I numeri di accessi sono sempre gli stessi, quelli delle vittime – a livello nazionale – pure. Un equilibrio talmente paradossale da non sembrare reale. Eppure lo è. Di questo, e di molto altro, si è discusso questa mattina, durante un’intervista in studio con Tea Romano, presidente del centro antiviolenza Doride di Avola, e Aurelia Spagnolo, psicoterapeuta.
Loro, lavorando su un territorio di non grandissime dimensioni, conoscono bene la dinamica della violenza e della prevaricazione. Ma, purtroppo, conoscono anche lo stigma, la vergogna e la cultura vecchia del “lavare i panni sporchi in casa”. Motivo, quest’ultimo, che rende i numeri di accesso al centro, anche solo per un consiglio o un consulto, sempre identici negli anni. Eppure la violenza esiste e persiste, frutto di una cultura patriarcale che negli anni continua a essere tramandata dagli uomini, a volte anche dalle donne, e – forse inconsapevolmente – da coloro che tentano di imitare le dinamiche di potere piuttosto che contrastarle. Oggi, più che mai, oggi, 25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne, è necessario tenere alta l’attenzione su questo tema.