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L’orazione funebre di Barack Obama ai funerali di John McCain è stata il simbolo di una cultura politica in cui avversari anche profondamente distanti potevano riconoscersi in valori condivisi e nel primato del bene comune. Oggi quel rispetto sembra essersi smarrito, negli Stati Uniti come in Europa. È una trasformazione del confronto politico o un segnale più profondo di crisi delle democrazie liberali? Ne parliamo con Enrico Marani. A cura di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.
I social network non si limitano a ospitare contenuti: attraverso gli algoritmi decidono quali messaggi acquistano visibilità e raggiungono milioni di persone. Una scelta che non riguarda soltanto l’informazione, ma influenza gli orientamenti politici e le forme della mobilitazione. Chi controlla gli algoritmi esercita così un potere politico. Con Franz Russo, esperto di comunicazione digitale, discutiamo di come funziona questo potere e della necessità di ripensare il nostro rapporto con le piattaforme, partendo anche dalle violenze esplose il 17 ottobre a Milano e Parigi e dal ruolo che i social hanno nella diffusione degli appelli e nell’escalation delle mobilitazioni. A cura di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.
Il 27 ottobre Israele vota per rinnovare la Knesset, in un’elezione che mette alla prova il futuro politico di Benjamin Netanyahu. Gadi Eisenkot guida il fronte anti-Netanyahu nei sondaggi, ma nessuno dei due schieramenti sembra avere i numeri per governare da solo. Tra partiti arabi, alleati ultraortodossi e rivalità interne, il rischio è un nuovo stallo politico. A cura di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.
Elon Musk avrebbe convinto Donald Trump a limitare le comunicazioni satellitari militari utilizzate dall’Ucraina: è quanto rivela The Telegraph. Se un imprenditore privato può influenzare decisioni che incidono sulla difesa di un Paese in guerra, dove finisce il potere economico e dove comincia quello politico? E quali rischi comporta la dipendenza degli Stati da tecnologie strategiche controllate da aziende private?
Con Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.
A Roma, nel giorno dell’anniversario del rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, le tensioni attorno alle commemorazioni riaprono un’altra questione: quando la protesta contro Israele si trasforma in ostilità verso gli ebrei? Dove passa il confine tra critica politica, antisemitismo e strumentalizzazione della memoria?
Con Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi e Filippo Piperno
Il supplizio pubblico ritorna in una veste digitale: dalla piazza allo schermo, la morte violenta diventa uno spettacolo da consumare in solitudine. L’annuncio di Pete Hegseth sulla trasmissione in streaming della fucilazione di Nidal Hasan, responsabile dell’uccisione di 13 militari nella base di Fort Hood, riporta al centro una questione cruciale: che cosa accade alla coscienza individuale quando la violenza viene esibita come intrattenimento?
Non è soltanto una questione di voyeurismo digitale. È il rischio che la spettacolarizzazione della punizione renda familiari e accettabili pratiche incompatibili con i principi della democrazia liberale, normalizzando lo stato di eccezione e ridefinendo il rapporto tra potere, giustizia e diritti.
Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi ed Enrico Marani ne parlano in una conversazione sul ritorno del supplizio pubblico e sui confini che una società democratica non può permettersi di smettere di riconoscere.
Cosa c’è davvero dietro il caso FlyDubai? E perché una vicenda di cronaca finisce rapidamente dentro una narrazione di complotti, Israele e poteri occulti? Dalla geopolitica alla politica italiana, il salto è meno grande di quanto sembri. Nel Pd, infatti, la domanda è un’altra: chi decide la linea? Schlein o Bettini?
Una conversazione di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi su antisemitismo, propaganda e potere.
Due storie, una domanda: sappiamo riconoscere il problema prima di cercare una soluzione? Con Alessandro Tedesco parliamo del tetto del 30% di alunni stranieri per classe: un criterio che non misura ciò che conta davvero, la conoscenza dell’italiano necessaria per seguire le lezioni. Un ragazzo può essere cittadino italiano e non comprenderle; un altro può essere straniero e padroneggiare la lingua. La scuola, sostiene Tedesco, dovrebbe verificare i progressi e garantire un sostegno adeguato. Con Raffaele Magaldi ci spostiamo a Praga, dove un’inchiesta ha ricostruito il lavoro di una troupe legata al canale russo Rybar. Il caso mostra come la propaganda cerchi volti locali per rendere credibili i propri messaggi e pone una domanda sull’efficacia delle sanzioni europee.
La seconda parte dell’inchiesta allarga lo sguardo dalla rete costruita intorno a Futuro Nazionale alle infrastrutture che sostengono il centrosinistra italiano. Alessandra Libutti e Antonella Silipigni ricostruiscono il ruolo di Social Change e dell’associazione Agenda, i finanziamenti provenienti dalla fondazione svedese Democracy and Pluralism e i servizi offerti a candidati del Partito Democratico e della sinistra. Formazione, campagne digitali, acquisto di spazi pubblicitari e costruzione delle leadership: tutto avviene legalmente, ma attraverso una macchina esterna ai bilanci e alle strutture ufficiali dei partiti.
Il quadro si allarga poi alla competizione tra reti ideologiche transnazionali nate negli Stati Uniti. Da una parte l’universo progressista legato a Open Society; dall’altra Heritage Foundation, Steve Bannon, Peter Thiel e i tecnocrati della Silicon Valley. Mondi diversi, talvolta attraversati da profonde fratture, che investono da decenni nella selezione delle classi dirigenti, nella produzione delle idee e nel controllo delle infrastrutture tecnologiche. Perché il denaro è soltanto l’innesco: il vero potere sta nelle competenze, nelle relazioni e nelle strutture capaci di continuare a orientare la politica molto tempo dopo che un finanziamento è scomparso dai bilanci.
Non servono più mazzette o finanziamenti consegnati di nascosto: il consenso politico si costruisce attraverso associazioni, fondazioni, centri studi, società demoscopiche, media e reti internazionali che operano spesso nella piena legalità, ma lontano dagli occhi degli elettori. Partendo dall’inchiesta di Channel 4 sui sondaggi commissionati da Reform UK, Alessandra Libutti e Antonella Silipigni ricostruiscono la nuova macchina dei partiti e le sue zone grigie. Al centro di questa prima parte, la struttura cresciuta intorno a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: dal Mondo al Contrario alla Fondazione Generazione Decima, fino ai rapporti con Benjamin Harnwell e Steve Bannon. Una rete politica, finanziaria e mediatica che collega l’Italia al progetto transnazionale della destra populista.
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