Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • “Siate perfetti”, Non impeccabili. Non irreprensibili. Ma pieni d’amore. Sabato 28-2-26
    È un'occasione bella oggi  potersi fermare, siamo alla fine del capitolo 5 di Matteo, ma non arriviamo solo a quello, perché c'è un patto, un'alleanza, nel passo del Deuteronomo che abbiamo ascoltato. Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come gli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi. Popolo particolare, voi siete un popolo particolare, siete di tutti i popoli, ma siete un popolo particolare.
    Perché c'è una scelta, un'elezione da parte di Dio, ma questa consacrazione ricevuta già dal battesimo, approfondita, vissuta, questa scelta di Dio che è stata scelta, avete scelto la scelta di Dio, o sbaglio? Allora, la scelta che Dio ha fatto, che io ho scelto, dov'è? Adesso dov'è? Perché la consacrazione è la più o meno chiara, scelta di una volontà d'amore di Dio, di un'alleanza, tanto da poterla attuare. E, diciamo, diventa un po' il filo rosso della nostra vita, dovunque ci troviamo, anche se siamo in mondi diversi, paesi diversi, culture diverse, ma c'è sempre quel patto di alleanza con Dio che anima la mia vita. Allora, questo ci rende partecipi di quello che lui sta facendo, della sua missione di salvezza, attraverso un amore che non è un amore di scambio, ho trovato un'altra persona che mi ama, io l'amo, ci scambiamo l'amore, no, è sempre nella prospettiva di un dono ancora più grande.
    Allora, il Vangelo direi che siamo arrivati un po' al culmine di questo capitolo cinque perché dice, non ti dico, avete inteso che fu detto, amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico, amate i vostri nemici, chi sono i vostri nemici? Dice no, in realtà per chi ama non ci sono nemici, Dio non ha nemici, qualcuno forse lo considera un nemico, ma lui non considera nessuno nemico, il caso è che considera tutti e quattro i suoi figli, quindi ama tutti, anzi, chi sembra che non se lo meriti per niente è amato di più. Avete presente quando ci sono quelli un po' più tremendi, anche alla scuola materna, chissà quanti ne avete visti, i più tremendi sono quelli a cui bisogna dedicare più energia, più amore, e li puoi vincere soltanto con l'amore, non con la forza, solo l'amore, ed è quello che sta facendo Dio con ciascuno di noi. Anche quelli più duri stanno soltanto chiedendo di essere amati ancora di più, di sentire ancora di più l'amore con cui Dio li sta amando.
    Allora, amate i vostri nemici è un comando che Dio ci dà perché vuole che impariamo a fare come fa lui. Lui fa così e solo che facendo così senti che solo dilatando il cuore, cioè dicendo, ma io signore non sono mica capace, io non arrivo neanche all'asse del pane, cioè sono attento soltanto ad alcune cose, come faccio? Ascolta me, cammina con me, fai come faccio io, cioè ci vuole introdurre nella sua stessa vita. Bene, direi che siamo in questa prospettiva, ma lui arriva a dire anche l'impossibile perché dice così, no? Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
    Qui possiamo dire, signore hai esagerato, dai, te ne sei accorto che hai esagerato? Cioè mi stai chiedendo troppo. Allora, ci vuole una claustrale che abbia fatto una scelta di un amore immenso, tanto da voler essere missionaria, che ci dica come si fa. Dice così: “Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunciato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue.
    Compresi, ecco Nobi, che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che si estende a tutti i tempi, a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno. Allora, con somma gioia ed estasi dell'anima gridai, oh Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione, la mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto me lo hai dato tu, oh mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore e in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.” Così diceva Teresa di Gesù Bambino. E pensate, se una di voi avesse detto una cosa del genere, sarebbe stata accusata di essere superba, vanitosa, orgogliosa o sbaglio. Se dice una cosa del genere, subito gli altri la giudicano. Lei non ha avuto paura di dirlo perché? Chi era il suo interlocutore? E allora vedete come l'amore perfetto si capisce soltanto nella prospettiva di Dio. Se lo vogliamo guardare umanamente è solo una mancanza ulteriore, un peccato in più. Allora quando Gesù ci dice, siate dunque completi, perfetti nel senso di pieni, strapieni, completi, colmi, come Dio è colmo, ma di che? D'amore, è solo l'amore che riesce a dare questo. Anche se nessuno lo capirà, solo questo riesce a dare senso alla scelta di vita che stiamo facendo, una scelta di pienezza, non di rinuncia. Quando vi dicono avete rinunciato a tutto, dico non ho rinunciato a tutto, ho scelto la pienezza, poi a qualcosina bisogna rinunciare (se ho trovato cosa mi sazia), non si può prendere proprio tutto, tutto sulla terra. Ma trovando la pienezza in Dio non mi manca più nulla, quindi di questo oggi chiediamo al Signore grazia per poterlo vivere sino in fondo.
