirito conosce bene, senza errori, ogni cosa, anche le profondità di Dio. Mi fermo un attimo, ma capite che le profondità di Dio sono il luogo in cui la tua comunione con Dio diventa trasformante. Ti cambia così profondamente la vita che tu sei sempre tu, ma in un certo senso sei un'altra persona. Qualche d'uno ti va a dire, ma sei cambiato, non eri così, cosa ti è successo? Mi piacerebbe che uno dicesse, ho sentito quanto è preziosa la mia vita per Dio, e mi amo diversamente anch'io, perché non voglio più perdere ciò che ho conosciuto.
    Allora, in questo senso vorrei dirvi solo un'altra parola su questo concetto dei comandamenti, le leggi, le regole, le norme, perché se è vero che è così, troviamo una grande libertà, quelle parole hanno una vera intenzione di comunione, alla quale io posso porgere una disponibilità. E guardate che Gesù ci ha indicato la strada vivendola in prima persona, per questo è venuto nel mondo.
    Sì, sinché non ci accorgiamo di questo, stiamo perdendo l'essenziale, e cioè stiamo perdendo il rapporto con Dio vivo e vero, ma l’abbiamo sostituito con, lo dico, un idolo, un'idea. Il Signore mi corregga se vuole, perché questo è passato anche da una visione distorta anche nell'annuncio che la Chiesa ha dato per tanti anni, dove l'importante era essere a posto. Le regole, non il rapporto con Dio. In questo c'è un'intenzione chiarissima, per andare dentro le profondità di Dio abbiamo bisogno proprio di Gesù, per questo nel Vangelo dice, sta scritto… ma io vi dico.
    Cioè non fermatevi a quello che sembra l'apparenza della regola, vai in profondità, che cosa ti stava dicendo Dio in questa parola? Questo continuo a farlo oggi. Che cosa stiamo ascoltando in quello che Dio ci dice? Perché ogni volta che pensiamo che ci sta bacchettando è chiaro che siamo fuori. Un bambino può fare ancora i capricci e piangere, ma forse siamo diventati un po' grandicelli per questo.
    E concludo perché credo che le profondità di Dio ci dicano nella persona di Gesù che in tutto quello che ti sta capitando, a volte qualcuno pensa, chissà mi sta punendo per qualcosa il Signore perché mi è capitato questo, questo, questo. No, se ragioniamo così siamo fuori, non siamo nella prospettiva filiale. La prospettiva filiale qual è? È piuttosto rendersi conto che nella comunione con Dio, nella relazione con Lui, in quello che ti capita, che è qualcosa di normale mi verrebbe da dire, perché tutti ci ammaliamo, tutti abbiamo degli incidenti, tutti abbiamo delle situazioni faticose nella vita, ce l'abbiamo tutti, non è un fatto di merito questo, certo se te la vai a cercare con le martellate in testa è un'altra roba, però le situazioni di fatica nella vita le abbiamo tutti. Come stai dentro quelle situazioni? Questo fa la differenza se vivi una relazione filiale o se pensi soltanto di dover osservare delle regole. Gesù ci sta sbloccando, sta mettendo lo svitol dello Spirito Santo in questo meccanismo che si è andato a ingrippare, c'è della ruggine che viene da che cosa, che è subentrato a qualcos'altro, un'umidità che non veniva da Dio, che sono proprio le tentazioni alle quali noi cediamo forse per comodità, per ignoranza, per inganno. Bene, in Gesù e nello Spirito che ci dona questo si ferma e si trasforma. Quindi proviamo a rispondere da questa profondità con libertà a quello che Lui ci dice, perché quello che ci sta dicendo anche oggi è che c'è un amore più grande di qualunque colpa, peccato o trasgressione, è un amore che supera tutto perché ci sta dando la sua stessa vita.
    Quello che Lui vuole è proprio una piena comunione con Lui, ma non da chissà quando, da ora, adesso, perché questo è il tempo della grazia.
    11 min
  • Rendere visibile un amore invisibile: la missione di ogni battezzato. Sabato 14-2-26
    È una grande gioia poter celebrare il battesimo di Hellen Grazia, Isabel Rose, in questa festa, che per molti oggi è più una festa sentimentale, cioè si richiama San Valentino perché pare che quest'uomo aiutò una coppia, ma vi assicuro che oggi è una festa oltre a quella di San Valentino, non la tolgo assolutamente, ma è la festa di due grandi evangelizzatori, patroni d'Europa, Cirillo e Metodio, per questo avevamo questo brano del Vangelo, erano evangelizzatori, Cirillo sicuramente sapete chi è, comunque lo ricordo, il carattere cirillico, quello che usano i paesi russi, prende nome da lui, è lui che ha creato questo carattere. Allora, dicevo che mi sembra meraviglioso, una grande grazia poter celebrare il vostro battesimo Hellen perché, nella festa di due evangelizzatori, uno era vescovo e l'altro monaco, si apre anche la vostra strada: cosa vuol dire ricevere il battesimo? Perché certo inizia la vita cristiana, è così, ma non è che inizia e finisce adesso: inizia e diventa un percorso in cui proprio il Vangelo che voi porterete con la vostra vita, hai notato forse a due a due, tu e tua sorella oggi cominciate insieme la vita cristiana, insieme e a due a due poter portare il Vangelo, la buona notizia e quale sarà la buona notizia? che siamo amati e che amare dà senso alla vita, qualunque cosa accada. Gesù li manda ad essere portatori di pace proprio con la gioia che hai nella vita, una gioia che va coltivata, tu ce l'hai anche un po' nel nome: Grazia vuol dire che ti viene data gratis e non sono molti quelli che danno gratis, soprattutto le cose più importanti della vita. Tu ce l'hai già nel nome, sai che ci sarà un cammino in cui la grazia che il Signore ti dà, tu la puoi portare con la tua vita. Pensate: dovunque andiamo in tutte le situazioni della vita e ci potremo trovare in vari luoghi perché uno non sa come mai oggi è capitato a San Lazzaro per esempio, varie situazioni della vita in cui ti trovi e tu sai che una missione ce l'hai, essere portatore del Vangelo, della buona notizia. il Vangelo terminava dicendo proprio questo, dovunque si andrà si potrà dire è vicino a voi il Regno di Dio, cioè il Dio che ci ama e che ci ha creati, oggi noi potremmo pensare che forse non c'è più, perché guarda come sta andando il mondo, uno potrebbe avere questo pensiero un po' balzano. invece noi sappiamo che proprio come ha fatto Gesù, che anche nel momento in cui Lui è stato tolto di mezzo quasi fosse un problema, Lui che era venuto a dare la sua vita per noi l'ha proprio data in quell'atto d'amore, noi sappiamo che questa è la vocazione di tutti i cristiani, dovunque ci troviamo siamo dei portatori di grazia e di amore, sapendo che questo dirà al mondo che il Regno di Dio è veramente vicino, è vicino perché noi non soltanto crediamo che ci sia ma lo viviamo, desideriamo viverlo, per questo chiediamo al Signore che riempia di luce la vostra vita, così anche Isabel avrà bisogno di un esempio davanti, accanto, no? E sapere che insieme si può camminare proprio vivendo con quell'amore che ci dà forza, anche ciascuno di noi potrà essere un raggio di quella luce, un segno di quell'amore con cui Dio oggi ci sta amando.
    6 min
  • Ogni giorno Effatà, cioè apriti!Ascolta chi apre il cuore. Venerdì 13-2-26
    C'è una bellezza che oggi vorrei sottolineare in questa parola che abbiamo ascoltato, perché quanti segni e prodigi sono raccontati nei Vangeli, ma nessuno come questo. Guardiamo la delicatezza, perché ci sono dei segni e dei gesti. Gesù poteva imporre la mano a risolvere tutto, invece fa dei segni.
    E cioè? Ha a che fare con un sordo muto, Gli poteva parlare? E se è sordo! Gli poteva chiedere qualche cosa? Allora semplicemente prende la situazione che c'è e comunica per quello che l'altro può capire. Spero di spiegarmi. A volte alle nostre incapacità non siamo attenti e pretendiamo da chi non è capace di ascoltare che capisca quello che gli ho detto, da chi non è capace di parlare che mi dica certe altre cose.
    Sto parlando di noi e non degli altri. Gli altri saprà poi qualcun altro. Cioè questo sospiro di Gesù effatà, è quello che succede in ogni battesimo, è successo anche nel nostro.
    Cioè è la fiducia che solo attraverso la presenza salvifica di Gesù nella nostra vita possiamo veramente non soltanto sentire ma ascoltare, non soltanto dire ma comunicare. Che cosa?  E qui c'è il bello perché a volte vediamo che tanta gente sente, parla, però che cosa sente? Che cosa dice? Cioè il rischio è il vuoto, il non senso. Abbiamo un messaggio importante noi da vivere, da continuare a tenere nell'orecchio, cioè nel profondo del nostro cuore.
    L'orecchio è il senso della persona che abbia ascoltato, accolto. E voi ricorderete che il primo comando che Dio aveva dato al suo popolo quando se l'è scelto è ascolta. E guardate che è una parola bellissima. L'ascolto vuol dire non soltanto porgi l'orecchio questo, porgi l'orecchio del tuo cuore, accoglimi. Se ad una persona le dite accoglimi è come se le stesse dicendo amami, comprendimi, accoglimi. E' tutta la persona che è coinvolta.
    E guardate, Gesù ci prende come siamo, quindi togliamoci dalla testa che il Signore non ci considera, non ci ascolta, questo ce lo possiamo togliere dalla testa perché forse sarà un oggettino che fa così o un gattino. Ma il Signore è il Signore, è il Salvatore. Quindi piuttosto avviciniamoci a Lui con questo cuore, un cuore che ha fiducia per cui il Signore gli comunicherà nei modi che sono propri per Lui ciò che deve veramente ascoltare e poi proclamare.
    Il Signore Gesù che fece udire i sordi e parlare i muti ti conceda presto di ascoltare la Sua parola e di proclamare la Tua fede all'ode e gloria di Dio Padre. Amen. Questo diciamo come l'ultimo dei segni battesimali, il rito dell’effatà.
    E finalmente poi la persona battezzata potrà dire Padre Nostro. Lo facciamo di solito di bimbi molto piccoli ma lo facciamo anche tante volte di persone grandi e questi segni avrebbero bisogno però di bussare oggi al cuore di ciascuno di noi per dire ma io ti sto ascoltando, ti sto accogliendo, mi sto lasciando accogliere attraverso le parole che mi dici così che anche la mia bocca dica cose sensate. Beh, oggi abbiamo una nuova opportunità per farlo. Se volete in questa chiave potete rileggere la prima lettura dove il Regno di Israele crolla perché Salomone non ascolta più. Ascoltava, avete sentito ieri, le sue donne e si è dedicato all'idolatria, cioè ha smesso l'ascolto di Dio e lì il Regno di Israele crolla. Perché? Su cosa si regge il Regno di Israele? Sul fatto che Dio regna in questo popolo. Mi verrebbe da fare un allargamento: La Chiesa oggi come popolo di Dio nel suo compito fondamentale di ascoltare e accogliere, come sta corrispondendo l'amore con cui Dio la ama?
    6 min
  • se ti senti trattato male da Dio, cambia domanda: non “perché?”, ma “dove mi stai conducendo?” Giovedì 12-2-26
    Ogni tanto ci sono delle parole scomode. Cosa sono le parole scomode? Vi siete mai messi delle scarpe scomode? Che appena le metti... Allora, le parole scomode sono quelle che noi non vorremmo mai sentire. Allora, partirei proprio da questa strana relazione tra Gesù e questa donna straniera. Territorio di Tiro cioè territorio pagano, origine siro-fenicia, di lingua greca. Noi diremmo proprio che non c’entra niente, non c'è niente che vada bene. Siamo sicuri? C'è qualche cosa che possa essere estraneo a colui che ha creato tutto con amore? C'è qualcosa che possa non avere pertinenza con lui?  Allora, la situazione è di quelle che ci mette in crisi perché non abbiamo delle soluzioni. E questa è un'ottima cosa. Quando non abbiamo soluzioni è un'ottima cosa. Sapete perché? Perché se no ci penso io.
    La scelta di fede, spesso per noi, è l'ultima spiaggia. Cioè, quando ormai me le sono già giocate tutte dico, beh, proviamo anche questa. Ma siccome è una realtà altra e stiamo andando in un territorio che è estraneo a quello che io normalmente penso, dico e faccio, allora vado subito sul punto: sembra che Gesù tratti male questa donna. E questo noi non lo possiamo concepire. Ma la domanda è, la tratta male o la sta conducendo?  Questo è una specie di consiglio spirituale. Quando ci sentiamo trattati male in un qualche modo, anziché arrabbiarci come delle iene, proviamo a fare un atto di umiltà: Dove mi stai conducendo, Signore?  Quando è così il cuore è diverso, ma non il cuore di Dio. Il cuore di Dio è sempre un cuore di Dio, un cuore di padre, un cuore di madre, cioè un cuore che si prende cura, sempre.
    Solo che noi tante volte non lo sappiamo, perché è come se andassimo sempre da Lui a chiedergli dei regali, e voglio dei regali, e voglio dei regali. Non voglio te, voglio dei regali. Allora, la risposta di Gesù è una risposta che mette le cose in ordine tanto che questa donna dice sì. Non è che dice no al fatto che Lui sia stato mandato per i figli, per quelli che sono nell'attesa della promessa. Non dice di no, dice sì. Ma io so che anche in una briciola ci sei tutto tu. Cioè, questo è l'atto di fede. A me basta pochissimo per avere pienamente il rapporto con te. Cioè, di sentire che tu, la tua salvezza abita la mia vita, a me basta pochissimo. Non pretendo tanto, pochissimo. Queste briciole, ho sentito una volta un vescovo che diceva, visto che per pulirsi (dall’unto del cibo a tavola) prendevano la mollica del pane, soprattutto chi stava bene, e di pane ne aveva, si puliva con la mollica del pane e la buttava sotto la tavola dove poi i cani pulivano. E lei dice, a me bastano quelle briciole lì. E vuol dire che ho fiducia che in tutto quello che mi succede, basta che la tua presenza ci sia.
    Da rileggere oggi per la nostra vita.  In che cosa sto veramente mettendo la mia fiducia, la mia speranza? A che cosa sto puntando? Perché forse, così arrivo soltanto per un accenno alla prima lettura, per quanto Dio mi abbia fatto i doni della sua sapienza e della sua scienza, vedi Salomone, a un certo punto io possa ripensare la mia vita e rimetterla nell'ordine di quello che mi è comodo. E lì si era fatto un piccolo harem.
    E come sapete, immagino, le giovani donne non è che facciano molta fatica a spostare la tua attenzione dopo. E qui aprirei un capitolo. Ma non su che cosa.
    Perché noi possiamo partire da atti di fede. Il Signore è Dio, il Signore è tutto, la sua sapienza, il suo amore. Però dopo un po', forse ci sono delle comodità alle quali non vogliamo rinunciare, alle quali attacchiamo il cuore. E queste diventano le nostre idolatrie. Ci portano fuori dal rapporto con Dio. Ci portano fuori.
    Ma guardate, uno lo può fare con dei titoli importantissimi, tipo il mio lavoro. Cioè io devo lavorare, devo mandare avanti la mia famiglia, devo fare questo, quest'altro. E poi sono lì con il cuore, l'attenzione e la mente e non sono nei rapporti.
    Quindi questo è un capitolo che lascio al vostro approfondimento. Come l'idolatria non è che debba farmi un totem in casa, perché ce l'ho dentro, se non ho come amore a Dio e a quelli che mi ha affidato l'attenzione di tutta la mia vita. E con questo si capisce perché dove passa il Signore in realtà non rimane nascosto a chi cerca la verità, a chi cerca di vivere con fede e amore, lì non può restare nascosto. Invece a chi pensa semplicemente ai suoi tornaconti può passare, ripassare, ma non lo si vede mai. Perché? Perché non cerchi Lui.
    Quindi è una giornata forse che ci propone di riconsiderare il fatto che il Signore venga con amore nella nostra vita. Ma noi che cosa stiamo cercando?
    8 min
  • Come la regina di Saba, la gente a Lourdes, siamo in cammino per la luce del cuore. Mercoledì 11-2-26
    Grandi occasioni abbiamo quando ci mettiamo in ascolto, non so se avete notato, ma oggi abbiamo la regina di Saba che ci può far da guida. Questa intenzione profonda del cuore che ha bisogno di chiarezza, che è pronta a mettersi in cammino anche se è lungo. Uno può dire, ma quanto durerà il mio cammino di fede? Tutti i giorni.
    Volete degli sconti? No, tutti i giorni. Quanto vuoi essere beato? Perché è qui che si gioca un po' la beatitudine, sapete? La regina di Saba la vedrà anche nei servi. Beati i tuoi servi, dice.
    Ma sarà che abbiamo bisogno di farne esperienza? Perché ci crediamo poi poco, a mio avviso, ci crediamo poco che sia una beatitudine anche la disciplina della nostra vita. Qui dice, questi stanno alla tua presenza e noi non stiamo alla presenza del Signore, magari tutti i giorni anche con la messa? stiamo alla sua presenza e la nostra beatitudine? dovrebbe essere oggetto di ruminazione quotidiana, Che la mandi giù, ti torna su, la mandi giù, perché hai bisogno di digerirla profondamente. Lei lo vede, si è mossa perché la fama di Salomone si era diffusa, ma quello che lei vede, perché anche noi tante volte non ci basta aver sentito la fama di qualche cosa, di qualcuno,  vogliamo andare a vedere di persona, se è vero mi muovo. Questo potrebbe essere un vero motivo per noi di dire, ma anche l'esperienza quotidiana della parola che Dio ci dice, quanta luce dovrebbe dare al nostro cuore? E a quella luce che cosa potrebbe cambiare? E questo è poi l'argomento anche del Vangelo. Non è quanto entra nel...devo dire che questo è un testo anche molto liberante perché Marco scrive la comunità di Roma, non so se sapete, e lì era una comunità che aveva più di pagani.
    Mangiavano di tutto, con la purità cultuale del mondo ebraico, ciao, non mangiavi più niente. Allora dice, rendeva puri tutti gli alimenti, una bella notizia, a Bologna non vi dico che gioia perché, cioè, maiale, ragazzi. Comunque, la scoperta che non è quello che mangi che ti rende impuro, ma quello che esce dal tuo cuore, però aggiungo, è quello che entra nel tuo cuore. Quello che entra è quello che esce dal cuore, che rende impuro. Qui fa un elenco. Vorrei che uno non si mettesse davanti all'elenco, tanto ce l'ho, ce l'ho, ce l'abbiamo tutte, non è che in un modo o in un altro. Dice, ma io non ho mai ucciso nessuno. Ma la calunnia uccide parecchio. Certi pensieri ti uccidono nei rapporti perché dopo come fai ad avere fiducia in una persona di cui non hai stima, di cui hai detto e quando una cosa la dici ti ferisce il cuore? Insomma, roba da meditare ce ne sarebbe qui.
    c'è però un criterio che dovrebbe aiutarci perché la fede è quella luce, guardate la regina di Saba, che quando entra nel cuore, dopo sa vedere e riconoscere il bene. Lo vede, lo riconosce e lo chiama per nome. Quindi, pensando questo anche oggi che è la memoria della Madonna di Lourdes, la giornata mondiale del malato, andiamo a vedere nel cuore quale ferita tengo, ma nascosta anche al Signore, nel senso che non la porto a Lui. Quale peso mi continuo a portare dentro? Perché siamo tutti un po' malati, tutti abbiamo bisogno di sentire che la grazia del Signore può agire proprio lì ed ha un'efficacia, una forza che non è semplicemente una buona intenzione, è un potere reale. Allora, chiediamo al Signore che ci faccia grazia oggi, sapendo che anche tutto ciò che sta succedendo, anche nella storia degli uomini, quello che è successo a Lourdes nel 1858... No, no, quello che anche oggi sta succedendo a Lourdes, perché tanta gente come Pellegrini si mette in cammino, come la regina di Saba, facendo anche molti chilometri, ma non alla ricerca semplicemente di una guarigione fisica, ma di una guarigione del cuore. E questa fede possa essere d'aiuto anche per noi.
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  • Se una regola mette da parte l’amore, non sta servendo Dio ma proteggendo te. Martedì 10-2-26
    Qualche d'uno penserà, ascoltando oggi il Vangelo, che è una questione un po' spinosa, ma mi piacerebbe così introdurre, vi piace più avere ragione anche se non è vero o avere ragione nella verità? E se per caso vi capita di sbagliare perché la verità non l'avevate capita, preferite essere corretti o continuare ad avere ragione di una cosa falsa? Siete sicuri? Bene. Scusate la premessa, però, quando Gesù dice di cose simili ne fate molte, fa venire un po' i brividi. Vado subito sulla questione.
    C'è un'ipocrisia. Per questo vi ho fatto quella domanda. Qual è l'ipocrisia? Sostituire con delle regole che facciamo noi quello che Dio ci dice.
    Facciamo un'estrema sintesi. Cos'è che Dio ci dice? L'estrema sintesi è ama. Ama Dio e ama il prossimo. Noi potremmo mascherare questo amore con una cosa ipocrita, falsa, cioè quella legge del korban che hanno stabilito loro. Cioè dici, beh, quello con cui dovrei onorarti, beh, quello è consacrato a Dio, non ti posso onorare.
    Dici, ma questo chi te l'ha detto? Chi l'ha fatta sta regola? È la tradizione. Ma non l'ha detto Dio. Allora, lo dico perché ognuno a casa sua poi deve ricapirle queste cose, che cosa significhi nelle proprie relazioni, nella propria parrocchia, perché… mamma mia, non entro perché sennò poi dopo non ne saltiamo più fuori. Però, riusciamo a fare delle regole che trascurano il comandamento dell'amore. Lo trascurano, lo mettono da parte.
    Volete sapere perché ci sono discussioni tra noi? Per questo. Quando alla fine ci sono delle discussioni, è perché uno vuole avere ragione anziché amare, allora, mi piace accostare questo testo con la prima lettura che uno potrebbe pensare, vabbè, c'è l'Antico Testamento, la preghiera di Salomone che fa nel Tempio.
    Beh, prendetela sul serio quella lettura, tant'è che è una lettura che viene utilizzata quando c'è una consacrazione di una chiesa. Perché Salomone fa questa preghiera nel Tempio come se avesse costruito una chiesa, e dice, beh, signore, quando qualcuno verrà qui a pregare tu ascolta, ascolta e perdona. Cioè, questo luogo sia un luogo in cui la comunione tra cielo e terra sia una comunione viva. Bene, su questo vi potrei parlare per dei giorni consecutivi, ma arrivo subito a un punto. Ma qual è il luogo specifico in cui noi possiamo essere sempre sicuri che Dio ci ascolta? Sempre.
    Non è un luogo fisico. È l'amore. L'amore è lì dentro, l'amore non secondo i tuoi criteri, l'amore è secondo Dio. Cioè che arriva fino a dare la vita. E di solito noi diciamo su questo, beh, ma adesso sta esagerando.
    Ci ha amato fino ad andare in croce, ha esagerato, poteva fare una cosa un po' diversa. Ma l'amore si verifica da questo. Se non metti poi dei paletti per dire no, questo no, questo no, allora come vogliamo essere amati oggi dal Signore? Con dei paletti o che ci ami con tutti i nostri peccati? E quell'amore sia la nostra certezza che il peccato non impedirà il rapporto con Dio, Perché solo così sentiremo che si compie veramente il mistero della nostra vita. E quindi chiediamo grazie al Signore perché anche oggi il Vangelo scuota le nostre maschere, le nostre ipocrisie, le butti via e ci aiuti a vivere l'amore sincero.
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  • Non sempre possiamo cambiare la storia che stiamo vivendo. Ma il Vangelo può cambiarne il modo in cui la abitiamo. Lunedì 9-2-26 S. Sabino
    Letture: 1Samuele 16,1.4. 6-13; salmo 88; 2Tm 4,1-5; Mc 16, 15-20

    La solennità di San Sabino che ci pone in una storia, il quinto e sesto secolo, una storia di fedeltà al Vangelo, dove potremmo pensare che la scelta del Vangelo, di questo mandato ai discepoli, sia fatta perché anche a San Sabino hanno dato del veleno, ma non è morto col veleno. Pare che un arcidiacono ci avesse provato, ma poi è morto lui, non Sabino. Ma la scelta in realtà credo che sia proprio quella del cuore del pastore, per cui abbiamo ascoltato il primo libro di Samuele con l’elezione di Davide. Non era il più grande, era l'ultimo, non era il più grosso, ce n'erano di ben più grossi fra i suoi fratelli, e il Signore ha scelto lui perché il Signore guarda il cuore e non ha smesso, nonostante siano passati tanti secoli, non ha smesso di guardare il cuore, cosa che ci dovrebbe un po' aiutare nella nostra riflessione.
    Se il Signore guarda il cuore, perché noi non guardiamo il cuore? Perché per noi è più facile guardare l'esteriorità che il cuore? Alla domanda è facile rispondere, no? Perché gli altri cosa guardano, mica guardano il cuore, e allora vuol dire che stai vivendo davanti agli occhi degli altri, non davanti agli occhi di Dio, e questo porta alcune conseguenze. Ma come ha fatto poi anche con Timoteo Paolo, lui ha cercato di spingerlo ad essere secondo il cuore di Dio, che cosa doveva tenere nel cuore? La Parola. Per cui con quella insistere in ogni momento, noi pensiamo soprattutto ai momenti inopportuni, però in ogni momento, opportuno e non opportuno, cioè per l'altro o per te? Perché noi spesso cerchiamo scuse a partire dal fatto che non è la situazione giusta, ma per il tuo cuore la parola è sempre il momento giusto per riascoltarla, lasciare che ti converta e quindi renderti conto del dono che Dio ti fa.
    Lo dico in un modo spero un po' più chiaro. In certi momenti noi pensiamo che siamo ricoperti di sfortune, ci va male questo, la salute, ci vanno male tutte le cose, e pensiamo che quei momenti debbano solo passare. Invece quelli sono dei momenti in cui il Vangelo può essere accolto in un modo nuovo e può convertire il nostro cuore dalla mormorazione, lamentazione, discussione, afflizione, alla lode, al ringraziamento, all'esultanza.
    Pensate quando Gesù, stavano iniziando a prenderlo male, lui esulta nello spirito e dice ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra perché hai nascosto queste cose, le sapienti e ai dotti e le ha rivelate i piccoli. Sì Padre perché così hai deciso nella tua benevolenza. Allora, per dire come tante volte il Vangelo ha la capacità di rimetterci positivamente in quella storia che noi stiamo vivendo malamente e quindi aiutarci a vivere con esultanza, nella lode e nel ringraziamento.
    Ecco, San Sabino in questo è stato veramente un esempio da quello che le fonti storiche ci portano e quindi non soltanto patrono di questa parrocchia, compatrono di Bari, ha assegnato anche la storia di tante parti di questa terra, una terra dove è passato come evangelizzatore. E se lo vogliamo continua ad esserlo, come ogni uomo che preferisce il Vangelo agli occhi degli altri, sapendo che il Signore guarda il cuore.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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