Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • credi davvero che Dio salva, quando smetti di salvarti da solo cioè inizi ad amare sul serio. Mercoledì 7-1-26
    Abbiamo un dono in questi giorni del tempo di Natale di fare una lettura continuata della Prima Lettera di San Giovanni con alcune note che vorrei provare almeno a prenderne una che sembra fondamentale. perché parte da quello che è il comandamento visto che dice qualunque cosa la riceviamo da Dio perché osserviamo i Suoi comandamenti facciamo quello che gli è gradito. I comandamenti: noi possiamo cavarcela con una o due cose che pensiamo siano in linea, ma quali sono i comandamenti? Questo è il comandamento guardate, dai comandamenti, il comandamento: che crediamo nel nome del figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri. ma l'una cosa o l'altra? Ne dette due? No, è una. credere nel nome di Gesù che vuol dire che non mi salvo da solo ma che Dio salva Gesù vuol dire Salvatore, Dio salva e questo metterebbe forse in crisi già forse la metà delle cose che diciamo e facciamo tutti i giorni fateci caso, in cui anziché fare riferimento al fatto che Dio salva sono io che cerco di salvare me stesso e di farmi le mie giustizie. ma a questo lega subito l'aspetto concreto del credere nel nome di Gesù che Dio salva e cioè che ci amiamo gli uni gli altri credete, questa è la parte più difficile, è la parte più difficile perché a volte crediamo di amare gli altri ma in realtà anche lì ne prendiamo dei pezzetti come se tu di una persona ne ami un'unghia, un dito e il resto della persona però la scarti no, l'invito è ad amare l'altro il tuo prossimo. perché ci ha dato questo precetto? perché questa è la sua vita la cosa più bella che Dio ci sta manifestando e l'epifania, è proprio questo, è una manifestazione di come Dio vive e ce ne ha dati diverse epifanie ma la concretizza in questo che Lui la sua vita la dona l'amore del prossimo è la concretezza con cui Lui fa della sua vita un dono al prossimo. Su questo dice verificatevi perché sarà vero se vivendolo avrai in te lo spirito perché lo spirito è Lui che ama e tu puoi consentire dalla tua vita al fatto che Dio ami attraverso lo Spirito santo tu puoi consentire a Dio di amare attraverso di te cioè che lo Spirito concretizzi l'amore di Dio nella tua vita amando il prossimo. penso che possa bastare! Quando ci accorgeremo di questo sentiremo la nostra piccolezza ma allo stesso tempo proprio una cosa contestuale la tua piccolezza e la grandezza di Dio che sta amando anche attraverso di te ti sembrerà di fare quasi niente poco, di essere sempre mancante ma se permetterai allo spirito di amare attraverso di te lì sentirai che la comunione con Dio è piena. Questa è la manifestazione della luce di cui tanto abbiamo bisogno.
    5 min
  • Chi incontra davvero la luce non torna più indietro allo stesso modo. Epifania 6-1-26
    La festa di oggi è un tutt'uno con il Natale. Ci tengo a sottolineare questo perché, come la notte di Natale, quello che è stato celebrato nel buio, in quella veglia, oggi si inizia subito con questa acclamazione di Isaia che ha a che fare con la sua venuta nel mondo, con la sua Pasqua e quindi con la nostra Pasqua. Siccome vi ho detto una cosa difficilissima, adesso cerco di spiegarla. Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce. La gloria del Signore brilla sopra di te. Questo è il versetto che motiva quello che dicevo prima.
    Alzati, è il verbo della resurrezione. Come Cristo risorto c'è una nostra resurrezione che adesso è chiamata ad entrare subito in azione, in vigore. Rivestiti di luce.
    È il passaggio dalle tenebre alla luce, il vivere da risorti, il vivere nella consapevolezza che Lui è veramente il Signore. Ma capire che la gloria del Signore brilla su di noi è ciò di cui ci dovremmo rivestire, brilla se ci avviciniamo. Se tu ti allontani dalla luce non brilli.
    È come dirti guarda che non splendi di luce propria. Allora facciamoci un piccolo bagno di umiltà, ogni tanto fa bene. Di solito li prendiamo come dei momenti tristi, perché i bagni di umiltà ci sono quando veniamo umiliati.
    Solo in quel momento forse impariamo un po' di umiltà, se diciamo va bene e ripartiamo. Ma la preziosità oggi di questa liturgia con questa parola, potrebbe rivelarci il motivo per cui sentiamo che la nostra vita ha a che fare sempre con la vita di Dio. Guardate, il Vangelo ci presenta questi Magi, dei re d'Oriente che hanno visto, forse erano degli astrologi, hanno visto una luce, questa stella nella loro vita e si sono messi in movimento.
    Proviamo a fare due conti: ci riguarda questo? Fa parte della scoperta della nostra vita oppure stiamo andando avanti così, semplicemente come routine? I cercatori di Dio sono tali perché in un certo momento si sono resi conto che una luce è entrata nella loro vita; non soltanto che Dio c'è, ma che c'è per te e che se sei in comunione con Lui la tua vita è diversa. È quella la luce di cui rivestirsi. Quindi questi cercatori arrivano e chiedono; chiedono a chi? Li ha portati fino a Gerusalemme, li ha portati lì dove c'era qualcuno che custodiva questa speranza.
    Chi sono queste persone? Gli scribi e i farisei custodivano la parola di Dio. Quindi, lo dico tra parentesi, ma nella parola di Dio questo c'è, c'è davvero. Citano le scritture, il profeta Michea, E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda, non sono qui a fare esegesi vorrei soltanto fare, come sta succedendo nel Vangelo, un’indicazione, dire: guarda qui, la parola di Dio ci porta verso di Lui.
    Domanda a chi era attento, gli altri riposino, non c'è problema: chi si è mosso da Gerusalemme per andare a Betlemme? Solo i cercatori di Dio, solo i Magi. Gli altri che avevano le scritture, il suo significato, non si sono mossi. Hanno fatto la furbata: se lo trovate, ditecelo, veniamo anche noi. Questo vorrebbe essere, spero, non una provocazione, ma un'indicazione. Cioè, la relazione con Dio, che noi chiamiamo preghiera, non è esclusiva di professionisti, ci sono alcuni che sono specializzati, hanno preso la laurea, gli altri niente.
    Mettiti in gioco, mettiti in gioco! Cioè, entraci un po' alla volta, anche se non sai come fare più di tanto, ma mettiti in gioco, stai in questa relazione, cammina in questa luce, perché se lo fai, come i Magi, a ricevuta l'indicazione vanno e la luce ritorna e li porta a Cristo. Allora, questo spero che sia una vera indicazione per noi, per gli uomini di tutti i tempi.
    Abbiamo bisogno di rendercene conto, perché altrimenti ne facciamo quasi fosse un fatto culturale. Sì, siamo cristiani perché siamo nati in Italia. Sarebbe una sfortuna questa, non una fortuna, se è il motivo per cui non vivi questa relazione.
    Solo due giorni fa ero in quella terra, in pellegrinaggio, visitando luoghi e persone e storie che continuano a rendere quotidiano e presente questo Vangelo fino a toglierti il fiato, perché anche oggi ci sono persecutori e perseguitati. Questo a casa degli altri forse non ci turba più di tanto, ma se sentissimo che questa accade a casa nostra, che ci potrebbe succedere, forse avremmo uno sguardo diverso, avremmo un cuore diverso. Erode, quello lì è morto, ma ce ne sono degli altri di Erode.
    Ci sono anche tanti discepoli di Cristo, consapevoli o inconsapevoli, tanti che vivono nel desiderio di condividere, di essere nella verità, nell'amore, ma per questo sono anche vittime, come lo è stato il Figlio di Dio. Se questo un po' ci riguarda, ci dovrebbe aiutare a fare un salto di qualità, una scelta diversa nell'essere veramente discepoli del Signore Gesù e cioè cercatori con Lui di questa luce che non tramonta, perché c'è ancora. La luce è venuta in questo mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce.
    Abbiamo ascoltato domenica scorsa e il giorno di Natale. Vedete, la luce non ha smesso di brillare, è una luce che non puoi eliminare fuori di te, ma puoi eliminarla dentro. Puoi spegnere il senso della tua vita e tante persone lo fanno eliminando gli altri: economicamente o fisicamente, sono molti modi per eliminarci gli uni gli altri.
    E questo ha a che fare con il Natale, con l'Epifania. Ha a che fare con quello che sta succedendo nel mondo oggi. Quindi non rimaniamo incantati e non separiamo la storia della salvezza da quello che sta succedendo oggi, altrimenti non ne capiamo niente, né del Signore né della nostra vita.
    Allora anche oggi il Signore Gesù lo possiamo adorare. È una parola molto bella, sapete? Adorare dal latino vuol dire che ci mettiamo su la bocca, un po' come il bacio. Os-oris è la bocca.
    L'adorazione di questa presenza di Dio in mezzo a noi è possibile anche oggi. Ha a che fare con i fratelli che abbiamo vicino, perché ce l'ha detto lui stesso che amare lui, amare il prossimo diventa il senso e il compimento della vita di ogni uomo. Lo possiamo fare con la nostra professionalità, lo possiamo fare con le nostre disponibilità, l'importante è che lo facciamo con la nostra vita, perché solo così come i Maggi lo troveremo, lo incontreremo, lo riconosceremo, lo sentiremo come il vero motivo per cui sono disposto a vivere e a morire ogni giorno, perché solo così la nostra vita trova pienezza.
    Per questo anche i Magi una volta incontrato, poi trovano la strada per tornare, non dai rode, non negli inganni, trovano una via nuova di libertà ed è il cammino che ciascuno di noi può compiere anche oggi. Chiediamo al Signore questa grazia perché la sua venuta per noi sia oggi motivo di gioia e di salvezza.
    12 min
  • E se ciò che oggi chiami perdita fosse solo l’inizio di una vittoria? 4-1-26 domenica 2N
    La sapienza creatrice è estremamente creativa. Ha una luce che manifesta la presenza di Dio. Viene ad abitare con noi.

    Vorrei pensare questo proprio nella trasfigurazione. Mi trovo sul monte della trasfigurazione, quindi pensare a mettere nella prospettiva di vittoria quanto appare all'inizio come perdita. Dopo il suo primo annuncio della passione, Gesù parla da lì ai discepoli e si manifesta, si trasfigura davanti a loro proprio lì, in questo mistero di passione.

    E se lo prendiamo sul serio, questo ci interpella. Come accogli questa luce? Cioè che ci può essere una passione totale nella tua vita? Allora, c'è una voce che sul monte della trasfigurazione arriva ai discepoli e stando in ascolto di Gesù, parola di vita, è seguendo Lui che la nostra vita si lascia trasfigurare. Passa da questa tenebra e una nube scende come questa nube di cui parla il libro del Siracide nella prima lettura.

    Una nube scende ed è una nube generosa, cioè comunica, è un mistero che allo stesso tempo nasconde e manifesta. Anche se fa paura stare in quella nube, però quella sarà una nube veramente luminosa perché passato quel momento di turbamento iniziale, dopo quello che all'inizio sembrava soltanto una prova, un mistero, ma un mistero semplicemente da far paura, ti manifesta invece che Lui resta con te. Gesù rimane con te, tu rimani con Lui.

    Sarà per questo che il verbo si fa carne, sarà per questo perché rimane e noi lo possiamo continuare a contemplare ovunque, in ogni situazione come il Signore della vita, il Signore della salvezza, il Signore che viene per rimanere con noi perché camminando insieme a Lui adesso sentiremo che la vita non è un inganno, non è una perdita, la vita è già una partecipazione ora a quello che sarà una pienezza, una pienezza d'amore, una pienezza di comunione, quella che il Signore ci invita a vivere già da adesso.
    4 min
  • Vedo la mia miseria. Ma vedo anche la misericordia con cui Lui mi guarda. Sabato 3-1-26
    Mi tocca profondamente quest'espressione che usa Giovanni Battista. Vedendo Gesù venire verso di lui, disse, ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Poi va avanti.
    Ma cosa vuol dire vedere l'agnello di Dio che viene verso di me?
    Cosa vedo nel rapporto con Gesù? Nella preghiera? Nella messa? Nella confessione? Nel peccato? Nella relazione con qualcuno che, io con lui o lui con me, non va?
    Che cosa vedo nell'agnello di Dio che viene verso di me? Vedo la miseria con cui io vivo, ma anche la misericordia con cui lui mi guarda.

    Perché Gesù è l'agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo. E noi non abbiamo spesso neanche l'idea di che cosa sia questo peccato del mondo. Ma credo che abbia a che fare con quell'infinita solitudine che una persona vive quando non conosce l'amore di Dio, non conosce la sua misericordia.

    Per cui in realtà la preghiera non è una relazione che vive con Gesù, con il Padre, ma piuttosto è un dire delle parole e pensare di compiere dei doveri perché ci sia questa divinità che mi sia benevola, favorevole. Ma non c'è quella relazione d'amore conosciuta nella profondità del mio cuore, tanto da sapere che non c'è peccato che mi separi da lui. Questa relazione va al cuore dell'esistenza.

    Per questo anche la messa diventa il luogo massimo dell'espressione quando mi rendo conto che lì lui si dona a me. È l'agnello di Dio che viene e prende su di sé il mio peccato, la mia miseria. Per questo vivrò anche la confessione con un altro cuore e vivrò anche la scoperta del mio peccato con un altro cuore.

    Allora chiediamo al Signore questa grazia di accorgerci dell'agnello di Dio che viene proprio verso di me, verso ciascuno di noi, perché non c'è peccato che possa allontanarci da lui, a meno che io non lo voglia. Ma questo glielo possiamo dire: Signore, non lo voglio, non voglio stare lontano da te. Piuttosto allontana ogni mio peccato, fa che io viva in te e tu in me.
    4 min
  • Non essere il sole. Sii l’alba. Venerdì 2-1-26
    Siamo ancora dentro il mistero del Natale e abbiamo la grazia di celebrare oggi qui nel Santuario della Visitazione con queste letture, con questa attenzione. C'è uno stretto legame tra la lettera di Giovanni con questa dichiarazione che chiunque nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre. Di solito quell'anticristo, colui che nega il Padre e il Figlio, sapete chi è? Dice, beh, è il diavolo.
    Sì, ma è anche l'io quando dice io e non tu. Chi dice sempre io, io, io, vuol dire il mio Dio sono io. Allora, davanti a questo diventa più chiaro anche, come nel Vangelo, Giovanni Battista dice non sono io il Cristo.

    Pensate, sembrerebbe una semplice negazione, in realtà è già una dichiarazione, anche se spesso non ci soddisfa. Perché, come chiedono poi, allora chi sei? Tu chi sei? È una domanda molto più profonda di quanto possiamo immaginare, non è per niente banale dire chi siamo. Se lo chiedete a qualcuno è il dottor, l'ingegnere, cioè si presenta con i titoli che ha.

    Invece Giovanni, e se volete, visto che Giovanni è il prodromo, colui che corre innanzi alla parola come voce. Avete presente che cosa sto dicendo? La voce ti arriva prima della parola, poi la voce finisce, non senti più niente, ma se la voce ti ha portato la parola, dopo quella parola rimane dentro di te. Lui prepara attraverso la sua voce il fatto che la parola venga ad abitare dentro di noi, e credo che questo ci aiuti a quest'atto di fede. Quello stesso di Giovanni, del non mettersi al posto di Cristo, ma del diventare sua voce. Un po', certo è la profezia di Isaia che dice così, però attenzione, è una profezia, una parola che il Signore sempre ci dice per ritrovare il nostro posto, dove ci collochiamo, chi siamo davvero. Perché ciascuno di noi avrà bisogno di scoprire, nella relazione con la parola, chi è, chi siamo.

    E come Giovanni -anche nei suoi gesti- è stata una preparazione, si è negato come l'adempimento del profeta, dell'Elia che doveva venire. Ma perché? Perché non lo riconosce da sé, ha proprio bisogno di riscoprirlo nella relazione con Cristo, che lui è questo. Ma forse sarà così anche per noi, forse in tante situazioni noi arriveremo come parola profetica, come segno di quello che il Signore sta costruendo nella vita delle persone, ma noi non lo sappiamo. A noi cos'è chiesto? Semplicemente il non metterci al posto del Cristo, non sostituirci a Lui, ma dire quelle parole vere che permettono a chi le ascolta il rapporto con Cristo.

    Quindi la libertà, la verità. Perché solo nel rapporto con Cristo che ciascuno di noi riscopre come stare nel mondo. Giovanni anche lui l'ha dovuto scoprire, ha compiuto una serie di segni che non erano dei miracoli, erano semplicemente dei segni profetici che hanno dato la possibilità ad altri di fare la propria parte.

    Tutta quella gente che andava per farsi battezzare, cioè per chiedere questo cammino di conversione, di cambiamento della mente. Allora oggi possiamo anche noi fare questo passo, questa prospettiva interiore alle nostre parole, alle nostre scelte, al nostro porci nel rapporto con gli altri, semplicemente come una parola che il Signore sta dicendo adesso per entrare in rapporto con Lui. E se qui nel santuario della visitazione, dove anche sappiamo Elisabetta ha esultato nello spirito, nell'accogliere questo saluto di Maria e questa presenza di quella vita che era in Maria, forse può dare anche a noi una prospettiva diversa al come ci mettiamo nelle relazioni, sapendo che se il Cristo parla ed è presente dalla nostra vita anche chi incontreremo potrà rallegrarsi di questa presenza di Cristo che viene a suscitare una gioia diversa e un entusiasmo diverso al nostro modo di pensare, parlare e agire, cioè che sia veramente cristiano in questa relazione con Cristo.
    Ce lo conceda il Signore nella sua benevolenza.
    7 min
  • Muoversi anche senza riflettori apre scoperte che non faresti mai restando fermo. Giovedì 1-1-2026
    Chi sono i protagonisti di questa prima giornata dell'anno? Maria, Madre di Dio è la festa, ma se vai a leggere con attenzione il Vangelo c'è subito una manifestazione ai pastori. Mentre sono presentati come protagonisti in realtà sono chiamati a vedere un evento e viverlo. Si capisce che il bambino in realtà è il centro di questa scoperta che loro possono fare e per farla bisogna che si mettano in cammino.

    E i pastori, andandolo a scoprire, a conoscere, dopo potranno portare il loro contributo, cioè quello che era stato detto loro del bambino. E questo mi interpella moltissimo, ma credo che dovrebbe interpellare ogni uomo, ogni persona. Perché tu potresti pensare che se non sei il protagonista non ne vale la pena.

    Se il protagonista è lui e non tu potresti pensare che non ne valga la pena. Ma guarda che cosa succede, guarda gli effetti dell'annuncio. C'è uno stupore che investe la vita di tante persone, c'è Maria che ascolta come madre attenta e custodisce nel cuore e c'è l'esultanza dei pastori, l'esultanza di chi ha accolto questo invito.

    Capisci che questo può coinvolgere e rallegrare tutta la tua vita, ma non soltanto la tua vita. Può coinvolgere e rallegrare e stupire la vita di tante persone. Quindi credo che nella vita muoversi anche non da protagonisti permette molte scoperte importanti, non soltanto a te e ad altri.
    Ma mi sembra determinante qual è il motivo di tutto questo. Beh, forse sta proprio nella parte finale del Vangelo. Il nome di questo bambino, questo farà la differenza, questo bambino si chiamerà Gesù, che vuol dire Dio salva.

    Cioè, accogli la salvezza che viene da Dio, perché la tua vita sia sempre accesa e vigorosa nella sua gioia. Perché sì, i tanti fallimenti e le tante nostre incapacità non sono l'ultima parola. Anzi, forse sono veramente il presupposto per uscire da se stessi e incontrare la salvezza che Dio vuole donare a te e non soltanto a te.

    Fattene gioioso testimone.
    4 min
  • Si può parlare di fede e vivere senza comunione. È questo il vero scandalo. Mercoledì 31/12/25
    Una breve riflessione vorrei fare su questo essere membra del Cristo perché abbiamo pregato nella Colletta: Dio onnipotente ed eterno, che nella nascita del tuo Figlio hai stabilito l’inizio e la pienezza della vera fede, accogli anche noi come membra del Cristo,
    che compendia in sé la salvezza del mondo. La Prima Lettera di Giovanni evidenzia come c'è un anticristo che deve venire e che porta separazione, infatti poi dice alcuni sono usciti da noi ma non erano dei nostri. Quindi c'è una separazione che accade nel corpo, nella chiesa e questa separazione ha a che fare con il non essere membra di Cristo. Questo forse ci dovrebbe interpellare perché a volte abbiamo parole, gesti e comportamenti nel rapporto gli uni con gli altri, con noi stessi in cui non viviamo da membra del Cristo, non viviamo per la comunione, per l'unità. Forse questo potrebbe essere un vero motivo di preghiera, di supplica e anche di richiesta al Signore che Lui venga a togliere ciò che separa, a potare, per questo anche diventa ricca l'espressione che troviamo nel Vangelo, nel Prologo di Giovanni che ritorna, perché l'attenzione è che Lui è venuto ma i suoi non l'hanno accolto, non l'hanno riconosciuto, è venuto proprio come membro di questa umanità che però non lo accoglie, l'umanità che non accoglie Dio nell'umanità. E questo ci fa pensare a come possiamo essere disumani, disumani gli uni con gli altri, disumani con noi stessi, ma quanti lo accolgono e veramente abbiamo bisogno di accogliere la volontà d'amore di Dio, un'espressione che ci rende veramente conformi al suo corpo, che compagina tutti nell'unità e solo così accade che diventiamo non soltanto consanguinei di Cristo ma diventiamo noi stessi le parole che oggi Dio dice agli uomini per essere l'unità e credo che questo vinca ogni divisione, ogni separazione, ogni guerra e in quest'ultimo giorno dell'anno chiediamo al Signore che ogni conflitto si fermi dentro noi stessi, nell'umanità e forse anche nelle nostre case e ritorni a compaginarsi quell'unità di cui il mondo ha veramente fame.
    4 min
  • Dio viene sempre, ma quanto siamo pronti a riconoscerLo? Ogni momento può essere un incontro Martedì 30-12-25
    La profetessa Anna: forse oggi ne abbiamo incontrata un'altra, di profetessa Anna. Vorrei dire che ci vuole proprio uno sguardo che sappia superare sempre le apparenze, per andare un po' a quello che ci capita di vivere, non semplicemente come una prospettiva che finisce adesso, qualunque cosa.
    Perché anche la profetessa Anna, che non so, più o meno a una ventina d'anni è rimasta vedova, aveva adesso 84 anni, quindi più di 60 anni della sua vita li ha vissuti come? Lo possiamo capire da che cosa le succede quando riesce a scoprire, a percepire, a riconoscere e a lasciarsi trasformare ulteriormente la vita. L'incontro con Gesù. Mi verrebbe da dire semplicemente l'ha riconosciuto, perché l'ha già conosciuto.
    Non possiamo riconoscere chi non abbiamo mai conosciuto. E stare nel Tempio, nella preghiera, nei digiuni, non è mai qualcosa di fine a se stesso. Mai.
    È sempre una relazione con Dio che ti porta a riconoscerlo nella vita, tanto da riuscire a riconoscerlo anche negli altri. Se così è... Voi sapete che subito prima si parlava dell'incontro in cui anche Simeone riconosce Gesù. Quindi guardate come della gente che apparentemente non l'ha mai potuto conoscere prima, perché è la prima volta che lo portano nel Tempio, eppure lo riconoscono.
    Vorrei che questo fosse per noi veramente una profezia. Cioè, la tua vita, sei una vita che cerca il Signore, che prega il Signore, che sta con il Signore, riconosca il Signore che viene. Sempre viene. Continua a venire e continua ad essere il Salvatore. Se volete, in questo senso, anche nella Prima Lettura, stiamo leggendo la Prima Lettera di San Giovanni in un modo continuato, è quello che ci fa fare il salto dal vivere secondo la superbia della vita e le varie concupiscenze all'essere veramente testimoni della presenza di Dio nel mondo. Il mondo passa con la sua concupiscenza, ma se il tuo cuore sta cercando, servendo, è in dialogo, è in relazione, in tensione con Dio, bene, chi fa la volontà di Dio rimane in Eterno, rimane nel Tempio, rimane nella preghiera, rimane nella relazione.
    Oggi possiamo anche chiedere al Signore come si è manifestato a noi oggi e come l'abbiamo riconosciuto presente in mezzo a noi. È solo un fatto liturgico? È solo un'intenzione, una pia intenzione del cuore? Oppure ecco che ancora ci sta chiedendo una relazione con Lui per essere veramente un segno profetico della Sua presenza e una capacità di essere annuncio della Sua salvezza.
    4 min
  • Sabato 27-12-25 S. Giovanni. La fede che non si incarna resta fragile.
    La festa di San Giovanni ci dà una grande opportunità. E' un po' rappresentata anche a queste immagini che il lezionario ci mette davanti. Il discepolo amato, quello che ha posto il capo sul petto di Gesù durante l'ultima cena.

    E' lo stesso che dice quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e le nostre mani toccarono del verbo della vita. Sta dicendo non soltanto un'impressione, ma un'esperienza che ha toccato con mano, ha ascoltato con gli occhi e quindi ha potuto anche pronunciare con la sua bocca l'esperienza di chi si è fatto carne ma che è all'inizio dei secoli, è all'inizio di tutto, il principio, colui che in principio era il verbo della vita. Beh, l'esperienza di qualcuno non serve semplicemente a raccontare un film perché ne possiamo conoscere la storia.

    È l'esperienza di chi poi ininterrottamente tramanda ciò che ciascuno di noi potrà poi fare come esperienza. Adesso a partire da quella parola che la Chiesa non soltanto annuncia ma vive e diventa la tua esperienza di fede. Vorrei sottolineare questo aspetto perché altrimenti il chinare del capo sul petto di Gesù non lo capiamo e pensiamo beato lui ma noi niente.

    La consolazione che viene dal sentire non soltanto con le orecchie ma con il cuore che queste parole sono quelle che il Padre da sempre ci sta dicendo e che nel verbo della vita si sono attuate, si sono compiute, ti dà la possibilità di trovare una stabilità e una forza nella tua fede che altrimenti non c'è. E se non c'è siamo un po' come le foglie al vento. Voliamo di qua e di là ma non sappiamo.

    Alla fine ognuno dice mi piacerebbe però più di così non posso dirti. Invece guardate il discepolo amato e ieri Santo Stefano sono i segni che l'esperienza viva di quella parola che si è fatta carne, di quella storia che ha cambiato i numeri della storia tant'è che noi abbiamo veramente come riferimento la nascita di Cristo. Cioè quello è il senso del nostro tempo e della nostra storia.

    Allora abbiamo bisogno di questa concretezza perché la nostra fede vada continuamente ad attingere a questo centro, a questa rivelazione, manifestazione, esperienza. Diventando anche la nostra. Queste cose vi scriviamo dice Giovanni perché la comunione che lui ha con il padre e con il figlio sia anche la nostra e questo possa essere motivo di gioia per la Chiesa.

