Il 29 gennaio 2009, a Melbourne, Arthur Freeman, 37 anni, si trova al centro di una tempesta emotiva che lo consuma da mesi. È un uomo brillante ma profondamente instabile, intrappolato in una feroce battaglia legale per la custodia dei suoi tre figli. Una lotta che lo logora, giorno dopo giorno, e che lo spinge sempre più vicino al baratro. Quella mattina, Arthur è al volante della sua auto. I bambini — Ben, Jack e la piccola Darcy — sono seduti sul sedile posteriore. Stanno andando a scuola. Per Darcy è un giorno speciale: il primo giorno della sua vita scolastica. Durante il tragitto, il telefono squilla. È Peta, la sua ex moglie. La voce è tesa, preoccupata: vuole sapere dove siano, perché Darcy è in ritardo. Arthur ascolta in silenzio, poi risponde. La sua voce è piatta, tagliente, priva di emozione. Dice: «Dì addio ai tuoi figli.» Quelle parole sono il preludio a qualcosa di irreparabile. In quell’istante, la rabbia e il rancore che Arthur ha covato per mesi esplodono in un gesto estremo. Un atto calcolato, devastante. Un crimine che lascerà una famiglia distrutta e un Paese intero senza fiato.