    9 min
  • Prezioso per Dio è che doni il perdono ricevuto: amore circolante! Venerdì 27-2-26
    Se il tempo di quaresima c'è, è per aiutarci a mettere a fuoco alcune cose fondamentali della nostra vita. E oggi avete ascoltato queste parole alla luce del fatto che se non sappiamo che cosa sta a cuore a Dio, possiamo dire di vivere in comunione con Lui? Cosa gli sta a cuore a Dio? Che cos'è per Lui importante? E tutta l'attenzione è andata sul fatto che abbiamo iniziato a capire che sinché non ci perdoniamo gli uni gli altri, anche il rapporto con Dio non funziona.
    E guardate che ha un'espressione molto forte oggi. Dice: stai per offrire all'altare il tuo sacrificio, e ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te? Dice, lascia lì il tuo dono, va prima a riconciliarti. Che cosa è prezioso? Ci sta a cuore quello che sta a cuore a Dio.
    Lui per essere in comunione con noi ha dato la sua vita, e qui c'è la proposta: Stai dando la tua vita, cioè vivi con amore? sei capace di perdonare? Hai qualcosa contro qualcuno? Allora smetti subito. Qualcuno ha qualcosa contro di te? Vai a riconciliarti. Come per dire, il tesoro prezioso, il vero tesoro della vita è che tu possa vivere con amore, perché Dio è amore. Dio non è un concetto, non è neanche il mago Merlino che fa le magie, no no, Dio è l'amore che ha generato la vita, tutto sappiamo che è dono suo.
    Per questo, se c'è qualcosa che ci divide, che non ci fa vivere nell'amore, dice, vai presto a riconciliarti. E l'abbiamo ripetuto nel versetto del Salmo, un Salmo molto ricco questo. Abbiamo detto, perdonaci Signore e noi vivremo.
    Cos'è il perdono? Facci sentire che ci ami. Cosa stiamo celebrando? La certezza che anche per Renato la lunga vita che ha avuto non è finita, è assunta in cielo, è nell'amore di Dio. Tanto che riusciamo anche a capire come l'amore di Dio che viveva diventava anche capacità di essere conciliante, benevolente, accogliente. Noi abbiamo bisogno di questa concretezza, per questo tutta la prima lettura di oggi è su questa malvagità che a volte ci ostacola. Bene, quando te ne accorgi, riconciliati, vivi l'amore. Il perdono non è semplicemente un atto, è la capacità di mettere amore in tutto quello che facciamo. Siamo consapevoli che la nostra vita è continuamente amata, perdonata e quindi può sempre ripartire nel rapporto con Dio? Bene, questo è, se volete, il dono che anche oggi possiamo vivere, nell'intercessione ma anche nella certezza che i nostri peccati, se veramente chiediamo a Dio il perdono, dice io ti perdono ma fa anche tu così. Volete sapere quanto è importante questa cosa? Come conclude la preghiera del Padre Nostro? Rimetti a noi come anche noi abbiamo rimesso e non abbandonarci alla tentazione. Quale tentazione? Di non perdonare, perché quello è chiudersi all'amore. Allora, noi non vogliamo rinsecchirci nella vita, vogliamo essere rigogliosi dell'amore di Dio, pronti a condividerlo con i fratelli. E credo che questo sia anche la certezza che viviamo adesso, cioè che la comunione tra cielo e terra è proprio accogliere e donare l'amore con cui siamo amati.
    5 min
  • Pregare è scegliere di credere che esiste un bene più forte del male. Chiedilo per viverlo. Giovedì 26-2-26
    Oggi possiamo accostare la preghiera fiduciosa di Ester, che è proprio un'invocazione di aiuto perché c'è un grande pericolo e quindi solo Dio salva, questa è la certezza di Ester. Quindi anche il fare penitenza, digiuno, togliersi i vestiti della festa, come per dire io mi mortifico perché voglio rendermi conto di tutto il bene che Dio mi può fare in questo momento, non cerco altro bene se non Lui. E a questa preghiera possiamo accostare quella fiduciosa di chi sa che Dio vuole bene, vuole molto più bene, anzi, noi che siamo cattivi, cioè che siamo tendenzialmente egoisti, ma vogliamo il bene delle persone che abbiamo vicino, che amiamo, ma quanto più il Padre che vuole veramente bene e che è il bene per tutti darà cose buone. Verrebbe da dire il suo spirito d'amore, il suo spirito di bene a chi glielo chiede, quindi è proprio un invito, chiedete, chiedete. Ma chiedete bene e chiedete il bene, così che tu saprai che tutto quello che vuoi che gli uomini facciano a te, tu falla loro. fai il bene e vedrai che questo compie, non soltanto una legge generale, la legge che è meglio fare il bene che il male, ma compie la legge di Dio, cioè compie quell'amore che desideriamo vinca sempre. Visto che ci sono delle dinamiche di dolore nella nostra vita, è proprio questo bene che noi invochiamo perché ci salvi anche dalla disperazione, dal sentirci distrutti da quello che accade. No, c'è un bene che vince anche oggi e glielo chiediamo.
    3 min
  • La gente di Ninive ha creduto. Giona no. A volte chi è lontano è più pronto di chi pensa di essere vicino. Mercoledì 25-2-26

    La bellezza con cui il Signore ci parla, quando ce ne rendiamo conto? Quando non soltanto la percepiamo né come un'accusa, né come un'esclusione, ma come l'indirizzo. Avete presente quando cercate un indirizzo e non sapete come fare? A un certo punto ti diventa chiaro l’indirizzo: è un incontro, è un ritrovamento, ma per la verità il ritrovamento non è esterno a te, è dentro di te. Allora partirei proprio da questa attenzione che la liturgia ci sta ponendo davanti, un'attenzione attraverso Giona per conoscere meglio il cuore di Dio e il nostro cuore.
    Il libro di Giona lo consiglio a tutti, sono solo quattro piccoli capitoli ed è un bellissimo trattato per renderci conto come possiamo avere sfiducia di Dio oppure imparare a fidarci di Lui. Guardate, un profeta che annuncia anche un po' arrabbiato, contrastato e la gente crede a Dio, non crede al profeta, crede a Dio. Perché? Perché Giona stava annunciando una decisione già presa, la distruzione di Ninive, e invece la gente cosa crede? Che Dio è misericordioso, che Dio perdona.
    E credere in questo, come ti fa cambiare vita? Ma non dalla paura. Ed è bellissimo che c'è un ingegnarsi nella conversione, nel cambiamento della mente, chissà che Dio non cambi, in realtà Dio cambia secondo quello che è la paura, ma non cambia secondo quello che è il progetto. E c'è una grande collaborazione, non sono soltanto persone, anche gli animali digiunano, fanno penitenza, si coprono di sacco, chissà cosa significherà questo?!
    Però guardate che è veramente interessante perché anche sino all'ultime parole di questo libro Dio parla di tante persone che non sanno distinguere la destra dalla sinistra, come gli animali, e un gran numero di bestie. Quindi, rivelazione, la salvezza riguarda anche le bestie. Mi piace pensare che anche se viviamo come bestie, cioè semplicemente cercando di riempirci la pancia nella vita, Dio pensa a noi come a persone che se anche non sanno distinguere la destra dalla sinistra, ma come persone da salvare, da amare.
    E, a differenza di come potremmo pensare, forse il Vangelo tocca quest'aspetto che la gente è incredula, continuano a non credere a Gesù, a chiedergli un segno, è solo chi non crede che chiede un segno. Cioè, vinci la mia incredulità, fai qualcosa di enorme così che la mia incredulità sia vinta, stupiscimi. La risposta potrebbe essere stupiscimi tu, con un atto di fede. Perché tanto, per chi ha deciso di non credere, non crede. Chi ha deciso nel suo cuore di non crederti in quello che tu stai dicendo, ha deciso così. E quindi non c'è da sforzarsi per farsi credere. E su questo anche a Dio, tante volte non gli perdoniamo che non fa secondo le nostre speranze attese. E invece Lui c'ha una grande benevolenza e misericordia, grande. E anche l'attestazione che le parole di Gesù ci danno nel Vangelo riguardano un segno che c'è già. È un segno della benevolenza di Dio che c'è già. Tant'è che dice che quella generazione che ha preferito non credere non ha guardato quelli precedenti che invece hanno creduto. E quindi il segno c'è, quelli che hanno creduto e le cose sono date in un certo modo. Bene, a chi non crede non viene dato nessun segno. Perché ci sono ma non li accetta. Questo avrebbe bisogno di approfondimento anche nella nostra vita.
    Ma lo lascio un po' anche alla vostra attenzione perché anche oggi, non solo in questa liturgia, ma nella nostra giornata, quindi nella nostra vita, segni della misericordia di Dio ci sono. Ma come li stiamo considerando? Che valore gli diamo? Perché se viviamo come se non ci fossero, sono dei segni della misericordia di Dio, come quello di Giona, che va perso. Eppure il segno di Giona rimane. Un profeta incredulo ad un popolo che invece crede. E quel profeta incredulo è stato anche tre giorni, come dice anche il Vangelo, tre giorni e tre notti nel ventre il pesce, come il figlio dell'uomo nel ventre della terra. E di lì è tornato alla sua missione, il profeta.
    E dal ventre della terra il figlio dell'uomo è venuto a parlarci della risurrezione. Ma questo sta cambiando realmente la nostra vita?
    7 min
  • Quale Dio conosci?
Un giudice che punisce o un Padre che non smette di amare? Quello che ti aspetti, ricevi. Scegli tu. Martedì 24-2-26

    Voi lo vedete un padre che non perdona le colpe? Lo immaginate? Se guardate alla vostra ira, forse sì. Ma la parte terminale del Vangelo di oggi fa veramente appello a chi hai conosciuto? Chi? Quale Dio hai conosciuto? Quale padre? Quale signore? Perché alla fine il discorso proprio si concentra su questo. Quello che tu ti aspetti e vivi, quello ricevi.
    Lo vuoi? Cioè, è una proposta. Ma anche se dici di no, sei compromesso. Cioè, tu sai che quello che tu scegli ti verrà dato.
    Ma perché questa cosa è così importante? Conoscere la misericordia di Dio, non è conoscere che Dio è lesso, una patata lessa che la plasmi come pare a te, la triti. Chi è Dio? Perché questo è un interrogativo che da che c'è l'uomo c'è anche questa domanda. Sapere che lui si è fatto conoscere e come si è fatto conoscere può cambiare profondamente il nostro modo di stare al mondo. Dico può. Perché ancora una volta non ti costringe.
    Ma voi sapete che in certe situazioni noi in nome dell'amore che abbiamo per i figli li costringiamo a fare certe cose. Finché non hanno capacità di intendere e di volere. Finché non hanno capacità di stare davanti a te.
    Ma nel momento in cui stanno davanti a te tu non ti imponi più. Tu dici le cose stanno così, scegli. E guardate che anche questo testo sta dicendo le cose stanno così, scegli.
    Avere quindi una buona relazione con Dio ci porterà ad avere anche una diversa relazione con gli altri. Perché scegliere di dire padre e sai che non è soltanto tuo ma è nostro, vuol dire che sarà coinvolto dentro ogni tuo rapporto.
    Sarà lì dentro. Il padre sarà riconoscibile proprio per il fatto che è padre di tutti. E questo ci porta tante volte ad essere anche un po' fumini perché le cose non ci vanno bene, non ci tornano.
    Allora oggi abbiamo l'opportunità di fare una sosta su che cosa sia la preghiera rivolta a Dio che è padre e che coinvolge però non soltanto me e il padre ma coinvolge anche tutti gli altri. Perché ne portano il volto, a volte sfigurato, a volte emaciato ma il volto di Dio è nell'umanità. È difficile accettarlo fino in fondo perché noi vorremmo le cose in un modo diverso. Ma quello che ci ha fatto conoscere nel figlio che ha dato la sua vita per noi, è un padre che non giudica ma si lascia mettere fuori, si lascia giudicare e ammazzare ma non smette di amare, non perde la sua identità. Proviamo allora anche noi a ritrovare la nostra identità e a viverla fino in fondo.
    6 min
  • Anche dentro la stessa casa si può diventare stranieri, c’è da scegliere: accogli o rifiuti? Lunedì 23-2-26
    L'occasione della festa di questi quarant'anni (anniversario di matrimonio) in un lunedì di quaresima che potrebbe sembrare come gli altri, però avete notato, oggi cerco di essere sintetico, due spunti. Nel libro del Levitico un invito, siate santi, perché io sono santo. E dici, ma hai visto? Siate santi, come, qua? Allora ti dice, aspetta, ti faccio capire meglio cosa vuol dire siate santi.
    Ecco il Vangelo, ed è un Vangelo in cui il discrimine, cioè la cosa che fa capire da quale parte va l'ago, è: ami o non ami? E questo ci dice qualcosa, perché amare non è semplicemente un sentimento, è un mettersi in gioco, per cui quarant'anni di matrimonio iniziano ad essere una certa cosa, no? Mettersi in gioco vuol dire riuscire a vedere l'invisibile, cioè imparare a riconoscere come la piccolezza dell'altro non è detto che sia qualche cosa di evidente, ma è proprio dell'amore il sapersi prendere cura. E lo traduco perché quando c'è questo giudizio finale avete sentito che cosa mette in evidenza il Signore, il Re. Dice, ho avuto fame.
    Ma quando? Io non l'ho mai visto. No, ogni volta che hai visto l'altro che aveva fame, hai sfamato me. Ho avuto sete, ero nudo, ero forestiero e a volte, anche se si sta nella stessa casa, è così.
    Cioè, saper accogliere la piccolezza dell'altro, saper accogliere la sua fragilità, la sua nudità, il suo essere estraneo, straniero anche ai tuoi pensieri e sentimenti. A te cosa genera? Accoglienza o rifiuto? E Gesù dice, ogni volta che l'hai fatta all'altro l'hai fatta a me. Per questo il sacramento del matrimonio avrebbe bisogno di un po' di quel grasso negli ingranaggi,  cioè lo Spirito Santo è quel grasso che va in mezzo e gli permette di girare bene.
    Lo Spirito Santo è l'amore con cui Dio ci ama ed è quello che non soltanto fa funzionare i matrimoni, ma fa funzionare le relazioni. Perché uno è il comando che Dio ci ha dato. Non ce ne ha dati molti, uno. Dice semplicemente questo, sempre se vuoi. Comando non vuol dire un ordine, devi fare così, no. Comando vuol dire, io faccio questa strada, ti va di venire con me? Una cosa sola. E qual è sta cosa che va fatta? Ama. Solo questo. E questo riguarda tutti i rapporti.
    Allora si capisce che man mano che ami, anche se non è evidente fuori, ma diventa il tuo motore, come il battito del cuore, è quello che fa funzionare tutto. Se non batte il cuore si ferma tutto. E man mano che ami tu vivi una vita che noi abbiamo scoperto che è la vita di Dio. Cioè inizi a vivere qualche cosa che avrà a che fare con l'eterno. Cosa sarà la vita eterna? Amare. Quindi la palestra quotidiana della casa, del matrimonio, della famiglia, delle nostre relazioni, questa palestra non è altro che un rendersi conto che puoi “coniugare”, (termine degli sposi, sei coniuge), puoi continuamente portare il peso con amore dovunque tu ti trovi, sentendo che sei portato mentre lo porti. Tu porti qualcuno, qualcosa, qualche situazione, ma mentre tu la porti c'è qualcuno che ti porta in quella fatica. Allora lasciamoci così precedere, accompagnare e incontrare dalla grazia di Dio. Perché, forse ve ne sarete accorti ma forse no, abbiamo ripetuto un versetto nel Salmo: Le tue parole, Signore, sono spirito e vita. Quindi queste parole, man mano che le lasciamo veramente agire nella nostra vita, ci vivificano, ci portano e ci orientano ad una vita secondo lo Spirito. Di questo ringraziamo il Signore e continuiamo a fare il suo cammino.
    6 min
  • Un pasticciotto mangiato da soli è buono, condiviso di più. Se vale per i dolci molto di più per la vita. 22-2-26 domenica 1 Q
    Prima domenica di quaresima. Tema forte. Le tentazioni. Come gestiamo le tentazioni? Le riconosciamo? Di solito come quando uno dice mi hai fatto perdere la pazienza. Di chi è la colpa? Allora per andare subito sul merito delle questioni vorrei partire dal testo della Genesi perché è un testo un po' composito, c'è un pochettino del secondo capitolo, un po' del terzo ma vorrei partire proprio dal fatto che Dio plasmò l'uomo con polvere dal suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita. Cioè la vita dell'uomo è un dono immediato di Dio. Lo spirito vitale che è in lui ha a che fare con Dio, è il suo alito di vita perché possa continuare a vivere secondo quello spirito il Signore si rivolge a lui e gli parla ma non è l'unico che gli parla, allora c'è quel pezzettino del capitolo 3 dove c'è l'immagine del serpente astuto che parla, in questo caso forse Adamo era davanti alla televisione, parla ad Eva perché è più facile avere a che fare, sapete che quando un uomo è davanti alla televisione gli parlate ma non sente niente, ci penserà poi Eva a convincere Adamo, il modo lo trova. Ma ciò che mi interessa sottolineare è che la provocazione che fa alla donna: le dice una parola che è esagerata tanto che anche Eva esagera è vero che non potete mangiare di nessun albero… non so se avete presente quando una donna è convinta di qualche cosa esagera anche lei: “… invece di quell'albero non possiamo mangiare, non lo possiamo neanche toccare” chi gliel'ha detta sta cosa? allora iniziano un dialogo in cui l’astuto, il diavolo, il dia-ballo, cioè il divisore così si chiama, inizia a spostare l'attenzione di Eva che la potremmo paragonare ad una bimba cioè ancora non è cresciuta nella sapienza nella conoscenza è agli inizi e in questo suo iniziare il cammino ancora non ha la forza di riconoscere le cose e infatti si lascia spostare. In questo vi invito ad una riflessione personale quante volte la nostra attenzione viene un po' spostata, catalizzata, come se avessimo a che fare con non so, un venditore avete presente i venditori come riescono a spostare l'attenzione che ti prendono, ti portano, ti fanno vedere e tu non hai il tempo, si deve subito stringere il contratto. Calma! A me verrebbe sempre da dire, calma lo riguardiamo domani. Prendere il tempo opportuno per fare i confronti tra una parola che ti viene proposta e una parola che hai dentro. Ma che parola hai dentro? La tieni ancora ferma o ti sei lasciato spostare? perché per Eva è così perché dopo un attimo si sente dire “no non morirete affatto, anzi…” e qui si insinua una nuova parola che sovrasta quella che aveva dentro, tanto che non se ne ricorda più e mangia cioè si lascia avvelenare, si lascia mortificare nella sua relazione. Mettete questo fatto accanto al testo del Vangelo di oggi, dove il tentatore arriva nel momento della fragilità, della debolezza di Gesù. Non so se avete mai fatto 40 giorni di digiuno a pane ed acqua, no no proprio niente, pare che non abbia mangiato 40 giorni, non so come si faccia e lì tenta: guarda a te stesso, hai fame? cerca di spostare Gesù, ma Gesù non è “spostabile" perché ha una relazione, ha una un dialogo così aperto con il Padre che dice no. Guardate nella nostra vita, quante volte ci siamo sentiti spostati dalle parole che avevamo dentro che avevamo detto, che custodivamo con amore, ma a un certo punto ci troviamo spostati e quando uno dice per esempio che ti sarà accanto nella gioia, nel dolore, nella salute nella malattia, poi subentra qualche altra parola e a un certo punto ci si perde, si perde la relazione. Ma cosa è successo? si è infilata in mezzo un'altra parola una diavola di parola che ti divide: ti divide dentro di te ti divide dall'altra persona ti divide da Dio. Gesù questo momento ci insegna -se lo vogliamo- a affrontarlo. Ma come? Lui ha una relazione così bella che vivendola la sa apprezzare, è una relazione in cui non vuole prendere per sé, ma vuole partecipare. Un piccolo inciso: quant'è più bello condividere qualcosa rispetto ad averla solo per te. penso per esempio, esagero, un bel Pasticciotto, che è un dolce leccese che io ho sempre, più o meno davanti agli occhi, di pasta frolla e crema per intenderci, insomma una roba intensa. quant'è più bello poterlo condividere con qualcuno, rispetto a mangiartelo da solo. Cioè sentire che la gioia che hai tu è gioia anche nell’altro. Esemplifico con una cosa semplice ma provate a farlo con tanti aspetti della nostra vita, con quello che sei non soltanto con quello che hai. La tua vita se non è preziosa per nessuno, neanche per chi te l'ha data, non lo sarà neanche per te. Solo nel momento in cui senti che qualcuno ti guarda veramente con amore tu senti che vali, è preziosa! Allora attraverso tante tentazioni sul prendere, sull’essere: io ti faccio essere così, se tu mi adori la parola adorare vuol dire baciare sostanzialmente, metterci la bocca, ti adoro cioè ti bacio metto la mia bocca su di te avete presente perché si bacia quando si entrano, si baciano i santi queste parti si fa un po' meno, giusto quelli del centro-sud però c'è un'intensità di relazione nel quale tu senti di voler poggiare le labbra sull'altro che è un'espressione bellissima per dire la comunione e il diavolo vuole essere adorato promettendoti un potere immenso che in questo mondo si capisce chi ce l'ha perché ha sicuramente fatto dei compromessi che ha volto verso il male chi sta usando il potere e lo sta usando per dividere o per essere superiore agli altri ha un compromesso con il male perché il potere in realtà dovrebbe essere per un dono pensate alla responsabilità: capi di stato politici, chi stanno adorando? perché sono lì? Chiediamo questo come ha fatto San Paolo, dice bene pregate per i capi per quelli che governo pregate per loro, perché possano vivere il loro potere come un servizio. Se così faremo credo che troveremo una libertà in cui ciò che tu sei è per un dono di te per un servizio. Avere oggi dei diaconi qui lo rende anche un pochettino evidente. Il diacono è uno che si mette accanto nella prospettiva di un servizio. Può essere nella liturgia, può essere nella pastorale può essere a tanti livelli, cioè essere-per è proprio quello che il Signore stesso ha fatto con l’umanità. Lui si è incarnato solo per mettere a servizio di ogni uomo lo stesso cuore di Dio, farci vedere come a Dio sta a cuore l’umanità. Così Gesù ha vissuto e vinto ogni tentazione semplicemente dicendo la sua relazione con Dio: sta scritto… non è che ha fatto gli esercizi, che stava leggendo un libro, ma la parola di Dio stava scritta nel suo cuore, era il suo interlocutore interiore. Chiediamo al Signore in questo tempo di Quaresima magari con un po' di attenzione, custodia e momenti di preghiera, anche attraverso l'ascolto della sua Parola, che il nostro cuore stia nella sintonia con Lui così da vincere ogni tentazione ma respingendola proprio, perché siamo in una relazione che ci fa vivere. Così forse sentiremo che realmente il divisore si allontana e c'è invece un servizio di angeli, di messaggeri di parole che il Signore manda perché la nostra comunione con Lui possa essere un servizio all'unità e alla comunione e di questo rendiamo grazie ogni giorno della nostra vita.
    13 min
  • “Seguimi” è lasciare quello sguardo che misura gli altri. Fai come lui? Sabato 21-2-26

    La simpatia che oggi vorrei sentire per Levi riguarda forse degli aspetti della nostra vita che a volte non consideriamo, cioè visto che Gesù lo vede come pubblicano, stava svolgendo il suo lavoro, passa e lo chiama, gli dice seguimi, pare che lui lasci tutto, dice così lasciando tutto si alzò e lo seguì, però subito dopo prepara un banchetto grande nella sua casa per Gesù e per i suoi amici, quindi ha lasciato tutto in realtà, tutto quel lavoro, tutto l'essere un impositore di tasse. Io penso che nella vita di ciascuno di noi c'è un tutto da lasciare che riguarda forse un far pagare le tasse agli altri, un essere un pubblicano verso gli altri, e c'è un'altra parte che invece è quella che accoglie Gesù e lo segue, che è capace di chiamare tutti a far festa nella propria vita, nella propria casa. E che questo sia vero lo sento anche dal fatto che nel momento in cui c'è un giudizio che va su Gesù, perché sta in casa di Matteo Levi, il pubblicano, e sta con altri pubblicani, c'è un'accusa che viene rivolta a Gesù e ai suoi discepoli, non è né un discepolo né Levi che è il padrone di casa dove giustificare, c'è Gesù che risponde.
    E questa credo sia la parte più bella della nostra vita, quando veramente seguiamo il Signore Gesù, lo seguiamo accogliendolo nella nostra casa, nella nostra vita, nella nostra intimità, lasciando tutto quel giudizio e quella superiorità che a volte ci impedisce di avere un vero rapporto d'amore con gli altri. Credo che a quel punto sentiremo come Lui è veramente la nostra difesa, ed è venuto non per i giusti, ma è venuto per i peccatori, per noi, per tutti noi, perché tutti possiamo ritrovare la bellezza di essere ospiti di Gesù, accoglierlo nella nostra vita, diventarne veramente discepoli credo che sia la missione di tutta la vita, e ce n'è per tutti i giorni.
    3 min
  • la Quaresima non serve a diventare più austeri, ma più consapevoli. A riconoscere quando la Presenza è già qui.Venerdì 20-2-26
    Abbiamo cominciato un tempo ricchissimo. Sembra che il tempo della quaresima sia una roba brutta. Quando si dice di uno lungo quanto una Quaresima, no? Ci sono sempre le cose denigrate. In realtà, la Quaresima è un tempo di attenzione, di cura. E come facciamo a dire che la cura e l'attenzione siano delle cose negative? Anzi, è proprio lì che vedi l'interesse, l'importanza delle cose, quando ti prendi cura. E, se volete, in questo la Chiesa ci dà un'attenzione.
    Il tempo della Quaresima è un tempo di preparazione a un dono immenso. Che mi verrebbe da dire tante volte che ancora l'umanità non ha scoperto che è la Pasqua di Cristo. Spesso noi viviamo dimenticando l'essenziale, la Pasqua di Cristo.
    Allora, questa è una premessa, scendo un attimo nelle letture. Ma io vi pregherei che di questa premessa se ne facesse scienza durante questi quaranta giorni in vista della Pasqua. Altrimenti è come uno che non preparandosi al dono, anche quando arriva il momento del dono, non se ne accorge, non lo vive.
    Isaia è proprio un appello che Dio fa al popolo. C'è un grido che serve per rompere quella specie di monotonia, di patina che mettiamo su tutto dove c'è disinteresse, c'è svogliatezza. Qui invece c'è un richiamo a vivere autenticamente, profondamente un mistero trasformante, una relazione, cioè vivere davanti a Dio. Tant'è che dice ma a che serve se io faccio un digiuno, se faccio un sacrificio e tu non li guardi. Cioè considerami, che mi verrebbe quasi da dire benvenuto, perché in realtà lui è colui che ci considera, siamo noi quelli che non lo considerano. Perché abbiamo tante cose importantissime da fare, sì, per gli altri, è vero? Così importanti che ci dimentichiamo l'essenziale, lui, se volete, è proprio la sua presenza quella che rende diverso tutto quello che facciamo, lo dico in un modo diverso. Finché non ti senti amato in un modo trasformante, tu pensi di amare qualcuno? Finché non hai conosciuto l'amore con cui sei amato, pensi di amare qualcuno? O è soltanto una forma egoistica che dai attenzione a qualcuno perché qualcuno dia attenzione a te. Chiamiamolo commercio, per non chiamarlo in un altro modo.
    Se volete, qui c'è la chiave. Tant'è che i discepoli di Giovanni chiedono a Gesù, perché i tuoi non fanno digiuno? L'avessero chiesto a me, gli avrei detto, fatevi i fatti vostri. No, l'hanno chiesto a Gesù, per fortuna.
    E Gesù risponde in modo molto costruttivo sempre: Possono forse gli invitati a nozze digiunare mentre lo sposo è con loro? Lo traduciamo. C'è lo sposo. Uno digiuna se sta senza, ma se arriva il momento di festa, festeggia. Ma loro non l'hanno capito.
    Come accade spesso noi non capiamo i momenti in cui c'è lo sposo e i momenti in cui non c'è. Allora, visto che oggi ricordiamo tante persone care, tre agenti della nostra Polizia locale, dei parenti defunti, li ricordiamo come? Come erano o come sono? Allora, io partirei dal fatto che lo sposo adesso c'è. La vita è una vita che chiede pienezza, chiede di essere in questa prospettiva di vita eterna.
    Ma non essendoci più in mezzo a noi potremmo viverli semplicemente col digiuno, cioè col fatto che non abbiamo una presenza, non sono con noi. A questo digiuno degli occhi e del cuore che non vede, facciamo però corrispondere la presenza dello sposo che fa della nostra vita e della vita dei nostri cari quello che è accaduto a lui, cioè un mistero di vita eterna, un mistero d'amore che ci compie e ci porta a pienezza. Quindi ci chiede di trasformare il nostro sguardo.
    È così che forse sentiremo attuate per noi le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, che quando ci sarà quest'atto di fede ci prenderemo quindi cura gli uni degli altri nella prospettiva del regno. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Cioè c'è un rifiorire della vita adesso, è un tempo in cui la fede chiede attuazione, perché se non credi non lo fai.
    Chiediamo quindi al Signore questo cuore, un cuore simile al Suo, capace non di fare semplicemente dei gesti esteriori perché gli altri vedano, ma di fare un vero digiuno di alcuni aspetti della vita che vorresti, ma mettendoli nella prospettiva della pienezza. E Lui che è fedele porterà a compimento quanto ha iniziato in noi.
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  • Prima era una croce da evitare, poi è diventata la strada per lasciarti incontrare. Giovedì 19-2-26
    Partirei da una provocazione che il libro del Deuteronomio fa: abbiamo la possibilità di scelta, e la cosa a noi piace, cioè noi vogliamo continuamente scegliere, ma molte volte andiamo anche in confusione sulle scelte, anche per scelte semplici. Guardate l'estrema possibilità di scelta che pone, oggi davanti a te io pongo la vita, il bene, la morte e il male, è facile la scelta? Tu dici ma in che cosa consiste? Perché a volte quello che noi scegliamo lo scegliamo proprio perché lo pensiamo come bene e invece c'è un inganno, ma questo le scritture ce lo mettono davanti fin dal capitolo terzo della Genesi quando Adamo ed Eva prendono dell'albero, anziché attendere il tempo in cui sarebbe stato donato lo prendono, è la presunzione e questo è un male che non finisce. Se questo tempo di quaresima ci aiutasse un pochettino a vedere quanto le nostre presunzioni ci hanno portato fuori potrebbe già essere un grande guadagno. Allora lo vorrei dire attraverso le espressioni che usa il Vangelo, se qualcuno eventualmente volesse venire dietro a me, lo mette già nell'ipotesi “se”, che cosa deve fare? Rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
    Credo che questo sia l'antidoto della presunzione, voi sapete cos'è l'antidoto, cioè qualche cosa che al veleno della presunzione io so, io gestisco, ecco, l'antidoto è qui. Allora, e questa è una domanda, ma io voglio veramente seguire il Signore? Sì, certo, voglio seguire il Signore. Allora c'è una parte innanzitutto negativa da fare, che tutte le mie presunzioni, quelle che mi portano ad andargli davanti, ad andare da altre parti, gliele consegno.
    Vorrei essere concreto, perché a volte sta proprio nel rapporto con gli altri che noi rinneghiamo il Vangelo, concretamente, anzi specificatamente, rinneghiamo il Vangelo che ci dice ama il tuo prossimo. Uno è il comando, amalo, uno. E noi abbiamo già molte scuse per dirgli di no, solo su questo, è il primo.
    Abbiamo moltissime buone ragioni per dirgli di no. Capite in che cosa consiste il rinnegare se stessi? Allora, per me è bello che alla porta della Quaresima ci troviamo già questo scenario. Vuoi seguire il Signore? Se lo vuoi seguire sappi che la tua presunzione, quella per cui gli dici di no tante volte preferendo altro, adesso la puoi consegnare.
    Così quello che tu prima lo vedevi soltanto come una croce da evitare, invece la prendi. Prima era una croce che scartavi, dopo la prendi. Immagino che già abbiate davanti alcune figure di santi molto illuminanti, che hanno fatto una scelta nella loro vita che era in contraddizione specifica su questo.
    Non so, l'abbraccio e il bacio di Francesco con il lebbroso, Edith Stein, Teresa d’Avila. Cioè tutti i santi che a un certo punto si sono resi conto che avevano un ostacolo tra la propria volontà e il seguire Cristo. E cosa hanno fatto? Gli hanno detto di sì, l'hanno abbracciato.
    Allora, questo ci fa capire che anziché salvarci da soli con la nostra presunzione, dopo ci lasceremo salvare. Cioè che la via dell'amore che stiamo scegliendo sarà la via attraverso la quale il Signore salva ciascuno di noi. Per questo chi vuole salvare la propria vita, mi salvo io, mi perdo, mi allontano.
    Chi invece gliela consegna, che vuol dire crede che proprio in quell'amore che prima stava rinunciando, può essere la strada attraverso cui incontrarlo, bene, trova salvezza. Così iniziamo anche a cogliere come mai proprio l'inizio della Quaresima comincia con una scelta semplicemente di fede. Non di discernimento, ho capito, devo fare così, no, una scelta di fede. Il discernimento sarà il passo successivo, cioè ci renderemo conto come attraverso quest'atto di fede, possiamo veramente fare delle distinzioni in cui scegliere di seguire il Signore più che ogni nostro orgoglio.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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