Santi: dalla tribolazione alla vittoria

Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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Santi: dalla tribolazione alla vittoria episodes

  • Se vuoi controllare tutto il centro sei sempre tu. Se cerchi di più dagli spazio e lo troverai. Lunedì 20-4-26 3p
    Mi piace cominciare, forse un po' per protagonismo mio, dalla storia di Stefano, un tributo dovuto. Stefano dal volto d'angelo, che non vuol dire che ci aveva i boccoli biondi, come immaginiamo gli angeli o con le ali, dal volto d'angelo, cioè dal volto che è conforme all'annuncio, angelo vuol dire annunciatore, annuncio, al messaggio. Lui aveva un volto sul quale si poteva vedere il messaggio che stava dando.
    Ma per quanto sia un uomo pieno di grazia, di potenza, ha fatto grandi prodigi, segni tra il popolo, si dice che aveva sapienza, che lo Spirito agiva in lui e qui ci sono già tutti i segni che quello che Stefano fa è proprio l'immagine del discepolo di Gesù. Da qui si vede, e poi ci sarà il suo martirio che lo si vedrà più avanti, che corrisponde in tutto e per tutto a quello di Gesù, alla sua morte. Anche se non è di croce ma di lapidazione, anche lui dà la vita come Gesù.
    E perché è così importante l'annuncio e la persona di Stefano? Perché, come forse ci può ancora oggi capitare, anziché essere considerato prezioso viene eliminato con inganno. Sì, è veramente anche in questo discepolo di Gesù. Anziché considerarlo prezioso va eliminato.
    Se tanto mi da tanto, è quello che possiamo continuare a fare anche con la presenza di Gesù. E penso a come lo Spirito si disponga verso di noi nella parola e nell'Eucaristia ma possa essere del tutto frainteso, anzi, messo da parte. Per questo sono molto contento che a questo brano sia accostato questo brano del Vangelo dove ci fa vedere qual è l'opera di Dio. Gesù viene ricercato sostanzialmente perché la gente ha trovato uno che risolve tanti problemi dai pane, sfama. Però da questo lungo discorso del capitolo 6 si vedrà che alla fine scandalizza. Cioè, lui con il suo modo di fare fino ad andare totalmente se stesso, come vedremo, lui si proporrà come il pane di vita. Parte semplicemente dal fatto che noi lo cerchiamo per ego, ciascuno per il proprio ego ma lui si propone come un dono per un molto di più. E vorrei subito proporre questa riflessione perché a un certo punto si rendono conto che lui è prezioso, quindi chiedono che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio. C'è qualcuno di noi che può dire io compio le opere di Dio? Se sono le opere di Dio, le compie Dio. È facile, no? Però posso permettere attraverso la fede, ecco la risposta di Gesù, questa è l'opera di Dio quindi che compie Dio, che crediate in colui che egli ha mandato. L'opera di Dio è qualcosa che accade in noi se glielo permettiamo, che crediate in colui che egli ha mandato. Cosa vuol dire credere per me, credere in Gesù mandato dal Padre? Lui è l'angelo, l'inviato, l'annunciatore, colui che ci fa conoscere il progetto di Dio.
    Chi è per me e che posto ha nella mia vita? Perché se lo accolgo così come si presenta a me, l'opera di Dio inizia a compiersi nella mia vita. Perché man mano che io credo che Lui compie nella mia vita, allora mi troverò come Lui nella mia vita ama il mio prossimo. Lui nella mia vita è servo dei miei fratelli, Lui nella mia vita passa con benevolenza e benedicendo, operando il bene. Quindi c'è un'opera di Dio che attraverso la fede, perché man mano che lo faccio mi rendo conto, man mano che accade nella mia vita credo che non sono io che le compio. Ecco perché è così importante rimettersi in questo ascolto. Forse, come è successo a Stefano, può succedere anche a noi.
    La benevolenza con cui ha continuato a parlare e con cui ha continuato a dirsi fratello è una benevolenza che è stata maltrattata. Ma perché? Perché Dio è il maltrattato. Allora, se è possibile oggi, mi vorrei fermare su questo e proporre a ciascuno di ripensare come il Signore sta operando nella sua vita a partire proprio dal fatto che credendo, è il fatto che Gesù è l'inviato del Padre, credendo Dio può parlare dalla mia vita.
    Credo che sia non semplice riconoscerlo, perché siamo molto attenti a quello che io faccio, io. Qui invece c'è uno spostamento a cui il Signore ci sta invitando e visto che questo testo continuerà proprio con l'invito a mangiare la sua carne e noi siamo qui anche per questo, per ricevere l'Eucaristia, chiediamo al Signore che davvero mangiando di Lui, cioè accogliendo Lui vivo nella nostra vita, Lui possa compiere ancora oggi le opere di Dio in noi.
    9 min
  • Lui cammina con noi sempre. Oggi può essere il giorno giusto per dire, “Resta con me.” 19-4-26 Domenica 3P
    Sono passate due settimane e troviamo questo brano del Vangelo di Luca che, chi avrà partecipato alla messa pomeridiana del giorno di Pasqua avrà già ascoltato in quell'occasione. Quindi siamo nel giorno di Pasqua, ancora nel giorno di Pasqua. E dove siamo collocati? Questi discepoli se ne tornano a Emmaus. Hanno... non so se avete notato, c'è un'insistenza sul discorso che loro fanno un discorso che gli viene anche chiesto di che cosa state discutendo e continuano a discutere e a dire. L'argomento, se andate a vedere, è la Pasqua però è fatta tutta a pezzetti. È proprio l'annuncio pasquale, sono tutte le cose della Pasqua ma sono così spezzettate e così rese forse banali… Proviamo un attimo a fare i conti su noi: dal giorno di Pasqua ad oggi, questa Pasqua, che cosa ha significato? Che cosa è diventato per noi vero argomento, motivo di ruminazione, di riflessione che va digerito, ma non soltanto da un punto di vista intellettuale, nella vita?
    Perché se non comprendiamo la Pasqua, la nostra vita prende la stessa ruzzola di questi discepoli, cioè ce ne andiamo. Come se tutto fosse finito, e invece lì tutto si è compiuto. Lì c'è un compimento che ci dà un inizio nuovo, si è compiuto qualcosa che era stato predetto, annunciato, riposto come elemento essenziale, ma “noi speravamo…” E come al solito il Signore cammina con noi, ma non lo riconosciamo, i nostri occhi e il nostro cuore sono attenti ad altro. E secondo me non era un problema di cataratta, non è che gli occhi fossero impediti da qualche malattia, era il cuore che non sapeva riconoscere Gesù in quella persona lì.
    Ripartirei da questo perché sia il discorso del giorno di Pentecoste, di cui abbiamo ascoltato una piccola parte oggi nella prima lettura, sia il Salmo che viene poi citato in quel testo, hanno un'espressione che spero vorremo trattenere nel cuore e riprendere. Perché è il Salmo 15 quando si parla di questa persona che sì, muore, però la sua morte è particolare perché dice anche la mia carne riposerà nella speranza perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.
    Così cita il Salmo, lo attualizza nella persona di Gesù. Questo Gesù che mi colma di gioia con la sua presenza. Quel personaggio che cammina con loro. Tante situazioni della nostra vita nelle quali il Signore cammina con noi, non lo riconosciamo, ma a un certo punto sentiamo nel cuore che c'è qualcosa che è un motivo di gioia. È una presenza che diventa motivo di gioia. Mi colmerai di gioia con la tua presenza.
    Credo che questo riguardi il nostro continuare a celebrare l'Eucarestia perché proprio quando sono arrivati lui fa come se dovesse andare oltre, ma lo chiamano fermati, resta con noi. A volte lo facciamo anche come canto. Questo resta con noi è una preghiera che credo sia fortissima perché Gesù nella vita sacramentale è colui che resta con noi.
    Nella preghiera noi lo invitiamo a rimanere nella nostra vita, ad abitarla, a salvarci, a farci fare questa Pasqua, una Pasqua che a volte ci costa molto perché attraversiamo dei momenti di tristezza profondissima. Allora abbiamo bisogno che lui resti con noi e quando sentiamo, quando riconosciamo che veramente rimane con noi è proprio lì allo spezzare del pane. Resta con noi, sì, ma non è più visibile. Perché non si rende visibile? A mio avviso va bene così, assolutamente va bene così, è una presenza che abita ma non obbliga. Si propone, non si impone. Il rimanere del Signore nella nostra vita da che cosa dipende visto che continua ad essere pellegrino? Dal fatto che a un certo punto glielo chiediamo, resta con noi, stai con me.
    E ci sono delle situazioni di buio del cuore che hanno proprio bisogno di diventare preghiera altrimenti i nostri occhi continuano ad essere chiusi, chiusi sulla cosa fondamentale che è proprio il riconoscerlo. Oggi vi proporrei di fare Pasqua ancora, sentire che la Pasqua riguarda qualche cosa della mia vita che forse è proprio bloccata. Nella lamentela, in discorsi che diventano, sì, un po' fare a pezzi, fare a pezzi forse anche la nostra stessa vita e non saper cogliere come la nostra vita ha a che fare con la vita di Dio. Quindi abbiamo proprio bisogno di essere abitati, sentire che con la sua presenza gioiosa sta avvenendo nella nostra vita e ci aiuta a fare Pasqua, a fare un passaggio, a non vivere semplicemente secondo le logiche di questo mondo. Non c'è situazione di questo mondo che non possa avere un salto pasquale, una vera luce nuova, non c'è. Tutto può fare Pasqua.
    Quindi oggi è occasione per noi di spezzare così il pane, chiedendo al Signore che lui, il vivente, il Signore, lui che viene con la sua presenza misteriosa, ma certa, anche oggi, ci aiuti a riconoscerlo nello spezzare del pane, anche se non è visibile fisicamente, che sia visibile e riconoscibile nella fede, così che anche noi, come questi discepoli, dalle nostre Emmaus riusciamo a ritornare, a rimetterci in cammino nel cammino pasquale, nella gioia di un annuncio dove il Signore si fa presente.
    10 min
  • Di cosa stai vivendo? Non devi avere tutto sotto controllo, ma solo essere disponibile. Venerdì 17-4-26 2P
    Mi piace la praticità di questo dottore della legge che si chiama Gamaliele, che a un certo punto si scoprirà che è anche uno di quelli che è stato maestro di San Paolo. Quando, se non sbaglio, nella sua difesa, in un capitolo terzo di Filippesi, deve essere, lui dice che era cresciuto alla scuola di Gamaliele, cioè aveva il miglior maestro in circolazione. E la cosa molto concreta e pratica che Gamaliele trova è questa: Se una cosa è umana, cioè creata dagli uomini, cade come sono cadute le altre. Se viene da Dio, che non ci capiti di combattere con Dio. E io mi fermo subito qua.
    Nella nostra vita, con chi stiamo combattendo? Guardate che a volte prendiamo dei drittoni, delle decisioni nella vita, per cui facciamo scelte che rivelano che ci stiamo incaponendo (non con qualcuno ma) con Dio stesso su che cosa è vero o non è vero, è giusto o non è giusto, è buono o non è buono. Contro Dio. Quindi ci vuole un esame di coscienza veramente attento, puntuale, per capire qual è il criterio delle nostre scelte.
    Perché anche attraverso questa semplice logica che Gamaliele mette davanti, le cose degli uomini tanto finiscono, ne succedono dei problemi, finiscono. Ma se questa cosa viene da Dio, che non ci capiti di combattere contro Dio, e questa cosa che è così importante che esige la nostra attenzione. Allora, pare che seguano il suo parere, per cui intanto fanno flagellare gli apostoli, così, mettiamoci dalla parte dei bottoni, cerchiamo di... La flagellazione non è che gli danno qualche colpettino… Ma questi se ne vanno dal sinedrio, lieti per essere stati oltraggiati per il nome del Signore Gesù. Ma siamo fuori di testa? Che cosa significa questo? Che sono inarrestabili. Ma perché sono inarrestabili? Perché il nome del Signore Gesù non è un'idea, è ciò che li fa vivere. Qua ci sarebbe la seconda questione. Noi abbiamo le nostre idee, ma che cosa ci fa vivere? Cosa sta alimentando, significando la nostra vita? Di che cosa stiamo vivendo? Perché di questo dobbiamo rendere conto non semplicemente a qualcuno, ma a Dio stesso.
    Infatti questa gente non soltanto è pronta a subire questi oltraggi, ma subirà anche il martirio dopo. E nel frattempo che cosa fanno? Ogni giorno nel Tempio e nelle case non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo. Ecco il centro, questo è il centro.
    Allora, io spero che per voi sia una buona notizia. Per me è una bellissima notizia questa. Siamo riposti nella disponibilità della nostra vita.
    Questo ci mette davanti con chiarezza che cosa possiamo scegliere, di che cosa avere avvertenza e quindi verrà il resto. E così forse anche rileggendo il Vangelo di oggi si capisce che se hai questo centro fai come quel ragazzetto che sembra non contare niente. È uno in mezzo a tanti che ha cinque panni e due pesci, ma sarà proprio ciò attraverso cui il Signore provvederà a tutti.
    Non possiamo avere la pretesa che sia così. Sarà il Signore a farci vedere che farà così. E forse quel ragazzo non saprà neanche che è avvenuto così, come forse non ne avremo avvertenza noi, che attraverso questa scelta di fede il mondo prende una direzione diversa. Ma se non altro tu, nel tuo cuore, hai deciso che a partire dal rapporto con Gesù puoi mettere i tuoi cinque panni e i due pesci. Quello che hai, e questo, non solo sarà sufficiente, ma ne avanzerà e non poco. Questa è proprio la strada attraverso cui il Signore ci dice Io sono con voi.
    7 min
  • La coscienza non è un rifugio per fare ciò che vuoi ma il luogo dove la verità ti chiama e chiede una risposta. Giovedì 16-4-26 2P
    Ogni tanto sentiamo parlare di obiezione di coscienza e se ne parla su tanti titoli ma oggi vorrei partire dall'obiezione di coscienza che fanno gli apostoli qui negli Atti che abbiamo ascoltato se sia giusto obbedire a voi più che a Dio, giudicatelo voi stessi. Parliamo di questa obiezione di coscienza cioè il non voler sottostare a delle imposizioni date da uomini rispetto a quella che è la volontà che Dio gli ha manifestato e che Dio tante volte ci manifesta, una volontà che ha a che fare, interpella la nostra coscienza che ha a che fare con la verità. Noi dovremmo a volte sottostare a delle leggi umane piuttosto che a qualcosa che Dio ci ha fatto conoscere. Bene, qui gli apostoli Pietro per primo lo dice no, bisogna obbedire a Dio. Questo cosa comporta per la nostra vita? perché dice che all'udire questo discorso di Pietro si infuriarono e volevano metterli a morte. Ma i modi di metterli a morte sono tanti, sono diversi. Forse qualcuno per la nostra libertà di spirito con cui cerchiamo di servire il Signore nella verità, vedi il discorso che Gesù fa con Nicodemo, un discorso che stiamo ascoltando da diversi giorni, ha a che fare con una verità, con una luce, con un rivelarsi al quale qualcuno vuole sottrarsi, perché ha delle opere inconsistenti perché preferisce altre strade. Ma chi ne riconosce la verità semplicemente la serve, la sceglie. Allora come la scelta degli apostoli come la scelta di Gesù, figlio di Dio che dà una testimonianza, semplicemente dicendoci come Dio è veritiero quello che ha detto lo compie e soprattutto dallo spirito senza misura cioè quando tu consenti alla verità all'azione dello spirito, senti che è come se ci fosse una sorgente dentro di te una sorgente che non si ferma una sorgente viva, acqua viva, una vita che ti sgorga dentro. È questo che semplicemente potremmo imparare ad accogliere, a riconoscere oggi mi verrebbe da dire almeno cerchiamo di chiederlo, perché man mano che gli permettiamo di essere così vivo e vivificante dentro di noi, forse ci sarà sempre più naturale, normale e anzi inarrestabile questo scegliere di testimoniare la verità sino alla fine come hanno fatto Gesù e a un certo punto gli apostoli e poi tanti testimoni che ci stanno davanti in questo cammino anche oggi ci sono, spesso sono tartassati per questo forse ci rimettono anche l'esistenza terrena, ma hanno uno spirito libero vivo e vivificante. Chiediamo quindi al Signore di poter consentire all'azione del suo Spirito che così parli anche dalla nostra vita.
    5 min
  • C’è una luce che non accusa,
non umilia, semplicemente illumina. In quella luce sii te stesso, libero finalmente.Mercoledì 15-4-26 2P
    Dall'insegnamento a Nicodemo, che già in questo capitolo terzo di Giovanni ci sta accompagnando da un paio di giorni, si capisce sempre più che c'è un'intenzione di insegnamento per ogni uomo. Intanto sul perché è venuto il Figlio di Dio, che non è venuto per giudicare, per condannare. Non so, però mi sembra già una bella notizia.
    Siamo convinti che sia così? Cioè, la fiducia che Gesù è il Salvatore, è venuto come luce perché non restassimo nelle nostre tenebre, a meno che noi non vogliamo starci nelle nostre tenebre, e allora è un problema. Spero di essermi spiegato. Poi ci sarebbe anche da tradurre un termine, “faulà”, che secondo me è molto rivelativo, perché viene tradotto con “malvagie”, le loro opere erano malvagie, per questo non volevano venire alla luce. In realtà non dice malvagie, faulà vuol dire che erano inconsistenti, è come se ci fosse del buio e io vi dicessi che ho dei lunghi capelli neri, sono alto un metro e novanta… c'è la luce e dici, guarda, si vede che non è così. Più o meno è questo, l'inconsistenza la vedi se c'è la luce. Allora lui è venuto a portare luce. noi che cosa preferiamo? Stare tra lusco e brusco si dice a Bologna, con quella poca luce che non si vede bene come stanno le cose, per cui andiamo avanti, ma come vai avanti? Per me questo testo dovrebbe farci innanzitutto il regalo della gioia, cioè nel momento in cui viene come luce, noi dovremmo già sentire la gioia che cresce, perché finalmente mette un po' di chiaro anche nella mia vita.
    Perché se ci sono delle cose che non vanno bene, nella luce le chiariamo e ci fa grazia, se pensi che non si è venuto a giudicarti, se pensi che la luce è un dono per te, se non ti vuoi difendere le tue zone di confort negativo, quelle dove siamo molto contenti di dire che non va bene niente, le nostre zone di lamentela, strani compiacimenti che a volte abbiamo, non mi capisce nessuno, parli bene e dopo ti capisco. Allora, la forza del convincimento è bella perché non c'è bisogno di fare nessuna apologia, nessuna difesa, semplicemente luce, lasciamo fare a questa luce, ed è una luce che manifesta la verità, cioè ci manifesta anche in che rapporto stiamo con il Signore.
    Oggi mi piace pensare che Lui sia venuto così: non è venuto per condannare, è venuto per renderci liberi, per questo continua a venire. pensate che folli saremmo ad andare a messa pensando che viene a giudicare i nostri peccati. Uno non va più a messa, fatti i fatti tuoi, stiamo ognuno a casa sua, ma nel momento in cui iniziamo a credere e a sentire che il suo venire è per la nostra salvezza, allora dice no, io voglio andarci, e infatti lo dice chi crede in Lui non è condannato, ma condannato da chi? Non da Lui, la condanna sono tutti quei pensieri che a volte abbiamo o pensieri che gli altri potrebbero avere su di noi. quella è una condanna che rimane se non accogliamo il Cristo, rimaniamo in questi cortocircuiti, chi non crede è condannato a stare lì, ma chi crede è libero da tutto questo. Allora la sua venuta è questa bella notizia. Per cui anche oggi il nostro sentire che siamo venuti a messa anche con la nostra pochezza ma con il desiderio del suo venire da Signore che è una verità, è una luce che viene a rallegrarci, a purificarci ma a donarci se stesso. Per renderci partecipi di sé. Quando siamo così dovremo sentire una grande pace, non c'è paura di dover avere dei meriti per rientrare in questa salvezza perché nessuno si salva da solo, ma possiamo avere se volete tra le due il merito di dire so che solo con te la mia vita ha senso, son qua, vieni, e questo credo che sia il vero desiderio che ci purifica. Allora questa verità che si sta un po' alla volta rivelando perché il discorso di Gesù sta andando sempre più in profondità, portiamola a casa come un'opportunità, un ambito di salvezza che mi sta interpellando.
    Ma io sto rispondendo? mi sto lasciando prendere per mano e guidare, accompagnare a vedere la vita in un altro modo? oppure preferisco rimanere nelle mie idee, in quelle tenebre, in quell'inconsistenza che poi farò fatica a difendere?
    8 min
  • Lo Spirito è come il vento soffia dove vuole. La vita migliore è quella a vele spiegate! Martedì 14-4-26
    Credo che il potere che la parola di Dio ha nella nostra vita sia innanzitutto un dono che scende dall'alto, cioè è veramente Dio che ci parla. Dall'altro, però, non è prepotente, bussa, chiede permesso. Cioè è un appello alla nostra fede, quella che ciascuno ha e crescerà nel momento in cui si aprirà. Però non è mai né pretenzioso né violento. Guardate il Vangelo che stiamo ascoltando in questi giorni, questo discorso tra Gesù e Nicodemo, è molto bello perché si capisce che c'è una proposta dalle parole di Gesù e anche se Nicodemo era un fariseo, insomma uno importante, sembra essere un bambino (chiede) Come succede questo? Finché non arriviamo anche tutti noi a questa semplicità, con cui anche tutte le cose che sappiamo dobbiamo semplicemente porgerle dicendo Signore aiutami a capire bene, perché quando si parla di cielo o mi fai capire tu o non capisco. Allora è proprio Gesù che spiega. Perché lo stupore di Nicodemo e di tutti noi, davanti all'irrompere del regno di Dio nella nostra storia, ha a che fare proprio con la nostra vita e la nostra morte. E ce lo dice perché non ne abbiamo paura. Non c'è da aver paura. Proprio come il vento soffia dove vuole, ne senti la voce, ma non l'hai creato tu, non sai da dove viene, né dove va, così è di chiunque è nato dallo Spirito. Lo Spirito Santo, il modo con cui entra nella nostra vita e poi ci porta a fare tanti tipi di scelte. Una vita che tu pensavi andasse in un modo è andata da tutt'altra parte. Alla fine dici grazie, va bene. Cioè senti che c'è una regia nel mondo alla quale tu puoi resistere e quindi giochi sempre in difesa, non si vince. Una vita vissuta in difesa non va da molte parti. Sta soltanto a leccarsi le ferite per i colpi presi. Invece lo Spirito ti porta, ti conduce, ti guida, ti dà di interpretare le cose a partire da quello che gli è proprio, cioè l'amore con cui ama. È un soffio che viene da Dio. E il modo con cui riempie la tua vita te ne renderai conto man mano che la vivi, man mano che ti apri. Ed è una bella immagine, tante volte anche i nostri papi l'hanno utilizzata, di come possiamo spiegare le vele al soffio dello Spirito e dove ci porterà. Ci porta a Lui.
    Oggi alla incertezza non solo di Nicodemo ma anche nostra, come può accadere questo? Io non lo so, come succede? È un mistero d'amore al quale tu ti apri. Per questo abbiamo una grande fiducia. Il culmine ci porta misteriosamente, Gesù, in questo discorso: vi ho parlato delle cose della terra e non capite. Cosa capite se vi parlo di quelle del cielo? Allora ve ne dico una che quando si compirà la capirete. Che riprende un testo del libro dei numeri, quando c'erano quei serpenti brucianti che mordevano la gente e moriva, allora pregano, Mosè dice, sì, è vero, è così, perché abbiamo parlato male contro Dio e contro di te.
    Chiedi al Signore che ci salvi da questi serpenti. E la risposta che Dio darà a Mosè alla sua preghiera dice, bene, fai un serpento di bronzo, mettilo in alto, un po' come c'è su questa croce. Chi guarderà lì sarà salvato. Cioè, non è che elimina i serpenti, perché continuano ad esserci. Cioè, la possibilità che la nostra vita semplicemente la dissipiamo in tanti modi è sempre possibile, ma se vivendola abbiamo lo sguardo ai vari morsi che la vita ci dà, abbiamo lo sguardo a chi è stato appeso sul legno, perché poi lo dice esplicitamente, bisogna che sia innalzato il figlio dell'uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Cioè che nel percorso di questa vita in cui sperimentiamo tutte le nostre fragilità guardando all'amore con cui siamo amati, non per meriti, anzi, il figlio dell'uomo è finito sulla croce perché qualcuno ce l'ha messo.
    E forse in tanti modi possiamo continuare a eliminare Dio dalla nostra vita, ma se anziché guardare a noi stessi impariamo a guardare all'amore con cui siamo amati sentiamo che proprio lì, anche nelle nostre ferite, siamo visitati. Oggi lo vogliamo non soltanto credere in teoria, ma credere concretamente, proprio perché anche Luigi il suo cammino di fede l'ha vissuto fino alla fine. E attraversando anche le tante tappe della vita e delle sue ferite non ha smesso, anzi, si è radicato, si è fortificato.
    Allora anche noi vogliamo continuare a tenere lo sguardo così alto sull'amore con cui siamo amati e quindi siamo salvati. E questa fede ha una certezza che man mano che l'amore con cui siamo amati diventa il nostro stile di vita, il Cielo, lo anticipiamo già qui sulla Terra, l'amore è il luogo più luminoso con cui continuare a percorrere i nostri passi.
    8 min
  • C’è un buio che non è assenza di Dio, anzi se avremo un cuore docile scende a prenderci per andare insieme oltre. Lunedì 13-4-26 2P
    L'accostamento che abbiamo anche tra le letture è molto stimolante oggi, una preghiera nello Spirito che termina con questo terremoto, con questa presenza di Dio libera e questo discorso tra (Gesù e) Nicodemo, che è un personaggio molto particolare, compare altre volte qui nel Vangelo, ma questa è la prima volta. Va da Gesù di notte e probabilmente la notte non era un fatto delle ore del giorno, era una notte che aveva dentro. Si rende conto che questo Maestro, questo Rabbi, dice delle cose, anzi dice ne abbiamo anche parlato tra di noi, è chiaro che quello che tu fai c'entra Dio, però è nella notte, cioè è in un buio tale dentro di sé che non capisce, non sa come capire. È una questione fondamentale per la vita cristiana di tutti i tempi, perché mi sembra di poter dire anche oggi in Italia dove diciamo che la percentuale dei battezzati è molto alta, ma non sembra, cioè non basta aver ricevuto il battesimo per poi vivere una vita a secondo il battesimo, secondo lo Spirito, se uno nasce d'acqua e da spirito dice Gesù non può entrare nel regno di Dio, ma noi siamo nati d'acqua e da spirito e com'è che non ce ne accorgiamo del regno di Dio? Perché non è soltanto un fatto, perdonatemi, meccanico o semplicemente tradizionale, cioè non basta buttare dell'acqua sulla testa, acqua benedetta per carità, un battesimo lecito. Forse nella stragrande maggioranza dei casi la vita di fede che è iniziata con quell'atto lì non è che corrisponde realmente alle intenzioni di quelli che l'hanno chiesto, che forse volevano una robettina tradizionale giusto per fare la festicciola, solo che hai chiamato in ballo Dio. Poi che cosa succede nella vita di questa persona, chi lo sa! Ma a quel dono che entra nella vita di quella persona, che forse rimane anche a lungo diciamo tra le cose del garage, quelle che non vai a prendere di solito, ce l'hai lì sai che c'è però… attenzione perché in realtà se c'è qualche cosa la potrebbe sempre agganciare ed è quello che Gesù cerca di far capire come la necessità del “nascere dall’alto”. Sì nascere dall'alto, continua a non capire Nicodemo ma anche noi forse spesso non capiamo che cosa significhi nascere dall'alto, cioè permettere allo Spirito che abbiamo ricevuto ed è presente nella nostra vita di dirci anche quello che in realtà noi non vorremmo né sentire né capire. Permetterglielo vuol dire anche fare come sta facendo Pietro nella prima lettura, cioè invocarlo in quel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni, dobbiamo intraprendere un cammino però non sappiamo come fare allora gli diciamo guida, guida la mia vita, guida le mie scelte, guida, cioè non accontentarmi in quello che ti sto chiedendo: fai tu la strada, io ti seguo. Questo è un atto di fede che implica una grande umiltà, non solo il riconoscere che non sappiamo fino in fondo qual è la strada migliore, ma che tu me la puoi suggerire, sì, questo credo che sia la vera invocazione, guidami. È qualcosa che ritornerà spesso, lo vedremo negli Atti degli apostoli che leggeremo prolungatamente in questo tempo insieme a brani del Vangelo nei quali lo Spirito verrà anche a stanare le nostre indecisioni, le nostre preclusioni e forse anche le nostre fughe, quelle per cui in realtà io sto andando da un'altra parte Signore. Allora forse quello che all'inizio era buio nella docilità del cuore diventerà come luce, come dice il Salmo 139(138), per te le tenebre sono come luce e tu vedi bene anche nelle mie tenebre e mi dai anche la capacità di vedere nelle mie tenebre se avrò quel cuore docile che tu stai cercando di risvegliare.
    7 min
  • La fede non è un’impresa individuale, accade dentro una relazione, dentro una comunità. Domenica 12-4-26 2Pasqua
    Questa Pasqua continua ancora oggi, per un'intera settimana, l'abbiamo detto nella liturgia. Forse abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a vincere la nostra incredulità. Vorrei provare a fare qualche passo in questa direzione.
    Cioè, la Pasqua di Gesù, evento ricreativo dell'umanità. C'è un soffio che avete sentito nel Vangelo il Risorto fa. Soffiò su di loro e disse, ricevete lo Spirito Santo. Fa pensare a quella creazione dove Dio plasmò dalla terra l'uomo e poi soffiò nelle sue narici il suo alito vitale. Sì, perché abbiamo bisogno proprio dello Spirito Santo per vivere una vita da figli. Una vita rigenerata attraverso una relazione con il Vivente, non con un'idea, non con un concetto, non con colui che ha fatto un sacco di cose bene ma poi alla fine è morto. Perché è venuto, è vivo. Non solo è stato visto, ma pensate un attimo. Forse per questo abbiamo come prima lettura questo testo degli Atti degli Apostoli dove si rimarca che quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Erano perseveranti insieme, in tutte queste cose insieme. Poi, forse per la nostra poca fede, abbiamo l'esempio di Tommaso che non era insieme agli altri.
    Io ogni tanto me lo chiedo, ma perché non era lì? Non c'è scritto il perché. Forse essendo un coraggioso, ricorderete quando Gesù dice andiamo da Lazzaro, nostro fratello, perché lui dice andiamo anche noi a morire con lui. Cioè è uno che non è che abbia paura della morte, per cui mentre gli altri nella paura stanno chiusi, lui è fuori. Forse sta cercando di contrastare questa istintiva paura con una forza, con una determinazione che però lo allontana. Lo allontana dalla Chiesa, lo allontana da questo incontro con Gesù risorto. E lì c'è tutta la sua determinazione: Io non credo. Finché non ci metto la mano, non credo. E qui c'è la Divina Misericordia, perché attraverso di Lui qualche cosa accada anche a noi, alla nostra poca fede. Siamo increduli infinite volte e per infiniti motivi, o forse per uno solo, non perché non abbiamo toccato come Tommaso, ma semplicemente perché vogliamo portare avanti quello che pensiamo. Non siamo molto in ascolto, perché guardate, ogni domenica si ricrea, si ripresenta lo stesso mistero. Noi facciamo parte di quelli che dice il Vangelo, che in presenza dei discepoli fece molti altri segni, Gesù, che non sono stati scritti in questo libro, ma questi sono stati scritti perché crediate voi, discepoli di tutti i tempi, voi crediate che Gesù è il Cristo, perché credendo abbiate la vita nel suo nome. Questa spiegazione dovrebbe esserci un po' di aiuto nel capire cosa facciamo ogni domenica. Poi ci sono alcune persone che hanno capito che la domenica si può rigenerare anche durante la settimana, per cui fanno questa scelta pazza, non ditela in giro, c'è tanta gente che va a messa feriale, delle robe incredibili. Ma c'è questa determinazione quindi nel fatto che il Signore viene e parla, e si dona, e comunica. Ma Tommaso cosa avrà pensato per tutta la settimana? Stava con gli altri, è deciso, è dettoli, tant'è che quando Gesù poi arriva, lui c'è. Ma per una settimana che gli altri dicevano, ma ha detto così, ha fatto così, gli sarà venuto un fegato da cinque chili. Che cosa gli è frullato in testa? E forse anche a noi in certi momenti, davanti a tante scelte di fede di alcune persone che abbiamo vicine, che noi assolutamente non capiamo, ci sono delle braci ardenti dentro di noi, dei fuochi che dicono, ma che significa, perché queste scelte, perché? finché il Signore viene, non soltanto parla, si lascia toccare da Tommaso. E qui c'è la professione più bella forse che abbiamo nel Vangelo di Giovanni, semplicemente: mio Signore, mio Dio! … perché mi hai veduto, hai creduto, ma che cosa ha visto? Perché, chissà quante volte l'avremmo pensato, ma se anch'io come Tommaso vedo, toppo, allora credo anch'io, ma che cosa? Cioè, perché il Signore sta facendo per tutti noi e per tutto il mondo una scelta diversa? Perché? Perché ci sta invitando a entrare nella beatitudine, come dice qui, perché mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Siamo noi questi.
    Noi non abbiamo visto, ma siamo figli di tante persone che nei secoli hanno fatto come noi, hanno ascoltato e hanno creduto. Allora, forse quella settimana io l'auguro un po' a tanta gente che, insomma, non si sta benissimo interiormente, però è un lavoro fondamentale per arrivare a riconoscere Gesù risorto. Non un'idea, non un concetto, non una bella morale, un insegnamento, ma quando si riduce la vita cristiana a un insegnamento, è come se tra marito e moglie uno dice, mi basta che tu mi scriva che mi vuoi bene, ogni tanto me lo leggo, però non mi toccare, non mi guardare, non avere a che fare con me, a me mi basta. E non basta, va vissuto, non è un insegnamento, è una relazione. Allora, se Gesù è tornato per Tommaso forse è proprio per guarire anche tutte le nostre incredulità, tutti i nostri dubbi.
    E forse per rimetterci tutti in missione, non soltanto quei dieci che erano lì, anche l'incredulo Tommaso e quindi anche tutti noi. Quale missione? Quella di pace. A tutti noi è stato affidato, in questo brevissimo brano tre volte Gesù dice pace a voi. Sapete che quando una cosa si ripete è perché? È perché ho nella sua persa la prima, la seconda o la terza, ci sei? E' importante, la ripeto tre volte. E la missione di pace che Gesù affida qual è? A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Qualche d'uno prende questo versetto e dice, vedi dove sta il sacramento della confessione? Giustificamelo, dove sta? Guarda, sta scritto qui.
    Sicuramente possiamo dire che anche questo potrebbe esserci, ma la tradizione della Chiesa credo sia anche molto più ricca. E credo che in questo versetto stia dando la missione della Chiesa, non soltanto quindi ai preti, ma alla Chiesa tutta. Perché anche di chi non è prete, ma non è capace di perdonare, voi potete dire, guarda un cristiano perfetto non perdona, però apposto. Sì? E' così? Secondo me no. Ma non secondo me Stefano, secondo me Gesù. Lui ci rimette proprio in questa missione, perché se non c'è il perdono, cioè non c'è l'atto d'amore, la vita cristiana sarà soltanto una specie di morale perbenista, ma manca di spina dorsale, non sta su. Se togliete il perdono, la vita cristiana non ha la spina dorsale, non sta su. E in questo sì, do un suggerimento: Perdonare non fa altro che rimetterti, chiunque tu sia, nella prospettiva del perdono che hai ricevuto, del mai dimenticare la Divina Misericordia per te. Se non ne facciamo soltanto una giornata all'anno della Divina Misericordia, ma dovrebbe essere tutti i giorni così, tutte le mattine quando ci alziamo. Se riparti dall'amore che sempre ti perdona, a prescindere, allora saprai perdonare anche tu. Se non hai presente questo, magari cercherai dei motivi di orgoglio, di vanto, di presunzione, perché io ho fatto io qua, io là, ma io chi sei? Se non sei un figlio amato, chi sei? E la seconda parte di quell'espressione non vuol dire, la riprendo, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Questa potrebbe essere intesa in un modo spietato. Fateci caso, ma allora uno rimane...vorrei semplicemente suggerire, ma spero che ognuno poi abbia voglia di meditarlo personalmente, tu non ti riesci a perdonare da solo, mai.
    Nessuno è capace di perdonarsi, solo in quanto tu sei perdonato ritrovi la pace. Allora, qui c'è proprio un invito ad essere ciascuno di noi mediatore dell'amore con cui Dio ci ama, segno del suo perdono. E perché ci sia questo segno, ciascuno di noi viva il perdono, lo chieda, lo accolga.
    E caso mai qualcuno pensasse, anche il Papa si va a confessare, non è che...povero Papa, va anche lui. Cioè, non ne facciamo un fatto formale, è un fatto di verità. Abbiamo però bisogno di scoprire di quanta misericordia il Signore ci vuole riempire, cioè di quanto è grande il suo amore per noi.
    Ma se non vogliamo farci caso, resteremo senza questa conoscenza, questa esperienza del perdono. E allora ce la dovremo giocare da soli, cioè te lo porti avanti tra te e te, ti farai dei discorsi. Allora, oggi vorrei semplicemente chiudere con questo.
    E' veramente un Signore misericordioso, veramente il suo amore non sta a contare né quante volte, né come, né perché. Ma il fatto che tu torni a Lui col desiderio di essere amato, lì riparte la vita nuova. E lì potrebbe ripartire anche per ciascuno di noi nei nostri rapporti, dove forse la parola perdono non è molto frequente.
    Eppure potrebbe essere veramente la fonte di una vita nuova, di una risurrezione, proprio imparando da Gesù.
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  • Il battesimo dà senso al cammino, perché già ora vivi del dono che sarà pieno. Sabato di Pasqua 11-4-26
    È per me una gioia particolare oggi fare i battesimi, perché siamo nella settimana di Pasqua, che vuol dire che abbiamo la comprensione di che cos'è il battesimo. Perché il battesimo ci immette direttamente nella vita di Gesù risorto, sapendo che abbiamo una tara, anche i più piccoli se va bene diventeranno molto adulti, a un certo punto si passa da questo mondo. La tara è che siamo qui di passaggio, che ci piaccia o no, però la possiamo vivere bene. Allora, il battesimo è il vedere verso il bene ciò che altrimenti penseremmo una fregatura. Il bene qual è? La vita che il Signore ci dà è una vita che si può contagiare. Infatti, vedete, i figli sono un contagio dell'amore tra i loro genitori, un contagio di vita, un dono di sé che ha creato vita.
    E siamo anche fortunati perché ci troviamo con un Vangelo che ci fa capire anche in che direzione stiamo andando. Stiamo parlando della risurrezione di Gesù e in questo ambito non è solo una riflessione, ma è una vita. Pensate, ci sono delle persone che incontrano Gesù risorto, ci sono dei testimoni, il Vangelo ce li mette lì, Maria Maddalena prima, poi questi due discepoli che sono probabilmente i discepoli che se ne tornavano a Emmaus, a casa loro, un po' delusi per il fatto che speravano che fosse lui a liberare Israele, invece è morto. Però dopo averlo riconosciuto risorto sono tornati anche loro a Gerusalemme. E man mano che lo dicevano, secondo voi la gente ci credeva o no? Niente, niente. Neanche i dodici (Undici!) avevano dei grandi dubbi, ma rimanevano interdetti.
    Eppure Gesù aveva parlato della sua risurrezione. Dice ma perché vi sto dicendo questo? Perché noi siamo qui, perché abbiamo nella nostra fede una certezza, o perlomeno sappiamo qual è la direzione anche se non siamo certissimi, cioè che come Cristo è risorto questo ci riguarda. Per cui questi quattro bimbi noi li stiamo unendo alla vita di Gesù, morto e risorto.
    Così che anche se sappiamo che la nostra eredità, quella che riceviamo dai nostri padri, dalle nostre madri, la nostra umanità passerà attraverso una morte fisica, però siamo già da ora partecipi della risurrezione di Gesù. Ma scusa, ma in soldoni: Che vuol dire? Non soltanto che crediamo nella vita eterna un giorno, crediamo nella vita eterna che passa dall'amore che mettiamo nella nostra vita ogni giorno. Un amore che ti porta a fare di te un dono.
    Allora, qual è la resistenza più grande? Lo dico anche perché c'è un messaggio particolare in questo ai genitori, padrini e madrine, per i loro figli. Cioè il centro, la questione fondamentale che ad un figlio servirà, qual è? Gesù dice andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Cioè con il tuo battesimo tu sei costituito testimone di una vita che non è una fregatura.
    Ci tengo a dirvela sta cosa. La vita non è una fregatura, cioè non è che è bello bello bello ma tanto alla fine rimani col cerino in mano. Avete presente, no? No no, altro che il cerino in mano. Noi siamo chiamati ad avere in mano una grande fiducia, che è proprio l'amore con cui il Signore si mette nelle nostre mani ed è quello che voi potrete trasmettere ai vostri figli. Proclamate il Vangelo vuol dire con la vostra vita siate testimoni dell'amore. Continuate ad essere voi stessi il dono che ricevete dal Signore, di un amore infinito. Se questo sarà, i vostri figli non vi diranno un giorno che mi hai messo a fare al mondo se sono tutte fregature? Pensateci un attimo, anche oggi, contesto mondiale, una situazione da panico, oppure? nella situazione che si sta vivendo oggi una grande speranza. La speranza che c'è un amore che vince anche tutti questi blocchi, questi limiti che ci vengono posti.
    Allora, mentre vedo che qualcuno dei bimbi già ha capito che ci si può abbandonare con fiducia, ho qui Eleonora davanti a me che si è placidamente addormentata, suggerisco a ciascuno di voi questo abbandono filiale e fiducioso nelle mani del padre e della madre. Questo possa essere motivo di un annuncio ancora più certo. Ti puoi abbandonare con fiducia perché l'amore con cui sei amato è vero e ci sarà sino alla fine.
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momenti forti, incontri veri e poi torni alla solita vita. Come se niente fosse? Venerdì di Pasqua 10-4-26
    Ma abbiamo bisogno di metterci in ascolto di questi testi pasquali per rendercene conto che forse nella vita tante volte non c'è spazio per il risorto. I discepoli li avevano già incontrati, avete sentito, era la terza volta che si manifestava. Eppure commettevano la stessa cosa, lo stesso errore. Facevano come se non ci fosse. E questa è la prima questione. Oggi, siamo nella settimana dell'Ottava di Pasqua, quante cose abbiamo fatto proprio vivendole davanti al Signore risorto? O quanto della nostra giornata l'abbiamo vissuta come se Lui non fosse mai risorto? Provate un attimino a pensarci.
    Perché lo possiamo mettere proprio come un dato, uno dei tanti dati della nostra vita, che però non ci cambia niente. Se i discepoli vanno a pescare tutta la notte, che vuol dire che affrontano un altro pezzo della loro vita, come se il Signore non fosse risorto, risultato della pesca, il significato di questo discorso, è zero. Eppure l'avevano incontrato il risorto, sì.
    Ma abbiamo sempre dei buoni motivi per metterlo da parte e fare noi. Ma Lui non si dà per vinto. Però ci interpella. Oggi, in quello che hai fatto oggi hai preso qualcosa? Niente, Signore. Fai così. Getta dalla parte destra. E lì c'è la pesca sovrabbondante. Tant'è che dal risultato, dalla parola, con il suo risultato, il discepolo amato, che è ancora vivente perché è in mezzo a noi il discepolo amato, è ognuno di noi che riparte dal fatto che è amato e non se è stato buono, bravo, capace, no. Per il semplice fatto che sei discepolo amato lo riconosci.
    Allora rimetterei in questo la nostra attenzione oggi. Anche perché quando poi si arriva tu vedi che Lui ha già preparato tutto. Cioè nella nostra vita le cose, quelle veramente essenziali, in realtà non le facciamo noi, ci sono già proposte, preparate. Dobbiamo semplicemente riconoscere, è il Signore. Allora, forse, come abbiamo ripetuto nel versetto del Salmo, a volte la pietra che i costruttori hanno scartato, forse i costruttori in quel momento siamo noi, bene, è stata ripresa, è costituita pietra d'angolo, cioè quella che fa reggere il tutto.
    Chiediamo al Signore che la Sua risurrezione non sia soltanto un dato conoscitivo, ma sia il nostro criterio e scelta profonda nelle questioni della nostra vita quotidiana.
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About Santi: dalla tribolazione alla vittoria

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

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