Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Download on the App Store

Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Domenica 14-12-25 3 Avv - Giovanni Battista dubita. Anche i più grandi attraversano momenti in cui Dio sembra deludere le attese.
    Attraverso la domanda che oggi Giovanni Battista porge a Gesù attraverso i suoi discepoli, forse riceviamo un regalo, perché un profeta come Giovanni, che Gesù definisce (nato) da donna, uno così, è il più grande, cioè umanamente ha incarnato, ha vissuto quella parola, eppure è arrivato un momento in cui sente dei dubbi nel cuore, e lui, ma io mi aspettavo, io avevo detto che già la scura è posta alla radice degli alberi, io, avete presente quando ci fondiamo sulle cose che pensiamo che siano giuste, e sicuramente andrà così? E poi arriva il momento che le cose vanno diversamente, e Gesù stava deludendo l'attesa di Giovanni Battista. Dio delude le nostre attese? Beh, io penso che se soltanto noi che siamo quattro gatti mettessimo per iscritto un po' delle nostre attese disilluse, disattese, potremmo già fare una prima enciclopedia. Allora, forse il tipo di messia che Giovanni si aspettava era diverso, ma Gesù dice andate e dite quello che vedete e udite; andate, testimoniate.
    Bellissimo. Sembra quasi il programma di vita della Chiesa Cattolica. Cosa facciamo noi come cristiani? Ho un po' un timore in questo senso, che ognuno pensi che la fede sia come il gelato che è il suo, se lo deve mangiare per conto suo è anche in fretta perché se no si scioglie.
    Ognuno fa della vita di fede il suo ambito, chiuso. Ma sembra che le cose vadano in un modo diverso, tant'è che il cammino... Beh, vorrei riprendere un attimo Isaia, perché questo brano mi formicolano le gambe quando ascolto Isaia 35, perché anch'io avrei voglia sempre di saltare. Quando Isaia scrive riguardo al Signore, che sta vedendo nel popolo gente che è rassegnata, rassegnata, e quindi ha le braccia cadenti e le ginocchia vacillanti, e invece c'è un invito, un grande grido di coraggio, di non temere perché Dio viene, viene a salvarci.
    E l'abbiamo anche ripetuto nel versetto del Salmo, vedete la Parola oggi dà una grande unità, se l'accogliessimo così come ci viene donata, la Chiesa ci porge la Parola, cioè Dio che ci parla come una via, un cammino da percorrere insieme. Quindi non pensate che semplicemente è stata proclamata, chissà che cosa ha detto, ed è finita lì. Se volete prolungare a sentire il gusto di questa parola, un po' come lo champagne, che non è che l'hai sentito e poi basta, persevera il suo gusto, è insistente, continua, te lo porti dentro, te lo porti dietro, per un pezzo lo puoi sentire, e così dovrebbe essere della Parola.
    Allora perché questo coraggio, perché Dio viene a salvarci? Perché se no la nostra vita non lo riconosce e quindi non sa gioire. E questo lo penso tante volte, perché gli attimi, i momenti in cui riconosciamo che il Signore viene a visitarci e a salvarci, quali sono? Quali sono i momenti in cui riconosciamo che è veramente Lui, che è il Signore, il Messia, come era atteso, il Cristo? E da che cosa viene a salvarci? Perché credo che non siano inutili le parole che Gesù dice, andate e dite quello che vedete e udite, e racconta una serie di guarigioni. Ma se noi raccontassimo le nostre guarigioni interiori, quello che realmente ci è successo nella vita, che di tante cose eravamo ciechi e dopo li abbiamo iniziato veramente a vedere, a riconoscere, eravamo sordi alla Sua parola, ma una volta che ha vinto la nostra durezza, la nostra cocciutaggine, e ci ha fatto sentire e riconoscere che proprio Lui, beh, come fai a non diventarne un megafono? Cioè lasciare che questa parola che ti ha attraversato possa uscire anche per gli altri.
    E questo invito a fare, e questo siamo invitati tutti noi a farlo. Ma mi piacerebbe che ci pensassimo un po' più profondamente. Gesù è veramente quel figlio di Dio che si sente così amato che è pronto a fare della sua vita una testimonianza per tutti gli uomini di tutti i tempi perché vivano da figli, perché si riconoscano figli amati e in quanto figlio una vita fraterna verrà di conseguenza.
    Cioè inizierai a guardare gli altri come te figli amati e guardate che lì finiscono le guerre. Quando inizi a vedere che gli altri sono come te, non al posto tuo, come te e come te hanno bisogno di essere salvati anche dall'amore fraterno. Allora forse qui riscopriamo e ritroviamo anche la nostra missione, la missione della Chiesa di ogni tempo, quindi anche del nostro.
    Che cosa stiamo dando alle nuove generazioni? Quale testimonianza d'amore stiamo dando? Perché non possiamo semplicemente solo accusare che questi tempi non vanno bene, che i giovani così, i giovani colà, solo accuse. A me non sembra giusto. Se è vero che abbiamo riconosciuto nell'amore di Dio la via della salvezza, dobbiamo donarla.
    E credo che se i giovani scappano è perché non la vedono, non la sentono, non la riconoscono nei nostri passi, nelle nostre parole, nelle nostre scelte. Non è visibile e quindi non è condivisibile. E la comunione dov'è? Allora facciamoci realmente gioiosi testimoni del fatto che il Signore viene a visitarci, viene a salvarci e che il nostro modo di vivere è pronto a cambiare proprio perché non siamo più soli, ma c'è un amore che ci ha visitato, che ci ha salvato e continua a camminare con noi.
    Quando questo sarà percepibile, credo che ancora una volta lo zoppo salterà come il cervo e griderà di gioia la lingua di quel muto che non aveva niente da dire. E per questo sta muto. E di quel cieco che finalmente riesce a riconoscere la bellezza della vita, la vede, la contempla e ne gioisce.
    E questo diventerà per tutti noi il segno che ancora oggi il Signore viene a salvarci.
    10 min
  • Venerdì 12-12-25 2 Avv Cambiare fa paura, ma restare fermi fa peggio. Basta scuse ripartiamo!
    Siamo davanti a un testo che potremmo lasciare (prendere le distanze) come un po' enigmatico, semplicemente, beh, c'è della gente che non è disposta a mettersi in gioco. Ma proviamo a entrarci dentro un po' più seriamente. Come ogni parola che Dio dice sono parole di vita eterna, che ci riguardano tutti e in tutte le nostre fasi della vita, non solo in un momento.
    Per questo, come reagisco ai modi che Dio tutti i giorni ha per entrare nella mia vita? Posso reagire come quei fanciulli che dicono, abbiamo fatto un canto di gioia e non hai ballato, abbiamo pianto e tu non hai pianto. Ma allora? come si possono far scivolare addosso sia le situazioni, sia le persone, sia Dio e il senso stesso della nostra vita? Perché forse anche oggi sto cercando delle scuse per non lasciarmi sorprendere dal dono della vita o per non convertirmi, pur sapendo che sto facendo male, non voler cambiare. E semplicemente come se fosse una specie di regola o norme da osservare, l'osserverà qualche di un altro, io ho altre cose nella vita, ma questo vorrebbe dire vivere in un modo forse senza la fondamentale responsabilità, quella di accorgersi che la vita non ce la siamo date da soli, è un dono ricevuto e come lo stiamo vivendo e che intelligenza ne abbiamo e quanto siamo pronti a rispondere di questo dono. Certo che cambiare fa paura, cambiare criteri, cambiare sistema di vita, lasciarsi interpellare da quello che sta succedendo, a volte fa paura. Ma non farlo vuol dire lasciare anche fuori lo Spirito Santo. Se non mi lascio interpellare dalla vita, l'azione di Dio che non è una specie di burattinaio, assolutamente, Dio è spirito d'amore, quindi è libero e liberante, però non accoglierlo e questo vuol dire anche non volere entrare in rapporto con Lui.
    Allora, forse ci sono situazioni della vita che ci turbano e ci turbano profondamente e potremmo rimanere così bloccati in queste fatiche da non saper più, o meglio, da non voler più rimettermi in gioco, in ascolto, perché intanto la vita sta andando avanti. Allora, forse ci sono delle domande, anche alla luce del testo che abbiamo ascoltato, che ci riguardano ciascuno profondamente, perché se ci sono delle chiusure, dobbiamo almeno chiamarle per nome, a che cosa mi sto chiudendo? Quali paure mi stanno determinando la vita adesso? Tanto da non ascoltare la vita, non accoglierla e non viverla come dono d'amore, per fare della mia vita un dono d'amore. Credo che questo ci possa aiutare a cogliere realmente non le luci di Natale, quelle commerciali, ma le luci di Natale, quelle esistenziali. Cioè il fatto che il Signore viene come luce nella nostra vita, perché nessuno rimanga nelle tenebre, nell'ombra di morte, rimanga semplicemente nelle tristezze o nelle incomprensioni, aspettando semplicemente che la sorgente chiude il rubinetto e tutto finisca. Se il mio cuore ha delle chiusure, forse questo è un tempo di grazia per dire Signore aiutami a buttare giù i muri, aiutami ad aprire le porte, ad aprire a Te e all'amore con cui possiamo veramente vivere e modificare questo mondo a partire dal dono che Tu ci fai proprio di Te stesso.
    7 min
  • Giovedì 11-12-25 2Avv Ti dicono che non vali: non credergli. Giovanni ha dubitato, ma Gesù l'ha detto “il più grande”. Misure diverse!
    Davanti alla evidente piccolezza, spesso pensiamo di essere perdenti. Allora vorrei considerare un attimo i ribaltamenti di cui oggi si parla. Giovanni, il più grande, tra i nati da donna; il più piccolo però nel Regno dei Cieli, è più grande di lui.
    Quali sono le misure da considerare? Allora partirei proprio dal testo del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, dove l'invito è a non temere vermiciattolo di Giacobbe. Tu che sei una cosa così piccola. Pensate ad un bruchino nella mela. Non temere che tu sei così piccolo, insignificante, anzi considerato qualcosa da eliminare. Perché ai miei occhi sei prezioso. Questo ribaltamento lo consideriamo mai? Perché spesso il guardare e il considerare le cose secondo quello che pensano gli altri, tant'è che ci interessa molto il giudizio degli altri, e sembra quasi che una persona valga per quello che gli altri dicono. Se poi considerate questo nel mondo social oggi, sembra ancora di più quello che si dice di te su Instagram, Facebook, allora sembra che quella sia la verità. Se dicono che sei grande, vali. Se dicono che sei falso, che non vali, tu puoi scomparire. E guardate che è una falsità tale che gioca la pace del cuore. C'è chi non vive più per questo. Allora, lasciamo che il Signore in questo ci prenda veramente per mano, e consideriamo, proprio come dice qui nel profeta Isaia, che quello che sembrerebbe una cosa insignificante diventa invece, ti rendo una trebbia acuminata, trebbierai i monti, stritolerai, ridurrai i colli in pula. Cioè, quello che prima sembrava insignificante è ciò che riduce in polvere il resto. Conta davvero. Ma, per dirlo però con le parole del Vangelo, Giovanni Battista, che appunto Gesù esalta come tra i nati da donna il più grande, lui ha avuto anche dei dubbi. A un certo punto lui si aspettava un Messia forte, di quelli che appunto avrebbe stritolato gli invasori, e invece vede che Gesù, certo fa dei segni, però è mite, ha dei dubbi. Ma Gesù, anziché dire, vabbè, anche questo non ha capito niente, è sempre accogliente, anzi lo indica come un uomo che ha come criterio la verità, anche quella del dubbio, anche dire sì, è uno che non dice falsità, anche se ha dei dubbi dice che ha dei dubbi. Allora, questa schiettezza viene apprezzata e lodata, ma ci ricorda che quando siamo veramente abitanti del regno, non è semplicemente avere delle buone qualità umane, si entra in un'altra dimensione, che è quella propria di Dio, dove la nostra piccolezza è partecipazione alla sua, quindi è una piccolezza che salva.
    La testimonianza umana la più alta arriva fino a un certo punto, ma l'essere testimoni del regno, di un regno che rimane fedele all'amore con cui Dio ama, è un altro livello. Se volete, è quella a cui il Signore ci sta invitando ad entrare adesso. Giovanni è un po' come la soglia, arriva fin lì e dice è Lui, e lì si ferma.
    Adesso noi possiamo continuare a dire è Lui, perché so che Lui è il Figlio amato, il Figlio mandato a salvare il mondo. E vedete questa professione di fede, che Giovanni si è fermato a dire è l'Agnello di Dio, ma poi ha avuto i suoi momenti di turbamento anche, di prigionia fino alla morte. Bene, adesso sta a noi continuare, se lo vogliamo, con quell'umiltà e quella mitezza e quella verità che però non si fermano, ma diventano testimonianza di vita e di verità. Non soltanto in un certo rigore profetico come quello di Giovanni, ma anche nella semplicità della vita quotidiana, dove il lasciarci amare e salvare ci fa diventare anche mediatori di questo, proprio vivendo il Vangelo con amore e con accoglienza e perdono. E la nostra testimonianza quotidiana, anche se sembra diversa da quella di Giovanni, invece è una giusta conseguenza, è proprio prendere il Vangelo e viverlo.
    7 min
  • Mercoledì 10-12-25 2Av La fede non inizia da ciò che fai, ma da ciò che ricevi: un amore che ti dice “venite a me”.
    Cosa possiamo fare per metterci realmente in ascolto di questo brano del Vangelo, che si presenta veramente come una consolazione. Non dice andatevene, ma venite a me. Non è che mi state rompendo l'anima. Non siete un peso morto. Siete preziosi. Venite a me. Però, c'è un però. Fate esperienza dell'amore che io ho per voi. E questo è veramente il passaggio che cambia decisamente dal vivere una religione fatta di regole, di osservanze, di precetti, di norme, al vivere la relazione che dà significato a tutto quello che pensi, dici e fai.
    È qui che cambia proprio la percezione del gioco. Dicevo all'inizio il giogo per Israele è il segno della legge che Dio ha dato, come per dire il giogo lo portiamo insieme. Ma se uno pensasse in cuor suo, io ho capito, riconosco che c'è Dio, osservo tutte le sue regole, faccio tutto quello che devo fare, ma non riuscisse a percepire che quelle parole, cioè quel legame che Dio vuole stabilire con te e farti conoscere quanto sei prezioso per Lui, allora senti che realmente il giogo diventa leggero, tanto che capisci che il cuore della legge, quindi di questo giogo che porti, è proprio mettere in pratica l'amore con cui sei amato.
    Se uno capisce tutto quello che c'è nella Bibbia ma non ha capito questo, non ha capito niente. Ma niente di niente. Finché non siamo disposti a entrare in questa sintonia con Dio, stiamo facendo delle cose che non hanno senso.
    Allora, il gioco vuol dire l'amore con cui io amo, tu sei pronto a condividerlo. E sappiamo dove è arrivato l'amore di Dio per noi. Sulla croce, sì, sulla croce.
    Che vuol dire? Nel fatto che è stato rifiutato, eliminato dalla nostra vita. Ha accettato questo, lo accetta di essere messo fuori. Ma non smette di amare.
    Per questo cerchiamo di fare conoscenza non soltanto intellettuale, ma anche esistenziale di questo amore che ci perdona, così da essere anche noi segno di quell'amore in tutto ciò che faremo. Credo che questo darà una grande gioia e consolazione non soltanto al nostro cuore, ma al cuore stesso di Dio.
    4 min
  • Martedì 9-12-25 2Av Dove tu dici “non c’è più niente da fare”, Dio dice “qui ricomincio”. La consolazione arriva dove finalmente siamo veri
    La consolazione a cui Isaia invita oggi, consolate il mio popolo, una consolazione che sembra andare a toccare la parte più scoraggiata, quella che ormai si è rassegnata del cuore dell'uomo. E se il tempo di avvento ha questa caratteristica di preparazione perché il Signore viene, abbiamo però bisogno di riscoprire in che senso viene, perché detta chiaramente, il Signore non ha mai smesso di venire. Mai. 
    Ma non sempre noi siamo disponibili a coglierlo. E a questa attenzione si capisce che possiamo porre una disponibilità diversa, tanto che il grido di cui il profeta parla, un grido nel deserto, è qualcosa che stiamo già approfondendo, forse da tanti anni, pensando anche Giovanni Battista, questa domenica, la domenica prossima, questo gridare, ma che tipo di grido è? Perché non è detto che una cosa che noi non vogliamo ascoltare, anche se uno ce la urla davanti alla faccia, cambi qualcosa. Anzi, a volte è un motivo maggiore per dire spostati, non mi interessa.
    Ma il grido, cioè l'urgenza che il nostro cuore sente di verità e di vita, ha a che fare forse con un testo che non credo che sia di consolazione immediatamente, non mi sembra molto di consolazione, ma piuttosto di dichiarazione di quello che Dio fa normalmente. Cioè che anche gli ambiti della tua vita, quelli che tu hai detto “qui è andata, qui non viene fuori più niente di buono”, sono quelli che il Signore viene a visitare con una nuova speranza, a dirti ma io vengo lì, a dirti non ti lascio da solo, ti sei perso e io ti vengo a cercare, qualunque cosa accada. Allora, questo ha a che fare più che con la consolazione del nostro cuore, che non vuole essere consolato, certe volte vogliamo rimanere induriti nella nostra tristezza, ma ci sta dicendo che Dio ha un'intenzione non soltanto dichiarata, ma del tutto spropositata di visitare l'umanità, perché l'umanità è tutta persa e tutta ha bisogno di essere ritrovata e quelli che si pensano più a posto degli altri ne hanno bisogno un po' di più, perché non considerano la fedeltà di Dio a tutti gli uomini, ne fanno dei motivi di diversità.
    Allora, oggi chiediamo al Signore il coraggio di vedere come Lui ci viene a visitare, in quale ambito della mia vita, che forse non mi ero neanche accorto che si era perso, perché preferisco l'attenzione sulle 99 che non si sono perse che su quell'unica che si è persa, ma forse proprio lì il Signore mi sta visitando per farmi comprendere come tutta la mia persona, come tutta la persona dell'altro, anche quello che non mi piace, è chiamata ad una pienezza di vita e di comunione con Lui.
    5 min
  • lunedì 8-12-25 Maria è immacolata perché amata in anticipo. Anche noi siamo amati prima di fare qualsiasi cosa. Il resto è risposta libera.
    Quali sono le motivazioni, i meriti per cui Maria è immacolata? Come se l'è guadagnato insomma? Che ha fatto per essere immacolata? È una domanda sleale questa, non abbiamo studiato teologia, però avete ascoltato la preghiera che ho fatto della colletta all'inizio? Non so se ve la rammento io perché capisco che ci vuole un attimo per entrare. Ascoltate un attimo, dice così quell'orazione che ho fatto prima delle letture. Padre, che nella immacolata concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo figlio in previsione della morte di lui, l'hai preservata da ogni macchia di peccato. Concedi a noi per sua intercessione di venire incontro a te in santità e purezza di spirito. Quindi hai preparato una degna dimora per il tuo figlio e in previsione della morte di lui l'hai preservata da ogni macchia di peccato. Che significa? Che lei non ha fatto niente.
    Per nascere immacolata non ha fatto nulla. È immacolata, pensate, di solito io lo penso per le tasse, che c'è la retroattività di certe tasse. Lei è diventata immacolata per i meriti di suo figlio che ha dato la sua vita per la salvezza del mondo, è morto sulla croce.
    Quindi è proprio il mistero della morte e risurrezione di Cristo il motivo per cui lei è immacolata. Questa è teologia tosta. Casomai qualcuno pensa che abbia fumato delle cose strane oggi, vado subito nella concretezza però.
    Perché? A noi nel battesimo che cosa è successo? … sempre più difficile? Mi sembra che Paolo ce l'abbia detto anche nella seconda lettura che abbiamo ascoltato: In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità. Allora, vorrei dirvi alcune cose che proprio mi premono. Perché oggi sento dire anche dalle famiglie che chiedono il battesimo per i bambini. Cosa concretissima, anche stamattina ho fatto un battesimo. Dicono, beh sì, noi chiediamo il battesimo, ma poi sceglierà lui, lei. Quando sarà grande sceglierà lui, lei. E te credo che sceglierà lui, lei. Ma intanto? Alcuni non danno il battesimo ai figli perché dicono, ma come faccio a scegliere io? Poi sceglierà quando è grande. Prova a dire la stessa cosa del mangiare, del vestirsi, delle medicine. Ma non la fai diventare grande così. E attenzione, perché anche la scelta del battesimo non è semplicemente, gli dia una spruzzatina d'acqua che siamo già a posto. Come chiedono certe volte anche con la benedizione della casa, una spruzzatina anche qua, un po' là. Attenzione, non è una magia. È chiedere al Signore che attraverso quel segno, quel rito, accada qualcosa che solo nella fede si può capire, quindi cerchiamo di viverla con fede. Ma siccome il Signore sa che abbiamo bisogno anche di cose concrete, non so, vi siete accorti, nel Vangelo a Maria l'angelo gli racconta anche quello che è successo a Elisabetta. Cioè, le dà la concretezza, fa un esempio. Guarda che lo Spirito Santo fa così. Cioè, noi dovremmo avere una faccia tiratissima, perché dovremmo ridere tantissimo dalla mattina alla sera, vedendo le meraviglie che il Signore fa. E invece noi siamo sempre più contorti, accartocciati come le foglie lì fuori. Perché? Perché concentriamo l'attenzione sulle cose che non vanno. Ma non semplicemente che non vanno, non vanno come vorremmo che andassero. Attenzione, noi ci lamentiamo che le cose non vanno come vorremmo noi. E chi l'ha stabilito che deve andare come dici tu. E perché dovrebbe andare così? Per carità, non dico che dobbiamo fare la preghiera di Miss Mondo, che finiscano tutte le guerre, che non ci sia più la fame del mondo. Sì, va bene. E tu che stai facendo per questo? Allora, sono arrivato a dirvi questo perché non basta dire, vabbè diamo il battesimo poi basta, non basta neanche dire quando è grande decide. Si tratta di dare e di contribuire.
    Ma questo lo sapete benissimo. Chi ha dei figli sa non soltanto quanto gli costano quando vengono al mondo, ma quanto gli costano per camminare con loro. Perché il vivere di fianco a dei figli che crescono significa partecipare tutti i giorni un po' alla loro vita, ma sicuramente alla tua morte. Perché i figli ti fanno morire. Ti fanno morire ai tuoi tempi, alle tue preferenze, al tuo orgoglio, a tutto. Ti fanno sempre morire. È quello che stiamo facendo noi con Gesù Cristo. L'abbiamo fatto morire sulla croce, ma mica una volta soltanto. E lui cosa fa? Continua ad amarci.
    Cioè, secondo me è di questo che non siamo consapevoli, perché se fossimo consapevoli saremmo innamoratissimi, appassionati di questo amore con cui continuamente ci viene a dire beh, ti stai lamentando di quello, ma va là, dai, andiamo, alzati, sorgi. Perché, e questo è il mistero, le cose cambiano quando iniziamo a scegliere personalmente e a dire il nostro sì personale. Da bambini appena battezzati non lo potevamo dire.
    Ma se c'è qualcuno che non soltanto mi ha detto: vabbè facciamo il battesimo, ma vive quell'amore, certo passerà qualche momento di contrasto, perché il dover contraddire i genitori sembra che sia una necessità psicologica, ma mi sembra che anche i nostri amici Adamo ed Eva, insomma, hanno fatto la loro parte, no? Anche questo è un bel esempio. A che parole si sono messi a credere? È quello che ci potremmo dire tra di noi o ai nostri figli. Ma chi ti ha detto questa roba qui? Non l'ho mica detto io. Ma ti sei messo in questi macelli, ma perché? Adamo, dove sei? Io da bambino dicevo, tutti quanti se la pendono con Eva, non so se avete presente certe strofe che si sentono in giro, tutti con Eva. E con Adamo nessuno? E Adamo ed Eva semplicemente si sono lasciati ingannare come noi, forse tutti i giorni, forse più volte al giorno.
    Ma ci fa piacere questo? A me no, sinceramente, no, non mi fa piacere. E non mi fa piacere neanche nascondermi. Mi sono nascosto perché sono nudo. Chi ti ha detto questo? È venuto fuori, ormai è fatta. Allora, come facciamo a cambiare questa cosa? Ormai la frittata è fatta. Attenzione, il nostro battesimo è una chiara dichiarazione da parte di Dio che ci fa parte della sua vita. Siamo Suoi figli attraverso il battesimo, addirittura membra del suo corpo. Cioè, qualcosa di inimmaginabile. Allora, visto che però abbiamo anche un bel esempio, oltre agli esempi negativi, abbiamo il bel esempio di Maria che fa delle domande intelligenti, curiose, ma non per mettere in dubbio ciò che le viene detto, ma per dire un sì che parta da una chiarezza interiore, da un poter veramente rispondere di quello che le viene chiesto.
    Allora, il suo credere al Signore e il nostro credere al Signore può veramente cambiarci l'esistenza, non solo nostra individuale, non solo di qualcuno che ci gira intorno, ma addirittura, e questo lo stiamo facendo anche oggi per Maria, può cambiare le sorti del mondo. Però non è una cosa che possiamo controllare. Non è che Maria ha detto, aspetta, prima fammi vedere come fa, poi decido.
    Perché noi vorremmo fare così oggi la tua difesa. Sì, sì, ti credo, però prima mi dai queste garanzie, fai così, fai quell'altro. Allora dimmi di no, ciao.
    Attenzione quindi, ci invita ad entrare nella sua gioia, addirittura, lo dico soprattutto per chi ha superato una certa età, a trovare fecondità con Lui. Questo credo che sia una delle scoperte più belle che possiamo fare nella vita. Credere al Signore e a quello che sta facendo ci rende fecondi con Lui.
    Questo è il mistero della comunione. Maria semplicemente dice sì. Come forse in tanti momenti della nostra vita dobbiamo scegliere a chi dire sì.
    Ma dire di sì al Signore vuol dire che Lui viene nella mia vita e io posso generare Gesù in questo mondo attraverso quell'atto di fede. Per questo dico non conta l'età, non conta la fertilità, conta la fecondità. Siamo fecondi a questa parola? Beh, oggi ce la possiamo giocare.
    È il mistero della comunione. Anche oggi il Signore viene nella Sua parola, viene nell'Eucaristia e si propone a ciascuno di noi la libertà di dire eccomi.
    14 min
  • Domenica 07-12-25 2Av - Il Regno dei Cieli è vicino, ma non evidente. Lo riconosce chi cambia qualcosa, non fuori, ma dentro di sé.
    La seconda tappa di Avvento è una tappa che scuote perché Giovanni Battista che è il personaggio un po' centrale in questo brano che abbiamo ascoltato è una persona di quelle difficili, ma non difficili nel senso che dice cose difficili, difficili nel senso che non possiamo addomesticarle, ma non perché sia randagio, perché è libero, cioè ha aderito con tutta la sua vita a quello che il Signore gli ha fatto capire e su questo sento che c'è un dolore esistenziale che dobbiamo smaltire subito, cioè aver ormai depotenziato la forza del Vangelo riducendola un po' ad un bel raccontino. Ce la stiamo raccontando, siamo cristiani? Eh beh certo siamo nati in Italia, come se fosse semplicemente il colore della pelle, l'aria che respiriamo, la cultura culinaria -e su quella siamo un po' più forti rispetto a Giovanni Battista- cioè abbiamo addomesticato il messaggio evangelico riducendolo a che cosa? Guardate che Gesù stesso lo dice in un brano del Vangelo: è venuto Giovanni Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite è un indemoniato! È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve e dite è un mangione, un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli. (Lc 7,33-35) Che sta a significare questo? Che possiamo trovare delle scuse pur di non mettere la nostra vita davanti al Vangelo.
    Ma qual è il Vangelo? Perché comincia un po' così, l'invito del Vangelo di oggi, Giovanni predicava nel deserto della Giudea, che forse può essere simile al deserto del nostro cuore in tanti momenti: convertitevi perché, occhio perché qua c'è una buona notizia, il Regno dei Cieli è vicino, siccome è vicino, se ti converti lo vedi e lo riconosci, se non ti converti non ti rendi conto che il Regno dei Celi è vicino. Ma che cos’è sto Regno dei Cieli? C'è qualcuno in grado di darmi una definizione sintetica del regno dei Cieli, così giusto per, ma che cos'è? Dopo lo dice che cos'è, ma per voler essere sintetici è accorgersi dell'amore con cui Dio ama, che si fa così vicino che tu lo puoi accogliere e vivere. Se non viviamo il regno di Dio adesso, sapete come viviamo? Male, male e si vede un pochettino anche dalle nostre facce, dovremmo essere contenti come delle Pasque invece siamo tutti quanti un po' un po' rattristati, un po' scontenti, c'è sempre qualcosa che manca, perché manca l'essenziale.
    Cerco di spiegarmi, è stato detto profeticamente nel profeta Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura che dal ceppo di Iesse è nato un virgulto. E' bello che la tradizione prende questo brano non soltanto per dirci i doni dello Spirito, spirito di sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore del Signore, i sette doni dello Spirito Santo, ma dice che questo germoglio spunta da un tronco che sembrava ormai andato, il tronco di Iesse, cos'è il tronco di Iesse? Iesse è il padre di Davide, quindi è una profezia di come dalla stirpe di Davide sta nascendo qualche cosa di nuovo. E perché è così importante? Perché anziché giudicare secondo le apparenze, che è quello che facciamo sempre, dice che viene a portare un nuovo giudizio, tanto che la giustizia che lui porta ci farà cambiare, ecco, la conversione profondamente, per cui il lupo dimorerà insieme all'agnello.
    Qualcuno vuole fare l'agnello? Vi fidate? Ma sta parlando di casa nostra, sapete? Perché il lupo e l'agnello spesso sono in casa, vivono insieme e non vivono in pace, questo è il motivo per cui molta gente ha scelto di stare da soli, perché dice meglio da solo che con il lupo, poi forse non si accorge che il lupo è lui o lei. Allora, vi faccio vedere come in questo piccolo brano vengono presentati una serie di animali che per istinto non stanno mai insieme, perché se stanno insieme uno sbrana l'altro, e invece qui viene specificato insieme, insieme, insieme, ma come facciamo a stare insieme? Nella preghiera diciamo: Signore guarda come siamo messi, non sappiamo stare insieme. La risposta in Cristo però ce l'ha data: Accogliete il Regno dei Cieli che si è fatto vicino, accogliete lo Spirito Santo, voi che siete stati battezzati nello Spirito Santo e nel fuoco, traduco: l'amore che c'è tra il Padre e il Figlio, che è un fuoco che accende, riscalda, illumina, trasforma, brucia quello che non serve e rimane l'essenziale, l'oro è purificato nel fuoco. Bene, quello puoi averlo dentro di te, che vada a consumare ciò che ti preclude di accogliere l'altro come il Signore lo accoglie. Chiaramente sto parlando degli altri e non di voi, né di me, assolutamente. Parliamo sempre degli altri perché è più facile. Se lo vediamo negli altri chiediamo un aiuto a quegli altri che magari ci aiutano a vederlo anche noi, perché forse riguarda anche casa nostra. Sì, perché l'insieme di cui parla è veramente frutto dello Spirito Santo, frutto di una conversione in cui non sono più io il centro del mondo, almeno non più io da solo, ma io con te. Questo sarà il nome di Dio, l'Emmanuele, il Dio-con-noi. Allora, visto che rischiamo di passare tutta la parte attiva della nostra vita rincorrendo un qualche tipo di successo, soldi, riconoscimento, tutta la vita attiva quando abbiamo delle energie, poi andiamo in pensione e uno dice adesso mi sfruttano gli altri perché hanno bisogno loro, uno rischia di non accorgersi mai del dono immenso che ha avuto tutta la vita ma l'ha lasciato da parte, perché aveva delle cose urgenti e necessarie, fondamentali, che dopo un attimo ti guardi e dici ma erano veramente fondamentali? Oppure?
    Allora, Giovanni Battista, grazie di essere passato di qui oggi a dirci qualcosa. Dacci una mano, non a vestirci come te, grazie, quello lo lasciamo a te, almeno fuori, ma a rivestirci dentro di quella parola che fa unità e verità, che riesce a tenere insieme gli opposti perché non sono più opposti ma sono fratelli e camminano nella diversità ma sempre nell'unità. Giovanni Battista, hai annunciato la conversione ma io non vedo dove girarmi, aiutami ad ascoltare come ascolti tu, così da non mettere me stesso al centro, aiutami a sentire che non è Dio che mette la scure sulle radici per abbattere, ma è il mio egoismo, è il mio orgoglio, ma tutto viene trasformato nel momento in cui metto da parte l'esteriorità e scelgo l'essenziale, come hai fatto tu, perché il Signore non soltanto parli nel deserto del mio cuore ma ci riunisca in qualunque deserto rendendolo un paradiso, luogo di comunione con Dio e tra di noi.
    11 min
  • Venerdì 5-12-25 1 Av - A volte gridiamo nel buio perché non sentiamo nulla. Ma quel grido è già fede che chiede luce.
    La forza della parola oggi può essere ciò che fa la differenza, perché abbiamo bisogno di una diversa prospettiva, nessuno vuole accompagnare qualcuno che avanza per i piedi (bara). Noi vogliamo essere parte della vita. Allora, forse questo brano del Vangelo può servire innanzitutto a noi, perché partiamo da una condizione evidente di cecità, come questi due ciechi.
    Se volete, anche noi in questo momento stiamo facendo la stessa cosa, stiamo gridando, e la liturgia diventa come l'altoparlante al grido dell'umanità che sente il dolore e la fatica della vita che sembra non avere prospettiva, che sembra non avere il domani, soprattutto quando è una vita ancora giovane. Questo ci dà ancora più la percezione della fatica. Allora, noi come questi due cechi continuiamo a non vedere e quindi gridiamo semplicemente dalla fede, abbi pietà di noi, figlio di Davide, tu che sei il Messia, il promesso, colui che ci riscatta.
    E come Gesù entra in casa, entrano anche loro, come noi siamo entrati in chiesa, questa è un po' la casa in cui il Signore viene, per questo ci possiamo avvicinare ancora di più a Lui. Però qui c'è la domanda forse cruciale: credete che io possa fare questo? Crediamo che il Signore ci può far vedere che la vita ha senso sempre, anche dove sembra fermarsi, anche davanti al mistero del dolore. E qui c'è un sì, sì Signore.
    Questo a me verrebbe da dire, lo riusciremo a dire (pienamente) soltanto alla fine, in questo momento è faticoso dirlo. Dire sì Signore ha senso, vuol dire già aver visto qualche cosa oltre, ma se non lo vediamo ecco perché è un grido della fede. La fede non è credere che alla fine qualche cosa possa fare, è credere che è il Signore della vita, che non siamo nati per caso e non finiamo nel nulla.
    E quindi è per l'oggi il cammino di fede, perché quando come Anna saremo davanti a Dio non ci sarà più bisogno della fede, perché lì vedremo, faccia a faccia. E qui c'è quindi un rimando a quello che ciascuno di noi può scegliere di fare adesso, avvenga per voi secondo la vostra fede. Fai le tue scelte, sapendo che le tue scelte avranno le conseguenze.
    La scelta della fede ha una conseguenza, è il vivere nella stessa prospettiva in cui lui vede, noi ciechi ma lui vede. Quindi cosa faccio? Sto con te. Noi in questo momento stiamo con Gesù ma anche con Anna.
    Stiamo con la vita. Ed è questo che oggi urge alla nostra vita, sentire che l'ulteriorità non è semplicemente un'esigenza perché a un certo punto finiscono le cose, finisce la vita. No, l'ulteriorità diventa la conseguenza di quello che stiamo scegliendo adesso.
    E come dire, il violino che suona lei adesso suonerà magnificamente. Perché? Perché ha scelto di fare della sua vita un capolavoro. Ha scelto di essere dono attraverso quello che ha capito e ha sentito.
    Chiediamo questo anche per la scelta di fede che ciascuno di noi può fare in questo momento, a partire dalla nostra cecità, riuscire a mettere in gioco ciò che siamo, anche nella fatica ma sempre nella prospettiva di vivere pienamente il dono ricevuto. È difficile dire questo finché si è al buio, ma è ancora più difficile non farlo, perché il buio non ha senso se non come attesa della luce e la vita non ha senso come morte, ma solo come prospettiva di pienezza di vita. E in questo mistero di oggi chiediamo al Signore di accogliere pienamente nella luce Anna e di aiutarci a camminare con luce nuova oggi, da oggi, per il resto dei nostri giorni.
    7 min
  • Giovedì 4-12-25 1 Av - A volte preghiamo tanto ma cambiamo poco. Forse perché manca l’essenziale: fare con… la comunione con Lui.
    Oggi vorrei fissare un attimo l'attenzione su questo testo del Vangelo così importante. Si capisce che oggi si parla di edificazione, la città forte anche di Isaia nella prima lettura, ma la nostra fede su che cosa è fondata? Perché non basta dire Signore, Signore tante volte durante il giorno, a volte forse possiamo anche fare preghiere che sono lunghe ripetizioni di parole e di riti, ma manca qualcosa di essenziale, almeno per entrare nel Regno, secondo le parole di Gesù. E cioè il passaggio credo sia quello di sentire nel cuore la comunione con Lui, comunione che diventa fare quelle parole che ci dice, cioè fare la volontà del Padre.
    Perché chi ascolta Gesù, non chi sente Gesù, ma chi ascolta Gesù ascolta quella comunione che Lui vive con il Padre. Ascolta la motivazione per cui essere figlio, quindi fratello, diventa il vero argomento su cui fondare la propria vita. E questo riguarderà tutto, soprattutto le nostre relazioni.
    Quindi se tutto fa perno sull'amore con cui siamo amati e l'invito è ad amare così, uno può fare anche tantissime preghiere, ma se non c'è amore, se non c'è desiderio di comunione, di perdono, quella stessa che Dio ha per te, se non c'è quindi una disponibilità ad essere in sintonia con Lui, che cosa sono le preghiere? Cercare di convincere Dio a fare la nostra volontà, ci custodisca il Signore in questo perché non soltanto non rimanga frustrata ogni nostra intenzione del cuore, ma soprattutto perché la nostra vita possa trovare sintonia con quel Regno che in Gesù il Padre ci ha fatto conoscere.
    4 min
  • Mercoledì 3-12-25 1 Av Ciò che non offri non cambia. Ciò che consegni a Dio, lì trovi Lui che viene con te.
    Com'è successo che tanta gente segua Gesù, non soltanto in quel tempo, ma anche oggi? perché tanta gente sceglie di seguire Gesù? per quello che hanno sentito, per quello che hanno visto. Molta gente ha fatto esperienza di Lui, che guarisce, guarisce il corpo, guarisce l'anima. Sembra che Gesù viva la sua missione di far conoscere Dio, e man mano che fa conoscere Dio, questo ci guarisce.
    Perché Dio si prende cura, ma come fa a farci capire che questo non si esaurisce in una volta sola? Perché quanti erano guariti, potevano semplicemente dire grazie e arrivederci. Lui si prende cura di noi sempre, continua a prendersi cura, tant'è che c'è questo segno del pane, un pane per tanta gente. Quanti pani avete? Sette pani e pochi pesciolini.
    Ma per farci fare esperienza che è Lui che è il Pane, che sfama davvero e ne avanza, ecco l'Eucaristia. Ecco perché celebrare la Messa, la Chiesa la vive come una missione continua, perché Lui sia presente in mezzo a noi, dentro la nostra vita, dentro la nostra storia, nelle nostre ferite, e ci guarisca. Lui si prende cura anche oggi e noi siamo chiamati a fare esperienza di questa guarigione, perché Lui continua a venire per l'umanità, per incontrarci, perché la nostra speranza sia viva, viva di Lui e viva con Lui.
    Oggi nella nostra vita dov'era il Signore? Riuscite a guardare nelle pieghe di questa giornata e a riconoscerlo? Allora per fare questo Lui dice mangia me, nutriti di me, per questo Lui spezza il pane, lo spezza per tutti e lo continua a spezzare sempre. Oggi potremmo venire qui e dire sì ma oggi Signore proprio non ho niente da darti, niente da offrirti, niente da condividere. Allora quel quanti pani avete? Non è finita lì la domanda, continua anche oggi, perché sono sicuro che ciascuno di noi ha qualche cosa da offrire.
    A volte abbiamo da offrire forse qualche delusione che noi abbiamo deciso di tenerci dentro un po' arrabbiati e ce la vogliamo tenere lì e Lui dice beh offrimela, porta quella. Allora può sembrare poco, non soltanto quello che hai ma forse anche quello che sei ti può sembrare poco. Oggi dice portalo, dammelo, offrilo perché solo ciò che offri è trasformato, quello che non dai non si trasforma, non diventa quella novità di vita di cui tu hai bisogno.
    Per questo quando vede quella folla che da tre giorni lo segue e non ha niente è Lui che si ferma e chiede, è Lui che chiede. Allora credo che ciascuno di noi anche oggi abbia qualcosa da offrirgli, da dare a Lui perché al resto ci pensa Lui.
    6 min

About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

From the publisher's feed

La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

Cover art…