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Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it episodes

  • In Spagna l'omosessualità si impone per legge
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8272

    IN SPAGNA L'OMOSESSUALITA' SI IMPONE PER LEGGE di Tommaso Scandroglio
     
    Il 25 giugno scorso la Camera dei deputati spagnola ha approvato un disegno di legge che intende - come si legge nel titolo dello stesso - «criminalizzare le terapie di conversione volte a eliminare o negare l'orientamento sessuale, l'identità sessuale o l'espressione di genere». In breve il Ddl vuole punire tutti coloro che si oppongono anche blandamente alla omosessualità e transessualità di una persona. Il Ddl, che non è stato ancora approvato in via definitiva, è stato presentato dal Gruppo parlamentare socialista ed è stato sostenuto da tutti i partiti, compreso il Partito Popolare, eccetto VOX e l'Unione Popolare Navarrese.
    Il Ddl intende aggiungere al Codice Penale un nuovo articolo, l'art. 173 bis che così reciterebbe: «Chiunque applichi o pratichi su una persona atti, metodi, programmi, tecniche o procedure di avversione o conversione, psicologici, fisici, farmacologici o di qualsiasi altra natura, volti a modificare, reprimere, eliminare o negare il suo orientamento sessuale, la sua identità sessuale o la sua espressione di genere, compromettendone l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o compromettendone gravemente l'integrità morale, sarà punito con la reclusione da sei mesi a due anni». Se la vittima è minorenne c'è un aggravio di pena. Non sfuggono alle pene i genitori e «qualsiasi altra persona che abbia la cura, di fatto o di diritto, di un minore o di una persona con disabilità». Tutte queste figure poi possono rischiare «l'interdizione speciale dall'esercizio dei diritti di potestà genitoriale, tutela, curatela, affidamento» fino a cinque anni. In pratica i giudici potranno strappare i figli ai genitori per cinque anni se questi ad esempio non sono d'accordo che la loro figlia 14enne Anna si voglia chiamare Marco, sottoponendosi ad interventi ormonali, che provocheranno sterilità, e a mastectomia totale.
    IL CARCERE SARÀ UNA REALTÀ PER CHI SI OPPORRÀ
    In aggiunta «è [...] imposta una speciale interdizione da qualsiasi professione o mestiere nell'ambito dell'istruzione, dell'insegnamento, dello sport o del tempo libero». Questo riguarda soprattutto quegli allenatori che non vogliono nelle proprie squadre femminili persone transessuali e quegli insegnanti che sono critici dell'omosessualità e del transessualismo e hanno tentato di parlare con qualche studente della sua omosessualità o hanno tentato dissuadere qualche loro alunno dall'intraprendere la strada senza ritorno del "cambio" di sesso.
    Dicevamo che qualsiasi blando intervento volto ad opporsi all'omosessualità e alla transessualità di una persona, anche del proprio figlio, potrebbe meritarsi il carcere. Infatti basterà che tale intervento ne comprometta l'integrità fisica o la salute fisica o mentale, o ne comprometta gravemente l'integrità morale, come recita il testo del Ddl. Questi sono criteri di così ampia portata e anche così imprecisi e vaghi (cosa s'intende per "integrità morale"?) che, per ipotesi, ogni azione tesa a contrastare l'omosessualità e la transessualità di una persona potrebbe provocare tali effetti. Ad esempio, una semplice chiacchierata tra padre e figlio, tra psicologo e paziente, tra endocrinologo e assistito potrebbe suscitare nel figlio o nel paziente un sentimento di incomprensione o di rabbia o di frustrazione o di ansia o un mero conflitto interiore: tanto basterebbe per far scattare le manette. Infatti ad essere vietate non sono solo le cosiddette terapie di conversione, ma ogni azione che per sua natura possa provocare gli effetti di cui sopra. Ogni proposta critica dell'omosessualità e della transessualità, persino quelle più prudenti come avvisare il minore che i bloccanti della pubertà potranno renderlo sterile, viene interpretata dalla legge come azione coercitiva e repressiva della libertà personale.
    UN APRIORI INCONTESTABILE
    Aspetto poi assai interessante è il seguente: è vietato intervenire in alcun modo sull'orientamento sessuale, l'identità sessuale, ossia la configurazione biologica sessuale, e l'"espressione di genere", cioè la cosiddetta identità di genere. Ora, eliminata l'identità sessuale perché elemento oggettivo, viene da domandarsi chi decida qual è l'orientamento sessuale e l'"identità di genere" di una persona che bisogna sempre e comunque rispettare. La legge non dice nulla a riguardo, perché lo dà per sottointeso: è la persona stessa interessata dall'azione di natura critica il soggetto deputato a cui chiedere quale sia il suo orientamento sessuale e la sua "identità di genere".
    In altre parole - e qui sta uno dei punti più ideologici del Ddl - se ad esempio un uomo decide che è donna, questo giudizio è insindacabile. Anche avesse 12 anni e anche se fosse persona mentalmente disabile. Dunque il percepito soggettivo, secondo il Ddl, è sicuramente giusto e non può essere messo in discussione da seri professionisti, né dai genitori. È un apriori incontestabile, fosse anche senza fondamento alcuno e dettato da turbe, ferite nell'autostima, disturbi psicologici, fasi transitorie della crescita, influenze dei media, cattive compagnie, gravi traumi subiti, abusi, etc. Tutto questo non conta, conta solo il giudizio del diretto interessato a cui tutti si devono inchinare.
    Per coerenza logica allora occorrerebbe applicare simile criterio anche per molti altri aspetti della vita di una persona: il figlio non vuole andare a scuola? Impossibile vietarlo. La paziente si vede grassa anche se anoressica? Occorre assecondarla. Tizio si droga? Vietato dissuaderlo.
    In Spagna si sta dunque imponendo per legge l'omosessualità e la transessualità. Chi dissente è un criminale che merita solo il carcere.
    6 min
  • Unione gay +benedizione: abbinata anti ordine naturale
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7985

    UNIONE GAY + BENEDIZIONE: ABBINATA ANTI ORDINE NATURALE di Tommaso Scandroglio
     
    Unione civile più benedizione. Siamo certi che la pratica prenderà sempre più piede. Siamo a Cartoceto in provincia di Pesaro e il 14 settembre prossimo il 34enne Hector Pautasso e Filippo Sanchi, di anni 37, si uniranno civilmente. I due sono convinti attivisti del movimento LGBT: oltre ad aver partecipato al Marche Pride ad Ancona, erano presenti anche ad un incontro sulla cosiddetta omofobia tenutosi a Fano il 17 maggio scorso.
    Filippo Sanchi racconta al il Resto del Carlino: «L'evento fanese è stato qualcosa di storico perché per la prima volta c'era anche un sacerdote, il nostro amico e incaricato diocesano per la pastorale Lgbtqia+, don Giuseppe Cavoli». E poi aggiunge riferendosi al giorno in cui si uniranno civilmente: «Dopo la celebrazione in sala consiliare ci ritroveremo alla Locanda la Cerasa, dove tra parenti e amici saremo quasi 200. E durante la festa ci sarà un momento per noi importante e bellissimo: la benedizione religiosa di coppia che ci impartirà don Giuseppe Cavoli, autorizzata dal vescovo Andrea. Solo a pensarci ci assale l'emozione».
    CONTRO FIDUCIA SUPPLICANS
    Sulla decisione di Don Cavoli di impartire questa benedizione, evitando scontati giochi di parole, articoliamo un paio di riflessioni. Monsignor Víctor Fernández, prefetto per il Dicastero per la Dottrina della Fede, ha scritto nero su bianco nella dichiarazione Fiducia supplicans, documento che legittima la benedizione di coppie gay e irregolari, che tali benedizioni si potevano impartire a patto che non mimassero la benedizione degli sposi e che non si creasse in alcun modo confusione tra questo tipo di benedizioni e il matrimonio.
    Riportiamo il passaggio di FS che qui interessa: «Proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo [...] questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi» (39). Lo sottolineiamo: la benedizione di una coppia omosex non deve essere svolta in relazione ai riti civili di unione. Benedire i signori Pautasso e Sanchi subito dopo che si saranno uniti civilmente e durante il loro ricevimento rientra appieno nell'ambito del divieto indicato da FS, perché tale benedizione è palesemente in relazione con l'unione civile appena conclusa.
    Ma questo accade quando si accetta il principio che è "moralmente buono" benedire una coppia omosessuale. Se è lecito benedire questa relazione perché buona, non si comprende il motivo per vietare la benedizione quando è successiva ad una unione civile. Se è cosa buona benedire religiosamente una coppia gay, è altrettanto cosa buona l'unione civile di una coppia gay. E allora perché vietare una benedizione che si affianca a tale rito civile? Solo perché si creerebbe confusione con l'istituto del matrimonio? Ma se la relazione omosessuale è una relazione moralmente lecita perché i due non potrebbero anche sposarsi? Dunque questo divieto è irragionevole e come tale è caduto immediatamente nella prassi pastorale con tanto di benedizione - per rimanere in tema - del vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola Mons. Andrea Andreozzi.
    FUGA IN AVANTI
    Sospettiamo fortissimamente che questa fuga in avanti verso il baratro, come altre simili, sia stata precisamente prevista dagli estensori di FS e desiderata. Il giochino è sempre il solito: facciamo passare il principio X con mille paletti, certi che questi paletti presto cadranno perché antitetici al principio X. Fai cadere la prima tessera del domino e tutte le altre cadranno di conseguenza. Questa non è pastorale, ma strategia ideologica.
    Seconda riflessione. Il caso di Pesaro potrebbe inaugurare un'accoppiata vincente sulla ruota arcobaleno: rito civile più rito religioso. Un po' come si fa in quelle nazioni dove, a differenza dell'Italia, il matrimonio canonico non produce immediati effetti civili. Ecco dunque due momenti separati, ma identici nel celebrare la medesima unione. Prima davanti al sindaco e poi davanti a Dio (per essere giudicati). L'evoluzione, o meglio, l'involuzione porterà rapidamente ad invocare effetti concordatari di carattere civile anche per le benedizioni di coppie gay.
    Infine è interessante sottolineare la continuità ideologica che esiste tra unioni civili e benedizioni di coppie gay. Entrambi hanno sferrato una ferita quasi letale al matrimonio. Infatti la legge Cirinnà ha elevato a rango matrimoniale le relazioni omosessuali in ambito civile, FS ha prodotto il medesimo effetto in ambito religioso. Scontato quindi che due iniziative così simili si intrecciassero, trovassero l'una nell'altra qualcosa di sé. Unione civile e benedizione gay - è proprio il caso di dirlo - non potevano che sposarsi, prima o poi, perché sono due anime gemelle nate nel seno della medesima rivoluzione contro l'ordine naturale.
    5 min
  • Via padre e madre, assist della cassazione alle adozioni gay
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8133

    VIA PADRE E MADRE, ASSIST DELLA CASSAZIONE ALLE ADOZIONI GAY di Tommaso Scandroglio
     
    La vicenda iniziò nel 2015 con un Decreto del Ministero dell'Interno in cui questi, in materia di emissione della carta d'identità elettronica e relativamente al caso di minori, decise di preferire alle parole "padre" e "madre" la dicitura "genitori" perché inclusiva delle coppie omosessuali. Nel 2019, sempre il Ministero dell'Interno, al cui vertice c'era Matteo Salvini, e sempre con decreto, ribaltò la situazione: al posto di "genitori" rimettiamo "padre" e "madre".
    La palla passò alla magistratura. Ecco allora che il Tribunale di Roma nel 2023, trattando del caso di una minore figlia di una coppia lesbica a seguito di stepchild adoption (cfr. art. 44, c. 1, lettera d. l. 184/83), ordinava al Ministero dell'Interno di far apporre sulla carta d'identità la dicitura "genitore" o "padre/genitore" e "madre/genitore". Il Ministero fece ricorso, ma perse. Il problema stava e sta in quei minori figli naturali di un membro della coppia gay e adottati dall'altro partner: il bambino sarebbe giuridicamente figlio di entrambi (cfr. Corte Costituzionale sentenza 79/22 e Corte di Cassazione sentenza 38162/22), cioè di due padri o di due madri, e dunque la soluzione di chiamarli entrambi "genitori" avrebbe tagliato la testa al toro (e anche al buon senso). La Corte d'Appello commentò dunque che la dicitura "padre e madre" fosse discriminatoria, perché appunto escludente le coppie di genitori gay.
    I GENITORI DEVONO AVERE DUE SESSI DIVERSI
    Il Ministero non si arrese e ricorse in Cassazione. Il Ministro eccepiva il fatto che per l'ordinamento italiano i genitori devono avere due sessi diversi (cfr. art. 5 l. 40/04, 231 cc, 243 bis cc, 246 cc, 247 cc, 250 cc, 262 cc, 269 cc, 408 cc, 566 cc, 568 cc, 599 cc, 643 cc). Riconoscere l'omogenitorialità sarebbe poi contrario all'ordine pubblico, ossia a quei principi fondanti la convivenza civile. La Cassazione, con la sentenza n. 9216/2025 pubblicata l'8 aprile scorso, ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno ribadito che, nel caso di specie e dunque per tutti i casi analoghi, se il minore è figlio di una coppia gay, con il decreto del 2019 uno dei due genitori omosessuali verrebbe indicato come "padre", pur essendo "madre", e come "madre", pur essendo "padre". Quindi la carta d'identità non rappresenterebbe fedelmente la situazione di fatto creatasi con l'adozione. Qui è il cardine del problema: l'adozione c'è stata, il minore ha due padri o due madri e dunque la dicitura "padre e madre" non fotografa la situazione giuridica di fatto. Sarebbe un falso.
    La Corte di Cassazione, al pari di quella di Appello, non obietta sul fatto che i genitori per legge devono essere di sesso diverso, ma obietta che una carta di identità con l'indicazione "padre e madre" possa andare bene per i genitori omosessuali che sono diventati tali grazie all'istituto dell'adozione in casi particolari. Dunque - aggiungiamo noi - i giudici di Cassazione ammettono implicitamente che i loro colleghi che hanno aperto le porte alla stepchild adoption per le coppie gay hanno deciso contra legem, snaturando la sezione della legge sull'adozione dedicata ai casi particolari e piegandola alle loro esigenze ideologiche (per un approfondimento clicca qui, qui, qui e qui). Dunque, come già annotavamo a suo tempo commentando questa stessa vicenda al suo sorgere, l'errore fatale è stato commesso in principio dal «Tribunale che ha permesso alla compagna della madre biologica di adottare la bambina. Poteva farlo? La risposta è negativa», proprio perché i genitori devono essere di sesso differente. Decisione quindi illegittima.
    Individuato l'inciampo iniziale, domandiamoci ora: di chi è figlia questa sentenza come molte altre? Purtroppo per lei, anche questa sentenza ha un padre e una madre. Il padre è un certo orientamento culturale color arcobaleno che crede che un bambino possa avere due padri o due madri. È un orientamento culturale elitario che non ha ancora intaccato le masse, ma che può influenzarle a lungo andare.
    LA LEGGE CIRINNÀ
    La madre di questa sentenza è invece una legge, la legge Cirinnà (l. 76/2016). In essa troviamo il peccato originale della legittimazione dell'omogenitorialità. Questa legge ha equiparato matrimonio e unioni civili omosessuali. Ora se coniugi e coppie gay unite civilmente sono uguali in tutto e per tutto perché non dovrebbero esserlo anche nella filiazione e nella genitorialità? Sarebbe illogico e irrazionale affermare che coniugi e coppie gay hanno i medesimi diritti nel diritto di famiglia ed escludere da questo ambito proprio i figli.
    La Cirinnà tentò proprio questa esclusione affermando che l'equiparazione era totale eccetto il dovere di fedeltà e la disciplina normativa relativa alla filiazione. Ma appena buttata fuori dalla porta l'omogenitorialità, ecco che rientrò dalla finestra grazie alla riga finale del comma 20 dell'art. 1 che così recita: «Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti». Era un segnale in codice per i giudici: che applicassero alle coppie gay la sezione della legge sull'adozione che riguarda i casi particolari, ossia ad esempio la stepchild adoption. Dalle adozioni di prossimità, per contiguità, i casi di omogenitorialità nel tempo si moltiplicarono tramite le trascrizioni di atti di nascita formati all'estero, il riconoscimento in Italia di provvedimenti di adozione da parte di entrambi i partner gay pronunciati all'estero e la rettifica di attribuzione del sesso.
    Dunque da una parte la Cirinnà conferma che i bambini possono avere solo due genitori di sesso differente, dato che esplicitamente esclude la materia della filiazione dall'equiparazione matrimonio-unioni civili, ma su altro fronte la sua ratio - matrimonio e unione civile pari sono - esige piena applicazione: se i due istituti si sovrappongono perfettamente, perché escludere la materia della filiazione? Tanto più che, seppur in modo allusivo, indica già la strada per l'omogenitorialità: la stepchild adoption. La Cassazione non ha fatto altro che trarre le debite conclusioni, relativamente all'ambito della filiazione, dal principio giuridico di fondo contenuto nella legge Cirinnà indicante la piena uguaglianza tra matrimonio e unione civile.
    8 min
  • La Corte Suprema ferma il cambio di sesso: divieto legittimo
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8226

    LA CORTE SUPREMA FERMA IL CAMBIO DI SESSO: DIVIETO LEGITTIMO di Tommaso Scandroglio
     
    Decisione storica della Corte Suprema degli Stati Uniti: il divieto di transizione sui minori non è incostituzionale, ma legittimo. Nel 2023 il Tennessee vara una legge che proibisce il "cambio" di sesso a danno dei minori. Nello specifico così disciplina: «Un operatore sanitario non deve consapevolmente eseguire o offrirsi di eseguire su un minore, o somministrare o offrirsi di somministrare a un minore, una procedura medica se l'esecuzione o la somministrazione della procedura ha lo scopo di: (A) Consentire a un minore di identificarsi o vivere una presunta identità incoerente con il suo sesso; o (B) Trattare un presunto disagio o sofferenza derivanti da una discordanza tra il sesso e l'identità dichiarata del minore».
    Questa legge fu impugnata da tre famiglie, un medico e l'amministrazione Biden tanto che si arrivò lo scorso dicembre a fare ricorso presso la Corte suprema perché la legge avrebbe violato il principio costituzionale di uguale protezione. In sintesi, per i ricorrenti sarebbe stato discriminatorio che solo gli adulti possono "cambiare" sesso e non i minori. Con 6 voti a favore e 3 contrari la Corte, mercoledì scorso, ha bocciato il ricorso.
    Il Presidente della Corte Suprema John Roberts, esprimendosi a nome della maggioranza, ha dichiarato nella sentenza di rigetto: «Questo caso porta con sé il peso di accesi dibattiti scientifici e politici sulla sicurezza, l'efficacia e l'appropriatezza dei trattamenti medici in un campo in continua evoluzione. Le voci critiche in questi dibattiti sollevano sincere preoccupazioni; le implicazioni per tutti sono profonde. La clausola di uguale protezione non risolve questi disaccordi. Né ci autorizza a deciderli come meglio crediamo. Il nostro ruolo non è "giudicare la saggezza, l'equità o la logica della legge che abbiamo di fronte", ma solo garantire che non violi la garanzia di uguale protezione del Quattordicesimo Emendamento. Dopo aver concluso che non è così, lasciamo le questioni relative alle sue implicazioni al popolo, ai suoi rappresentanti eletti e al processo democratico».
    UN PESO ASSAI RILEVANTE
    Attenzione a ciò che ha sottolineato il presidente della Corte suprema. Quest'ultima non ha sancito che il "cambio" di sesso sui minori sia ingiusto, ha solo risposto al quesito specifico proposto dai ricorrenti: la legge del Tennessee viola il principio di uguaglianza? La risposta è stata negativa a motivo del fatto che la condizione dei minori è diversa da quella degli adulti e quindi, secondo il principio di uguaglianza, i casi uguali devono essere trattati in modo uguale e i casi diversi in modo diverso. Dunque i giudici non sono entrati nel merito dell'equità della legge e di conseguenza dell'equità del divieto del "cambio" di sesso, ma si sono limitati ad un giudizio relativo al rispetto del principio di uguaglianza. Tanto è vero che il presidente Roberts si è premurato di aggiungere che sta al Parlamento dello Stato e quindi ai cittadini dello stesso decidere le sorti di quella legge se lo vorranno: potranno democraticamente rafforzarla, indebolirla, abrogarla o lasciarla così com'è. Queste scelte non competono alla Corte suprema e il giudizio di rigetto espresso da quest'ultima non orienta necessariamente a nessuna di queste ipotesi.
    Tutto ciò sotto il profilo prettamente giuridico. Sotto il profilo invece politico e più ampiamente culturale la sentenza ha un peso assai rilevante. Intanto blinda la ventina di leggi simili varate da altrettanti Stati e poi fa passare il messaggio che i bambini non si toccano, che il "cambio" di sesso è strumento ideologico che si serve della sofferenza dei più piccoli per lucrare i propri obiettivi senza troppi scrupoli, che l'avanzata dell'anticultura woke segna un'importante tappa di arresto.
    TUTTO SECONDO GLI ORDINI ESECUTIVI DI TRUMP
    Tutto questo in perfetta sintonia con i diversi ordini esecutivi di Trump contrari al transessualismo. Ricordiamo il divieto per i transessuali di prestare servizio nelle forze armate, di gareggiare in competizioni femminili, ma soprattutto il divieto di finanziare le pratiche di "cambio" di sesso sui minori. Citiamo un passo di questo ordine esecutivo dal titolo Proteggere i bambini dalle mutilazioni chimiche e chirurgiche: «Oggi, in tutto il Paese, i professionisti sanitari stanno mutilando e sterilizzando un numero crescente di bambini facilmente influenzabili, con la falsa affermazione che gli adulti possano cambiare il sesso di un bambino attraverso una serie di interventi medici irreversibili. Questa pericolosa tendenza sarà una macchia nella storia della nostra Nazione e deve cessare.
    Innumerevoli bambini si pentono presto di essere stati mutilati e cominciano a comprendere l'orribile tragedia di non poter mai concepire figli propri o nutrirli attraverso l'allattamento al seno. Inoltre, le spese mediche di questi giovani vulnerabili potrebbero aumentare nel corso della loro vita, poiché spesso si trovano intrappolati in complicazioni mediche permanenti, in una guerra persa con il proprio corpo e, tragicamente, nella sterilizzazione.
    Di conseguenza, la politica degli Stati Uniti è quella di non finanziare, sponsorizzare, promuovere, assistere o supportare la cosiddetta "transizione" di un bambino da un sesso all'altro e di far rispettare rigorosamente tutte le leggi che proibiscono o limitano queste procedure distruttive e che cambiano la vita».
    6 min
  • Legge naturale e diritto positivo, il papa in linea con San Tommaso
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8225

    LEGGE NATURALE E DIRITTO POSITIVO, IL PAPA IN LINEA CON SAN TOMMASO
    La legge naturale, valida per tutti perché scritta nel cuore di ogni uomo, è la guida ribadita da Leone XIV perché chi governa possa promuovere il bene comune
    di Tommaso Scandroglio
     
    Il cambio di gestione ai vertici della Chiesa fa sentire sempre più i suoi effetti positivi. Citiamo un passaggio del Discorso del Santo Padre Leone XIV ai Parlamentari in occasione del Giubileo dei governanti: «Per avere [...] un punto di riferimento unitario nell'azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti. A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d'uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente. [...] La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell'agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell'intimità personale».
    Proviamo a prendere spunto da queste interessanti riflessioni del Papa per ricordare il legame necessario tra legge umana e legge naturale secondo il pensiero di San Tommaso d'Aquino, pensiero a cui si è ispirato con piena evidenza il Santo Padre. Sovraordinata a queste due leggi esiste la legge eterna che Tommaso così definisce: «la ragione della divina sapienza [che] muove ogni cosa al debito fine» (Summa Theologiae, I-II, q. 93, a. 1 c.). In buona sostanza quando Dio crea qualcosa o qualcuno imprime in esso o in lui anche un fine o più fini. Questo insieme di fini prende il nome di natura: «la natura è fine» («ἡ δὲ φύσις τέλος ἐστίν») spiega Aristotele (cfr. Politica, I, 2, 1252b, 32-34).
    QUAL È IL COMPITO DEL GOVERNANTE?
    La nostra natura, ad esempio, si esprime come fascio di inclinazioni che tendono alla vita, alla salute, alla proprietà, alla conoscenza, alla socialità, a Dio, etc. (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2 c). Sono dunque fini naturali dell'uomo, intrinseci a lui. L'uomo con l'intelletto scopre in sé questi fini e li giudica buoni, li qualifica come beni perché beneficano l'uomo, sono esattamente ciò che reclama la sua natura. Ergo dovrà agire in accordo a questi fini, in accordo alla sua natura: da qui il divieto di suicidarsi o di uccidere l'innocente e il comando di tutelare la vita; il divieto di vivere nell'errore e il comando di cercare la verità; il divieto di essere ateo e il comando di cercare Dio; etc. Questi insiemi di divieti e comandi si compendiano nell'espressione legge naturale: una serie di principi operativi (legge) che derivano dalla natura umana (naturale).
    Qual è il compito del governante? Tutelare e accrescere il bene comune (cfr. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 90, a. 4). Cosa è il bene comune? Diverse e valide sono le definizioni, ma qui ne scegliamo una perché assai pertinente: il bene comune è quell'insieme di condizioni che permettono al singolo e alle collettività di vivere secondo la legge naturale, ossia di vivere virtuosamente (cfr. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 26).
    Se la legge umana ha come scopo quello di permettere ai singoli di vivere secondo i dettami della legge naturale, ciò comporta che il diritto positivo debba ispirarsi alla legge naturale e quindi che sia gerarchicamente subordinato alla legge naturale. Il governante allora, per le sue scelte che hanno un carattere pubblico, deve usare come paradigma operativo la legge naturale, declinando i principi generali della legge naturale nel diritto positivo limitatamente a ciò che attiene al bene comune (così come il cittadino deve declinare i principi della legge naturale nella propria vita privata, nelle sue condotte private). Quindi la legge umana ha un rapporto di dipendenza dalla legge naturale (ma anche la legge naturale per certi aspetti necessita del diritto positivo) e trova in essa quegli elementi indispensabili per soddisfare il compito suo proprio che è la tutela del bene comune.
    Ecco perché è dovere del governante ad esempio vietare l'omicidio, il furto, il sequestro di persona, perché senza il presidio sanzionatorio dello Stato che dissuade dal compiere tali atti, sarebbe più difficile per il singolo tutelare la propria vita, la proprietà e la libertà personale, tutti beni/fini di diritto naturale. Ecco perché lo Stato deve comandare di pagare le imposte, di educare i figli, etc. perché senza questi comandi i cittadini più malvagi non contribuirebbero economicamente al bene comune e ad educare i figli.
    LA LEGGE NATURALE COSTITUISCE LA BUSSOLA
    Questo snodo concettuale si salda con le parole del Papa appena citate: «La legge naturale [...] costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell'agire su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell'intimità personale». La legge naturale vieta ad esempio l'assassinio, condotta distruttiva per il bene comune. Ne consegue che lo Stato deve vietare l'omicidio, di qualsiasi persona, sia nata, anche in fin di vita o affetta da patologie gravissime (vedi eutanasia), che nascitura (vedi aborto). La legge naturale vieta di mettere a repentaglio la vita delle persone innocenti in modo irragionevole, condotta contraria al bene comune. Lo Stato dovrebbe vietare la fecondazione artificiale perché espone ad altissimi rischi la vita del concepito. La legge naturale vieta qualsiasi atto contrario alla dignità personale. Sempre la fecondazione artificiale attenta a questa dignità in modo gravissimo e quindi andrebbe vietata anche per questo motivo. La legge naturale stabilisce che il matrimonio è un'unione indissolubile tra due persone di sesso differente e il matrimonio contribuisce grandemente al bene comune. Da qui dovrebbero derivare il divieto di divorziare e il rifiuto di ogni legittimazione delle unioni omosessuali. Queste leggi che imponessero simili divieti non sarebbero leggi confessionali, ma, potremmo dire così, leggi laiche, perché razionali, perché conformi alla ragione umana e quindi condivisibili anche dai non credenti.
    Il riferimento coraggioso del Papa alla "sfera dell'intimità personale" sta a significare che non tutte le scelte private e privatissime dei cittadini devono per questo motivo sfuggire al vaglio del legislatore. Alcune nostre scelte infatti interessano sia l'intimità personale che il bene pubblico e in questo caso l'intervento dello Stato non deve essere quello di avallare a priori ogni scelta semplicemente perché personale, ma valutarla rispetto al criterio del bene comune e quindi della legge naturale. Se rispettosa di entrambe andrà incoraggiata, altrimenti vietata e quindi sanzionata. Dunque, ci sta ammonendo implicitamente Leone XIV, il famigerato principio della tutela della vita privata ex art. 10 della Convenzione di Oviedo, non può diventare un libera tutti, una immunità morale, una zona franca per fare quello che si vuole e dunque per esigere dallo Stato la legittimazione dell'aborto, dell'eutanasia, delle "nozze" gay, etc. Anche le scelte compiute nell'ambito della vita privata quando incidono negativamente sul bene comune e quindi sono contrarie alla legge naturale devono essere vietate. Questo è ciò che ha ricordato il Papa ai parlamentari italiani e a tutti noi.
    9 min
  • Svizzera, calcio femminile: biologia batte ideologia 7-1
    VIDEO: La partita finita 7 a 1 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=oBUc6DuUEi4

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8227

    SVIZZERA, CALCIO FEMMINILE: BIOLOGIA BATTE IDEOLOGIA 7-1 di Tommaso Scandroglio

    Il prossimo 2 luglio prenderà il via in Svizzera il Campionato europeo di calcio femminile. In previsione di questo importante appuntamento, il Paese ospitante ha deciso di fare una partitella di allenamento con la squadra del Lucerna, precisamente con i ragazzi Under 15. Risultato: le elvetiche (nella foto LaPresse) hanno perso 7 a 1. Eva colse una mela che le risultò poi indigesta, le svizzere sono state costrette ad ingollare (l'allitterazione con la parola "gol" suona bene) 7 pere da dei ragazzini sotto i 15 anni.
    La notizia non doveva trapelare. L'allenamento era a porte chiuse, niente giornalisti (si presagiva già la tragedia?), però uno dei giocatori under 15 ha spifferato tutto. Apriti cielo e apriti social. La giocatrice della nazionale svizzera Ramona Bachmann, lesbica e dai tratti chiaramente androgini, sul suo profilo Instagram non si è nascosta dietro un palo della porta, ma è stata onesta: «Sì, a volte le squadre maschili Under 15 battono le migliori squadre femminili. Perché? Genetica. I ragazzi sviluppano naturalmente più massa muscolare, velocità e forza durante la pubertà grazie al testosterone. È una questione di biologia, non di livello di abilità. Standard fisici diversi, ma lo stesso amore per il gioco».
    Parola magica: biologia. Biologia versus ideologia. Su quel campetto è la biologia ad aver battuto l'ideologia per 7-1, quella ideologia femminista e genderista che ha sancito la perfetta uguaglianza tra uomo e donna in tutto, anche nello sport, quell'egualitarismo distopico e stupido che tratta da mero accessorio la differenza sessuale quando invece è essenziale, che fa guerra all'identità personale in nome di una identità personale astratta, solo pensata e immaginata, scarabocchiata a tavolino. In quella amichevole tutte le teorie sulla assoluta parità uomo e donna - che sono uguali in termini di dignità personale ma differenti in tutto il resto - sono state espulse dal campo di gioco dai fatti, si sono schiantate contro la realtà e a farne le spese sono state le giocatrici elvetiche, umiliate da una manciata di ragazzini che manco giocano in Nazionale. Un'amichevole nemica della menzogna.
    È il trionfo tragicomico dell'ovvio, dell'evidenza solare, del lapalissiano di palmare ed immediata comprensione, dello scontato che più scontato non si può. La Bachmann, che, tra l'altro e tanto per rimanere in tema, si cimenta in uno sport prettamente maschile perché tenta di compensare la parte femminile latitante in lei (cfr. G. Van Den Aardweg, Omosessualità & speranza, Ares, pp. 102-110), ricorda alcune banalità che ormai sono merce così rara che appaiono sofisticate verità biologiche: i ragazzi hanno più massa muscolare, hanno più forza, più testosterone. Loro hanno tutto questo, forse a noi manca ormai il buon senso per accorgerci di tutto ciò.
    Come il pugile uomo Imane Khelif ha vinto contro delle donne nella passata Olimpiade (qui le prove che Khelif sia un uomo), così alcuni ometti che si stanno affacciando alla pubertà hanno vinto contro delle donne mature. Che il femminismo e uno dei suoi figli chiamato transessualismo ammettano, seppur con sconforto, che, ad ogni gol incassato dalle giocatrici in casacca rossa, la realtà bussava alla intorpidita coscienza collettiva facendo levare un coro da stadio che così risuonava sugli spalti: "Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna son diversi, alè! Uomo e donna sono diversi, alè!".
    4 min
  • Se la fecondazione artificiale diventa addirittura il piano A
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8228

    SE LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE DIVENTA ADDIRITTURA IL PIANO A
    In Inghilterra le tecniche di fecondazione artificiale sono ormai una legittima opzione da scegliere quando si vorrà un figlio (che è un oggetto a cui hanno diritto anche i single e le lesbiche)
    di Tommaso Scandroglio
     
    L'Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) è l'ente governativo britannico che supervisiona le tecniche di fertilità tra cui la fecondazione artificiale. Di recente l'HFEA ha pubblicato un report in merito alle tecniche di fecondazione extracorporea. Possiamo leggere nel rapporto: «Nel 2023, 52.400 pazienti hanno effettuato oltre 77.500 cicli di fecondazione in vitro (FIVET). [...] I bambini nati tramite fecondazione in vitro sono aumentati da circa 8.700 nel 2000 a 20.700 nel 2023. Nel corso del tempo, le nascite tramite fecondazione in vitro hanno rappresentato una percentuale sempre maggiore di tutte le nascite nel Regno Unito, aumentando a oltre il 3% nel 2023 da meno dell'1,5% nel 2000, circa una su 32 nascite nel Regno Unito, ovvero circa un bambino nato da fecondazione in vitro in ogni classe». Il 20% delle nascite tramite fecondazione artificiale è di tipo eterologo. Solo il 7% dei bambini prodotti in provetta ha visto la luce.
    Ma forse il dato più interessante è il seguente: se da una parte rimane vero che l'89% dei clienti delle cliniche sono coppie eterosessuali, è anche vero che «il numero di pazienti di sesso femminile sottoposte a fecondazione in vitro tra persone dello stesso sesso è aumentato da 1.761 a 2.559, mentre il numero di pazienti singole sottoposte a fecondazione in vitro è aumentato da 2.021 nel 2019 a 3.693 nel 2023. [...] Le pazienti omosessuali sottoposte a fecondazione in vitro sono aumentate di almeno il 45% dal 2019», i single dell'83%. Clare Ettinghausen, direttrice di Strategia e Affari Societari dell'HFEA, a questo proposito ha dichiarato al programma Today di BBC Radio 4: «Il grande incremento, sebbene ancora in numeri piuttosto piccoli, ha riguardato le coppie omosessuali e le pazienti single, che hanno davvero determinato un forte aumento del numero di persone che hanno cercato un trattamento per la fertilità». Ciò a voler dire che, sebbene le coppie etero facciano la parte del leone nell'accesso alla provetta per ovvi motivi di maggior diffusione di coppie etero rispetto alle coppie omo, si registra che, proporzionalmente, le coppie lesbiche e i/le single stanno crescendo in breve tempo in modo esponenziale e hanno un peso specifico nell'accesso a queste tecniche sempre più significativo.
    In sintesi, le tecniche di fecondazione artificiale vengono usate soprattutto da coppie âgée etero e poi da coppie lesbiche e single. Non rilevanti dal punto di vista percentuale le coppie gay maschili perché costoro dovrebbero ricorrere alla maternità surrogata, un ostacolo in più per avere il bambino in braccio.
    Uno sguardo generale a questi dati ci dice che la fecondazione artificiale, da rimedio all'infertilità, sta assumendo sempre più un ruolo paritetico alla fecondazione naturale quando l'orologio biologico ormai ha battuto la mezzanotte o quando madre natura ti impedisce sempre e comunque di mettere al mondo un bambino come nel caso di coppie omosessuali. In altri termini, sempre più persone eterosessuali ragionano nel modo seguente: “Ora non voglio un figlio, lo vorrò molto più avanti e ricorrerò alla fecondazione extracorporea”. Quest'ultima quindi viene già intesa da persone giovani come soluzione per mettere insieme realizzazione personale, ricerca del partner della propria vita, stabilità economica, psicologica, emotiva, relazionale, eccetera, e desiderio di genitorialità. Sempre più la fecondazione artificiale dunque non viene intesa come rimedio tollerato e non ricercato direttamente, come piano B, bensì come piano A da scegliere tra 10, 20, 25 anni. Si profila quindi come soluzione non di ripiego, ma come prima opzione, seppur da scegliere in là nel tempo. È semplicemente intesa come un modo diverso di diventare genitori rispetto alla generazione naturale. Ecco perché siamo arrivati alla quota sorprendente di un bambino nato da provetta su 32 nati nel Regno Unito.
    L'incremento poi di coppie lesbiche e di single in un lasso di tempo relativamente breve è ovviamente da addebitare da una parte alla diffusione dell'omosessualità e, dall'altra, all'idea che il desiderio del figlio sia un diritto del singolo, non più nemmeno della coppia, che lo Stato deve sempre riconoscere. La prospettiva del figlio in tutto questo scenario è cancellata. Così come è cancellato il 93% degli embrioni prodotti.
    6 min
  • La legge sull aborto è radicalmente malvagia e va solo abolita
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7979

    LA LEGGE SULL'ABORTO E' RADICALMENTE MALVAGIA E VA SOLO ABOLITA di Tommaso Scandroglio
     
    «Io non abortirei mai, ma non posso impedire ad altri di farlo». È una classica obiezione volta a legittimare la 194. Nella maggior parte dei casi la persona che, anche in buona fede, sostiene questo principio arriva ad affermare ciò, seppur spesso in modo inconsapevole, perché costruisce un'analogia con altre condotte: non andrei mai in montagna, ma non posso impedire agli altri di andarci se hanno voglia; non manderei mai mio figlio all'estero, ma non posso impedire agli altri di farlo. E così via.
    Ora vi sono atti che sono malvagi sempre, comunque e per tutti, al di là dei gusti e delle idee personali. Insegna Giovanni Paolo II: «Esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto» (Reconciliatio et paenitentia, n. 17). Parimenti Tommaso d'Aquino appunta: «Gli atti peccaminosi sono cattivi per se stessi e non possono esser buoni in nessuna maniera, in nessun luogo e in nessun tempo: poiché sono legati per se stessi a un fine cattivo» (Summa Theologiae, II-II, q. 33, a. 2 c.).
    Da qui la categoria concettuale degli assoluti morali o dei doveri negativi assoluti o dei mala in se, cioè degli atti intrinsecamente malvagi. L'assolutezza deriva dal fatto che la malvagità dell'atto risiede nell'oggetto voluto dall'agente, nella natura dell'atto, ossia nel fine prossimo ricercato, e tale malvagità è sganciata - ab-soluta cioè sciolta da - dalle intenzioni perseguite o dalle circostanze in cui si articola l'azione perché non derivante da nessuno di questi due aspetti. In altri termini, un'azione intrinsecamente malvagia rimane tale anche se compiuta per una buona intenzione (rubo ai ricchi per donare ai poveri) o in stato di necessità (ricorro alla fecondazione artificiale perché è l'unica soluzione per avere un figlio). E dunque, per esempio, un atto di pedofilia è malvagio sempre e comunque e questa malvagità riguarda tutti, nessuno escluso. Il divieto di compierli, sotto il profilo morale, è universale e oggettivo. Altro esempio: il divieto di compiere un assassinio deve essere rispettato da ogni persona. E dato che l'aborto è un assassinio - un assassinio prenatale - anche l'aborto rientra nella categoria di quelle azioni che non posso essere mai compiute da nessuno.
    IO NON ABORTIREI MAI, MA NON POSSO IMPEDIRE AD ALTRI DI FARLO
    Spiegato ciò, chi mai potrebbe dire: «Io non ucciderei mai un innocente, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»? In modo simile sarebbe irragionevole argomentare nel modo seguente: «Io non violenterei mai una donna, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non abuserei mai di un bambino, però non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono»; «io non picchierei mai una persona di colore o un ebreo per motivi razziali, ma non posso impedire che altri lo facciano se lo vogliono».
    Di contro le azioni prima indicate - recarsi in montagna, mandare il figlio all'estero - non sono azioni intrinsecamente malvagie e quindi non sono colpite da un divieto universale di carattere morale. Devono evitarsi e potrebbero essere lecitamente impedite da altri se, pur essendo in sé buone, nelle circostanze date diventassero nocive, ossia se producessero più effetti negativi di quelli positivi. Per esempio Tizio ha una grave patologia respiratoria e l'altitudine della montagna potrebbe essergli fatale: da evitare per lui quindi di recarsi in montagna.
    Però, se osserviamo con attenzione, l'obiezione richiamata in apertura di articolo non riguarda tanto la decisione del singolo di astenersi doverosamente da alcuni atti, bensì la decisione di impedire che altri compiano alcune azioni considerate malvagie. In particolare, l'impedimento richiamato ha natura giuridica: si rifiuta, cioè, che un'azione considerata soggettivamente malvagia venga vietata ad altri a causa di una prescrizione legale.
    LE CONDOTTE CHE LO STATO DEVE SEMPRE IMPEDIRE
    Prima di tutto domandiamoci: è sempre doveroso impedire un atto malvagio? No, non è sempre doveroso. Impedire un atto malvagio è sì azione in sé buona, ma non sempre doverosa. A volte, è lecito astenersi dal compiere il bene - impedire che Tizio compia il male - per un bene maggiore. Per esempio, Caio, cliente che si trova nei locali di una banca, può lecitamente astenersi dall'impedire che Tizio rapini a mano armata la stessa banca, per ipotesi aggredendolo fisicamente, al fine di tutelare la propria incolumità (troviamo questo principio perfettamente espresso nella parabola della zizzania).
    Anche lo Stato può omettere di impedire alcune condotte per un bene maggiore. Si chiama tolleranza giuridica: evitare di sanzionare perché la sanzione provocherebbe più danni che la condotta stessa. Il farmaco sarebbe peggiore del male da curare. Per esempio, nel nostro ordinamento giuridico il tentato suicidio non è reato, proprio perché, anche se l'attentato alla propria vita lede il bene comune, sanzionare con il carcere o con un'ammenda il tentato suicida sarebbe inefficace, non tanto sul profilo retributivo (riparare all'ingiustizia commessa), ma su quello della deterrenza (la prospettiva di finire in carcere se il tentativo di suicidio fallisse consoliderebbe per paradosso l'intento suicidario) e su quello pedagogico (è poco utile se non dannoso incarcerare un depresso).
    Vi sono invece condotte che lo Stato deve sempre impedire e per cui non vale il principio di tolleranza e le deve sempre impedire, sia per il tramite della legge sia per il tramite della forza pubblica, perché tali condotte sono distruttive del bene comune che lo Stato è invece chiamato a tutelare e avvalorare. Si tratta di quelle condotte che, generalmente, i codici penali degli Stati qualificano come reati: l'omicidio, il furto, il sequestro di persona, la violenza sessuale, etc. E quindi se il privato cittadino può anche non intervenire per sventare una rapina perché primariamente deve tutelare il suo bene personale, lo Stato all'opposto deve intervenire per sventare una rapina perché primariamente deve tutelare il bene pubblico. In merito all'aborto, allora, lo Stato non solo non dovrebbe riconoscere il diritto all'aborto in capo alle donne, non solo non dovrebbe obbligare i medici a compierlo, non solo non dovrebbe tollerarlo non punendolo, ma dovrebbe vietarlo sanzionandolo proprio perché un omicidio.
    Giustificare poi la volontà di non impedire un aborto appellandosi alla libertà individuale è errato. La libertà è autentica solo se connessa con il vero bene della persona («la verità vi farà liberi», Gv 8,32), solo in riferimento alle azioni buone e non a quelle malvagie. Se seguissimo la logica sottesa all'obiezione «io non abortirei mai, ma devo lasciare la libertà di farlo a chi vuole» dovremmo, per coerenza logica, tutelare la libertà di chi vuole stuprare, compiere atti di pedofilia, truffare, etc.

    10 min
  • Gesu non fa preferenze
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8183

    IL VESCOVO SPOSA L'IMPOSTURA QUEER: ''GESU' NON FA PREFERENZE'' di Tommaso Scandroglio
     
    C'è in giro un gesù, con la "g" minuscola, impostore. È un gesù che non fa distinzione tra peccato e peccatore, che accoglie l'uno e l'altro, che è morto per salvare anche quelli che non vogliono essere salvati perché non solo tutti sono chiamati ad entrare in Paradiso, ma ci finiscono tutti a forza o per ufficio o per nascita.
    Questo gesù, sempre con la "g" minuscola, è quello della teologia queer, dell'omoeresia dei gruppi cristiani che non possiamo chiamarli LGBT - perché i due termini sono antitetici - ma autonomisti dato che tentano di erigere una propria chiesa - con la "c" minuscola - dentro la Chiesa - con la "C" maiuscola. Da anni s'impegnano a redigere bibbie arcobaleno, a stilare esegesi ai testi sacri in ossequio al Murgia pensiero, ad impartire gaie lezioni nelle parrocchie, a promuovere tour nelle chiese per mostrare che coppie omo ed etero pari sono e ad organizzare veglie di preghiere contro le solite fobie che dovrebbero essere dilaganti e capillari, ma che, dati alla mano, tali non sono.
    L'ultima veglia, organizzata dal famigerato gruppo Kairos, si è svolta martedì scorso presso la chiesa della Beata Vergine Maria delle Grazie all'Isolotto a Firenze. Presente il neo arcivescovo di Firenze Mons. Gherardo Gambelli che, prendendo la parola, ha cesellato questo assioma: «Dio non fa preferenze di persone». A noi risulta l'opposto. San Paolo - ed è parola di Dio quello che è riportato negli Atti - ci ricorda: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor. 6, 9-10). Purtroppo in questa black list ci sono anche gli omosessuali e i transessuali (effeminati). Chi abbraccia queste condizioni e queste condotte volontariamente, liberamente e con piena consapevolezza non può entrare nel Regno dei Cieli. Pensare diversamente, ci ammonisce San Paolo, è illudersi.
    DIO FA PREFERENZE
    Dio fa eccome preferenze di persone: «Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato» (Mt 25, 41-43). Una postilla: tanto per andare un po' oltre la catechesi per l'infanzia, il dare da bere e da mangiare non è solo riferito alla sete e alla fame materiale, ma anche e soprattutto a quella spirituale. Parimenti: l'essere forestiero vuol dire anche e soprattutto essere straniero alla fede cattolica; la nudità è anche e soprattutto di colui che non indossa gli abiti della verità; le malattie sono anche e soprattutto quelle dell'anima; il carcere è anche e soprattutto quello dei propri vizi. Tanto per dire che non dare da mangiare la sana dottrina, non offrire gli abiti della verità, non tentare di guarire la patologie spirituali e di far evadere le persone dall'errore può portare serie conseguenze nell'Aldilà. E questo vale anche per i temi LGBT.
    Torniamo al Dio che non fa preferenze. Quello dei Vangeli e degli Atti ha preferenze: farà entrare in Paradiso i santi, ma non i peccatori che amano il peccato. Il punto è sempre il solito: Dio accoglie tutti, ma non accoglie tutto. Non accoglie il peccato. Ama l'uomo non perché peccatore, ma nonostante sia peccatore. Dio non può che amare il bene e non il male e quindi ama di noi il bene che facciamo, non il male che compiamo. E dunque ama la persona omosessuale, ma non la sua omosessualità. E, dato che l'ama, la invita, la sprona, la supplica affinché abbandoni la sua omosessualità. Amare è volere il bene della persona e dunque il bene della persona omosessuale è interrompere la sua latitanza da eterosessuale. Piena solidarietà alle vere vittime di ingiusta discriminazione - anche nel presente inverno demografico la madre dei cretini è sempre incinta - ma non è ingiusta discriminazione affermare che l'omosessualità è contro natura, bensì è atto di amore, se detto con sommo rispetto per le sofferenze altrui, perché, così dicendo, non vuole la condanna della persona omosessuale, ma tutto l'opposto: la sua salvezza. Dovremmo forse adirarci e insultare il medico che ci ha detto che abbiamo un tumore? È forse colpa sua? Confermare la persona gay nel suo stato non è dunque atto d'amore.
    La chiesa arcobaleno, però, predica l'opposto: omosessualità e transessualità sono condizioni buone perché naturali, al pari dell'etnia. Potrebbe mai una persona di colore diventare bianca? Sarebbe solo violentare la sua natura. Ecco perché Carlo, dando la propria testimonianza nella veglia di preghiera fiorentina, afferma: «Quanto può fare male sentirsi dire, dalla Chiesa che si ama, che la propria capacità di amare è sbagliata?». Le fa eco Noemi: «A volte le ferite che ci portiamo dietro pretendono di avere la meglio su di noi. Dobbiamo, però, ricordare sempre che quelle ferite non dipendono da quello che siamo, ma da quello che gli altri ci hanno fatto. Non siamo difettosi, ma preziosi».
    CRETINI DEMOCRATICI
    Qui occorre fare un distinguo. Vi sono certamente ferite inferte dai cretini in servizio permanente. Ma, serva di minimo conforto, questi cretini sono democratici. Da sempre hanno insultato, vilipeso, aggredito qualsiasi categoria di persona diversa dalla loro: gli asini a scuola e pure i secchioni, gli obesi e i mingherlini, i portatori di orecchie sventolanti e di nasi prominenti, i ricchi e i poveri, i disabili e i troppo abili nello sport, l'italiano del sud e l'africano del nord, l'ebreo e il cattolico, a etc. Ciò che li muove è la frustrazione di sapersi insignificanti. Dunque cari amici gay, siete in ottima compagnia. A margine: lo sapevate che, secondo il rapporto World Watch List 2024, 365 milioni di cristiani sono perseguitati nel mondo? Ciò vuol dire che un cristiano su sette è perseguitato a livello globale: perseguitato, non meramente discriminato (si legga questa pagina del sito del Parlamento europeo). Eccellenza reverendissima, Mons. Gherardo Gambelli, siamo certi che, almeno volendoci appellare alla par condicio, organizzerà a brevissimo anche una veglia di preghiera per i cristiani perseguitati.
    Torniamo al distinguo di cui sopra: alcune sofferenze delle persone omosessuali derivano dunque dall'esterno, dalle condizioni in cui vivono. Ma altre derivano dall'interno, dalla condizione omosessuale che vivono, non da una presunta omofobia sociale, e queste sofferenze sono la quota più rilevante e più drammaticamente significativa. Lo provano due studi che avevamo già citato a suo tempo: «nel primo, Sessualità omosessuale e disturbi psichiatrici nel secondo studio olandese sulla salute mentale e sull'incidenza, si analizzano i disturbi legati all'omosessualità nell'arco di 18 anni, dal 1996 al 2014 nei Paesi Bassi. Risultato: l'incidenza dei disturbi non è mutata nel tempo; eppure nel tempo, e soprattutto nei Paesi Bassi, l'accettazione dell'omosessualità è cresciuta in modo esponenziale. Dunque, il disagio nasce dalla condizione omosessuale, non da una presunta omofobia. [...] Nel secondo studio, Stress, sofferenza e tentativi di suicidio delle minoranze in tre coorti di adulti appartenenti a minoranze sessuali: un campione probabilistico statunitense che riguarda sia l'omosessualità che la transessualità, i ricercatori, omosessuali dichiarati, hanno concluso che i disagi psicologici per gay e trans non derivano da presunte discriminazioni».
    Per chiudere ricordiamo cosa diceva Noemi: «Non siamo difettosi, ma preziosi». Tutti noi siamo difettosi perché tutti noi siamo peccatori e il peccato è un difetto, una mancanza che intacca la nostra preziosità. Vi auguriamo e ci auguriamo di essere sempre meno difettosi e sempre più preziosi.
    8 min
  • Consenso informato, stop al cavallo di Troia del gender
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8187

    CONSENSO INFORMATO, STOP AL CAVALLO DI TROIA DEL GENDER di Tommaso Scandroglio
     
    Il 30 aprile scorso il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha presentato presso il Consiglio dei Ministri una proposta che prevede il consenso dei genitori in relazione a qualsiasi attività didattica extracurriculare legata ai temi della sessualità. La nota Miur prot. n. 19534 del 20 novembre 2018 prevedeva il consenso per le attività extracurriculari rientranti nel Piano Triennale dell'offerta formativa solo «ove occorra», lasciando quindi ampia discrezionalità alle scuole. Ora la musica è cambiata perché il consenso, limitatamente alle tematiche legate alla sessualità, è sempre necessario.
    Tale consenso deve essere espresso entro sette giorni dall'attività didattica e la scuola deve prevedere attività diverse per quegli studenti che non hanno ottenuto il consenso dai genitori. Affinché il consenso sia valido sarà necessario che le scuole informino i genitori sulla natura dell'iniziativa, i suoi scopi, i materiali didattici adottati e i soggetti terzi coinvolti.
    A questo proposito, qualora la scuola si voglia avvalere di esperti esterni o di associazioni e di enti del terzo settore, occorreranno il via libera del collegio dei docenti e del consiglio di istituto e l'indicazione previa dei criteri di selezione dei soggetti invitati. Per la scuola dell'infanzia e primaria i temi trattati dovranno essere solo quelli previsti dai programmi nazionali di scienze e biologia. Insomma, niente gender theory all'asilo e in prima elementare.
    ESONERARE I FIGLI DAI CORSI SULLA SESSUALITÀ
    La proposta mira essenzialmente ad evitare di imporre alle giovani menti degli studenti le derive ideologiche arcobaleno, ossia ad evitare che in classe vengano insegnate senza il consenso dei genitori l'omosessualità, la transessualità e tutti i loro corollari: l'omogenitorialità, le teorie della fluidità dei generi sessuali, la carriera alias, la bontà di avere bagni neutri o dedicati alle persone trans o non binarie, le "nozze" gay e via dicendo. L'obbligo del consenso potrà esonerare i figli anche dal dovere di seguire corsi sulla sessualità che in realtà sono solo ore dedicate a promuovere l'aborto e la contraccezione.
    Gli anticorpi delle opposizioni si sono subito attivati appena la proposta di Valditara è stata resa pubblica. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione cultura alla Camera Antonio Caso ha reso noto che «è lo Stato che deve garantire un'educazione libera e laica, non delegarla alle famiglie a seconda delle opinioni personali». È vero l'esatto opposto. Sono i genitori i primi soggetti competenti dell'educazione dei figli e come tali possono delegare il compito educativo a soggetti terzi, tra cui anche la scuola di Stato. Lo dice, come ha ricordato lo stesso Valditara in conferenza stampa, l'art. 30 della Costituzione: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Dunque, ciò che afferma l'on. Caso è incostituzionale.
    Per quale motivo i genitori sono i soggetti più competenti, almeno sulla carta, nell'educare i figli? Perché li hanno voluti, li amano e li conoscono, almeno così si spera, meglio degli altri, soprattutto meglio degli insegnanti. Il diritto di educarli spetta a loro perché deriva dal dovere di educarli, una responsabilità legata alla natura della figura genitoriale. In particolar modo l'educazione alla sessualità e all'affettività spetta soprattutto a loro perché tali tematiche interessano l'intimità dei loro figli, la parte più recondita della loro persona, nonché il loro vissuto, carattere, inclinazioni, interessi, sensibilità etc... Meglio di altri sapranno cosa, come e quando dire, attraverso una comunicazione a tu per tu che non può che avvenire da cuore a cuore - quindi tra papà-mamma e figli - seguendo i tempi e il grado di maturità di questi ultimi. Queste tematiche non si prestano, se non nei loro meri profili scientifici, ad un insegnamento di gruppo, svolto in modo necessariamente distaccato, asettico e non empatico. Se si deve parlare di amore che sia tra persone che si amano.
    LA SINISTRA INFURIATA
    Irene Manzi, responsabile nazionale scuola Pd, in un comunicato stampa invece dichiara che il Ministro «alimenta ragionamenti complottisti sull'educazione all'affettività [...] ledendo e comprimendo ulteriormente le scelte didattiche dei docenti, producendo
    un ulteriore, ennesimo, vulnus all'autonomia scolastica e alla libertà di insegnamento costituzionalmente garantita». La risposta è facile: l'autonomia scolastica è subordinata al principio primo espresso che vede i genitori i primi soggetti competenti nell'educazione. Autonomia non significa che la scuola ha il diritto di sequestrare i figli ai genitori per educarli in modo dissonante ai valori di questi ultimi. Libertà di insegnamento sì, ma nel rispetto dei desiderata dei genitori.
    Passiamo al segretario di +Europa, Riccardo Magi: «Al ministro Valditara l'ossessione del gender ha dato alla testa e oggi è arrivato a stravolgere il senso stesso della proposta di istituire ore di lezione dedicate alle relazioni sessuali e affettive imponendo il consenso informato dei genitori, come se ci fossero studenti che possono essere esentati da lezioni che hanno l'obiettivo di favorire una sessualità consapevole e rispettosa di se stessi e degli altri». La sessualità e l'affettività non sono materie obbligatorie a scuola, tanto è vero che sono materia extracurriculari, perché la scuola deve fornire prima di tutto una formazione culturale. Ciò non toglie che la scuola, nelle sue attività didattiche, si debba ispirare ai principi valoriali validi, quali il rispetto, la responsabilità, l'autonomia di giudizio, etc. Ma questi principi devono informare il modo di insegnare non devono diventare l'oggetto dell'insegnamento. Guai, ad esempio, ad una scuola che facesse corsi sull'apprendimento delle virtù. L'insegnante richiamerà ad esempio lo studente indisciplinato, ma non sarebbe opportuno istituire un corso di buona educazione. Non sta alla scuola avviare corsi sul rispetto, la fortezza, la prudenza, la responsabilità, l'autenticità, la maturità, la saggezza, etc. Queste virtù si apprendono prima di tutto, ma non solo, in famiglia, la vera scuola per crescere come uomini e donne. Inoltre, i corsi di questo tipo servono a poco. Il bene si apprende soprattutto facendolo.
    Dunque, non è proprio opportuno che la sessualità e l'affettività diventino corsi obbligatori senza possibilità di esonero come vorrebbe il deputato Magi. Potrebbero diventare facoltativi con il permesso dei genitori se ad esempio proposti da scuole realmente cattoliche, pur sempre nel rispetto del compito educativo dei genitori. Ciò a dire che, nell'educazione, alcuni aspetti di queste tematiche rimarranno sempre e doverosamente prerogativa esclusiva di questi ultimi. Soprattutto ora è assolutamente da evitare che la scuola statale si occupi di queste materie perché diventerebbero il cavallo di Troia per diffondere idee, come quelle legate al gender, che sono diseducative e che dunque contraddicono le finalità dell'istruzione. Questo è, alla fine, il senso ultimo della proposta di Valditara.
    Nota di BastaBugie: l'articolo seguente dal titolo "Trump: il gender è un abuso sui minori" spiega perché il presidente degli USA ha detto che una delle forme più diffuse di abuso sui minori è l'ideologia di genere.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 11 aprile 2025:
    Donal Trump ha proclamato aprile Mese Nazionale per la Prevenzione degli Abusi sui Minori. Nel discorso di proclamazione, tra le altre cose, ha affermato: «Purtroppo, una delle forme più diffuse di abuso sui minori che il nostro Paese si trova ad affrontare oggi è la sinistra minaccia dell'ideologia di genere. I sostenitori del movimento dell'ideologia di genere stanno indottrinando in modo oltraggioso i nostri figli con la devastante menzogna che sono intrappolati nel corpo sbagliato e che l'unico modo per essere veramente felici è alterare il loro sesso con terapia ormonale, bloccanti della pubertà e interventi di mutilazione sessuale.
    Le malvagie e retrograde menzogne della follia di genere stanno privando i nostri figli della loro felicità, salute e libertà, imponendo al contempo un dolore inimmaginabile a genitori e famiglie. Come ho affermato nel mio discorso congiunto al Congresso il mese scorso, il mio messaggio a ogni bambino americano è semplice: sei perfetto esattamente come Dio ti ha creato.
    Come Presidente, ho firmato con orgoglio l'Ordine Esecutivo 14187 che proibisce alle scuole pubbliche di indottrinare i nostri figli con l'ideologia transgender, intervenendo al contempo per tagliare tutti i finanziamenti pubblici a qualsiasi istituzione che si dedichi alle mutilazioni sessuali dei nostri giovani».
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Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo