Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it

Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it

By BastaBugieScience
Download on the App Store

Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it episodes

  • Gender per grandi e piccini, il baby pride fa tappa a Budrio
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8689

    GENDER PER GRANDI E PICCINI, IL BABY PRIDE FA TAPPA A BUDRIO
    di Tommaso Scandroglio
     
    I Baby Pride non sono stati inventati oggi. Un primo Pride in cui i bambini furono protagonisti fu quello torinese del 2013 dove il corteo fu aperto da un trenino composto da alcuni bambini di coppie gay, tanto che il pride fu battezzato Family Pride. Successivamente gli attivisti LGBT pensarono ad incontri, laboratori ed attività mirate per i più piccoli all'interno dei Pride, come avvenne qualche anno dopo con il Palermo Pride. Quindi il modello di asilo arcobaleno è ormai rodato.
    Forte di queste esperienze anche il comune di Budrio, in provincia di Bologna ed a trazione PD, ha dato il proprio patrocinio non oneroso al Piccolo Grande Pride, un pride per adulti e minori. I bambini e i ragazzi hanno giocato, partecipato ad un laboratorio artistico ed altre «coloratissime attività». Nelle bancarelle all'interno degli spazi del Pride c'era un'abbondanza di gadget di carattere pornografico: falli e vulve di ogni dimensione e per qualsiasi uso, insieme a cartoline, stikers e poster non certo per educande, tutto potenzialmente visibile anche agli occhi dei più piccoli. Ciò a conferma che il nucleo centrale del fenomeno omo e trans ha carattere erotico. Da segnalare poi l'incontro Mondi immaginati e scardinamento dell'eteronorma - ossia il riconoscimento che solo l'eterosessualità è secondo natura - e il laboratorio di illustrazione erotica. Ha fatto quindi bene Fratelli d'Italia ad informare il Prefetto di tutto questo.
    La strategia di indottrinare i più piccoli al credo gender è molto vecchia. Un paio di esempi tra i più rilevanti. Standards for Sexuality Education in Europe è un documento elaborato nel 2010 da 19 esperti - 16 donne e 3 uomini - e poi firmato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sezione europea (OMS). Consisteva in alcune linee guida utili ai «politici, alle autorità educative e sanitarie e agli specialisti» del settore per impartire l'educazione sessuale ai minori di 53 paesi dell'area europea e zone limitrofe. Oltre a suggerire la «masturbazione precoce infantile» e il gioco del dottore per i bambini dagli zero (sic) ai 4 anni, i bambini venivano diseducati ad accettare omosessualità e transessualità come normali e naturali condizioni della persona.
    UNAR
    Altro esempio famigerato ci è fornito dall'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità, che nel 2014 pubblicò una trilogia di opuscoli dal titolo Educare alla diversità a scuola, opuscoli destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori e che poi furono ritirati dal Ministero dell'Istruzione a seguito delle numerose proteste. In questi libretti si potevano leggere queste indicazioni: «Molti bambini trascorrono gli anni della scuola elementare senza accenni positivi alle persone LGBT. Gli anni delle elementari offrono, invece, una meravigliosa e importante opportunità di instillare [sic] e/o nutrire atteggiamenti positivi e rispettosi delle differenze individuali, familiari e culturali, comprese quelle relative all'orientamento sessuale, all'identità e all'espressione di genere». Gli autori degli opuscoli poi consigliavano caldamente di rifuggire dalle seguenti condotte che vennero definite come «stereotipi basati sul genere»: per i «maschi ad esempio, guardare la Formula 1 o giocare ai videogiochi», per le «femmine ad esempio, essere interessate alla cucina o allo shopping». La teoria del gender ovviamente doveva essere pervasiva e interessare anche i compiti a casa. Ecco una traccia per un problema di matematica: «Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?». Infine ricordiamo le innumerevoli iniziative che riguardano le scuole: con la scusa del bullismo omo e transfobico ci siamo ritrovati signori di mezza età agghindati come una maîtresse che leggono fiabe a bambini poco più che infanti.
    IL RITO DI INIZIAZIONE AL CULTO ARCOBALENO
    Il rito di iniziazione dei bambini al culto arcobaleno è efficace per più motivi. In primis la mente di un fanciullo è più facilmente plagiabile rispetto a quella di un adulto. È plastilina, non marmo. Il dittatore comunista Pol Pot indottrinò una pletora di bambini sotto i 14 anni per usarli contro i genitori. La psiche infantile è come un foglio bianco dove ancora nessuno ha scritto nulla. Se sarai tu il primo a scrivere qualcosa, quel qualcosa rimarrà per sempre. Per stortare una pianta è perciò più facile intervenire quando è un germoglio piuttosto che negli anni successivi. E così il Balilla gender difenderà con naturalezza e prontezza le storture ideologiche LGBT perché le avrà respirate fin da quando era in culla. Per lui sarà normalissimo e assai ragionevole che due gay si "sposino" o che abbiano preso in locazione l'utero di una donna per avere un figlio.
    In secondo luogo l'ipersessualizzazione, che per sua natura non deve conoscere limiti di orientamento sessuale e quindi deve comprendere anche l'omosessualità, trasforma il bimbo in preda. Preda dei pedofili. Ovviamente non stiamo dicendo che questa fosse un'intenzione presente nella mente degli organizzatori del Piccolo Pride di Budrio, ma di certo è presente nei progetti di chi si muove nelle più alte sfere del potere. Se insieme al latte i bambini succhieranno dal poppatoio arcobaleno anche una certa disinibizione sessuale, una precoce dimestichezza con la rappresentazione dei genitali, un'avversione epidermica, perché instillata prima dell'età della ragione, verso ogni tabù sessuale, marchio infame per indicare il pudore, la vergogna e la castità, ecco, se accadrà tutto questo, noi avremo un prepubere che sarà anche più incline a carezze intime, più disposto a toccamenti, più avezzo a palpeggiamenti, insomma più propenso a sperimentare molto prima del tempo una serie di pratiche sessuali che riguardano il mondo adulto. Si bruceranno le tappe e si brucerà pure lui.
    Certo, gli organizzatori dei Pride in formato bonsai rifiuteranno in radice questa spregevole ed offensiva esegesi e la butteranno sull'educazione alla diversità, alla non discriminazione, al rispetto. Tutte cose buone. Ma, come ricorda Genesi, «l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile» (Gen 3,6). E poi sappiamo com'è andata a finire.
    9 min
  • Onu follie: ridisegnano il mondo... è il woke bellezza
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8692

    ONU FOLLIE: RIDISEGNANO IL MONDO... E' IL WOKE, BELLEZZA
    di Tommaso Scandroglio
     
    Vuoi vedere che l'Italia è più piccola di quella che credevamo? E non solo l'Italia, ma anche l'Europa, la Russia e gli Stati Uniti. Mentre il mondo va in fiamme per le guerre, l'Assemblea Generale dell'ONU, il 4 settembre scorso, ha trovato il tempo per approvare una risoluzione, chiamata Correct the Map che vorrebbe ridisegnare le dimensioni delle terre emerse del mondo. Questa risoluzione è stata promossa dal Togo a nome dell'Unione africana e il suo intento è quello di "correggere" la mappa del globo, dato che nelle attuali mappe l'America Latina e l'Africa, ad esempio, appaiono di dimensioni più ridotte rispetto alla realtà. La risoluzione ha incassato il "Sì" di 164 Paesi e un solo voto contrario, quello degli Stati Uniti (sei Paesi si sono astenuti).
    La questione è complessa e dibattuta da tempo. Il nodo centrale è il seguente: è impossibile rappresentare fedelmente su una superficie piana una superficie, come quella della Terra, che è sostanzialmente sferica. È come tentare di spianare una buccia di arancia senza che si rompa. Nel tempo si sono adottate diverse soluzioni, che risultano essere sempre un compromesso perché per un verso o per l'altro recano con sé diverse approssimazioni. Una delle più quotate è la proiezione di Mercatore elaborata nel 1569: la sua fortuna deriva dall'essere molto utile per la navigazione, ma, come tante altre mappe, ha alcuni difetti, tra cui la deformazione delle superfici. Nella mappa di Mercatore, ad esempio, la Groenlandia, che ha una superficie di 2,2 milioni di km² appare estesa quanto l'Africa che invece ha una estensione pari a 30,4 milioni di km². Così anche l'Europa e il Nord America appaiono più grandi di quanto lo siano realmente. La distorsione mappale fa sì che più ci si avvicina ai poli più le dimensioni aumentino e più ci si avvicina all'equatore più le dimensioni diminuiscano.

    LA RISOLUZIONE ONU È UN PROGETTO IDEOLOGICO RADICALE
    Esistono diverse proiezioni oltre a quella di Mercatore: la Gall-Peters, la Robinson, la Mollweide, etc. L'ONU ha proposto di adottare la proiezione chiamata Equal Earth, elaborata nel 2018, perché parrebbe più fedele alla realtà, ma anche quest'ultima non è immune da alcune deformazioni. Insomma la questione dal punto scientifico sembra proprio lungi dal risolversi in modo definitivo.
    La risoluzione ONU ha un suo interesse non solo sul piano cartografico, ma anche e soprattutto su quello politico. Come accennato, gli States sono stati l'unico Paese a votare contro la risoluzione bollata come «progetto ideologico radicale». Inoltre hanno denunciato una sorta di persecuzione woke nei loro confronti e a ragion veduta. Infatti nel marzo scorso sempre l'ONU ha votato una risoluzione che ha definito la tratta transatlantica dall'Africa verso gli stati coloniali e in specie verso gli Stati Uniti, avvenuta quest'ultima tra gli inizi del XVII secolo e la fine del XIX secolo, come «il più grave crimine contro l'umanità». La risoluzione chiede agli Stati interessati scuse formali e la costituzione di un fondo per riparare i danni inferti. Inutile aggiungere che anche in quell'occasione gli Usa votarono contro. Per tutta risposta il Comitato ONU per l'eliminazione della discriminazione razziale, a fine agosto, ha ricordato che gli Stati firmatari del trattato anti-discriminazione del 1965 (tra cui figurano anche gli USA) sono legalmente obbligati a perseguire misure di giustizia riparativa. Tralasciamo il merito della questione che meriterebbe ampi distinguo e torniamo all'aspetto politico che unisce questa risoluzione del marzo del 2026 a quella più recente sulle mappe geografiche infedeli.

    IL COLONIALISMO GEOGRAFICO
    L'Unione africana, che ha perorato presso l'ONU la causa del cambio di mappa, parla di un passo importante per superare il «colonialismo geografico». L'attuale rappresentazione grafica del globo terreste fu elaborata dal cartografo fiammingo del Cinquecento Gerhard Kremer, il cui nome latinizzato è Gerardus Mercator, emissario della cultura occidentale-centrica. Questa mappa sarebbe frutto della visione che hanno del mondo le potenze colonialiste. E quindi l'argomentazione alla base della decisione di superare Mercatore sarebbe la seguente: se gli USA e l'Europa sulle mappe appaiono più grandi dell'America Latina e dell'Africa, le dimensioni ingannevoli potrebbero condurre a considerare anche sul piano politico, sociale e addirittura storico States ed Europa più importanti delle altre nazioni presenti nel Sud del mondo. La superiorità cartografica potrebbe incentivare una superiorità valoriale assegnata ingiustamente a queste nazioni e continenti. Da qui l'idea di una carta geografica non tanto più aderente alla realtà - la questione la lasciamo agli esperti - ma quanto più inclusiva, più democratica. Più equa. È il mondo secondo l'ONU.
    Insomma, al di là degli intenti scientifici, pare che la vera questione a cui tengono Africa ed ONU sia culturale: perorare la frusta narrativa secondo cui il Nord del mondo ha sfruttato il Sud del mondo ed è quindi in debito con lui. Aggiustare le dimensioni degli Stati sarebbe un modo non solo per avvicinarsi alle reali dimensioni della nazioni e dei continenti, ma anche per saldare, seppur parzialmente, un debito di riconoscenza verso l'Africa e l'America Latina, aree geografiche depredate per secoli di risorse e popolazioni. L'Africa nella storia e nella politica e nella cultura varrebbe tanto quanto se non di più degli Stati Uniti e dell'Europa: modificare le dimensioni cartografiche aiuterebbe il percepito collettivo in questo senso. Occorre quindi smarcarsi dal colonialismo bianco che ci impone uno sguardo sul mondo fallace. È in definitiva una battaglia woke: si vuole ridimensionare alcune nazioni così come si è voluto ridimensionare Shakespeare, Omero, Virgilio, autori che hanno avuto la colpa di colonizzare la cultura mondiale con il loro genio.
    Occorre perciò modificare, livellare, temperare, persino cancellare se necessario grandezze, dimensioni, altezze e vertici non per omologare, per rendere uguale, per spianare, bensì per creare nuove altezze, nuovi vertici, nuovi primati. Perché donna è meglio che uomo, gay è meglio che eterosessuale e, in questo caso, nero è meglio che bianco.
    7 min
  • Irrilevante: lo spot di Sky svela come è percepito il cattolicesimo
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8690

    IRRILEVANTE: LO SPOT DI SKY SVELA COME E' PERCEPITO IL CATTOLICESIMO
    di Tommaso Scandroglio
     
    «Don Fabio, invidiare gli attaccanti degli altri è peccato?». E poi vi sono confessioni particolari raccolte sempre da Don Fabio: «La sera di Psg-Bayern-Monaco ero a cena fuori». E il Don: «Ci vuole rigore, figliola. E poi bisogna segnarlo...». Un altro penitente: «Don Fabio, ho visto solo gli highlights». E il sacerdote: «Eresia! Questa è da punizione... diretta!». Ed ancora: «Ho esultato per un gol dei rivali». Il solito Don Fabio: «In Europa è concesso». E poi: «Don Fabio ho peccato, ho disprezzato le coppe minori». «Chi disprezza il giovedì - ammonisce, è proprio il caso di dire, il Don - si pente il venerdì». Ed infine: «Ho gufato un'altra italiana», con il confessore che così commenta: «Gufare in campionato è umano, in Europa è diabolico».
    Il sacerdote in questione non è così appassionato di calcio da attirare in confessionale solo penitenti tifosi del pallone, bensì è Fabio Caressa giornalista di Sky Sport che non ha gettato alle ortiche il microfono per vestire la talare, ma ha vestito il clergyman per alcuni spot di Sky Sport chiamati La cattedrale del calcio. I penitenti sono giornalisti, talent e commentatori di Sky Calcio Club.
    in questo spot, tra le navate della chiesa, fanno la comparsa anche Alessandro Costacurta il quale, sentendo i fedeli del calcio cantare «Ale-eee oh-ooo» seduti sulle panche, li rimprovera dicendo loro: «I cori dopo, non adesso» e Beppe Bergomi al quale è toccata la battuta più infelice dell'intero spot perché dissacrante: «Andate e guardatele tutte», tutte sono le partite di calcio. La battuta è particolarmente blasfema perché mima le parole «Prendete, e mangiatene tutti» che fa parte della formula della consacrazione. Il claim pubblicitario rimane nella cattiva parodia della religione cattolica: «Le tre coppe europee, non guardarle è peccato».
    Si conferma con questo spot cosa sia il cattolicesimo nel percepito collettivo: una realtà irrilevante, adorna di pratiche e riti ormai curiosi, ma alla fine innocui, così come è innocuo e un po' fesso il credente medio. Dunque la religione cattolica è il soggetto più adatto da parodiare. Lo scimmiottamento di Sky, l'ultimo tra i tanti visti in TV e non solo, è fin troppo scontato, dal momento che più facile che sparare sulla Croce Rossa è sparare sulla Croce. La riuscita ironia attorno a cui è costruito lo spot diverte perché semplicemente non consideriamo più sacra la Chiesa. Una prova a contrario di questa affermazione è la seguente: a chi plaude divertito a questo spot provassero a prendere in giro sua madre pubblicamente. Vediamo cosa direbbe. Il paragone non è peregrino, perché la Chiesa è nostra madre.
    Questa riflessione è da bacchettoni solo per coloro che ormai vagano negli spazi interstellari dell'indifferenza non solo religiosa, ma, volendo ridurre al minimo il nostro disappunto, persino civile.
    Lo spot è dunque dissacrante e nello stesso tempo riflette una verità inoppugnabile: è il calcio ad essere sacro. A quante dispute avete assistito su questioni dottrinali rispetto a questioni calcistiche? La dogmatica non è più insegnata nei seminari, ma negli studi di Sky Calcio e della Domenica sportiva, perché ogni tifoso, commentatori compresi, è portatore non di opinioni, ma di verità assolute. Alla domenica c'è più gente sulle curve degli stadi che nelle panche delle chiese. Vi sono alcuni che chiamano il figlio come il proprio idolo calcistico, perché i nuovi santi indossano gli scarpini. La fede nel pallone ha ormai soppiantato la fede in Cristo. I fedeli si sono trasformati in tifosi. Siamo più afflitti per un gol subito che per un peccato fatto. «Dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Mt 6,21).
    L'unico aspetto positivo di questi spot? Almeno lì i sacerdoti sono vestiti da sacerdoti.
    4 min
  • Eutanasia, gli orrori del Canada di oggi saranno normali domani
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8688

    EUTANASIA, GLI ORRORI DEL CANADA DI OGGI SARANNO NORMALI DOMANI
    di Tommaso Scandroglio
     
    Cronaca di una morte annunciata, ma non ricercata. Brigitte Stegemann aveva 83 anni e negli ultimi due anni era stata ospite di una struttura per anziani in Ontario, in Canada. Cinque mesi fa le diagnosticarono un tumore allo stomaco al IV stadio. Il 10 luglio scorso Brigitte è morta per eutanasia, seppur lei stessa l'avesse sempre rifiutata. La cronaca dei giorni precedenti la sua morte è illuminante per capire come l'eutanasia non è una proposta, ma la soluzione imposta per quelle vite che ormai sono ritenute inutili, insensate, esistenze che non possono avere più posto in un mondo efficientista e incapace ormai di compassione.
    Sul blog della Coalizione per la Prevenzione dell'Eutanasia, la famiglia di Brigitte, chiamata affettuosamente GG dai parenti, ha raccontato i suoi ultimi giorni. Un racconto - intanto ripreso da alcuni media italiani ed esteri - che parla da sé. «Circa due mesi prima della morte di GG - racconta la famiglia - si tenne una riunione per discutere la possibilità di ricorrere all'eutanasia assistita. In quell'occasione, GG dichiarò chiaramente di non voler procedere in tal senso. Da fervente cristiana, espresse esplicitamente che l'eutanasia assistita era in contrasto con le sue convinzioni personali e la sua fede». Nonostante questa sua opposizione i medici, addirittura in assenza della nipote, sua rappresentante legale, in più occasioni cercarono di estorcerle il consenso all'eutanasia.
    In un giorno precedente di poco la sua morte, i familiari andarono a trovare GG e la trovarono molto spenta, spesso assente, con lo sguardo nel vuoto e con notevoli difficoltà di comprensione, anche per via di una rilevante sordità che l'affliggeva. I familiari sospettano tutt'oggi che quella mancanza di lucidità potesse essere indotta dalla somministrazione di alcuni farmaci.
    UN ALTRO INCONTRO
    Il 6 luglio 2026 la struttura organizzò un altro incontro, a cui furono presenti anche alcuni familiari della nonna, per discutere nuovamente dell'opzione eutanasia. Durante l'incontro e nell'attesa che arrivasse il medico di riferimento, la nipote Brigitte chiese ad una infermiera lì presente il motivo di questo secondo incontro e dei colloqui che il personale medico aveva avuto con la nonna al fine di persuaderla a scegliere l'eutanasia, dato che la stessa in modo molto chiaro aveva già chiarito che avrebbe rifiutato qualsiasi procedura eutanasica. L'infermiera fu capace solo di rispondere con queste parole: «Non ho bisogno di dirle niente».
    La famiglia poi appunta: «Brigitte spiegò che la nostra famiglia non appoggiava l'eutanasia nel caso di GG ed espresse serie preoccupazioni sul fatto che GG non fosse mentalmente in grado di prendere una decisione così importante in modo indipendente. GG aveva convissuto per molti anni con quella che la nostra famiglia sapeva essere una disabilità dello sviluppo cognitivo, disabilità congenita non diagnosticata (che sospettavamo potesse rientrare nello spettro autistico), che influenzava profondamente la sua capacità di elaborazione, comprensione e decisione».
    Come accennato, la rappresentante legale di GG era la nipote, ma la procura riconosciuta a quest'ultima sarebbe scattata solo nel momento in cui la nonna fosse stata dichiarata incapace di intendere e volere. Prima di quel momento spettava solo a GG decidere sull'eutanasia. Per la legge dell'Ontario l'incapacità in tema di eutanasia ha requisiti specifici: la persona incapace è quella che non comprende la propria situazione clinica e prognosi; la valenza delle alternative terapeutiche e i loro rischi e benefici e il fatto che la procedura eutanasica comporterà la morte.
    Ora, GG non era stata dichiarata incapace di intendere e volere. Ma prima di qualsiasi pratica eutanasica occorre verificare se la persona è capace di prendere decisioni libere e consapevoli e così il 7 luglio la dottoressa K iniziò, davanti ai familiari, a verificare la presenza di questo requisito. Il racconto della famiglia così prosegue: «Durante la valutazione, GG fornì ripetutamente risposte oggettivamente errate a domande basilari e fattuali sulla sua vita e sulla sua famiglia. Quando le fu chiesto se avesse fratelli o sorelle, GG rispose di no. La famiglia corresse immediatamente l'informazione, spiegando che GG era la penultima di quattordici figli. La dottoressa K chiese quindi se qualcuno dei suoi fratelli o sorelle fosse ancora in vita, e GG rispose di nuovo di no. Ancora una volta, la famiglia dovette intervenire e correggere l'informazione, spiegando che alcuni dei suoi fratelli e sorelle erano ancora vivi e che GG aveva parlato con uno di loro proprio la settimana precedente.
    DISORIENTATA E ANGOSCIATA
    A questo punto, GG si sentì completamente disorientata e angosciata. [...] La dottoressa K spiegò quindi a GG l'eutanasia assistita in termini specifici, descrivendola, per quanto ricordiamo, come la somministrazione di un farmaco, una sensazione di pace che avrebbe provocato l'addormentamento [...] Per una persona anziana con le caratteristiche sociali e cognitive di GG, il termine "farmaco" era concettualmente legato esclusivamente a guarigione, cura e sollievo. Descrivere un'iniezione letale come la semplice somministrazione di un farmaco [...] significa sfruttare la sua vulnerabilità, rendendole impossibile comprendere appieno che stava acconsentendo alla cessazione attiva della sua vita». Nonostante GG fosse manifestamente incapace di prendere una decisione simile riguardo alla sua vita, la dottoressa K sentenziò: «L'ho ritenuta capace».
    Poi la nipote decise di parlare con la nonna: «GG apparve confusa e visibilmente angosciata. Rispose con parole del tipo: "Morirò venerdì? Mi uccideranno venerdì?". Pianse a lungo, ripetendo più volte di aver commesso un errore. [La nipote] Brigitte la consolò e la rassicurò dicendole che, se avesse cambiato idea, aveva il pieno diritto di comunicare venerdì all'équipe medica che non voleva procedere».
    Il giorno previsto per l'uccisione di GG, la dottoressa K, così come previsto dalla legge, chiese alla donna se volesse morire. GG rimase in silenzio. Per legge la persona che ha fatto richiesta di eutanasia deve confermare verbalmente ed espressamente questa sua volontà eutanasica. Nonostante il silenzio di GG e quindi nonostante mancasse il consenso, i medici le praticarono ugualmente l'eutanasia.
    Alla lettura di questo racconto dell'orrore i sostenitori dell'eutanasia probabilmente risponderebbero così: l'eutanasia è in sé pratica buona, solo che in quella casa di cura non hanno applicato correttamente i protocolli. Si è trattato quindi di una procedura illegale che riguarda però una pratica buona. Le cose non stanno così: l'eutanasia è un assassinio e come tale è sempre un'azione intrinsecamente malvagia. Nel caso di GG, a questa azione malvagia si sono aggiunte altre condotte moralmente riprovevoli, ma che prefigurano il futuro sviluppo dell'eutanasia anche in ambito legale: un domani non lontano non servirà più il consenso del paziente - già non è servito per Eluana Englaro, per Charlie Gard, Alfie Evans e molti altri - perché si agirà per il suo best interest. La malpractice di oggi sarà il rispetto delle regole di domani.

    9 min
  • Legge bavaglio sull'omofobia, ad imporla ci pensa Strasburgo
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8691

    LEGGE-BAVAGLIO SULL'OMOFOBIA, AD IMPORLA CI PENSA STRASBURGO
    di Tommaso Scandroglio
     
    Giovedì scorso il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva 2012/29/UE sui diritti delle vittime di reato.  Il testo base era del 2012, ma il Parlamento ha deciso di aggiornarlo. La Direttiva reca in sé molte disposizioni condivisibili, ma l'aggiornamento ha introdotto alcuni vincoli per gli Stati, vincoli contrari ai principi non negoziabili.
    Vediamo i principali. All'articolo 13 possiamo leggere: «Nell'ambito della risposta mirata ed integrata alle vittime di violenza sessuale, i servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva possono includere, ove legalmente disponibili in un determinato Stato membro conformemente al diritto nazionale, comprese le leggi e le disposizioni costituzionali, la contraccezione d'emergenza, il trattamento profilattico post-esposizione, i test per le infezioni sessualmente trasmissibili e l'accesso all'aborto». Si aggiunge che ciò deve avvenire nel rispetto della libertà degli Stati di definire le proprie politiche sanitarie. Ma questa aggiunta non conforta più di tanto perché le Direttive UE fungono anche da paradigma di riferimento per giudizi nazionali e sovranazionali. Inoltre rappresentano una pressione psicologica per quei Paesi particolarmente riottosi.
    ESULTA IL FAMIGERATO EURODEPUTATO ZAN
    Poi abbiamo l'articolo 23 che, tra gli altri aspetti, sottolinea l'importanza, nel tutelare la vittima di reato, di tenere in conto di alcune sue caratteristiche peculiari, caratteristiche che, in ipotesi, potrebbero aver avuto un loro peso nel determinare a compiere il reato: «la valutazione individuale dovrebbe tenere conto delle caratteristiche personali delle vittime, comprese le esperienze di discriminazione pertinenti, anche quelle basate su motivi intersezionali, come il genere, compresa l'identità di genere, l'età, la disabilità, lo status in materia di soggiorno, la religione o le convinzioni personali, la lingua, l'origine razziale, sociale o etnica, e l'orientamento sessuale». Ecco che accanto a condizioni naturali come l'etnia, la lingua, l'età e il sesso troviamo due condizioni che naturali non sono: la transessualità (chiamata "identità di genere") e l'omosessualità.
    La traduzione pratica di questo articolo è la seguente: gli Stati membri dovranno sanzionare condotte discriminatorie nei confronti di omosessuali e transessuali. Detto in altri termini, gli Stati dovranno prevedere crimini d'odio motivati da omotransfobia. Nel 2021 il Parlamento italiano aveva bocciato il Ddl Zan sull'omofobia ed ora si trova costretto ad adottarlo perché glielo chiede l'Europa.  Proprio il famigerato eurodeputato Alessandro Zan ha così commentato il voto a favore di questa Direttiva: «La Direttiva sarà vincolante per tutti gli Stati membri e anche il governo Meloni dovrà adeguarsi».
    IL CONFLITTO DI INTERESSE GENITORI-FIGLI
    Altro articolo critico è il 24: «Qualora il reato coinvolga il titolare della responsabilità genitoriale di modo che sorga un conflitto di interesse tra la vittima minorenne e il titolare della responsabilità genitoriale, gli Stati membri tengono conto dell'interesse superiore del minore e provvedono affinché ogni atto che richieda il consenso a norma del diritto nazionale non sia subordinato al consenso del titolare della responsabilità genitoriale». Vi sono sicuramente situazioni in cui è bene affrancarsi dal consenso genitoriale qualora lo stesso genitore sia coinvolto nel reato: pensiamo agli abusi sessuali. Però il problema sta nell'espressione "conflitto di interesse", un'espressione così generica che potrebbe applicarsi anche a situazioni in cui i genitori legittimamente esercitano il loro diritto d'educazione nei confronti dei figli. Pensiamo al rifiuto da parte di un padre e di una madre al "cambio" di sesso del figlio. Sarebbe una situazione in cui si creerebbe un conflitto di interesse tra genitori e figlio. In questo caso l'UE vieta che i genitori possano mettere il naso nella decisione del figlio.
    Infine nell'art. 5 bis possiamo leggere: «Al fine di agevolare la segnalazione da parte di terzi di organizzazioni della società civile che potrebbero ricevere informazioni relative a reati, gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire la cooperazione tra le autorità competenti e tali organizzazioni». Nel testo non si indicano procedure di accreditamento e quindi, per ipotesi, ogni organizzazione potrebbe candidarsi a cooperare con gli Stati per la segnalazione di reati. In astratto potrebbe essere anche una buona soluzione, ma nel concreto questo articolo è stato voluto per assegnare un valore istituzionale a ONG e lobby che lavorano contro la vita umana e la famiglia. Il potere di delazione assegnato a queste organizzazioni diventerà un'arma in più in mano a quegli ordinamenti giuridici già tesi a perseguitare giudizialmente chi difende i principi non negoziabili.
    Un ultimo rilievo: queste modifiche alla Direttiva del 2012 riguardano materie che il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea riservava per competenza agli Stati membri. Ciò significa che la sovranità nazionale ancora una volta è stata scavalcata al fine di imporre la solita agenda abortista ed omosessualista. Vedremo se, come è già accaduto nel passato, il governo Meloni rifiuterà comunque l'applicazione di questa Direttiva.

    7 min
  • Corona si butta in politica: è l'opinionismo che cerca il potere
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8687

    CORONA SI BUTTA IN POLITICA: E' L'OPINIONISMO CHE CERCA IL POTERE
    di Tommaso Scandroglio
     

    Platone sosteneva che i filosofi erano i più adatti a governare. Oggi parrebbe che siano gli influencer i più adatti. Influencer che, volendo, sono filosofi anch''essi, filosofi del nulla. E il nulla, per farsi ascoltare, deve strepitare.
    Uno dei più noti strilloni - strilloni erano i venditori di giornali che gridavano per la pubblica via le notizie principali del giorno - è Fabrizio Corona il quale, forse, nel suo sempiterno anelito alla celebrità, lancia un proprio movimento politico, Per la Verità - Corona, che ha velleità di diventare partito. Lui, per precedenti penali, non è candidabile, ma non importa perché trattasi, con buona probabilità, di una mera operazione di marketing.
    Corona, in un video apparso il 14 settembre scorso, con tono affettato e una imbarazzante vis retorica mono-tono, ha illustrato i punti programmatici del suo movimento antisistema e liberale, come lui lo ha definito, che vuole essere «la spina nel fianco di questo sistema politico». Questi i punti: guerre, immigrazione, media politicizzati, controllo sulle nostre vite da parte delle Big Tech, IA, giovani e anziani, padri separati, prostituzione («che diventi un business»), droga («legalizziamola tutta»), divario tra ricchi e poveri e molto altro. Una sommatoria stordente di stereotipi e banalità - «C''è bisogno di più umanità e di più soldi» ex pluribus - glassata con un linguaggio scurrile e con battute da spogliatoio. Populismo allo stato brado.
    Qualche carotaggio tanto per saggiare lo spessore. L''ex paparazzo, ad esempio, dice di sé di essere «il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo. [...] Io sono bravo a fare i soldi e quindi io sono qui per far fare i soldi al nostro Paese». E poi aggiunge, come se fosse una credenziale politica da esibire nell''agone pubblico, che «le donne vengono con me perché mi amano». Poi Corona cita il trinomio Dio, Patria e Famiglia per dire che «Dio è morto, è morto quando ha visto questi politicanti», una lettura teologica della storia sicuramente inedita.

    PER LA VERITÀ
    Il leader di Per la Verità, il quale prende le distanze dai politici attuali che etichetta come Fuffa Guru, chiude ammonendo l''uditorio digitale sul fatto che, se tra un paio di giorni dal lancio di questo video di presentazione i sondaggi lo daranno sopra il 3%, allora tutti sperimenteranno un''intima e assai intensa amarezza (Corona ha usato una locuzione, che nella sua genitalità, è ben più colorita della nostra). Insomma un ibrido tra Vannacci, Beppe Grillo e il "Baffo" Roberto Da Crema (celebre imbonitore televisivo). Uno stile demagogico elevato al cubo. Viste queste premesse e mimando il nome del partito, verrebbe da supplicare: per la Carità, Corona, non si butti in politica.
    Non è di particolare interesse per noi comprendere cosa sia questo movimento politico e quali siano le sue finalità. Ciò che invece potrebbe essere rilevante è un fenomeno sociale che l''iniziativa politica di Corona mette molto ben in evidenza. Alla fine degli anni Settanta e durante il decennio seguente si assiste al fenomeno sociale del riflusso nel privato. Finiti gli anni dell''impegno pubblico del privato cittadino, questi si ripiega in se stesso, abbandona le lotte politiche, i cortei, le manifestazioni di piazza, le contestazioni, i gazebo, le raccolte di firme, lascia tutto questo per rifugiarsi nell''apatia politica, nel civismo debole e soprattutto nell''astensionismo elettorale. Vince l''individualismo, il guicciardiniano particulare. Vince il privato sul pubblico. Anzi, stravince perché il pubblico, il politico viene fagocitato dal privato. Questi informa e struttura il politico. L''interesse del privato deve diventare pubblico, comune. Il bene privato è il bene comune. Un caso paradigmatico fu il Movimento 5 Stelle che si vantava di proporre per cariche politiche chi di politica non capiva un''acca e che poteva portare ai vertici della politica le istanze della base perché i suoi aderenti ne facevano parte. E così nelle liste elettorali, orgogliosi della loro ignoranza politica e guidati da un comico che divenne così capo comico, ci finirono informatici, camerieri e steward, esperti in comunicazione, imprenditori, etc. La politica era sinonimo di corruzione, il privato di verginità, di purezza, di onestà. Va da sé che la chiave del successo del M5S stava, in origine, in Grillo e nella narrazione antisistema, cioè antipolitica. La chiave è quindi avere un bacino di utenza di fan, oggi follower, che dovranno trasformarsi in elettori. Così è stato per Roberto Vannacci, la cui discesa in politica è stata originata da un libro di successo.

    NELLA POLITICA IL NON-POLITICO
    Corona non vuole sottrarsi a questo schema e anzi, come è nel suo stile, spinge al parossismo questa dinamica che proietta nella politica il non-politico, colui che, a differenza dei politici della Prima Repubblica, non ha fatto la gavetta nelle sezioni giovanili del partito, non ha trascorso notti a ciclostilare, non ha fatto l''attacchino dei manifesti elettorali, non ha sbobinato i discorsi del tal onorevole e soprattutto non ha studiato alcuni pensatori di riferimento del partito. Oggi il principale e spesso unico requisito per tentare di entrare in politica è la fama, che è la degenerazione inevitabile della democrazia intesa come consenso: più voti-like ricevi, più potere ricevi. Quindi, più che un voto ad un programma, questo nuovo sistema che vede la politica privatizzarsi promuove la vendita di un volto, promuove il voto al volto.
    Una prova empirica della validità di tale conclusione, seppur non sociologicamente inoppugnabile, è la seguente: l''elettore spesso non esprime un giudizio su ciò che dice il politico, figuriamoci sul programma che quasi nessuno conosce, ma sul politico stesso. Il "Mi piace lui come persona", mimesi del like dei social, è il criterio fondante il voto. La democrazia quindi trova fondamento nella soggettività della persona del politico, nella sua individualità, nella dimensione privata che infatti, anche pubblicamente, viene privilegiata indagandola per appurarne virtù e incoerenze. La centratura è quindi sul singolo, non sul ruolo pubblico.
    Corona è un raccoglitore compulsivo e massivo di follower - infatti accanto al suo prodotto politico ha lanciato anche una piattaforma on line dal nome King Tv - è un influencer che vuole fare politica, anzi vuole fare della politica un social (e un mezzo di marketing). Le sue idee, le sue pose, la retorica, la fraseologia sono quelle del popolo delle discoteche e dei bar: si registra sulla sua frequenza d''onda non solo per contenuti, ma anche per forma di comunicazione dei contenuti. Il piano privato e politico si confondono, si fondono. Ecco allora che la famosissima liquidità sociale destruttura anche la politica perché non c''è più un confine netto tra un influencer che parla di politica e un politico che sui social fa l''influencer. Un comico è già figura politica, così anche uno scrittore di successo o un campione dello sport. Il privato, se è diventato personaggio pubblico, è già virtualmente personaggio politico. Basta che lo voglia. E così il pubblico, anzi il mediatico è potenzialmente politico.
    Il partito, percepito come vetusta gabbia formale troppo ingessata, si diluisce poi nel movimento che si scolora in forum, in pagina social (vi ricordate la democrazia partecipata e diretta dei grillini?). Infatti Corona, dopo aver illustrato i suoi punti programmatici, non invita ad iscriversi al movimento, ma alla sua piattaforma. Le due realtà sono ormai quasi sovrapponibili e di certo identiche nella percezione collettiva. È la morte della politica come l''intendeva Platone. È la nascita dell''opinionismo che governa.
    10 min
  • Emma Bonino è morta, ora sa la verità che ha combattuto
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8663

    EMMA BONINO E' MORTA, ORA SA LA VERITA' CHE HA COMBATTUTO
    di Tommaso Scandroglio
     
    Preghiamo per te, Emma, perché in questo preciso momento ti trovi davanti al trono di Dio. E davanti a te non c'è solo l'Onnipotente, ma anche, alla sua destra, una immensa schiera di bambini. Davanti a tutti, tuo figlio che hai abortito. Subito dietro, quella innumerevole folla di bambini figli di altre donne che hai aiutato a far abortire, a volte anche con una pompa di bicicletta. Dietro a loro, infine, i milioni di bambini mai venuti alla luce anche per colpa delle tue campagne politiche, delle tue lotte che chiamavi sociali. E tutti costoro ti guardano muti e tu muta e sgomenta guardi loro e poi Lui. Ma nel Suo sguardo trovi ancora tutti gli sguardi di quei bambini i cui occhi non hanno potuto posarsi sul mare, sul cielo, sul viso della loro mamma. Ogni sguardo un capo d'accusa, ma ora non ci sono media, social, politici, vescovi e papi a difenderti, a sostenerti. Sei solo tu con la tua coscienza davanti a Dio, che ti apparirà terribile.
    Preghiamo per te, perché la mano di Dio giudice sia ingentilita dal guanto della misericordia, perché tu non continui ad odiare Dio, preferendo un'eterna condanna, come quando lo hai odiato ogni volta che come un virus letale diffondevi il tuo credo ateo perché disumano.
    Preghiamo per te, perché la verità abbacinante che ora ti ha squarciato in due, facendoti inorridire nel guardare il tuo passato, non ti scaraventi nell'abisso infernale, luogo di non ritorno. Quell'abisso infernale che tu hai tentato con radicale convinzione e tenacia di diffondere su questa terra, ferendo a morte la famiglia con il divorzio, sterminando innocenti nel ventre delle loro madri con l'aborto e la fecondazione artificiale, soffocando gli ultimi respiri di vita dei morenti con l'eutanasia, devastando le coscienze dei giovani con la droga, emancipando la donna dai figli e dal marito e precipitandola nella solitudine con il femminismo, attaccando e dileggiando la tua nemica di sempre, la Chiesa cattolica, il cui Capo è ora di fronte a te.
    Preghiamo per te, perché le tue idee hanno astutamente infettato le menti e i cuori di generazioni di persone, anche di quei cattolici alla Francesco che ti definirono «una grande italiana», «un esempio di libertà e resistenza». Sì, di resistenza al bene. Preghiamo per te, non solo perché ora tu senti di averne un disperato bisogno - e se così fosse sarebbe un enorme segno di speranza - ma perché noi abbiamo sempre agito così con te e i tuoi pari: alla menzogna abbiamo risposto con la verità, alla strumentalizzazione del dolore abbiamo scelto l'aiuto a chi soffre, all'utile in politica abbiamo preferito la giustizia, alla rivendicazione il perdono. Preghiamo per te come credenti e perché la preghiera è espressione di quella semplice e naturale umanità che a tanti tuoi compagni di lotta è mancata: verso il nascituro, il morente, il coniuge, il tossicodipendente, il credente.
    Preghiamo per te, perché in questo momento tutta la tua retorica sui diritti civili è stata polverizzata in un miliardesimo di secondo dai diritti di Dio che ora, sfolgoranti, ti stanno innanzi accusandoti. Li hai volutamente e ostinatamente calpestati e dietro te hai lasciato una lunga scia di sangue. Preghiamo per te perché nutriamo una «speranza contro ogni speranza» che tu ti possa salvare. Perché ora hai capito tutto, hai compreso che ogni vita spezzata è una piaga che tu hai inferto in quel corpo del Cristo risorto che ora ti guarda ad un palmo di naso. E che questo serva di monito a noi tutti.
    Preghiamo per te perché non siamo animati da vendetta, ma dalla speranza che tu, inaspettatamente, sia il buon ladrone che ha rubato il Paradiso all'ultimo, perché negli ultimi istanti in cui la tua anima è stata vigile abbia avuto l'umiltà di ricevere la grazia del pentimento e della conversione. Preghiamo per te, Emma, perché ora ti sei resa conto che l'ultima parola non spetta agli uomini, tanto meno ai Parlamenti, bensì a Dio. Requiem.
    Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Bonino, la grande italiana che ha radicalizzato anche la Chiesa" spiega perché neanche il mondo cattolico è scampato agli inganni di Emma Bonino, complici gli elogi di papa Francesco. Il suo operato è una conferma in negativo della validità dei principi (e non solo "valori") non negoziabili: rifiutandoli frana tutto il resto.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2026:
    La vita politica di Emma Bonino ha rappresentato un disastro per la società italiana. Il cuore delle persone non si giudica, ma la loro attività politica sì. Oggi si parla, spesso in modo improprio, di discernimento, ora il discernimento richiede la valutazione, ossia il giudizio sulla storia che viviamo a partire da principi superiori alla storia, altrimenti a giudicare sarebbe la storia stessa, ossia dal principio di effettualità: quello che si fa è buono solo perché lo si è fatto.
    Se ci attenessimo a questo principio dell'effettualità dovremmo lodare l'operato di Emma Bonino ed esaltarne la figura politica. Su tutti i fronti - almeno fino ad ora - ha avuto successo. Perfino vescovi e cardinali parlano il suo linguaggio. Un Pontefice l'ha chiamata "una grande italiana". Tutti i partiti - più o meno - si sono "radicalizzati", nel senso che sono diventati una specie di "partito radicale" alla Bonino. Il divorzio e l'aborto come diritti trovano tutti d'accordo, e guai ad ogni piccolo dissenso. La sua idea di libertà intesa come autodeterminazione ha investito tutti i campi della bioetica, più in là di divorzio e aborto, raggiungendo i temi delle coppie omosex e dell'eutanasia. Non c'è stato scampo alle sue idee e infatti in questi momenti, dopo la sua morte, la valutazione da parte di questa testata è piuttosto isolata dal contesto politicamente corretto dei molti interventi di maniera.
    Questo se ci attenessimo al principio da essa invocato come fondativo: l'autodeterminazione di volontà intesa come diritto assoluto. La volontà è incapace di auto-fondarsi, sa solo porsi senza argomenti, perché questi la dovrebbero precedere e allora essa non sarebbe più assoluta. Assoluto è ciò che si fonda da sé, ciò che è "causa sui", come diceva la filosofia cristiana a proposito di Dio. Applicato alla volontà umana un simile principio è distruttivo, perché immotivato e privo di ragione. Fonda i diritti senza alcun riferimento al diritto e ad un ordine oggettivo e quindi libero dai desideri (spesso perversi) individuali. Pone i diritti in balia delle scelte immotivate, anche le più stravaganti, anche le più dannose, basta che siano decise liberamente, ossia senza motivo. Questo è il nichilismo radicale che Emma Bonino ha seminato a lungo e che è stato distruttivo di ogni riferimento della società italiana ad un ordine dato. Quanti fanno riferimento a questo ordine naturale, oggettivo, finalistico non possono che dare un giudizio totalmente negativo sull'opera politica della Bonino.
    Nei commenti a caldo di questi giorni abbiamo letto molti elogi spesso stucchevoli, pochissime critiche e, quando qualcuno se ne è permessa una, ha comunque lodato la sua "coerenza" il suo "impegno", il suo "coraggio". Ma sulla strada del male la coerenza è un male mentre l'incoerenza è un bene. Viva l'incoerenza del malefico. Così si dica anche per l'impegno e per il coraggio che sono deleteri nel fare il male. Siamo d'accordo che l'attività di Emma sia stata pienamente coerente secondo i principi di un pensiero liberale puro ed estenuato, che parte da una situazione originante di anarchia individualista che poi non è più possibile ordinare, perché o l'ordine c'è fin da subito e quindi può diventare criterio ordinativo delle nostre azioni, o non ci sarà più, perché l'ordine né si impone con la forza né si instaura con dei patti. Il "sistema" Bonino ha toccato così i temi della vita e della distruzione della famiglia ma anche l'economia in senso puristicamente liberista e l'Unione Europea nella quale - fondando il partito +Europa - voleva trasferire i medesimi principi del liberalismo del nulla e dell'autodeterminazione volontarista. Mentre sul piano della vita e della famiglia le reazioni stentano a farsi vedere, su questo piano europeo qualche novità rispetto alla "direttiva Emma" sembra emergere proprio in questi giorni.
    Valutando l'operato complessivo in sede sociale e politica di Emma Bonino si ha una chiara conferma - in negativo - della validità della dottrina dei principi non negoziabili. Si dice che Emma ha sì voluto l'aborto e l'eutanasia, ma anche la lotta alla fame e il rispetto dei carcerati. Si tratterebbe di valori sia negli uni che negli altri casi, da commisurare e bilanciare tra loro. Forse per questo Avvenire ieri titolava dicendo che Bonino ha creato divisioni sulla vita ma anche unità su altri temi. Ora, questa visione è da rifiutare. I principi non negoziabili - tra cui vita e famiglia - sono non solo dei valori ma dei principi. Chi li danneggia provoca danni a tutta la società, in mille altri campi, perché fa crollare i pilastri del vivere insieme. Approvate l'aborto, priverete la società di un fondamento di verità e di ordine che si ripercuoterà in altre situazioni, anche nel trattamento dei carcerati o in quello degli affamati. Per questo la politica di Emma è stata un disastro, non è situabile solo in un ambito, fa franare tutto. E per questo le lodi anche delle più alte cariche istituzionali lasciano perplessi.
    Emma Bonino è stata dapprima vezzeggiata e poi decisamente accolta anche nel mondo
    15 min
  • Le due contraddizioni di Vannacci su aborto e legge Cirinnà
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8656

    LE DUE CONTRADDIZIONI DI VANNACCI SU ABORTO E LEGGE CIRINNA'
    di Tommaso Scandroglio
     
