Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it

Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it

By BastaBugieScience
Download on the App Store

Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it episodes

  • Per la Pontifica Accademia Biblica i sodomiti non praticavano l'omosessualità, ma erano poco accoglienti (un' po' come Salvini)
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5940

    PER LA PONTIFICA ACCADEMIA BIBLICA I SODOMITI NON PRATICAVANO L'OMOSESSUALITA', MA ERANO POCO ACCOGLIENTI (UN' PO' COME SALVINI)
    L'omosessualità, che per la Chiesa è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, oggi è riabilitata dai biblisti (che si sono dimenticati la dottrina della Chiesa)
    di Tommaso Scandroglio

    Una corposa e sistematica revisione della dottrina cattolica sull'omosessualità partendo da una lettura per lo meno parziale della Scrittura. E' quanto emerge dalla sezione dedicata ai rapporti tra persone dello stesso sesso contenuta nel libro Che cosa è l'uomo? redatto dalla Pontificia Accademia Biblica (PAB). Come già scritto il testo viene presentato come una «lettura antropologica sistematica della Bibbia», commissionata «dal Papa in persona».
    Indagheremo qui la sezione dedicata all'omosessualità che occupa circa lo spazio di dieci pagine.
    Evidenziamo innanzitutto il seguente passaggio: «Va subito rilevato che la Bibbia non parla di inclinazione erotica verso una persona dello stesso sesso, ma solo degli atti omosessuali» (n. 185). Sul piano scritturistico si potrebbe però citare San Paolo: «Né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 10).

    NÉ EFFEMINATI, NÉ SODOMITI
    Questa citazione si offre a due riflessioni. La prima: per sodomiti Paolo potrebbe intendere sia coloro che compiono atti di sodomia, sia coloro vivono una condizione di omosessualità. Non si può escludere quindi che il testo si riferisca anche all'inclinazione omosessuale.
    Seconda riflessione: i termini "effeminati" e "sodomiti" potrebbero sembrare una ripetizione per rafforzare il concetto che coloro che praticano atti omosessuali non «erediteranno il regno di Dio». Ma tale interpretazione difficilmente potrebbe essere accolta, dato che le altre categorie di persone elencate sono assai dissimili tra loro e non c'è traccia di ripetizioni. Dunque Paolo quando usa il termine "effeminati" e "sodomiti" si sta riferendo a due categorie morali differenti: gli effeminati potrebbero essere i transessuali oppure coloro che si comportano da "femmina", ossia coloro che hanno un orientamento omosessuale (nulla vieta che nel medesimo termine confluiscano entrambi i significati); i sodomiti sono invece coloro che compiono atti omosessuali e, tra questi, anche coloro che non hanno una inclinazione omosessuale (assumono condotte omosessuali ad esempio per vizio). Da qui però un doveroso distinguo. La condizione omosessuale, come quella transessuale (entrambe sempre moralmente disordinate), può essere un habitus che la persona si trova a vivere senza sua colpa oppure può essere l'effetto di atti peccaminosi, ad esempio aver continuato nel tempo ad assumere condotte omosessuali, un effetto verso cui la persona sarà chiamata da Dio a rispondere. San Paolo, se la nostra esegesi fosse corretta, quando parla di effeminati, si riferirebbe a questa seconda ipotesi (sempre che non parli solo di transessuali): l'omosessualità quindi, in questi casi, rivelerebbe a monte scelte che non permettono di entrare nel regno dei Cieli.

    L'OSSESSIONE IMMIGRAZIONISTA DIVENTA CRITERIO ESEGETICO
    Altra prova che anche l'omosessualità può essere condizione colpevole è data da quest'altro passo paolino: «Si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento» (Rm 1, 27). Passo in cui gli atti ignominiosi sono distinti concettualmente dalle passioni e dal traviamento che nel testo paiono potersi qualificare come condizioni meritevoli di punizione.
    Torniamo al volume Che cosa è l'uomo?. Al n. 185 e al n. 195 si afferma che la condanna degli atti omosessuali compare poche volte nella Bibbia, quasi a dire che in fondo per Dio i peccati di omosessualità siano questioni bagatellari. Limitatamente a questo aspetto di carattere quantitativo, ad essere coerenti con tale criterio dovremmo concludere che anche il comando di amare il prossimo tuo sia di poco conto, dato che, come riportano i sinottici, Gesù ha espresso questo comando una volta sola. Anche nel nostro codice penale all'omicidio è dedicato un solo articolo. Ma quello basta e avanza. Così è sufficiente una sola parola di Dio per vietare una certa condotta per concludere che è per l'appunto vietata. Il criterio della qualità vince su quello della quantità. Inoltre c'è da aggiungere che il divieto di peccati più generali includono spesso quelli più specifici. E così il sesto comandamento include anche gli atti omosessuali.
    Nel n. 186 si ammette che uno dei peccati commessi a Sodoma era legato all'omosessualità. Ma il castigo di Dio pare scagliarsi contro gli abitanti di questa cittadina non perché rei anche di condotte omosessuali, ma perché poco accoglienti verso lo straniero. L'ossessione immigrazionista diventa criterio esegetico del testo sacro. Infatti nel racconto biblico si narra che due stranieri, in realtà due angeli, vengono in città e rischiano di essere brutalizzati. Secondo la PAB in Genesi 19, 1-29 non si condanno gli atti omosessuali in quanto tali, «viene piuttosto denunciata la condotta di un'entità sociale e politica che non vuole accogliere con rispetto lo straniero, e pretende perciò di umiliarlo, costringendolo con la forza a subire un infamante trattamento di sottomissione». Stesso concetto ribadito nel n. 188: «In conclusione, dobbiamo dunque dire che il racconto riguardante la città di Sodoma (così come quello di Gabaa) illustra un peccato che consiste nella mancanza di ospitalità, con ostilità e violenza nei confronti del forestiero, comportamento giudicato gravissimo e meritevole perciò di essere sanzionato con la massima severità, perché il rifiuto del diverso, dello straniero bisognoso e indifeso, è principio di disgregazione sociale, avendo in se stesso una violenza mortifera che merita una pena adeguata». Un caso di porti chiusi ante litteram che merita la pena di morte.

    IL PECCATO DI SODOMA
    Dunque, a leggere quanto scritto dalla PAB, pare concludersi che, innanzitutto, se lo straniero fosse stato consenziente, nulla quaestio sull'omosessualità. In secondo luogo l'omosessualità da condannare è quella che appalesa non una disordinata inclinazione sessuale, bensì un desiderio di prevaricazione, di non inclusività. C'è invece da sottolineare che, in prima battuta appare curioso che, anche se fosse stata questa l'intenzione degli assalitori, dare cioè una bella lezione agli stranieri, costoro avessero scelto la sodomia come modalità per aggredire gli stranieri e non cazzotti e bastoni. Forse perché gli assalitori erano già avvezzi per conto loro a queste pratiche?
    Inoltre, qualora i violentatori fossero stati animati realmente da tali intenzioni (ma il testo in sé rimane oscuro sulle reali motivazioni che muovevano alla sodomia), la corretta ricostruzione sotto il profilo morale dell'accaduto che ci si aspettava dalla PAB sarebbe dovuta essere la seguente: al disordine oggettivo dell'atto omosessuale si sarebbe sommato il fine malvagio di non accogliere lo straniero o, più correttamente, l'atto materiale disordinato omosessuale sarebbe stato informato da un fine illecito che nulla aveva a che fare con l'aspetto erotico, ma che riguardava l'odio verso il forestiero.
    Detto tutto ciò, centriamo il punto essenziale della esegesi biblica offerta dalla Pontificia Accademia sul caso Sodoma: per la PAB Sodoma è stata rasa al suolo solo per motivi xenofobi. Ma la presunta intenzione xenofoba di coloro che volevano sodomizzare i due stranieri non è assolutamente attribuibile agli altri abitanti di Sodoma che infatti avevano rapporti omosessuali tra loro e non con i forestieri.
    Per la PAB invece non è così perché il peccato di Sodoma è solo il peccato di quei pochi "sovranisti" che volevano abusare dei due stranieri. Infatti la PAB si spinge a dire che «il racconto tuttavia non intende presentare l'immagine di una intera città dominata da brame incontenibili di natura omosessuale» (n. 187). Vero, se ci riferiamo unicamente al brano di Genesi 19, 1-19, falso se andiamo a leggere il capitolo precedente in cui scopriamo che a Sodoma non esistevano nemmeno dieci giusti, perché se fossero esistiti, come è noto, Dio non avrebbe raso al suolo la cittadina (Gn 18, 32). E la decisione di Dio di distruggere la città avviene prima che alcuni tentassero di sodomizzare gli stranieri, dunque l'ostilità verso lo straniero non era il motivo principale della punizione divina. Perciò la città era sì dominata da brame incontenibili di natura omosessuale. Il fatto poi che una intera città era dedita al vizio omosessuale è testimoniato altresì da questo brano del Nuovo Testamento: «Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all'impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno» (Gd, 7). Perciò, contrariamente a quanto espresso nel volume della PAB, la condanna divina riguarda anche e soprattutto l'omosessualità intesa come disordine dell'orientamento sessuale e si riferisce ad una intera collettività.

    CONCLUSIONI FUORVIANTI
    E nonostante Dio abbia sterminato l'intera popolazione di Sodoma e Gomorra la PAB riesce a dire che «non troviamo nella tradizioni narrative della Bibbia indicazioni concernenti pratiche omosessuali, né come comportamenti da biasimare, né come atteggiamenti tollerati o accolti con favore» (n. 188). Dunque secondo la PAB, dato che gli atti omosessuali condannati nella Bibbia sono riprovati solo quando manifestano atteggiamenti persecutori nei confronti del diverso, le rimanenti condotte omosessuali assunte non per motivi xenofobi sono moralmente neutre agli occhi Dio, né da condannare, né da tollerare, né da approvare.
    14 min
  • Intervista semiseria al signor ''politicamente corretto''
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5798

    INTERVISTA SEMISERIA AL SIGNOR ''POLITICAMENTE CORRETTO'' di Tommaso Scandroglio
    Incontriamo il signor Politicamente Corretto a casa sua, che in realtà è una lussuosa villa con piscina olimpionica, posta sulla sommità di un colle con una vista a 360° sulla valle dove abitiamo noi comuni mortali. La villa ha pianta circolare e un'infinità di porte d'accesso. All'interno, le innumerevoli stanze hanno la caratteristica di essere dipinte ciascuna con un proprio colore. In tal modo nessuna tinta è assente in questa spettacolare dimora. Altra peculiarità, non ci sono spigoli all'interno. Ne sono sprovvisti sia i muri che i mobili. Politicamente Corretto, prima dell'intervista, ci ha rivelato che così nessuno si ferisce.
    Il padrone di casa ci accoglie in un'ampia vestaglia con una stampa fantasia, dove il simbolo della pace, rigorosamente color arcobaleno, pare avvolgere il nostro interlocutore in un vaporoso abbraccio. Ha modi decisi, ma cordiali, appare assai sicuro di sé. I tratti del volto sono ben distesi, un volto che si apre spesso a un sorriso ampio e amichevole di colui che vuole mettere a proprio agio il suo ospite. Inquieta solo un poco quella fredda luce che, a intermittenza, brilla in modo sinistro agli angoli dei suoi occhi azzurri, azzurri come il ghiaccio dell'Artico. Mi fa accomodare su una comodissima chaise longue.
    Signor Politicamente Corretto, innanzitutto la volevo ringraziare per averci concesso questa intervista...
    Mi permetta di correggerla. Sono "Signor" quanto "Signora" e in definitiva nessuno dei due.
    Dunque, facciamo che tagliamo la testa al toro e mi rivolgerò a lei solo con "Politicamente Corretto".
    La prego, che immagine turpe quella del toro con la testa mozzata! Cosa potrebbero dire i nostri amici animalisti?
    Noto che l'intervista sarà tutta in salita. Passiamo alle domande, iniziando da quelle un po' più soft. Colore preferito?
    Ecco, prima di rispondere alla sua domanda, mi consenta di precisare che - sebbene lei voglia intervistare me - in questo momento io mi pregio di rappresentare anche altre categorie quali gli LGBT, gli ambientalisti, le onlus, i responsabili dei centri di immigrazione, le femministe, i progressisti, gli abortisti, i divorzisti, i sostenitori della dolce morte, i vegani, i massoni, i giornalisti prezzolati, le locatrici di uteri, gli erotomani, i terzomondisti, gli indigeni e gli indigenti, i protestanti, gli atei, gli agnostici, gli animisti...
    I cattolici no?
    E che Pannella! Non provochi subito facendo discorsi d'odio, suvvia! Non potrei mai rappresentarli. Almeno non tutti (sorride mentre si stringe la cintura della vestaglia con una certa forza).
    Si figuri, vengo in pace, non proprio quella che ha disegnato sulla vestaglia... comunque dicevamo, colore preferito?
    Nero. Va su tutto.
    Oggi abbiamo fatto uno strappo alla regola.
    Ho un nome da difendere.
    Canzone preferita?
    Imagine di John Lennon. "Immaginate che non ci sia alcun paradiso... nessun inferno... che non ci sia nessuna patria... nessuna religione... e il mondo sarà un'unica identità". Versi stupendi, non trova?
    No, per nulla. Slogan preferito?
    Occorre stare dalla parte giusta della Storia.
    Qualche fobia particolare?
    La luce, sono fotofobico.
    Sogno ricorrente?
    Io che dirigo un'orchestra di 7 miliardi di strumentisti che suonano sempre la medesima nota tutti insieme. Una sinfonia fantastica. Sì, lo so, non me lo dica. Sono un inguaribile ottimista.
    Intanto il mio inguaribile ottimista ha tirato fuori dalla tasca della vestaglia una moneta d'argento che si rigira con abilità tra le dita della mano destra, facendola passare velocemente e continuamente tra l'indice e il mignolo. Una moneta assai particolare: su ogni faccia c'è una testa.
    Curiosa quella moneta.
    Così non perdi mai se giochi a testa o croce. Ovviamente sulla mia moneta non potevano che esserci due teste.
    Andiamo un po' più sul biografico. Quando e dove nasce?
    Nacqui al tempo di Adam* quando sua mogli* volle emanciparsi e, da buona fruttariana, colse il frutto della libertà di pensiero, dichiarando al mondo intero che poteva benissimo pensare con la propri* test* e non con quella di Dio. In breve nacqui dal seno di Ev*
    Perdoni, ma questi asterischi?
    Lei vive ancora nel Medioevo, sposa una visione del mondo terrapiattista e sfigata. Lo sanno tutt* che l'asterisc* è simbol* di inclusion*, di rispett*.
    A parte che a me pare che suoni un po' foggiano, comunque lei può parlare come vuole, ma per esigenze editoriali sappia che dovrò aggiungere le vocali mancanti. Torniamo a noi. Tre aggettivi per definirla.
    Sarò generoso come è nel mio stile: le regalerò ben quattro aggettivi. Equanime. Io livello tutto. Ovviamente verso il basso. Più democratico di me non c'è nemmeno il Parlamento inglese. Pervasivo. Sono come l'aria che respirate. Non la vedete, non la potete toccare eppure è vitale. Potente. Senza di me non esisterebbero i governi, i media, l'educazione, la finanza e anche una parte sostanziosa della vostra pastorale cattolica. Soprattutto non esisterebbe la politica: grazie a me il politicamente corretto diventa politicamente corrotto (ride). Magico. Mentre vi distraggo facendovi baloccare con i giocattoli dell'inclusività, del rispetto e della tolleranza, ecco che dalla manica estraggo tutti gli assi che voglio.
    E quali sarebbero?
    Di certo non vengo a dirlo a un inviato della Bussola. A tal proposito vorrei aggiungere un quinto aggettivo: pluralista. Se mi mostro disponibile a rilasciare un'intervista a voi, che siete di parte, vuol dire che davvero non ho pregiudizi.
    Però noi siamo della parte giusta, quella della Chiesa. A proposito, è credente?
    Certo che lo sono! Credo nell'uguaglianza, in un domani migliore, nei giovani, nel rinnovamento, nella solidarietà, nella pace mondiale, nella sostenibilità, nell'accoglienza, nel diverso, nella dea Terra e anche nel Partito Democratico.
    Il suo peggior nemico?
    È una donna. Alta, slanciata, bellissima, uno sguardo che se lo intercetti ti ammalia subito, un portamento elegante, decisa di carattere, senza peli sulla lingua seppur di poche parole, una lingua che è tagliente come un rasoio. O la odi o la ami. D'altronde lei stessa non ama le mezze misure. Dal mio punto di vista è un'estremista, un'integralista. Ammetto che seduce, ma io credo solo i fessi. C'è da aggiungere che è talmente umile che non vuole farsi notare, tanto che ormai da decenni gira voce, ormai divenuta fatto inoppugnabile, che non sia mai esistita, che sia parto solo della fantasia di qualche filosofo o baciapile.
    Ci vuole dire il suo nome?
    Meglio di no. Appena lo pronuncio mi riempio di bolle. Peggio di quando Fonzie doveva chiedere scusa e non ci riusciva.
    Posso farlo io al posto suo?
    Prego. Se azzecca annuirò.
    Il suo nome è Verità?
    Politicamente Corretto annuisce e subito inizia a grattarsi. Chiama allora la domestica, la signorina Vulgata, perché gli porti un antistaminico. Vulgata arriva e consegna a lui la pomata, a me invece versa, in una tazza recante sul fondo l'immagine di un grande occhio spalancato, del tè bio che sa di cane bagnato.
    Il suo più recente successo professionale?
    L'omofobia. Dopo quella credo che potrei far credere al mondo che sono sbarcati gli alieni sulla Terra.
    Progetti per il futuro?
    Molti, guardi, sono davvero preso per i prossimi cent'anni. Priorità, e mi rattrista darle un dispiacere, sarà spegnere le sacche di resistenza nel mondo cattolico. Purtroppo non c'è modo di corrompere Buon Senso e il suo amico Sale in Zucca, che tengono svegli alcuni di voi giorno e notte. Basterebbe che voi vi appisolaste per un attimo ed ecco che la mia squadra sequestri, capitanata dal mio amico Compromesso, vi porterebbe via la Fede, insieme ad altri beni di famiglia a voi cari, quali la Dottrina e l'Amor di Dio. Non voglio di certo fare il falso modesto: sappiamo bene entrambi che ormai tutte le scorte di Fede e Dottrina sono in mano nostra. Però qualcosina da razziare c'è sempre. Il secondo obiettivo l'ho delegato a mio figlio Mainstream che ci sa fare con i giovani: musica e film per farli ragionare come un moscerino della frutta. Terzo obiettivo: far dire all'Onu che più si abbassa la temperatura più si vive a lungo. È un'idea geniale che mi è venuta mentre, in un pomeriggio denso di noia, mi sparavo dieci puntate scaricate da internet di Gaia - Il pianeta che vive, condotto dal mio attaché Mario Tozzi. Ci ho scommesso pure una maglietta di Greenpeace con mia cugina Banderuola. Comunque basta così, non dico altro, mi sto sbottonando fin troppo.
    Mi scusi l'impudenza, ma glielo devo chiedere. Gira voce che in questa casa abbia una sala torture e che ci abbiano lasciato le penne le tre sorelle Onestà, Lealtà, Schiettezza, ormai scomparse da tempo.
    Leggende metropolitane diffuse da male lingue. C'è sempre qualcuno che è invidioso di te e dei tuoi successi. Io sono il primo a difendere la libertà di espressione, si figuri.
    Un'ultima domanda che farà felici le nostre lettrici: attualmente è innamorato? C'è qualcuna di speciale nella sua vita?
    Sì (sorride e la sinistra luce agli angoli degli occhi lampeggia inquieta)
    Ci vuole dire il nome?
    Intende dire "i nomi".
    È innamorato di più di una donna?
    Si vede proprio che lei scrive per la Bussola. Il mio attuale flirt - perché ovviamente le mie relazioni sentimentali non possono che essere passeggere e fluide - innanzitutto è, per usare la vostra aberrante grammatica binaria, un uomo e si chiama Poliamore. Mi sono invaghito al primo sguardo e ci siamo subito capiti. Ogni volta che usciamo è sempre diverso, sempre una novità. E poi è così aperto di mente. Insomma sembriamo due anime gemelle, nate in provetta ovviamente.
    L'intervista finisce, ma non così il tè che rimane tutto nella mia tazza. Mi accompagna alla porta mentre i suoi due pitbull, Ipo e Crita, mi ringhiano contro.
    18 min
  • Tutte le menzogne di giornali e televisioni su Vincent Lambert
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5661

    TUTTE LE MENZOGNE DI GIORNALI E TELEVISIONI SU VINCENT LAMBERT di Tommaso Scandroglio
    Un proverbio recita: "Al buio tutti i gatti sono grigi". Ciò a dire che occorre mettere il gatto alla luce per capire qual è il suo colore. Questo vale per tutti i fatti della vita: solo se si descrivono gli accadimenti per quelli che sono realmente, si potranno formulare giudizi corretti. Dunque, imprescindibile per ben giudicare è accendere la luce della verità.
    Nel caso Lambert, i media da una parte non hanno descritto come sono andate e come stanno realmente le cose e su altro fronte hanno strumentalizzato alcuni particolari veri della vicenda per benedire l'eutanasia. Il risultato è una distorsione del dato reale per fini eugenetici inoculando nella coscienza collettiva giudizi morali non fondati sull'autentico bene dell'uomo. E, come sempre è avvenuto, quello che rimarrà del caso Lambert non sarà la verità, bensì l'opinione, non la fotografia dei fatti, ma la percezione collettiva dei fatti.
    Concentriamo dunque la nostra attenzione su questa strategia usuale in campo bioetico che è stata applicata anche al caso Lambert: veicolare giudizi alterando la descrizione dei fatti. Mentire nella narrazione o raccontare fatti veri ma in modo furbo per acquistare al proprio partito l'uditorio. Ecco una carrellata di informazioni non vere o perlomeno inesatte sulla vicenda Vincent Lambert.

    STATO VEGETATIVO CRONICO
    Secondo questa narrazione, il quarantaduenne tetraplegico sarebbe in "stato vegetativo cronico" o qualcosa di simile (cfr. Ansa; La Stampa; Il Corriere; La Repubblica; Il Messaggero; Tgcom24; Il Fatto Quotidiano; Il Post; Vatican News riporta posizioni di medici divisi tra "coscienza minima" e "stato vegetativo cronico"; AgenSir; Tg3 nell'edizione delle 14.30 di ieri).
    Dunque, per alcune di queste testate il messaggio subliminale da far passare parrebbe essere il seguente: se il paziente è diventato un vegetale è lecito ucciderlo. Ma a parte il fatto che simile espressione è pressoché in disuso in medicina e si preferiscono altre espressioni cliniche come "sindrome della veglia non responsiva", c'è da sottolineare che anche quest'ultima dicitura non è pertinente alle condizioni di salute di Vincent dato che questi versa, secondo i suoi medici curanti, in uno stato di "coscienza minimale plus". Infatti il paziente, che tra l'altro non è malato terminale, è responsivo e dunque è cosciente (non così per la Stampa), ha tentato anche di vocalizzare, segue il ciclo sonno-veglia, respira autonomamente, non è attaccato a nessuna macchina. Affinché gli scettici si ricredano è sufficiente che costoro guardino questo agghiacciante video di due sere fa, quando la mamma comunica a Lambert che dovrà essere ucciso e lui si mette a piangere: chiedete a un paziente in "stato vegetativo" di farlo [vedi video in fondo all'articolo, N.d.BB]. Basterebbe questo video per provare che Vincent non è in stato vegetativo anche se alcune perizie, riportate dai giornali, dicono il contrario.

    COMA PROFONDO E MACCHINARI
    Il Tg3, nello stesso servizio mandato in onda ieri, afferma che Vincent è sia in stato vegetativo che in coma profondo: oltre all'impossibilità di sovrapporre le due condizioni, c'è da rilevare che il coma è uno stato di incoscienza che dura al massimo 30 giorni circa e poi esita nella morte del paziente o nel "risveglio" con diversissimi gradi di coscienza a seconda dei casi. Sempre il telegiornale della terza rete Rai parla poi di "alimentazione forzata": semmai assistita. Altro svarione: per il Corriere, Vincent è tenuto in vita da dei macchinari, ma così non è.

    NOTIZIE VERE, MA...
    Poi ci sono le notizie vere, ma date colorandole di tinte negative per orientare la coscienza collettiva in una certa direzione. Ad esempio, Vincent ha riportato a seguito dell'incidente stradale danni cerebrali irreversibili e questo è innegabile, però tale particolare assume, nella narrazione che ne fanno alcuni media (Il Corriere, La Repubblica, Tgcom24, Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero), valore legittimante l'eutanasia. Pare quindi che una patologia o una condizione clinica quando sia cronica-irreversibile legittimi l'eutanasia: che dire allora dei diabetici? Stesso fumus eutanasico esala dall'affermazione (La Stampa) secondo la quale il paziente è mantenuto artificialmente in vita perché accudito nelle sue funzioni fisiologiche (bere, mangiare, urinare, andare di corpo, supporto farmacologico per le più diverse esigenze come infezioni etc.): ma anche i pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia sono mantenuti artificialmente in vita, così come i portatori di peacemaker, e gli esempi si potrebbero moltiplicare all'infinito.

    FERVENTI CATTOLICI
    Infine, non pochi giornali (La Repubblica, Il Corriere, La Stampa, Tgcom24) scrivono che i genitori di Vincent sono "ferventi cattolici" (per il Post sono "vicini ad un movimento cattolico integralista") quasi a suggerire che rifiutarsi di ammazzare un figlio è decisione propria di chi crede perché il suo giudizio razionale è inquinato dai fumi delle credenze cattoliche; chi invece non crede potrebbe legittimamente risolversi a farlo.
    In breve, come c'era da aspettarsi, la rappresentazione mediatica del caso Lambert si fonda su una descrizione dei fatti o falsa oppure partigiana perché faziosa. Ultima postilla, ahinoi, non superflua: anche se Vincent fosse paziente terminale, completamente incosciente e dipendesse in tutto dai medici e dalle macchine per sopravvivere, dal punto di vista morale, non potrebbe essere ucciso. Mai è lecito uccidere una persona innocente, nonostante le sue condizioni di vita siano pessime.

    Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nota giustamente che purtroppo se Vincent Lambert fosse stato un cittadino italiano sarebbe già stato ucciso a causa della legge sulle DAT.
    Ecco un estratto di ciò che ha scritto su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:
    Facciamoci una domanda: se Vincent fosse stato cittadino italiano quale sarebbe stata la sua sorte? Sarebbe già morto da un pezzo. Infatti, secondo la legge 219, è possibile nominare un rappresentante legale a tutela di persona incapace, rappresentante legale il quale in assenza di Dat - ossia di dichiarazioni scritte del paziente - ha mano libera nel decidere le sorti dell'assistito. Sta a lui prestare o negare o revocare il consenso in merito a tutte le cure e le terapie, anche quelle salvavita, comprese alimentazione e idratazione assistite. Nel marzo del 2016 la moglie di Vincent, Rachel Lambert, viene designata come rappresentante legale del marito. Dunque, se tutta la vicenda si fosse svolta in Italia, spettava alla moglie, in quanto rappresentante legale del marito, decidere se tenerlo in vita o ucciderlo per inedia. E la signora Rachel, sin dal 2013, è stata sempre a favore della morte del marito. Quindi, a differenza di quello che è successo in Francia, Vincent sarebbe già morto qui da noi senza nemmeno il bisogno di disturbare i giudici nazionali, quelli europei e il Comitato Onu per i diritti delle persone disabili.
    Questo per dire che noi stiamo peggio dei francesi.

    VIDEO SHOCK: IL PIANTO DI VINCENT DEVE INTERROGARE LA NOSTRA COSCIENZA!
    In questo video straziante (durata: 1 minuto e mezzo) Vincent dimostra di non voler morire e piange quando i genitori gli comunicano che i medici dell'ospedale di Reims, in Francia, hanno iniziato ad eseguire la sua condanna a morte. La mamma prova a consolarlo. Paese strano la Francia: è vietata la pena di morte per i colpevoli, mentre viene eseguita tale pena per gli innocenti!
    https://www.youtube.com/watch?v=1mKWzR11VVU

    VOGLIONO UNA LEGGE ANCORA PIÙ ESTREMA SULL'EUTANASIA
    Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Il caso Lambert? Il fine è una legge estrema sull'eutanasia" spiega come la cultura della morte usi la vicenda di Vincent come trampolino di lancio per arrivare a una legge ancora più estrema sull'eutanasia.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:
    La decisione presa lunedì sera dalla Corte d'appello di Parigi ha momentaneamente fermato il processo di morte contro Vincent Lambert, in attesa della risposta del Comitato dell'Onu per i diritti delle persone disabili.
    David, uno dei fratelli di Vincent, ieri mattina ha espresso il sollievo suo e dei genitori e ha dichiarato il prossimo obiettivo: "Francamente, non si può più rimanere dentro questa struttura [l'ospedale CHU di Reims, nda]. C'è bisogno di ritrovare serenità. Bisogna che Vincent sia veramente preso in carico in strutture specializzate". David ha raccontato che, lunedì sera, la prima persona a cui ha pensato dopo la richiesta della Corte di Parigi, è stata Rachel, la moglie di Vincent; e a lei desidera lanciare un accorato appello: "Rachel, tutti assieme possiamo accompagnare Vincent. È necessario che abbiamo tutti insieme un progetto di vita per Vincent, che ci stringiamo attorno a lui e ci prendiamo cura di lui. Noi siamo qui. Se non è possibile per te, noi ci siamo. Noi saremo con lui e ti aiuteremo, come tu desideri".
    Si tratta sicuramente di un sollievo. Rimane però non solo l'incertezza su quanto potrà dichiarare il Comitato, ma anche il dubbio se si riuscirà ad attendere effettivamente quella decisione, visto che il nipote di Vincent Lambert, François, ha avuto parole molto dure contro la decisione giudiziaria e contro i genitori di Vincent, dichiarando che "il CHU è determinato ad andare fino in fondo". Avremo modo di capire in cosa consisterà questa determinazione.
    22 min
  • La Cassazione dice no all'utero in affitto... ma approva i genitori gay
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5650

    LA CASSAZIONE DICE NO ALL'UTERO IN AFFITTO... MA APPROVA I GENITORI GAY di Tommaso Scandroglio

    La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere di un caso di omogenitorialità. Il lui della coppia ha fornito gli spermatozoi che sono andati a fecondare gli ovociti di una donna non italiana e poi una terza donna straniera ha portato a termine la gravidanza mettendo al mondo due bambini. I due uomini membri della coppia omosessuale sono stati riconosciuti entrambi come genitori legittimi da parte di un giudice straniero. Tornati in Italia i due uomini hanno chiesto all'anagrafe del loro comune di residenza di riconoscere la decisione del giudice e quindi di iscrivere i due bambini nel registro anagrafico facendoli comparire come figli di entrambi, sia del padre biologico sia del compagno di questi, che ormai nella neolingua giuridica viene definito come "genitore d'intenzione". L'ufficiale di stato civile si è rifiutato di farlo e ne è nato un contenzioso civile che è approdato sino alla Corte di Cassazione.
    Quest'ultima ha rigettato il ricorso e lo ha fatto a sezioni unite, per sottolineare l'importanza della decisione. Ieri è stata pubblicata una nota da parte della Corte che anticipa i contenuti della sentenza n. 12193: "La Corte ha ritenuto che il riconoscimento del rapporto di filiazione con l'altro componente della coppia si ponesse in contrasto con il divieto della surrogazione di maternità, previsto dall'art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, ravvisando in tale disposizione un principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante e dell'istituto dell'adozione".
    Traduciamo: per la Corte riconoscere il figlio avuto tramite maternità surrogata significherebbe riconoscere la stessa, quando invece tale pratica è da noi vietata. In breve, se riconosci la bontà degli effetti (filiazione tramite utero in affitto), non puoi non riconoscere la bontà della causa (pratica dell'utero in affitto). La maternità surrogata, ci ricordano i giudici, è vietata perché in contrasto con i principi dell'ordine pubblico, ossia quei principi fondanti la convivenza civile sul suolo italiano. Fin qui bene, però c'è un "però".

    NO UTERO IN AFFITTO, MA GENITORI GAY SI
    Infatti il rifiuto di riconoscere l'omogenitorialità derivata dalla pratica dell'utero in affitto dovrebbe essere giustificato da una parte sì dal divieto della maternità surrogata, così come hanno indicato correttamente i giudici, ma su altro fronte soprattutto dal fatto che i due aspiranti genitori sono entrambi uomini e per il nostro ordinamento giuridico il minore può essere figlio solo di un uomo e di una donna. Anche questo è un principio di ordine pubblico da rispettare e che invece manca assolutamente nella nota pubblicata dalla Corte.
    Lo ha ricordato di recente la procura di Parma che ha presentato ricorso contro la decisione dell'amministrazione comunale la quale aveva riconosciuto come figli legittimi di coppie lesbiche alcuni minori. La procura aveva sottolineato che "nell'ordinamento italiano, ad oggi nessuna norma consente o prevede" il riconoscimento di minori da parte di due persone dello stesso sesso. "L'atto di riconoscimento successivo è previsto solo per il figlio nato fuori dal matrimonio e può essere effettuato esclusivamente dalla madre e dal padre che non lo abbiano riconosciuto al momento della nascita". Anche la stessa legge Cirinnà vieta questo tipo di riconoscimento e così anche la legge 40/2004 sulla fecondazione artificiale, la quale infatti rimane pratica interdetta alle coppie omosessuali impedendo loro di diventare genitori. Infine la recente decisione del ministro Salvini di prevedere sulla carta di identità dei minori non la dicitura "genitori" bensì "padre" e "madre" fa intendere chiaramente che un minore può essere figlio solo di un uomo e di una donna.
    Ecco che invece la Cassazione dice no al riconoscimento solo perché i bambini sono frutto della maternità surrogata, non perché richiesto da due uomini. Ciò a dire che la Cassazione benedice l'omogenitorialità a patto che non derivi dalla pratica dell'utero in affitto. E infatti i giudici romani non escludono che due uomini o due donne possano diventare entrambi genitori, basta non passare dall'utero in affitto: "E' stato tuttavia precisato - continua la nota - che i valori tutelati dal predetto divieto [di maternità surrogata], ritenuti dal legislatore prevalenti sull'interesse del minore, non escludono la possibilità di attribuire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l'adozione in casi particolari, prevista dall'art. 44, comma primo, lett. d), della legge n. 184 del 1983".

    STEPCHILD ADOPTION
    La Corte si sta riferendo alla soluzione della stepchild adoption, ossia all'adozione di prossimità: il compagno non padre biologico adotta il figlio naturale dell'altro compagno. Soluzione accettata da molti tribunali qui in Italia, stravolgendo però la disciplina normativa della legge 184/83 La Cassazione già in passato aveva benedetto la stepchild adoption a favore di coppie omosex. Dunque in sintesi la Corte ci sta dicendo che i membri di una coppia omosessuale possono diventare agli occhi della legge entrambi genitori non con la maternità surrogata, ma con altri strumenti: stepchild adoption, ma anche adozione vera e propria.
    Ma a ben vedere la maternità surrogata buttata fuori dalla porta rientra dalla finestra. Infatti, come abbiamo visto, la Cassazione esclude il riconoscimento della filiazione derivata dalla pratica dell'utero in affitto, ma non quella derivata da stepchild adoption. Quindi se una coppia omosessuale facesse seguire alla maternità surrogata la richiesta della stepchild adoption, quest'ultima andrebbe in qualche modo a sanare la maternità surrogata. In attesa di leggere la sentenza, potrebbe non escludersi questo escamotage.
    Comunque sia, l'aspetto rilevante sta nel fatto che la Cassazione ha approvato l'omogenitorialità. A confermarlo è Alexander Schuster, storico avvocato delle rivendicazioni gay, il quale al Sole 24 ore dichiara che la sentenza della Cassazione "dimostra che la difficoltà giuridica non dipendeva dal fatto che si trattasse di una coppia gay. Il problema, correttamente, è stato inquadrato prescindendo da sesso e orientamento sessuale".
    Il mondo pro family è in festa, ma, ahinoi, a torto. Infatti le sezioni unite, al netto delle riserve che abbiamo appena esposto, hanno sì condannato la pratica dell'utero in affitto, per altro già vietata per legge, ma di contro hanno sancito la legittimazione della filiazione omosessuale. Purtroppo il mondo è così avaro di soddisfazioni per i cattolici che il semplice procrastinare una sconfitta - perché la maternità surrogata prima o poi verrà legittimata - appare già una vittoria. E' come se ad una madre dicessero che dei suoi cinque figli ne hanno ammazzati quattro e questa facesse festa per l'unico superstite, dimentica degli altri quattro. Siamo davvero messi male.
    10 min
  • Con la scusa della lotta alla violenza contro le donne...
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/5001

    CON LA SCUSA DELLA LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, IN SVEZIA PER LEGGE TUTTI I MASCHI SONO STUPRATORI POTENZIALI
    Una nuova legge obbliga il maschio a dimostrare che ogni rapporto è stato consensuale (finirà che gli uomini si rifugeranno sempre più nella pornografia e le donne si insemineranno con il kit ordinato via posta?)

    di Tommaso Scandroglio
     
    Homo homini lupus, ammoniva Plauto e poi Hobbes. E in Svezia, ma non solo lì, si interpreta questo aforisma quasi a senso unico: "l'uomo è un lupo per le donne". Anzi, un porco. Per molte femministe tutti i maschi sarebbero dei potenziali cloni di Harvey Weinstein e quindi bisogna difendersi. Anche impugnando l'arma delle leggi.
    Il primo ministro svedese Stefan Löfven ha appoggiato un disegno di legge che prevede una modifica radicale in merito alla tipologia di condotte che configureranno il reato di stupro. Ad oggi il reo per finire dietro le sbarre deve avere usato violenza o deve aver minacciato la vittima. Da domani basterà la prova che il rapporto sessuale è avvenuto senza consenso. "Dovrebbe essere ovvio - ha commentato Löfven - il sesso dovrebbe essere consensuale. Se non lo è, allora è illegale". E così ha concluso, invitando alla prudenza i portatori malsani di bollenti spiriti: "Se non sei sicuro che lei lo voglia, allora trattieniti!".

    INVERSIONE DELL'ONERE DELLA PROVA
    La nuova legge nasce sulla spinta della campagna planetaria #metoo contro la violenza sulle donne. Infatti il vice primo ministro Isabella Lovin, riferendosi alla proposta di legge, ha dichiarato: "È un nuovo capitolo della storia svedese sull'uguaglianza di genere. Se solo poniamo mente, da ultimo, al movimento #metoo, vediamo quanto questa legge sia necessaria". La proposta di legge dal punto di vista giuridico e del buon senso è un pugno in un occhio (tiratoci senza il nostro consenso, tanto per rimanere in tema). In primo luogo poniamoci un interrogativo: se il rapporto è avvenuto senza consenso, su chi ricadrà la prova che si è agito contro la volontà della vittima? Non su quest'ultima (che d'ora in poi per comodità indicheremo solo come appartenente al sesso femminile). Proprio così: l'onere della prova non ricadrà, come vogliono tutti i codici penali del mondo, su chi accusa, ma sull'accusato. Sarà lui che dovrà provare che il rapporto è stato consensuale. Ed infatti Löfven ha dichiarato: "Mettiamo al primo posto la vittima". Bene, ma accertato che lo sia veramente.
    E qui arriviamo al secondo inciampo che è realmente tragicomico. Tutti i maschietti temendo che dal letto si passi direttamente alla brandina di una cella si staranno domandando due cose. La prima: quali atti esprimono in modo incontrovertibile, anche davanti a dei giudici, il consenso all'amplesso? Pare che siano sufficienti non solo parole, ma anche gesti. D'accordo - direbbe il biondo Erik - ma quali parole e gesti mi terranno alla larga dalle patrie galere? Non si sa. Il margine di incertezza è enorme. Lei che ti ha detto: "Mi piaci", esprime un "Sì, facciamolo"? E parimenti altre espressioni simili quali "Sei divertente e simpatico - Non ti vedo più come un amico - Pensi di sposarti e mettere su famiglia?" possono esprimere sia attrazione sessuale che indicare meri giudizi estetici o addirittura curiosità sociologiche. Ancor più scivoloso il campo dell'ermeneutica del linguaggio non verbale. La strizzatina d'occhio di lei significava "andiamo a letto" oppure solo "prendiamo qualcosa al bar"? E se era solo un tic? Che facciamo? Ci portiamo dietro un profiler che lavora in polizia per capire le reali intenzioni della fanciulla? La decodificazione del linguaggio del corpo diventerà un esercizio irto di pericoli.

    SESSO SICURO?
    Dunque la norma pecca di mancanza di tassatività, ossia io cittadino devo sapere esattamente, prima di finire a processo, quali sono le condotte illegittime e quali legittime e quindi il legislatore deve descrivere con somma precisione il discrimen tra atto criminale e atto lecito. Ed invece il ministro della Giustizia, Morgan Johansson, ha fatto sapere che si deciderà "caso per caso" se quella parola o quel gesto dovevano essere considerati espressione di libera volontà di avere un rapporto sessuale oppure no. Quindi solo dopo che si avrà assunta la condotta e nel bel mezzo del processo. Assolutamente folle. In breve avremo metà popolazione maschile svedese che, nel mentre del trasporto amoroso o godereccio, sarà nel panico e continuerà a pensare: "Lo voleva oppure no?". Altro che ansia da prestazione. Qui cadremo nell'ansia da carcere.
    E dunque - ecco la seconda domanda che si porranno milioni di Erik - come difendersi? I commentatori più acuti hanno già la risposta pronta: basta far sottoscrivere alla pettoruta Klara un consenso scritto (e chi prova che tale consenso era davvero libero? La dinamica della prova non può che procedere all'infinito). Sarebbe l'unico modo per evitare una castità coatta da scontarsi in carcere. In effetti ci pare la soluzione più congeniale ai prodromi che portano al congresso carnale (come amavano definirlo i moralisti di un tempo). E così nell'eccitazione del momento il biondo Erik dovrà avere il sangue freddo di tenere la pettoruta Klara lontana da sé, andare a recuperare il documento già compilato e la penna nella tasca dei jeans, farla accomodare, foss'anche giù in costume adamitico, trovare una superficie piana per farla firmare, aspettare che legga tutto il contenuto e dopo che il lapis avrà vergato l'immacolato foglio, ecco che si potrà riprendere da dove ci si era fermati. Il vero problema d'ora in poi sarà dunque che la penna non si inceppi e non altri disguidi di natura simile ma di ordine fisico. Naturalmente si inventeranno anche app che, come quando ricevi un pacco dal corriere, permetteranno di firmare direttamente sullo schermo dello smartphone. I più scrupolosi suggeriscono di non uscire più di casa senza un registratore, oppure che i più disinvolti montino permanentemente in testa una GoPro (è una telecamera) per avere le prove filmate di tutto. Ce ne rendiamo conto: rasentiamo la pornografia, ma non si potrà lasciare più nulla al caso o al buon cuore di Klara. C'è chi magari proporrà di ingaggiare anche un notaio, ma sarebbe peggio che avere la suocera che dorme nella stanza accanto a quella degli sposi. A proposito di coniugi: il sesso burocratico riguarderà anche loro perché anche i mariti sotto sotto sono dei cavernicoli.

    COME OTTENERE IL CONSENSO INFORMATO
    Poi ovviamente ci sarà il problema del contenuto del documento esprimente il consenso. Suggeriamo il seguente: "Io sottoscritto/a.........., nato a...... il...... residente in........CF.....con la presente esprimo il mio consenso affinchè il Sig./la Sig.ra.... (seguono le medesimi generalità) abbia con me un rapporto di natura sessuale [chi vorrà potrà anche specificare meglio cosa o cosa non si vuole fare]. Tale consenso è valido solo dalle ore..... alle ore....". L'ultima postilla è fondamentale altrimenti vi troverete il biondo Erik in pianta stabile nel vostro letto. Va da sé che la pettoruta Klara potrebbe anche cambiare idea durante il rapporto. E' bene quindi sospendere di tanto in tanto l'esercizio genitale e verificare, sempre per iscritto, le disposizioni della di lei persona.
    Certo, tutta la pratica pare un tantino artificiosa e sofisticata, una sorta di castrazione burocratica delle tanto sbandierate gioie del sesso, e, come una novella doccia svedese, raffredderà un po' gli animi degli abitanti dei fiordi che in quanto a caldo non se la passano già bene, ma sembra proprio necessaria per tutelare l'incolumità delle donne. Poi c'è il problemino della suscettibilità femminile: "Come? - vi griderà dietro lei - Se hai con te il foglio del consenso vuol dire che avevi già intenzione di portarmi a letto! Oppure significa che ci provi con tutte!". Ecco, in questo caso è palese che questa reazione significa "No, non voglio". Meglio non insistere. Senza poi contare che questa nuova disciplina sarà uno coltello affilatissimo in mano alle vendicatrici di professione che, pur non avendo subito violenza, vorranno farla pagare al fidanzato che l'ha abbandonata oppure al ragazzo che alla festa non l'ha degnata nemmeno di uno sguardo. Servirà anche come arma di ricatto di massa per avere attenzioni, soldi e benefits in più. Basterà trascinare il poverino in tribunale con l'accusa di stupro e poi sarà suo onere provare che lei invece era consenziente. Non avevi con te il documento del consenso informato? Affari tuoi.

    ABOLITA LA FIDUCIA
    Il sesso con consenso, ossia il sesso consessuale, è l'ultima deriva di tre principi marci fino al midollo. Primo: l'idea del sesso sicuro. Come devi metterti il preservativo prima di un rapporto sessuale per tutelare la tua salute, così devi firmare il modulo pre-coito per tutelare la tua libertà, altrimenti finisci al fresco. Secondo principio che ha partorito questo monstrum giuridico: l'individualismo. Senza il mio permesso dentro la mia sfera personale non ci deve entrare nessuno. E' abolita la fiducia: prima mi devi provare che non sei un criminale, poi forse ci possiamo conoscere. E' l'etica della diffidenza, secondo la quale l'altro è un tuo nemico. Se non lo è, allora lo puoi usare per il tuo piacere. E' la medesima etica che ha partorito il consenso informato in ambito clinico per difendersi da supposti soprusi dei medici. E così anche le camere da letto sono diventate camere operatorie e la sessualità si è trasformata in un intervento medico che necessità di bolli e controbolli. Tutto questo è accaduto perché si è abolito il valore del matrimonio che è basato sulla fiducia, che può certo essere tradita, ma che richiama costantemente a dare e meritarsi fiducia. Un progetto di vita a due presuppone che l'
    14 min
  • Ai confini del post umano l'uomo si sostituisce a Dio
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4375

    AI CONFINI DEL POST UMANO L'UOMO SI SOSTITUISCE A DIO
    di Tommaso Scandroglio
     
    "Ambrogio puoi anche preparare il tè e servirlo in salotto". Ambrogio fino a ieri era un maggiordomo in carne ed ossa, ma oggi è un robot. L'Istituto di BioRobotica Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, all'interno del progetto Robot-Era, ha lanciato una sperimentazione su larga scala di 160 robot-maggiordomo che hanno prestato i loro servigi nelle case di altrettanti anziani tra l'Italia e la Svezia. Nulla a confronto di Pepper, il primo robot emotivo che può abbracciarti, sussurrarti parole di conforto, giocare con i bambini, scattare fotografie e ricordare volti e abitudini del padrone per assecondarlo e - così dicono i suoi progettatori - farlo "felice".
    I robot maggiordomi, Pepper e molti altri loro fratelli di latta non rappresentano più i fantascientifici sogni di Asimov, bensì sono realtà concrete nate dalla testa di ingegneri cibernetici. Uno scenario nuovo si sta profilando all'orizzonte e si chiama post-umano. Tale scenario si articola sostanzialmente attraverso due dinamiche: la macchina che si fa uomo e l'uomo che si fa macchina.

    LE MACCHINE COME NOI
    Le macchine affinché possono funzionare più facilmente e più efficacemente devono sempre più assomigliare a noi. E così si stanno dotando dei nostri sensi. Pensiamo a questo proposito ai comandi vocali (udito), al touch screen (tatto), al riconoscimento del viso delle persone (vista), ai nasi (olfatto) e palati (gusto) elettronici usati ad esempio, nel primo caso, per rinvenire tracce di esplosivo o di sostanza stupefacenti e, nel secondo, per analizzare i componenti di un cibo o di una bevanda. La somiglianza diventerà ancor più marcata se i robot assumeranno sembianze umane e se avranno inserti biologici: sinapsi umane innestate nel loro hardware, tessuti epidermici creati in laboratorio con le staminali (pratica già diffusa) con cui rivestire di vera pelle umana il nostro robot. Si chiamano androidi, cioè robot umanoidi a cui la società dell'immagine non faticherà ad assegnare la patente di persone che potremo anche "sposare" perché l'amore non deve conoscere limiti, nemmeno tecnologici.

    ROBOT COME PERSONE
    Ma il salto antropologico più inquietante sarà credere che questi robot possano essere persone. Boezio insegna che persona è sostanza individuale di natura razionale. Alcuni, già attualmente, credono che le funzioni che svolgono i robot rivelino la loro natura razionale. Forse che non riescono a risolvere calcoli complicatissimi, a vincere scacchi contro il campione mondiale Kasparov, ad eseguire azioni con una possibilità di errore quasi infinitesimale? Non sono forse meglio di noi? La robotica come evoluzione darwiniana dell'uomo: il superuomo sarà in fibra di carbonio e silicio. "Robot" deriva dall'antico slavo "robota" che significa servo, ma la superiorità funzionale di queste macchine finirà per asservire l'uomo. Costui si farà schiavo delle cose, processo già avviato da tempo a dire la verità con il consumismo e ancor prima con il vitello d'oro.

    ELABORARE, NON PENSARE
    In realtà i robot elaborano, non pensano, e agiscono di conseguenza. Non solo, ma elaborano perché siamo stati noi a progettarli per elaborare e il creatore è sempre più della creatura. È l'ingegno dell'uomo che ha prodotto strumenti sofisticati che migliorano le sue prestazioni. Ed anche quando robot assemblano altri robot a monte c'è sempre l'uomo che lo ha voluto. Si ritiene poi che alcune macchine high tech posseggono un certo grado di autonomia.
    Cortana, software di assistenza e riconoscimento vocale di Microsoft risponde alla tue domande su traffico, meteo e indicazioni stradali. Ma Cortana pesca nel suo database l'informazione più corretta. Non può ad esempio non risponderti. Se non lo fa, non è per decisione propria, ma perché qualcosa non ha funzionato nel suo software. Cortana risponde ad un automatismo che è tutto il contrario dell'autonomia di giudizio: alla fine è un distributore automatico di risposte. Essendo solo una macchina non può che obbedire alla leggi fisiche del determinismo meccanico, che possono essere manipolate dall'uomo. Quest'ultimo invece può decidere di agire in difformità alle leggi che governano le sue pulsioni materiali.

