In queste settimane i giardini dell’Asia settentrionale e dell’Europa continentale si vestono di festa e si riempiono di visitatori. È infatti il momento della fioritura dei ciliegi, che riempie i parchi pubblici di persone di tutte le età. Per “ammirare la bellezza dei fiori” o “hanami”, i giapponesi, ma anche i coreani e i cinesi si muovono a milioni. Picnic con amici e parenti ma anche con colleghi e compagni di scuola e belle bevute sotto gli alberi fino a tarda sera sono le attività preferite di questo periodo. In Giappone, per permettere a tutti di godere i momenti più spettacolari ci sono i bollettini dei ciliegi, simili a quelli meteorologici, che seguono quasi in diretta la loro fioritura, da sud a nord dell’arcipelago giapponese. Li potete vedere qui.
Ma non sono solo i giapponesi a considerare la fioritura dei ciliegi un momento molto importante dell’anno. Anche i cinesi e i coreani attribuiscono a questi alberi e alla loro fioritura primaverile significati simbolici molto profondi, e sottilmente diversi tra loro.
Andiamo con ordine e partiamo con il momento - breve - di botanica. I ciliegi in fiore che affascinano interi continenti sono i Prunus serrulata, si trovano in decine di varietà, e sono ornamentali. Nei giardini urbani vivono 20-25 anni, in natura possono raggiungere i 40 anni. Di solito sono sterili, anche se alcune varietà producono anche piccole ciliegie commestibili. Non sono stati selezionati per secoli per i loro frutti, ma per ottenere i fiori più belli dai colori migliori, dal bianco delle nuvole al rosa confetto, al fucsia.
Simbolo del Giappone e dell’impermanenza della vita perché la sua fioritura è magnifica ma molto breve, il ciliegio o sakura è di buon auspicio per gli studenti, visto che l’anno scolastico comincia proprio nelle settimane in cui fiorisce, e può essere il segno di un buon raccolto di riso. È anche legato a un concetto preciso, mono no aware, “la sensibilità per le cose”, o “la loro dolce malinconia”. Indica una sorta di commozione gentile che proviamo davanti alla bellezza transitoria della natura e della vita, una nostalgia per le cose che svaniscono come i petali del fiore di ciliegio che cadono nello spazio di pochi giorni. La più antica antologia letteraria del Giappone, Manyoshu, che risale all’VIII secolo d.C, riporta numerosi poemi dedicati alla fioritura dei ciliegi, e li collega al tema eterno dell’amore e della malinconia, mentre maestri della poesia haiku come Matsuō Bashō ne catturano lo splendore effimero.
Tra fiori di pesco
che sbocciano ovunque
il primo fior di ciliegio
Matsuō Bashō (1644-1694)
La fioritura dei ciliegi come metafora viene adottata dalla classe dei samurai perché evoca gli ideali del Bushidō, una vita breve e una morte onorevole. È lo stesso ideale che verrà riscoperto dai piloti kamikaze durante la Seconda guerra mondiale.
SLIMHANNYA, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Anche in Corea i fiori di ciliegio (beotkkot) segnalano la transitorietà della vita, ma sono soprattutto simbolo di bellezza e dell’arrivo della primavera. Ammirarli quando fioriscono è la celebrazione collettiva della rinascita della natura dopo i lunghi e freddi inverni delle penisola coreana. I picnic in compagnia sotto i ciliegi in fiore risalgono addirittura alla dinastia Silla (57 a.C - 935 d.C), e i fiori di ciliegio sono un motivo ricorrente nel folklore, nei poemi e nelle canzoni coreane. Durante l’occupazione della Corea da parte del Giappone nei primi decenni del Novecento i ciliegi fioriti rappresentano la resistenza del popolo coreano e il suo desiderio di libertà. E visto che la fioritura di solito comincia poco dopo Samiljeol, o la Commemorazione del Movimento per l’indipendenza della Corea del 1 marzo 1919, viene considerata una dei simboli della rinascita e dello spirito del paese, e viene accompagnata da festival artistici e culturali.
Image by MIN SOO EUN from Pixabay
Anche in Cina questo è un periodo di picnic sotto gli alberi per ammirare i fiori di ciliegio, che evocano la grazia e l’eleganza femminile, ma anche l’amore romantico e, come nelle altre due culture dell’Asia settentrionale, la gioia malinconica di una bellezza effimera. Tuttavia, mentre in Giappone i fiori di ciliegio evocano la transitorietà della vita, in Cina assumono una valenza diversa. Sono un simbolo di forza e resilienza di fronte alle avversità della vita, perché sbocciano quando è ancora inverno, e sono rappresentati nell’arte e nella letteratura già a partire dalle dinastie Tang (618-906 d.C) e Song (960-1279 d.C). Nel periodo Tang i ciliegi non vengono ancora coltivati nei parchi, ma sono soprattutto selvatici e sono conosciuti come “ciliegi di montagna”. I poeti ne celebrano la solitudine selvaggia e la resistenza in un ambiente spesso difficile, dando loro un profondo valore morale ed estetico.
Fiori di ciliegio di montagna
Tra le montagne cammino solo in tarda primavera,
bevo vino tra i fiori, desto in solitudine.
Sotto i fiori incontro d’un tratto una fanciulla errante,
sembra un’immortale discesa nel mondo.
I ciliegi, appena giunti a Qin, son già preziosi,
poveri montanari li disdegnano pur nella miseria.
Du Fu (712-770)
Oggi la resistenza e la spettacolare fioritura dei ciliegi giapponesi vengono messe a dura prova dai cambiamenti climatici non solo in Asia, ma anche nel resto del pianeta. L’analisi delle cronache di Kyoto che a partire dal IX secolo d.C documentano le date dei festival hanami, ha dimostrato che urbanizzazione e riscaldamento globale causano fioriture sempre più precoci. Secondo i dati ogni dieci anni i ciliegi giapponesi fioriscono uno o due giorni prima del solito, e nel 2021 i sakura di Kyoto sono fioriti il 26 marzo, con l’anticipo maggiore da 1’200 anni a questa parte. Se i fiori sbocciano troppo presto sono a rischio di gelate tardive, gli insetti impollinatori come api e farfalle non volano ancora e quindi non sono in grado di impollinarli, riducendo la produzione di frutti e semi e causando seri squilibri della biodiversità.
Custodi di simboli e tradizioni millenarie, i fiori di ciliegio sono anche vere e proprie sentinelle dello stato di salute sempre più fragile del nostro pianeta.
Non ho fotografie dei due ciliegi giapponesi che ogni marzo fiorivano nella fattoria dei miei nonni, in quel poco che era rimasto della grande tenuta agricola con castello e parco ottocentesco di un nobile dell’est. Ma ricordo la cura che mio nonno dedicava a quegli alberi. Ricordo i loro petali rosa pallido nell’aria e la loro pioggia di marzo.
Grazie per avere passeggiato con me sotto i ciliegi in fiore. Se desideri sostenere il mio lavoro e ricevere la mia newsletter puoi iscriverti qui sotto ai diari della signora Yoon!
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