Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Il peccato divide. Cristo lo prende su di sé e lo rende occasione di unità. - Domenica 18-1-26 2TO
    Non so se avete notato, ma il Vangelo di oggi ci riporta semplicemente un discorso di Giovanni Battista, tutto il Vangelo di oggi. Ma quanto è importante questo Giovanni Battista? Ed è uno che dice, io non sono, anzi non lo conosco neanche, non lo conoscevo così. Quindi è interessante, incredibile questa presenza di Giovanni Battista sul quale si erano girati proprio gli occhi di tutti pensando che fosse lui per come vestiva, per quello che mangiava, per quello che diceva e se avesse detto sono io tutti gli avrebbero creduto, più o meno tutti.
    Perché tanto sapete che non c'è mai l’unanimità, neanche nella Chiesa, non so se ve ne siete accorti. Non c'è questa convergenza (pareva fosse ma non è lui!), ma era molto credibile.
    Eppure guardate la testimonianza di Giovanni. Attenzione perché vorrei un attimo guardare a quello che dice per vedere come sia importante oggi per la nostra vita. L'attenzione di Giovanni è ad una manifestazione.
    Infatti, vedete, questo testo segue immediatamente la festa del Battesimo di Gesù domenica scorsa, in cui Giovanni dice, ecco, ma come tu vieni da me? Lascia fare, dobbiamo compiere ogni giustizia, ricorderete, il Vangelo di Matteo al capitolo terzo, e subito dopo questo testo che va un po' a riprendere quella epifania, quella manifestazione di Gesù attraverso lo Spirito e la voce del Padre e di nuovo ritorna in un modo un po' diverso nel Vangelo di Giovanni con questa attenzione. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato mi ha detto quello sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito è Lui. E Giovanni che fa? Dice, è Lui.
    Forse vi sembrerà scontato e semplice quello che vi sto dicendo, però provate a fare un attimo una botta di conti veloce. In tutti i giorni della vostra vita fino ad adesso, da quando avete coscienza, quante volte l'avete detto è Lui? Dice, non mi ricordo bene il numero. Ma una volta l'hai detto? Perché dirlo nella liturgia è facile, lo facciamo anche un po' da pecoroni, avete presente quando non sai neanche quello che stai dicendo, e ripeti.
    Ogni tanto faccio la prova con qualcuno, interrompo mentre dice, non so, il Credo, il Padre nostro, dico, aspetta un attimo, ecco adesso riprendi da qua. Ah, non sono mica capace. Sì perché c'era il disco, in quel momento non c'era la testa, se c'è la testa sai anche andare avanti. Allora, quello che sta succedendo adesso ha a che fare con qualche cosa di eterno e che noi in ogni celebrazione eucaristica riviviamo ma in un modo forse astratto, distratto.
    Allora, Giovanni dice, è Lui l'Agnello di Dio, che viene tradotto, che toglie il peccato del mondo. Il verbo sarebbe leggermente diverso, però il togliere in realtà è un prendere su di sé. Vorrei fare un esempio casalingo.
    “Tu hai detto, tu hai fatto…”, avete presente quei momenti. Chi sta prendendo su di sé? Stai scaricando sulle spalle dell'altro in quel momento. Non faccio riferimenti a persone specifiche, vale per tutti perché penso che accada in ogni casa, ma quando facciamo così, da chi stiamo imparando? Io penso più dall'accusatore che dal Cristo. Il Cristo è colui che prende su di sé, perché l'amore, quello che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, l'amore è quella disponibilità nel rapporto con l'altro anziché a imputare, a farsi carico.
    E l'Agnello di Dio, il Cristo, è indicato così perché? Certo c'è un riferimento alla Pasqua, adesso tutto ciò che ha un po' il sentore di Israele forse da fastidio, però noi siamo innestati su quel ceppo, quindi facciamoci passare gli attriti momentanei, perché il vero Israele è comunque sempre quello che è nato dal Cristo, che si è compiuto in Lui e che ha una capacità di rileggere anche tutto il precedente per l'evento Gesù Cristo. Tant'è che poi il vero Israele… qual è il vero Israele, il popolo eletto? È tutto quello che in Cristo si compie come evento di salvezza; non soltanto la cerchia degli apostoli e dei discepoli di allora, ma quello che dall'evento Cristo è successo subito dopo e in precedenza. Quindi è tutta storia di salvezza.
    E ritorno, l'Agnello, quello che toglie il peccato, che faceva forse riferimento all'agnello pasquale, perché in Giovanni lo sapete, c'è anche nel capitolo 19 sulla croce, dice che è successo quello che era stato detto non gli sarà spezzato alcun osso, sta parlando dell'agnello della Pasqua, è Gesù l'agnello della Pasqua, che è stato immolato perché nel popolo nessuno perisse ma tutti si salvassero. Eccoci, siamo qui per questo, perché anche oggi nel Cristo che prende su di sé il peccato del mondo, non dobbiamo dire poverino perché non avremmo capito, ma guardiamo come l'amore con cui si ama in Cristo ha la capacità di prendere su di sé e di togliere quindi, ma di prendere su di sé e di trasformare ciò che prima era motivo di divisione in un nuovo motivo di unità. Ed è particolarmente indicato questo testo perché oggi è anche il primo giorno di preghiera per l'unità dei cristiani, dal 18 al 25 gennaio è così, lo facciamo tutti gli anni, è qualcosa che Gesù ci ha detto di fare, se non credete leggete il capitolo 17 di Giovanni perché dice Ut unum sint affinché siano uno, affinché siano una cosa sola.
    Guardate come ha trovato attuazione in noi, non soltanto siamo divisi tutti, tra religioni, popoli, siamo divisi anche all'interno del cristianesimo, tra i cattolici, cioè la divisione ce la portiamo dentro, ecco il nostro peccato, ma, e qui c'è la forza di Cristo, ci dice portala da me così che non diventi un'accusa ma diventi un nuovo motivo per rimetterti in gioco insieme a me, amando il tuo prossimo. E forse vivendola così anche questa settimana potrà essere molto istruttiva e un'occasione di docilità al nostro cuore per imparare nuovi modi per dirgli di sì.
    9 min
  • E se la tua vita fosse già il luogo della chiamata, anche così com’è? - Sabato 17-1-26
    I testi di oggi sono un po' una risposta a quelli che pensano che la vita cristiana sia fatta dai bravi e per i bravi, ma in realtà c'è una volontà di Dio su di noi che ci sorprende, perché intanto Saul viene unto re di Israele, lui era andato soltanto in giro a cercare le asine che si erano smarrite. Anche Levi era andato semplicemente al banco delle imposte come gli altri giorni per fare il suo lavoro, ma nessuno aveva pensato che il Signore l'avrebbe chiamato, l'avrebbe unto, l'avrebbe consacrato, né Saul né Levi, che sarebbe diventato il nostro Matteo, un pubblicano che diventa apostolo. La vita cristiana ha un'origine che è propria nella natura umana, perché Cristo ha intenzione di chiamare l'umanità intera, però non tutti sono disponibili a seguirlo, e si capisce dal fatto che c'è qualcuno che giudica gli altri, perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori: perché il vostro maestro, cioè quello che si propone come un maestro, uno che sa e parla e si espone, fa un errore di questo genere. Bene, Dio continua a fare anche oggi un errore di questo genere, perché chiama tanti peccatori a seguirlo.
    Proviamo a scoprirne la bellezza di questa chiamata, perché è proprio l'essere chiamati che trasforma la nostra miseria in un'opportunità nuova, anche le nostre capacità sono trasformate proprio per il fatto che le mettiamo a servizio suo, e quelle asine che si sono perse, forse assomigliano ai tanti asini che si sono persi nel mondo, ma che il Signore trova il modo per recuperarli e farne apostoli delle genti.
    3 min
  • Signore, insegnami la via che sembra più difficile e che Tu chiami la più semplice. - Venerdì 16-1-26
    La drammaticità che ci viene espressa nel primo libro di Samuele oggi, vorrei proprio considerarla, un po' perché, io vi dirò, lo vedo attuato oggi, attuato, continua ad essere così. E' facile dirlo di Putin o di Trump, quello è troppo facile, però ogni volta che tu vedi che si perde il riferimento che Dio è la guida, Lui è il Re, Lui è il Signore, ma hai altri desideri. E la richiesta del popolo è dacci un Re che sia nostro giudice.
    Mamma mia, è drammatico questo, è veramente drammatico, perché è perdere il criterio della giustizia. Che vuol dire che Lui si servirà di tutti per sé. Dio, come criterio di giustizia, cosa fa? Lui dona se stesso per tutti.
    Allora, vorrei che questa cosa, in un momento di riflessione, quando diventerete vecchi, mica adesso, va considerato perché i nostri criteri di giudizio e di giustizia tante volte vengono traviati da un mondo che ti spinge ad un altro criterio di giustizia. Del quale poi non ti ne rendi conto neanche come, ma sei schiavo. E siccome non voglio iniziare a parlare di tasse, perché sennò qua ce ne sarebbe, vorrei soltanto dire un'altra cosa sul Vangelo, perché c'è un portare davanti a Cristo che dovrebbe interessarci tutti, coinvolgerci tutti.
    Ci sono molte letture allegoriche di questo testo, i quattro barellieri come se fossero i quattro Vangeli, ci portano alla presenza di Cristo, che ci rialza da ogni paralisi. A partire da questa provocazione, perché anziché dire alzati e cammina, che era più facile, dice che ti sono rimessi i tuoi peccati, perché vuole suggerirci cosa continua a paralizzarci tutti al di là della nostra condizione fisica. E perché ciascuno di noi, dal suo peccato, non venga privato della vera libertà, che è quella di dar seguito nella propria vita alla giustizia di Dio, che è propria di chi sa amare e farsi prossimo.
    È per questo che io riporto sempre al comandamento dell'amore. Il comandamento dell'amore è quello dove tu puoi fare esperienza di Dio proprio nel perdono. Amando, tu trovi la luce del perdono e quindi puoi fare come fa Lui.
    Anzi, tu puoi essere l'espressione di come Dio agisce. Allora, le strade per fare questo, vedete, sono in un certo senso inimmaginabili. Addirittura scoperchiare un tetto, fantastico.
    Cioè, puoi passare da dove non c'era neanche la porta. Sì, in una casa senza tetto. Forse, sono tanti i riferimenti che mi vengono, anche Francesco a un certo punto inizia a buttare giù le tegole di una delle chiesette che aveva ristrutturato, perché ci fosse un altro tipo di libertà.
    La vera libertà è scoprire che stiamo al coperto soltanto nella carità. È la carità che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. E senza carità non c'è copertura.
    Siamo tutti scoperti, siamo tutti all'agghiaccio, siamo messi male, detto in un altro modo. Allora chiediamo al Signore questa via che sembrerebbe più difficile e Lui quasi quasi ce la propone come la via più facile. Vorrei suggerirla in questo modo.
    Proprio perché tu, Signore, fai così, anche se io non sono capace, voglio imparare da te. Anzi, ti metto in gioco, lo faccio perché lo faccia tu. Forse è questa la comunione a cui oggi il Signore ci chiama.
    7 min
  • Se Dio non risponde come vogliamo, continuiamo ad ascoltarlo? - Giovedì 15-1-26
    Che rapporto abbiamo con Dio? Vorrei un attimo mettere in parallelo due cose che abbiamo ascoltato nelle letture. Il rapporto che il popolo di Israele ha, che è un rapporto che vuole prendere. Non so se avete notato, ma conducono una guerra, perdono, allora dicono andiamo a prenderci l'arca, perché così Dio combatte con noi, combatte per noi. Grande urlo e perdono molto di più, fino anche i due figli del sacerdote che muoiono, l'arca viene presa, poi vedremo che l'arca non viene liberata da Israele, ma si libererà da sola. Fa venire una peste bubbonica, allora i filistei la rimandano. Cioè, pensiamo di difendere Dio? O pensiamo di pretendere che lui faccia quello che vogliamo noi? L'atteggiamento del lebbroso invece è di chi prega, non di chi pretende. Di chi supplica a partire da una certezza, se vuoi puoi guarirmi. Cioè che Dio ha il potere, ma se vuoi, non perché te lo dico io, se vuoi, non quando lo dico io, se vuoi. Pensate com'è diversa questa preghiera.
    Però io faccio il mio atto di fede, ed è un atto di fede pericolosissimo, perché potrebbe dirmi di no. Anche lui è libero o no. Cioè, ricordiamoci che anche Gesù ha pregato nel Getzemani, se vuoi passi da me questo calice. Però ha aggiunto, però non la mia, ma la tua volontà sia fatta. E la volontà del padre quella è stata che l'amore con cui lo stava amando sarebbe stato l'amore con cui il figlio avrebbe amato il mondo. Cioè dando la vita.
    Ma non lo sta chiedendo a nessuno di noi questo, è quello che fa lui per noi. Perché l'amore non pretende mai. Solo quando iniziamo a sentire che l'amore di Dio non è pretenzioso, ma è un'opportunità perché la nostra vita possa veramente trasformarsi nello stesso dono che fa lui, a quel punto è cambiato qualcosa.
    L'esito di questa preghiera del lebbroso quale sarà. Che lui guarisce, però la lebbra che lo portava a stare lontano dai centri abitati ricade su Gesù. E' lui che non potrà, non sarà lebbroso, ma non potrà più entrare nei centri, dovrà stare fuori come lebbroso prima.
    Questo ci dovrebbe interrogare: Come stiamo nel rapporto con Dio? Perché gli ha detto semplicemente questo, di non divulgarlo. E lui l'ha divulgato.
    Come forse molte delle nostre preghiere. Poi, una volta ottenuto quello che volevamo ottenere, ce lo mettiamo alle spalle. Il nostro cammino, la nostra conversione, la nostra mitezza, piccolezza, umiltà.
    Dopo che stai bene, antico proverbio, “ricevuta la grazia, gabbato lo santo”. Allora, sarà così? Che tipo di preghiera oggi vogliamo fare? Guardando un po' alla nostra vita, riguardo a quale lebbra, riguardo a quale situazione che mi rende immondo, mi rende lontano. Su che cosa gli chiediamo al Signore di essere misericordioso, tanto da voler lasciarci purificare così profondamente.
    Credo che sia importante, proprio per non ricadere nella mentalità semplicemente che usa Dio, usa ciò che è divino, usa le cose di Dio, ma le usa e le spreca. Perché a quel punto tu sei, come succede qui nel popolo di Israele, sei come gli altri popoli. Non sei un popolo che adora Dio, ma che usa Dio per sé.
    E forse di questa lebbra il Signore può aver misericordia se la riconosciamo, la presentiamo e lasciamo che operi in noi.
    6 min
  • Non c’è vera vocazione senza discernimento. E non c’è discernimento senza ascolto. - Mercoledì 14-1-26
    La forza della parola, chi la conosce, chi la può misurare? Oggi vorrei proprio cominciare con questo brano del primo libro di Samuele perché questa vocazione di Samuele credo che sia un po' un modello da riconsiderare innanzitutto perché forse facciamo tanti tipi di servizi ma senza conoscere il Signore e il motivo pare che sia questo, la parola del Signore era rara in quei giorni. Rara che vuol dire questo? Che quella non è la parola che custodisci nel cuore e se non la custodisci come fai a riconoscerla? E come fai a riconoscere che parla a te, alla tua vita? Samuele  veniva chiamato per nome ma pensava che fosse Eli a chiamarlo, non il Signore e vedete che anche per Eli non è stato facile riconoscerlo pur essendo sacerdote, profeta, niente, perché? Perché era rara la parola. Questa come prima attenzione: noi ascoltiamo la parola di Dio, forse recitiamo i salmi della liturgia delle ore ma chi parla in quella parola? E cosa dice quella parola a te, alla tua vita? Perché tu possa dire eccomi, il tuo eccomi lo puoi dire solo tu. La Chiesa continua a cantare anche eccomi col Salmo 39 che era anche in questa liturgia ma cosa vuol dire quell'eccomi? E lo vorrei dire con le parole del Vangelo perché Gesù dice eccomi a tutti quelli che incontra.
    L'eccomi di Gesù è la sua vocazione ad essere l'uomo che rende umani. Lui è il figlio di Dio che si è fatto uomo perché ogni uomo possa diventare figlio di Dio. Ogni uomo possa dire il suo eccomi, secondo la vocazione, secondo quello che è il suo stato di vita ma uscendo da questa condizione di incomprensibilità perché finché non riusciamo ad accorgerci di quello che Dio ci dice, rimane incomprensibile.
    La parola di Dio, se è incomprensibile, non avremo rapporto con Lui. Ce ne faremo delle idee nostre se non parto da quello che Lui mi dice. E guardate che anche questo può essere molto manipolato se penso che c'è qualcuno che sta usando la parola di Dio per poter fare guerra ad altri.
    Il Signore ci aiuti in questo discernimento perché l'eccomi di Gesù agli uomini è quello che rialza, è quello che, avete sentito come tutta la città era lì, l'umanità intera si raccoglie lì su quella porta. Quale porta? Non è semplicemente la porta della Chiesa, è la porta della comunicazione tra Dio e l'uomo.
    Allora, siccome il sole tramonta, non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma delle speranze, di tante cose che umanamente noi ci attenderemmo, tramontano tante speranze, tramonta la luce nel cuore dell'uomo, abbiamo bisogno di vivere il rapporto con Cristo. Attraverso l'eccomi di Gesù agli uomini noi possiamo dire eccomi a Dio, imparando da Lui. Così non ci sarà l'autocelebrazione.
    Tutti ti cercano, bene, andiamo altrove. Ma come? Sono qui per te? Lui è qui non per essere celebrato, è qui per essere un fratello per tutti. E questo forse potrà aiutare anche la nostra vocazione, il nostro eccomi.
    5 min
  • Lasciarti guidare dallo Spirito Santo cambia te e il volto delle tue relazioni. - Martedì 13-1-26 (1TO)
    Mentre rileggevo questo testo stavo proprio pensando a Cafarnao e i ritrovamenti che ci sono importanti, la sinagoga, la casa di Pietro, sono tanti ritrovamenti, reperti, ma la cosa più interessante di questo non sono le pietre, nel senso quella materialità che ormai sono reperti storici, archeologici, ma che questo Vangelo ha a che fare con storie di vita concreta. Perché se dovessimo pensare soltanto al Vangelo come a un reperto storico: ma che stiamo facendo! invece proprio il Vangelo di quei luoghi ci fa dire oggi come si sta compiendo questo Vangelo nella nostra vita. Perché anche noi che siamo qui per il culto in chiesa possiamo portarci dentro dei demoni e dobbiamo chiedere proprio al Signore che ci liberi da questi demoni. 
    Cioè non basta fare delle pie pratiche, questi uomini come l'indemoniato sono nella sinagoga, nel luogo in cui si andava a pregare, a meditare la parola di Dio, ed è lì che Gesù lo incontra e c'è questo esorcismo. Mi verrebbe dire che se anche un po' straziati dopo ne usciamo nuovi e liberi vale la pena. Ma, e ritorno sulla domanda, da quali demoni dovremmo essere esorcizzati? ognuno avrà i suoi, ma a volte sono quei demoni che sono propri dell'egoismo, che a volte si presenta come presunzione, io so e quindi ti giudico, io so e quindi mi permetto di fare, di dire, di disfare, senza rendermi conto che non c'entra niente con lo spirito del Cristo; o quell'orgoglio o quella vanità che in tanti modi si presentano alla nostra vita e la dilaniano, la feriscono.
    Per cui sarebbe interessante per cosa pregare oggi, per chi pregare oggi e come pregare oggi qui, mentre ascoltiamo la Parola, mentre stiamo compiendo un atto di fede nella presenza di Cristo Salvatore, e da quali spiriti vogliamo essere abitati, da quali vogliamo essere liberati, perché qui c'è anche una bella presunzione che vorrei sottolineare per voi. Io so chi tu sei, il Santo di Dio, ma Gesù non vuole essere presentato da questo demonio agli altri, eppure è vero che lui è il Santo di Dio, ma non è una minaccia, è proprio la fonte della vita nuova. Per questo lasciarci guidare, salvare, operare dallo Spirito Santo, che è dono di Cristo, può ridarci anche un volto nuovo in quello che stiamo vivendo, nelle nostre relazioni.
    Un po' come Anna che riceve questo dono durante la preghiera nel Tempio, quando è lì pensa che sia ubriaca, ma lei invece è solo ubriaca di dolore nel cuore e sta pregando e sta piangendo, perché sente forte questa fatica di non avere dei figli, ma non come un suo possesso, come vedete la prospettiva dell'essere madre non è per sé, dice ma questo figlio se ci sarà sarà per te, per te Signore, e poi così farà al compimento dei tre anni. Proprio perché non c'è uno spirito né di possesso, né di orgoglio, né di presunzione, ma uno spirito che rimette a Dio la vita. Forse anche oggi ciascuno di noi potrà trovare nella sua vita di che cosa poter chiedere al Signore grazia come vera via di libertà e anche di disponibilità nel mettersi a servizio perché la presenza del Signore possa veramente diffondersi come una liberazione per ciascuno di noi, ma anche per quelli che incontreremo.
    6 min
  • Seguire Gesù non è una questione di tempo libero, è fiducia: in chi sto investendo davvero le mie energie, oggi? - Lunedì 12-1-26
    Siamo all'inizio di questo tempo ordinario e iniziamo il Vangelo di Marco in questi versetti che ci portano subito alla prima chiamata dei discepoli Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Non è gente che non sappia cosa fare. Mi spiego subito perché dico questo.
    Perché tutti abbiamo già tanti impegni e una vita bella piena e molti motivi per dire devo fare questo, devo fare quest'altro. Anche loro avevano da fare, da lavorare, relazioni, avevano tutto. E questo non mette in discussione il fatto di poter seguire Gesù.
    E loro lo fanno in un modo secondo quello che capiscono e scelgono liberamente, cioè lasciano tutto e lo seguono, così dice il Vangelo. A me sembra fondamentale perlomeno chiedersi, ma anche se io non sono chiamato a lasciare tutto per seguirlo -tanto tutto lo lascerai lo stesso, non so se te l'hanno detto- che cosa mi impedisce adesso di seguirlo? Che cosa ti impedisce a dire voglio seguire il Signore? Sento che mi sta chiamando a vivere una relazione con lui decisamente. Perché dice anche dove sto mettendo la mia fiducia, in che cosa o in chi sto mettendo la mia fiducia, le mie energie.
    Perché oggi posso seguire il Signore, oggi concretamente. Io inizierei da un piano spirituale, come sto seguendo il Signore con i miei pensieri, con i miei giudizi, con le mie volontà, con i miei desideri, come lo sto seguendo. Poi di conseguenza, come lo sto seguendo con le scelte quotidiane, nelle cose che faccio, nelle relazioni che vivo, nel mio lavoro, nel mio essere pensionato, nel mio essere studente, come lo sto seguendo? Perché se non faccio questa domanda nella concretezza della mia vita, lo rimando semplicemente ad un'idea.
    Sì, sì, credo che ci sia, ma io ho le mie cose da fare. Così non sarebbero mai partiti questi discepoli. Allora, se il Signore è veramente venuto nel mondo, se il Signore è veramente in mezzo a noi, oggi, forse c'è una conversione a cui ciascuno di noi può concretamente arrivare. Chiediamo al Signore di riconoscere cosa mi impedisce a seguirlo. Forse c'è qualcosa che va lasciato per poterlo seguire concretamente e forse lì troveremo una conoscenza e una forza diversa nel aderire al Signore oggi.
    5 min
  • La salvezza non passa solo da canali prestabiliti. Passa da cuori aperti. - Battesimo di Gesù 11-1-26
    La domanda che fa Giovanni Battista potrebbe aiutarci oggi. Avete ascoltato nel Vangelo? Gesù va, si mette in fila con i peccatori per essere battezzato da Giovanni nel Giordano. La settimana scorsa ero lì, proprio sul Giordano, e vi assicuro che quell'acqua lì, più che lavare, è sporca. C’è fango, perché aveva piovuto, ma comunque non è mai bellissima quell'acqua. Ma perché Gesù si deve immergere in quell'acqua? Se è un lavacro per i peccatori, perché Gesù si deve immergere nel Giordano? Il pensiero e la domanda di Giovanni Battista è lecito, vero? Ma assomiglia a quelle preghiere che facciamo anche noi tante volte. Quelle per cui diciamo, poverino, il Signore sulla croce. Più o meno così, cioè risulta una non comprensione del progetto di Dio.
    Allora ho solo l'imbarazzo della scelta delle cose che non ho capito. E tante volte anche noi preghiamo dicendo al Signore delle cose che per fortuna non ci ascolta. Ma va avanti con una volontà di salvezza per tutti.
    Qui al Giordano, lì sulla croce. Fa un po' paura, ma a questo punto lo dico: qual è la volontà di Dio? Che volontà ha Dio verso di noi? E se tratta così suo figlio, sono proprio sicuro di voler essere suo figlio? Dice, se prima ero un po’ confuso, adesso lo sono in un modo totale.
    Vero? Allora, vorrei un attimo ricapitolare perché la liturgia di oggi ha veramente una grande ricchezza. Ci fa vedere come il battesimo si colloca proprio nelle epifanie di Gesù.
    Nelle sue manifestazioni con cui ci fa conoscere non soltanto chi è lui, ma anche chi siamo noi. Per questo la festa del battesimo di Gesù è collocata qui nel tempo di Natale. È l'ultima delle feste di Natale.
    Dice, ma come la settimana scorsa era ancora un bambino piccolo, adesso è già diventato un uomo di trent'anni. Che c'entra con il Natale? Appunto, un'altra epifania. Perché da qui questa discesa dello Spirito su di lui e questa voce del Padre sono il vero inizio della sua missione come evangelizzatore, come portatore del Vangelo sulla Terra.
    Il seguito poi lo vedremo all'inizio della quaresima perché lo Spirito da lì lo caccia nel deserto per quaranta giorni, tentato da Satana. Quindi è proprio l'inizio della sua missione di apostolo del Padre, inviato dal Padre. E la manifestazione è qualcosa di cui abbiamo, spero, bisogno non soltanto di guardare, ma anche di interpretare per la nostra vita.
    Perché lì discende lo Spirito quando lui semplicemente vuole compiere ogni giustizia, dice a Giovanni, lascia fare finché si compia ogni giustizia. Cioè quello che sta a cuore a Gesù e spero anche a noi è che la volontà di salvezza del Padre, la volontà d'amore che il Padre ha per l'umanità si possa compiere.
    Mi fa pensare certe volte a certe scene di famiglia dove qualche figlio, qualche nipote piccolino va a mettere mano in delle situazioni un po' delicate per cui ci viene subito voglia di dire fermo, fermo, lascia lì, fermo. Avete presente quei momenti? Sembra che Gesù stia dicendo così a Giovanni Battista e a noi. Nel progetto di Dio c'è una sapienza dove lui si sta immergendo perché ciascuno di noi, come abbiamo detto nella preghiera iniziale, siamo diventati figli per adozione nel battesimo, ciascuno di noi si possa immergere.
    Gesù si immerge non soltanto in quell'acqua, si immerge nell'umanità, si immerge lì dove l'acqua è l'unica acqua che non viene benedetta per fare i battesimi, quella del Giordano, lo sapevate? Proprio perché Gesù si è immerso ed è benedetta per sempre. E che cosa è successo quando Gesù si è immerso in quell'acqua? Più che essere stato lavato lui, lì si è preso carico di tutti noi. Come se ci dicesse, bene, da lì ti ho adottato, sei mio fratello, lo sarai per sempre.
    Qualunque cosa ti succederà nella vita, io sono venuto per questo, per prendere su di me i tuoi peccati, i peccati del mondo. Lo diremo fra poco, ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie, ma come li toglie? Li toglie perché prende su di sé i peccati del mondo. Cioè dice, l'amore con cui il Padre ci ama è più grande di qualunque peccato.
    Credi tu questo? Il nostro battesimo è spesso ridotto emotivamente a un momento celebrativo, ma il nostro battesimo è l'immissione nella vita di Dio. E che Dio inizia nella tua storia, dentro di te, nel tuo cuore, una storia nuova. Tanto che ogni volta che rinnovi il tuo sì a Lui, Lui da te scaccia i peccati.
    Lo facciamo sempre, ma forse lo facciamo in modo inconsapevole. Oggi l'abbiamo fatto con l'aspersione ricordando il battesimo all'inizio della messa, ma di solito cosa facciamo in quel momento? L'atto penitenziale, diciamo il Confesso, cioè chiediamo perdono dei peccati,. Concretamente io riconosco il mio peccato perché so che tu mi perdoni. L'amore con cui tu mi ami mi rende figlio amato, libero dal peccato, se no saremmo dei masochisti.
    Allora, da qui si inizia a capire meglio il progetto di Dio. Lui ha una volontà di salvezza per tutti e la porterà a compimento proprio sulla croce. E noi, spesso, un po' come Giovanni, vorremmo dire, Signore facciamo in altro modo. Non così. Beh, forse la nostra preghiera a volte appunto non è in fila con quello che il Signore dice e fa.
    Allora Gesù dice, conviene che compiamo ogni giustizia. Lo dice a Giovanni. Lasciamocelo dire anche nella nostra quotidianità, nella nostra preghiera, recuperando la gioia di essere figli amati.
    Lasciamoci dire come fare per seguirlo. Per questo anche Pietro, se andaste a rileggere quei capitoli dieci, undici degli Atti degli Apostoli, vi fareste un'idea di Pietro, quel Pietro coraggioso, quello che dopo il discorso di Pentecoste è pronto a tutto, però ancora aveva tante reticenze. E qui si rende conto di come lo Spirito, non è che si muove come dice lui, lo Spirito lo anticipa sempre, tanto è che va a casa di Cornelio e appena Pietro giunge e parla, lo Spirito scende su questa gente.
    E Pietro dice, beh, se hanno ricevuto lo Spirito come noi, chi sono io per impedire che vengano battezzati anche nell'acqua? Questo sarebbe un motivo forse di riflessione, lo dico non soltanto a quelli dell'azione cattolica che hanno voglia di approfondire, lo dico a tutti questo. La salvezza non procede semplicemente secondo dei canali prestabiliti, la salvezza è l'apertura del cuore al progetto di Dio, in un amore che ci precede sempre. Quindi lasciamoci stupire, lasciamoci scuotere in certe situazioni, a volte è faticoso, a volte ti imbarazza e le attestazioni sono numerose nelle Scritture di come lo Spirito imbarazzi i nostri progetti, i nostri programmi.
    Ma poi conduce a pienezza, ed è quello che chiediamo anche oggi. Accoglici come figli amati, non soltanto facci sentire perdonati nei nostri peccati, ma anche testimoni di un amore che sempre ci precede. Ed è per tutti gli uomini, senza esclusione alcuna, senza preferenze, perché tutti siamo fatti a sua immagine, preziosi ai suoi occhi, figli amati.
    Ed è questo che dice la voce del Padre, indicando il figlio che esce dalle acque, questo è il mio figlio amato, amato, e ciascuno di noi in lui è figlio amato. Recuperiamo e gioiamo di questa infinita benevolenza del Padre, e testimoniamo perché tanti non lo sanno, forse stanno aspettando proprio noi per poterlo scoprire.
    12 min
  • La fede non toglie il mare. Ti insegna a non affondare. Venerdì 9-1-26
    In questi giorni dell'Epifania stiamo leggendo dei testi molto, molto belli. Nella prima lettura, stiamo leggendo in modo continuato la Prima lettera di Giovanni. questo capitolo quarto vuole farci sperimentare che cosa intenda, perché l'amore possa portare a perfezione dentro di noi quello che non è soltanto un pensiero, il sapere che Dio c'è, credere come pensiero, ma l'esperienza dell'essere amati che ti porta ad amare. E dice che questo ci rende perfetti nell'amore, ha delle espressioni torna più volte, perfetto, perfezione, dove l'amore quando raggiunge la sua perfezione dice che non c'è più paura del giudizio.
    Noi paura del giudizio ce l'abbiamo, ma più che del giudizio di Dio, forse del giudizio degli altri. Poi, andando fino in fondo, forse intendiamo la paura del giudizio come il sentirci un po' dei condannati, cioè sentire che c'è un peso nella nostra vita che è l'incapacità di riuscire a salvarci da soli. Ma, e qui l'amore ci aiuta veramente a fare il salto di qualità, dice che quando hai questo amore in te, questo amore scaccia il timore, cioè non c'è più la paura di perderti, di sentire che la tua vita si dissolva, non abbia senso, non abbia futuro.
    L'amore perfetto lo scaccia il timore, e questa è una percezione comprensibile. Quando senti che qualcosa ti riempie pienamente, perfettamente, non c'è più il timore perché ne senti una totalità, che invece nel Vangelo vediamo mancare ai discepoli. E' una situazione un po' particolare perché Gesù, dopo aver moltiplicato i panni per tanta gente, 5.000 persone, rimane da solo mentre manda (a Betsaida) i discepoli, e vorrei dirla un po' al modo nostro, cioè se siamo in comunione con il Signore, crediamo in Lui, sappiamo che è presente nella nostra vita: come mai ci capitano cose di questo genere? Sentiamo un certo momento il buio totale e che tutto ti vada contro, come questo mare che a un certo punto va in tempesta.
    Noi pensiamo che il Signore, in quanto sappiamo di essere amati da Lui e preziosi per Lui, ci preservi da ogni cosa, quindi non ci dovrebbero essere turbamenti, non ci dovrebbero essere contrarietà, e invece ci sono, e questo crea turbamento. Allora il Signore viene scambiato per un fantasma, come avete sentito, che vuol dire la paura di non capire e non comprendere, perché la parte finale del Vangelo specifica, sì, perché avevano il cuore indurito, non avevano ancora compreso il fatto dei pani. E lo dico perché forse anche per noi ha senso riflettere su questo, perché il Signore continua ad essere pane di vita per noi.
    Ma vorrei aggiungere non soltanto nell'Eucaristia. L'Eucaristia è la cosa più grande che abbiamo, ma l'Eucaristia non si conclude nel momento della celebrazione. E la vita eucaristica è quell'alimento che noi abbiamo continuamente proprio sostenuto da questa parola che continua a guidare la nostra vita, e a non farci sentire fuori luogo o addirittura in contraddizione.
    Finché questo non accade il nostro cuore è indurito, cioè rimane incredulo. Per questo anche oggi possiamo chiedere al Signore lui che continua a meravigliarci, a stupirci di essere il creatore e il salvatore di tutto e di tutti, ma permette ancora che ci siano contraddizioni così profonde come la guerra nella nostra vita, nella nostra storia, la malattia, la fragilità. Tutte quelle cose che noi vorremmo vederle già vinte.
    È per questo che gli chiediamo di aiutarci ad avere quella fede che lui è il pane di vita che continua a sostenere i nostri passi. Sta camminando con noi e con noi attraversa le tempeste di questa vita. Fino a quando? Fino a quando l'amore perfetto scaccerà dal nostro cuore l'incertezza, scaccerà la paura di perderci e di perdere le persone care e invece sarà abitata da questa certezza.
    Io sono con te, io sono con voi, io sono il vostro Signore, cioè cammino con voi nella vita e allora capiremo che l'epifania, la manifestazione del Signore continua ad esserci man mano che questo amore riempie la tua vita e ti spinge a fare proprio come fa lui, ad essere quel pane di vita e di comunione di cui il mondo ha sempre tanta fame.
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  • Quando doniamo a Lui avanza sempre qualcosa. Quando tratteniamo, non basta mai. Giovedì 8-1-26
    C'è tanta fame, tanto bisogno, e io che cosa posso fare? Leggendo il Vangelo bisogna un po' dire la verità, riconoscersi d'accordo con i discepoli che invitano Gesù ad essere prudente, e dire congedali, fai che vadano e secondo il detto umano: ognuno per sé, Dio per tutti. Ma questo è un detto umano, non è il detto di Dio. Non ci facciamo caso, di solito ma ognuno per sé, Dio per tutti ci va bene, come i discepoli andava bene.