    Il 24 agosto Futuro Nazionale, partito fondato da Roberto Vannacci, ha pubblicato la seconda parte del suo programma. Mettiamo sotto la lente d'ingrandimento due temi presenti in questa seconda parte: la legge sull'aborto e quella sulle unioni civili.
    Sulla 194 possiamo leggere: «Sul tema dell'aborto, occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978 [...] di fatto non prevede l'istituzione di un presunto "diritto di aborto", [...] ma procedeva di fatto ad una depenalizzazione circostanziata dell'aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto». Un appunto: per la 194 l'aborto è un diritto, non una mera facoltà di fatto non più costituente reato. Indichiamo il primo motivo, tra gli altri, per sostenere che l'aborto è purtroppo qualificato come un diritto: l'azienda ospedaliera e quindi in subordine il medico sono tenuti a praticare l'aborto laddove richiesto. Se dunque esiste un dovere di praticare l'aborto vuol dire che in capo alla donna esiste il corrispettivo diritto di chiedere l'aborto.
    Chiarito ciò, proseguiamo. Lodevolmente Futuro Nazionale propone alcune misure di deterrenza all'aborto: «più sostegno alla maternità difficile, alternative come l'adozione facile già dal giorno del parto, zero pressioni sociali verso l'interruzione di gravidanza. Futuro Nazionale è anche favorevole alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, per favorire la scelta delle madri di dare alla luce i propri figli e non interromperne l'esistenza durante la gravidanza, così come a proposte che promuovano la piena informazione, quali mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco». Inoltre il programma afferma che l'aborto è un omicidio, che il nascituro dovrebbe essere riconosciuto in modo esplicito come soggetto di diritto, che il partito vuole istituire un Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell'Aborto e il Sostegno alle Donne ed altre iniziative rilevanti.
    Pubblicata questa seconda parte la stampa si scatena e attacca Vannacci anche sul tema aborto. Il generale, il 25 agosto, su Instagram così ribatte: «Futuro Nazionale non propone di cancellare la legge 194/1978, anzi, la conferma». Il problema è il verbo "confermare". Tale verbo implica l'approvazione giuridica e quindi, più a monte, l'approvazione morale/valoriale della 194. Ma, e qui sta l'inciampo, non è mai eticamente lecito approvare una legge ingiusta. Le premesse contenute nel programma di Futuro Nazionale, sia quelle prima indicate sia altre in cui esplicitamente si afferma che il partito intende tutelare la vita nascente, conducono necessariamente non alla conferma della 194, ma alla sua contestazione, alla sua critica.
    LA LEGGE SULL'ABORTO
    Dunque, viste queste premesse, ci saremmo aspettati in merito alla 194 alcune conclusioni coerenti con queste premesse tra cui la seguente o una simile: il partito riconosce l'attuale impossibilità dell'abrogazione totale o anche parziale della 194, ma, nonostante questo, si impegna a contrastarne in ogni modo le sue ricadute effettive, valida premessa per una sua futura abrogazione. In tal modo da una parte e con sano realismo si sarebbe riconosciuta l'impossibilità attuale di mandare in soffitta la 194 e su altro fronte si sarebbe rifiutata la ratio della 194, ossia la legittimazione dell'aborto.
    In sintesi quel "confermare" è in contrasto con alcuni passaggi del programma in cui in modo esplicito si afferma che la vita deve essere tutelata sin dal suo concepimento e che l'aborto è un assassinio. Dunque "confermare" è un verbo non coerente con alcune premesse di principio, ma forse è coerente con l'intento di non apparire troppo radicali e quindi di non scontentare parte della base del partito e una fetta di possibili elettori. Quella radicalità espressa su tematiche come l'immigrazione, l'Europa, l'educazione etc. è venuta meno proprio su una materia che non accetta compromessi.
    Passiamo alla tematica delle unioni civili. Volendo fare opera di sintesi, nel suo programma Futuro Nazionale afferma che vorrebbe gettare nel cestino le unioni civili, facendo però salvi i diritti presenti nella legge Cirinnà e declinandoli solo nell'ambito individuale, al di là dell'orientamento sessuale. Leggiamo infatti nel programma: «riporteremo la codifica di quelle facoltà [presenti nella legge Cirinnà] nell'ambito dei diritti dell'individuo, esercitabili da parte di ogni cittadino non coniugato, indipendentemente dalla sua condizione abitativa e dai suoi gusti sessuali, e nei confronti di chiunque, anche dell'amico coniugato».
    Ricordiamo che la legge Cirinnà riconosceva i diritti e doveri coniugali, eccetto quelli derivanti dalla filiazione e il dovere di fedeltà, ai membri delle coppie omosessuali e inoltre alcuni diritti ai conviventi di fatto, eterosessuali o omosessuali. Ora, affermare, come ha fatto Futuro Nazionale, di voler convertire quei diritti propri di una coppia coniugata in diritti di un singolo che si relaziona con un altro singolo o con altri singoli significa giocare con le parole. Infatti nella realtà giuridica si tratteranno sempre di diritti matrimoniali, se i due o più singoli che si relazionano tra loro sono eterosessuali, e nel caso di due o più singoli omosessuali di diritti propri dell'unione civile e questo accadrà anche quando le due persone saranno semplicemente amiche. In breve si qualificano come meri diritti individuali, esercitabili quindi da chiunque, diritti che sono propri della coppia coniugata (con inevitabili cortocircuiti giuridici).
    DUE PROBLEMI
    Da qui almeno due problemi. Il primo: si confermano de facto le unioni civili, anche se vengono vendute sul piano giuridico come diritti di singole persone omosessuali che si relazionano tra loro. Il secondo: anche due singoli eterosessuali non coniugati tra loro potranno esercitare buonissima parte dei diritti propri dei coniugi. In entrambe le ipotesi i due singoli potranno essere due innamorati oppure due o più semplici amici.
    Come nel caso dell'aborto, pubblicato il programma, i media titolano che Vannacci vuole eliminare le unioni civili, affermazione, come abbiamo visto, che da una parte è corretta perché in effetti la sua proposta formalmente scavalca la Cirinnà e propone una soluzione ben più libertaria, ma che, su altro fronte, è affermazione errata perché la proposta di Futuro Nazionale sostanzialmente conferma la Cirinnà e contemporaneamente ne amplia la portata. Insomma si tratterebbe di una nuova Cirinnà perché implementata. Attaccato, Vannacci risponde via social e sulle unioni civili dichiara: «Non vogliamo eliminarle, anzi, siamo ancora più libertari: le vogliamo allargare agli eterosessuali non coniugati e non coabitanti col proprio affetto più rilevante». Dichiarazione che, come abbiamo appena illustrato, è corretta: Vannacci vuole una Cirinnà per eterosessuali e omosessuali, che formino una coppia di innamorati o che siano solo una coppia o un gruppo di amici.
    Quindi sul piano morale questa proposta giuridica è ben peggiore della Cirinnà perché, per l'appunto, allarga il suo bacino di utenza: conferma le unioni civili e distribuisce i diritti coniugali a chi sposato non è. La volontà di cancellare la Cirinnà, volontà espressa nel programma al fine di tutelare la famiglia naturale, sostituendola con una nuova legge si risolve in un attacco alla famiglia naturale proprio perché si riconoscono i diritti coniugali a persone eterosessuali e addirittura omosessuali non coniugate. La bontà sostanziale del programma di Vannacci rischia di essere compromessa da questi due scivoloni. Il generale è ancora in tempo per rimediare. Siamo certi che la sua credibilità ne uscirebbe rafforzata.
    Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Vannacci, un programma che merita di essere discusso" parla di denatalità, immigrazione, economia, relazioni estere: le proposte di Futuro Nazionale spaziano dai propositi operativi a un quadro culturale di riferimento. E presenta delle novità che non vanno liquidate in modo sprezzante, ma dovrebbero essere argomento di dibattito.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 agosto 2026:
    Il partito Futuro Nazionale del generale Vannacci ha pubblicato il suo Programma politico valevole addirittura per un decennio: 2027-2037. Si tratta di un testo piuttosto corposo, avendo la pretesa di analizzare ogni aspetto della vita politica del Paese come progetto «integrale, decisivo e costruttivo». Il linguaggio è spesso pomposo e retorico, non semplicemente detto, ma proclamato a voce spiegata e con la mano sul cuore: si parla di «alba di una nuova avventura» e della necessità di «scegliere adesso per cosa vivere e morire». È più di un semplice elenco di "cose che faremo", perché rivela dietro di sé una filosofia della politica e della storia.
    Espone ripetutamente i suoi "valori non negoziabili" di alto lignaggio culturale: «difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, identità cristiana, concezione romana del diritto». Si diffonde perfino in articolate analisi del rapporto tra Stato e sovranità dal trattato di Westfalia a noi, ricorda le invasioni dei Longobardi e dei Normanni, conduce analisi politologiche sull'era Trump, cita numerosi autori, compresi San Paolo, Dante, Chesterton, Guareschi e perfino il cardinale Ottaviani. Ha la pretesa di enunciare propositi operativi, ma anche un quadro culturale di riferimento fatto di diritto naturale, principio di
    16 min
  • Oltre 270 medici contro il suicidio assistito: snatura la professione
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8635

    OLTRE 270 MEDICI CONTRO IL SUICIDIO ASSISTITO: SNATURA LA PROFESSIONE
    di Tommaso Scandroglio
     

    Tempi oscuri i nostri. Oscuri e strani. Bizzarri. È infatti bizzarro che si debba essere costretti a sottoscrivere nero su bianco l'evidenza. Come quella che afferma che il medico non deve procurare la morte del paziente. Lapalissiano, no? Non più oggi, tanto che due anestesisti-rianimatori e un radiologo hanno deciso di scrivere una lettera aperta per ribadire l'ovvio: un medico non può aiutare un paziente a togliersi la vita. La forza dell'ovvietà, una volta che viene resa pubblica, può avere un effetto trascinante: più di 270 medici di tutta Italia e più di 10 mila persone hanno sinora sottoscritto questa lettera. Un gruppo di persone, addette ai lavori e non, che forse potrebbe far spostare nel tempo l'ago della bilancia che ad oggi pende verso l'eutanasia. Infatti, nel settembre del 2025 l'Associazione Italiana Oncologia Medica pubblicò i risultati di un sondaggio: il 63% dei medici è a favore dell'eutanasia per i pazienti oncologici.
    Spigoliamo qua e là nel testo della lettera: «L'attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile», scrivono i medici anche sulla scorta delle prese di posizione coraggiose di alcuni presidenti di ordini locali. Il richiamo alla vera identità e quindi alla vera natura del munus del medico è anche ben espresso in un passo successivo della lettera: «Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: "Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all'ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte"».

    LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLA VITA NON È LA FINE DELLA VITA
    Poi, gli autori della missiva con sano realismo così proseguono: «Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l'illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare».
    Inoltre aggiungono una considerazione: «La possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure è già chiaramente garantita dall'attuale ordinamento; ogni persona, infatti, oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in "scienza e coscienza" e secondo criteri di appropriatezza clinica». Questa considerazione merita però da parte nostra una precisazione. I medici, noi crediamo, stanno semplicemente fotografando una situazione, non formulando un giudizio etico sulla stessa: alcuni pazienti che vogliono morire anche contro il parere medico già oggi lo possono fare, rifiutando trattamenti salvavita. Non serve quindi una legge, almeno per costoro (diverso sarebbe il caso per quei pazienti che non sono tenuti in vita da mezzi di sostentamento vitale). Ciò detto, accanto alla registrazione di questo mero dato giuridico, occorre aggiungere che anche questa scelta di lasciarsi morire cessando le cure è contraria a morale (caso differente sarebbe il giusto rifiuto dell'accanimento terapeutico). Infatti esiste un dovere morale, seppur contingente, di vivere e quindi di fare tutto quello che ragionevolmente si può fare per vivere. E qualora il paziente rifiutasse le terapie salvavita, a motivo dell'incommensurabile preziosità della sua vita, l'ordinamento giuridico sarebbe giustificato ad obbligare il paziente a curarsi, allo stesso modo in cui sarebbe legittimo strappare a forza dal cornicione l'aspirante suicida che ha intenzione di buttarsi di sotto.

    DIRITTO AL SUICIDIO ASSISTITO GRATUITO
    Torniamo alla lettera: «Le successive sentenze della Consulta dal 2019 in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito "gratuito". Infatti, tramite una assai discutibile se non indebita invasione di campo nei confronti del potere legislativo, mediante un'interpretazione di parte dei diritti costituzionali non solo si è arrivati a forzare il Parlamento a legiferare in materia di suicidio assistito, ma anche a deciderne le condizioni di attuazione: esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?». Gli estensori della lettera mettono ben in luce almeno quattro storture della sentenza del 2019 della Corte Costituzionale che ha legittimato il suicidio assistito: la mancanza di competenza del potere giudiziario nel legiferare, perché quella sentenza è una vera e propria legge, non nella forma, ma nella sostanza; una torsione innaturale dei principi costituzionali piegati all'ideologia tramite un'esegesi partigiana; l'indebita pressione psicologica sul Parlamento affinché legiferi; la pretesa che il portafogli del privato cittadino si accolli le spese di una decisione mortifera.
    Infine una sottolineatura che consideriamo decisiva: «Da ultimo, desideriamo anche richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che offrono una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza». L'implicito in queste poche righe è il seguente: senza una cultura pro-vita non potremo avere leggi pro-vita e sentenze pro-vita. E un'autentica cultura pro-vita si svilupperà solo vivendo la carità cristiana. Perciò solo il risvegliarsi di una cultura che prenda profonda coscienza dell'indisponibilità della persona potrà frenare anche in ambito politico e giuridico l'attuale discesa agli inferi in tema di eutanasia e suicidio assistito.
    8 min
  • Il vescovo di Milano sposa il pride e si piega alle blasfemie Lgbt
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8632

    IL VESCOVO DI MILANO SPOSA IL PRIDE E SI PIEGA ALLE BLASFEMIE LGBT
    di Tommaso Scandroglio
     
    Ma se un vescovo, anzi un arcivescovo, celebrasse una messa per persone LGBT nel mese dedicato al Pride sareste legittimati a pensare che il tal arcivescovo appoggia il Pride? Sì, eccome. Siamo oltre lo scandalo, siamo all'apologia dell'omosessualità e transessualità che diventa blasfemia perché si usa del sacro per incensare il turpe.
    Il Gruppo del Guado, uno dei molti gruppi che vogliono infiltrare realtà arcobaleno nella Chiesa cattolica, ha organizzato una messa venerdì scorso presieduta dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto nel quartiere più gay di Milano. Il manifesto che pubblicizzava l'evento raffigura una chiesa arcobaleno e ricorda che la celebrazione eucaristica cade nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Tanto per rendere la celebrazione ancor più dirompente e per far sanguinare ancor di più quel Cuore. Delpini durante l'omelia, tra le altre cose, ha detto: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete il popolo più numeroso, siete anzi i più piccoli, ma perché vi ama».
    GESÙ VESTITO CON PANNI ARCOBALENO
    Un partecipante ha postato su Instagram, colmo di "pride" per il suo gesto, la maglietta con cui si è presentato a ricevere la comunione. Sulla maglietta vediamo Gesù vestito con panni arcobaleno e sopra la sua testa la scritta «Ah Men». Un gioco di parole tra il termine "amen" e l'espressione inglese che significa "Ah gli uomini!". Un esplicito riferimento all'attrazione omosessuale. Dato che la protervia non conosce limiti, il soggetto in questione, rivelando le sue intenzioni sempre tramite Instagram, ha fatto sapere che quando ha ricevuto la comunione ha pronunciato la medesima locuzione davanti all'arcivescovo: «Ah Men». Una vera e propria irrisione a danno di Nostro Signore. Vi ricordate il Vangelo? «Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percuotendolo» (Lc 22, 63).
    Ma torniamo al fatto che un arcivescovo celebri una messa non in riparazione degli atti sacrileghi commessi durante il Pride, ma per appoggiare condotte di vita che il Pride promuove e che la Chiesa condanna. Non nascondiamoci dietro un dito: la misericordia, l'accoglienza, l'ascolto, l'inclusività se fossero autentiche griderebbero a gran voce a queste persone che le loro scelte possono spalancare a loro la dannazione eterna. Se un vostro amico stesse per finire in un burrone non fareste di tutto per avvertirlo? Non arrivereste al punto di afferrarlo per un braccio per strapparlo all'abisso? Qui, siamo all'opposto. Qui si spinge l'amico nell'orrido.
    PERCHÉ ACCADE TUTTO QUESTO?
    Ora viene da domandarsi perché accade tutto questo. Andiamo per ipotesi, anzi per mere intuizioni. Lo sfacelo dottrinale può spiegare solo in parte l'avventatezza, perché è di questa che si tratta, di celebrare una santa messa, presieduta dall'arcivescovo, per un gruppo militante di gay a ridosso del Pride cittadino. Qui c'è di più, altrimenti non si spiegherebbe una scelta che rischierebbe nel percepito collettivo, nonostante tutto il favor gay del mondo cattolico, di provocare grande scandalo, così come lo ha provocato. A parer fallibile nostro, può essere che la Diocesi sia sotto ricatto. È un'arma che da sempre le lobby gay hanno adottato all'interno della Chiesa. Forse, e sottolineiamo forse, anche Papa Francesco siglò Fiducia supplicans, il documento che ha legittimato le benedizioni di coppie gay, perché sotto ricatto da parte della Conferenza episcopale tedesca, favorevole alle unioni omosessuali: o firmi o scisma. Francesco, sicuramente favorevole alle coppie gay, era comunque un rivoluzionario di professione e il vero rivoluzionario non avrebbe mai compiuto un passo più lungo della gamba come fu, invece, la pubblicazione di quel documento, questo perché i tempi non erano ancora maturi. Vedi infatti i danni prodotti da quella firma: la rivolta di un intero continente, l'Africa, contro quella Dichiarazione, la divisione nell'episcopato mondiale, la chiusura del dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse. Lo ripetiamo: è una mera ipotesi, la nostra, non suffragata da nessun riscontro oggettivo.
    Può essere che, anche nel caso di Milano e per rimanere sempre nel campo delle ipotesi, i militanti arcobaleno sappiano che armadi aprire per trovarci dentro ammassi di scheletri. Casi di pedofilia tra i sacerdoti, preti dalla condotta finanziaria disinvolta, amanti in talare e collarini sopra grembiulini e questi forse anche sotto zucchetti. Non ci riferiamo ovviamente a Mons. Delpini. Quest'ultimo, conosciuto da tutti come uomo moderato, può essere che sia finito tra l'incudine e il martello e abbia scelto il martello tenuto in mano dai gruppi LGBT. Ovviamente questo non può giustificare in nessun modo una "messa pride".
    5 min

About Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it

From the publisher's feed

Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo