- By Martina Mazzoni, 3A Liceo Scientifico -
Mi ero trasferito da poco in quella città così caotica e mi fu sufficiente un breve periodo per comprendere la frenetica vita delle metropoli.
La sveglia suonava all’alba, si dormiva poco dato e ogni giorno bisognava fare i conti con km e km di file, suonando in continuazione il clacson per cercare di superare il via vai di camion, automobili, motorini e arrivare al lavoro o a scuola in orario.
Camminando lungo le vie, ci si imbatteva in gente di etnie diverse, bambini, artisti, negozianti, barboni, che animavano la città di un baccano continuo, alimentato anche dal frastuono evaso dalle single case: urla, pentole, stoviglie e aspirapolvere sempre più velocemente movimentati nelle abitazioni.
Gran parte delle persone trascorreva la giornata fuori casa, i cellulari squillavano in continuazione, chiamate e messaggi di colleghi, amici, familiari che obbligavano tutti a correre da un posto all’altro: casa, scuola, palestra, supermercato. Si inseguiva a volte, il nulla, senza riuscire a trovare del tempo per rilassarsi.
In ogni città la parola d’ordine è andare di corsa. Si vive sotto pressione, i livelli di stress e ansia crescono, ridotto al minimo, invece, è il tempo da trascorrere con la famiglia. Il corpo invita però a fermarsi, a trovare il tempo per se stessi, in compagnia della solitudine, allontanandosi dai rumori delle città per ritrovare il silenzio, dove ascoltare di nuovo l'io, la dolcezza della natura.