    SARANNO SEMPRE DELLE COPIE
    Inoltre le macchine non hanno capacità di astrazione, senso estetico, coscienza di sé. Al massimo in futuro potranno mimare tutte queste azioni, ma saranno solo una stupida copia di atti in cui brilla la scintilla dell'intelligenza umana.
    E qui sta il punto. Le macchine non potranno mai avere un'anima razionale. È lì che ha sede la razionalità dell'uomo. Ma l'anima è immateriale e dunque non si può fabbricare in laboratorio e infondere in un robot. Ed è per questo che i nipotini di Pepper mai saranno esseri razionali. Tale intento di antropomorfizzare i robot può rivelare anche una certa dose di hybris di diventare come Dio: l'uomo che ha fatto la macchina a sua immagine e somiglianza.

    L'UOMO CHE SI FA MACCHINA
    L'altra faccia del post-umano è l'uomo che si fa macchina: protesi biomeccaniche, inserimenti di chip sottocutanei, collegamento degli impulsi del cervello alla domotica, visore del telefonino sul braccio, esoscheletri, etc. Chiamasi potenziamento umano.
    Sarà l'estensione di ciò che già oggi accade: occhiali, auriculari, smartphone, palmari sono l'estensione delle nostre capacità, qualcosa di meccanico che noi usiamo che sta diventando parte di noi. Protesi esistenziali. Ma l'uomo in realtà già da tempo è stato trattato come una macchina, come una cosa: con l'aborto che scarta il bambino difettoso, con la fecondazione artificiale che produce l'uomo in provetta, con l'eutanasia che spegne il malato perché non funzionante più bene, con la sperimentazione sugli embrioni. E così se la macchina si evolve in persona laddove compie funzioni raffinatissime, l'uomo retrocede allo status di cosa se perde alcune funzioni oppure non le ha ancora appalesate. Ma l'uomo, anche se perdesse queste funzioni, non potrebbe mai perdere la propria anima perché, non essendo fatta di bulloni e chip, è incorruttibile, cioè immortale.
    9 min
  • L'altra Europa: la Russia vieta la propaganda gay
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2635

    L'ALTRA EUROPA: LA RUSSIA VIETA LA PROPAGANDA GAY di Tommaso Scandroglio
    La Duma, il Parlamento russo, l'ha fatta grossa. Venerdì scorso ha infatti approvato una legge che vieta la propaganda omosessuale a danno dei minori.
    Apriti cielo: tutti i maggiori media hanno detto peste e corna di questa nuova norma che per diventare definitiva dovrà essere esaminata altre due volte dalla Camera Bassa, ricevere l'approvazione dal Consiglio Federale e infine essere firmata dal presidente Vladimir Putin.
    La legge, che prevede sanzioni pecuniarie tra i 125 e i 12.500 euro e che si applicherà a tutto il territorio nazionale, ricalca alcuni provvedimenti amministrativi simili già in vigore a San Pietroburgo, Kaliningrad e in altre metropoli russe.
    Ma cosa prevede di tanto scandaloso questo disegno di legge? Ecco il passaggio incriminato: saranno vietate "azioni pubbliche mirate a promuovere la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e il transgender tra i minori". Il divieto non riguarda i singoli, ma gli enti, come le scuole, le associazioni, le fondazioni, etc.
    Messe al bando dunque le lezioni scolastiche alternative pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano trasmesse in televisione durante la fascia protetta, ed altro ancora, sempre che il loro contenuto possa essere visto, ascoltato o letto da dei bambini.
    Perché la Duma ha preso questo provvedimento? Ce lo spiega Yelena Mizulina, presidente della Commissione degli Affari della famiglia che in merito all'omosessualità afferma: "La sua propaganda senza freno la troviamo ovunque". Le fa eco Dmitri Pershin, responsabile del Dipartimento giovani della Chiesa ortodossa moscovita: "La determinazione mostrata dai rappresentanti delle minoranze sessuali di continuare a manifestare davanti a istituti per l'infanzia, indica la tempestività di questa legge regionale, che dovrebbe ottenere status federale. Aiuterà a proteggere i bambini dalla manipolazione condotta da minoranze che promuovono la sodomia".
    La legge perciò non è tanto contro il pensiero gay bensì a tutela dei bambini. L'intento è quello di contrastare un pressing culturale omofiliaco che si insinua fin dentro le aule scolastiche e mentre i bambini fanno merenda al pomeriggio davanti alla TV a casa loro. Una sorta di catenaccio contro una strategia furba e iniqua che mira a indottrinare l'infanzia e la fanciullezza, quando il bambino è sprovvisto di quegli strumenti critici indispensabili per vagliare con maturità le informazioni che gli provengono dagli adulti.
    Un altro motivo pare che sia anche una certa preoccupazione da parte delle autorità di favorire la famiglia naturale fondata sul matrimonio, l'unico modello capace di assicurare un futuro alla nazione. Infatti Putin non molto tempo fa, pungolato sul tema dell'omosessualità, tagliò corto ed affermò: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".
    Legge antidemocratica questa? Per nulla dato che è stata approvata con 388 voti a favore, un contrario e un astenuto. Legge che però contrasta con il sentito comune? Anche in questo caso la risposta è negativa.
    Un recente sondaggio dell'Istituto Levada Center, condotto in 45 regioni, rende noto che il 65% dei russi è favorevole al disegno di legge del Parlamento, due terzi inoltre considera l'omosessualità una malattia – in particolare il 66% degli interpellati qualifica le relazioni omosessuali come "ripugnanti" – e approva la decisione dell'Esercito di radiare chi abbia tendenze omosessuali.
    Questo esteso sentimento verso i valori tradizionali poi portò il comune di Mosca lo scorso 17 agosto a proibire il Gay Pride per 100 anni, decisione drastica presa dopo che per ben sei volte gli attivisti gay manifestarono senza autorizzazione.
    Ora in casa nostra giornali come Repubblica, Il Fatto Quotidiano, l'Unità si stracciano le vesti e rimangono indignati per la decisione del governo russo. Eppure la legge è espressione come abbiamo visto di una decisione democraticamente assunta da un parlamento legittimo e largamente condivisa.
    Ora il popolo, il collettivo – che nel rosso immaginario di queste testate è la stella polare di ogni iniziativa – non ha, come il cliente, sempre ragione? Possibile che la base debba essere ascoltata solo quando le idee che partorisce siano in consonanza con quelle di una certa elite rivoluzionaria e invece debbano essere cestinante quando non sono politicamente corrette? Vogliamo o non vogliamo essere democratici fino in fondo, sempre e comunque? Inoltre questi nipotini di Stalin che scrivono sulla carta stampata paradossalmente sono costretti a considerare quest'ultimo come un conservatore vecchio stampo dato che nel 1934 introdusse il reato di omosessualità, reato che fu depenalizzato solo nel 1993.
    Ma si sa, il vero progressismo non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai propri padri. Infine una curiosità. Come si accennava, il provvedimento della Duma ricalca uno analogo adottato dalla municipalità di San Pietroburgo. Lo scorso novembre la giunta Pisapia decise di rompere il gemellaggio con questa città in segno di protesta (solo Lega e Pdl furono contrari). Viene da chiedersi perché non hanno rotto anche il gemellaggio con la città di Gerusalemme – altra città gemellata con Milano - dato che dal 2005 ai palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania è precluso l'accesso alla moschea di al-Aqsa, che sorge nella zone est della città ed il terzo sito sacro dell'Islam.
    Oltre a ciò molti altri luoghi sono interdetti ai palestinesi – compresi quelli convertiti al cristianesimo - i quali ovviamente non possono in alcun modo far propaganda religiosa. Evidentemente la libertà di religione vale nulla rispetto a quella di baciarsi in pubblico davanti a un bambino.
    9 min

About Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it

From the publisher's feed

Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo