Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Il sale conta perché insaporisce altro, anche la luce mostra altro. E tu? - Domenica 8-2-26 - 5TO
    Forte oggi l'esempio che Gesù pone, con due metafore che vanno però diritto su chi siamo noi. Voi siete sale. Ha esagerato? Beh, lo dico chiaramente: Secondo noi ha proprio esagerato. In un certo senso ci secca anche che ci dica questo. Cioè, noi vorremmo la gloria di dire, “oh, però hai capito chi siamo?” Però siccome poi non corrisponde a tante situazioni della nostra vita, diciamo, ma come stanno davvero le cose? Voi siete sale. E io pensavo, non so se voi avete mai fatto una bella orata in crosta di sale al forno. Buonissima. Però, dopo che gli hai messo un chilo di sale sopra, quel sale lì non lo mangi, anzi, stai ben attento, quando lo pulisci, che non ci vada a finire poi sul pesce pulito un pezzo di sale, se no te lo rovina. Scusate la digressione, ma ne ho proprio voglia di una bella orata in crosta di sale. Che significa questo? Nessuno si mette a mangiare il sale così, a meno che non abbia degli squilibri. Quindi, il sale rende saporito, segno della sapienza con cui il Signore ha riempito la nostra vita, perché sappia dare sapore a tutto, dia veramente il dono che ci ha fatto lì dove siamo, in tutti i nostri rapporti. Non si è sbagliato. Vuole proprio rendersi presente attraverso la nostra umanità, in quanto siamo Suoi discepoli.  E così ritorno a questa prima metafora per dire, ma io mi penso come discepolo del Signore, che vuol dire la sapienza che mi ha donato è veramente quella che sta rendendo la mia vita sapiente, saporita? La mia vita sa di Lui? Questa non è una domanda retorica. È una domanda da farci costantemente, ripetutamente. Non solo quando ci vogliamo andare a confessare e non sappiamo che dire rispetto a quello che diciamo di solito, che l'abbiamo messo un po' come carillon, no?  Però cerchiamone il senso, perché guardate, lo dico con le parole di San Paolo nella seconda lettura di oggi, che veramente per me aprono a questo mistero.
    Lui dice, fratelli, quando venni tra voi non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola e della sapienza. Allora, non mi sono presentato come sale mio. Non vi ho presentato Paolo in un modo che tutti quanti diventaste paolini. Proseguo. Ritenni infatti di non sapere altro, vuol dire che la mia sapienza era un'altra. Quale? Non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso.
    Questo era il sale che io ho messo in mezzo a voi. Per questo mi sono presentato a voi nella debolezza, con molto timore e trepidazione. E la mia parola, sentiamo cosa dice Paolo, la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza. Non ho cercato di convincervi con una mia sapienza o una sapienza umana, ma solo sulla manifestazione dello Spirito e la sua potenza. Guardate che meraviglia.
    Proprio ringrazio stavolta i liturgisti, l’hanno proprio beccato. Sì, cioè esprimere come cristiani che cosa ci sta animando, non è che devo convincere qualcuno con una cosa che ho capito, no. E' presentare il mistero di Cristo nella nostra vita vivendolo.
    Qual è il mistero di Cristo? Che c'è un amore verso gli uomini che non è motivato da qualcosa, se non dal fatto che amando si compie il mistero della vita. Una vita senza amore non ha nessun senso. Quindi attenzione, perché ogni stato di vita, ogni condizione esistenziale è luogo dove si manifesta Dio amore.
    Tutti, non ce n'è uno escluso. E se ne è escluso vuol dire che c'è qualcosa di disumano, di diabolico.  Allora, con quest'animo, prima metafora il sale, la seconda la luce: voi siete luce del mondo. Io sinceramente, sì, mi piacerebbe, dico il Signore, però di bene, sei tu il sale, sei tu la luce. E io dico che sei tu. Si è sbagliato.
    Oppure, sta chiedendo alla nostra umanità, a quello che stiamo vivendo oggi, nelle nostre relazioni, di essere trasparenza di chi abita la tua vita. Perché se tu sei trasparente alla luce che il Signore mette dentro di te, quando tu ascolti la parola, quando tu gli chiedi, Signore voglio essere in comunione con te, l'eucaristia che sto ricevendo oggi, possa veramente risplendere in quello che non soltanto penso e sento, ma anche in quello che dico, in quello che faccio. Se questa è la luce che (mi abita), ah, questa è la meraviglia, allora non si è per niente sbagliato.
    Ha voluto dire che il suo modo di essere presente nel mondo, adesso, è attraverso i suoi discepoli che hanno creduto a questo amore. Un amore che non si ferma davanti a nulla, se non davanti alla tua libertà di dirgli di no. Questo lo fa: ha una grande pazienza!
    Diciamolo, noi siamo molto seccati di questo, perché in certe cose non ci vuole molto, basta un colpetto, daremo tanti di quei colpi in giro che penso che non ne avanzerebbe nessuno, però convincere un pochettino forzandogli il sistema, a volte, come possiamo fare, se intanto non capisce, dagli un colpetto, liberiamoci di questa persona così scomoda, andiamo avanti, troviamoli un altro. E invece no. Ripensando proprio a Paolo, che era un persecutore della Chiesa, e lui ne ha fatto un apostolo, se lo prendiamo sul serio questo, capite che c'è spazio per tutti noi? Tutti. Tutti possiamo diventare, da peccatori, persecutori di Cristo e della Chiesa, con le nostre idee balzane, ne possiamo diventare discepoli, apostoli. E questo lui lo vuole, perché non c'è migliore espressione di un amore che passa attraverso l'opposto per dirti, guarda che c'è spazio anche per te, anzi, sentiti invitato da quest'amore. E se così sarà, forse sentiremo che si compie anche questa parola finale del Vangelo di oggi, perché vedano le vostre opere buone, e anche se ci da un po' noia detta così, guardate che bello, rendano gloria al Padre vostro che è nei Cieli, non è che ti dicono: “ma quanto sei bravo”, e uno potrebbe rispondere, no, guarda quanto è bravo il Signore che ha preso dentro anche me, e se vuoi accogli anche te!
    11 min
  • La comunione dà riposo, perché la vita trova senso, respiro e direzione. Sabato 7-2-26

    Il ritorno dalla missione che Gesù ha condiviso con i discepoli è un raccogliere attorno a sé, Gesù ci accoglie, ci ascolta e davvero si prende cura perché porta nella condizione del riposo, cioè come facciamo a trovare riposo? Dice venite a riposarvi, non dice andate a riposarvi, andatevene in vacanza, no, venite a riposarvi, prende con sé in questo luogo che sarebbe stato deserto ma il riposo è la condizione dello stare con Lui, di una comunione ancora più profonda con Lui, di un riascoltare con Lui che cosa è successo. Stando con Lui possiamo osservare in un modo diverso anche il nostro agire, tant'è che mentre i discepoli arrivano in questo luogo, penso che ci fosse tanta di quella gente che dice ma c'è poco da riposare, no, trovano un riposo nuovo, cioè vedono come è Lui che si prende cura, è Lui che insegna, è Lui che continua ad essere il pastore di questa umanità che altrimenti come le pecore si perde, Lui agisce. Questo mi farebbe dire una preghiera come dice S. Paolo nella lettera ai Galati (2,20) quando sente che la sua vita diventa è meravigliosa proprio quando c'è l'agire di Cristo, per cui dice sono stato crocifisso con Cristo e non vivo più io, ma Cristo vive in me. Questa vita che io vivo nel corpo la vivo nella fede del figlio di Dio che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
    Questa vita può essere proprio la strada con cui rileggere ogni nostra scelta di vita. Siamo in una prospettiva di comunione e quindi anche il riposo troverà veramente esito se stiamo con Lui, osserviamo con Lui come Lui continua a prendersi cura della nostra umanità e di quanti incontriamo.
    3 min
  • La libertà vera non è fare quello che vuoi, ma rispondere alla verità che riconosci. - Venerdì 6-2-26
    Avete notato come cambiano le prospettive? Questa storia, duemila anni fa, è stata sconvolgente. A leggerla, a pensarla in sé, può sembrare sconvolgente. E noi cosa viviamo nella fede ascoltando questo Vangelo? Diciamo, guarda, i re fanno quello che vogliono, però poi alla fine il Signore regna lo stesso. Giovanni Battista è un martire, un testimone di fede, un segno per la Chiesa. Possiamo attutire il fatto semplicemente guardandolo verso una finalità. Forse ne facciamo tanti di questi accorgimenti, però quando sentiamo che succedono certi fatti storici di solito ci angosciano abbastanza.
    Allora, vorrei trovare però in questo, spero, una luce importante per la nostra vita. E cioè, ma è possibile essere così in balia? Non c'è un modo per essere persone libere? Perché è chiaro, la dinamica è molto umana.
    Il fascino femminile, il potere, forse funziona ancora così oggi, no? Ma non c'è una forza della verità che rende liberi. Perché sicuramente in Erode non c'è, ma in Giovanni Battista sì. Pensate alla libertà con cui denunciava. E uno che denuncia un re si mette nei guai, no? Però, alla luce della verità, lui ha vissuto non solo con coscienza, ma con responsabilità. Come d'altronde i martiri di cui oggi facciamo memoria, Paolo Miki e i compagni. Cioè, nel momento in cui aderisci alla verità e l'annunci, a volte ti mette nei guai. Però è una luce che ti rende libero e che può liberare l'altro e anche le generazioni che verranno. Quindi la responsabilità non è poca cosa. Eppure c'è un fatto, perché forse ci possiamo trovare in certe situazioni nella condizione di Erode. Ascoltiamo, come lui ascoltava Giovanni Battista, lo ascoltava volentieri. Era perplesso, ma lo ascoltava volentieri. A noi la verità, la luce del Vangelo, forse in certi momenti ci sembra proprio bella.
    È però viverlo. E a che serve se non è per viverla? Non è un abbronzante. Uno se lo mette lì. Cioè, è una luce che va a rischiarare non soltanto un breve momento in cui tu l'accogli, ma va a rischiarare quelli che sono i tuoi passi successivi. E se non fai quei passi, cosa succede? Rimani nelle tenebre, come Erode. Questo potrebbe essere per ciascuno di noi forse quella leva capace di togliere quei grossi ostacoli che a volte sono i giudizi degli altri, a volte sono le nostre comodità. Perché sai, quando hai sistemato una situazione che ti è comoda, andarla a cambiare, poi che succede? Forse abbiamo bisogno di questa luce della verità. Pensate che anche un furbone come Erode riconosce che nelle parole di Gesù, di cui inizia a sentir dire tante cose, riesce a riconoscere la stessa verità e lo stesso vigore che c'era in Giovanni Battista. Tanto da dire una cosa, Giovanni Battista è risorto dei morti! Oh, ma chi l'aveva mai detta una roba del genere? Non c'era, non ha detto mica nessun altro, eh? Ma forse possiamo avere delle bellissime intuizioni, ma siamo disposti a camminare in quella luce? Cioè, diventa veramente la forza con cui la tua vita cambia? perché altrimenti è come se avresti sia la benzina che l'accendino, ma il fuoco non parte. Non parte, non si accende perché non glielo permetti. Questa libertà il Signore la custodisce, ce la lascia sempre.
    Però il rinunciare a viverla forse la lascia anche in una grande incertezza, indecisione, impotenza e forse anche in una grande tristezza. Tutto questo genera una paura che blocca. Piuttosto forse può sembrare pericoloso perché il martirio, nessuno di noi lo va a cercare il martirio, no? Però c'è un martirio quotidiano a cui tutti siamo chiamati ed è proprio rendere onore a quella verità che ci rende liberi.
    7 min
  • Gesù invita a fare come Lui: volersi bene è l’annuncio che sana, il resto viene dopo. Giovedì 5-2-26
    Una sottolineatura vorrei dare oggi perché abbiamo bisogno di scoprire meglio la missione di Gesù. Perché, non so se è chiaro, ma Gesù manda i Suoi discepoli a due a due, davanti a sé, a fare quello che faceva Lui. Cioè, Lui è così bravo, perché deve mandare altri? Eh, gli altri non sono mica bravi come Lui. Allora, ci tengo a spiegare questa cosa perché ne va di quella che è la nostra vita cristiana. Quello che Gesù ha vissuto è un servizio nel quale vuole introdurre ogni persona, uomo, donna, giovane, anziano, sano, malato, ci riguarda tutti. E, innanzitutto, è una missione che non si vive da soli, li manda due a due.
    Quindi, se uno rimane da solo nella vita e succede, deve sempre pensarsi comunque a partire da una relazione, innanzitutto con Lui, fuori di dubbio. Però, se vuole essere anche molto concreto, perché siamo capacissimi di inventarci un sacco di storie in testa, non so se ve ne siete accorti, ci inventiamo di quelle robe incredibili. Allora, per essere anche molto concreti nel vivere con pazienza, benevolenza, saper perdonare, accogliere chi hai di fianco, con chi lo stai facendo. Perché ne va dell’annuncio: che annuncio stiamo dando con la nostra vita? Per questo pensate alla dinamica della famiglia, dove ce ne diciamo di tutti i colori, però l'importante è che impariamo ad andare avanti insieme. Cioè il volersi bene è il primo annuncio.
    Ma c'è un passo successivo, che sarebbe importante in questa vita andare con leggerezza, cioè non attaccare il cuore a tante cose, perché poi sono quelle che ti bloccano. Allora dà una certa essenzialità, come se dicesse, è inutile che accumuli tanto, fra qualche settimana te ne vai da lì, è questione di poco tempo. Se fosse così, fateci caso, penseremo subito a chi dare tutto quello che abbiamo, perché tanto sai che lo devi lasciare. Bene, sappi che è così, è così. Quindi non attaccare il cuore alle cose, e neanche forse a quelli che ti stanno più simpatici.
    Quando dice, non girate da una casa all'altra, non fate quelli, ma quello è simpatico, vado da lui, no, questo qui mettiti, no, quella cucina bene, questo no. Allora non fate quelli che si approfittano, sentitevi leggeri. Così arrivo subito al punto. Dove stiamo mettendo il nostro cuore? A che cosa lo stiamo attaccando? Perché? Perché ne va della serenità e della leggerezza della nostra vita.
    Se ci è chiaro che noi stiamo passando come dei fulmini da questo mondo, oggi siamo qui, poi il nostro tempo è comunque breve, a che cosa ci stiamo veramente attaccando? Perché se ci è chiaro che possiamo vivere questi giorni con leggerezza e con amore, noi saremo dei guaritori, come dice Gesù ai suoi discepoli. Se tu vivi da guarito, se tu non soltanto te la stai raccontando, ma la vivi quella vita lì, di fatto guarisci chi invece si sta incancrenendo, si sta arrabbiando, si sta bloccando nelle cose. Allora loro vanno, partono e che cosa dicono e proclamano alla gente? di cambiare mente, di convertirsi, questo scaccia i motivi di demoni, cioè i motivi di divisione tra di noi, unge con olio, cioè diventa qualcosa che si impregna nella nostra vita risanandoci proprio nella prospettiva del nostro pensare, parlare e agire: Discepoli del Signore.
    6 min
  • Oggi lascio spazio alla voce di Dio che mi parla attraverso le persone accanto a me? - Mercoledì 4-2-26
    Proviamo a prendere sul serio il brano del Vangelo di oggi. La prima cosa che colpisce qual è? Che c'è un vero motivo di ostacolo all'azione di Gesù proprio dai Suoi conterranei. Ostacolano la sua azione, cioè qual è l'azione di Gesù? E mi vorrebbe dire qual è l'azione dello Spirito nella vita delle persone? Attraverso la fede metterci nella relazione con Dio così che la nostra vita, qualunque cosa accada, possa essere una vita compiuta, una vita che senti che c'è un bene che ti sta conducendo ad una pienezza. E invece che cosa vediamo? Cinque domande. Davanti al parlare, all’agire di Gesù ci sono cinque domande: Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è stata data? I prodigi compiuti dalle sue mani? Ma non è questo il figlio del falegname, il figlio di... il fratello di... E le sue sorelle non stanno tutte qui da noi? Traduco. Ma noi questo qui lo sappiamo chi è! La presunzione di conoscere l'altro lo blocca. La presunzione di sapere quello che l'altro è, dice, fa: era per loro motivo di scandalo.
    E così vengo subito a noi. Perché le parole di Gesù sono rivolte anche a noi oggi direttamente. Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i parenti, in casa sua. Questo ci brucia moltissimo. Cioè nei rapporti dove insomma, ti interessa di più sono quelli in cui sei più impedito ad essere una persona di fede, una persona che cerca di essere guidata dalla luce della fede.
    Allora la domanda è per caso abbiamo delle presunzioni che stanno bloccando chi abbiamo accanto? Ma anche l'agire di Dio nella nostra vita. Con la nostra presunzione lo stiamo tenendo fuori? Perché così, eh? Questo è uno scandalo tale che il Vangelo dice che non poteva compiere nessun prodigio.
    Siamo quelli che possono impedire a Dio di farci il bene. Proprio con la nostra mancanza di fede. Questo è un tuffo nel petto. E Gesù si meraviglia. A volte si meraviglia della fede delle persone. Qui si meraviglia della mancanza di fede, dell'incredulità. E cosa fa? Continua la sua missione. Riparte. Cioè è la concretezza con cui dici stai perdendo delle occasioni ma io vado avanti.
    Questo succede anche nei nostri rapporti, sapete? Anche tra genitori e figli può succedere la stessa cosa. Dove non c'è accoglienza dell'altro, non c'è fiducia, non c'è disponibilità ad ascoltare quello che ha da dirti e da darti, che succede? Lo rendi impotente verso di te. Allora questo è oggi un banco di prova per ciascuno di noi: Come sto vivendo il rapporto con Dio e con gli altri? Permetto a chi mi ha accanto di vivere di fede? Di essere un cuore aperto a Dio? O con la mia incredulità lo fermo? Gesù dice che le sue pecore ascoltano la sua voce. Forse in questo abbiamo anche già un esame di coscienza pronto, già disponibile. Se stiamo ascoltando o no.
    Il Signore che ci parla anche attraverso le persone che abbiamo accanto. Così si capisce forse anche meglio la prima lettura di oggi è stata un po' manomessa dai liturgisti sono stati tagliati dei versetti ma quando Davide chiede di fare il censimento che voleva dire conta quante forze ho fammi vedere quanto sono diventato grosso Ioab il suo comandante dice ti prego Signor mio il Signore moltiplichi il tuo popolo non c'è, è stato tolto questa parte lo moltiplichi però non fare questo al tuo popolo e lui invece dice no voglio sapere quanti sono stava facendo i conti non più sul popolo di Dio per servire Dio, ma per servirsi per sapere quanto lui era diventato grande importante e questo è il motivo della capitolazione. Forse potrebbe non dirci più di tanto ma forse è all'interno di quella superbia di quella presunzione che tante delle nostre fatiche impediscono il rapporto con Dio ma anche la comprensione con chi abbiamo vicino.
    7 min
  • A volte la salvezza ha la forma di una mano tesa. - Martedì 3-2-26
    La ricchezza della parola di oggi andrebbe masticata a lungo, solo il Vangelo sono 23 versetti, con questi due segni importanti, due segni che dovrebbero interpellare la nostra fede, perché crediamo che Gesù sia un grande Taumaturgo, forse anche oggi desideriamo la benedizione della gola, “…ci preservi dal mal di gola e da ogni altro male!” Sì è un grande Taumaturgo, ma nelle due situazioni, se avete notato ciò che Gesù opera, lo fa a partire da una parola, la fede, alla donna le dice la tua fede ti ha salvato, forse aveva messo la fede in tante altre situazioni, i medici non me ne vogliano, ma anche loro ci provano, e molte volte fanno anche peggio di come era la situazione di partenza, non per cattiveria. C'è un ma importante che è il tuo coinvolgimento, questa donna che è anche un po' il segno di tutta l'umanità, che ha un emorragia che non finisce più, è un emorragia che non si ferma. Guardate che ci possiamo mettere veramente tante cose in questa emorragia, e non è soltanto femminile, perché sono tutti i nostri pensieri secondo il sangue e la carne, che pensiamo tante volte che potranno realizzare la nostra vita, se faccio così sarò contento, se riesco in questa impresa, lì sì che sarò felice, e poi vedi che c'è proprio uno scorrere: la vita ti scappa via e basta. Allora qual è l'atto di fede? L'atto di fede è che abbiamo proprio bisogno di avere questo rapporto con Gesù, ma non si ruba, si cerca di acchiappare, ma c'è bisogno di fare un passo in più, ed è Gesù a farlo verso di lei. Chi chiede chi? Perché secondo voi non lo sapeva chi era? Lo dico in un modo diverso, forse un nostro atto di fede ci ha cambiato la vita, però forse poi ce l'abbiamo tenuto un po' per noi.
    Non dico di vantarsi davanti agli altri assolutamente, ma di essere testimoni quella vita che quella fede mi ha salvato, cioè che non sono bravo, non sono capace, sono salvato semplicemente perché sono amato, senza meriti. Questo è il salto di qualità di cui ne abbiamo bisogno tutti, che indirettamente lo vediamo anche in Giairo, capo della sinagoga che si inginocchia davanti a Gesù. Non succede più, è successo una volta, non succede più che un capo di sinagoga si inginocchi davanti a Gesù, ma c'era un inizio di fede e Gesù, quello che dice a lui, lo dice anche a noi: non temere soltanto abbi fede, continua ad aver fede, non smettere. Non cominciare ad aver paura tanto da smettere di credere, questo sarebbe il secondo discorso, ma questo lo lascio un po' al vostro approfondimento perché credo che lì cambi la nostra vita. Gesù non fa dei gran segni, vedete, anche lì non stende le mani, la prende per mano, la rialza, volete sapere come ci possiamo rialzare della nostra vita? Sentendo che l'amore che ci perdona ci rialza, ci tende una mano, ma se non lo vogliamo stiamo lì, nei nostri pensieri, pensando di avere ancora ragione, però se potessi fare così, colà... Devo riconoscere che il Signore è veramente paziente, allora anche noi forse come la fanciulla possiamo accogliere questa mano tesa, alzati, sorgi, risorgi, inizia a vivere una vita nuova. Credo che da qui possa partire qualunque atto di fede dove non è semplicemente il buonsenso, ma è il Signore che viene a salvare la nostra vita.
    6 min
  • Rimettere i nostri dubbi accanto a una piccola candela, solo affidarli. Anche questo è fede. - Lunedì 2-2-26 presentazione di Gesù
    Pensare alla festa della presentazione di Gesù al Tempio come un'occasione per ciascuno di noi di essere in questa prospettiva, cioè che la nostra vita possa entrare progressivamente nel suo mistero di luce, ci fa cogliere l'entusiasmo e lo stupore dell'evento che Simeone, Anna, ma gli stessi genitori di Gesù vivono in quel momento. Qual è lo stupore? Che i modi di salvare che Dio segue sono dei modi non evidenti, cioè il modo di entrare nella nostra vita non è un'irruzione prepotente al nostro sentire, è nella piccolezza, ma una piccolezza che ti attrae, cioè vuole proporre alla tua vita una luce crescente. Per questo pensate al contrasto evidente anche dal profeta Malachia che abbiamo ascoltato, perché questo messaggero che stava aspettando dice: chi sopporterà il giorno della sua venuta e chi resisterà al suo apparire è come il fuoco del fonditore e la lisciva del lavandai e poi ti arriva un bambino e tu dici non capisco, è proprio questo, cioè mentre tu ti attendi a una purificazione come qualcosa di tremendo, in realtà la cosa tremenda è proprio la nostra presunzione per cui la strada per entrare è un scendere, un abbassarsi.
    La porta della Chiesa della Natività a Bethlehem ne dà un po' un segno, una porticina in cui bisogna per forza abbassarsi se no non si entra e questo è il mistero proprio del venire di Gesù nel mondo e questa purificazione accade proprio perché non puoi entrare in un altro modo se non abbassandoti e questa via della piccolezza chi è che la capisce? La capisce chi semplicemente segue, anziché correre davanti segue. Abbiamo in questo molto da imparare perché normalmente sono le intuizioni e le capacità umane quelle che vogliono sempre correre avanti tant'è che anche umanamente nei rapporti chi è che emerge, chi ha più numeri invece guardate la scelta di Dio perché anche da parte di Simeone Anne il riconoscere in questo bambino quello strumento di salvezza che era atteso è il termine, è molto bello, τὸ σωτήριόν σου, il tuo strumento di salvezza cioè che c'è una strada di salvezza, il salvatore percorre una strada di salvezza che non è quella che noi ci attenderemmo, tant'è che il modo con cui ci salverà è un amore che non si ferma neanche quando viene crocifisso mi permetto di dire che forse noi ce ne saremmo andati prima cioè davanti ad un rifiuto perpetuato e con tanta violenza a un certo punto uno dice va bene non ti interessa me ne vado invece la scelta di Dio, e questo è il mistero di luce che man mano che tu lo rifiuti senti che la sua fedeltà non è condizionata dal fatto che tu lo voglia o no, la sua fedeltà è incondizionata quanto a te perché è una scelta sua, come la scelta di amare può essere messa in dubbio da parte degli altri ma se uno continua a voler amare è questo se volete il mistero per cui a noi oggi è proposta questa luce un po' simile a quelle candele che abbiamo acceso iniziando la celebrazione: delle candele piccole, una fiammella così piccola che dici si spegnerà e sono tanti gli eventi della vita che sembra che soffino proprio su quella candela lì. Ma siccome il fuoco di quella candela in realtà non dipende dalla candela ma da un fuoco che è pronto a riaccenderla ad ogni spegnimento allora rinnoviamo quest'atto di fede oggi che c'è una salvezza che ci precede ma c'è una salvezza che anche in questo momento sta bussando alla nostra vita e allora ciascuno forse dovrebbe chiedersi a quale vento permetto di spegnere la mia speranza oggi perché forse in questo momento è un po' spenta forse in questo momento non ci sentiamo neanche così forti e decisi a volerla riaccendere ma quanto a Dio questa volontà c'è però è una proposta da parte di Dio cioè anche adesso il suo amore è un'offerta, una proposta, una richiesta ma non si impone per questo forse anche noi oggi possiamo fare una scelta diversa e cioè andare a vedere in che cosa stiamo dubitando o in che cosa abbiamo già deciso questo o mai semplicemente per rimetterlo lì insieme a quella piccola candela e chiedere al Signore la Tua fedeltà Signore è più forte del mio peccato e della mia incredulità riaccendila nella Tua benevolenza.
    8 min
  • La beatitudine non nasce dalla bravura, ma dalla relazione in cui sei sempre amato. - Domenica 1-2-26 IV TO
    La chiamata alla beatitudine è per qualcuno o per tutti? Vi sentite chiamati alla beatitudine? Personalmente dico. Oppure c'è un problema? Un problema, a questo punto dobbiamo dire che è un problema sistemico, cioè deve essere in Dio il problema. Ha sbagliato qualcosa.
    E vorrei cominciare attraverso questo brano di San Paolo, giusto perché forse può essere adatto ad aiutarci a comprendere meglio le beatitudini. San Paolo dice, considerate la vostra chiamata. Sta parlando gente di Corinto, ma va benissimo per quelli di San Lazzaro.
    Non ci sono tra voi molti sapienti, dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ci becca, vero? Ma guardate, quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti. Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti. Quello che è ignobile e disprezzato, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. Cerchiamo di entrare in questo. Credo che sia proprio la direzione opposta a quella che noi abbiamo.
    Opposta. Ma non soltanto perché, diciamo, colpa della televisione, dei mass media. No, è proprio il sistema. Perché forse fin da bambini ci insegnano, non so, già alla materna, no? Che dobbiamo essere i primi, dobbiamo essere i migliori. All'elementare si fanno le gare. Mi ricordo ancora la lavagna: Buoni e cattivi. Indovinate dove ero io? Allora, se funziona così, uno per essere più degli altri cerca di farlo nel peggio, perché nel meglio non ci riesce. Ah, almeno quelli un po' sfidanti la pensano così. È autobiografico. Però vorrei arrivare attraverso questo invece all'autobiografia di Gesù. Che è proprio il Vangelo. Credo che sia fantastico pensarlo non semplicemente per Gesù. Gesù dice, l'ho percorso nel rapporto con il Padre perché ogni uomo senta che sia possibile. Non perché appunto debba essere potente, nobile, sapiente secondo questo mondo. No. Perché è proprio attraverso la debolezza vissuta in questa relazione, una fragilità che non è la fragilità di chi si abbandona alla dissipazione, è la fragilità di chi non si vuole salvare da solo, non solo perché sa che non ne ha le forze, ma perché sa che non è la strada. Cerco di spiegarmi. In questo credo che i bambini ci facciano un servizio enorme. Perché prima imitano quelli che sono bravi, forti, poi quando vedono che non ce la fanno, chiedono subito aiuto. Mamma, mamma, mamma. E credo che questa sia la strada, cioè riconoscere la propria fragilità e partire dalla relazione con chi ci ama è la via della salvezza. Ma di quale salvezza sto parlando? Perché noi potremmo sempre rimandare alla salvezza eterna, no? Che tanto la vedete? Per adesso no.
    Io parlo della salvezza dove il tuo mondo interiore sente di essere nella felicità perché è in relazione, perché la vera fregatura di questo mondo è la solitudine. Il vero inganno, se volete, in cui il diavolo ci gioca è di cercare di spingerci ad una bravura che deve abbassare gli altri. Non so se vi siete accorti, però appena si può quella mezza parolina, quel sopracciglio che si alza e che dici “quello lì!”
    Allora, partire invece da una relazione, da una comunione, da un fatto che sai che c'è un amore che ti precede e ti accompagna anche se sei in una condizione che non verrebbe chiamata di beatitudine, ma a volte di tristezza, di pianto. Avete sentito? Eppure saper attraversare quei momenti a partire da un amore più grande perché si è misericordiosi soltanto se hai sperimentato la misericordia. Sei capace di perdonare e di amare soltanto se hai sperimentato che sei sempre perdonato e amato. Per questo dico partire da questa relazione e Gesù ci spiega che si è felici, lui è felice, perché è nella relazione col padre. E dire questo, questo è il discorso più lungo che c'è nel Vangelo di Matteo, abbiamo cominciato oggi, ci accompagnerà per un bel po' di domeniche, poi faremo la pausa del tempo di Quaresima e Pasqua e dopo riprenderemo con questo discorso, perché sono i capitoli 5, 6, 7 di Matteo, il discorso della montagna comincia così. Ma vorrei semplicemente lasciare questa impressione, Gesù non sta sparando una cosa grossa poi ci accontentiamo di quello che salta fuori, no, ci sta dicendo la tua forza non sono le tue forze nel risolvere i problemi, ma nel saperti nella relazione con me, con il padre dove l'amore accompagnerà anche tutti i fallimenti perché ricordati che io sono uscito da questo mondo da umiliato e sconfitto, crocifisso e maledetto, ma ho continuato ad amare e benedire anche dalla croce e ti do questo come antidoto contro ogni male, ogni cattiveria perché anche tu possa essere beato già adesso, sentirti in questa relazione e credo che se faremo così ci sarà questa sorgente che zampilla sempre dentro il nostro cuore e che nessuno potrà estinguere perché è lo Spirito stesso perché è l'amore con cui Dio ama che amerà in te. E allora come dice qui Paolo grazie a lui, al padre, voi siete in Cristo Gesù lo dice non soltanto per il momento sacramentale del battesimo, ma per questa relazione filiale, tant'è che lui è diventato con la sua sapienza, il suo agire e il suo darci la sua vita, è diventato per noi, per opera di Dio giustizia, santificazione e redenzione. Quindi chi si vanta, si vanti non perché è capace di fare qualcosa ma si vanti di questa relazione d'amore perché nessuno gliela potrà togliere.
    10 min
  • Camminare con Gesù non evita le tempeste, ma dà un cuore che non affonda. - Sabato 31-1-26
    Vedo come provvidenziale oggi questo brano del Vangelo proprio nella prospettiva in cui ci poniamo oggi cioè il battesimo di questi tre bimbi, perché la scelta del battesimo è la scelta. Nel Vangelo dice Gesù: passiamo all'altra riva, cioè renderci conto che la nostra vita non è soltanto un accumulare anni, diventare adulti per dopo? e dopo si muore. È il pensare alla nostra vita come un itinerario di passaggio all'altra riva in una grande sintonia che vogliamo stabilire tra la terra e il cielo. Questo è il passaggio, e come vedete ci sono Gesù, i discepoli ci sono anche altre barche cioè questa è la condizione di tutti gli uomini, però la scelta che state facendo oggi è dire: vogliamo stare però nella barca con Gesù anche se forse ancora lo conosciamo poco. Tant'è che nel momento, come in tanti momenti della nostra vita ci sono delle tempeste, che cosa facciamo in quel momento? I discepoli quasi sgridano Gesù non ti importa che moriamo mi fa pensare a tante preghiere: “Signore, guarda cosa sta succedendo non ti importa” e Gesù che fa? semplicemente fa tacere vento, mare in tempesta fa tacere i motivi per cui noi eravamo turbati e ci chiede perché hai paura? non hai ancora fede? Nel Vangelo non c'è una risposta dei discepoli, non so se avete notato ma c'è un'ulteriore domanda: ma chi è costui al quale anche il mare e il vento obbediscono? Chi è Gesù a cui oggi state chiedendo che i vostri figli siano uniti per sempre? perché il Battesimo fa questo, li rende parte della vita di Gesù per sempre, li imbarcate in questa barca dove c'è Gesù. chi è Gesù? perché la domanda i discepoli qui la pongono e ce la propongono chi è per te Gesù? chi è? Forse diventa un po' più evidente la domanda che Gesù fa a noi: perché hai paura? non hai ancora fede? tante volte mi viene da dire Signore, pensavo di averla ma non avevo ancora capito bene come stavano le cose, aiutami ad avere fede cioè, ad avere sempre l'avvertenza che tu non ci molli mai anche se sembra che in certe situazioni tu dorma, non intervieni come spererei come penserei; succedono delle cose mi sembra che il mondo ne sia pieno di cose che ci lasciano anche interdetti sgomenti, addolorati e il Signore dov'è? è lì in mezzo e sembra che dorma allora, oggi noi chiediamo al Signore che anche ai vostri figli sia data questa fede: sapere che il Signore c'è nella loro vita e ci sarà sempre, e gli chiediamo anche di aiutarci a fare anche noi un piccolo passaggio in avanti. chi è Gesù per me oggi? sarà importante che ciascuno trovi una risposta per stare in questo dialogo non soltanto tra di noi scambiandoci la domanda ma anche per rispondere a Lui Tu sei colui che ci aiuta a passare dall'altra parte ma anche a camminare in questa traversata della vita a camminare con un cuore fiducioso pieno di luce e sapendo che l'amore con cui ci ami può cambiare tutti i nostri passi e questo glielo chiediamo perché le tempeste sempre ci saranno, i venti che turbano arrivano però li possiamo affrontare a partire da questa presenza del Signore che li calma almeno dentro il nostro cuore, forse fuori continueranno ad esserci ma è importante che il cuore di ciascuno di noi trovi in Lui pace e fiducia per andare avanti insieme.
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  • Le nostre storie sono parabole viventi: le leggiamo alla luce del Vangelo o ci giustifichiamo? - Venerdì 30-1-26
    Abbiamo ascoltato qualcosa di forte oggi, perché il secondo libro di Samuele ci presenta Davide che si comporta come si comportano i potenti di questo mondo, non faccio nomi. Ma perché Davide è il re di Israele? Lui era stato scelto come re perché Dio aveva guardato il suo cuore. Ma che cosa è successo al cuore di Davide? Tanto che mentre erano soliti andare in guerra, lui invece un tardo pomeriggio ha smesso di combattere la tentazione, diciamo in senso generale, ha iniziato invece a coltivare le tentazioni.
    Perché vi dico questo? Da qui arriviamo subito al Vangelo, ci si potrebbe stare su un pezzo perché sono tanti i riferimenti al peccato come cresce. Avete visto che non è semplicemente il peccato di Davide, diventa una coalizione di tutto Israele che collabora con lui perché faccia i comodi suoi, giustificato da tutti. E il povero Uria ne va di mezzo.
    Ma davanti ad una storia scandalosa, non diversa da quelle che sentiamo, però cerchiamo di entrare perché se no non ci rendiamo conto, che forse ci sono tante dinamiche della nostra vita in cui facciamo proprio così. E c'è sempre un qualche Uria che ci rimette. Allora in che senso dobbiamo metterci in ascolto oggi? Perché le parabole di Gesù ci parlano di un regno di Dio che cresce, cresce anche se è piccolissimo, cresce.
    La domanda è: ma glielo permetti di crescere o l'hai già talto via? Se avete notato ha un vigore… l'importante è che questo seme entri nella terra, poi prima o poi porta frutto se sta lì, ma glielo permettiamo? Capitemi, Dio vuole il nostro consenso, che ci mettiamo un po' in gioco, che crediamo che lui ha veramente il potere di trasformare la nostra vita, ma non senza di noi. Cioè desidera vivere l'alleanza con noi perché in questa parte finale del Vangelo lo spiega che parlava con molte parabole. Le nostre storie sono una continua parabola a cui noi possiamo fare riferimento con il Vangelo. Cioè diventano le tante nostre storie, ma le vogliamo leggere le nostre storie alla luce del Vangelo perché altrimenti rimaniamo non solo nell'incertezza, ma rimaniamo nel nostro peccato, cioè in un logorio, in un'autodistruzione senza senso.
    Per questo Gesù ci parla perché noi possiamo fare come i discepoli che ascoltandolo parlare, avvicinandoci, chiedendogli luce, in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa. Vogliamo che poi la sua parola chiarisca nella nostra vita come stanno davvero le cose, tanto da poter dire no al peccato, alle tentazioni, ma dirlo con la consapevolezza di essere piccoli ma che il suo seme per quanto piccolo è nel nostro cuore e spontaneamente porterà frutto, arriverà il momento in cui crescerà e porterà frutto. Di questo però ci viene chiesto un libero consenso, altrimenti ci verrà strappato via il nostro consenso da altro e porterà dei frutti che noi non vogliamo. Questo non è un discorso moraleggiante, questo se volete è quella luce che se permettiamo al Signore di farla penetrare nel nostro cuore diventa l'energia con cui possiamo dire sì o no. Dici ma non sono capace, ma intanto mi metto davanti al Signore, so che Lui farà crescere quel piccolo seme e diventerà così forte da potermi reggere, reggere anche tutte le mie fragilità. Con questo desiderio accogliamo il Signore anche oggi perché viene nella nostra vita.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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