Immagina di sollevare un velo di terra spesso dodicimila anni e di incontrare uno sguardo di pietra che ti fissa. È quanto sta accadendo nell’altopiano arido della Turchia sud-orientale, dove gli archeologi nel complesso di Taş Tepeler—specialmente nei siti di Sefertepe e Karahantepe—stanno portando alla luce volti umani scolpiti nella roccia. Queste non sono semplici figure, ma i primi autoritratti dell’umanità, testimonianze di una rivoluzione sociale e spirituale che scosse il mondo molto prima che l’agricoltura sedentaria prendesse piede. Queste scoperte si inseriscono in un mosaico culturale più ampio, che comprende il celebre Göbekli Tepe. Insieme, questi siti formano una delle prime reti culturali integrate della storia, dove comunità di cacciatori-raccoglitori svilupparono un linguaggio artistico e monumentale condiviso, sfidando ogni precedente convinzione secondo cui tali traguardi fossero figli esclusivi della vita stanziale. A Sefertepe, ad esempio, sono emersi due volti scolpiti con tecniche e proporzioni uniche. Uno è modellato in altorilievo, l’altro in bassorilievo, entrambi mostrano una cura meticolosa nel definire guance, sopracciglia e nasi, suggerendo l’esistenza di uno stile artistico locale distinto. Accanto a questi, una piccola scultura con la bocca serrata sembra evocare il profondo concetto del confine tra la vita e la morte, arricchendo la nostra comprensione del simbolismo funerario dell’epoca. Ma è la scoperta di Karahantepe a fornire il tassello forse più rivelatore. Qui è stato riportato alla luce un imponente pilastro a forma di “T”, alto circa un metro e trentacinque, che presenta sulla sua sommità un volto umano scolpito, caratterizzato da un naso largo, occhi infossati e una mascella marcata. Poiché molti di questi pilastri già riportavano incisioni di braccia, mani o vestiario, il ritrovamento colma finalmente una lacuna. Come ha spiegato il professor Necmi Karul, direttore degli scavi, “l’unico elemento mancante in questo schema era il volto”. Ora abbiamo la conferma definitiva che questi monoliti rappresentavano esseri umani stilizzati, pilastri portanti non solo dell’architettura, ma forse anche dell’identità di una comunità.