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  • Grazie al terzo Big Bang, cioè al passaggio alla vita dotata di ragione
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1513

    GRAZIE AL TERZO BIG-BANG, CIOE' AL PASSAGGIO ALLA VITA DOTATA DI RAGIONE, L'UOMO PUO' VANTARE TRE CLAMOROSE CONQUISTE: IL LINGUAGGIO, LA LOGICA RIGOROSA E LA SCIENZA di Antonino Zichichi
     
    Grazie al "terzo Big-Bang", cioé al passaggio da un universo con vita priva di ragione ad un universo con vita dotata di ragione, possiamo scrivere libri, esprimere opinioni, discutere di problemi. Eppure, si parla quasi sempre del primo Big-Bang, quello grazie al quale il vuoto si è trasformato in qualcosa che, dopo circa venti miliardi di anni, noi chiamiamo universo, fatto con galassie, stelle e satelliti, su uno dei quali, la Terra, ci troviamo.
    L'universo, tuttavia, avrebbe potuto essere esattamente com'è, con le stesse strutture e gli stessi dettagli, ma privo della nostra presenza.
    L'evoluzione cosmica parte dal Big-Bang n. 1 e arriva oggi ad un numero di galassie pari a circa duecento miliardi, ciascuna delle quali consta mediamente di duecento miliardi di stelle. Molti dettagli sulla struttura dell'universo ci sono ignoti. Non sappiamo, per esempio, quanti satelliti ha ciascuna stella e quante stelle siano identiche al nostro Sole. Sappiamo che solo una parte delle stelle è come il Sole, anche se nessuna è identica a un'altra. Non è un dettaglio di poco conto: se il nostro Sole fosse più grande, moriremmo di caldo; più piccolo, moriremmo di freddo; ferma restando la condizione di rimanere alla stessa distanza dal Sole nella quale ci troviamo ora.
    Non siamo stati noi a scegliere questa distanza. Né a stabilire quale dovesse essere la massa del Sole. Ciò di cui siamo sicuri è che se la distanza fosse più piccola avremmo troppo caldo; se fosse più grande avremmo troppo freddo. Ecco perché vorremmo sapere quante stelle come il nostro Sole esistono nell'universo e quante di queste stelle hanno un satellite come la nostra Terra, le cui caratteristiche sono di vitale importanza per noi.
    Non solo: se la Terra fosse più piccola, quindi più leggera, non potrebbe tenere legato a sé quello strato d'aria cui diamo il nome di atmosfera e che ci permette di vivere. Se la Terra fosse più pesante, dovremmo avere una struttura ossea e muscolare adeguata alla forza gravitazionale in gioco.
    Vorremmo sapere se certi dettagli, come la massa del Sole, quella della Terra, la distanza Terra-Sole e molte altre peculiarità della nostra esistenza materiale esistono in altre parti dell'universo. Il numero di dettagli necessari per essere come la nostra Terra sono molti. Moltissimi. Sappiamo che ci sono nell'universo – come detto – duecento miliardi di galassie, ciascuna contenente duecento miliardi di stelle. Il totale fa quarantamila miliardi di miliardi di posti in cui potrebbe esserci la vita così come è da noi, sulla Terra. Questo numero deve, però, essere messo a confronto con i dettagli necessari per dar vita a qualcosa di analogo alla nostra forma di materia vivente, dotata di quella proprietà cui diamo il nome di "ragione". Allora, il problema è quello di capire quanti dettagli debbono essere presenti per arrivare a una forma di materia vivente capace di una attività intellettuale simile alla nostra, in grado di scoprire le grandi conquiste cui è arrivata la nostra forma di materia vivente. Conquiste che si riducono ad appena tre cose: il Linguaggio, la Logica rigorosa e la Scienza. Conquiste che nascono dalla straordinaria proprietà di cui è dotata la nostra forma di materia vivente: la ragione.
    Sulla Terra si sono sviluppate centinaia di migliaia di forme diverse di materia vivente. Nessuna di esse, però, è riuscita a scoprire la memoria collettiva permanente (meglio nota come "Scrittura", che è linguaggio scritto), la Logica rigorosa e la Scienza. Calcolando tutte le condizioni necessarie per arrivare alla materia vivente dotata di ragione, se ne deduce che le stelle presenti nel nostro universo sono troppo poche. Ce ne vorrebbe un numero di gran lunga superiore a quello prima citato – quarantamila miliardi di miliardi – per potere realizzare quell'enorme quantità di "dettagli" necessari all'esistenza della materia vivente dotata di Ragione.
    Un leone, un pesce, un'aquila, sono forme di materia vivente prive di ragione. Non v'è traccia di "scrittura" che possa essere legata all'esistenza di una qualsiasi forma di materia vivente, eccetto quella cui noi apparteniamo.
    A conti fatti, risulta che, con il numero di stelle e galassie che compongono l'universo, l'esistenza della materia vivente dotata di ragione è davvero un miracolo. Dovrebbero esistere centomila miliardi di miliardi di miliardi di universi per averne uno dotato di vita come la nostra.
    Il Big-Bang n. 3 è quello necessario per passare dall'universo dotato di vita "priva di ragione" all'universo in cui c'è vita "con ragione". Alcuni sostengono che tutte le forme di materia vivente debbono essere dotate di ragione, per via del fatto che questa proprietà è necessaria per poter vivere. Un serpente, un pesce, un'aquila, tutte le forme di materia vivente avrebbero proprietà di ragione simili – dicono – alla nostra.
    È vero: anche noi dobbiamo mangiare, dormire, e fare altre cose per sopravvivere, al pari delle altre forme di materia vivente. Ma questo livello di "ragione" si riferisce solo al problema legato a ciò che una forma di materia vivente deve fare per poter vivere. Ma – come già detto – nessun leone, né tigre, nessun pesce, né alcun tipo di uccello hanno lasciato tracce di quella cosa cui diamo il nome di "scrittura" e che di fatto è la "memoria collettiva permanente".
    Sappiamo che cosa pensava Platone perché possiamo leggere cosa ha scritto. Nessuna scimmia si è mai posta il problema di capire come si fa a dividere una figura geometrica semplicissima qual è un quadrato in due quadrati. Lo fece Pitagora, con il suo famoso teorema. Nessun cavallo ha mai pensato al problema di quanti granelli di sabbia potrebbero esserci nell'universo. I Pitagorici scoprirono che questo numero era talmente grande da non essere esprimibile – usando la loro matematica – in termini finiti e conclusero che era infinito. Venne Archimede e riuscì a calcolarlo, dimostrando che era possibile esprimerlo in termini finiti, usando una matematica rigorosa più avanzata di quella cui erano arrivati i Pitagorici.
    Nessun leopardo o altra forma di materia vivente si è mai occupata di capire com'è fatto il mondo: se siamo figli del caos o se c'è una Logica rigorosa alla base della nostra esistenza materiale. Fu Galilei a scoprire che questa Logica rigorosa esiste. Ad essa si dà il nome di Scienza.
    Il Big-Bang n. 3 riguarda esclusivamente la forma di materia vivente cui noi apparteniamo. Nessuna forma di materia vivente è interessata a discutere con noi del profondo rapporto che esiste tra Scienza e imprevisto.
    Tutte le grandi scoperte scientifiche sono state rese possibili da eventi inaspettati. La storia della scienza dimostra che le grandi scoperte scientifiche, a qualsiasi livello, sono state tutte inaspettate. Chi aveva previsto l'esistenza dei raggi cosmici? Nessuno. Chi aveva previsto le forze deboli (oggi dette di Fermi)? Nessuno. Con le forze di Fermi oggi possiamo fare previsioni. Ma come nascono le forze di Fermi? Da un evento totalmente inaspettato e non previsto: la radioattività.
    Tutte le scoperte scientifiche importanti sono venute in modo del tutto inaspettato. Le previsioni avvengono dopo che una scoperta inattesa ha dato vita ad una formulazione matematica che mette insieme le diverse scoperte inaspettate; e da questa matematica emergono le previsioni.
    Sta nelle origini il fulcro del problema. Se le scoperte scientifiche fossero alle origini non previste – come di fatto ci dicono questi quattro secoli di Scienza galileiana – la spiegazione del mistero è semplice. Ed era già nota ai tempi di Galileo Galilei. Fu lui a dire che "Colui che ha fatto il mondo" è più intelligente di tutti. Nessuno escluso. Da questa osservazione è nata la Scienza galileiana. Non c'è infatti altro modo per decifrare la Logica del Creatore: porGli domande. È questo il vero significato di esperimento galileiano. Per fare questo, c'è bisogno di umiltà intellettuale. Rendersi conto che non basta essere intelligenti per capire com'è fatto il mondo. Tutte le civiltà avevano peccato di questa forma di arroganza intellettuale. Ecco perché doveva toccare a un cattolico credente, come Galileo Galilei, scoprire le prime Leggi Fondamentali della Natura da lui chiamate "le prime impronte del Creatore".
    Dopo appena quattro secoli da questo atto di umiltà intellettuale, abbiamo la certezza di avere capito "quasi" tutto sulla Logica che regge il mondo. In quel "quasi" c'è il futuro della Scienza, che nessuno al mondo sa prevedere. Per il semplice motivo che il Creatore di tutte le cose visibili e invisibili è più intelligente di tutti: filosofi, pensatori, artisti, poeti e anche di noi scienziati.
    12 min
  • E' morto Cabibbo, il grande fisico italiano
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=49

    E' MORTO CABIBBO, IL GRANDE FISICO ITALIANO A CUI E' STATO NEGATO IL PREMIO NOBEL PERCHE' CATTOLICO di Franco Gabici
    Nicola Cabibbo, scomparso a Roma lunedì sera all’età di 75 anni (era nato a Roma il 10 aprile 1935), apparteneva a quella generazione di fisici che ha dato contributi fondamentali alla fisica delle particelle elementari; un campo ostico che difficilmente si presta alla grande divulgazione, ma che gioca un ruolo importantissimo nella comprensione di molti fenomeni. Cabibbo, docente di fisica delle particelle elementari all’Università di Roma, era un nome molto noto ai fisici di tutto il mondo, che vedevano in lui un vero pioniere nel suo campo.
    Laureatosi in fisica a soli 23 anni con Bruno Touschek, il padre del primo acceleratore italiano di particelle costruito a Frascati, già nel 1961 pubblica un articolo sulla sezione d’urto, un lavoro fondamentale per chi studia i fenomeni di collisione delle particelle elementari, e due anni dopo firma sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters l’articolo che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo dove introduceva una famosa costante, conosciuta oggi come «angolo di Cabibbo», per spiegare certe trasformazioni di particelle. Ma il nome del fisico italiano è finito anche nella cosiddetta «Matrice di CKM», dove Ckm è l’acronimo dei tre cognomi Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. La «matrice di CKM» è un modello che ha consentito di prevedere l’esistenza di sei differenti tipi di quark, i mattoni ultimi della materia che combinandosi in diversi modi formano le particelle elementari (protoni, neutroni, elettroni...). Non a caso il nome di Cabibbo è il primo della «triade»; fu Cabibbo, infatti, coi suoi studi, ad aprire la strada a questo nuovo filone di studi volti alla comprensione dei meccanismi che spiegano l’intima struttura della materia. Ma grande fu la sorpresa dei fisici, soprattutto italiani, quando si apprese la notizia che la giuria di Stoccolma aveva conferito il Nobel per la fisica ai due ricercatori giapponesi che facevano parte della triade «Ckm», Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa, senza la minima menzione alle ricerche di Cabibbo.
    Qualcuno, probabilmente a ragione, avanzò l’ipotesi che l’esclusione di Cabibbo dal Nobel fosse stata causata dall’essere il fisico italiano il presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, della quale faceva parte fin dal 1993. Va anche ricordato che Cabibbo è considerato anche il padre dei super calcolatori Ape (Array Processor Experiment), macchine che attualmente sono in grado di effettuare un miliardo di miliardo di operazioni al secondo!
    Da uomo di fede Cabibbo considerò sempre con grande equilibrio il rapporto fra scienza e fede, convinto che tra scienza e fede dovesse esserci «rispetto reciproco». Riteneva, inoltre, che non dovessero essere imposti dei limiti alla ricerca scientifica, ma che occorresse «fare attenzione alle possibili applicazioni e alle implicazioni etiche». E su quest’ultimo punto Cabibbo affermava che, se da un lato le religioni potevano dare gli input sull’etica, dall’altro era importante che la comunità scientifica avesse un ruolo positivo nell’elaborazione della morale. Non nascondeva che certe questioni potevano generare qualche imbarazzo fra religione e ricerca ma, parafrasando una famosa frase che Galilei passò a Cristina di Lorena («L’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarsi come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo»), sosteneva che l’uomo deve aspettarsi dalla fede la salvezza e non la spiegazione del mondo. Del resto era anche convinto che la scienza non potesse mettere in difficoltà la fede, perché le scoperte scientifiche sono 'vere' e ciò non può essere in contrasto con la creazione. Secondo Cabibbo infine  la Chiesa, dopo aver rivolto le proprie attenzioni ai temi dell’evoluzionismo e della biologia, avrebbe dovuto presto confrontarsi anche con la fisica, soprattutto dopo i possibili sviluppi legati al funzionamento del più grande acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. E a questo proposito non condivideva la definizione di «particella di Dio» data al famoso «bosone di Higgs» al quale i fisici stanno dando da tempo la caccia. «Chiamare il bosone di Higgs la particella di Dio – commentò Cabibbo – è stata la trovata stravagante di un collega americano, ma con Dio non ha nulla a che fare». Cabibbo ha giocato un ruolo fondamentale anche nella politica della ricerca.
    Dal 1985 al 1993, infatti, è stato a capo dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn) e sotto la sua presidenza sono stati inaugurati i Laboratori nazionali del Gran Sasso, mentre dal 1993 al 1998 è stato presidente dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. L’attuale presidente dell’Infn, Roberto Petronzio, che fu allievo di Cabibbo, così ha commentato la morte del grande fisico: «Scompare uno scienziato dotato di un pensiero profondo e un grande maestro. Cabibbo è stato fra i protagonisti assoluti della scuola romana di fisica». Per il fisico Giorgio Parisi, uno dei suoi allievi più influenti, «è stato senza dubbio il punto di riferimento di un’intera generazione di fisici. A livello umano era una persona contagiosa. Si vedeva chiaramente che si divertiva a fare la fisica, che per lui era come se fosse un gioco». Molto significativo anche il commento di Luciano Maiani, presidente del Cnr: «Lavorare con lui era sorprendente. Conosceva tutta la fisica e aveva dimensioni intellettuali pari a quelle di Enrico Fermi». Proprio alcuni giorni fa per i suoi studi sull’«interazione debole» era stata conferita a Cabibbo la Medaglia Dirac, che equivale a un Nobel per la fisica; quasi un risarcimento per quel Nobel mancato che fece gridare allo scandalo. Molti parlarono di «scippo». Ma Cabibbo non offrì nessun commento e anche per questo dimostrò ancora una volta tutta la sua grandezza.
    9 min
  • Il ritorno all'energia nucleare di pace sarebbe un progresso per l'Italia
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/42

    IL RITORNO ALL'ENERGIA NUCLEARE DI PACE SAREBBE UN PROGRESSO PER L'ITALIA
    di Antonino Zichichi
     
    Potremmo guardare al futuro con speranza, se riuscissimo a superare il pericolo che ci minaccia: la fame energetica nel mondo. Uno studio della WFS (World Federation of Scientists) ha stabilito che l'unico indice sicuro per conoscere il tenore di vita in una nazione è l'energia pro-capite. Dove c'è energia è possibile risolvere qualsiasi problema. Oggi nel mondo ottocento milioni di persone hanno a loro disposizione la stessa quantità di energia pro-capite che avevano i nostri antenati dell'età della pietra. È in questo pezzo d'umanità che si registra il più alto livello di mortalità dovuta a mancanza di cibo e malattie.
    Noi apparteniamo al gruppo di privilegiati del G8; siamo quasi un miliardo e abbiamo a disposizione la giusta quantità di energia pro-capite per l'alto tenore di vita che siamo riusciti a raggiungere. Fino a quando?
    Su questo satellite del Sole il numero di viaggiatori è sei miliardi e mezzo. Prima o poi tutti – il che vuol dire anche gli altri cinque miliardi e mezzo di persone – vorranno vivere avendo a loro disposizione la stessa quantità di energia pro-capite che abbiamo noi del G8. Se non fosse per il "fuoco nucleare di pace" questa fame d'energia resterebbe senza soluzione. Il "fuoco nucleare di pace" permette infatti di risparmiare un milione di volte nella trasformazione di massa in energia. Invece di un milione di chili di petrolio, gas, carbone, biomasse o legna, basta un chilo di materiale nucleare per produrre la stessa quantità d'energia. D'altra parte, le frontiere della Scienza ci hanno aperto gli occhi sui tre modi in cui è possibile generare energia. Questi tre modi sono: il fuoco elettromagnetico (carbone, legna, biomasse, petrolio, gas), il fuoco nucleare (di fissione e fusione), e il fuoco di annichilazione dell'antimateria con la materia. Quest'ultimo è a bilancio fortemente negativo, quindi economicamente privo di interesse. Rimangono i primi due. Pensare ad altri fuochi è fuori da ogni credibilità scientifica. La sola possibilità per garantire energia sufficiente ai sei miliardi e mezzo di viaggiatori nella navicella spaziale chiamata Terra è il fuoco nucleare di pace.
    Stanno entrando nell'economia mondiale i Paesi in via di sviluppo: Cina e India sono i primi della lista, ma molti altri sono in procinto di entrare. Nonostante il tenore di vita dei Paesi emergenti sia ancora lontano dal nostro, l'enorme quantità d'energia necessaria per venire incontro alle loro necessità domestiche e industriali non può avere sorgente nei combustibili convenzionali (carbone, biomasse, petrolio, gas): l'atmosfera subirebbe danni irreversibili. Come spiega con estrema semplicità in questo libro Franco Battaglia, non si può affrontare la crisi con le tecniche eoliche e solari per due motivi. Costano troppo e non potranno mai essere in grado di produrre le potenze necessarie alle attività umane, incluse quelle industriali, che sono il vero motore del progresso civile e sociale. L'unica via d'uscita è il fuoco nucleare di pace: è l'unico a poter garantire all'umanità di disporre di una quantità enorme di energia senza distruggere enormi quantità di materia.
    La Nazione che ha dato i natali a colui che ha saputo scoprire il "fuoco nucleare di pace" – formidabile conquista dell'intelletto umano – è l'Italia. La stessa Nazione che oggi ha perso una delle componenti essenziali della propria Libertà: quella energetica. Nella crisi energetica mondiale l'Italia sarebbe oggi nel G-8 in una posizione di straordinario privilegio se non avesse rinunciato da oltre due decenni all'insegnamento del padre di questa straordinaria invenzione tecnologica: Enrico Fermi.
    L'abbandono del nucleare ha fatto piombare il nostro Paese nel gruppo delle Nazioni caratterizzate dalla schiavitù energetica. Se scoppiasse una crisi politica a livello planetario i Paesi da cui compriamo petrolio, gas ed energia (nucleare) bloccherebbero l'erogazione per garantire libertà energetica ai loro cittadini. Precipiteremmo nel gruppo dei Paesi colpiti da black out e crollerebbero le nostre attività produttive. Diventeremmo poveri senza possibilità di negoziare alcunché in quanto energia vuol dire alto tenore di vita.
    Ecco perchè l'Italia deve uscire dallo stato di schiavitù energetica in cui si trova. Per far questo è necessario portare al grande pubblico i dati reali su cui si fonda la scelta dell'energia nucleare in Italia. È quello che fa il collega e amico Franco Battaglia nel suo libro Energia nucleare? Sì, per favore... (21mo Secolo, 2010): un contributo di semplicità e chiarezza per dare a tutti la possibilità di giudicare quanto sia urgente per l'Italia la scelta nucleare. Dove c'è energia c'è benessere. Realizzare in Italia una potente catena di centrali nucleari vuol dire liberare la patria di Enrico Fermi dalla schiavitù energetica.
    7 min
  • La scienza e il calendario perfetto nascono dal cuore della fede
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/147

    LA SCIENZA E IL CALENDARIO PERFETTO NASCONO DAL CUORE DELLA FEDE
    di Antonino Zichichi
     
    La data della Pasqua ha dato vita al calendario destinato a restare nei secoli dei secoli un'opera perfetta.
    Nessuna civiltà era riuscita a elaborare un calendario come quello che la nostra cultura ha saputo scoprire. Tutto nasce dall'evento mistico più importante per la Chiesa cattolica: la Risurrezione di Gesù Cristo. I vescovi del Concilio di Nicea (325 d.C.) decisero di dare alla Pasqua non una data nel calendario giuliano, ma ciò che la concezione mistica del Tempo aveva tramandato. La Pasqua doveva quindi cadere la prima domenica successiva alla prima luna piena che segue l'equinozio di primavera. Nasce così l'esigenza di conoscere la data esatta dell'equinozio di primavera che non può essere né in ritardo né in anticipo, rispetto alla data che indica il calendario. Che il calendario giuliano non fosse perfetto era noto ai vescovi del Concilio di Nicea. E infatti fu proprio in quegli anni che l'equinozio di primavera venne spostato dal 25 marzo – come voleva il calendario giuliano – al 21 marzo. Il motivo essendo gli effetti del terzo movimento della Terra. L'anno giuliano ha circa un centesimo di giorno in più di quello che dovrebbe avere, per essere in sincronia con l'inclinazione dell'asse terrestre rispetto al Sole. È da questa inclinazione che dipende l'equinozio di primavera. Se l'asse attorno a cui ruota a trottola la nostra Terra fosse fisso nello spazio cosmico il legame tra data di calendario e susseguirsi delle stagioni resterebbe fisso nei secoli. L'asse della trottola-terra invece si muove: di questo terzo movimento è dotato il satellite del Sole su cui abbiamo il privilegio di essere imbarcati. È un movimento molto lento, lentissimo.
    Per far un giro completo, l'asse terrestre impiega quasi 26.000 anni. Il calendario giuliano non teneva conto degli effetti di questo terzo movimento sull'equinozio di primavera, da cui dipende il giorno della Risurrezione di Cristo. Dai tempi dell'adozione del calendario giuliano erano passati 370 anni e si erano quindi accumulati quasi quattro giorni di ritardo rispetto al giorno corretto per l'equinozio di primavera. Ecco il motivo dell'avanzamento dal 25 al 21 marzo, per la data dell'equinozio di primavera, deciso dai vescovi del Concilio di Nicea. Oggi l'equinozio di primavera è sempre il 21 marzo e così resterà nei secoli grazie al calendario gregoriano, che tiene conto del terzo movimento della Terra. L'interesse nella data esatta dell'equinozio di primavera era di natura strettamente religiosa. Tutti i calendari di tutte le epoche e civiltà avevano come obiettivo il sincronismo delle stagioni con le date del calendario. Sapere cosa indica un calendario quando ci sono in gioco le stagioni e i solstizi è certamente molto importante. Ne sanno qualcosa i Romani quando, con il loro calendario che aveva solo dieci mesi – ancora oggi i nomi sono rimasti settembre (settimo), ottobre (ottavo), novembre (nono), dicembre (decimo) nonostante settembre sia il nono, ottobre il decimo, novembre l'undicesimo e dicembre sia il dodicesimo mese del calendario –, si trovarono ad avere l'estate mentre il calendario indicava l'inverno e l'inverno quando diceva estate. Corsero ai ripari aggiungendo due mesi. Il sincronismo tra data di calendario e stagioni si articola su un periodo molto lungo: i quasi duecento giorni (per l'esattezza 183) che separano la stagione estiva da quella invernale. La concezione mistica del Tempo focalizza invece il sincronismo su un solo giorno: l'equinozio di primavera, cui è legata la data della Risurrezione di Gesù Cristo. Fu Dionigi il Piccolo (500-560 d.C.) ad avere del Tempo una concezione mistica e Aloysius Lilius di Cirò in Calabria (1510-1576 d.C.) ad avere elaborato il legame perfetto tra equinozio di primavera e Pasqua di Risurrezione. Lo studio di Aloysius Lilius dette vita al calendario gregoriano promulgato da Gregorio XIII (1502-1585) nel 1582. Nascono così le radici del calendario perfetto che si ottiene sottraendo al calendario gregoriano tre giorni ogni diecimila anni.
    Con il calendario gregoriano perfetto lo sfasamento tra stagioni, che col calendario romano avveniva dopo pochi anni, avviene dopo milioni di anni.
    Quando il calendario gregoriano venne promulgato da Gregorio XIII, il 24 febbraio 1582 a Mondragone, Galilei era appena diciottenne. Ed è con lui che viene fuori un'altra grande conquista della cultura cattolica: il cannocchiale di alta precisione che nel 1609 Galilei decise di puntare verso il cielo per conoscere la verità sulla logica seguita da Colui che ha fatto e stelle e pietre. Era infatti ferma convinzione di Galileo Galilei che per venire a capo di questa logica fosse necessario porre domande al suo Autore. E le domande potevano essere di due classi diverse. Osservazioni rigorose di ciò che sta nei cieli ed esperimenti qui sulla Terra. Osservando i cieli Galilei scoprì sette straordinarie verità: le montagne della Luna, le macchie solari, i satelliti di Giove, le fasi di Venere, gli anelli di Saturno, la Via Lattea che non è luce riflessa dal Sole ma prodotta da miliardi di stelle e il fatto che il Sole ruota a trottola come fa la Terra. Fu così che Galilei divenne il più grande astronomo di tutti i tempi. Realizzando esperimenti qui sulla Terra Galilei scoprì le prime leggi fondamentali della Natura. Nessuno prima di lui aveva avuto l'idea di legare una pietra con uno spago e, fissandone un estremo al soffitto, studiare come oscilla. Galilei scoprì che le oscillazioni, se limitate nell'ampiezza, sono isocrone. Per fare questo aveva bisogno di un orologio. Usò il ticchettio del polso che mediamente batte al ritmo di un colpo al secondo. Nasce così il pendolo che ci ha portato in appena quattro secoli a una precisione nella misura del Tempo che è, oggi, di un secondo ogni vita d'universo: venti miliardi di anni. Non solo il calendario perfetto, ma l'astrofisica moderna e la scienza sono conquiste della nostra cultura che ha nei vescovi di Nicea, in Dionigi il Piccolo, in Aloysius Lilius, Gregorio XIII e Galileo Galilei le colonne portanti della grande alleanza tra fede, ragione e scienza, come insegna oggi Benedetto XVI. Galilei, per atto di fede nel Creatore, decise di puntare il suo telescopio verso il cielo e di studiare non solo le stelle ma anche le pietre in quanto entrambe opera dello stesso Autore. Aspetti pratici come le consuetudini pagane legate alla 'festa di primavera', le questioni di potere legate all'esazione fiscale e le problematiche matematico-astronomiche sono problemi di natura diversa, che però invitano ciascuno di noi a molte riflessioni sulla sfera trascendentale della nostra esistenza quando emerge in modo semplice un dettaglio: il calendario perfetto e la scienza avrebbero potuto essere il trionfo della cultura atea; esse sono invece nate nel cuore della nostra cultura.
    11 min

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"Ricordatevi sempre che un po' di scienza potrà allontanarvi da Dio, ma molta scienza vi ricondurrà a Lui"
Luigi Pasteur, chimico e biologo francese (fondatore della batteriologia moderna)