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By Riccardo Palombo e Antonio DiniSociety & Culture
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tilde episodes

  • L'iMac giallo, l'eredità digitale, i nostri doppelgänger
    Un doppelgänger è un doppione, un sosia, addirittura un gemello nascosto e maligno. In questo caso no, giochiamo semplicemente con il termine per indicare un omonimo, di cui sono dotati sia Antonio che Riccardo. Altri Antonio Dini e altri Riccardo Palombo che si aggirano per l’Italia e mondo (e che magari potrebbero fare un altro podcast insieme, oppure magari sposarsi tra loro).

    Note dell'episodio: https://tilde.show/podcast-16/

    In realtà il podcast di oggi era partito con tutto un altro tenore: c’era da parlare dell’iMac 24 M1, che Antonio ha provato e a cui è piaciuto molto, mentre Riccardo è decisamente perplesso e ha le sue buone ragioni per esserlo. Ma poi come succede sempre gli argomenti hanno cominciato a inseguirsi e cambiare rapidamente. Però uno molto importante è stato toccato: il tema dell’eredità digitale. Cosa ne sarà di tutte le nostre cose fatte di bit dopo che non ci saremo più? Non è un argomento secondario e qui Riccardo ha cominciato a fare un gran lavoro a partire dal suo articolo “Sopravvivere a se stessi” di qualche giorno fa: se ne riparlerà ancora e in maniera più strutturata, ma per adesso basti sapere che da questo argomento sono seguiti discorsi sui token, le blockchain (e i domini .crypto), insomma tanta roba come al solito, inclusa una piccola apologia a Wordpress fatta da Antonio (bravo, era l’ora).

    Potevano mancare un po' di libri da leggere? Certo che no: li trovate qui sotto, nella lista dei libri citati. Tra questi purtroppo uno che non troverete: si chiama Tokāidō ed è stato scritto da John McBride: è fuori commercio ma in giro per la rete a guardare bene se ne trovano versioni scaricabili. È un peccato ma è anche la base dell’idea che i libri vadano comunque preservati, e che quelli in digitale dovrebbero essere parte di una conoscenza comune, patrimonio dell’umanità. Ci credeva un grande come Aaron Swartz e ci credono i volontari che fanno progetti per preservare i contenuti, ma dovrebbe essere un pensiero di cui si prendono cura anche gli autori stessi, anziché lasciare tutto in mano alle case editrici.

    Infine, un aneddoto: alla posta un povero straniero è stato mandato via da un impiegato perché, come testimonia Riccardo, “Non siamo tenuti a parlare inglese”. Quanta tristezza.
    49 min
  • Greenlights, AirTag, Tezuka e Munari
    Puntata veloce ma soda, come si dice. Questa volta siamo stati belli concentrati e abbiamo cambiato argomento solo venti volte, o giù di lì. Forse una o due meno della media.

    Note (e link) della puntata: https://tilde.show/podcast-15/

    È difficile spiegare dove siamo andati a parare e soprattutto come ci siamo arrivati: meglio ascoltare la puntata. Però, per i più curiosi, abbiamo parlato di libri belli (“Compro libri, anche in grande quantità” di Giovanni Spadaccini) e libri davvero molto belli (i diari di Virginia Woolf) che quasi ti rovinano il gusto di quello che leggi dopo. Però anche fumetti belli, come quello di Osamu Tezuka, che ci ha fatto pensare a come si fa a gestire un’opera complessa facendo attenzione al dettaglio e all’architettura complessiva. E poi Riccardo è rimasto molto perplesso perché c’era la biografia di Matthew McConaughey che è stata recensita un po’ troppo bene (attenzione: la versione per Kindle del libro non funziona).

    Poi tra gli altri ci sono due temi e mezzo che sono più caldi del solito, in questa puntata: le AirTag, che Antonio ha recensito in anteprima (e un po’ ci chiediamo: ma ci sono davvero così tanta persone che perdono le chiavi di casa ogni giorno? E poi, perché tutte queste paranoie sugli stalker? Possibile che il mondo sia solo pieno di gente brutta?) e la tastiera che Riccardo sta montando un pezzettino alla volta, saldatore alla mano. È un progettone, lo vedrete presto in video (forse) ma soprattutto, dice Riccardo, credevo di aver saperne di tastiere ma adesso ho capito che non ne sapevo quasi niente. Bisogna costruirla una cosa per capire come funziona. Come diceva Richard Feynman, dopotutto, “quello che non posso ricreare non lo posso capire”.

    A proposito di costruire, il mezzo tema che avanzava è il bonsai della Lego, che Antonio ha costruito facendosi aiutare da suo figlio ottenne, sennò era ancora là che cercava di finirlo. A Riccardo non piace, ma sul Mac Mini M1 di Antonio illuminato di tre quarti ci sta alla grande. Infine, sia Antonio che Riccardo sono al lavoro su un po’ di articoli e cose varie da chiudere perché tutti e due hanno una gran voglia di andarsene un po’ in vacanza, quando riapre l’Italia. Come dargli torto?
    33 min
  • Pulire i social, evento Apple, vivere nei libri
    Una puntata giocherellona, tutto sommato. Perché di cose da dire come al solito ce ne sono tante (e questa volta abbiamo cancellato pochissimo). Cominciamo con un’idea: se vi sentite circondati da persone che vi fanno pensare di essere matti, significa che state seguendo gli account Twitter sbagliati. Invece, ripulire Twitter si può (e si deve). Dopo diventa una goduria guardare quella timeline. Allora, Antonio e Riccardo come Marie Kondo, vi dicono: smettete di seguire gli account che non vi danno felicità. E ripulite quella timeline, un po' alla volta ma fatelo. Ecologia della mente ed ecologia del processore (tutta quella ram sprecata!).

    Leggi tutto: https://tilde.show/podcast-14/

    Invece, un giornalista americano che piace molto ad Antonio, Craig Mod, ha scritto un articolo per Wired USA in cui parla del potere curativo della programmazione per chi si sente depresso e Riccardo concorda: creare un piccolo mondo dove torna tutto è una cosa che fa benissimo.

    L’amore per il computer è tanto perché i computer ci hanno dato tanto, hanno cambiato il mondo. E, ricorda Antonio, servono per rendere la nostra mente più capace e potente: lo aveva iniziato a dire Vannevar Bush da giovane in un articolo pubblicato nel 1945 su The Atlantic intitolato As We May Think che descriveva il cervello esterno al nostro cervello sessant’anni prima che ci fosse Internet.

    “Consider a future device (…) in which an individual stores all his books, records, and communications, and which is mechanized so that it may be consulted with exceeding speed and flexibility. It is an enlarged intimate supplement to his memory.”

    Invece, notiziona della settimana, Riccardo si è comprato il Mac. Ma non uno di quegli sfiziosi iMac colorati (che con Antonio avevano praticamente previsto, dato che il podcast l’abbiamo registrato prima dell’evento “Spring Loaded” di Apple) con processore M1. No, Riccardo si è preso il più bel Mac del decennio (passato), cioè il MacBook con schermo Retina da 12 pollici. Ultraleggero, massimo della configurazione, l’ha riparato e adesso qusi non si sente degno di avere un Mac. Che si fa, lo vende o lo tiene? Antonio il suo Godzilla da 16 pollici con i9 se lo tiene stretto, ma quando passa da casa Palombo a Roma ha già detto che ha un paio di vecchi Mac da portare per farsi rimettere la pasta termica.

    Sapete che poi abbiamo fatto uno di quei tour de force che solo su Tilde li potete sentire e siamo passati dalla scarsità di schede video (è colpa dei minatori di Bitcoin! No, è il buco nell’ozono!) alle maratone di Riccardo mentre Antonio procrastina e i 93 studenti del suo corso a distanza stanno tutti seduti (tranne uno e un altro sdraiato in un prato in montagna), dai “diari” di Virginia Woolf ai “Cavoli a merenda” di Sergio Tofano in arte Sto, dal “Profumo” di Patrick Süskind alla “Trilogia del ritorno” (il cui primo capitoletto si intitola “L’amico ritrovato”) di Fred Uhlman sino a considerazioni non banali sull’industria culturale, i libri che si intrecciano tra di loro, il vivere nei libri rispetto al vivere nel mondo. E poi alla fatica che ci vuole per leggere così come per fare tante altre cose: come dice Antonio “il talento non basta” e come aggiunge Riccardo “No pain, no gain”.

    Insomma, è stata una puntata piuttosto densa, ma tanto ci siete abituati no? Sono un po' tutte così. Buon ascolto, se non avete ancora ascoltato.
    37 min
  • Carne sintetica, web design e saggi sull'Expo
    Quando si sentono, Riccardo e Antonio, non si sa mai come va a finire. Inizi a parlare di corsa e raffreddore e un attimo dopo stai già parlando della distribuzione di Arch Linux che adesso ha uno script di installazione, cosa che fa un po' arrabbiare i puristi ma vuoi mettere la comodità? E poi ci sono i Chromebook che Riccardo sta per regalare, tramite cinque youtuber, ad altrettante persone che ne hanno bisogno (bypassando la pubblica amministrazione, e ci sta) e la scuola di oggi che ancora non ha pensato a un computer portatile per chi fa lezione da casa (dopo quasi due anni di pandemia, ma guarda un po'). Pensate che basti? Vi sbagliate.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-13/

    Quando lo ritrovate un podcast in cui Antonio spiega che ha voluto fare il suo sito personale Mostly Here perché fosse il suo digital garden però sbagliando, perché ha spostato troppa complessità dalla parte degli utenti, e dove Riccardo invece gli spiega paziente come deve fare per rimetterlo a posto? Oltretutto, Antonio si è messo a parlare del sito perché ha pubblicato un vecchio saggio, anzi un essai (con la “i”, è francese) sulla storia degli Expo, le fiere internazionali tipo quella di Milano del 2015. È una signora storia (quella delle fiere, non il saggio di Antonio) perché inizia una vita fa nel Regno Unito ed è legata a un grande amore che pochi conoscono: quella tra la regina Vittoria e suo cugino Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Se ci ricordiamo dell’epoca vittoriana oltre che come un’epoca di progresso, di colonialismo e di nascita di un impero (quello britannico) anche come un’epoca cupa, in gramaglie, è perché per quarant’anni la regina Vittoria ha portato il lutto per il suo amato marito, scomparso a 42 anni.

    Sembrava una chiacchierata come tante e invece avete visto quanta strada? Sembrava quasi finita e poi saltano fuori gli spot di Wix You deserve better, che fanno il verso alla vecchia campagna pubblicitaria di Apple I’m a Mac, I’m a Pc, recentemente “clonata” (male) anche da Intel. Non vi vogliamo rovinare la sorpresa (sennò non ci ascoltate più il podcast) ma c’è tutto un ragionamento mica banale su perché WordPress è un grande progetto, che non ha niente in comune ad esempio con Windows, che invece le magagne strutturali ce le ha veramente.

    Infine, una puntatina su un tema alimentare un po' complicato ma intrigante, sul quale promettiamo che torneremo: mangiare carne, ammazzare gli animali, la sovrappopolazione del pianeta e per fortuna che c’è anche la carne sintetica. Oppure no? Ci sentiamo alla prossima.
    40 min
  • Sessismo, cimiteri e decentralizzazione
    Puntata intensa perché si parla di un sacco di cose: libri, bitcoin, NFT e qualche considerazione sulla vita e sulla morte.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-12/

    Ma quanta fatica ci fa fare la tecnologia? Ogni giorno ci sono un sacco di piccole attività di manutenzione che dobbiamo seguire. Se poi uno, oltre che utente, è anche un po' attivo, diventano delle vere e proprie abluzioni digitali quotidiane. Riccardo ricorda, non a caso, che è tutta colpa di Google. Nel senso che, se si vogliono seguire i dettami di Google & C. per fare in modo che le pagine vengano trovate, ogni giorno bisogna inventarsene una nuova. E Antonio coglie l’occasione per ricordare quando, da ragazzo, lavorava in un Internet point in centro a Firenze che aveva il suo server di posta su un Pc messo nel retrobottega con Eudora e Windows NT. Altri tempi: oggi è tutto nel cloud, cioè nel computer di qualcun altro.

    Di solito non raccontiamo troppo nel dettaglio quello di cui abbiamo parlato, ma questa volta mettiamo giù un po' di scaletta: Riccardo è perso dentro Tomb Raider (beato lui) e gli sta piacendo molto, abbiamo parlato anche non poco delle recensioni e di come si fanno (con una gustosa citazione fatta da Riccardo di Douglas Adams; e poi abbiamo paralto di NFT, le opere d’arte non riproducibili, ma possono essere veramente qualsiasi altra cosa. Però il discorso sulle blockchain è molto, molto complesso. Qui cominciamo a parlarne un po' ma vedrete che ci torneremo.

    Antonio poi ha un paio di nuovi libri sul comodino, tra cui uno veramente carino perché profondamente ambiguo e disturbante, come la letteratura deve essere: Questo è il piacere, che affronta il tema del metoo, della seduzione, della caccia alle streghe e della struttura della nostra mente quando affronta questo tipo di problemi. Il che apre all’altro grande tema di questa puntata, e cioè il sessismo. Per la precisione, il sessismo della lingua italiana, che da un lato fotografa i rapporti di forza anche di genere, ma dall’altro essendo una lingua viva è anche profondamente integrata nella mente di noi parlanti e condiziona profondamente il nostro modo di pensare. È il caso di tirare fuori un indovinello per capire quanto sia sessista la nostra lingua madre, allora: ce lo racconta Antonio.

    Terzo tema “importante”: la morte. O, per meglio dire, la sua rimozione. A opera dei francesi, nientedimeno, che con Napoleone hanno portato lontano l’idea di morte (e quindi cambiato quella di vita che nel medioevo era divisa in due, mezza di qua e mezza nell’aldilà, con appunto la morte nel mezzo come momento di passaggio). C’è Pennac, che ha letto Riccardo, ma c’è anche altro, come l’intervista che Antonio ricorda di aver fatto a Raymond Kurzweil.

    Ci sono un tot di altri piccoli e meno piccoli passaggi, c’è anche il riferimento a questa offerta che ci piaceva segnalare: l’Humble Bundle di No Starch Press, i libri in formato digitale di tecnologia di cui parlavamo in sconto. Dura fino al 5 di aprile. Con un dollaro si comprano: Think Like a Programmer, Python Playground, Wicked Cool Shell Scripts e Learn Java the Easy Way. Dopodiché, ce ne sono altri sei per arrivare a pagare 8,30 dollari (ma voi offrite di più), contro un valore complessivo di 487 dollari.

    E poi basta: ci risentiamo la prossima volta che abbiamo qualcosa da dirci!
    43 min
  • Nomadi digitali, vivere al mare, uccelli senza zampe
    Vivere in mezzo al bosco, unico lusso la parabolina di Elon Musk che ti porta la banda larga via satellite e senza latenza ovunque, anche sull'Appennino tosco-emiliano. È un pezzo del sogno di Antonio, che se ne vorrebbe andare lontano da Milano (voi non volete sapere quanto si paga d'affitto a Milano) mentre Riccardo scapperebbe volentieri da Roma. Solo che lui cerca il mare: "Perché il mare ti dà stabilità. Non c'è nulla dopo: non ti senti che devi andare più da nessuna parte, c'è il mare davanti: qui sei e qui devi stare". E ha pensato alla Grecia, che ha anche gli incentivi fiscali.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-11/

    In questo puntata abbiamo fatto fatica a registrare perché non ci andavano le cuffie, saltava la connessione, a un certo punto è traboccato il fiume, sono arrivate le cavallette, c’era pure la pandemia. Insomma, di un’ora e venti ne abbiamo fatto un cosino piccino piccino da 15 minuti o pocopiù. Ma non vi preoccupate che dentro c’è comunque molta sostanza. A partire dalla storia che Antonio erano anni che voleva raccontare: quella dell’uccello senza le zampe, che è costretto a volare sempre, senza poter mai toccare terra (non ha le zampe…). È una specie di favoletta morale, ma attorno al Sedicesimo secolo ci credevano veramente. Per Antonio è diventata la metafora del nomade digitale, della creatura irrequieta che si sposta ogni sei mesi: cambia città, cambia continente, non si appoggia mai da nessuna parte. Perché lavora da remoto, i suoi libri stanno in un Kindle, i suoi ricordi nel cloud, i computer e i telefonini li cambia senza problema e alle volte vive semplicemente in una barca, poche decine di metri quadri bastano per tutto.

    Torniamo sempre al mare, anche se Antonio preferirebbe guardarlo un po' da lontano, che con il riscaldamento climatico sul bagnasciuga poi ti travolge l’onda anomala. E per questo suggerisce: andiamo tutti a stare in Lunigiana, ad Aulla o a Fosdinovo. Riccardo è perplesso ma per Antonio è meglio: così il mare lo vedi lo stesso ma sei in sicurezza. E poi in tre ore sei a Milano (e in quattro a Roma). Vuoi mettere?
    16 min
  • Cancellarsi da Clubhouse, sfruttare il corpo, Barack & Bruce
    Ammettiamolo, anzi lo ammette Antonio: siamo un po' in ritardo con la tabella di marcia. Questa puntata doveva uscire prima, ma ci sono stati vari problemi (un progetto che si è speriamo solo temporaneamente arenato, una registrazione venuta male causa poca dimestichezza con il microfono da parte di Antonio) e insomma, rieccoci qua con la decima puntata di Tilde, più tonici che mai.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-10/

    Talmente tonici che Antonio spiega di non riuscire a tener dietro a un amico più anziano e con il bastone durante una camminata pre-lockdown da meno di un quarto d’ora. Riccardo si sente giustamente chiamato in causa e ci regala un bel consiglio su come fare stare meglio: cento euro di nutrizionista e un po' di analisi del sangue per monitorare e capire come va e cosa serve. Spesso abbiamo una pessima qualità della vita che potrebbe essere migliorata con due euro di integratore e un po' più di attenzione. Il tutto permette di sfruttare il nostro corpo a nostro vantaggio, con più energia e più voglia di fare cose. Intanto, ad Antonio è tornato l’acido lattico perché ha registrato per un’ora in piedi.

    Con la puntata perduta (the lost podcast, sentite come suona bene?) ci siamo giocati una bella chiacchierata sul podcast du Barack Obama e Bruce Springsteen (che ci piace), su Clubhouse (che alla fine non ci piace: c’è anche la lettera per cancellarsi) e varie altre piccole cose. Però un tema, quello della scrittura e soprattutto della riscrittura, l’abbiamo salvato. E scopriamo che Antonio tiene un diario, anzi ne ha tenuti vari, mentre Riccardo no, ma forse vorrebbe. A cosa serve un diario? Dipende. Il metodo Bullet Journal di Ryder Carroll è un buon punto di partenza, anché perché si torna a scrivere con carta e penna, che non fa mai male. E aiuta a mettere pace nella confusione dentro e fuori di noi.

    Continua a leggere sul sito.
    32 min
  • Grammatica, Guelfi e Ghibellini, Windows Refund Day
    Questa puntata risponde a un sacco di domande, ripropone anche qualche tema noto agli ascoltatori più fedeli, e soprattutto ha dentro una sacchettata di libri. Quelli buoni, che ci piace leggere e ancora di più consigliare. Perché parlano di cose come la grammatica, che in realtà è lo spunto per riflettere sulla vita (se vogliamo fare le cose in grande).

    → Note della puntata: https://tilde.show/podcast-09/

    Perché se ci interessa qualcosa non ci dispiace approfondirlo, innanzitutto spiegarcelo e poi raccontarcelo tra di noi. Perché infine bisogna combattere i dogmatismi: il mondo non è binario, fatto di bianco e nero, ma ci son un sacco di sfumature. Per la grammatica, ad esempio, non è che hanno ragione i descrittivisti o i prescrittivisti, la versione postmoderna di Guelfi e Ghibellini. È, invece, che le cose sono un po' più complicate di così. Perché è il mondo che è una cosa un po' più complicata di così. Cioé del solo bianco e del solo nero.

    Poi, bisogna dire, ci siamo anche un po' fatti prendere la mano e in un numero solo di Tilde ne abbiamo messa di carne al fuoco. Accipicchia. Ad esempio, ve lo ricordate il Windows Refund Day? Riccardo sì, anche se sono passati 22 anni; adesso tra l’altro è possibile chiedere il rimborso ai singoli produttori di PC essendo già consapevoli se c’è una procedura o no. Basta andare su Sistema Inoperativo e verificare (il nome è fantastico).

    E poi Riccardo prova a convincere Antonio a cambiare tastiera, si parla della concinnitas degli anglosassoni, delle bellurie della lingua italiana, di ClubHouse (dal quale Antonio è fuggito mentre Riccardo lo vorrebbe conquistare) e dei libri di filosofia da leggere quando si è ragazzi perché poi se affronti la vita senza, parti con qualche punto in meno. Come Antonio, che al secondo giorno della prima media B del collegio in cui era finito (e dove è rimasto anche per tutto il liceo), ha preso meno dieci al suo primo compito di analisi logica: ancora non si dà pace. E poi c’è un sacco di altra roba, ma a questo punto è meglio se ve lo ascoltate, questo podcast, che facciamo prima.
    47 min
  • FiveFingers, i CD, Tarzan e Lara Croft
    Figli, genitori e legami psicologici che squarciano il velo di Maya perché il mondo non è tutto un sogno, esiste veramente e l’altro è un altro. Ok, lo sappiamo, ma è stata una settimana pesante. E poi abbiamo parlato un sacco di piedi e di scarpe, soprattutto di quelle fantastiche con le dite che vengono fuori: le FiveFingers (che sono made in Italy) e di cui Riccardo è un adepto, Antonio un po’ meno: lui parla sempre di ragazze con i piedi sporchi, pescatori e di geishe.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-08/

    Da qui, dopo un lungo ragionamento sul digitale online con un altro alla console, Antonio ha detto che s’è anche comprato l’app (da 4 dollari) per schedare i cd, mentre Riccardo, bontà sua, ha finito il primo Tomb Raider dell’ultima trilogia, in un mesetto un pezzettino per volta la sera tutte le sere. E a questo punto s'è parlato dell’elefante in mezzo alla rete: Clubhouse, il social vocale su cui stiamo cercando di capirci qualcosa (se volete passare a fare un saluto, ci trovate là sopra) e del quale Antonio azzarda qualche interpretazione sociologica che non ci convince mica tanto tranne quando si parla dei "social che bruciano l’anima delle persone per attizzare il fuoco all’engagement" oppure “il tinder vocale delle anime” o cose del genere.

    Riccardo racconta intanto che si sta guardando tonnellate di tutorial di programmazione (che gli piace tanto e lo rilassa) soprattutto per il suo ultimo amore: Svelte 3, e quindi legge poco ma smanetta tanto. Effetto speciale: arriva il robot che spiega se è meglio un martello o un cacciavite, cioè Rust o un altro linguaggio (un discorso tradotto nella newsletter di Antonio. E questo apre un bel dibattito (secondo noi) su comprensione e opportunità nel mondo della tecnologia digitale. Dopodiché si tocca anche l’altro elefante nella cyberstanza: all'Italia serve una cultura digitale, non basta saper programmare, perché aiuta a fare delle scelte consapevoli (spariamo anche sull’ECDL, ma quello è facile, come beccare la Croce Rossa, e Corrado Augias che ha commentato su *Repubblica* una lettera di phishing prendendola per buona). Sembra una puntata infinita arrivati qui, vero? E invece ce n'è ancora parecchia da ascoltare.

    Infatti, abbiamo anche un po’ di libri di cui parlare: Riccardo ha letto Corrado Mazza Galanti e il suo libro-game "Cosa pensavi di fare? Romanzo a bivi per umanisti sul lastrico", mentre Antonio ha tirato fuori dal cilindro i primi due libri di Giuseppe Culicchia ("Tutti giù per terra", "Paso doble"). E poi ci siamo messi a parlare di Jules Verne, Emilio Salgari e di Edgar Rice Burroughs, che ha scritto la serie di Tarzan. Qui c’è una cosa da dire per l’Italia: il primo romanzo è stato ripubblicato da Newton Compton di recente, ma gli altri in Italia furono pubblicati più di mezzo secolo fa da Marzocco-Giunti-Bemporad di Firenze. Vennero pubblicati però solo i primi sedici della serie: ne mancano ancora otto più la raccolta inedita dei due romanzi brevi per ragazzi. E poi ci sono cinque romanzi scritti da altri autori americani, che sono considerati parte del canone: Maude Robinson Toombs, Fritz Leiber, Joe R. Lansdale, R. A. Salvatore e Philip José Farmer. Tutta roba che da noi non s’è praticamente mai vista.

    Infine, brutte notizie: si sono fregati gli adesivi di Tilde fatti da Riccardo per Antonio! Maledizione! Ma ora, care ascoltatrici, gentili ascoltatori, un caro saluto, noi si va a preparare la prossima puntata di Tilde, che non vi diciamo niente ma sarà una sorpresona (speriamo) oppure un’opportunità perduta (speriamo di no).
    44 min
  • Adelphi, Rinascimento psichedelico, Thoreau e Larry Ellison
    Questa volta abbiamo anche deciso di cambiare prospettiva. Come si fa? Ce lo ricordano Mark Fisher, i best seller del Rinascimento psichedelico e la consapevolezza che esiste un'altra realtà. Tutto questo vale anche per la rete, ovviamente.

    Note della puntata: https://tilde.show/podcast-07/

    E poi: perché parliamo tanto di libri? In realtà, questo è un momento di transizione; c'è un sacco di cose di cui parlare, a cominciare da quella volta che Riccardo s'è iscritto a un corso di lettura e scrittura, e poi c'è da parlare degli sconti di Adelphi, quindi del video di Riccardo che incanta novantamila persone facendo vedere per mezz'ora il terminale e astruse istruzioni tecniche.

    Siamo davvero convinti che che Internet sia questo: social e like, like e social? Sbagliato. Cioè, potrebbe essere un'altra cosa. Infatti, secondo noi questa rete di oggi la stiamo vivendo in modo sbagliato. Ma non bisogna solo criticare. Ecco l'idea: i social dovremmo essere noi, non loro. Cioè, ognuno dovrebbe avere il suo sito con le sue cose, e non una foto di qua, un testo di là, e magari il curriculum da un'altra parte. Dovremmo fare da noi, insomma; anche se non è proprio alla portata di tutti, ce ne rendiamo conto.

    Ah, quasi dimenticavamo: perdonate, ma questa volta c'è anche un momento lirico in cui si parla di Henry David Thoreau (avete presente Walden o i suoi diari?), ma anche di Oracle con Larry Ellison, e la sua villa da super-miliardario fatta a forma di villaggio giapponese medioevale! E un pochino si parla anche del nuovo sito di Antonio, oltre a mille altre cose che abbiamo detto e altre che avevamo detto ma poi Riccardo le ha tagliate! E ha fatto di molto bene, date retta a un bischero, sennò questo podcast durava un'ora e mezzo. Un po' troppo, no?
    29 min

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Un altro podcast da ascoltare, ma con una voce in più. Siamo in due, Antonio Dini e Riccardo Palombo, toscani finiti in città diverse, si potrebbe dire all'opposto (rispettivamente Milano e Roma), ma…