Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Mercoledì 3-12-25 1 Av Ciò che non offri non cambia. Ciò che consegni a Dio, lì trovi Lui che viene con te.
    Com'è successo che tanta gente segua Gesù, non soltanto in quel tempo, ma anche oggi? perché tanta gente sceglie di seguire Gesù? per quello che hanno sentito, per quello che hanno visto. Molta gente ha fatto esperienza di Lui, che guarisce, guarisce il corpo, guarisce l'anima. Sembra che Gesù viva la sua missione di far conoscere Dio, e man mano che fa conoscere Dio, questo ci guarisce.
    Perché Dio si prende cura, ma come fa a farci capire che questo non si esaurisce in una volta sola? Perché quanti erano guariti, potevano semplicemente dire grazie e arrivederci. Lui si prende cura di noi sempre, continua a prendersi cura, tant'è che c'è questo segno del pane, un pane per tanta gente. Quanti pani avete? Sette pani e pochi pesciolini.
    Ma per farci fare esperienza che è Lui che è il Pane, che sfama davvero e ne avanza, ecco l'Eucaristia. Ecco perché celebrare la Messa, la Chiesa la vive come una missione continua, perché Lui sia presente in mezzo a noi, dentro la nostra vita, dentro la nostra storia, nelle nostre ferite, e ci guarisca. Lui si prende cura anche oggi e noi siamo chiamati a fare esperienza di questa guarigione, perché Lui continua a venire per l'umanità, per incontrarci, perché la nostra speranza sia viva, viva di Lui e viva con Lui.
    Oggi nella nostra vita dov'era il Signore? Riuscite a guardare nelle pieghe di questa giornata e a riconoscerlo? Allora per fare questo Lui dice mangia me, nutriti di me, per questo Lui spezza il pane, lo spezza per tutti e lo continua a spezzare sempre. Oggi potremmo venire qui e dire sì ma oggi Signore proprio non ho niente da darti, niente da offrirti, niente da condividere. Allora quel quanti pani avete? Non è finita lì la domanda, continua anche oggi, perché sono sicuro che ciascuno di noi ha qualche cosa da offrire.
    A volte abbiamo da offrire forse qualche delusione che noi abbiamo deciso di tenerci dentro un po' arrabbiati e ce la vogliamo tenere lì e Lui dice beh offrimela, porta quella. Allora può sembrare poco, non soltanto quello che hai ma forse anche quello che sei ti può sembrare poco. Oggi dice portalo, dammelo, offrilo perché solo ciò che offri è trasformato, quello che non dai non si trasforma, non diventa quella novità di vita di cui tu hai bisogno.
    Per questo quando vede quella folla che da tre giorni lo segue e non ha niente è Lui che si ferma e chiede, è Lui che chiede. Allora credo che ciascuno di noi anche oggi abbia qualcosa da offrirgli, da dare a Lui perché al resto ci pensa Lui.
    6 min
  • 2-12-25 - Martedì 1 Av Dio viene nella nostra piccolezza per abitarla con noi. Non è una privazione: è comunione.
    L'esultanza nello Spirito Santo. Ci potremmo chiedere, ma come si fa? Vorrei esultare nello Spirito Santo, come devo fare? Gesù esulta nello Spirito e sembra che derivi da una relazione nella quale lui introduce, però… c'è un però, c'è un'azione dello Spirito che Gesù riconosce, cioè qualcosa che sta accadendo e lui se ne rallegra. Questo mi piacerebbe proprio vederlo dappertutto, girarmi e vedere che così sta succedendo dappertutto, cioè accorgersi che l'amore con cui Dio ama è accolto e anche le situazioni a volte faticose, a volte no, ma qualunque esse siano, nel momento in cui ti accorgi che puoi viverle davanti a Dio, beh, quello è il momento in cui anche la tua piccolezza non soltanto non è un problema, ma addirittura è una via preferenziale.
    Ripeto, la piccolezza non soltanto non è un problema, ma è una via preferenziale. Perché? Gesù poteva soltanto soffermarsi su questo aspetto della piccolezza, invece specifica una cosa prima, perché hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Perché sottolinea questo aspetto le hai tenute nascoste ai sapienti e ai dotti? Perché normalmente chi si ritiene sapiente e dotto dice io, io, io. Chi si ritiene piccolo dice: chi, io? Allora, questa strana sottolineatura che vi sto facendo la potete ritrovare in tantissime situazioni dove chi fa riferimento a sé non si accorge, anzi facilmente si arrabbia anche di come vanno le cose. Chi invece non si ritiene né sapiente né dotto ma cerca, attende, spera, chiede e la sua piccolezza diventa una via preferenziale attraverso la quale riconoscere la provvidenza. Cioè che Dio è padre e provvede. Nessuno conosce chi è il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il figlio vorrà rivelarlo. Cioè questa relazione nella quale addirittura noi entriamo è un dono che ci viene partecipato. Gesù ne vede le condizioni ed esulta.
    E qui sarebbe la prima domanda. Riesco ad esultare del vedere le condizioni in cui altri, non io, altri stanno partecipando al bene che Dio dispiega nel mondo lo srotola nella storia? Io so rallegrarmi di questo o tra le due sono sospettoso, invidioso permaloso prendo per male ciò che male non è? Ecco dove sta l'errore, no? Allora, oggi è un'occasione per riscoprire come la piccolezza è veramente un vantaggio e non è una perdita se non di quello che ci fa bene perdere.
    Nella piccolezza si possono fare tanti tipi di scoperte ma io oggi ne vorrei sottolineare una che il Signore viene. Avere attenzione al fatto che il Signore nella nostra piccolezza viene interviene da Signore che non vuol dire che ti toglie dalla piccolezza ma che ti fa stare insieme a Lui nella piccolezza e non senti che sarà una privazione ma sarà una comunione. In questo senso vi invito a riguardare il testo della prima lettura non soltanto per vedere queste contrapposizioni che ci sono ma per vedere che i contrapposti stanno insieme insieme non l'uno contro l'altro non l'uno sopra l’altro, ma insieme. Quando ti accorgerai di questo anche la piccolezza sentirai che può stare insieme in qualunque situazione perché? Perché il Signore che è l'Altissimo sta insieme a te nella piccolezza cioè per Lui è preziosa se faremo questa scoperta forse avremo meno desideri di innalzarci ma piuttosto di sentire come in quelle condizioni in cui ci sentiamo piccoli fragili, incapaci bene, il Signore viene in nostro soccorso.
    8 min
  • Lunedì 1-12-25 1 Avv “Verrò e lo guarirò.” Avvento è smettere di dire “sto bene così” e lasciarlo entrare proprio dove fa male.
    È il primo giorno feriale di questo tempo di avvento e inizia sempre con questo testo del Vangelo. Avvento, ci stiamo preparando al fatto che il Signore viene. Queste parole, chi le sta attendendo? Di solito chi è nel bisogno, attende un aiuto chi è nel bisogno.
    Chi pensa di essere già a posto se ne guarda bene. Ma chi ha bisogno troverà un Signore che viene e quando viene è anche disponibile. Dice verrò e lo guarirò il tuo servo, quello che tu ami, non è semplicemente uno che ti serve, è qualcuno che fa parte di te. È come se dicesse io verrò e ti guarirò, te, riguarda te. Perché riguarda la tua casa, la tua intimità, riguarda la tua storia, riguarda il tuo star bene. Allora, pensate, è così importante questo brano che è entrato nella liturgia e dovunque viene citato.
    Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. Signore, non sono degno di partecipare alla tua Mensa, ma di soltanto una parola e io sarò salvato, e il mio servo sarà guarito.
    Questo ci dovrebbe interessare. È come se qui stessimo toccando con mano un punto fondamentale, qualcosa da cui non possiamo prescindere. Il Signore viene, anche oggi viene.
    E noi ne possiamo fare esperienza attraverso un atto di fede che ci tocca in ciò che ci interessa davvero. Ma dove vogliamo che venga adesso, nella nostra vita, nella nostra storia, dove sono quelle ferite, quelle necessità in cui invochiamo la sua presenza e lo invochiamo come Signore? Non entro, ma questo appunto è uno straniero e lo chiama Signore. Vabbè, forse anche tutta la nostra abitudine non se ne rende conto di questo.
    Anche l'abitudine nella preghiera, possiamo dire a ripetizione delle parole fondamentali, ma senza che attraversino quelle ferite, quegli spazi che hanno bisogno di quella misericordia, di essere guariti, risanati. Possono passare direttamente dal ricordo alla bocca senza attraversare le ferite. Allora proviamo anche noi a lasciare che ci sia un passaggio ulteriore.
    Credo che c'è una fede potente e guardate che tante persone che anche oggi credono veramente nella grazia del Signore, non fanno la comunione perché la loro condizione di vita in questo momento presenta delle contraddizioni, ma in questo momento si uniscono con una intensità perché sanno che non vanno a ricevere l'Eucarestia nella Messa, però sanno che la Chiesa sta facendo la comunione in quel momento e loro fanno parte della Chiesa. E quindi quell'Eucarestia che sta avvenendo anche nella comunione eucaristica li riguarda intimamente, profondamente. E credo che dovremmo sentirne tutti la responsabilità di fare la comunione, non per me e basta, ma perché la Chiesa con le sue ferite e la sua storia sia in quella comunione.
    Forse abbiamo delle persone, anche dei familiari, che non fanno la comunione da anni e noi in quel momento possiamo fare la comunione anche per loro. Credo che questo ci dica dove arriva la fede nella Parola: di soltanto una parola e io e noi e il mio servo, le mie ferite, lì entrerà la salvezza. Ecco perché Gesù si meraviglia.
    Non è facile stupire Gesù e qui si meraviglia. E a questa espressione che dice la sua meraviglia: il vedere che siederanno a mensa con gli uomini di fede, Abramo, Isacco, Giacobbe, i patriarchi, quelli che sono nel regno sono a mensa con queste persone che fanno lo stesso atto di fede nella parola che il Signore compie. Chiediamo anche noi di avere un po' di questa fede.
    Ci riconosciamo indegni, non è un merito, ma io non vengo perché te lo meriti, vengo perché ho scelto di venire. Ricordiamo questo, altrimenti certe volte ci sentiremmo anche in diritto di dire, ma io sono a posto Signore, com'è che non… (fai come dico io?). Allora con un vero bagno di umiltà lasciamo che il Signore venga e ci trovi così, non meritevoli, ma fiduciosi.
    8 min
  • Domenica 30-11-25 1 Avvento- L’Avvento è offrire alla luce che viene ciò che hai — tempo, fragilità, piccole gioie — e lasciarti trasformare
    Qual è la forza di questo tempo liturgico che inizia? Perché se dovessimo essere attenti anche solo alle cose che normalmente, a riguardo, diciamo e pensiamo che cosa potremmo dire: questa è l'espressione massima dell’Avvento? qual è la parola che potrebbe più di tutte rappresentarlo? E uno dice, beh, non sono preparato in materia, un segno della croce ogni tanto te lo fai è materia tua allora. ci tengo a dire questo perché la consapevolezza ti rende una persona diversa se uno fosse consapevole venendo in chiesa che cosa sta per succedere e vede l'accadere di quello che si aspetta, eh questo ti riempie di gioia; capireste perché c'ho questa fissazione già da prima mattina già dall'inizio dell'Avvento una brava massaia che sa far da mangiare nel momento in cui c'ha anche poche cose in casa, si organizza e cerca di renderle meravigliose per le persone che ha in casa; non è che dice, si arrangiano no, cercherà di fare con il poco o tanto che ha, comunque sia, qualcosa che sia il meglio. Allora l'inizio dell'anno liturgico con l'Avvento ci sta preparando a che cosa? Venite, camminiamo nella luce del Signore. Intorno a questo possiamo iniziare a costruire tutto, perché uno dice, ma il Vangelo dicevo di stare attenti, di vegliare perché non sappiamo quando viene lo chiedi a un bambino, ti risponde? il bambino ti risponde subito quando è che viene? il 25 di dicembre, tu gli dici, sì, ma anche no come. Come no, non viene il 25 di dicembre? Allora, se il tempo di Avvento è solo preparazione al 25 di dicembre non ha senso, perché lo sappiamo tutto l'anno del 25 di dicembre, ma il tempo di Avvento è la preparazione ad accogliere il Signore che viene oggi, che viene e che noi attendiamo che venga in pienezza ma che viene oggi, perché se non viene oggi come la viviamo la giornata? Così iniziate a capire meglio perché nel Vangelo si parla di Noè che prepara l'arca e gli altri l'hanno dato per ubriaco, magari erano anche in una zona in cui non c'era neanche dell'acqua in giro, perché fai un’arca? Questo per dirci come: il rapporto con il Signore, ascoltare la Sua parola ci rende capaci e consapevoli del tempo, oggi, che stiamo vivendo per viverlo in pienezza perché vogliamo essere, luminosi! Avete presente quando qualcuno si vede lo vedete in giro e arriva lì che c'è la faccia spenta voi volete avere la faccia spenta? io mai cioè la notte, quando dormo, basta ma per il resto voglio essere acceso e se possibile anche luminoso lo dico con onestà, mi interessa essere luminoso. Se così iniziamo a vivere l'avvento, si capisce che c'è qualcosa che possiamo fare tutti i giorni: è il prepararci l'essere consapevoli del momento che stiamo vivendo del fatto che il Signore è colui che viene, viene sempre, viene oggi, viene nella tua vita, ma se non lo sai riconoscere vivi nell’inconsapevolezza, spento e spesso anche, diciamolo in italiano arrabbiato. quanta gente arrabbiata c’è al mondo. sì ma perché sei arrabbiato? di che ti arrabbi? perché c'è la guerra lì e tu ne stai facendo dell'altra qui? allora se siamo un pochettino coerenti dovremmo essere scintillanti di gioia, luminosissimi. perché? perché vogliamo accogliere il Signore che come luce viene nella nostra vita. se è così diceva qui Paolo rivestitevi del Signore Gesù Cristo. Vorrei farvi questo augurio ma darvelo un pochettino come suggerimento quotidiano, proviamoci. stamattina vi siete rivestiti di Gesù Cristo. quando? e quando ti sei andato a lavare i denti… ti sei rivestito di Gesù Cristo, cioè ti sei rallegrato del giorno che hai iniziato? grazie Signore!! hai pensato che il suo venire nella tua vita non è quando vai a messa e poi appena hai finito la messa già sei andato. no! il tuo rivestirti di Cristo riguarda la tua giornata riguarda il fatto che Lui sta in qualche mondo bussando alla porta della tua vita e tu desideri accoglierlo aprirti alla luce, perché quando la luce entra dici: adesso va meglio! Avete presente? ah, adesso va meglio! Se vi va oggi c'è una bellissima notizia: il Signore è fermamente deciso a entrare con tutta la sua luce e l'amore con cui vi ama nella vostra vita, vi va di aprirvi? ciascuno avrà il suo modo la sua situazione e anche tutte le sue complicazioni che di solito noi le viviamo in negativo ma vi inviterei a ripensarle in positivo. Sì quando uno dice ah, c'ho un così forte male ai piedi che non riesco a mettermi quelle scarpe. va bene, mettitene delle altre e prova a pensare come poter utilizzare al meglio questa situazione. ve ne ho detta una banale, ma sono sicuro che tutti ne abbiamo diversi fogli di possibilità. allora se così è iniziamo a fare veramente posto al Signore che viene, viene come Salvatore viene come colui che non cessa di essere attento a quanti lo desiderano, a quanti si preparano, a quanti lo ascoltano, a quanti non si accontentano di sopravvivere giorno per giorno. se così è non solo sarà un avvento meraviglioso ma tutta la vita risplenderà.
    9 min
  • Sabato 29-11-25 a Monte Sole (Marzabotto, BO) Il tempo che ci è dato è Grazia, diventa dono quando smettiamo di vivere solo per noi stessi
    Siamo, spero, al posto giusto, nel momento giusto. Concludere l'anno liturgico adesso, in questo momento, perché già da questa sera si entra nell'Avvento, e concluderlo in questo modo, un cammino che non è stato fatto solo con i piedi. Siamo saliti qui per ricordare come essere pronti, svegli, come il Vangelo di oggi ci invita a fare, vegliate, in ogni momento, pregando.
    Pensavo a queste parole mentre ci fermavamo lì, in quella chiesa dove Don Ubaldo pregava, con la gente, pregavano il rosario, in attesa di capire che cosa gli sarebbe successo. Vegliate in ogni momento pregando. Non so come ciascuno di noi stia vegliando in questo momento della sua vita.
    Che cosa lo tiene sveglio? Che cosa è la motivazione che lo porta avanti? Perché il pericolo è quello, state attenti, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze, affanni della vita, e che quel giorno vi piombi addosso, così, all'improvviso. Perché, sì, c'è un giorno, ma mi piace specificare che non è detto che sia il giorno della nostra morte biologica, ma c'è un giorno in cui ci viene chiesto conto di cos'è la nostra vita, cos'è la nostra speranza, chi è il motivo della tua vita? se sei tu stesso e la tua vita finisce con te? oppure sei parte di un popolo che sta camminando e c'è una storia di salvezza che ci riguarda tutti e c'è una speranza dell'umanità che è anche la tua? Per questo senti che la tua vita già partecipa dell'eterno.
    E allora sentire che stiamo vivendo un pezzo di storia che ha queste radici, anche della gente che qui non pensava che stava diventando martire, perché alla fine sono stati testimoni di una vita nell'amore, gli uni per gli altri, poche famiglie, ma belle, numerose e unite. E lo sterminio, questo laccio che si è abbattuto su di loro, continua ad essere un motivo per noi di riflessione e di preghiera. Che cosa può fare la vita di un uomo e di una donna, una vita spesa con amore? Può attraversare i secoli come testimonianza del dire che tu non sei migliore dei tuoi fratelli e nessuno si può ergere a giudice della vita degli altri.
    Allora chiediamo al Signore di avere un cuore fraterno e filiale, perché la nostra vita possa essere anche oggi dono d'amore, capacità di dire che c'è sempre un buon motivo per vivere e per morire e che il tempo che ci è dato è una grazia perché sia un dono per i nostri fratelli.
    4 min
  • Venerdì 28-11-25 La paura dice: “Finirà tutto”. Il Vangelo dice: “Sta iniziando qualcosa”.
    Sono gli ultimi istanti di questo anno liturgico e avete sentito il libro di Daniele con questa visione apocalittica, cioè rivelativa, ma anche questa conclusione ormai del discorso di Gesù qui nel Vangelo di Luca, conclude con una parabola. La parabola ha sempre un significato evidente che ti rimanda a qualcosa che forse c'hai già davanti agli occhi, sta succedendo lì intorno, ma non ti è evidente, non ci stai facendo caso. E questo riguarda proprio il fatto che di lì a poco Gesù avrebbe dato la vita e si sarebbero compiute quelle parole profetiche e anche poi di conseguenza il resto, dalla distruzione di Gerusalemme, tutto quello che aveva annunciato.
    Ma che cosa mi preme adesso sottolinearvi? Perché c'è un aspetto di questa parabola che rimane di una grandissima attualità e cioè l'invito a guardare l'albero di Fico quando germoglia e mette frutto. Quando vedi quello, ti è evidente che cosa? Che arriva l'estate, che sono i primi frutti, poi da lì a poco arriva l'estate, arriva il caldo. Bene, e anche voi quando vedrete, e qui c'è l’attenzione: sconvolgimenti, crisi, carestie, guerre, tutto quello che ho detto nei versetti precedenti, quando voi vedete questo che cosa vedrete? Che è semplicemente la fine di tutte le cose? Perché potremmo dire si continua a vedere, basta guardare un telegiornale, non ci vuole molto, ma vedi soltanto quello? Allora che cosa dovremmo vedere? Che in tutte quelle cose e per tutte quelle cose il Signore viene, viene anche adesso, viene come salvatore, viene per accendere una luce diversa che non è quella di un bagliore, di un'esplosione che tutto finisce.
    Non è l'annuncio che tutto finisce così, quello ce ne stiamo accorgendo anche noi, ma che c'è un frutto che noi possiamo portare in tutte quelle cose sapendo che la sua fedeltà non si allontana da noi, e ci dà anche questa chiave in mano, cioè la sua parola. Dice voi vedrete, il cielo e la terra passeranno, passano tutte le cose, passano le generazioni, e che cosa è che non passa ma si compie, rimane? La sua parola, che è un suggerimento a dire: “la sua parola oggi nel mio cuore mi dice dove sto radicato, dove sono, su che cosa mi sto fondando? Sulle cose che passano, su quelle che rimangono, sulla sua fedeltà, sul fatto che vivere dell'amore con cui siamo amati da Lui ci dà un'esistenza diversa, cioè ci fa vivere con pienezza, con benevolenza, oppure viviamo nella paura perché tutto finisce e perché siamo sempre sotto minaccia. Allora, le sue parole non passeranno, si compiranno e continueranno a compiersi.
    Per questo il metterci in ascolto di questa benevolenza con cui il Signore si rivolge a noi è quello che può aiutare la nostra vita ad essere come quell'albero di fico. Cioè proprio per il fatto che sento la sua benevolenza e il suo amore, ecco come la carità mi spinge a portare frutto con la mia vita. Io stesso divento segno e presenza di quella benevolenza di Dio che ci fa portare frutto nella vita.
    6 min
  • Giovedì 27-11-25 Dio non toglie sempre la prova, ma resta con te dentro la prova. A volte è lì che sperimentiamo la vera liberazione.
    Se da una parte in questi giorni è chiaro il tenore di una prova continua, è anche bello poter ascoltare il brano di Daniele dove finisce nella fossa dei leoni per la sua fedeltà. Che vuol dire, accostiamolo un po' a questi testi, che la fedeltà al Signore, alla sua parola, al suo comando, alla sua indicazione, quella fedeltà sarà per te un motivo di persecuzione. Era così prima di Cristo e anche dopo Cristo.
    Ma la fedeltà di Daniele, pensate come si ribalta la situazione, lui resta salvo, vengono buttati nella fossa dei leoni quelli che l'accusavano. Però non è che fosse cambiata la legge dei persiani. Una cosa che accade sempre nella parola profetica è che per la tua fedeltà il Signore ti proteggerà per questo.
    Nella tua fedeltà il Signore ti protegge e normalmente c'è il ribaltone perché chi ti accusa finirà con quella condanna che voleva dare a te. Ma questo affianco ad una rivelazione che però cadranno anche a fil di spada alcuni che rimarranno fedeli. C'è scritto che la persecuzione sarà anche molto violenta e toglieranno la vita da alcuni e possiamo attestare che continua, non è finito, continua ad essere così in alcune parti del mondo.
    Però non soltanto a fil di spada, a volte a fil di rete, cioè ci sono molti modi per uccidere la credibilità delle persone e la loro dignità. Ma c'è una fedeltà di Dio che invece ti rimane accanto e è un venire in tuo soccorso che stupisce perché l'avviso di Gesù è ancora un vivere da risorti. E quando vi accadranno queste cose sentitevi risorti, risollevatevi, alzate il capo, la vostra liberazione è vicina. Quale liberazione? Non solo quella dal giudizio degli altri, non solo il timore di quello che gli altri possono dire o fare alla tua vita, soprattutto quella in cui sentirai il cuore in pace dove il Signore viene proprio dentro la tua ferita. E c'è una liberazione che proprio da ogni senso di colpa, da ogni fatica e ferita nel tuo rapporto con gli altri, Lui viene a visitarti. E ne abbiamo bisogno anche per quegli aspetti della nostra vita che a volte facciamo fatica a riconoscere, a chiamare per nome, come quei momenti di dubbio dentro il nostro cuore, di dubbio ma perché il Signore in questa situazione non mi salva, non mi libera, non mi solleva?
    A volte riguarda le fatiche nelle nostre relazioni, a volte incertezze riguardo alla fede, alle scelte da fare e per questo è ancora più importante credere nella sua fedeltà non teorica perché la parola che stiamo ascoltando non è una teoria, è un invito a stare in relazione con Lui. Quindi stringersi al Signore è qualcosa di molto concreto, riguarda le tue scelte. Allora chiediamo che anche per la nostra vita ci possa essere questa liberazione e invocare la salvezza, invocare la presenza consolante del Signore, lo possiamo fare con la parola, lo possiamo fare nello spirito, lo facciamo nell'Eucaristia ma facciamolo a partire da quello che veramente è la domanda dentro il nostro cuore, quella che a volte ci turba. perché è proprio dentro il cuore che il Signore agisce. L'incredulità non viene vinta da qualche convincimento umano, viene proprio dalla presenza del Signore e dal suo spirito che ti tocca lì dove hai bisogno, dove senti che è proprio Lui che ti sta rispondendo, non altri. E credo che di questo ciascuno di noi in tanti momenti della vita ha proprio bisogno, quindi che la forza dello spirito anche ci aiuti a riconoscere la voce del Signore e a lasciarci operare nel cuore.
    7 min
  • Mercoledì 26-11-25 Se il Vangelo ci mette in crisi… è davvero un problema? O è forse il segno che sta toccando qualcosa che deve cambiare?
    La portata dei testi di questi giorni, ce ne siamo resi conto, sono testi rivelativi anche di quanti problemi, difficoltà ci saranno nella vita da discepoli proprio per essere discepoli. Questi testi, siamo all'ultima settimana dell'anno liturgico, poi proseguiranno in un modo molto simile anche all'inizio del nuovo anno liturgico con l'Avvento. Si chiamano testi apocalittici perché ci rivelano, profeticamente, aspetti della vita da discepoli.
    E quello che succede sostanzialmente è la giusta conseguenza del rapporto che si ha con il Cristo, con la sua parola e con la sapienza propria di Dio. Per questo nei testi paolini è facile trovare spesso quella grande contrapposizione tra la vita secondo la carne e la vita secondo lo spirito. Potete trovarli nelle lettere di San Paolo.
    Vorrei coglierne un aspetto oggi perché l'invito è a perseverare nella relazione con Lui tanto da non preparare prima come e con che cosa rispondere alle varie prove della vita. La semplicità in questo aiuta; quando tu vivi una relazione profonda con il Signore, l'amore con cui ama, la sapienza con cui pensa tutte le cose e ce le ha rivelate, vivrai di conseguenza, cioè il tuo modo di pensare, parlare e agire scaturisce da questa relazione. Ne è conseguenza.
    Questo ci dovrebbe aiutare a sentire quante volte noi saltiamo (interiormente), davanti ad alcune affermazioni del Vangelo. E sentire che ci sono delle insubordinazioni del nostro cuore riguardo a qualcosa che il Signore dice. Ma perché accade questo? Detto con le parole del Cardinal Biffi, perché diciamo che non tutti i territori del nostro cuore sono ancora evangelici, cioè il Vangelo non è presente in tutte le parti del nostro cuore.
    E lì dove non c'è, c'è una ribellione. Allora, per quanto riguarda il discepolo, la preziosità che ha colto nell'insegnamento del Maestro di conseguenza ci sarà nel suo parlare. Ma di conseguenza anche quello che viene fatto al Cristo verrà fatto al discepolo.
    E viene sintetizzato così. Sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti, amici. E uccideranno alcuni di voi.
    Questa non è solo la persecuzione quella fino al sangue. Questa è la persecuzione della incomprensione del Vangelo. Cioè, nel momento in cui tu credi e vivi un aspetto che il Vangelo ti ha fatto capire, questo potrebbe contraddire anche le relazioni.
    Tanto che c'è incomprensione e contraddizione anche nei rapporti familiari, dove la logica non è detto che sia evangelica. La logica può essere semplicemente: in casa nostra si fa così, perché l'ha detto il papà, l'ha detto la mamma, perché c'è una logica umana che lo dica. Oppure noi siamo in lotta con quelle persone, quindi con quelle persone tu non devi parlare e tu invece le consideri dei fratelli.
    Sono delle contraddizioni che ti dicono adesione al Vangelo oppure pensiero secondo l'interesse umano. Allora, questo fa morire, cioè senti che c'è un rapporto che ha delle ferite, addirittura ha l'esclusione del cuore. Qualcuno ti toglie il saluto.
    Ma a quale Vangelo sta credendo? Quale verità sta scegliendo di tenere alta nella sua vita? Il Signore comunque ci dice che vivendo così, a causa del suo nome, dice bene, sappiate, nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Che significa? Che tutto ciò che vivrai non andrà perduto, anche quelle fatiche che tu porterai a motivo della fede, anche quell'amore che continuerai ad avere, anche se sembrava una cosa piccola come un capello, il Signore non la perde, cioè non ti allontani dal rapporto con Lui, anche lì sentirai la sua presenza e la sua consolazione. E' per questo che termina con questa frase che avrebbe bisogno proprio di essere sperimentata, con la vostra perseveranza, che vuol dire con la capacità di rimanere in questa scelta d'amore, salverete la vostra vita.
    Non che ci salviamo da soli, sentirai che con questo tipo di scelta ci sarà quell'amore che ti salva, quell'amore che dà senso a tutta la tua vita, che ti costituirà in comunione, ti farà sentire di essere partecipe della vita di Dio. Per questo abbiamo bisogno di rinnovare anche la nostra adesione a queste parole, il custodirle, ripeterle, meditarle, tenerle nel cuore per capire anche dentro di noi quanto stiamo aderendo al Signore o quanto andiamo avanti per la nostra strada. Il Signore è una specie di teoria che ci teniamo dentro pensando che ci dia ragione, ma stiamo andando per un'altra strada.
    Allora la fedeltà, quella che poi nella prima lettura si vede Daniele mantiene e legge profeticamente anche la visione del re Baldassar, rischio e pericolo della sua vita è perché l'adesione alla verità supera questa vita stessa, supera la benevolenza dell'altro, la comprensione dell'altro, la supera. Anche noi abbiamo bisogno di ritrovarci compattati interiormente in questa sapienza perché anche la comunione tra di noi non è frutto del saper stare al proprio posto, la comunione tra di noi è sempre frutto dello spirito e di una adesione alla verità che ci rende liberi.
    9 min
  • Martedì 25-11-25 imparare a donare il tempo, l’attenzione, la cura… perché sono le monete che non perdono valore nell’eternità.

    Gli ultimi giorni dell'anno liturgico ci propongono testi che noi chiameremmo apocalittici, cioè rivelativi, ci rivelano che quello che vediamo, tutto è chiamato ad un passaggio, tutto passa da questo mondo. Non siamo qui per rimanerci sempre nello stesso modo e per noi oggi che abbiamo i dati storici di tanti, ormai di diversi millenni, sembra abbastanza chiaro e scontato. Però c'è una difficoltà, il coniugarlo con la quotidianità, cioè sappiamo che è così, sarà sempre così, nel senso che andrà avanti la storia dell'umanità per cui finiscono le varie generazioni.
    Però il Signore dice non vi terrorizzate, non abbiate paura, la nostra speranza non sta nel cercare di stare più o meno bene il più a lungo possibile, la nostra speranza è che la nostra vita è assunta nell'amore di Dio, e che tutto ciò che viviamo con amore non soltanto non è perso, ma è un anticipo di quello che vivremo in eterno, perché è vero, tutto passa, le pietre passano, ma c'è una cosa che non passa. È per questo che il Signore ci tiene proprio a dircelo che quello che viviamo con amore, che vuol dire la capacità di accoglienza, di perdono, la capacità di saperci mettere in gioco, di fare della nostra vita un dono d'amore, lavorativamente, ma non solo, il nostro tempo è una delle cose più belle che ci possiamo donare, perché sappiamo che è poco, e man mano che facciamo della nostra vita un dono, che doniamo il tempo, l'energia e l'attenzione, che ci prendiamo cura gli uni degli altri, ci rendiamo conto che stiamo vivendo qualcosa di unico, di unico adesso, ma di unico che ha a che fare con l'eterno, cioè che Dio ci sta dando la possibilità di vivere la sua stessa vita. È per questo che oggi, nonostante la fatica della separazione fisica, abbiamo anche una grande fiducia.
    La vita dei nostri cari è chiamata ad un passaggio, come la nostra, passiamo attraverso questo mistero che per noi sembra il finire di tutto, in realtà è semplicemente una porta che ci dà di attraversare fino a Dio, fino all'amore eterno, fino al senso stesso della nostra vita. Oggi chiediamo al Signore di avere un cuore così, altrimenti avrete sentito la prima lettura, il testo di Daniele, ci mette davanti questo sogno con l'enorme statua, che sembra grandiosa, potente e forte, però ha i piedi fragili, i piedi fragili. Avete sentito, erano fatti in parte di argilla, in parte di ferro, e questa pietra che rompe i piedi fa crollare e distrugge tutto.
    Le cose umane sono così, passano, anche le più gloriose e grandiose passano, ma il Signore ci dice che c'è qualcosa che rimane. E oggi mi sembra che dica per ciascuno di noi, da questo mondo si passa, ma tu per me conti, tu per me ci sarai per sempre. E noi alimentiamo la nostra fede nella risurrezione di Cristo e quindi attraverso di Lui anche della nostra vita eterna, proprio attingendo con gratitudine all'amore con cui Dio anche oggi ci ama, ci conforta e ci guida perché i nostri giorni siano veramente un anticipo della vita eterna.
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  • Lunedì 24-11-25 La vedova offre due monete. Gesù vede tutto. Il valore non sta nel molto, ma nel tutto.
    Questo brano del Vangelo potrebbe essere studiato da qualche economista per spiegare il concetto di utilità marginale. Pensate ad un bicchiere d'acqua in un luogo molto caldo. Il primo bicchiere d'acqua ha un valore altissimo, ma dopo che uno magari ne ha bevuti sei l'altro non ha un granché di valore.
    E pensate a questo brano del Vangelo dove Gesù riesce a vedere questa povera vedova che sembrava insignificante, mentre c'erano tanti che buttavano molte monete, riesce a vedere che lei butta queste due monetine piccoline e dice che ha buttato più di tutti. Che cosa ha visto Gesù in questa vedova? Ha visto che è capace di mettere tutta la sua vita. Ha visto quello che lui stava facendo. A noi può sembrare strano, però impariamo spesso a riconoscere il valore delle cose quando viviamo delle situazioni che poi rivediamo in altre persone e le riusciamo a riconoscere. Semplicemente perché l'abbiamo percorso, l'abbiamo vissuto, ne abbiamo sperimentato le fatiche, le gioie, i dolori.
    Allora questo lo fa Gesù stesso vedendo questa vedova. Addirittura potremmo dire che in lei è come se trovasse una tale corrispondenza da dire voglio fare così, come fa lei. Allora questo potrebbe essere un vero motivo di riflessione e di spunto per ciascuno di noi. Che modello stiamo seguendo? Qual è la ricchezza che stiamo stimando tanto da orientare a quella tutta la nostra vita? È un fatto economico, estetico, un riconoscimento degli altri? Pensate quante persone ancora oggi rinunciano alla vita semplicemente perché c'è qualcuno che ha un brutto comportamento verso di loro, sono bullizzati o semplicemente perché c'è stata un'umiliazione così profonda da non avere più il coraggio di mettere la faccia davanti agli altri, e forse semplicemente perché nessuno gli ha fatto conoscere il volto di Cristo, quel volto amorevole che è sempre pronto ad accoglierti, a perdonarti e non c'è peccato che non sia perdonabile da lui, solo avere il coraggio di andarci e di farne esperienza. Allora proviamo anche noi a credere in questa totalità dell'amore, quella che il Signore vive verso di noi così da poter anche noi trovare ispirazione e forse un motivo di novità di vita e di scelte in quello che stiamo facendo.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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