
Sign up to save your podcasts
Or


16 ottobre 1854. Nasce Oscar Wilde.Sarà uno degli scrittori più brillanti del suo tempo, un maestro dell’ironia capace di smascherare le ipocrisie della società vittoriana. Il pubblico lo applaudirà, i teatri porteranno in scena le sue commedie, le sue battute diventeranno celebri.Poi, nel 1895, quella stessa società lo condannerà a due anni di lavori forzati per la sua omosessualità.La sua colpa non era aver scritto Il ritratto di Dorian Gray, né aver messo in ridicolo le convenzioni sociali. Era aver amato in un modo che la legge del suo tempo considerava un reato.Wilde perderà la libertà, la reputazione, il patrimonio e la possibilità di vivere vicino ai figli. Morirà in esilio, lontano dai palcoscenici che lo avevano consacrato.Eppure, proprio dopo la caduta, la sua scrittura troverà alcune delle sue pagine più dolorose e profonde.La sua storia ci mette davanti a una contraddizione che non appartiene soltanto all'Ottocento: quanto è libera una società che celebra il talento, ma punisce la persona che lo esprime?Oscar Wilde aveva fatto dell'ironia un'arma contro le convenzioni. La sua vita ci ricorda che, quando una società trasforma il pregiudizio in legge, nessuna fama è abbastanza grande da proteggere chi diventa il bersaglio.#OscarWilde #Letteratura #Libertà #lgbtq #storia
Quando Cristoforo Colombo approda a Guanahani, è convinto di aver raggiunto l’Asia. Non sa di trovarsi davanti a un mondo che gli europei non conoscono. Ma soprattutto, non è il primo essere umano a mettere piede su quella terra: lì vivono già i Taíno, con la propria cultura, le proprie tradizioni e la propria storia.È da questa differenza di prospettiva che nasce una delle grandi questioni della memoria storica: chi ha il potere di decidere che cosa merita di essere chiamato una scoperta?Per secoli abbiamo raccontato il 1492 come l’inizio di una nuova epoca, e lo è stato. I continenti sono entrati in un contatto permanente, merci, piante e conoscenze hanno attraversato gli oceani e il mondo ha cominciato a trasformarsi a una velocità senza precedenti.Ma insieme agli scambi sono arrivati la conquista, lo sfruttamento, le epidemie e la devastazione di intere comunità indigene. La storia che per alcuni ha aperto nuove rotte e possibilità, per altri ha segnato l’inizio di una tragedia.Raccontare tutta la storia di Colombo non cancella l’impresa del navigatore, né giudica il passato fingendo che sia il presente, ma per una volta si guarda la storia da più di una prospettiva e si riconosce che ogni incontro può avere conseguenze molto diverse per chi lo vive.#cristoforocolombo #12Ottobre #storia #america #PopoliIndigeni
10 ottobre 1813. Le Roncole.Giuseppe Verdi nasce in una famiglia modesta, in un territorio che ancora non appartiene all’Italia. Nessuno può sapere che quel bambino diventerà, un giorno, uno dei simboli della Nazione che ancora non esiste.Prima del monumento, però, c’è l’uomo.Quello che a diciotto anni viene respinto dal Conservatorio di Milano. Quello che perde in pochi anni i due figli e la moglie Margherita. Quello che vede la sua seconda opera, Un giorno di regno, trasformarsi in un fallimento.Eppure, proprio dopo quella stagione di dolore, arriva Nabucco. Poi Rigoletto, Il trovatore, La traviata, Aida, Otello, Falstaff.La storia di Verdi è anche la storia di una parola che oggi usiamo forse troppo facilmente: resilienza. Ma nel suo caso non significa semplicemente rialzarsi. Significa continuare a creare quando la vita ti ha tolto quasi tutto.E forse è per questo che Verdi appartiene ancora a noi.Perché dietro il compositore celebrato come simbolo dell’Italia c’è un uomo che ha conosciuto il fallimento, il lutto, la solitudine e il dubbio. E che, alla fine della sua vita, scelse di dedicare parte della propria fortuna a dare una casa agli artisti anziani e indigenti, definendo la Casa di riposo per musicisti la sua “opera più bella”.Prima di diventare un monumento, Verdi è stato un uomo che ha dovuto ricominciare. E oggi, quando ascoltiamo la sua musica, non ascoltiamo soltanto la storia dell’Italia. Ascoltiamo una storia umana.#giuseppeverdi #opera #musica #risorgimento #storia
Il 9 ottobre 1967 muore Ernesto “Che” Guevara.Da quel giorno il volto di un uomo morto in una piccola scuola boliviana sarebbe diventato una delle immagini più riprodotte del Novecento.Il Che è stato rivoluzionario, guerrigliero, medico, ministro e simbolo internazionale della ribellione. Ma dietro quella fotografia che oggi compare su magliette, manifesti e murales c’è una figura molto più complessa.Un uomo che credeva nella rivoluzione e nella lotta armata. Che partecipò alla presa del potere a Cuba e ricoprì incarichi nel nuovo governo. Che fu protagonista di decisioni e pratiche ancora oggi profondamente discusse. E che alla fine cercò di esportare la propria idea di rivoluzione fino alla Bolivia, dove venne catturato e ucciso.Quando trasformiamo una persona in un simbolo, rischiamo di dimenticare l’uomo che c’era dietro. Quanto di Ernesto Guevara conosciamo davvero, quando guardiamo quella fotografia?#cheguevara #ernestoguevara #storia #rivoluzione #novecento
15 anni fa moriva Steve Jobs.Steve Jobs ha passato la vita a immaginare il futuro, ma il 5 ottobre 2011 muore, lasciando che il futuro continuasse senza di lui. Il tempo è qualcosa che nessuna tecnologia può rimandare.Ma il tempo che ha avuto lo ha vissuto a pieno.Dall’incontro con Steve Wozniak alla nascita di Apple e all’espulsione dall’azienda che aveva fondato. Poi NeXT, Pixar, Toy Story, il ritorno in Apple e una rivoluzione dopo l’altra: iMac, iPod, iPhone, iPad.Una vita fatta di intuizioni, fallimenti, ossessioni e seconde possibilità. Ma la parte più interessante della sua storia riguarda il tempo. Jobs sapeva che il futuro non era infinito. E proprio per questo continuò a costruire, anche quando sapeva che il suo tempo si stava accorciando.Non possiamo scegliere quanto tempo ci è concesso. Possiamo però scegliere cosa fare con quello che ci rimane. E tu, se sapessi quanto tempo ti resta, cosa sceglieresti di fare?#stevejobs #apple #storia #accaddeoggi #innovazione #tecnologia
Un omicidio, una fuga in autostrada trasmessa in diretta e un processo seguito da milioni di persone: il caso di O.J. Simpson diventò molto più di un procedimento giudiziario. Fu uno specchio delle tensioni razziali, mediatiche e sociali dell’America degli anni Novanta.Il 3 ottobre 1995 arrivò il verdetto: “Not guilty”. Ma quella sentenza non chiuse la storia. Al contrario, aprì una discussione destinata a durare decenni: sulla giustizia, sul rapporto tra razza e sistema giudiziario, sul potere dei media e sulla differenza tra assoluzione penale e responsabilità civile.Un caso in cui il tribunale non raccontò soltanto la storia di due vittime e di un imputato, ma finì per raccontare l’America stessa.#ojsimpson #TrueCrime #StoriaAmericana #Giustizia #Cronaca
Il 2 ottobre 1869 nasce Mohandas Karamchand Gandhi, l’uomo che avrebbe trasformato la disobbedienza in una forma di lotta politica.Dal Sudafrica all’India, dal rifiuto di scendere da un treno alla marcia del sale, Gandhi costruisce una nuova idea di resistenza: non collaborare con l’ingiustizia, accettare personalmente le conseguenze della propria disobbedienza e rifiutare la violenza.Ma raccontare Gandhi come un simbolo perfetto sarebbe troppo semplice. La sua storia è fatta anche di contraddizioni, soprattutto sul sistema delle caste e sul rapporto con Ambedkar. E quando arriva l’indipendenza, nel 1947, Gandhi non festeggia: l’India è libera, ma divisa, e la violenza religiosa sta insanguinando il Paese.La storia di Gandhi ci lascia una domanda: quanto siamo disposti a perdere per difendere ciò in cui crediamo, senza diventare ciò che combattiamo?Il 2 ottobre, giorno della sua nascita, è anche la Giornata internazionale della nonviolenza.#gandhi #NonViolenza #Storia #India #Libertà
24 settembre 1896. Nasce Francis Scott Fitzgerald, l’uomo che avrebbe trasformato gli anni Venti, le loro feste, il denaro, il desiderio e l’illusione in una delle grandi mitologie della letteratura americana.Fitzgerald ha raccontato uomini che volevano diventare qualcun altro. Uomini convinti che il successo, il denaro, l’amore o la fama potessero finalmente riempire quella distanza tra ciò che erano e ciò che desideravano essere.Gatsby insegue il passato. Fitzgerald insegue il successo. Entrambi scoprono, in modi diversi, che non tutto ciò che desideriamo può salvarci.Quando muore, a soli 44 anni, Il grande Gatsby non è ancora il capolavoro che conosciamo oggi. La sua vera grandezza arriverà dopo.Fitzgerald passò la vita a raccontare il futuro, ma fu il futuro a riconoscere davvero il suo valore.Tutti, almeno una volta, abbiamo desiderato tornare indietro e riscrivere qualcosa. Ma il passato non si ricompra.#fscottfitzgerald #letteratura #jazzage #sognoamericano
L’11 settembre 2001 il mondo ha visto crollare due torri, ma per migliaia di persone è crollato un mondo intero.Dietro le immagini che abbiamo visto mille volte c’erano persone che stavano semplicemente vivendo: chi andava al lavoro, chi telefonava a casa, chi era su un aereo, chi cercava di uscire da un edificio e chi, invece, tornava indietro per aiutare qualcun altro.2.977 persone. 2.977 vite diverse. E poi milioni di persone che, da quel giorno, avrebbero vissuto in un mondo diverso: con nuove guerre, nuove paure, nuovi controlli e una nuova idea della sicurezza.Ricordare l’11 settembre significa anche non permettere che quei nomi diventino soltanto un numero. Perché dietro ogni vittima c’era una storia, una famiglia, qualcuno che aspettava il suo ritorno.E forse è proprio questo che la memoria dovrebbe fare: restituire un volto alle persone prima che la Storia le trasformi in numeri.#11settembre #storia #newyork
Il 5 settembre 1946, a Zanzibar, nasce Farrokh Bulsara. Il mondo lo conoscerà come Freddie Mercury.Da ragazzo emigrato in Inghilterra a leggenda dei Queen, la sua vita attraversa musica, amore, identità, successo e fragilità. Poi arrivano Bohemian Rhapsody, gli stadi, il Live Aid e una delle voci più riconoscibili della storia della musica.Ma negli ultimi anni Freddie affronta una battaglia privata contro l'HIV/AIDS. Sa che il tempo sta finendo. Eppure continua a entrare in studio. Continua a registrare. Continua a cantare.Quando il corpo cominciava a cedere, la voce continuava a resistere.Il 24 novembre 1991 Freddie Mercury muore a soli 45 anni. Ma la sua voce è rimasta.E forse, alla fine, aveva ragione lui: The Show Must Go On. #freddiemercury #musica #bohemianrhapsody
From the publisher's feed