    Cioè a differenza di una filosofia o di una religione questo ci introduce in una relazione così viva che ti fa partecipe della gioia della Chiesa non soltanto, capitemi, orizzontale cioè che riguarda chi sta vivendo adesso ma verticale. Cioè ricongiunge cielo e terra, ricongiunge tutta la storia, tutto il tempo sino all'eterno. Questa è la comunione a cui siamo chiamati.

    Questo è il dono che nell'incarnazione si è attuato perché continuasse nel tempo e nella storia fino all'ultimo dei giorni. E quindi attraverso il discepolo amato ciascuno di noi oggi risponda liberamente per diventare profondamente come il discepolo amato.
    6 min
  • Venerdì 26-12-25 S. Stefano. Il perdono non è debolezza. È la forma più ostinata dell’amore.
    Credo che la combinazione tra il Natale che abbiamo appena celebrato, la festa di Santo Stefano che è il primo nato in cielo, per questo viene collocata qui, la festa di Santo Stefano è legata con il Natale perché è il primo martire per il nome di Gesù. E ascoltando un po' la storia di Stefano, che ne abbiamo tratto un pezzo dagli Atti degli apostoli oggi, si capisce che questo è un personaggio che non fa tanti compromessi e qui mi viene subito da collegare ai due battesimi che stiamo celebrando. Perché il battesimo è il dono di essere familiari di Dio, diventiamo figli di Dio.
    Riguardo poi alla scelta della vita, quanto più ti rendi conto che vivere come figlio ti pone anche problemi, delle storie, allora puoi scegliere se fare dei compromessi, a rischio però di dimenticarti chi sei; oppure accetti anche di essere a volte maltrattato o escluso. Qui c'è una grande abbondanza di riferimenti nelle Scritture per capire che cosa ci succede. Ma Gesù l'ha detto, quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi. Forse per qualcuno questa non è una bella notizia, ma all'interno di questo c'è una bella notizia, che il suo spirito, cioè l'amore con cui Dio ama, è un amore che non si ferma neanche davanti al fatto che l'altro ti possa eliminare, quello spirito d'amore parla, agisce, opera nella nostra vita. Se ci fate caso il modo con cui muore Stefano, una lapidazione, se lo guardate bene Stefano ha delle parole, dei gesti che assomigliano molto a quello che Gesù vive nella sua passione, Gesù anche dalla croce perdonerà chi lo crocifigge.
    Questa è anche una buona notizia per i nostri due bimbi, Niccolò e Giulia, potranno fare esperienza tante volte di incomprensioni, di durezze, però potranno anche fare esperienza di come a loro viene donato un amore che sempre perdona. Ci vuole qualcuno che glielo insegni, per questo abbiamo chiesto ai genitori, padrini e madrine se sono disposti a fargli conoscere l'amore di Dio, a trasmetterglielo. Quindi c'è da una parte la fedeltà di Dio, ma dall'altra ci vuole anche un dono che ci introduca.
    E oggi credo che Santo Stefano possa dare una vera mano in questa prospettiva, cioè farci conoscere che questo guardare i cieli aperti, anche qui finalmente, non semplicemente dalle nuvole ma aperti alla grazia di Dio, contemplare che il cuore di Dio per te è un cuore che ama, come un cuore di padre o di madre, credo che questo dia anche la direzione in cui tenere il nostro cuore, la nostra relazione con un Dio che ci parla di amore, non di regole, leggi e norme, di amore, che ci custodisce in quest'amore. Dall'altra parte però, viene anche subito manifestato, ci sono dei fratelli e delle sorelle che non è detto che ce l'abbiano quest’amore; e tu come vivi questo rapporto? Perché la tentazione è di volere una giustizia che più che aiutare a vivere i rapporti, li distrugge. Allora oggi chiediamo a Santo Stefano di avere un cuore come il suo, non giudicante, ma piuttosto capace di mettersi in gioco, guardare l'amore con cui Dio ci ama.
    E quindi al Natale del Signore, al Natale di Santo Stefano, oggi vogliamo chiedere questo cuore generoso, capace di mettere amore per gli uomini, tanto da diventare segno dell'amore fedele di Dio.
    6 min

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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