    La gente si deve organizzare, guardate che anche a livello di Caritas a volte si dice, bisogna darsi una mossa, bisogna andare a lavorare. Vi sto dicendo una cosa che in pratica ha un fondamento di verità, ed è quello che ognuno deve fare il possibile, darsi una mossa, darsi da fare, sì certo, ma spesso ci dimentichiamo la parte fondamentale, che molti non ne hanno né le possibilità né le capacità, come quella di tirarsi fuori da certi tipi di guai interiori. Provateci, non ci riuscirete, anzi più tenti di farlo da solo (a rimediare) peggio stai, ricordatevi della donna Emorroissa, ha cercato degli altri, ma nessuno era in grado di aiutarla, anzi peggiorava.
    Questa è la nostra condizione, soprattutto riguardo alla luce del cuore, a ciò che veramente ti dà il senso della vita, a questa necessità che abbiamo di andare dietro a Gesù. Perché il motivo per cui gli andavamo dietro qual era? E Gesù non rimanda mai, non rimanda mai nessuno. Se andate a vedere nei Vangeli è evidente, nel rapporto con Lui c'è sempre la possibilità di fare quel salto di qualità che noi chiamiamo atto di fede, nel quale trovare la luce che dal Signore viene e ti cambia la vita.
    Per questo la modalità che Gesù mette in pratica anche qui è provvedete voi! e questo mette nello sgomento i discepoli. Come facciamo a provvedere noi? Gli dicono dobbiamo andare a comprare 200 denari di pane, cioè una cifra che non avevano, una possibilità che non avevano. Ma ancora una volta tu pensi di poterlo fare? Pensi di poterlo fare da te stesso, dalle tue capacità? La domanda che Gesù gli rivolge è quanto avete, tu quanto hai, quanto avete voi come discepoli? Che cosa hai a disposizione? Da dove attingi? Perché alla fine dobbiamo dirci anche questo, mi metto in gioco? Sì mi metto in gioco, ma a partire da che cosa? Finché non metto fuori quello che sono e di conseguenza quello che ho non cambia nulla e la differenza sta proprio in questo. Guardano quanto hanno e Gesù dice portatelo a me e qui c'è la domanda che ognuno si può porre.
    Cosa porto io al Signore? Fateci caso. Che cosa sto mettendo veramente in gioco nel rapporto con il Signore? Che cosa gli sto portando della mia vita? Che cosa riconosco come un possibile contributo da quello che io sono e quindi da quello che io ho? Perché questa è la strada attraverso cui Gesù condivide con tutti quello che tutti hanno messo e stranamente proprio perché lo condivide ciascuno con Lui ci sarà per tutti e ne avanza. Questo è un tipo di matematica che non è nostra, diciamocelo perché altrimenti a volte diciamo ma come? Io ci ho messo tutto l'impegno, ho fatto tutto quello che potevo e non basta ancora? No, non è che semplicemente tu lo dai agli altri, tu lo dai a Lui e Lui provvede agli altri perché a volte, e state attenti a questa cosa, ci sono dei giochi con cui noi vogliamo dare agli altri e si stabiliscono delle relazioni malate.
    Cioè la modalità del dono e del regalo molto spesso non funziona perché se non è al Signore ma è a te dopo stabilisco una relazione con te, invece il Signore dice portatelo a me. Dopo che Lui benedice e dona ai discepoli allora si distribuisce, cioè il cambio della prospettiva è che non sono dei cortocircuiti io-te ma sempre in Cristo. Quello che facciamo è sempre in Cristo, altrimenti stabiliamo delle relazioni a volte malate, condizionate.
    Beh, facciamo di nuovo allora il gioco della relazione. Cosa portiamo oggi al Signore? Ciascuno provi a interrogarsi, a rimettersi in questa prospettiva. Che cosa sto portando oggi al Signore? Anche in questa messa cosa porto al Signore? Perché poi Lui offra, dispone, condivide ma ci pensa Lui, troverà Lui la strada migliore, così sentirai veramente come il procedere attraverso Cristo rende tutti liberi.
    Come nell'Eucarestia, noi facciamo la nostra offerta, il nostro dono, ma alla fine cosa fa? Lui accoglie, benedice e te lo dona nuovo. Dopo non è più la cosa di prima. Quello che tu hai portato è stato accolto da Lui e benedetto, a quel punto il Signore te lo dà come cosa nuova.
    E se scegliamo di procedere da quest'atto di fede sentiremo anche una grandissima libertà. Questa, se volete, è una epifania, una nuova manifestazione che il Signore ci dà. Ed è la libertà dal fatto che stabiliamo le nostre priorità.
    Perché lì molto spesso nelle nostre priorità il Signore non è al primo posto. Fateci caso dove lo mettiamo, spesso nei buchi e negli avanzi. Come si trattano i veri amici, tanto Lui capisce, è così.
    Se ripartiamo invece da questa priorità che effettivamente abbiamo già donato a Lui, poi siamo noi che accogliamo il dono che ci fa e con gli avanzi di quello che ci ha donato ne sfamiamo ancora un bel po'. Proprio come ci dice il Vangelo. Chiediamogli quindi in questa condivisione a cui Lui ci chiama di trovare la nostra vera disponibilità del cuore per poter accogliere anche oggi il dono che ci fa.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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